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[Inediti d'autore] Racconto: "Niente regali quest'anno", di Claudia Gerini


C'è un enorme pacco sotto l'albero. Eppure, sono sicura, ieri sera non c'era. 

Ho spento le luci dell'albero prima di andare a letto e ho controllato, come per tenere il conto: i pacchetti erano quattro. Quei quattro che, tra le altre cose, ho comprato e confezionato io stessa. Quindi non potevo certo sbagliare. Invece ora eccolo là. È dietro a tutti gli altri ma non si può non notare con la sua carta dorata luccicante e l'enorme fiocco rosso. Mi avvicino per guardare meglio e noto con stupore il biglietto attaccato sopra: per Sara. Non capisco proprio chi possa aver messo lì quel pacco. Mi sembrava di essere stata molto chiara e mi sembrava anche che avessero recepito tutti il messaggio: NON VOGLIO REGALI. E non mi era importato delle proteste generali, del "ma dai solo un pensierino sennò che Natale é?"...
Quest'anno non voglio regali perché io di Natali felici e pieni di pacchetti da scartare ne ho avuti ormai fin troppi. Quelli da bambina quando la magia del Natale è così speciale e travolgente che non aspetti altro durante tutto l'anno, che Babbo Natale è un po' come il tuo angelo custode e speri sempre di vederlo passare dalla finestra con la sua slitta e le sue renne, la notte della vigilia. Quelli da adulta, in cui ti diverti a fare l'albero. Sperimenti ogni anno un addobbo diverso e spendi, spendi e ancora spendi perché è Natale e ti hanno insegnato che si deve fare così. E magari ti dai anche un budget, visto che non sei certo la figlia di Donald Trump. Budget che inevitabilmente superi perché, insomma, se vedi quel qualcosa di cui proprio non puoi fare a meno che fai?, non lo compri?... Risparmierai l'anno prossimo. Quelli in cui la cosa più importante è non rimanere mai indietro nei regali. E allora ti metti lì, taccuino alla mano, e fai i conti come a scuola:
  1. lui sì, l'anno scorso me lo ha fatto
  2. lui no, quest'anno niente
  3. lei sì, mi sta simpatica
  4. lei non posso non farle niente, la conosco da una vita
  5. .....

Mai come quest'anno ho riflettuto su questa cosa. Ma il senso del Natale è veramente questo? 

No, non può essere solo questo. Qualcosa si è sicuramente perso strada facendo. Mi mancano i sorrisi, mi mancano gli abbracci, quelli veri, non quelli di circostanza. Mi manca la magia. Solo i bambini percepiscono la magia, loro che hanno lo stupore negli occhi. E neanche tutti poi, perché ci sono quei bambini che hanno così tante cose che una in più o in meno non fa loro più effetto. Da qui la mia decisione: NON VOGLIO REGALI. E questo ha avuto anche la spiacevole conseguenza per qualcuno: se non voglio regali è chiaro che nemmeno ne faccio. Solo ai bimbi, mi ero ripromessa. Ecco la ragione dei quattro pacchettini sotto l'albero. Ecco perché non capisco da dove arrivi quello dorato, con scritto Sara. A questo punto sono talmente incuriosita che lo prendo tra le mani e inizio a scuoterlo, come fanno i bambini curiosi, per capire cosa può contenere. Niente, non un rumore che mi riporti alla mente qualche oggetto conosciuto. Mi arrendo. Vorrà dire che aspetterò stasera. Ma intanto, cellulare alla mano, mando un messaggio prima ai miei genitori e poi a Luca: "Vi avevo detto NIENTE REGALI?". Mia madre mi risponde subito con un punto interrogativo, seguito poi da: "ma che dici?". Capisco che loro non c'entrano. Rimane solo Luca. Il colpevole deve essere sicuramente lui. Infatti la sua risposta non tarda ad arrivare ed è una semplice faccina che sghignazza felice. Ok, ormai è andata, penso. Ma questo non cambierà la mia decisione di non fare regali. Mi dispiace per te, caro il mio Luca, ma hai speso soldi per nulla perché sotto l'albero non troverai proprio un bel niente, come da programma. Il programma, in realtà, prevedeva che i soldi dei regali risparmiati andassero a finire in una bella donazione per quell'associazione che aiuta i bambini e le famiglie in difficoltà. Donazione che sarebbe stata fatta la vigilia di Natale quando, con tutta la famiglia presente, avremmo raccolto i soldi. In qualche modo, chi più chi meno volentieri, un gruzzoletto lo avremmo tirato su.


A pranzo io e Luca ci scambiamo solo qualche frase, presi come siamo dalle due piccole che sgambettano a destra e  sinistra, e il pacco dorato, sotto l'albero, è alla fine l'ultimo dei miei pensieri. 

Vabbè, mi dico, tanto stasera vedrò che contiene. Mistero risolto. I preparativi per la cena della vigilia mi assorbono completamente per tutto il resto del pomeriggio, mentre Luca, gentilmente, si offre di star dietro alle bambine che sembrano sentire l'eccitazione della festa nell'aria perché sono più monelle del solito. Finalmente ci mettiamo a tavola. Tutta la mia piccola famiglia riunita. Ceniamo sereni, ridendo e scherzando. Le bimbe si rincorrono felici. Suonano alla porta. È Babbo Natale (il vicino di casa), che col suo OH, OH, OH! saluta i bimbi presenti e consegna loro i doni che ha trovato all'entrata del cancello. A quel punto i piccoli sono tutti presi dalle novità e io porto in tavola il mio pc per fare la famosa donazione all'associazione. Consegnare il mio unico regalo di Natale personale. Mi siedo e, prima che inizi a digitare sulla tastiera, arriva Luca, tutto sorridente, con il famoso pacco dorato col fiocco rosso e me lo piazza davanti. Io lo guardo un po' contrariata: «Avevamo detto NIENTE REGALI ricordi?».
«Sì, mi ricordo. Ma apri, dai, non fare la rompiscatole».
Faccio un profondo respiro e inizio ad aprire il pacco pensando che non può di certo averlo confezionato lui da solo. Di solito è un disastro. Sbircio dentro e vedo solamente una busta. Lo sguardo di Luca e dei presenti mi invita a continuare. Prendo in mano la busta e la apro. La prima cosa che tiro fuori è una foto. Ci sono tre enormi sorrisi bianchi, splendenti e immensi, occhi gioiosi neri che mi guardano. Il tutto contornato da tante treccine nere. Non capisco. Giro la foto e dietro in una calligrafia confusa e in un inglese sconclusionato c'è scritto:
"We wait for you".
Ma che vuol dire? Ancora non capisco. Nella busta c'è ancora qualcosa, anzi due fogli. Uno è un biglietto aereo e l'altro una lettera. Decido di leggere prima la lettera e con gli occhi lucidi e voce tremante leggo:
"Il tuo più grande desiderio era di fare qualcosa per gli altri. Qualcosa che rendesse felice qualcuno che felice non è. Adesso quel qualcuno ha un nome e una faccia, anzi tre. E non aspettano altro che abbracciare la loro mamma che da lontano vuole dar loro così tanto affetto. Con amore, la tua famiglia".
Ancora non capisco. Guardo Luca, con le lacrime che iniziano a scendere silenziose. Mia mamma che non riesce a trattenere le sue, come suo solito, inizia a singhiozzare. Luca mi prende le mani:
«Questo è il nostro regalo di Natale. Tre bambine del Kenya, tre piccole che abbiamo adottato a distanza e che andremo a conoscere di persona. Io, te e le piccole. Andremo tutti, così conosceranno la loro famiglia italiana».
Io lo guardo riconoscente, perché finalmente dopo molti anni provo di nuovo la magia speciale del Natale. L'amore e la gioia per la felicità degli altri. E la voglia di vedere quei tre sorrisi e di perdermi nei loro grandi occhi.


Claudia Gerini
Claudia Gerini nasce a Pontedera negli anni ’70. Completa il liceo linguistico e collabora saltuariamente con un’importante testata giornalistica. Poi abbandona gli studi e le passioni per un impiego fisso. Da più di 15 anni infatti lavora nel reparto gastronomia di un supermercato. Adora la sua famiglia ed è ciò a cui si è ispirata per scrivere questo suo primo romanzo.
Il sogno di Giulia, Lettere Animate.

About Valentina Gerini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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