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[Libri] "Io sono con te" di Melania G. Mazzucco, recensione di Elena Genero Santoro

Io-sono-con-te-Melania-Mazzucco-recensione

Io sono con te, di Melania G. Mazzucco, Einaudi, 2016. La storia vera di Brigitte, rifugiata congolese, che in Italia deve ricominciare a vivere dopo aver perso tutto: figli, lavoro, dignità. Per sfatare molti falsi miti sull'immigrazione.

Siamo nel 2013. Brigitte è appena arrivata dal Congo alla stazione di Roma Termini. È sola, spaesata, non capisce una sola parola di italiano, però conosce il francese. Ha perso tutto, la sua famiglia, i suoi figli, tutto ciò che aveva. Ha venti euro in tasca e non ha idea di quanto valgano, mangia ciò che trova nei bidoni della spazzatura, dorme come una barbona, non si cambia gli abiti da giorni. Quasi non ha idea di dove sia.
Da questo momento l’autrice Melania Mazzucco ci conduce attraverso due storie: quella del passato di Brigitte, in Congo, e quella del suo presente, in Italia. Ci racconta cosa abbia portato Brigitte a Roma e come la donna, attraverso aiuti vari, cerchi di ricomporre i pezzi della sua vita in Italia.
Ciò che sconvolge di tutto ciò è che la storia di Brigitte è vera e, peraltro, neanche troppo romanzata. La Mazzucco è molto brava a regalarci un romanzo introspettivo che non perde, per certi versi, i connotati di una cronaca.
Brigitte in Congo non era una povera derelitta. Era un’infermiera, una persona autorevole che aveva studiato, era la proprietaria di una clinica da lei stessa fondata. Aveva una posizione. Era stata sposata, ma era rimasta vedova e aveva quattro figli. Poi, per essersi rifiutata di commettere degli omicidi di rappresaglia politica, viene prelevata una notte dalla propria abitazione e portata in un luogo in cui subisce torture e violenze di ogni genere. Quando riesce a scappare (non vi rivelo come, altrimenti vi tolgo tutto il gusto della lettura) e ad arrivare in Italia, sa che non potrà mai più tornare a casa. Sa che se metterà ancora piede in Congo, qualcuno la farà fuori in un batter di ciglia. Confesso di non conoscere nei dettagli la situazione politica della Repubblica Democratica del Congo, ma deve essere abbastanza complicata e il Global Peace Index la pone al 152esimo posto su 162 nazioni: questo in effetti significherà qualcosa.

Il presente di Brigitte invece si svolge tra il 2013 e il 2016 e racconta della sua permanenza in Italia e del suo tentativo di integrazione. 

Brigitte viene letteralmente salvata da un sacerdote che la porta al Centro Astalli, il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia. Al Centro Astalli, Brigitte viene seguita da un’avvocata, Francesca, e da padre Camillo. Costoro, con pazienza e perseveranza, le indicano la strada per chiedere il permesso di soggiorno e per poter essere ospitata in una casa di accoglienza.
L’autrice, che a un certo punto confessa di non aver mai avuto molto a che fare con i preti fino a quel momento, parla di tutti questi volontari (religiosi e non) sempre in termini positivi e lusinghieri. Li descrive come dediti alla causa e mossi da genuino senso di giustizia. Loro, però, rimangono sempre sullo sfondo. L’unica protagonista incontrastata è Brigitte, che vive la sua odissea, che, a seguito delle orribili violenze subite, vive fenomeni di dissociazione e che viene pertanto seguita da uno psichiatra il quale le somministra anche delle medicine.

immigrazione-rifugiato

Questo libro, che, per scelta, racconta la storia di un’unica profuga, sfata diversi falsi miti sull’immigrazione e sulle storie dei rifugiati politici.

Intanto ci sono le motivazioni per cui Brigitte è venuta qui: se fosse restata a casa sua, sarebbe morta. E se si consulta sempre il Global Peace Index si capisce anche che le zone da cui proviene la maggior parte degli immigrati, o rifugiati, sono paesi in cui c’è guerra o ci sono pesanti conflitti di varia natura. Il che sconfessa l’idea dell’immigrato giovane, forte, bello, maschio e non poi così povero che viene in Italia per farsi mantenere.
Brigitte è donna e non avrebbe mai lasciato casa sua. Qui non è nessuno, non conosce la lingua e neppure il suo diploma ha un valore. Poi, con una sorta di fatalismo, sceglie di rimanere in Italia (“Dieu le veut”), perché l’Italia è il paese che l’ha salvata, ma la maggior parte dei rifugiati con cui viene in contatto ha tutti altri piani. In genere chi arriva in Italia sogna di andare in Francia o in Inghilterra.
C’è un motivo per tutto questo e viene detto esplicitamente: negli altri paesi la politica si occupa dei rifugiati in maniera assai più accurata che in Italia. I rifugiati vengono seguiti passo passo nell’integrazione, nell’apprendimento della lingua, nell’ottenimento di un lavoro. In Italia invece, una volta ottenuto il permesso di soggiorno (dal 2013 a oggi, dice l’autrice nelle note, anche le modalità per ottenere il permesso sono cambiate e diventate più restrittive), il rifugiato viene trattato alla stregua di un italiano: può fare richiesta per una casa popolare, per esempio, ma a differenza dei nativi non conosce la lingua, non ha una rete di amici e parenti che lo possano aiutare e tante volte si perde. L’obiettivo delle associazioni che seguono i rifugiati invece è di portare questi stranieri all’indipendenza, ma la faccenda è tutt’altro che semplice.


Le emblematiche difficoltà di Brigitte per venire a capo della propria vita sono snocciolate una per una e lei, che non è affatto una persona arrendevole, farà tutto quello che sarà possibile per integrarsi, imparare la lingua, trovare un lavoro. 

Verrà ospitata in una casa di accoglienza dove potrà stare per un anno e mezzo (con due rinnovi), ma a un certo punto saranno costretti a metterla fuori e a quel punto, per un po’, ricomincerà a dormire in una stazione ferroviaria. La casa di accoglienza peraltro le garantirà un pasto e un tetto sulla testa, ma non un reddito, non dei soldi di cui disporre. Poi Brigitte frequenterà dei corsi per assistere gli anziani, cosa che la abiliterà a fare qualcosa di simile a quella che era un tempo la sua professione. Il cammino però sarà lungo e faticoso e ci vorranno anni prima di ottenere dei risultati.
La questione dell'immigrazione appare quindi complicata e quello che si evince è che "da fuori", se non siamo coinvolti in qualche modo, ne sappiamo tutti molto poco. Inoltre le leggi sull'immigrazione puntualmente cambiano, a insaputa di noi spettatori e dunque è anche difficile trovare dei punti fermi e avere certezze sulla gestione del fenomeno.
Mentre scrivo questo articolo è cambiata la legge sull'immigrazione per i minori. Da questo momento, ai minorenni non accompagnati non sarà mai possibile negare il diritto d'asilo e il permesso di soggiorno. Da ora in poi un minorenne in territorio italiano sarà tutelato dalla legge come qualunque altro minore con la cittadinanza. Questo è un meraviglioso passo in avanti verso la civiltà, verso il diritto all'infanzia, eppure fino a ieri non c'era.
Non è un caso che il capitolo più straziante del libro della Mazzucco sia quello che riguarda i figli di Brigitte. Il dramma di quattro figli separati dalla madre è uno dei risvolti più tragici di questo tipo di immigrazione, anzi, è forse l’aspetto più deprimente.
Il finale è abbastanza amaro. Ma trattandosi di una storia vera, la speranza è che la conclusione debba ancora arrivare, che la vicenda sia ancora in divenire e che il lieto fine sia solo posposto di qualche pagina ancora da scrivere.

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Io sono con te

Due donne si incontrano per mesi, imparano a conoscersi, a capirsi, a fidarsi l'una dell'altra. Una si chiama Brigitte, arriva dal Congo, ha perso tutto e comincia a raccontare; l'altra si chiama Melania, l'ascolta a lungo e poi quella storia decide di scriverla.
Brigitte arriva alla stazione Termini un giorno di fine gennaio. Addosso ha dei vestiti leggeri, ha freddo, fame, non sa nemmeno bene in che Paese si trova. È fuggita precipitosamente dal Congo, scaricata poi come un pacco ingombrante. La stazione di Roma diventa il suo dormitorio, la spazzatura la sua cena. Eppure era un'infermiera, madre di quattro figli che ora non sa nemmeno se sono ancora vivi. Quando è ormai totalmente alla deriva l'avvicina un uomo, le rivolge la parola, le scarabocchia sul tovagliolo un indirizzo: è quello del Centro Astalli, lí troverà un pasto, calore umano e tutto l'aiuto che le serve. Di fatto è un nuovo inizio, ma è anche l'inizio di una nuova odissea. Io sono con te è un libro raro e necessario per molte ragioni: è la storia di un incontro e di un riconoscimento, di un calvario e una rinascita, la descrizione di un'Italia insieme inospitale e accoglientissima, politicamente inadeguata e piena di realtà e persone miracolose. Melania Mazzucco si è messa in gioco a ogni pagina come essere umano e come scrittrice, scegliendo una forma flessibile e nuova, esatta, personale, carica di un'emozione trattenuta e dirompente. Se in Vita aveva narrato l'epopea dell'emigrazione italiana, ora ribalta la prospettiva: guardando negli occhi questi uomini e queste donne, specchiandoci nelle loro storie, non potremo non riconoscere l'energia disperata che ci accomuna tutti, quando la vita ci ha travolti e tentiamo di rimetterci in piedi.

L'ha scelta fra mille possibili, come si apre una porta o si imbocca un sentiero. Perché è solo dentro gli occhi di ogni singola persona che si può vedere il mondo.

di Melania G. Mazzucco | Einaudi | Narrativa non-fiction
ISBN 9788806232535 | cartaceo 14,88€ | ebook 8,99€
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Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Immagina di aver sognato, PubGold.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.

About Elena Genero Santoro

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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