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In primo piano

[Libri] Marianna Iannarone presenta "La voce che non conosci" nell'intervista di Elena Genero Santoro

Marianna-Iannarone-intervista

In anteprima La voce che non conosci, di Marianna Iannarone, Eretica Edizioni, 2017. Tossicodipendenza, trasgressione, abbandono, criminalità, fragilità, violenza sulle donne e immigrazione, in una storia d'amore tra adolescenti.


LA-VOCE-CHE-NON-CONOSCI
LA VOCE CHE NON CONOSCI
 di Marianna Iannarone
 Eretica Edizioni
 Narrativa
ISBN 978-88-99816-04-9
cartaceo 13,00€

«Non dimenticare chi sei, da dove vieni, quello che eri, conosci anche la persona che sei oggi, cosa hai fatto per diventare ciò che sei, e considera quello che ora hai e non lasciartelo sfuggire. Il prezzo della libertà e della felicità è sempre alto.»
Una storia d’amore tormentata quella fra Angelica e Diego, due ragazzi irresponsabili che vivono di espedienti. La tossicodipendenza, la trasgressione, l’abbandono di un figlio, la criminalità, uno status sociale, l’abitudine, la fragilità, la violenza, l’accoglienza, un processo penale, il conflitto genitori e figli, l’illegalità, l’adolescenza e le cattive compagnie, tessono il destino di molte altre persone, legate in qualche modo ai due amanti. La voce che non conosci è quella di chi ami.


L'autore racconta



Marianna-Iannarone
Benvenuta nel nostro sito culturale, Marianna. Raccontaci qualcosa di te: chi è Marianna Iannarone nella vita di tutti i giorni?
È una domanda molto complessa a cui potrei rispondere in tanti modi, ma inizio così. Incarno il mito dei pseudo giovani in cerca di un posto nel mondo, nel mondo del lavoro però. Attualmente vivo in provincia e questo non facilita le cose. Sono dott.ssa in Editoria e Pubblicistica, ho conseguito da poco un master di I livello in “Giornalismo e Comunicazione”. Collaboro con una casa editrice, saltuariamente, non solo come autrice. Mi aggrappo alla scrittura e ai libri, come terapia d’urto e necessità continua di dovermi salvare da qualcosa. Probabilmente posso affermare di essere un’autrice emergente.

Questo è il primo romanzo che pubblichi?
La voce che non conosci” è il mio primo romanzo edito da Eretica Edizioni, ma non è l’unico che ho scritto. Ho collezionato numerose opere nel cassetto, prima di questa, a partire dall’età di 14 anni. All’epoca frequentavo un istituto tecnico per geometri poi però ho proseguito con gli studi umanistici, e non avrei mai pensato che la passione per la scrittura potesse divenire una professione (almeno è quello che mi auguro). Ho cominciato a crederci seriamente quando nel 2010 fui contattata da una casa editrice, per un contratto, a seguito dell’invio di un manoscritto “inedito” (rimasto tale), ma rifiutai. Ero lì a un passo dal sogno, ma non ero “pronta”, non era un buon periodo per me. Così quel sogno abbandonato è stato un opprimente rimorso, ma ho sempre continuato a scrivere fino a quando ho ritrovato il coraggio di riprovarci, e ho inviato “La voce che non conosci” che ormai è realtà.

Veniamo al libro, “La voce che non conosci”. Com’è nata l’idea?
L’opera “La voce che non conosci” è figlia del caos a causa dello stravolgimento dell’idea iniziale.
Mi spiego meglio.
Scrissi la prima bozza nel luglio 2014 ma strutturalmente non era suddivisa così, nel senso che la voce narrante era di Angelica e non esistevano personaggi come Federica, Simone, Eva, Guido; però Valeria la sorella di Diego nascondeva grandi misteri mentre ora riveste un ruolo marginale nella storia. Inoltre mancava la prima parte relativa ai furti al museo. La trama sostanzialmente c’era ma quando rilessi la bozza, a distanza di mesi, non ero più soddisfatta e ho preferito riscriverla. Ho innovato l’intera struttura, infatti nel testo non c’è una sola voce narrante, ma ogni capitolo è dedicato ad un personaggio che si confida con il lettore, scandendo emozioni, sentimenti, stati d’animo rispetto a delle situazioni vissute, ma che di riflesso potrebbero aver coinvolto, negli altri capitoli, altri personaggi. Le figure emblematiche intorno a cui si sviluppano le vicende sono quelle di Diego e Angelica, considerabili a tutti gli effetti i protagonisti. Probabilmente non è corretto definire ogni personaggio il protagonista della storia, ma neanche affermare l’assenza di protagonisti. Si tratta di un romanzo tra “pari” perché ogni “voce” viene interpellata.
Ho deciso di strutturare l’opera in questo modo perché dalla conoscenza di me stessa ho nutrito, da sempre, l’interesse di scoprire l’altro, abituandomi ad ascoltare. L’altro infatti rappresenta la speranza e la condanna, ma noi tutti proviamo emozioni e sensazioni, se pur scaturite da esperienze diverse, che conducono alla conoscenza di ciò che è universale. Tutti ipoteticamente siamo l’altro. Per questo motivo ho voluto che non fosse un solo personaggio a raccontare la propria versione dei fatti, ma democraticamente che ognuno avesse uno spazio in cui esprimere il proprio punto di vista rispetto alla vicenda.
Nel libro, ad esempio, Diego deluderà spesso Angelica, anche inconsapevolmente, ma la ragazza sarà provata dagli eventi, mentre egli considererà eccessive le reazioni dell’amata. Il lettore però avrà la possibilità di capire le ragioni di entrambi.

Ci racconti di che cosa parla? A quale genere appartiene?

Angelica è una ragazzina irrequieta i cui problemi aumentano quando s’innamora perdutamente di Diego, un adulto poco raccomandabile che vive di espedienti e “mezzi-crimini”. La passione per l’arte li travolgerà in una storia d’amore, tormentata dalla tossicodipendenza del ragazzo e dal suo rapporto conflittuale con il padre. Un padre violento che riconoscerà, forse troppo tardi, di aver fallito nella sua vita, come padre e come marito. I genitori di Angelica si disperano perché in un momento così delicato come l’adolescenza della stessa, non riescono ad imporsi con una giusta educazione, o sono troppo rigidi o troppo permissivi. Così si rivolgono a Guido, un caro amico, pur di evitare che Angelica abbia problemi con la giustizia. Simone invece quando scopre che per motivi diversi: Angelica, Valeria, Marzia, Federica e Eva sono così vicine a Diego, viene bruscamente coinvolto in questioni apparentemente risolute. Eppure Samid riuscirà, anche lontano dalla sua patria, a rifarsi una vita e a trovare due veri amici nonché Diego e Angelica.
È un libro di narrativa, un romanzo a sfondo drammatico, per alcuni aspetti pulp, per altri rosa, non saprei dargli una esatta collocazione.

Qual è il target a cui ti rivolgi? Che tipo di lettori ambisci a conquistare?

È un libro per giovani-adulti e spero di poter arrivare ad entrambe le categorie. I fatti narrati mettono in risalto lo scontro generazionale tra genitori e figli. I personaggi coinvolti dimostrano che la maturità non può essere un concetto riconducibile all’età, specie quando gli errori dei “grandi” ricadono sui più “piccoli”, e Diego lo sa bene: “da un padre irresponsabile era venuto su un figlio responsabilizzato nella sua immaturità”. Non è l’unico motivo per cui il libro si rivolge a tale pubblico, ma proprio per i diversi temi presentati.

Quanto ti ha coinvolto intimamente la stesura di questo romanzo? C’è qualcosa di autobiografico?
Questo romanzo paradossalmente è quello che non sono mai stata. Nel senso che c’è poco di autobiografico, forse qualche rimando nell’essermi fidata troppo degli altri e di esserne rimasta delusa, in alcuni casi, in amore e amicizia. Oppure quando sottolineo l’importanza della famiglia, non solo quella di appartenenza, ma fatta di tanti affetti che vanno coltivati nel tempo, che diventano dei punti fermi su cui contare.

Criminalità, affari illeciti, tossicodipendenza… Per scrivere questo libro hai dovuto svolgere delle ricerche?
Sono appassionata di film che rientrano in questo filone, sicuramente tutto questo ha influito dandomi qualche spunto, ovviamente ho reperito qualche informazione sul web.
Inoltre affronto temi d’attualità come migrazione e violenza sulle donne, che purtroppo rappresentano uno spaccato della nostra società, e li ho raccontati attraverso Marzia e Samid. Due personaggi a confronto, molto simili per alcuni aspetti. Marzia è resa fragile e insicura da un marito inqualificabile come “uomo”, in quanto violento. Per anni subisce in silenzio, sperando invano di poterlo cambiare, mettendo a rischio la sua vita. Un bel giorno la donna fiorirà nuovamente, riuscendo a fidarsi ancora degli uomini, trovando la forza di spezzare le catene di un “non amore”, tipiche di un rapporto insano e malato.
La violenza che viene fermata con la violenza, non è la soluzione ma un fare nuove vittime e nuovi carnefici, come un’infinita corsa del male verso l’altro male.
Samid è un ragazzo senegalese costretto ad abbandonare la propria patria. Dopo un viaggio interminabile e disumano, riesce a mettersi in salvo, sbarcando sulle coste italiane. Numerose saranno le difficoltà che dovrà superare tra cui quella di integrarsi in una nuova terra, ma i pregiudizi, le accuse razziste, accompagnate alla violenza gli faranno pesare la condizione di “straniero”. Fortunatamente la malinconia, dovuta dalla lontananza da casa, viene resa più addomesticabile grazie ad Angelica e Diego.
Scoppiai in lacrime, ero un fiume in piena: ero gioia e disperazione. Non baciai terra, ma sorridevo, piangevo e sorridevo, urlavo: lo sgomento… […] Il primo pensiero fu a mia madre.

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso questo romanzo?

Il messaggio è la speranza. Inoltre sottolineo di quanto possa essere importante rivolgersi a qualcuno nei momenti di difficoltà, lasciandosi aiutare, ammettendo la propria debolezza, senza vergognarsene, specie nel caso della tossicodipendenza di Diego. Non solo, mi soffermo anche sulla seconda possibilità che la vita riserva a seguito di errori commessi, alla fiducia nell’amore e nei rapporti umani, nonostante le delusioni che sono anch’esse esperienze e vita.

Il finale chi l’ha deciso? Tu o i tuoi personaggi?
Il finale è stato deciso dai miei personaggi, probabilmente sono stata solo una loro pedina. D’altronde credo che essi abbiano più anima di quanto possa sembrare.

Grazie per essere stata con noi, Marianna. In bocca al lupo per i  tuoi progetti futuri.
Grazie a voi!
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Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Immagina di aver sognato, PubGold.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.

About Elena Genero Santoro

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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