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[Libri] "La lingua geniale - 9 ragioni per amare il greco" di Andrea Marcolongo, recensione di Davide Dotto

La-lingua-geniale-9-ragioni-per-amare-il-greco-Andrea-Marcolongo-recensione

La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco, di Andrea Marcolongo, Editori Laterza, 2016. Il lessico, la sintassi, la storia, la letteratura, il DNA di una civiltà intera e dei nostri stessi pensieri.

Quando ci si avvicina alle lingue antiche non si parla di traduzione ma di versione. Preparare la versione di un testo greco (o latino) significa non tanto traslocare da un edificio all’altro, ma ricostruire l'edificio medesimo con materiali e in un luogo diversi, avendo cura di dotarlo di robuste fondamenta affinché stia in piedi.
In fondo, studiare una lingua vuol dire, più che tradurla, comprenderla. Per farlo occorre entrare nel suo spirito e, immancabilmente, conoscere la storia, la cultura e la civiltà di un popolo, la sua letteratura.
Lo sforzo quindi di accostarsi al greco (o al latino) a quattordici – quindici anni diventa titanico dato che su parecchie cose non si ha ancora esperienza, né diretta, né indiretta (a quell’età anche un forte lettore è agli inizi). Mancano gli opportuni riferimenti, la mente è un enorme cantiere. Per non parlare della grammatica della propria lingua madre, oggetto di profondo studio. Questa è la difficoltà: il ragazzo delle superiori non dialoga con coetanei che si esprimono in inglese, francese o spagnolo (il tedesco, per la sua struttura, merita un discorso a parte), ma ha tra le mani le opere, sopravvissute al tempo, di autori dai nomi importanti che in quell'idioma si sono raccontati. Il suo studio insomma non è ostico per un difetto di intelligenza o di memoria. Anzi, un abuso della memoria può essere un intralcio non da poco. 
Ogni lingua presuppone un particolare modo di vedere la realtà.  

Una prima criticità che si incontra nello studiare il greco deriva dall'applicazione di categorie della nostra lingua a quelle che ne sono sprovviste. 

La lingua greca non fissa l'azione in un momento preciso, non ne interrompe la corsa tra l'inizio e la fine. A essa interessa piuttosto il suo divenire, non tanto l'istante in cui avviene (quando essa si svolge: nel passato, nel presente, nel futuro?), ma il come (se l’azione è in corso di svolgimento, se è momentanea, se è compiuta). Il modo verbale impiegato, la stessa costruzione della frase sono già una riflessione intorno all'azione: nel suo compiersi o non compiersi, nelle sue conseguenze. Si consideri per esempio il congiuntivo che in italiano non sembra godere di buona salute, il quale contende il campo con l’ottativo ormai scomparso. Si tratta di un tempo verbale (l’ottativo) ricco di sfumature, utilizzato per esprimere i propri desideri; pone in evidenza – fin da subito – la possibilità o meno della loro realizzazione. Riflette sulla speranza di poterli concretizzare, sull’eventualità che qualcosa si frapponga ostacolandoli definitivamente. Si pensi solo a Eumeo - il porcaro del palazzo di Ulisse - che spera ma non crede più al ritorno del padrone.
Può apparire trascurabile che il greco antico (come il latino e il tedesco) distingua, nei generi, tra animato (maschile – femminile) e inanimato (neutro). Al pari delle altre lingue non è univocamente riconoscibile il femminile o il maschile delle parole, non ci sono regole, trucchi o algoritmi. Anche i numeri sono tre e non due; non ci si accontenta del singolare e del plurale. A essi si aggiunge il dualea esprimere un’identità duplice, una connessione tra due entità. Non semplicemente una coppia o il numero due.  Molto dipende dalla relazione che intravede chi scrive (es. due cavalli che tirano il medesimo cocchio). Se manca, non c’è ragione di usare il duale, ma il plurale: 
Coloro che hanno avuto il raro privilegio di amare davvero sapranno sempre distinguere la differenza di intensità e di rispetto che intercorre tra ‘noi due’ e ‘noi’, ma più non lo sanno dire. Per dirlo, infatti, ci vorrebbe il duale del greco antico.  
Vi sono poi i casi: nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo che si hanno pure in latino e in tedesco, per dominare i quali è necessario padroneggiare l'analisi logica e del periodo della nostra stessa lingua:
Grazie al suo sistema di casi e alla libertà dell’ordine delle sue parole, il greco, antico e moderno che sia, è una lingua che quando parla pensa, e pensa quando scrive. Sempre. 
Ponendo sul piatto tutti questi elementi (come viene concepita l’azione nei modi verbali; la questione dei generi e dei numeri; i casi) ben si capisce la difficoltà incontrata nell’avvicinarsi al greco antico. Il confronto tra la propria lingua madre (la cui grammatica si dà per conosciuta) con una lingua antica è irto di comprensibili ostacoli. Perché non si tratta di un semplice scambio di dizionario, in mezzo ci sono il lessico, la sintassi e molto altro: la storia, la letteratura, il DNA di una civiltà intera e dei nostri stessi pensieri.


La-lingua-geniale-9-ragioni-per-amare-il-greco

La lingua geniale
9 ragioni per amare il greco

«Innanzitutto questo libro parla di amore: il greco antico è stata la storia più lunga e bella della mia vita. Non importa che sappiate il greco oppure no. Se sì, vi svelerò particolarità di cui al liceo nessuno vi ha parlato, mentre vi tormentavano tra declinazioni e paradigmi. Se no, ma state cominciando a studiarlo, ancora meglio. La vostra curiosità sarà una pagina bianca da riempire. Per tutti, questa lingua nasconde modi di dire che vi faranno sentire a casa, permettendovi di esprimere parole o concetti ai quali pensate ogni giorno, ma che proprio non si possono dire in italiano. Ad esempio, i numeri delle parole erano tre, singolare, plurale e duale – due per gli occhi, due per gli amanti; esisteva un modo verbale per esprimere il desiderio, l'ottativo, e non esisteva il futuro. Insomma, il greco antico era un modo di vedere il mondo, un modo ancora e soprattutto oggi utile e geniale. Non sono previsti esami né compiti in classe: se alla fine della lettura sarò riuscita a coinvolgervi e a rispondere a domande che mai vi eravate posti, se finalmente avrete capito la ragione di tante ore di studio, avrò raggiunto il mio obiettivo.» 

di Andrea Marcolongo | Edizioni Laterza | Saggio
ISBN 978-88-581-2523-0 | cartaceo € 12,00  | ebook € 9,49


Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.

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