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[Mens sana in corpore sano] Itinerario enogastronomico tra le tavole italiane imbandite per le Feste, di Francesca Gnemmi

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Dicembre, il mese delle tavole imbandite, delle grandi abbuffate, del piacere conviviale per eccellenza. Perché per noi italiani il vero piacere è stare con le gambe sotto il tavolo, avere il piatto colmo e, poco dopo, la pancia piena.

L’attesa del piacere è essa stessa il piacere. 
Deliziamoci il palato con le parole di un famoso filosofo e drammaturgo tedesco proposte in un noto spot televisivo. Ricordate… quel sorso vermiglio bramato quanto un desiderio tormentato e in un attimo scivolato in gola. Un principio che può valere per i piccoli bocconi dal sapore inestimabile da gustare poco alla volta, ma… la tavola natalizia e il cenone di Capodanno sono tutta un’altra storia.
L’Italia è ricca di tradizioni culinarie, un itinerario gastronomico che la percorre da nord a sud dove, durante le feste, ognuno porta in tavola una ricetta diversa. Cenoni natalizi e di fine anno rappresentano per milioni di famiglie l’occasione di assaporare prodotti tipici di stagione e riscoprire le specialità locali, ai quali siamo tanto affezionati. 
Sono tantissimi i piatti della nostra bella Italia, quasi tutti provenienti da una cucina povera capace di offrire, attraverso sapori autentici e sempre diversi, una moltitudine di profumi e aromi. Percorriamo dunque un viaggio virtuale dello stivale alla scoperta dei piatti che ogni anno alimentano la magia delle feste Natalizie, attraverso una ricchezza enogastronomica che ci unisce e differenzia e che dovrebbe essere preservata, quale una tra le peculiarità nazionali più rilevanti.  

Itinerario enogastronomico tra le tavole mbandte a festa nella nostra penisola.

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Prima tappa la Valle d’Aosta, dove la cucina è ricca e gustosa e la zuppa alla Valpellinese fa da padrona sulle tavole, servita in cocotte di terracotta, fumante e appetitosa. Sapori pieni, quelli delle carni di selvaggina e dei formaggi, la fontina in particolare.  
Proseguiamo verso la Liguria dove la tradizione di terra suggerisce torta pasqualina o di bietole, maccheroni ripieni e il cappone magro o coniglio arrosto. Agli appassionati di pesce ampia scelta tra i pescati e gli antipasti di mare.
In Piemonte regna sovrano il menù classico a più portate, dai salumi al vitello tonnato ai sott'olio. Seguono primi piatti di agnolotti al sugo di arrosto e tajarinai ai funghi. Non dimentichiamo i risotti della bassa novarese e vercellese. Ottima la carne bovina piemontese cucinata arrosto o bollita. Il torrone alle nocciole a concludere il lauto pasto.
La Lombardia offre ravioli in brodo o pasta all’uovo ripiena e asciutta. A seguire le carni, dal cappone ripieno agli arrosti, fino alla selvaggina. Antipasti vari e abbondanti tra salumi crudi e cotti. Patria indiscussa del panettone (Sua maestà il Panettone), presente su ogni tavola insieme al torrone.
Il Veneto non è da meno. Un antipasto di salumi tipici precede i ravioli in brodo di cappone o il risotto al radicchio rosso trevisano. Seguono i lessi misti, il baccalà alla vicentina o l’anguilla in umido con polenta o purea di patate. Tra i dolci non possono mancare il tradizionale Pandoro di Verona e il torrone.
Passando per il Trentino Alto Adige Vigilia e Natale sono caratterizzati dai tradizionali canederli insaporiti con Speck Alto Adige e serviti con burro fuso o in brodo. Le carni sono protagoniste dei secondi piatti, con stinco, capriolo e capretto, accompagnati da polenta e patate al forno. Dolce tipico lo strüdel.

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Spingendoci fino al Friuli Venezia Giulia in tavola troveremo brovada e muset, una saporita zuppa di rape e cotechino accompagnata da polenta, gnocchi di patate con salsa al Montasio, cappone arrosto e trippa con sugo di carne. I dolci tradizionali sono due, la gubana e il presnitz.

E si arriva all’Emilia Romagna

Una ricca cena a base di pesce tra il quale spiccano il capitone marinato e le frittelle di baccalà. Il giorno di Natale, dopo un ricco antipasto di salumi, ci si delizia con le paste ripiene in brodo di carne. A Bologna e Modena ci sono i tortellini, nel reggiano e in Romagna i cappelletti, a Parma e Piacenza gli anolini. Non dimentichiamo cotechino e zampone con lenticchie o puré di patate e mostarda. 
Anche nelle Marche troviamo il cenone senza carne, con la cosiddetta “pasta di magro”, degli spaghetti con sugo di olive, alici, tonno e pomodoro. A seguire anguilla alla brace e stoccafisso fritto. Nel pranzo del 25 invece i cappelletti in brodo di carne e i vincisgrassi, cappone arrosto e il tradizionale fritto misto (costolette di agnello, cremini, verdure e naturalmente le olive all’ascolana).  
Proseguendo approdiamo in Toscana, terra di abbondanza e tradizione. Lungo le coste l’orientamento della vigilia è verso piatti a base di pesce: baccalà in saor, pasta con vongole o tonno condita con crema di ceci, pesci al forno e i tradizionali dolci natalizi quali i ricciarelli, panpepato e panforte. Il 25 si prediligono le carni, cappelletti in brodo di cappone, crostini di fegatini, petto d’anatra e tacchino arrosto. 
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L’Umbria riscopre le antiche tradizioni locali. Il giorno di Natale si festeggia con cappelletti di cappone e piccione in brodo, zuppa di ceci e castagne e cappone bollito. Di dolce il panpepato. Nella zona intorno ad Assisi e Spello è tradizione preparare la rocciata, un dolce di mele simile allo strüdel, mentre a Perugia si fa il torciglione, dolce natalizio a forma di serpente con pasta di mandorle.
In Abruzzo, dopo un’abbondante vigilia a base di pesce, si prosegue con il “brodo di Natale”, una minestra a base di cardi a cui sono uniti carne miste, uova, formaggio e zuppa imperiale. Nella zona di Teramo si serve un timballo di crespelle fritte farcite di formaggio. Le carni di agnello arrosto e il bollito di manzo sono ricche seconde portate. Dolci… dal parrozzo, dolce a base di mandorle, ai calcionetti fritti fino alle ferratelle
E arriviamo nel Lazio, regione ricchissima di prodotti golosi. Cenone a base di bruschetta, fritto misto di baccalà, broccoli e carciofi alla romana, capitone marinato, pasta e broccoli in brodo di pesce di arzilla. Per il pranzo di Natale cappelletti in brodo e carni, tra le quali l’abbacchio al forno, il bollito misto e il tacchino ripieno. 
In Molise per la vigilia la tradizione vuole che si mangi di magro. Il giorno di Natale una zuppa di cardi, la pizza di Franz in brodo (piccoli pezzi di pizza a base di uova, parmigiano grattugiato e prezzemolo al forno), maccarun ch'i hiucc (maccheroni con cavolfiore, mandorle, mollica di pane, aglio, olio e pepe) e si conclude con i calciuni molisani, buonissimi dolcetti tipici del periodo natalizio.

La Campania. La sera del 24 non può mancare il baccalà, in pastella e accompagnato da antipasti di salmone marinato e affumicato e polipo all'insalata.

Tra le paste gli spaghetti alle vongole. Seguono spigole di mare al sale, capitone e baccalà fritti. Il 25 viene preferita la carne: una minestra maritata in brodo di gallina e il maialino al latte o gallina imbottita. Grandi sapori i dolci: cassata napoletana, mustacciuoli, struffoli e pastiera
Anche in Basilicata il baccalà è protagonista della tavola, spesso cucinato lesso e accompagnato da peperoni cruschi e preceduto da una minestra di scarole, cardi e verze cotti in brodo di tacchino e salame arricchita da formaggio. Famosi gli strascinari, pasta corta tirata a mano simile alle orecchiette, al ragù di carne.  
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In Calabria, uno dei piatti tipici delle feste è la “pasta china”, una pasta simile alle lasagne o a maccheroni giganti, ripiena di polpettine di vitello, salsiccia piccante al peperoncino, provola dolce, caciocavallo e pecorino. Non può mancare il fritto misto di verdure, con il cavolfiore e i lampascioni, cipolle selvatiche dal sapore amarognolo, capretto al forno con contorno di broccoli saltati con peperoncino. 
Natale in Puglia è festa grande. Il pesce è protagonista del cenone della vigilia con anguilla arrostita, baccalà in umido e fritto, servito con i lampascioni e cime di rapa stufate. Il 25 si preferiscono le lasagne al forno seguite da agnello e salsiccia alla griglia. I dolci sono tanti e buoni: dalle pettole, al torrone, i porcedduzzi, dalla frutta secca alla piccola pasticceria di mandorle. 
Approdiamo in Sicilia. Anche qui la vigilia è rigorosamente di magro, con pesce. Pasta con le sarde o con le cozze, anguilla e baccalà sono d’obbligo. Il giorno di Natale invece si inizia con le scacce ragusane, i cardi in pastella in brodo di gallina, gli anellini al forno con ricotta, il pasticcio di Natale e tanta carne. Trai dolci c’è l’imbarazzo della scelta: dai buccellati di Enna ai mustazzoli, dalla cassata ai tradizionali cannoli siciliani
Concludiamo il nostro viaggio in Sardegna. C’è chi cucina solo carne, in particolare il purceddu, famoso maialino sardo, o l’agnello arrosto. In prossimità delle coste la sera della vigilia si mangia pesce. A Natale invece non mancano i culurgiones de casu, ravioli di pecorino fresco con sugo di pomodoro, i salumi e le salsicce. A fine pasto ci sono le pabassinas, dolcetti a base pasta secca e uva passa, mandorle, noci, scorza di limone grattugiata e miele. 
E, per finire… bollicine a tutti! A ogni regione i propri vini, ottimi e unici.
Per una volta accantoniamo dunque le calorie, i valori nutrizionali e le proprietà benefiche. I toccasana che contano durante le feste sono per lo spirito. Una concessione di tanto in tanto fa bene. E, come si dice, alla linea penseremo l’anno venturo!

Francesca-Gnemmi

Francesca Gnemmi
Dichiara apertamente di non poter fare a meno di leggere, leggere per imparare ciò che ignora e conoscere se stessa nel suo continuo evolversi. Dalla passione per la lettura è nata quella della scrittura, o forse viceversa.
Poesie, favole e novelle ambientate nel dopoguerra e Il tempo delle lucciole, il suo primo romanzo storico edito da settembre 2015, sono frutto della costante necessità di tenere la penna in mano e afferrare i pensieri che si librano nella mente.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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