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[Libri] "La pianista" di Elfriede Jelinek, pagina 69 #51

La-pianista-Elfriede-Jelinek-pagina-69

La pianista, Einaudi, 2005. Tragico, comico, humour nero: il più importante romanzo di Elfriede Jelinek, Premio Nobel per la letteratura nel 2004.

298 pagine | cartaceo 10,63€  Acquista

“Gli addottorati di oggi battono i piedi solo al ritmo delle trombe d’elefante di Bruckner e lo esaltano pure, lui che è poco più d’un artigiano dell’Austria superiore. Disprezzare Bruckner è una follia di gioventù a cui molti si sono lasciati andare, signor Klemmer. Si impara a capirlo molto più tardi, mi creda. Si astenga dal dare dei giudizi alla moda prima di capirne qualcosa di più, caro collega Klemmer.”
L’interlocutore, tutto gongolante per la parola “collega” pronunciata da fonte autorevole, attacca subito a parlare con termini tecnici davvero commoventi del lento dissolversi della coscienza in Schumann e nel tardo Schubert, delle loro delicate sfumature di tono, e nel dir questo la sua stessa voce risuona monotona e grigia come una tignola.
Segue un duetto Kohut/Klemmer in giallo limone tossico, il tema è l’attività concertistica locale. Molto vivace. Si sono esercitati bene in questo duetto; sono entrambi esclusi dal giro, possono partecipare solo come utenti, ma la loro qualifica è molto più alta! Tuttavia rimangono meri spettatori che continuano a farsi illusioni sulle proprie capacità. Uno dei componenti del duo, Erika, aveva quasi avuto la possibilità di partecipare, ma poi le cose sono andate diversamente.
Ora vagano insieme a posso leggero sul soffice strato polveroso dei mezzi toni, delle sfere intermedie, delle zone di passaggio, dove il ceto medio si sente a proprio agio. Apre dunque le danze il dimesso dissolversi della coscienza in Schubert, o come ha scritto Adorno, il dissolversi della coscienza nella Fantasia in do maggiore di Schumann. Fluisce lontano, nel nulla, senza però ammantarsi dell’apoteosi del proprio lento, ma consapevole vanificarsi. Dissolversi senza avvedersene, senza neppure pensare che ci riguardi! Tacciono entrambi un istante per assaporare quel che hanno appena espresso a viva voce nel luogo meno opportuno. Ognuno di loro pensa di capirne più dell’altro, l’uno perché sa di essere giovane, l’altra perché pensa d’essere una persona matura. Si avvicendano e fanno a gara a sfogare la propria furia su quegli ignoranti, incapaci di comprendere: qui si sono riuniti in massa, per esempio. Ma li guardi, professoressa! Li guardi bene, signor Klemmer! Il disprezzo lega educatrice ed educando con un’unica catena.

~ 69 ~

Quarta di copertina "La pianista".

La ricerca spasmodica e frustrante della vita e di un'identità sessuale, fra autolesionismo e voyeurismo, spingono Erika Kohut, una quarantenne insegnante di pianoforte, negli squallidi peep-show della periferia viennese, nei cinema a luci rosse o tra le siepi del Prater, prima di rientrare a casa, sotto le lenzuola del letto che divide con la tirannica madre. Al centro della narrazione il tormentatissimo rapporto di forza tra le due donne che trasformerà in catastrofe sadomasochistica il tentativo di Erika di legarsi al suo allievo Walter Klemmer. Con un linguaggio tagliente e impietoso, e una scrittura coraggiosa animata da un vortice di metafore, l'autrice non risparmia nulla, né l'amore materno e le sue vane ambizioni, né il genere pornografico, che manipola e smaschera, né i miti musical-culturali di Vienna, né le ipocrisie e le false certezze della sua borghesia istruita e stupida.


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