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[Libri] "Passaggio in ombra" di Mariateresa Di Lascia, pagina 69 #56

Passaggio-in-ombra-Mariateresa-Di-Lascia-pagina-69

Passaggio in ombra di Mariateresa Di Lascia, Feltrinelli, 1996. Il Premo Strega postumo di una scrittrice scomparsa prematuramente, cofondatrice di "Nessuno tocchi Caino", contro la pena di morte, uno sguardo più femminile che femminista sul mondo.

272 pagine | cartaceo 8,08€  Acquista (nuova edizione 2016)

Sfuggendo ai controlli di donna Peppina – che era contraria perché potevano farmi il malocchio – e con la complicità di mio padre, che l’appoggiava sempre nei suoi desideri, Giuppina mi portava nelle case delle sue commarelle perché mi conoscessero assieme ai loro figli. Assistevo così all’apparizione di bambini sudici e moccolosi che venivano fuori da ogni angolo della strada, richiamati dagli appelli delle loro madri, e che si presentavano a lei come folletti veloci.
“Buongiorno commà,” ripetevano con le voci un poco arrochite dalla timidezza, e lei li acchiappava a volo, mentre tentavano di sgusciare via dopo avere compiuto il loro dovere. Giuppina li tratteneva nelle braccia e distribuiva baci rumorosi a destra e a manca. Poi soffiava il naso al meno lesto di loro, il quale non protestava per timore dei suoi morsi amorosi.
Io, che ero vestita con abiti puliti e ordinati e avevo un grosso fiocco sulla testa, mi sentivo, al loro confronto, una principessa.
Mai il mio amico Maurino aveva avuto una faccia tanto sporca, né le sue mani erano state così nere; neanche quando la Befana gli aveva portato il carbone, e lui aveva pianto sconsolatamente con la scusa che si era sporcato tutto. Guardavo con timore le mani che Giuppina voleva che toccassi, e ancor più guardavo con ribrezzo quelle faccette impiastricciate che voleva che baciassi. Ma Giuppina non ammetteva rifiuti, ed ero costretta ad avvicinare le mie guance a quelle dei suoi protetti. Ne traevo un sentimento di ribellione che mi faceva diventare capricciosa ed esigente.
Perciò iniziavo una lagna – io che non lo facevo mai – quasi volessi essere ripagata per lo sforzo a cui ero stata obbligata e mi mostravo incontentabile per ogni cosa, fino a quando Giuppina non mi portava a casa e mi metteva un certo profumo di violette che mi piaceva molto. Solo allora, consolata dall’aroma di fiori, mi riconciliavo con la vita e con Giuppina, che mi strapazzava di baci e mi diceva sul viso : “Ah, tu sei fanaticuccia…”.
Un giorno in cui mio padre era andato a fare i documenti per il consorzio agrario e nonna Peppina faceva il sonno pomeridiano, Giuppina e io uscimmo in gran segretezza per andare a fare la nostra passeggiata. Percorremmo di corsa le stradine dove solitamente chiamava a raccolta i suoi comparielli, e rispondemmo con un’allegria esagerata ai saluti che ci accompagnavano dalle finestre e dalle porte. “Buongiorno commare Bianca!” Gridava Giuppina. Eppoi, senza prendere fiato: “Corri Chiara, corri che ce la facciamo!”.
Cosa dovessimo fare non lo sapevo, e tuttavia, presa dalla frenesia di quella corsa senza ragioni, mi abbandonavo con voluttà e a mia volta gridavo: “Sì, sì, corriamo!”

~ 69 ~

Quarta di copertina
"Passaggio in ombra" di Mariateresa Di Lascia.

Solitario come un'autobiografia e corale come una saga familiare, questo vigoroso e insieme delicatissimo romanzo intreccia le storie di una comunità e i destini dei suoi componenti attraverso lo sguardo di una donna, Chiara, che, per scongiurare la follia sprigionata dal dolore, si affida al potere rasserenante della memoria. Riemergono allora, in un accorato fluire di ricordi, la madre Anita, il padre Francesco, la zia Peppina, il cugino Saverio... Sullo sfondo di un Sud ruvido e avvolgente, e insieme dolce e vitale, Chiara ci guida, dal turbinio di fantasmi che agitano una vecchiaia vissuta fuori dal tempo, lungo gli aspri sentieri della sua esistenza. Ed è proprio nel dominio sofferto della lingua, grazie alla trasparenza di una scrittura sospinta innanzi da una sua arcana necessità interna, che questo indimenticabile personaggio femminile affonda il suo senso d'esistere: nel momento di arrendersi alla fatica di vivere, trova la forza e l'orgoglio di raccontare la vita.

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