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In primo piano

[Libri] "La prima sorsata di birra" di Philippe Delerm, recensione di Andrea Pistoia

La-prima-sorsata-birra-Philippe-Delerm-recensione

La prima sorsata di birra, di Philippe Delerm, Sperling & Kupfer,  2011. Lessico ricercato e dovizia di particolari per una raccolta di racconti sui brevi e fugaci momenti della vita.

Leggo sul retro:
Un libro che è stato un grande successo editoriale in Francia e in Italia. 
Successo? Questo libro? Ne siamo certi? A questo punto mi sorge un dubbio: o sono io che non capisco nulla di letteratura (e potrebbe anche essere) oppure la casa editrice ha un tantino esagerato.
Calma, partiamo dall’inizio: questo libro è una raccolta di storie brevi incentrate su piccoli, microscopici, episodi di vita quotidiana. L’autore si prodiga ad andare alla ricerca del particolare, della sfumatura, della sottile emozione che ogni senso coglie.
Detto così si potrebbe pensare penserebbe: "Wow, un libro zen pieno di metafore, di punti di vista oltre l’ordinario e di visioni della vita che arricchiscono il profondo e ci aprono la mente a nuovi stati di consapevolezza".
Illusi!
O meglio, qualcosa c’è, ma celato dietro la prospettiva di un francese che non ha come obiettivo primario sviscerare la natura intima delle cose in senso orientale, mistico e filosofico, ma descrivere azioni quotidiane solo per il piacere di renderle paragonabili ad un momento epocale, con parole raffinate e un lessico ricercato (forse proprio questo stile ha conquistato il popolo francese e nostrano).
Invece resterà deluso chi non troverà nei racconti un messaggio che vada oltre le righe, un insegnamento mirato o una metafora raffinata. Magari un senso profondo lo si trova anche, ma sarà stato voluto dall’autore o accidentale? Mai lo sapremo.
Al contrario, seguiamo senza apparente logica il susseguirsi degli episodi, dallo sbucciare i piselli all’acquistare le paste alla domenica, al punto che non si comprende il perché, tra tanti episodi quotidiani, ne abbia scelto uno a scapito dell’altro. Ci può stare l’incanto o la consapevolezza di compiere piccoli gesti, ma perché soffermarsi sulla natura di un Banana Split?
Certo, c’è una delicatezza nel descrivere certi particolari, un focalizzare l’attenzione sulle sfumature intrinseche di un episodio, un descrivere minuziosamente un gesto con parole forbice miscelandole sapientemente e con un’abilità fuori dal comune, ma il tutto finisce qui, senza alcun fine superiore o senza sottintendere qualche significato più intimo ed illuminante. 
Tuttavia, vorrei spezzare anche una lancia a favore dell’autore: sa scrivere, e anche molto bene.
Costruisce il racconto (ad esempio quello del caleidoscopio) con una tale maestria e fantasia da essere invidiato da chi scrittore non è o da chi vorrebbe esserlo ma non possiede certe doti.

L’autore imbastisce per ogni racconto una struttura straripante di punti di vista, di riflessioni inusuali con un linguaggio ricercato.

Anche se in certi episodi questo stile risulta inappropriato e portato talmente all’estremo da sembrare inverosimile e comunque solo  come un esercizio stilistico per dimostrare quanto sia bravo a giocare con le parole, giusto per il piacere di rendere spettacolare un episodio insignificante quale, ad esempio, il rumore della dinamo.
Un altro esempio lampante di quanto ho appena affermato, è il racconto sul Tour de France, descritto in modo epico, leggendario, con frasi ad effetto, quasi fosse la telecronaca dell’avvento del nuovo Messia, quasi fosse il racconto fatto da un appassionato sfegatato che va in estasi mistica solo a sentir pronunciare il nome di un ciclista, col risultato che al "comune mortale" tale descrizione risulta fin troppo ridicola e paradossale
Certo, fosse stato fatto per un singolo racconto si poteva anche soprassedere, ma ritrovarsi questa struttura in ogni episodio,  alla lunga risulta falsa e narrativamente stancante. 
Torno a ribadire che forse sono io a essere troppo esigente o ad avere aspettative troppo ‘zen’ per poter apprezzare appieno quest’opera, o forse, semplicemente, sono limitato al punto da non riuscire a vedere la magnificenza contenuta in una Banana Split o in una palla di vetro e a non comprendere appieno l’intento dell’autore di spronare il lettore a soffermarsi di più sulle piccole cose, sull’acuire i sensi verso ogni episodio insignificante e ad aprire la mente su ogni minuscola sensazione offerta da ciò che ci circonda. Potrebbe anche essere, ma ciò non toglie che personalmente ho trovato questa lettura un po' indigesta.
Nota positiva? È un libro di centocinquanta pagine che si legge in un batter di ciglia. 
Ergo, anche se non vi dovesse piacere, almeno non vi porterà via tanto tempo. Dateci comunque un’occhiata: chissà che magari voi non vi troviate  la chiave per capire l’universo. 

La-prima-sorsata-di-birra

La prima sorsata di birra

La prima sorsata di birra, le more nei boschi alla fine dell'estate, una conversazione attorno al tavolo della cucina sgranando piselli, il profumo delle mele in cantina, il rosso cupo di un bicchiere di porto da centellinare, il lieve fruscio della dinamo contro la ruota durante una pedalata notturna... 
Questi e altri istanti preziosi, colti nella loro immediatezza e assaporati in tranquillità, vanno a comporre l'incantevole libro di Philippe Delerm, una raccolta di racconti che afferrano al volo brevi e fugaci momenti di felicità. 
"La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita" ci riporta, con piccoli tocchi impressionistici e fresche pennellate di colore, ai ritmi lenti e sereni di una quotidianità ormai dimenticata.


di Philippe Delerm | Sperling & Kupfer | Narrativa
ISBN 8860617618 | carteceo 8,50€

Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande), YoucanPrint.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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