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[Libri] "Il rumore del tempo" di Julian Barnes, recensione di Beatrice Rurini

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Il rumore del tempo di Julian Barnes, Einaudi, 2016. Il coraggio minore e vergognoso dei compromessi di una vita, un genio musicale stroncato da Stalin in persona, considerato un "nemico del popolo". 

Quando la viltà di un bravissimo compositore, Dmitrij Šostakovič, si scontra con l'arroganza della politica univoca del suo paese si ottiene una persona ansiosa e piena di pregiudizi
Terzo di una famiglia mediamente benestante e critica nei confronti della Russia comunista e delatrice, Dmitrij si avvilisce e si chiude in se stesso quando una sua opera, acclamata per anni in America, viene contestata dal leader politico russo e chiamata "accozzaglia di rumori, caos".
Nell'era del terrore comunista un commento del genere e la conseguente fama di nemico del popolo, poteva anche costare la vita. Così per essere riabilitato, il compositore viene costretto a leggere un discorso preparato a tavolino. È comunque evidente che  Šostakovič  non viva tranquillamente la sua unicità: vorrebbe essere libero di creare come il suo intelletto gli suggerisce, senza vincoli o legami partitici. Nel frattempo compone e spera sempre che la sua arte si mantenga inalterata nel tempo, lasciando ai posteri almeno un'aura di suono. 
Morto Stalin, il leader politico che lo aveva contestato, il successore gli fa pressione per avere la sua iscrizione al partito della nazione. Tergiversa, ma non c'è futuro se non si iscrive. In fin dei conti, iscrivendosi, si rovina con le sue mani e l'ansia che lo aveva accompagnato dall'inizio prende il sopravvento e lentamente lo spegne
Un racconto diviso in tre parti, come tre sono gli atti o i movimenti di un'opera.
Introspettivo come se lo stesso Šostakovič scrivesse e raccontasse.
Biografia non banale, dettagliata nei sentimenti, a volte prolissa di sensazioni e di paure, fino a degenerare nell'angoscioso. 
Julian Barnes è riuscito a penetrare l'intelletto di un artista complesso e bipolare quale era Šostakovič. Ho apprezzato questa stesura di biografia, denota la puntualità nella ricerca, pur avendo altre biografie a disposizione da cui attingere. Penetra la mente in maniera ostinata e implacabile, mettendo a nudo i sentimenti e i pensieri ricorrenti di una persona relativamente fragile e contemporaneamente egoista.

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Il rumore del tempo

Dmitrij Sostakovic ha già riscosso successi in patria e in mezzo mondo quando il compagno Stalin in persona emette l'inappellabile condanna: la sua non è musica, è solo caos. Da quel momento la vita del «nemico del popolo» Sostakovic non è che una foglia al vento, e la sua anima assediata dalla paura, il campo di battaglia fra codardia ed eroismo. Nella speranza che la sua arte sappia resistere al rumore del tempo. 
La mattina del 29 gennaio 1936 la terza pagina della «Pravda» commentava la recente esecuzione al Bol'soj della Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Sostakovic titolando Caos anziché musica e accusando l'opera di accarezzare «il gusto morboso del pubblico borghese con una musica inquieta e nevrastenica». Non si trattava solo della recensione negativa capace di rovinare la giornata di un artista. Neppure della stroncatura in grado di distruggergli la carriera. Nell'Età del terrore del compagno Stalin un editoriale del genere, e il conseguente stigma di nemico del popolo, poteva interrompere la vita stessa. E dunque puntuale, per il celebre Sostakovic, giunge il primo di una serie di colloqui con il Potere. È una trappola senza vie d'uscita, quella che gli si tende - piegarsi alla delazione o soccombere -, e Sostakovic si dispone all'attesa dell'ineluttabile. Al calar della notte, per dieci notti consecutive, esce dall'appartamento che divide con la moglie Nita e la figlioletta Galja e si sistema accanto all'ascensore che presumibilmente porterà i suoi aguzzini, meditando fino all'alba sul suo destino e quello del suo tempo. Ma le vie dei regimi sono imperscrutabili, l'interrogatore può facilmente trasformarsi in interrogato e il reprobo salvarsi, addirittura essere «perdonato». E dunque la musica di Sostakovic può tornare a circolare e il suo nome a rappresentare quello del suo paese nel mondo. Un abisso di paura e umiliazione parrebbe scampato, ma è proprio allora che il Potere alza la posta e impone una nuova resa. Una volta e un'altra ancora. Sostakovic è ormai vecchio e nauseato di compromessi quando apprende la sua ultima verità: che «essere un vigliacco non e facile. Molto più facile essere un eroe. A un eroe basta mostrarsi coraggioso per un istante: quando estrae la pistola, quando lancia la bomba, attiva il detonatore, fa fuori il tiranno e poi se stesso. Essere un vigliacco significa invece imbarcarsi in un'impresa che dura una vita. Richiede costanza, fermezza, impegno a non cambiare, il che si risolve in una certa qual forma di coraggio». Un coraggio minore e vergognoso, certo, al cospetto dei «facili» martiri contemporanei come Osip Mandel'stam. Uno per sentire, uno per ricordare, uno per bere, recita un proverbio tradizionale. A Sostakovic tocca sentire, ogni suono una nota, e sperare che il rumore del tempo, ogni suo spaventoso bercio e untuoso bisbiglio, finisca per dissolversi consegnando ai posteri solo la musica di Dmitrij Dmitrievic Sostakovic. La sua musica e nient'altro.

di Julian Barnes | Einaudi | Narrativa 
ISBN 978-8806230876 | cartaceo 15,73€ | ebook 9,99€ Acquista 

Beatrice-rurini

Beatrice Rurini
Del 1969, sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.

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