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In primo piano

[Libri] "L’île" di Anne Wiazemsky, recensione di Ilaria Biondi (con trad. francese)

L-île-Anne-Wiazemsky-recensione

L’île, di Anne Wiazemsky, Gallimard, 1987. Un'isola senza nome nel sud della Francia, luogo d’anima e di profumi d’infanzia.

Laure.
Una donna innamorata, lacerata tra speranza, attesa, disperazione.
Convinta, non senza esitazioni, a trascorrere una breve vacanza con una coppia di amici e la figlia adolescente di lui.
Via, da Parigi.
Ma non dall’inquietudine di un legame forse senza domani, che reclama ostinato e appassionato, un oggi.
Ad accogliere i suoi tormenti, i suoi lampi di rabbia e i suoi sogni brevi di pelle e anima, un’isola del sud della Francia.
Un paradiso di silenzio smaltato, dove voci e presenze si sbriciolano nel soffio morbido della brezza, nell’abbaglio stupito dell’acqua e nel brivido acerbo e pungente della pineta.
Isola senza nome, che solo si dà a conoscere nell’abbraccio stordente dei suoi profumi di mimosa ed eucalipto. Nella culla silente della sua spiaggia solitaria, opaca di bianca bellezza. Nel segreto composto della sua densa boscaglia.
Silente e paziente, se ne sta sullo sfondo. Con garbo e compostezza. Quasi a voler far dimenticare la propria presenza. Le è sconosciuta l’invadenza. Ma la sua carezza è pronta a offrirsi.
Isola che si fa personaggio. Che veglia come Grande Madre sulle pene di Laure. Sul grumo nero, nascosto e inconosciuto che le morde il petto. Quei dolori che si coagulano in un solo, sanguinante Dolore. Mascherato dietro i gesti capricciosi e la quasi adolescenziale irrequietezza.

Isola. Luogo non luogo. 

Che conserva il perimetro finito e il profilo tenace della geografia reale. E al contempo sfuma e si appanna, labile, oltre le frontiere nette dell’orizzonte di pietra, acqua e fronde, per svaporare nelle geometrie impalpabili della metafora. A rappresentare, nascostamente, un io che cerca e si cerca, che si trincera dietro i cancelli invisibili della propria solitudine voluta.
Cuore segreto che, come isola selvaggia, racchiude immobile le trappole d’illusione, il pianto del petto vuoto di carezze, le vertigini dolci di un amore di tormento.
Isola di cuore e di anima.
Isola di corpo.
Cuore chiuso su di sé.
Anima chiusa su di sé.
Corpo chiuso su di sé.
Cuore, anima, cuore. Sordi al cullare lieve delle onde, che con canto leggero vorrebbero sfiorare la riva di occhi senza sorrisi.

Isola dentro isola.

Vita di donna, che nell’ombra assolata della sabbia, nell’abbandono inquieto di quei giorni d’incerta pigrizia, stretta nel ventre caldo dell’isola senza nome, sprofonda nel flusso denso delle proprie memorie.
Nell’alfabeto incerto della propria ritrosa interiorità.
Dei propri lutti. Ricordati, e soprattutto obliati. Ricacciati in un nido lontano, dove niente e nessuno pare raggiungerli. Richiamati in vita dagli effluvi roventi dell’isola mediterranea.
Isola dentro, isola fuori.
E lì, in quel piccolo mondo confinato, in quell’universo di pace, dove voci e presenze si sospendono ai passi del tempo, fin quasi a svanire, Laure scopre. Si scopre.
Un corpo nudo, al sole.
Un’anima scalza, adagiata sulla polvere di perla di una spiaggia nuova e antica. Che impara a camminare sul sentiero dei propri buchi interiori. Che ricompone i frammenti smarriti di un mosaico intimo scarmigliato. Che guarda con pudore stupito al ventre pregno di luce dell’amica Jeanne. Un’isola, anch’ella. Gonfia e paga dell’amore suo, e solo suo, che cresce nella terra pura delle sue vene, nel mare immenso del suo ventre gemmato di stelle.
Due costellazioni.
Legate. Intrecciate. Da un’amicizia sororale.
Ma anche due rami sciolti.
Che protendono le loro braccia a un cielo che ha, per ognuna, colori e profumi differenti.
Due isole. Che volano nel puro vento della notte chiara di un’isola del mediterraneo.
Un’isola di anima. Un’anima di isola.
Un’isola di mimosa ed eucalipto.


 Anne-Wiazemsky

Une île sans nom, dans le sud de la France. Un lieu de l’âme et des parfums d’enfance

Laure.
Une femme amoureuse, déchirée entre espoir, attente, désespoir.
Persuadée, avec quelques hésitations de sa part, à passer un court séjour avec un couple d’amis et la fille adolescente de l’un d’eux.
Loin, de Paris.
Mais non pas de l’inquiétude suscitée par un lien qui n’a peut-être pas de demain mais qui réclame, avec ostination et passion, un aujourd’hui.
Un paradis de silence d’émail, où les voix et les présences se pulvérisent dans le souffle doux de la brise, dans l’étincellement étonné de l’eau, dans le frisson acerbe et piquant de la pinède.
Île sans nom, qui ne se fait connaître que par son étreinte étourdissante sentant la mimosa et l’eucalyptus.
Dans le berceau silencieux de sa plage solitaire, opaque de beauté blanche.
Dans le secret discret des fourrés denses.
Silencieuse et patiente. Elle se tient à l’arrière-plan. Avec grâce et retenue. Comme si elle voulait faire oublier sa présence. Les gestes indiscrets lui sont inconnus. Mais sa caresse est prête à se donner.
Île devenant personnage. Île - Grande Mère veillant sur les peines de Laure. Veillant sur le caillot noir, caché et inconnu, qui lui mord la poitrine. Veillant sur ces douleurs qui se coagulent en une seule Douleur sanglante, masquée derrière des gestes capricieux et une febrilité d’adolescente.

Île. Lieu non-lieu. 

Conservant le périmètre fini et le profil tenace de la géographie réelle. Et s’estompant, s’embuant, fragile, au-delà des frontières nettes de l’horizon de pierre, d’eau et de branches. Pour s’éventer enfin dans les géométries vaporeuses de la métaphore. Et y représenter, secrètement, un Je qui cherche et se cherche, qui se retranche derrière les grilles invisibles d’une solitude voulue et choisie.
Cœur secret qui, tel une île sauvage, renferme immobile les pièges de l’illusion, les pleurs d’une poitrine vide de caresses, les vertiges douces d’un amour tourmenté.
Île de cœur et d’âme.
Île de corps.
Cœur renfermé sur lui-même.
Âme renfermée sur elle-même.
Corps renfermé sur lui-même.
Cœur, âme, corps. Sourds au bercement léger des ondes, qui voudraient effleurer de leur chant délicat le rivage d’un regard sans sourire .

Une île dans île.

Une vie de femme, qui dans l’ombre ensoleillée du sable et dans l’abandon inquiet de ces jours de paresse incertaine, serrée au coeur du ventre chaud de l’île sans nom, sombre dans la marée dense de ses mémoires.
Dans l’alphabet incertain de son intimité réticente et de ses deuils, remémorés et oubliés. Repoussés dans un nid lointain, où rien et personne ne peut les rejoindre. Rappelés à la vie per les effluves brûlants de l’île méditerranéenne.
Île dedans. Île dehors.
Et là, à l’intérieur de ce petit monde enfermé, dans cet univers de paix, où les voix et les présences se penchent aux pas du temps, jusqu’à s’évanoir presque, Laure découvre. Se découvre.
Un corps nu, au soleil.
Une âme nu-pieds. Étendue sur la poussière de perle d’une plage nouvelle et ancienne. Qui apprend à marcher sur le sentier de ses trous intérieurs. Qui remet en ordre les fragments perdus d’une mosaïque intime ébouriffée. Qui regarde, pudique et stupéfaite, le ventre rempli de lumière de son amie Jeanne.
Une île, elle aussi.
Gonflée et assouvie de son amour, un amour à elle seule, qui grandit dans la terre pure de ses veines, dans la mer immense de son sein émaillé d’étoiles.
Deux constellations.
Liées. Entrelacées. Par une amitié sororale.
Et pourtant, au même temps, deux branches dénouées. Tendant leurs bras vers un ciel ayant des couleurs et des parfums différents pour chacune d’elles.
Deux îles. Qui volent dans le vent limpide de la nuit claire d’une île méditerranéenne.
Une île d’âme.
Une âme d’île.
Une île sentant la mimosa et l’eucalyptus.


L’île

En vacances avec des amis sur une île du midi de la France, Laure attend un coup de téléphone de son amant. 
De la terrasse de l'hôtel à la plage, elle guette son appel, pense à lui en comptant les jours, oscille entre espoir et désespoir... 
Les rêves et les inquiétudes d'une femme amoureuse racontés avec sensibilité et tendresse par l'auteur de Jeune fille.


di Anne Wiazemsky | Gallimard | Narrativa
ISBN 978-2070349128 | cartaceo 2,00€ (lingua originale) Acquista



ilaria-biondi
Ilaria Biondi
Laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Bologna. Durante il Dottorato di Ricerca in Letterature Comparate vive per lunghi periodi in Francia. Si occupa di traduzione letteraria e critica della traduzione, di letteratura francese e belga (in lingua francese) e letteratura tedesca dell’Ottocento. È appassionata di letteratura fantastica , science-fiction, letteratura al femminile, di viaggio, per l’infanzia e poesia.
Raymond Radiguet. Giovinezza perduta, eterna giovinezza, Delta Editrice.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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