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In primo piano

Il trucco: cura di sé o protezione dalle critiche? Eppure, spesso chi ci critica è più insicuro di noi, di Giulia Mastrantoni


Tacchi, trucco curato, fisco perfetto, capelli impeccabili. Siamo sicure di essere davvero noi a volerlo? O è solo un modo per sentirci al riparo da critiche e confronti? Forse. Ma spesso, chi critica è più insicuro e spaventato di noi...

Ci tengo a precisare che questo non è uno sfogo personale, bensì un’analisi di qualcosa che mi è accaduto ripetutamente, portata avanti il più neutralmente e scientificamente possibile. Verranno pubblicate altre storie correlate a questa nelle prossime settimane, perché ho preso a cuore la “battaglia” e vorrei condividerne con voi tutte le sfaccettature. 
Si tratta di una tematica che influenza quotidianamente moltissimi esseri umani e sulla quale occorre fare luce, sfatando un po’ di miti. Le parole chiave sono “bellezza” e “canoni estetici”. Non introdurrò in alcun modo gli episodi che voglio raccontarvi e che sono alla base di questo post, ma scriverò tutte le riflessioni del caso alla fine.

Iniziamo.
Una ragazza che conosco ci ha tenuto a condividere la sua opinione su di me con nostre conoscenze comuni. A quanto pare, non solo sono così sfacciata da non truccarmi e da non vestirmi ogni giorno in modo da essere il più attraente possibile, ma sono persino così presuntuosa da non vivere queste pessime, pessime abitudini come un problema.
Come ho osato andare a dare un esame all'università in jeans e maglietta, e pure struccata? Io stessa mi meraviglio del fatto che la docente non mi abbia bocciata! Il mio percorso di studi è chiaramente una farsa.

bellezza-perfezione-trucco-tacchi
Andiamo avanti.
Un ragazzo che conosco ci ha tenuto a farmi sapere, dopo diversi tentativi falliti di approccio da parte sua, che sì, sarò pure “abbastanza una brava persona”, ma “non pensi sia arrivata l'ora di truccarti e vestirti da donna?”
Per forza sono single, guarda con che noncuranza dico che non ho nessuna voglia di indossare scarpe con il tacco e abiti microscopici nei club. Ovviamente la sua analisi della mia vita sentimentale è più accurata e più sensata di qualsivoglia mia opinione in merito, perché lui "è un uomo, quindi lui sa".

Andiamo avanti.
Un uomo di mezza età, dopo avermi riversato addosso le sue frustrazioni esistenziali, sia lavorative sia sentimentali, ha deciso di chiedermi se un giorno posso "essere carina solo per lui", truccandomi e indossando quelle cose da donna che non mi piacciono.

Fermiamoci.
Molti esseri umani parlano a sproposito e non vanno ascoltati, o almeno così ci viene raccontato sin da quando siamo bambini e veniamo presi in giro a scuola per un qualsivoglia motivo, che si tratti di abiti, di voti, o di cose più serie. Iniziamo con il dire che non è vero. Chi parla “a sproposito” è insicuro e va aiutato, oltre che ascoltato.
Il problema dell’ascolto, però, è che, in misura più o meno grave, va a influenzare l’individuo preso “di mira”, ovvero l’oggetto delle critiche, specialmente se a quest’ultimo mancano gli strumenti mentali per difendersi da certe parole. Gli distrugge l’autostima, insomma. Il problema relativo all’aiutare, invece, è che, sintetizzando banalmente un concetto estremamente complesso, non si può aiutare chi non vuole essere aiutato. Ma esistono delle soluzioni, se tali possiamo definirle, quindi analizziamo il problema e cerchiamole insieme. 

Come ci percepiamo e perché. 

Bénabou e Tirole (2000) scrivono che ogni individuo è un processore di informazioni che estrapola dall’ambiente che lo circonda dei segnali, più o meno significativi, che vanno a modificare i suoi livelli di sicurezza in se stesso
Anche se l’individuo è passibile di errori nelle sue percezioni, ci sono episodi, come quelli raccontati poco fa, che sono estremamente chiari e forti, ossia non interpretabili nella loro “negatività”. 
Chiunque non abbia la capacità di comprendere le motivazioni che portano gli altri a dare giudizi negativi o fuori luogo circa la propria persona, o che non abbia una sicurezza in se stesso sufficiente da prendere le distanze da critiche sterili, verrà influenzato in maniera notevole dalle parole che gli vengono dette.
Questo non va bene.
Per prendere le distanze da alcune critiche, senza tuttavia diventare insensibili a quelle costruttive e cedere alla presunzione, bisogna capire per quale motivo gli esseri umani che ci circondano ci criticano.

Perché veniamo criticati e critichiamo? 

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Nella ricerca sopracitata, Bénabou e Tirole evidenziano l’idea di una “competizione” tra individui: la persona Y ci butta giù perché percepisce una sorta di “gara” al valore o ai risultati, se non addirittura al riconoscimento sociale. 
Sminuire l’avversario e diminuirne la sicurezza in se stesso è un modo facile e veloce per “vincere”, quindi viene comunemente attuato senza remore, per poi godere della sensazione di potere che ne deriva.
Le battaglie per il “controllo” o la “supremazia” si verificano nell'ambiente di lavoro, come nelle relazioni, e sono solo il frutto di una scarsa sicurezza in se stessi.
Infatti, se l’individuo credesse maggiormente in se stesso,  non avrebbe bisogno di ricorrere al palliativo della sensazione di potere di cui sopra, per poter convivere accanto al proprio “avversario” senza sentirsene minacciato o infelice.
Nello specifico, nei casi che vi ho raccontato, la conoscente era una mia “avversaria” all'università, il ragazzo era ferito dal mio atteggiamento e l’uomo era estremamente frustrato e aveva bisogno di una conferma esterna circa il suo valore.
Il quadro inizia a prendere forma.

E io come mi sento? 

L’effetto che le loro critiche hanno sortito su di me è stato solo parzialmente di sconforto. Nei miei 23 anni di vita, infatti, mi sono imbattuta in persone simili molto spesso, complici i miei continui traslochi e il mio intessere relazioni con chiunque e ovunque. Gli incontri negativi ripetuti hanno abbattuto la mia autostima in modo significativo, ma la hanno anche formata in modo più solido di quanto potessi sperare.
Le mie scelte circa il non-uso del trucco sono il frutto di un pensiero che, nell’ottica della mia vita, è sensato.

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Perché non mi trucco. 

Tante, troppe ragazze si truccano per non sentirsi inferiori alle altre, o per reputarsi degne di essere guardate dai ragazzi. Si inizia alle scuole medie, dove le insicurezze ci torturano, si prosegue alle superiori, dove la “competizione” sopracitata regna sovrana sotto forma di cattiveria gratuita, e infine si arriva all’università, dove ci trucchiamo perché “è ora di farmi prendere sul serio”. 
Il punto è che non siamo inferiori a nessuno, mai, in nessuna fase della nostra vita, e siamo sempre degne di essere prese sul serio. Solo che non lo capiamo, perché la società in cui viviamo ci abitua a standard e aspettative che ci vogliono truccate e bellissime, oltre che perennemente “all’altezza” di tutto
Ci vogliono anche estremamente insicure e sempre a caccia di un “migliorarci” che è solo per il piacere altrui.
Infatti, veniamo illuse che farci bellesia per noi stesse, per piacerci di più e per amarci maggiormente. Nella maggior parte dei casi, non è così. Nella maggior parte dei casi ci trucchiamo per non sentirci inferiori alle altre che lo fanno, o per avere qualcosa in più rispetto a loro (ad esempio degli occhi più grandi e meglio valorizzati, ...). E non è forse paradossale, in questo sistema così complicato e impossibile da rompere, che una ragazza dica a un’altra che è imperfetta? Così facendo, lei stessa diventa strumento esecutivo di un sistema nocivo di cui è vittima. Non se ne rende conto e quindi non vi si oppone, criticando la sua coetanea con tutta la passione di cui è capace. 
Quindi, la mia speranza è che questo post incoraggi la consapevolezza e muova qualcosa verso il cambiamento.

Le critiche sull'aspetto possono distruggere l'autostima, ma spesso chi ci critica è più insicuro di noi. 

Ragazze, vi sentite insicure perché siete individui in una società piena di difetti e spaventata, che vi ha fatto diventare “insicure” per sentirsi più forte. Opponetevi a queste ossessioni insensate e fate qualcosa di incredibilmente coraggioso, non solo per voi stesse, ma anche per tutte le altre. Dite al mondo che non può e che non vi renderà fragili. Non dovete smettere di truccarvi, ma di certo dovete smetterla di criticare chi non lo fa. Non dovete necessariamente mettere da parte mascara e reggiseno imbottito, ma dovete lasciare libere di fare ciò che desiderano quelle che indossano jeans e t-shirt. Non dovete tramutarvi tutte in Don Chisciotte, ma dovete lasciare tentare l’impresa di cambiare il mondo a chi vuole farlo. E, se ne condividete le idee, perché non diffonderle?
Il cambiamento non è facile, ma non è neppure impossibile. Se credete in ideali che vi restituiscano sicurezza e autostima, allora datevi da fare per condividerli. Non bloccateli. Non opponetevi a quello che, a lungo termine, può essere un cambiamento meraviglioso che vi restituirà autostima e potere. Non datela vinta alle critiche. Amatevi e amate le vostre coetanee. Accettate le vostre e le imperfezioni altrui. Siate più forti di un mondo che ha capito davvero poco della vita. Riprendetevi la vostra bellezza, perché è infinita e unica in ognuna di voi.

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Per quanto riguarda gli episodi del ragazzo e dell’uomo che vi ho raccontato, cercare conferma della propria mascolinità ferendo o mettendo in discussione la femminilità altrui è il segno più alto di insicurezza che si possa esternare.
Essere “uomini” non significa usare, né criticare le donne. Essere uomini significa essere sufficientemente onesti con se stessi da ammettere che non siete perfetti, così come non siamo perfette noi. Essere uomini significa costruire la propria vita sulla base dei nostri pensieri e di ideali che reputiamo sensati, senza dare ascolto a infondate pretese di perfezione che il mondo ha così tanta voglia di promuovere e imporre. Essere uomini, infine, vuol dire avere il coraggio di scegliere da che parte stare, anziché unirsi al gruppo di criticatori più nutrito.
Riprendetevi la possibilità di scegliere e di agire come meglio credete. Riprendetevi l’amore per voi stessi e per le donne reali, perché questa è l’unica battaglia che vale la pena di combattere. 
Per concludere, vorrei dirvi che rafforzare l’autostima di chi ci sta intorno porta benefici anche a noi stessi, perché chi si sente apprezzato e ben integrato è più portato a trattare in modo rispettoso e valorizzante il prossimo, noi stessi inclusi. 
Quindi che cosa stiamo aspettando? Trattiamo bene il nostro prossimo e cambiamo il mondo. 
Il resto, sono scuse.

Giulia-Mastrantoni

Giulia Mastrantoni
Da quattro anni collaboro all’inserto Scuola del Messaggero Veneto, scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada, ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.

About Lisi

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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