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In primo piano

[Libri] "Affinché tutto abbia fine" di Anna Maria Sdraffa, recensione di Elena Genero Santoro

Affinch-tutto-abbia-fine-Anna-Maria-Sdraffa-recensione

Affinché tutto abbia fine di Anna Maria Sdraffa, Zerounoundici Edizioni, 2016. Un giallo dal sapore antico, che ricorda le atmosfere dei romanzi della Christie e si intreccia con la lotta tra nazisti e partigiani.

Questo giallo ha un sapore antico, ricorda certe atmosfere dei romanzi di Agatha Christie, che viene anche citata. Aiuta anche il fatto che sia ambientato nel passato, nel 1953 e questo, come il lettore capirà, non è un caso per almeno un paio di buone ragioni.
I protagonisti sono in tutto tredici: una coppia di albergatori con la loro inserviente Paulette, dieci ospiti, di cui quattro coppie e una misteriosa donna senza memoria.
Tutto si svolge in un albergo di montagna, in Valle d’Aosta, nei giorni a cavallo del Natale. 
Una bufera di neve blocca gli ospiti e gli albergatori nella struttura e li isola completamente. Persino la luce salta ed è impossibile uscire da lì. Le strade sono del tutto bloccate. 
L’espediente della grande nevicata ad alta quota, peraltro, è usato anche da Anne Holt in uno dei suoi gialli meglio riusciti “Quota 1222”.
Torniamo al libro in esame. 
L’atmosfera raccolta viene rotta dall’arrivo di una donna, che viene estratta in fin di vita da un’auto che si trova di fronte all’albergo, il mattino della vigilia. La sconosciuta presenta evidenti segni di assideramento e viene soccorsa dagli ospiti, uno dei quali, il dottor Bergonzi, è un medico. La donna, in evidente stato confusionale, pronuncia frasi sconnesse e non ricorda nemmeno il proprio nome.
Ma il mattino dopo, la sconosciuta viene ritrovata cadavere nel suo letto, con la gola tagliata
Visto che nessuno può essere entrato o uscito dalla struttura, l’assassino è per forza uno dei presenti e il clima di sospetto cala tra gli ospiti. Uno di essi, però, è il commissario in pensione Sivori e questi inizia, pur ufficiosamente, le sue indagini.
Dopo l’omicidio il commissario Sivori colloquia, una alla volta, con tutte le persone che ha intorno e piano piano la matassa si dipana. 
Ovviamente tutti hanno dei “cadaveri nell’armadio”, degli scandali personali che vorrebbero coprire e quindi, potenzialmente, potrebbero essere gli assassini. 
Voglio sottolineare la bravura dell’autrice nel tenere sempre viva l’attenzione del lettore e nel bilanciare equamente il sospetto su tutti i personaggi fino all’epilogo. Aggiungo che il romanzo si legge d’un fiato perché tiene realmente incollati alle pagine. È scritto molto bene, in modo asciutto e scorrevole.

Come giallo è molto ben costruito, alla fine tutte le tessere del puzzle andranno a posto e ogni elemento emerso fino a quel momento avrà una spiegazione credibile. 

Mi complimento con l'autrice perché nell'architettura di questa storia, molto complicata, peraltro, tutto si incastra perfettamente senza incrinature né forzature.
Non è mia intenzione fare spoiler, tanto più di un giallo. Non rivelerò mai l’assassino! Ma voglio anticiparvi che l’omicidio della sconosciuta si intreccia anche con la lotta tra nazisti e partigiani che ha avuto luogo sulle montagne durante la guerra.
Per questo il 1953 non è casuale: è un anno in cui non c’erano cellulari, non c’era possibilità di comunicare con l’esterno, se non eventualmente per telefono, e questo è un espediente ottimo per mantenere l’isolamento dei protagonisti col resto del mondo durante lo svolgersi dei fatti.
Ma è anche un anno in cui l’Italia era appena uscita dalla guerra e le vecchie cicatrici non erano ancora del tutto sanate. Anzi, c’erano ancora ferite sanguinanti.
Ho colto inoltre una visione netta del nazismo, la stessa che compare in Il profumo delle foglie di limone” di Clara Sánchez, libro ambientato nel presente che però affonda le radici nel passato e che parla proprio di nazismo: non c’è alcuna giustificazione per i nazisti, quello iniziato durante la seconda guerra mondiale è un male assoluto, un male senza possibilità di redenzione, un male che si ostina a perdurare e che continua fino al presente senza mettersi nemmeno in discussione.
Concludo anticipandovi che ritroveremo presto il commissario Sivori in un nuovo libro di Anna Maria Sdraffa in uscita il 23 dicembre con Zerounoundici Edizioni! Stay tuned!

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Affinché tutto abbia fine

È l'inverno del '53 e ci si appresta a trascorrere il Natale in un piccolo albergo di montagna, al confine con la Svizzera francese. Ma la mattina della vigilia, quando una bufera di neve ha isolato completamente la struttura e interrotto la linea telefonica, una donna viene ritrovata poco distante in un'auto, bloccata dalle difficili condizioni atmosferiche, semi assiderata e senza memoria. 
Tutti affermano di non riconoscerla, ma qualcuno mente. 
La mattina di Natale la sconosciuta viene trovata morta, con la gola tagliata da parte a parte. 
Le indagini, condotte da un poliziotto in pensione ospite dell'albergo, scaveranno nella vita dei presenti e nei loro più intimi segreti, facendo emergere una dolorosa verità.



di Anna Maria Sdraffa | Zerounoundici Edizioni | Giallo
ISBN 978-8863079739 | ebook 4,99€ Acquista | cartaceo 15,50€
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Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.
Immagina di aver sognato, PubGold.
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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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