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In primo piano

Vite che deragliano: è davvero colpa della crisi economica la crescita zero in Italia? Di Gianluca Santeramo

crescita-zero-fertility-day

Le nostre esistenze sono all'insegna del carpe diem per fagocitare più vita possibile, come se il domani non esistesse. È più allettante deragliare che seguire i binari del nostro viaggio esistenziale, che naturalmente ci porterebbe a una proiezione nel futuro attraverso i figli...

Vi ricordate dell'articolo sul Fertility Day? Il primo pensiero che svolazza in questi giorni tra le sinapsi contorte della mia mente bacata è un caloroso e sentito «Ve l'avevo detto io!», che solitamente non fa piacere a nessuno. 
Come ribadito in altri interventi, questa è l'epoca del «volemose bbene...», il tempo di un politically correct che si basa sulle apparenze più che sui risultati, sul qui e adesso piuttosto che su progetti a lungo termine che non garantiscono nulla. È vero, perché è altrettanto vero che siamo così delicati da poter abbandonare queste misere spoglie mortali da un momento all'altro.
In molti sono pronti a farsi scudo con la famosa locuzione «Carpe diem!» ogni volta che fai loro notare che l'età media di un individuo, di questi tempi, supera abbondantemente gli ottanta anni. Peccato che carpe diem non significhi cogli l'attimo, come in molti ci hanno abituato a pensare, piuttosto cogli il giorno, non perdere tempo. Lungi dall'essere un'esortazione a lanciarsi con il paracadute dall'alto di una scogliera, quindi, è più che altro un invito a vivere il presente pienamente, perché non c'è nulla che possa darci un aiutino, come nel famoso quiz "Chi vuol essere milionario?", per capire cosa possiamo aspettarci veramente dal futuro. Ci si può preparare, ma le vite degli altri insegnano che, in fondo, come disse John Lennon, «la vita è quello che ti succede mentre fai altri progetti». Non potendo fare altrimenti, allora, forse è il caso di vivere come se si fosse certi di arrivare fino in fondo.

Nel 2015, i decessi in Italia hanno superato le nascite. Ma la crescita zero è davvero colpa della crisi economica?

Ed eccoci alla resa di conti. Come fosse caduta giù dal cielo, nella sorpresa di tutti, come non fosse possibile prevederlo in alcun modo, arriva la notiziona: i decessi, nel 2015, hanno superano le nascite. Ne parlano in molti, ovviamente. A titolo di esempio, ne parla rainews.it, lastampa.it e anche repubblica.it. Cosa succede al popolo italiano? Perché non nascono più bambini?
A questo punto dovrei asserire che qui i motivi si sprecano, ma mi sentirei un menzognero da Oscar: se ti guardi in giro, se ascolti la radio, se dai un'occhiata ai social... Se ti informi, qualunque sia la tua fonte, stringendo le motivazioni all'osso, scopri che tutto "è colpa della crisi economica".
Il lavoro precario, l'incertezza per il futuro, il fatto che oggi non so cosa mi potrà succedere domani... Sono storie che conosciamo. La crisi economica italiana è colpa di tutto ciò che ci circonda, lo sappiamo bene. La crisi economica italiana è colpevole della fame nel mondo, della dipartita della cometa Shoemaker-Levy 9, dello schianto della sonda Schiaparelli su Marte e di tanti altri disastri cui abbiamo assistito nell'ultimo decennio. In altre parole, che tu sia un politico, un trentenne, un anziano, qualunque sia il tuo problema, ti basta schiaffarci sopra un timbro recante la scritta "Crisi economica italiana" e trovi giusta motivazione ai tuoi guai.


Dati alla mano, il settore della ristorazione sta vivendo un boom economico, seguito dal turismo e dal mercato dell'auto.

ristorazione-ristorante
Poi, però, il tarlo del dubbio si insinua tra le ragnatele del cervello, le dita iniziano a battere e Google, gentilmente, risponde. Risponde, per esempio, che il settore della ristorazione sta vivendo un suo boom economico. Se stai a sentire ansa.it (ma anche iltempo.it e confesercenti.it), si aprono qualcosa come 30 nuovi esercizi al giorno! D'accordo, la metà chiude nell'arco di tre anni... Se vi fa piacere pensate che se ne aprano 15 al giorno, ma il senso non cambia. Come campano questi ristoranti? Aria fritta ne producono a volontà, tra patatine e crocchette, ma temo abbiano bisogno di soldi per sopravvivere, così come tutte le altre attività commerciali.
Di cosa mi ero lamentato nell'articolo sul Fertility day? Ah, si delle vacanze... Bé: non rattristatevi! Non va mica male, sapete? Pare che nel 2016 ci sia stato nientepopodimeno che un boom! Pensate un po' che il turismo, secondo il corrieredelveneto.corriere.it ha dato addirittura non pochi grattacapi agli albergatori veneti, perché dove ci sono soldi ci sono sempre malintenzionati pronti ad approfittarne: siamo passati da un tipo di pianto ad un altro, insomma...
Sconcertante il dato fornito da triesteprima.it che dichiara come ci siano state ben 400.000 presenze in più, quest'anno, rispetto all'anno scorso, in Friuli Venezia Giulia: in pratica è come se tutti gli abitanti di Bologna si fossero organizzati con il pulmino parrocchiale per spostarsi da loro.
E non va peggio ai sardi, secondo unionesarda.it, che non sanno più dove mettere le navi da crociera!
Parliamo di automobili? Ilsole24ore.it titola "Auto, in Italia ancora boom di vendite". Gli fanno eco repubblica.it e panorama.auto.it.
Certo non si perde tempo a sottolineare come siamo ben lontani dai tempi d'oro, ma a quanto pare non c'è settore che non stia migliorando. Che si parli di ristorazione, turismo di fascia medio-alta oppure di auto, tutto cresce.

Domandona: ma se siamo tutti squattrinati e senza soldi, come fa a crescerci l'economia tutta intorno? Che la crisi economica sia solo una scusa per la crescita zero? Non è forse lecito pensare che siamo semplicemente più interessati ad altro?

Dopo aver provocato lo schianto della sonda Schiaparelli, la crisi economica dovrebbe aver tirato al ribasso anche turismo, ristorazione e vendite di auto. Invece tutto cresce, meno le nascite. Dovendo scegliere dove investire le proprie cinque monete d'oro, siamo tutti d'accordo nell'asserire che piantarle nell'orto non ne farà un grosso e possente albero, ma ci dimentichiamo che le crociere finiscono, le auto arrugginiscono e gli spaghetti del ristorante durano cinque minuti, due se uno ha davvero fame. Non è, forse, questo il senso delle monete nella buca in orto? Eppure tutti giù a darsi alla botanica.
E mi torna in mente una vecchia e gloriosa classe operaia, quella che la Fiat Panda se la faceva durare fino a quando non gli si ribaltavano tutte e quattro le ruote come alla DeLorean di Ritorno al Futuro, solo nell'altro verso. Quelli che la crociera era il regalo ricevuto alle nozze d'oro dai loro figli. Quelli che un anno dopo il matrimonio lei era incinta, altrimenti il matrimonio a che serve?
E un pensiero complice va a quelli che a trent'anni il figlio lo vorrebbero, ma non possono per colpa di un tumore o qualche altra bestia dello stesso tipo. Quelli che il figlio non lo possono avere perché non hanno un soldo e che per lo stesso motivo non possono andare in crociera, non hanno l'auto e dei ristoranti ammirano solo le insegne.
Gli altri? Perché i dati dimostrano che c'è un'intera legione di altri. Gli altri dove sono? Che domanda! Sull'auto nuova diretta al porto, ovvio!

carpe-diem-divertimento

Con le dovute cautele, nel rispetto di tutte le scelte personali, non credo siano i soldi a mancare. Forse siamo troppo concentrati sul carpe diem e non abbastanza proettati nel futuro.

Il fatto che la gente possa riunirsi ogni sera a prendere uno spritz del costo di una cena per cinque, se fatta in casa, dice chiaramente che il problema non è economico: si tratta solo di stabilire delle priorità, del desiderio stesso di crescere che viene a mancare. In fondo ogni persona, a una certa età, guarderà all'adolescenza come ad un periodo tra i più belli della propria vita. Il problema è che l'organismo non lo sa, ed imperterrito continua a trasformare ognuno di noi in un vecchio, indipendentemente dai buoni propositi. Il problema è che, prima o poi, tutti si arriverà sulle sponde dell'Acheronte. 
Quando i tempi consigliati dalla Lorenzin come "particolarmente favorevoli al concepimento" saranno belli e passati, allora e solo allora chi è vissuto all'insegna del «Carpe diem» si renderà conto che in vita esistono due momenti ben precisi in cui si è in completa balia dei propri cari: la primissima infanzia e la vecchiaia. Se l'infanzia è qualcosa che ci succede, la terza età è qualcosa che ci si costruisce.
Sì, perché ci si pensa poco, ma di questi tempi l'anzianità può tranquillamente costituire un quarto della propria vita, praticamente un periodo lungo quanto quello tra la prima poppata e la laurea. Quindi non è cosa da poco pensare a sé stessi proiettati nel futuro.

La vecchiaia si vive nel rimpianto o nella serenità, dipende tutto da ciò che ci si è lasciati indietro. Dalle stazioni della vita che abbiamo saltato. Deragliando...

vecchiaia-solitudine
Soprattutto da tutte le occasioni che si potevano prendere al volo e che ci si è lasciati scappare dalle mani in gioventù. E in tutto questo, rientrano anche i figli.
E, non a caso, inizia a succedere questo: suicidarsi in età senile, mi concederete, non c'entra un granché con la crisi economica. Bene o male, uno stralcio di pensione la prendono ancora tutti, anche se magari alcuni la girano ai figli e ai nipoti che si occupano di loro, altri all'istituto penitenziario in cui sono detenuti, solitamente chiamato "ospizio". Ed è abbastanza chiaro che, per girare la pensione ai propri figli, bisogna prima averne...
Alzi la mano chi non conosce Erik Erikson: saranno in molti. Non è un reato, ma di sicuro una specie di peccato verso se stessi. Erikson è stato un importante psicoanalista e psicologo che, tra le altre cose, ha scoperto uno schema nella vita di ognuno di noi, un percorso che si compone di otto stadi che ogni individuo, suo malgrado, è chiamato a superare. Ognuno di questi stadi prevede un conflitto, una specie di aneddoto personale da risolvere: superarlo significa andare verso un'esistenza serena, non superarlo significa avviarsi ad un'esistenza triste e buia.
C'è uno stadio particolarmente interessante, per noi, ed è il sesto, quello della giovinezza, quello in cui l'intimità è contrapposta all'isolamento. È un po' strano come concetto, se ci si fa caso, perché l'intimità è una forma di isolamento a sua volta. Qual è la differenza, allora? La differenza sta nel fatto che l'intimità è un isolamento vissuto tra pochi intimi, mentre l'isolamento vero e proprio è pura solitudine. Intimità è starsene in due davanti ad una pastasciutta, isolamento e starsene soli a mangiar crackers perché non c'è neanche voglia di prepararsela la pastasciutta.
Il sesto stadio, insomma, è quello che trasforma un adolescente in un padre di famiglia e una adolescente in una madre. Oppure trasforma tutti in famelici ricercatori di un branco per combattere la solitudine, che nulla ha a che vedere con la socializzazione. Il male è che questa ricerca del gruppo non ha mai fine. Il male è che il desiderio di ritirarsi in un cantuccio di casa non vuole nascere e non vuole crescere. Il male è che se la fuori c'è divertimento, ci sono risate, ci sono i brindisi con gli amici, davanti al televisore di casa c'è una famiglia che non vuole nascere.
La vita è come un viaggio in treno: l'unico modo per saltare una stazione, è deragliare.


Gianluca-Santeramo

Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
Renè, Zerounoundici Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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