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In primo piano

[Expat] Vivere a Berlino: Francesca De Santis, assistente costumista, intervista di Valentina Gerini

Berlino-Francesca-De-Santis

Francesca De Santis e l'arte di creare abiti e outfit. Dal DAMS di Roma al cinema, come assistente costumista, in una Berlino dinamica, ricca di opportunità ma a misura d'uomo.

Conosco Francesca dai tempi delle medie. Siamo state compagne di scuola fino alla maturità ed è, per me, una sorella più che un’amica. Ha sempre seguito la moda anzi, si può dire che lei la moda la facesse. Dai capelli, ai vestiti… non la vedevi mai due volte con la stessa cosa! E poi era una ragazza multitasking. Mentre gli adolescenti si rincitrullivano di spinelli e musica a palla, lei andava a danza, seguiva gli scout, coltivava passioni per la moda, il cucito, i film, guardava i programmi in seconda serata, leggeva… Insomma non mi meraviglia che adesso sia arrivata dove è arrivata.
Ve la presento brevemente: Francesca De Santis, classe 1986, nata e cresciuta in Toscana, come me, ha studiato a Roma, ha viaggiato molto e si è stabilita (momentaneamente) a Berlino, dove lavora come assistente costumista nel mondo del cinema e dello spettacolo. Ma come ci è arrivata fino a lì? Chiediamolo a lei…

Ciao Francesca, ben ritrovata! È un piacere immenso per me intervistarti e mostrare al pubblico che anche i giovani della nostra generazione, quella senza un lavoro fisso, che si sposa o fa figli in tarda età, qualcosa lo combina lo stesso. Raccontaci: cosa fai a Berlino e di cosa si occupa una costumista?
Ciao Vale, per me è un grande onore essere intervistata da te! A Berlino lavoro come stylist per riviste e designer, collaboro con artisti per la realizzazione di opere e come assistente costumista per cinema e tv. Sembrano tanti lavori, lo so, ma in realtà in questo campo bisogna essere molto flessibili, soprattutto se si è agli inizi. Negli ultimi due anni però sto lavorando sempre più spesso solo nel mondo del cinema e tv. Una costumista deve innanzitutto capire un personaggio e riuscire a visualizzarlo dandogli un’identità attraverso il vestiario. È un lavoro molto complesso visto che bisogna mettere d’accordo tre diversi individui: il regista, il produttore e l’attore che dovrà interpretare il personaggio. In qualità di assistente devo quindi combinare le mie capacità creative con quelle organizzative per poter permettere alla costumista di lavorare serenamente.

Il mondo del cinema è un mondo che, visto da fuori, sembra davvero magico. Ma che livelli di stress si raggiungono durante le giornate di ripresa? E come è lavorare con attori più o meno famosi?
Come hai appena detto, una giornata tipica può essere molto stressante: so quando inizio ma non so mai quando finisco. L’imprevisto è all’ordine del giorno, quindi devo essere preparata a qualsiasi evenienza e cercare di avere la soluzione ancor prima che il problema si presenti! Non avendo una sfera di cristallo a mia disposizione, l’unico modo per prevedere possibili inceppi è una comunicazione chiara e costante con i responsabili degli altri dipartimenti. Ogni giorno è completamente diverso dall’altro, quindi se da un lato non vi è modo di annoiarsi, dall’altro questo continuo cambiare alza molto i livelli tensione. Lavorare con gli attori non è sempre facile, credo sia importante instaurare sin dal primo incontro un rapporto di fiducia. Quindi a partire dalla prova costume si deve cercare di capire le esigenze specifiche e cercare di accontentare tutte le parti in causa. Devo dire che alla fine, nonostante lo stress accumulato, ho sempre avuto esperienze positive! 

berlino

Perché proprio Berlino? 

Cosa offre questa città che in altre non hai trovato?
Mi sono trasferita a Berlino sette anni fa grazie a una borsa di studio e quello che mi ha trattenuto è stato la sua dinamicità. È una città che offre tante opportunità pur conservando una dimensione più intima, a misura d’uomo. Una cosa che in altre grandi città è molto difficile da trovare. Credo sia il perfetto compromesso per chi vuole vivere in una metropoli, ma allo stesso tempo desidera ritagliarsi il proprio spazio come in una piccola realtà.

A volte, pur vivendo in una metropoli, la piccola vita di provincia manca. Ecco, sono curiosa, a te manca il nostro paesino, Ponsacco?
Chiaramente sono una “country girl” e le mie radici sono a Ponsacco. Quello che più mi manca è la famiglia e gli amici di sempre. Ogni volta che torno è come se non me ne fossi mai andata, ed è una sensazione straordinaria vedere che anche se il tempo passa il rapporto con le persone è rimasto praticamente immutato, come se ci vedessimo tutti i giorni!

Muro-di-Berlino

C’è qualcuno a cui ti capita di pensare quando sei all’estero?
Penso spesso a mio fratello, Daniele. Inutile dire che ha un ruolo importantissimo nella mia vita, lo reputo una persona genuina, nel vero senso della parola. Anche se siamo molto differenti nelle scelte che facciamo, per non dire opposti, riesco sempre a capire le sue ragioni e a nutrire una profonda stima nei suoi confronti. Per me rappresenta un punto di riferimento costante. 

Ma quando all’estero dici che sei di Pisa cosa ti dicono: “Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”?
A dire il vero gli stranieri invece che Pisa, capiscono sempre “pizza” come se, in quanto italiana, provenissi da una pizza gigante! Poi, quando specifico che Pisa è quella città con la torre pendente capiscono tutti e un buon 80% c’è persino stato. Ci tengo sempre a precisare che vengo da Ponsacco, un paese in provincia di Pisa.

Facciamo adesso un passo indietro. Come sei arrivata a Berlino? Cosa hai studiato e che percorso hai fatto per diventare assistente costumista?

creazione-di-Francesca-De-Santis

Festival-Fusion-Germania
Ho studiato al DAMS di Roma. Ho sempre avuto una spiccata passione per la moda ma non mi ero ancora resa conto che quella passione sarebbe diventata un lavoro.
Nel 2010 vinsi una borsa di studio per fare un tirocinio al English Theater of Berlin. Iniziai come assistente alla regia e, dopo due settimane, la regista e lo sceneggiatore decisero di affidare a me, novellina, la responsabilità della scelta dei costumi. Capii che era quello che volevo fare e, da lì in poi, è stato un percorso naturale: mi comprai una macchina da cucire e, dopo il tirocinio, mi iscrissi a un corso di modellistica.
Iniziai a lavorare per diversi atelier mentre creavo outfit per me o per i miei amici. È stato il periodo più caotico e creativo della mia vita! È curioso come le persone possano cambiare il tuo percorso con delle così piccole decisioni senza neanche rendersene conto.

La tua creatività non ha mai fine. Ogni volta che ci vediamo indossi un abito diverso, cucito da te personalmente. Questo Natale, infatti, per la consueta cena a casa mia, sei arrivata con un vestitino a fiori di lana con le maniche a sbuffo! 
Come si arriva alla creazione di un abito? Da dove prendi l’ispirazione?
Il processo creativo è molto soggettivo e intimo: non esiste un’unica maniera. Io come mi lascio ispirare quasi sempre dal materiale, soprattutto dalla trama e la consistenza di un tessuto. Inizio immediatamente ad imbastire la stoffa sul manichino per sperimentare le varie possibilità e direzioni che mi si offrono. Solo in un secondo momento inizio con la ricerca iconografica, che spazia dalla pittura classica a riviste di moda, fino ad arrivare ad immagini della natura (soprattutto animali e piante). In seguito incomincio a scarabocchiare un abbozzo di quello che sarà l’abito e torno a modellare sul manichino il tessuto, ma stavolta con le idee più chiare riesco a visualizzare meglio le forme. Una volta trovata la soluzione giusta faccio il cartamodello e successivamente cucio.
Sono un’eterna insoddisfatta quindi questo processo può durare molto tempo e in fase di realizzazione cambio molti dettagli. Il risultato finale raramente coincide con l’idea di partenza.
Trovo che l’originalità sia il risultato della fusione tra il vecchio e il nuovo.

Dalla moda alla passione per i viaggi: India, Nepal, Iran, Marocco, Birmania, Thailandia, Fuerteventura...

Fuerteventura

Oltre a essere un’appassionata di moda, sei anche un’appassionata di viaggi, di quelle che parte zaino in spalla, scarpe da trekking e chi s’è visto s’è visto. Ricordo di quando mi hai raccontato che in Iran la famiglia che ti ospitava ti ha portata a fare “la colazione del venerdì” con una zuppa disgustosa ma che, per educazione, hai assaggiato… Quali paesi hai visitato e quale, più di tutti, ti ha fatto sentire a casa?
Sono affascinata dai paesi orientali. Con il mio ragazzo abbiamo viaggiato molto in India e in Nepal e sono dei paesi straordinari. Ma mai come in Marocco mi sono sentita a casa. Ho avuto la fortuna di incontrare delle persone (adesso amici) che mi hanno accolta nelle loro case, fatto conoscere le loro città e accompagnata nel mio viaggio. È stato il mio primo viaggio zaino in spalla da sola, e dopo quella esperienza ci sono tornata altre tre volte. La prossima tappa sarà la Birmania.

KatmanduNepal

Ti sei sempre messa in gioco. Io ti conosco, so che la strada non ti è stata spianata da nessuno, tutto ciò che sei lo sei grazie alla tua tenacia e testardaggine e io ti auguro il meglio. Ma dicci, quali sono le tue aspirazioni future?
La strada è ancora lunga, vorrei diventare costumista a tutti gli effetti! Il mio sogno nel cassetto è fare un film con Wes Anderson. So che può sembrare stravagante, ma sognare mi aiuta a stare con i piedi a terra e mi sprona a raggiungere nuovi obiettivi.

Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Dopo la maturità scientifica e uno studio approfondito della lingua inglese inizia a lavorare all’estero. Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, occupandosi degli articoli di copertina per un mensile dedicato alle storie di paese.
Volevo un marito nero, 0111Edizioni.
La notte delle stelle cadenti, Lettere Animate.


About Valentina Gerini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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