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In primo piano

[Libri] "Alaska" di Brenda Novak, incipit #102

Quando riprese i sensi, Evelyn Talbot non sentiva nulla.

Alaska

di  Brenda Novak
Giunti

cartaceo 12,67€
ebook 8,99€

Non riusciva neanche a vedere. Era buio, e il capanno in cui giaceva sul pavimento freddo e sporco non aveva la corrente elettrica.
O forse… non era più nel capanno?
I suoi pensieri erano confusi…
Magari era già morta. Era quello che si aspettava: sentiva che a differenza di molti altri non sarebbe sopravvissuta abbastanza a lungo da finire il liceo. Se fosse stata ancora viva, avrebbe dovuto sentire dolore. Aveva sofferto parecchio nei tre giorni in cui Jasper Moore l’aveva tenuta prigioniera in quel posto. Eppure in quell’istante non provava più nulla.
Non aveva senso.
A meno che non si fosse sognata tutto quanto. Era stato solo un terribile incubo? Presto si sarebbe svegliata, sarebbe andata a scuola, avrebbe trovato Jasper a cazzeggiare fuori dall’aula prima delle lezioni, addossato al muro insieme a qualche compagno della squadra di baseball, a discutere su dove cenare la sera del ballo di fine anno?
Immaginò di dirgli che lo aveva sognato mentre uccideva Marissa, Jessie e Agatha, tutte e tre le sue migliori amiche. Ci avrebbero riso su, avrebbero dato la colpa al film dell’orrore che avevano visto insieme poco tempo prima e lui le avrebbe fatto scivolare il braccio attorno al collo e l’avrebbe stretta a sé per baciarla: questo avrebbe sistemato tutto, e ogni cosa si sarebbe aggiustata.
Ma quel lampo di speranza che l’aveva attraversata durò poco. Il suo letto era ben diverso da quel terreno duro e spigoloso. Perfino il vecchio materasso che avevano portato lì nel capanno quando l’avevano scoperto, facendone il loro nascondiglio, era meno scomodo. Appena inspirò, Evelyn sentì odore di bruciato e ricordò Jasper che gettava un fiammifero acceso su un mucchio di legnetti raccolti nel bosco. Poi si era seduto lì per quella che le era sembrata un’eternità, su uno sgabello, a farsi una canna. Non aveva mai fumato erba, almeno non davanti a lei, e ormai stavano insieme da sei mesi. Ma quel Jasper Moore non era il ragazzo che lei conosceva; quel Jasper Moore era un mostro.
Mentre lui la osservava, Evelyn non aveva osato muovere un muscolo. Aveva tenuto gli occhi chiusi, senza vedere quel che lui faceva. Ma sentiva che la stava fissando attentamente. Voleva la certezza che fosse morta.

Dall’istante in cui aveva sciolto la corda con cui l’aveva legata, Evelyn aveva riacquistato l’uso delle mani. 

Lo sforzo per non portarsele alla gola e tamponare il sangue che sgorgava dalla ferita era stato enorme. Riusciva a malapena a non gorgogliare quando respirava, e il fumo che si addensava nell’aria rendeva ancora più faticoso ogni suo fievole respiro. Aveva temuto di morire soffocata se non, prima ancora, dissanguata. Ma l’istinto le aveva detto che la sua unica e sola possibilità era convincerlo di aver portato a termine il lavoro che aveva iniziato tagliandole la gola.
«Così impari a farmi incazzare, troia» aveva borbottato lui quando finalmente era uscito dal capanno, consegnandola alle fiamme che aveva appiccato per cancellare le prove.
Non appena se n’era andato, Evelyn aveva provato ad alzarsi, ma doveva essere svenuta. C’era ancora luce, tanto che si era immaginata Jasper che correva a casa per non arrivare tardi all’allenamento di baseball. Mentre la teneva prigioniera nel capanno aveva continuato ad andare a scuola. E ogni sera al suo ritorno le raccontava ridendo come l’intera comunità stesse cercando disperatamente lei e le sue amiche – perfino quello che studenti e professori dicevano in classe –, come se trovasse il tutto elettrizzante. Le parlava dei gruppi di preghiera, dei nastri gialli e dei giornalisti impazienti che tormentavano chiunque lei conoscesse a caccia del più piccolo dettaglio. Quando Evelyn gli aveva chiesto come facesse ad assentarsi di continuo per venire al capanno, lui le aveva spiegato che usava la scusa che anche lui stava partecipando alle ricerche. Quella
dell’innamorato in apprensione era una parte che sosteneva di recitare bene, e lei non ne dubitava. Jasper era capace di interpretare qualsiasi ruolo.
Di sicuro lei ci era cascata.
Se soltanto qualcuno avesse capito che le sue emozioni non erano sincere e l’avesse osservato meglio! Ma non sarebbe mai accaduto. Con i suoi lineamenti scolpiti, il corpo atletico, la mente acuta e i genitori ricchi, Jasper era così convincente, così credibile, così poco assassino. Nessuno lo avrebbe mai creduto capace di un simile crimine.

Serrando le palpebre, Evelyn si sforzò di ricacciare indietro le lacrime. 

A causarle la sofferenza peggiore era la crudeltà con cui lui aveva tradito il suo amore. Ma ora non poteva concentrarsi sul proprio cuore infranto. Avrebbe solo aggravato la situazione. Doveva pensare a respirare, o avrebbe semplicemente… smesso di farlo.
Con ogni probabilità le fiamme si erano spente da sole. Evelyn non sapeva come mai non l’avessero incenerita con tutto il capanno, come aveva programmato Jasper, ma sotto l’odore acre del fumo riconobbe un olezzo dolciastro e nauseante di carne in decomposizione. Il tanfo era peggiorato di giorno in giorno, diventando sempre più insostenibile. Jasper aveva detto che il pensiero delle sue amiche che assistevano alle sevizie con i loro occhi spenti glielo faceva rizzare. Era come se stessero facendo una scampagnata tutti insieme, divertendosi come ai vecchi tempi, con la differenza che adesso Marissa, Jessie e Agatha tenevano finalmente la bocca chiusa.
La violenza che aveva usato sulle sue amiche le dava i brividi. E la soddisfazione con cui ne parlava era quasi altrettanto agghiacciante. Evelyn non riusciva a dimenticare la scena che le si era presentata quando era venuta a cercarlo e l’aveva sorpreso mentre metteva in posa i loro corpi come manichini. Le aveva detto di averle ammazzate perché loro avevano cercato di convincerla a lasciarlo rivelandole che la settimana prima,
a una festa, lui ci aveva provato con Agatha. Come se la loro lealtà fosse una colpa. Non avrebbe permesso a nessuno di causargli problemi.
Il suo assassinio in realtà non era programmato, ma non sembrava che gli dispiacesse più di tanto, come se lei non fosse diversa o più speciale delle altre. Anzi, più la faceva soffrire più pareva goderne. Le sevizie gli avevano scatenato qualcosa nel profondo, lo avevano mutato. Lei non aveva mai immaginato che potessero esistere persone così.

Quarta di copertina
"Alaska" di Brenda Novak, Giunti, 2016.

Da un'autrice bestseller del New York Times, Alaska è un thriller ad alta tensione carico di atmosfera e di colpi di scena.
Stanno accadendo strane cose nel piccolo villaggio di Hilltop, remota località dell’Alaska dove l'inverno è così gelido da ottenebrare le coscienze. Da quando, tre mesi prima, è stata aperta Hanover House, una clinica psichiatrica di massima sicurezza che ospita con finalità scientifiche i più feroci serial killer d'America, nessuno dorme più sonni tranquilli e a nulla servono le rassicurazioni di Evelyn Talbot, la psichiatra trentenne e determinata che dirige l'istituto insieme al collega Fitzpatrick.
Soprattutto quando nella neve avviene un macabro ritrovamento: i resti di una donna, orrendamente martoriata. Per il giovane sergente Amarok è la conferma di ciò che ha sempre temuto: portare un branco di efferati assassini a pochi metri dalle loro case e dalle loro famiglie è stata una decisione estremamente pericolosa. Ma la sua fermezza si scontra con il fascino fragile e misterioso di Evelyn, il cui passato nasconde il più nero e atroce degli incubi.
E mentre una violenta tormenta di neve si abbatte sul paese rendendo impossibili i collegamenti e le comunicazioni, la psichiatra ha più di un motivo per pensare che quel primo omicidio sia un messaggio destinato proprio a lei e che l'ombra del passato la stia per raggiungere ancora una volta.

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

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