• Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scritri della accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto

In primo piano

[Libri] "Con gli occhi del nemico" di David Grossman, pagina 69 #57

Con-gli-occhi-del-nemico-David-Grossman-pagina-69

Con gli occhi del nemico di David Grossman, Mondadori, 2010. Raccontare la pace in un paese in guerra: ritrovare l'empatia per accendere la speranza e indicare una via di uscita dal tragico conflitto tra israeliani e palestinesi.

115 pagine | cartaceo 8,08€  Acquista 

Oggi come oggi, la quotidianità israeliana abita per lo più nei territori brutali, primitivi e incolti del terrorismo. Una violenza bestiale scatta contro gli israeliani e una violenza non meno bestiale scoppia dentro di loro contro i palestinesi. Essere israeliani significa attualmente vivere in larga misura con una sensazione di smarrimento e di smembramento, in tutti i sensi: lo smembramento del corpo individuale, personale, la cui fragilità viene continuamente esibita, e lo smembramento del corpo pubblico, sociale. Delle profonde spaccature si sono aperte in questi ultimi anni nei diversi organi statali nella legalità e nell’amministrazione della giustizia, nella fiducia riposta nell’esercito e nella polizia e in quella che l’opinione pubblica nutre nei suoi leader, nella loro onestà personale e pubblica.
Da un sondaggio svoltosi all’inizio del 2004 è risultato che l’opinione pubblica non crede che Israele sia in grado di assicurare alla propria giovane generazione un futuro migliore; circa un quarto degli interpellati ha dichiarato che sta seriamente valutando l’ipotesi di lasciare il paese. Ogni settimana centinaia di israeliani si schierano davanti all’ambasciata polacca di Tel Aviv per chiedere la cittadinanza. Pensate alla tremenda ironia di tutto ciò: nientemeno che la Polonia!

~ 69 ~

Quarta di copertina
"Con gli occhi del nemico" di David Grossman.

Cosa può fare uno scrittore per aiutare il proprio paese a ritrovare la pace? David Grossman ha una risposta, semplice e profonda come tutte le grandi verità: scrivere, raccontare, creare storie e personaggi in grado di far entrare i lettori nella pelle di un altro, farli pensare con la testa di un altro, far loro guardare la realtà con gli occhi di un altro. Anche se l'altro è un nemico. "Quando abbiamo conosciuto l'altro dall'interno, da quel momento non possiamo più essere completamente indifferenti a lui. Ci risulterà difficile rinnegarlo del tutto. Fare come se fosse una "non persona". Non potremo più rifuggire dalla sua sofferenza, dalla sua ragione, dalla sua storia. E forse diventeremo anche più indulgenti con i suoi errori."
I milioni di lettori di Grossman sanno che è possibile, per un personaggio inventato, diventare - come per miracolo - una persona vera, viva e intimamente familiare: un miracolo che solo la letteratura può compiere, e che incanta gli uomini da sempre. Ma che è anche un dono prezioso per chi vive in un paese in guerra, un dono capace di accendere una speranza e indicare una via di uscita dal tragico labirinto del conflitto tra israeliani e palestinesi. Scrivere diventa, allora, un mezzo per rendere il mondo meno estraneo e nemico, il dolore meno paralizzante e insopportabile, il linguaggio meno povero e fossilizzato dagli stereotipi dell'odio e della paura."

Leggi le altre pagine 69:


About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
    Blogger Comment
    Facebook Comment
    G+ Comment

0 commenti:

Posta un commento

Ti è piaciuto questo articolo? Allora faccelo sapere, il tuo feedback è per noi prezioso, grazie!