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[Libri] "Schiavi di un Dio minore" di Giovanni Arduino e Loredana Lipperini, recensione di Beatrice Rurini

Schiavi-di-un-Dio-minore-Giovanni-Arduino-Loredana-Lipperini-recensione

Schiavi di un Dio minore, di Giovanni Arduino e Loredana Lipperini, Utet Edizioni, 2016. Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro oggi.

Lei è una delle penne di Repubblica e delle voci più brillanti di Radiotre, dove si alterna alla conduzione di Fahrenheit, e scrive libri mai banali; lui traduce, è il traduttore di Stephen King in Italia, ad esempio, e fa da consulente e script doctor aiutando editori e produttori a fare scelte meno ovvie. Sono un coppia di agitatori culturali, la definizione migliore per dire che fanno circolare idee (buone, ovviamente), sono attenti e riflessivi nei confronti del mondo che li circonda.
Questo libro incatena una serie di vicende in presa diretta, parla di persone (tante, che manco immaginiamo... e c'è la fila) che in nome del lavoro subiscono infiniti soprusi quotidiani, da non rendersene nemmeno conto.
Non è un romanzo, non è una raccolta di racconti, non è un saggio, anche se c'è scritto così. È la realtà cruda ed invisibile che diventa storia quotidiana, nascosta e dura, attendibile e accurata ma senza la sciorinatura delle percentuali. C’è la cronaca ma senza il nero dei rotocalchi peggiori o delle trasmissioni di punta.
Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria. 
Sono le persone medesime a diventare protagonisti di un libro che lascia senza fiato e senza allusione, senza una domanda e una risposta sensata ma col fluire della narrazione. La peculiarità del libro non sta solo nel racconto, ma nella prospettiva in cui gli autori cuciono le esperienze. A loro basta solo far vedere, magari allargando lo sguardo un po’ oltre la prima impressione e le prime parole.
Una volta letto il libro, si guarda con altri occhi ciò che ci circonda, a partire dal pc o magari la lampada che abbiamo appena acquistato. O il reggiseno particolare che non trovi nei normali canali di vendita. Un libro dolorosamente necessario.

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Schiavi di un Dio minore
Sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro oggi

Non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. La schiavitù si insinua nelle pieghe della modernità più smagliante: non c’è in fondo differenza tra i caporali dei braccianti e i braccialetti elettronici, i microchip, le telecamere e le cinture GPS, strumenti pensati per la sicurezza ma votati al controllo. Per non parlare della mania del feedback, del commento con le stellette, l’ossessione per il costumer care che mentre coccola il cliente dà un altro giro di vite alla condizione dei lavoratori.
E dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento.
Nella trionfante narrazione dell’oggi, tutta sharing economy, start up e “siate affamati, siate folli”, non c’è spazio per questi schiavi moderni. Ed è proprio raccogliendo le loro storie, le loro voci soffocate, che Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere.


di Arduino e Lipperini | Utet | Saggio
ISBN 978-8851134938 | ebook 2,99 € | cartaceo 11,99€

Beatrice-rurini

Beatrice Rurini
Del 1969, sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.

About Valentina Gerini

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