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In primo piano

[Cinema] "Beata Ignoranza", recensione di Mario D'Acunto

Beata-Ignoranza


Beata Ignoranza

REGIA Massimiliano Bruno 
PRODUZIONE Italian International Film, Rai Cinema
DISTRIBUZIONE 01 Distribution 
SCENEGGIATURA Massimiliano Bruno, Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi 
MUSICHE Maurizio Filardo
ANNO 2017

CAST
Alessandro Gassman, Carolina Crescentina, Emanuela Fanelli, Giuseppe Ragone, Luca Angeletti, Luciano Scarpa, Malvina Ruggiano, Marco Giallini, Massimiliano Bruno, Michela Andreozzi, Riccardo D’Alessandro, Susy Laude, Teodoro Giambanco, Teresa Romagnoli, Valeria Bilello




"Beata Ignoranza", la commedia realistica di Massimiliano Bruno. L'amicizia, la famiglia, l'insegnamento, i sani valori e le buone abitudini. Ma soprattutto, la digitalizzazione dell’essere umano: siamo capaci di fare un uso consapevole e positivo dei social network?

Filippo ed Ernesto sono due professori di liceo, fraterni amici di infanzia, che, separati per anni e anni da un destino che li ha resi rivali in amore e ha sconvolto le loro vite, si ritrovano un giorno per caso ad insegnare nella stessa aula. Filippo, insegnante di matematica perennemente online e “social” anche nei suoi metodi di insegnamento, Ernesto, insegnante di italiano, completamente e volontariamente fuori dall’universo dei social, che fa della sua profonda spiritualità ed intransigenza il perno del suo insegnamento. Immediata è la reazione e il risveglio di antichi rancori mai cancellati tra i due, che rientrano in accesa rivalità.
Lo stesso destino arriva a chiedere a entrambi una forte prova di personalità.
È Nina la personificazione del loro passato, figlia di Filippo, ma cresciuta parzialmente da Ernesto, invaghito della stessa donna amata da Filippo, Marianna, che ha perso la vita in un incidente stradale a causa di una distrazione da cellulare.
La giovane ragazza arriva come un fulmine a ciel sereno a ripresentare davanti agli occhi dei due protagonisti il conto dei loro comportamenti inadeguati. Nina convince i due a essere i protagonisti di un documentario da lei organizzato assieme all’aiuto di una piccola troupe e destinato a una casa di produzione americana. Filippo ed Ernesto dovranno sperimentare ognuno il rapporto con i social che ha l’altro, invertendo il loro modo di approcciare la tecnologia.
Nasce così una divertente e al tempo stesso profonda commedia, che vedrà i due protagonisti affrontare un viaggio identitario nella riscoperta del sé e del delicato equilibrio tra due opposte ed estreme posizioni: uomo social e uomo anti-social.

Filippo-Ernesto

Analisi filmica. 

La convinzione di poter dar forma a una perfetta ed esaustiva analisi, che tocchi ogni aspetto della narrazione cinematografica, è utopica. Per questo ho deciso di scegliere una prospettiva dalla quale scomporre e ricostituire il tessuto filmico di “Beata ignoranza”.
Il film tocca molte tematiche: l’amicizia, la famiglia, la moderna gioventù, l’insegnamento, i sani valori, l’utilizzo di contraccettivi, la prudenza alla guida, ma fondamentalmente ruota attorno a una tematica principale ed estremamente attuale: la digitalizzazione dell’essere umano. È su questa che intendo soffermarmi , per giungere al messaggio che il film mi ha lanciato.
Siamo di fronte a due personaggi antitetici, che incarnano due opposti rapporti con la tecnologia: “uomo anti-social” Ernesto e “uomo social” Filippo. In tale divisione potremmo già vedere il conflitto generazionale rispettivamente tra vecchia e nuova, tra ciò che è ormai passato e ciò che si configura come presente ed inevitabile futuro.
L’aspetto interessante è che, però, i due sono coetanei e l’avvenuta “digitalizzazione” di Filippo è lo specchio di una generazione adulta , che per rimanere al passo con i tempi, si pone sullo stesso livello della moderna gioventù e arriva a vivere una parallela vita virtuale, che irrompe come un macigno soffocante nel reale, rendendo labili i confini tra le due dimensioni.
L’opposto estremismo del loro rapporto con i social, viene interrotto da Nina, figlia di Filippo, cresciuta parzialmente da Ernesto, che, convincendoli a essere i protagonisti di un documentario , dà vita ad uno scambio di ruoli tra i due: è “astinenza social “ per Filippo e “immersione social” per Ernesto. Viene così mantenuta l’estrema distanza tra le due posizioni, ma questa volta i ruoli si sono invertiti. Nina ha ormai spezzato la divisione ed implicitamente chiede ai due di trovare un equilibrio, una via di mezzo, che consenta loro di essere partecipi nella moderna “società social”, ma che permetta di tenere ben distinti reale e virtuale.
È questa la provocazione e la sfida lanciata allo spettatore: siamo capaci di fare un uso consapevole e positivo dei social networks?
Chi ha inventato il cuscino, non immaginava certo che sarebbe diventato un mezzo di soffocamento.
( Cit. parziale dal personaggio interpretato da Michela Andreozzi) 
La sfida, con le inevitabili e divertenti conseguenze del caso, raggiunge risultati inaspettati nelluniverso diegetico, ma in fondo già prevedibili in precedenza dallo spettatore. Ernesto si sente più se stesso nei panni del suo alter ego e Filippo riscopre l’autentica poesia della vita, depurata da ciò che lui stesso definiva “ estensioni del nostro cervello”.

Ormai tutto va verso una condivisione di percorso tra Ernesto e Filippo, come ci preannuncia la scritta “FINE”, proiettata sulle loro maglie. 


beata-ignoranza-fine

Non su una, ma su entrambe. E alla fine dell’esperimento ognuno torna nel suo ruolo di partenza, non completamente cambiato, ma sicuramente più maturo e capace di un uso più consapevole dei social. Non si cambia, non c’è bisogno di essere profeti, ma si può migliorare.
Emblematica a tal proposito la sequenza della visita a Nina di Filippo, in ospedale, successiva al suo parto. Ernesto invece è più sfacciato di prima, ha finalmente rotto la sua estrema intransigenza.
Dunque un perdono reciproco e una folata di ironica leggerezza, che lascia presagire un rapporto molto più sereno tra i due. Il cambiamento di angolazione della macchina da presa e il suo progressivo innalzamento, stagliano i due personaggi  in un ambiente artificialmente illuminato dalle luci dei lampioni, che danno vita a zone di luce ed ombra, metafora dei loro alti e bassi, su quella strada comune che, in fondo, Filippo ed Ernesto hanno sempre percorso, ed ora più che mai.

Messinscena e montaggio.

La costruzione del profilmico si basa su un ambiente parzialmente ricostruito, ma ci troviamo comunque di fronte a luoghi che rappresentano una situazione verosimile e non certo una messinscena espressionista.
Il montaggio, a tratti parallelo, a tratti invisibile e sicuramente ellittico, è particolarmente funzionale al messaggio che l’istanza narrante intende lanciare. I due protagonisti, infatti, fanno uso molto spesso dello sguardo in macchina, che rende esplicita la finzione cinematografica e pone subito lo spettatore in un atteggiamento critico: "Tu spettatore osserva e renditi conto, non ti immedesimare, bensì rifletti". Questo sembra volerci dire il regista sin da subito, non permettendo alcuna identificazione spettatoriale con i due protagonisti. Dunque la diegesi e lo stesso montaggio, anche attraverso l’efficace trovata del documentario, sembra essere un’attuale “diretta Facebook”, tanto usata ai nostri giorni.

beata-ignoranza-selfie

Punti deboli e conclusione.

Risulta immediato il paragone tra “Beata ignoranza” e il film di Paolo Genovese, “Perfetti sconosciuti”, in cui tra gli interpreti c’è lo stesso Marco Giallini. “Estensione del nostro cervello” e “scatola nera”, sono espressioni che ritroveremo rispettivamente nei due film. Opposte sì, ma pur sempre ormai stereotipate.
Si fanno film, si scrivono canzoni e libri sugli aspetti negativi dei social networks, ma intanto se ne fanno incassi cavalcando l’onda. Inoltre il tono a volte troppo leggero della commedia, non riesce sempre a dare il giusto peso a messaggi importanti che vengono lanciati dalla narrazione. 
L’auspicio è che tali denunce diventino sempre meno numerose. Significherebbe che ciascuno di noi sta imparando a usare in maniera più consapevole i social. D’altronde, est modus in rebus.
Visione consigliata : si.




Mario-D-Acunto

Mario D'Acunto
Sono un cantautore e studente universitario in Letteratura, Musica e Spettacolo presso l’Università La Sapienza di Roma. Ho visto nascere la mia passione per la musica sui banchi di scuola, scrivendo il mio primo brano durante una lezione di Greco. Ho iniziato ad appassionarmi al cinema, materia di studio nel mio corso, con spirito critico. Mi piace viaggiare e rimanere incantato davanti alle bellezze della natura. Credo l'arte, che si tratti di musica, cinema o letteratura, sia una delle più alte manifestazioni dello spirito umano, da accogliere, condividere e trasmettere…

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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