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In primo piano

[Libri] "I misteri di Chalk Hill" di Susanne Goga, incipit #98

Quella notte la luna sembrava sbiadita.

I-misteri-di-Chalk-Hill-Susanne-Goga-incipit

I misteri di
Chalk Hill

di  Susanne Goga
Giunti

cartaceo 5,87€
ebook 4,99€

La donna camminava sul prato ancora umido per la pioggia, sfiorando l’altalena appesa all’olmo per poi scomparire tra gli alberi che circondavano la casa come guardie silenti. Il vestito strusciava per terra, l’orlo era sporco di fango e i sassolini le pungevano i piedi scalzi, ma lei avanzò incurante, spalancò la porta di ferro che si apriva nel muro di cinta, e come un automa seguì il sentiero inoltrandosi nella foresta.
Il silenzio era assoluto, come se tutti gli esseri viventi si fossero nascosti per sfuggire alla luce pallida della luna. Poi un fruscio… forse un topo che guizzava tra le ultime foglie d’autunno. Per il resto, solo i suoi passi sul terreno morbido.
Si avvolse la sciarpa intorno alle spalle, mentre sulla corteccia liscia degli alberi si allungavano ombre sinistre. Conosceva ogni angolo di quel bosco, lo aveva sempre considerato casa sua. Ogni cespuglio sembrava chiamarla, ogni svolta del sentiero le era familiare. Eppure quella notte c’era qualcosa di diverso.
Si girò. Aveva sentito un rumore, ma vide solo le ombre dei tassi nodosi, i rami tesi verso di lei come braccia contorte. Tra quegli alberi c’era forse qualcuno, nascosto, che la stava seguendo? Tese l’orecchio… niente. Cercò di respirare con calma e di dare ai suoi passi il ritmo del respiro, uno dietro l’altro. Ormai era quasi arrivata.
All’improvviso scivolò su una foglia umida e fu sul punto di cadere, ma riuscì ad aggrapparsi a un albero, mentre il cuore le batteva all’impazzata. Strinse i denti e per un attimo chiuse gli occhi: sentiva i piedi freddi, la gelida umidità che le saliva alle caviglie, lungo i polpacci, fino alle ginocchia…
Eppure si costrinse a proseguire. Era il suo bosco, fin da quando era bambina. Le era stato sempre amico, non doveva avere paura di lui. Appena gli alberi si diradarono, si fermò e fece un respiro profondo. Sollevò la testa e guardò in alto, verso il cielo, verso la luna. Poi allargò le braccia, come ad accogliere la notte.

Dover, settembre 1890

Charlotte Pauly era in piedi sul ponte della nave, lo sguardo oltre l’acqua grigia, verso un luccichio biancastro che affiorava tra la nebbia. A poco a poco i contorni sfumati assumevano tratti più definiti, svelando una catena di scogliere bianche, incoronata dall’erba verde brillante. La costa sembrava troncata di netto, come da un colpo d’ascia: non digradava dolcemente verso il mare, ma terminava a picco sul vuoto. Charlotte s’immaginò quel lembo di terra crollare, sprofondando tra i cavalloni.
Quelle scogliere bianche non la inquietarono, anzi sembravano darle il benvenuto nel Paese straniero che presto sarebbe diventato la sua casa. Charlotte respirò profondamente per placare il tumulto di emozioni contrastanti che lottavano dentro di lei: aspettative, tensione, nostalgia, determinazione, dubbi. La terra che si era lasciata alle spalle la attirava indietro e allo stesso tempo la spingeva avanti. La Germania era e rimaneva la sua patria, era lì che aveva vissuto fino ad allora, e il pensiero di non tornare per molto tempo, di non sentire più quella lingua familiare, si allungava sul suo cuore come un’ombra. D’altra parte, però, gli ultimi mesi le avevano lasciato ferite che in quella terra non sarebbero mai guarite. La ricerca di un posto di lavoro in Inghilterra, l’addio alla famiglia, le valigie e la prenotazione della traversata per Dover erano stati gesti necessari, un taglio netto, ma meno straziante di una separazione lenta e dolorosa.
Sua madre non aveva mostrato la minima comprensione per quella scelta. «Bambina mia, ma cos’è successo?»

Charlotte aveva scosso la testa, nient’altro.

«Non puoi andare via solo perché sei infelice o insoddisfatta del tuo lavoro, è insensato. Avresti potuto cercarti un altro posto qui in Germania. In Baviera, magari. Dicono che Monaco sia molto bella, avresti potuto accompagnare i tuoi alunni sulle Alpi o in Italia…»
Per evitare altre domande scomode, Charlotte aveva replicato che per lei era un bene collezionare esperienze all’estero, in modo da poter insegnare meglio l’inglese ai suoi allievi in futuro.
«Ma chi ha bisogno dell’inglese, oggigiorno? La lingua della buona società è il francese!» aveva risposto la madre. «Se vuoi fare carriera, invece di sposarti come le tue sorelle, potresti farlo qui in Germania. Non sta bene che una giovane donna vada all’estero da sola. E con un buon lavoro può sempre capitare che qualche giovanotto come si deve…»
Prima che potesse terminare la frase, Charlotte si era chiusa la porta del salotto alle spalle. Nei giorni seguenti la madre aveva tentato più volte di farle cambiare idea, rinfacciandole di essere senza cuore a lasciare sola una vedova. La ragazza era riuscita a ignorare il senso di colpa pensando che in fondo entrambe le sorelle vivevano a due passi dalla casa materna. Ed era partita. Anche se le dispiaceva che si fossero lasciate in quel modo, sapeva che era inevitabile.
«Che bel panorama, non smette mai di stupire… non trova?» disse una profonda voce maschile accanto a lei.
Charlotte riemerse dai suoi pensieri e guardò l’uomo apparso all’improvviso al suo fianco. A parte i folti baffi ingialliti dal tabacco, aveva un aspetto curato. Si era tolto il cappello, come al cospetto di una vera signora.
«Lei vive in Inghilterra?» domandò Charlotte.
«Proprio così. Lasci che mi presenti… William Hershey, commerciante. Sto tornando da un viaggio molto lungo e molto lontano.» Indicò la terra alle loro spalle, alludendo alla Francia, all’Europa e chissà a quale altro angolo di mondo. «Ma niente tocca il mio cuore come la vista di queste scogliere. Posso?» Sollevò la mano destra, in cui teneva una pipa. Charlotte annuì.
«Sì, è molto bello, davvero.»
«E lei da dove viene? Se mi permette la domanda…» Aspirò più volte, fino a quando la pipa non iniziò a tirare, poi buttò il fiammifero oltre il parapetto. «Sento un leggero accento. Olanda? Scandinavia?»
«Charlotte Pauly. Vengo dalla Germania.»

Quarta di copertina
"I misteri di Chalk Hill" di Susanne Goga, Giunti, 2015.

Un romanzo storico pieno di mistero e romanticismo. Atmosfere vittoriane per una storia ambientata nella campagna inglese che unisce brivido e sentimento in un crescendo di suspense e colpi di scena.
Con I misteri di Chalk Hill Susanne Goga riesce a fondere due generi letterari, il thriller e il romanzo storico collocando l'intera vicenda sulle colline del Surrey alla fine dell'Ottocento.
Quando Charlotte vi approda per la prima volta e si trova davanti alla splendida tenuta di Chalk Hill rimane senza fiato: l’imponente villa, sormontata da una torretta e circondata da alberi secolari, è il luogo più affascinante che abbia mai visto. Qui potrà finalmente iniziare una nuova vita, dopo aver lasciato Berlino a causa di uno scandalo che ha compromesso la sua reputazione di istitutrice.
Chiamata a occuparsi della piccola Emily, Charlotte si rende subito conto che una strana atmosfera di mistero aleggia sulla casa: la quiete è quasi irreale, il papà di Emily è gelido e altezzoso, la bambina è tormentata ogni notte da terribili incubi e dice di vedere la madre, scomparsa un anno prima in circostanze misteriose.
L’affetto per Emily spinge Charlotte a voler capire cosa stia succedendo a Chalk Hill, ma nessuno dei domestici osa rompere il silenzio imposto dal vedovo sulla morte di Lady Ellen. Solo con l’aiuto dell’affascinante giornalista Thomas Ashdown, Charlotte si avvicina alla verità, una verità sconvolgente, ben sepolta tra il mistero e il romanticismo di quelle antiche mura.

★★★★★

Il buon giorno di vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

Tutti i nostri incipit:


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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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