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In primo piano

[Cinema] "Trolls", recensione di Stefania Bergo

TROLLS-recensione


TROLLS

REGIA Mike Mitchell, Walt Dohrn
PRODUZIONE DreamWorks Animation, Gina Shay, Dannie Festa
DISTRIBUZIONE 20th Century Fox
SCENEGGIATURA Erica Rivinoja
MUSICHE Justin Timberlake, Christophe Beck
ANNO 2016

CAST (doppiatori ita)
Elisa, Alessio Bernabei, Francesca Manicone, Carlotta Centanni, Emiliano Coltorti, Luigi Morville, Giuppy Izzo, Rossa Caputo, Gemma Donati, Gabriele Patriarca, Giorgio Lopez, Pino Insegno, Emanuela Rossi, Nanni Baldini, Stefano Thermes, Mirta Pepe, Micaela Incitti, Giulia Catania, Irene Trotta, Francesco De Francesco




"Trolls", il musical psichedelico in lana cotta e zucchero filato della Dreamworks: pop music, colori fluo e glitter, alla ricerca ossessiva della felicità. Per poi trovarla dentro di noi e scoprire che la vita può essere anche cup cake e arcobaleni.

Felicità e abbracci. O anche, Alla ricerca della felicità. Questi potrebbero essere valide alternative per il sottotitolo della pellicola della Dreamworks Animation firmata da Mike Mitchell e Walt Dohrn, basata sulle Troll dolls ideate dal danese Thomas Dam nel lontano 1959. Oppure Sii ottimista, e il mondo intorno a te sarà un carosello contagioso di colori e musica .
"Trolls" è proprio questo, un musical spettacolare di lustrini, glitter, colori fluo e musica come se non ci fosse un domani. Un concentrato di ottimismo e felicità, condito da computer grafica appariscente e ironia brillante, necessaria per rendere fruibile il film d'animazione agli adulti, oltre all'omaggio a brani musicali indimenticabili degli anni '70 e '80. 
La narrazione si apre con scene di cannibalismo... Sì, cannibalismo! Dato che per i bergen, giganteschi orchi predatori tra le creature più infelici del pianeta, l'unico modo per essere felici è cibarsi di troll. Per assicurarsi la felicità, dunque, tengono in schiavitù i piccoli folletti colorati sprizzanti gioia ed entusiasmo, destinati a nascere da un albero (in gabbia) e venire subito ingoiati nella notte di Trolstizio, come da tradizione. L'eroico re Peppy, però, riesce a organizzare la fuga di tutto il suo popolo, senza lasciare alcun troll indietro, al grido di "nessuno sarà abbandonato".

Vent'anni dopo, è la principessa Poppy a guidare le schiere dei troll, che ora vivono in libertà, al riparo, o quasi, dai bergen, in un coloratissimo e chiassoso villaggio nel bosco. 

trolls-cartoon-recensione

Poppy è la sorella gemella rosa shocking di Gioia, di Inside Out: ha lo stesso entusiasmo trascinante e un'irriducibile attitudine a trovare sempre il lato positivo nelle cose, risolvendo i problemi con canzoni, album pop up di ritagli colorati e abbracci di gruppo ad ogni ora. E il tutto pare funzioni, perché la loro esistenza procede serena, come se la vita fosse solo "cup cake e arcobaleni". 
L'unico che non condivide l'esagerato ottimismo glitterato di Poppy e la sua filosofia "balla, abbraccia, canta", è il suo amico d'infanzia Branch, che a tratti mi ha fatto pensare al Grinch, un troll dalle 50 sfumature di grigio. Vive, infatti, nella paura che i bergen possano tornare, rinchiuso per lo più nel suo bunker antiatomico, fornito di scorte alimentari per sopravvivere a 10 anni di isolamento nel caso in cui il villaggio venisse scoperto. E non si limita a essere pessimista, cerca di continuo di mettere in guardia gli altri, scoraggiando ogni entusiasmo.
I colori e le sfumature di grigio, dunque, a sottolineare la diversa attitudine delle persone. Del resto, chi è sempre cupamente preoccupato e si aspetta il peggio, il mondo non può che vederlo monocromatico, no?
Eppure, il destino dà puntualmente ragione al pessimismo, o forse alla cautela, di Branch. Nel giorno della celebrazione della Festa più grande del mondo, forse anche troppo iridescente e psichedelica, i bergen rapiscono un nutrito gruppetto di troll per cibarsene nel giorno del Trolstizio. Poppy, memore dell'insegnamento del padre, decide di andare a salvarli e, complice il suo inguaribile entusiasmo, chiede l'aiuto del suo amico a tinta unita, che nel tempo ha approfondito la conoscenza del nemico, apparentemente convinta che ogni situazione potrà essere affrontata "con un album di collage". Anche se il suo ottimismo viene smorzato dagli eventi che, lungi dall'essere sempre superabili con il sorriso e una canzone (vedi Rapunzel e la scena della bettola), le si accaniscono contro, le dinamiche sono caratterizzate da una leadership decisamente femminile contrapposta al timoroso maschio contemporaneo, paralizzato dalla preoccupazione per un futuro che vede denso di incognite e pericoli.

"Trolls" rimane comunque un film d'animazione ad appannaggio dei più piccoli, dove spiccano i buoni sentimenti, la fiducia nel futuro e soprattutto nel prossimo. 


La dualità colore-positività e grigio-negatività, è perfetta per trasmettere ai bambini l'effetto contagioso che il nostro umore e la nostra visione del mondo, siano essi positivi o negativi, possono avere su chi ci sta vicino, influenzando così, dirimpettaio dopo dirimpettaio, l'attitudine globale. Perché anche ai bambini sia chiaro che il mondo non cambia con le chiacchiere ma con l'esempio. Di forte impatto emotivo e visivo, a questo proposito, proprio per il gioco esplicativo dei colori, è una delle scene finali, quando Poppy si trova faccia a faccia con una realtà che non pensava nemmeno esistesse o, semplicemente, che non aveva mai preso in considerazione...
Il messaggio finale è prevedibile ma è bene ricordarlo anche ai bambini: la felicità non è qualcosa che possiamo mettere dentro di noi, forzatamente, come fanno in modo spaventoso i bergen, ma ce l'abbiamo già dentro, o per lo meno dovrebbe esserci. Del resto, pure gli orchi al solo pensiero di cibarsi di troll per essere felici già lo erano e questo è parso subito dannatamente evidente anche alla mia bimba di sei anni che si è chiesta: "Ma perché mangiano i troll se solo pensare alla felicità li rende felici?". Ed è quello che succede spesso anche alle persone, a quelle che inseguono il miraggio di felicità effimere senza rendersi conto di aver già tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere serenamente e pienamente la vita.
I dialoghi sono veloci, vivaci, spesso di una comicità surreale, a tratti nonsense, per nulla scontata, come il folle sketch in cui i due protagonisti si imbattono nell’assurdo ragazzo nuvola, i cui avvertimenti richiamano un altro trionfo allucinogeno del passato, "Labirinth".
La trama è forse scontata e spesso prevedibile, rivisitando anche il classico per eccellenza "Cenerentola", per cui buona parte del cartoon ne diventa una parodia a tinte sgargianti e disco dance.
La confezione pirotecnica si avvale di split screen e montaggi veloci, la computer grafica è efficace e ammaliante, il tutto pare girato in un mondo di lana cotta e zucchero filato, anche se non si raggiunge la perfezione della Pixar.

La colonna sonora è stupefacente, la vera anima trascinante del lungometraggio. 

Justin Timberlake, che è anche produttore esecutivo del film, firma le musiche, utilizzando brani inediti suoi, di Gwen Stefani e Ariana Grande, anche se il vero punto forte sono le hit del passato, tradotte opportunamente in italiano perché incorporate nella trama, come fossero elementi narrativi del musical. Anche se, a mio avviso, certi ever green, come la prevedibile True colors di Cindy Lauper, Celebration di Kool & The Gang o Total Eclipse of the Heart di Bonnie Tyler, sarebbe stato meglio trattarli con più reverenza, lasciando il testo originale, come del resto è stato fatto con The sound of silence, di Simon & Garfunkel.




Efficace anche la hit che accompagna le giornate dei bergenClint Eastwood dei Gorillaz, ormai convinti di non poter essere mai più felici dopo la fuga dei troll, abitanti di una lugubre città dominata dai toni del nero, grigio e marrone. La musica, infatti, non viene usata solo in chiave spettacolare, ma ha una fondamentale funzione narrativa, del resto, "Trolls" è un musical. E malgrado non sia un capolavoro, è un film che merita di essere visto con i vostri figli, perché forse è meno indimenticabile e spettacolare per gli adulti rispetto ad altre pellicole, ma riesce a trasmettere perfettamente il messaggio ai bambini, rendendolo con l'immediatezza dei colori e della musica.

Una curiosità.

Le bambole Troll, mostriciattoli di plastica con un ciuffo di capelli colorati, hanno iniziato a essere commercializzate nel 1959, anno in cui il taglialegna danese Thomas Dam, non avendo i soldi per comprare un regalo di Natale alla figlia Lila, ha creato la prima bambolina. Ma l'origine di questi personaggi è molto più antica e affonda le radici nel folclore scandinavo.





Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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