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"Viaggi e altri viaggi" di Antonio Tabucchi, recensione di Samantha Terrasi


"Viaggi e altri viaggi" di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, 2013. Viaggiare attraverso le parole...

Qual è la dimensione di un viaggio attraverso un libro? Siamo di certo abituati a fare una valigia, avere un biglietto in mano e andare. Ho scoperto che si può compiere il giro del mondo stando seduti in poltrona o la sera sdraiati con il rumore della propria città che si spegne. I posti e i luoghi vi rimarranno impressi come pochi viaggiatori al loro ritorno sanno fare con i loro ricordi. Meglio di loro solo le foto che raccontano nel loro sapere muto emozioni e istanti. La nota di Paolo di Paolo, è già un viaggio con la poesia di Kavafis Itaca: “Il viaggio trova senso solo in se stesso, nell’essere viaggio”. Rafforzando ancora di più la convinzione che esista una città dove si nasce, una città dove si cresce e una terra d’appartenenza. E mi sono lasciata trasportare dai sapori, dagli autori, dai piccoli segnali che la città lascia dietro di sé. Perché un viaggio attraverso le parole non lo avevo mai fatto.
Non ho preparato bagagli eppure quando mi spostavo da una pagina all’altra sapevo che avrei dovuto cambiare qualcosa. Un moto interiore, un’emozione. C’è l’Italia, la Provenza amata da Picasso, la terra basca per guardare il vento. Tabucchi è un maestro. Sa portarci dove lui vuole e lo fa con le parole dei poeti e degli scrittori che hanno lasciato una traccia nella parola viaggio. Creta che risplende di luce propria. Creta mare e monti. Il Cairo. Un Nobel e un caffè.

“Ma chi più ha sentito l’India, in un libro ammirevole, è stato Pasolini. Rinunciando a capirla con gli occhi dell’Occidente, Pasolini l’ha capita in modo diretto e profondo con i sensi. "L’odore dell’india" ( 1962) è un libro di un uomo che ha ritrovato il suo male di vivere in un’umanità sciagurata e dolente e che ha capito che l’India possiede questo strano sortilegio: farci compiere un viaggio circolare alla fine del quale forse ci troviamo davvero di fronte a noi stessi. Senza sapere chi siamo”.

Il viaggio continua e diventa sterminato come l’Australia. Ultimamente ho sognato un tramonto rosso proprio in questa terra mai visitata. La terra degli aborigeni.

“La loro cultura non ha bisogno né di templi né di sacerdoti, si fonda sull’Età del Sogno, un mitico inizio del mondo, genesi della Terra e dell’uomo, allorché per popolare la Terra e dare luogo alla Vita”.

In ogni viaggio c’è la sensazione di non essere da nessuna parte animata da una controparte che vorrebbe solo fuggire e non farsi trovare. Perdersi. E’ una coordinata quasi essenziale per poter raccontare un insieme che la parola viaggio include, il volersene andare ma il costringersi a rimanere, perché ad un certo punto avviene la scoperta.
E la scoperta si chiama Portogallo. Lisbona. La Lisbona del suo libro, Requiem. Ce lo racconta, è sogno che veleggia tra le strade di una città che anche se l’abbiamo appena conosciuta ci sembra già del tutto famigliare.

“Il momento migliore è ovviamente il tramonto, che è l’ora canonica della saudade, ma si prestano anche certe sere di nebbia atlantica, quando sulla città scende un velo e si accendono i lampioni. Lì, da soli, guardando questo panorama davanti a voi, forse vi prenderà una sorta di struggimento. La vostra immaginazione, facendo uno sgambetto al tempo, vi farà pensare che una volta tornati a casa e alle vostre abitudini vi prenderà la nostalgia di un momento privilegiato della vostra vita in cui eravate in una bellissima e solitaria viuzza di Lisbona a guardare un panorama struggente. Ecco, il gioco è fatto; state avendo nostalgia del momento che state vivendo in questo momento. E’ una nostalgia al futuro”.

Lisbona è anche Pessoa, è soprattutto ancora parole che vanno cavate e scavate. Diventa un viaggio dal sapore dolce, agrodolce per poi tornare ad essere viaggio con le ali.
Il Portogallo lascia il posto alla Grecia con Sophia. Sophia de Mello Breyner Andresen una dei maggiori poeti portoghesi del secondo Novecento.

“Poi, piano piano, la mia Grecia è diventata la Grecia di Sophia. Alla petrosa Itaca alla quale aveva fatto foscolianamente ritorno Ulisse si è sovrapposta non solo l’Itaca di Kavafis, ma l’Itaca di Sophia, con un Ulisse che non è più un nocchiero che solca i flutti ma che sa solcare anche le zolle della terra, è questa la vera grandezza”.

Il viaggio è oltre e come tutti i libri anche questo sta per terminare. Avrei voluto sapere di più sui luoghi che ho visitato per trovare un po’ della magia del Tabucchi anche nei miei ricordi. Un viaggio è nella testa e nelle gambe di chi lo fa. Foto, avventure e disavventure sono solo la cornice. Il viaggio è il centro. Un centro universale.
Io sono pronta per partire e voi?


“Non è mai solo ‘quel’ luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. E un giorno, per caso, ci siamo arrivati”

“Sono un viaggiatore che non ha mai fatto viaggi per scriverne, cosa che mi è sempre parsa stolta. Sarebbe come se uno volesse innamorarsi per poter scrivere un libro sull’amore.”

Ma certamente Antonio Tabucchi ha molto viaggiato. E dei suoi viaggi ha scritto. In sedi disparate e con un effetto sino a ora inevitabilmente dispersivo. Questo libro inverte la tendenza: chiama all’appello i luoghi visitati e rivisitati. E le scritture che li hanno raccontati. Le rimodella. Ne sortisce un’opera specialissima, che sulla mappa del mondo allarga il mondo contiguo delle sterminate letture che hanno anticipato, provocato e sempre accompagnato i viaggi. I luoghi sono nomi, tappe, residenze. Ma quel che più conta è la civiltà del guardare, del rammentare, e del connettere i luoghi alla gente. 
Lo si vede, Antonio Tabucchi, seduto sullo zoccolo della statua dell’abate Faria a Goa, in India; davanti al tempio di Poseidone a Capo Sunio, in Grecia; nel “cimitero marino” di Sète, in Linguadoca. E lì, con lui, condividiamo le reminiscenze del Conte di Montecristo, i versi di Sophia de Mello Breyner, il “mare che si ri-pete” di Paul Valéry. E, ancora, si fa presenza affettuosa quando con semplicità ci conduce su per una piccola strada della “sua” Lisbona, e ci mostra l’evidenza di un sentimento (e di una parola) di non immediata comprensione: la saudade.

di Antonio Tabucchi  | Feltrinelli | Narrativa di viaggio
ISBN 9788807881596  | cartaceo 7,65€  Acquista 



Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.

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