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In primo piano

[Libri] "La gemella sbagliata" di Ann Morgan, recensione di Elena Genero Santoro

La-gemella-sbagliata-Ann-Morgan-recensione

La gemella sbagliata, di Ann Morgan, Piemme, 2017. Può un nome condizionarci la vita al punto da determinare chi siamo? Può un’etichetta annullare completamente la nostra personalità e farci diventare qualcun altro?

È quello che succede a Helen, gemella omozigote di Ellie. Delle due, Helen è quella che comanda, quella che decide, è quella sveglia. Ellie invece è timida e impacciata, presa in giro da tutti, soprattutto dalla sorella. Nessuno la tratta come una persona intelligente.
Finché un giorno Helen non decide di scambiarsi con la gemella per gabbare la mamma e gli amici per qualche ora. Ci riesce talmente bene che nessuno le distingue, nemmeno la mamma. Ellie, però, ci prova talmente tanto gusto ad essere considerata interessante e amabile, che decide di rimanere Helen anche il giorno dopo e quelli successivi.
La vera Helen, diventata suo malgrado la nuova Ellie, entra in un vortice di equivoci che la condurrà alla follia.
Da quel momento nessuno le dà credito. La madre la tratta come un’imbecille. A scuola la mandano dalla psicologa. Ciò che esce da lei è sicuramente stupido, o sbagliato per principio. E lei rimane intrappolata nel pregiudizio: più prova a dimostrare di essere la gemella “giusta”, più la considerano matta. A quel punto le iniziano delle nevrosi vere, ma nessuno si stupisce, nessuno intuisce la differenza, perché tanto lei era quella strana. Così, suo malgrado, Helen-ora-Ellie incarna perfettamente il ruolo che ci si aspetta lei ricopra.
La struttura del libro è a capitoli alternati: il passato e il presente. Viene descritta a varie tappe la discesa agli inferi di Helen-ora-Ellie, la sua infanzia, la sua adolescenza, la frequentazione di cattive compagnie, l’uso di droghe, la caduta verso il basso a tappe forzate, mentre la sorella Ellie-ora-Helen vive una vita non solo normale, ma di successo. È una bella ragazza, piena di amiche, l’orgoglio della mamma, del patrigno e del fratellino Richard.
Negli altri capitoli c’è il presente. Helen ora si fa chiamare Smudge, “macchia” è un’artista squinternata dedita all’alcol che vive con un assegno di disoccupazione. Il disordine e la sporcizia da cui è circondata sono fastidiosi anche per il lettore.
Sembrerebbe dunque che i giochi siano fatti, ma è proprio qui che inizia il bello. Ellie-divenuta-Helen ha avuto un incidente stradale ed è in coma.

Il romanzo è pieno di sorprese, ogni capitolo apre un vaso di Pandora facendo luce su dettagli e riscontri che sembravano secondari. 

Senza voler fare spoiler è giusto dire che, più che un thriller, questo libro è un viaggio di grande introspezione psicologica alla scoperta della follia e della malattia mentale.
Si intuisce già dalle prime righe che il padre biologico delle bambine, che si è suicidato quando le figlie avevano quattro anni, doveva essere bipolare. In suo suicidio sarà il motore immobile di tutti gli eventi futuri.
Helen-divenuta-Ellie e poi Smudge è di sicuro disturbata mentalmente. Ad ogni capitolo le capita una disgrazia e in questo il libro mi pare un po’ esagerato. Quando il lettore pensa che le abbia viste tutte, gliene accade ancora una diversa e ciò pare impossibile anche solo per ragioni statistiche. In certi passaggi Helen-divenuta-Ellie ricorda un po’ qualche Incompreso di Dickens. Non c’è una sola persona che le dia credito, che non la tratti per lo meno con condiscendenza o pietà, nel migliore dei casi. Helen-divenuta-Ellie nell’arco di una decina d’anni non incontra una sola persona, un parente, un amico, che la rispetti e che la stimi e che creda alla sua assurda storia.
La vita della sorella però è meno perfetta di quanto sembri. Ellie-divenuta-Helen viene presentata solo dal punto di vista della gemella, a parte nel finale in cui si svela, di colpo, con tutte le sue sfumature e ci racconta anche la sua metà della storia. Smudge la chiama Hellie, un misto tra Helen ed Ellie, perché in fondo Ellie non è mai diventata veramente Helen, ma una versione di successo della vecchia sé.
Su Hellie le domande che il lettore si pone per molte pagine sono varie. Perché all’inizio, prima dello scambio, tutti la trattano come una poveretta? Perché la vera Helen si sente in diritto di sbeffeggiarla e di “darle una lezione”? E com’è possibile che questa bambina “stupida” e “rallentata” diventi improvvisamente sveglia e dinamica semplicemente cambiando nome?
Tutto ciò sarà spiegato e la spiegazione sarà plausibile.

Su un concetto, però, il libro mi pare averci azzeccato in pieno: se tratti un bambino (ma anche un adulto) come un idiota, alla fine questo crederà di esserlo per davvero. 

Persino gli psicologi e i pedagogisti raccomandano ai genitori di sgridare i bambini in modo corretto. A un figlio che sbaglia bisogna dire: “Hai fatto una cosa stupida”, ma mai dire “Sei uno stupido”, perché alla fine si convincerà di esserlo veramente. Se l’autostima di qualcuno, giovane o adulto che sia, viene minata ripetutamente e continuamente, questo qualcuno rimarrà per lo meno confuso.
È il principio del bullismo a scuola, quando un gruppo di ragazzi si accanisce contro un poveretto e lo erge a vittima designata. Poi capita che la vittima, magari, si suicidi, anche perché non regge al peso delle critiche e delle prese in giro continue e si convince di non valere abbastanza.
È il principio del mobbing in sede di lavoro. Se un capo ti fa sentire inadeguato al tuo compito, tu a un certo punto ti poni delle domande su te stesso e ti chiedi come sia possibile che magari fino a poco tempo prima il tuo operato fosse apprezzato e adeguato e da un certo momento in poi non lo sia stato più. Devi avere veramente una personalità robusta per non cedere alla tentazione di sentirti colpevole e di credere di essere diventato stupido o svogliato da un giorno all’altro.
È il principio della violenza domestica. Se un marito, la persona che dovrebbe amarti più di ogni altra, ti ripete continuamente che sei brutta e grassa, che non sai cucinare, che non sei desiderabile e che non vali niente, tu non puoi non sentirti manchevole. Anche in questo caso ci vuole una buona dose di sicurezza personale per riuscire a sottrarsi agli attacchi e per mandare al diavolo la persona in questione.
Ma se un adulto riesce a sottrarsi alle critiche degli altri, è perché durante la sua infanzia la sua personalità è stata rispettata e coltivata nel modo corretto. Se invece qualcuno ha minato la sua salute mentale in divenire, durante l’infanzia, quell’adulto avrà sicuramente dei problemi.
A Helen-divenuta-Ellie nessuno ha risparmiato nulla e sicuramente, con quel padre bipolare, nemmeno la genetica è dalla sua parte. Eppure Helen-divenuta-Ellie ha più risorse di quelle che immaginiamo e il finale lascia spazio alla speranza.

La gemella sbagliata

Helen ed Ellie sono gemelle. Identiche. Almeno così le vedono gli altri. Ma le due bambine sanno che non è così: Helen è la leader, Ellie la spalla. Helen decide, Ellie obbedisce. Helen pretende, Ellie accetta. Helen inventa i giochi, Ellie partecipa. Finché Helen ne inventa uno un po' troppo pericoloso: scambiarsi le parti. Solo per un giorno. Dai vestiti alla pettinatura ai modi di fare. Ed ecco che Ellie, con la treccia di Helen, comincia a spadroneggiare, mentre Helen si finge la sottomessa e spaventata Ellie. È divertente, le due bambine ridono da matte. Ci cascano tutti, perfino la mamma. Ma, alla sera, quando il gioco dovrebbe essere finito, e Helen pretende di tornare a essere se stessa, Ellie per la prima volta dice di no. Ormai è lei la leader. E non tornerà indietro. Da questo momento, per la vera Helen comincia l'incubo...
Un capolavoro di suspense e inquietudine, che riesce a raccontare in modo straordinario la discesa agli inferi della protagonista, nonché la facilità con cui si possono manipolare le persone e distorcere la realtà. Perché non tutto è come sembra, anche nelle migliori famiglie, e in quella di Helen ed Ellie ci sono molti più segreti di quanti le bambine stesse possano immaginare. Al punto che un gioco innocente, forse, non è mai stato solo un gioco.
Una lettura tesa e avvincente, che vi farà girare le pagine vorticosamente, e che fa di Ann Morgan una delle voci più sorprendenti del thriller psicologico.

di Ann Morgan | Piemme | Thriller psicologico
ISBN 978-8856657227 | cartaceo 16,58€ | ebook 9,99€
gli-scrittori-della-porta-accanto

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, ebook Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.
Immagina di aver sognato, PubGold.

About Elena Genero Santoro

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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