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In primo piano

[Libri] "Cosa sognano i pesci rossi" di Marco Venturino, pag. 69 | #101

Cosa sognano i pesci rossi, di Marco Venturino - Copertina

Cosa sognano i pesci rossi, di Marco Venturino, Mondadori, 2016. Un quarantacinquenne di successo, ricoverato in Terapia intensiva, e uno in crisi, il suo medico.


245 pagine | cartaceo 8,63€ | ebook 6,99€

Malgrado i tubi, la tracheotomia, il respiratore, il catetere, malgrado il fatto che devo essere cambiato e pulito come un neonato e che nessun giocatore d’azzardo, per quanto folle e temerario, punterebbe cinque lire sul mio futuro, io sono e continuo ad essere Pierluigi Tunesi, ex amministratore delegato, attualmente nelle vesti di pesce rosso, ma comunque essere vivente, pensante e, purtroppo, sensibile, con un passato e un presente. Nella mia vita mi sono fatto un mazzo grosso così, ho passato momenti neri e non mi sono scoraggiato ma ho continuato a tirare la carretta. Già, proprio così, ho sempre tirato la carretta e, con buona pace di Villa, non ho ancora detto basta. Anche se spesso ne avrei una gran voglia.
Per quanto possa sembrare bollito, ho ancora la testa che funziona e non mi perdo certe chicche che il buon Villa, suo malgrado, mi serve su un piatto d’argento. È stato qualche giorno fa. Villa e il suo codazzo sono entrati in pompa magna per quello che viene definito il “giro”. Una cosa che sta tra l’andare per negozi a vedere le novità del giorno, che saremmo ovviamente noi con le nostre ultime notizie dall’interno, e la fiera delle vanità intellettuali dove i più anziani utilizzano la propria esperienza clinica per fare colpo sui più giovani e i più giovani cercano di strabiliare i più anziani esibendo un intuito al limite della fantasia e una preparazione libresca che tenta di camuffarsi da vissuta. Non sempre il giro viene presenziato da Villa; il più delle volte è Gaboardi o chi per lui che con qualche rampollo più giovane o qualche collega più esperto esaurisce in una manciata di minuti questo rito quotidiano. Ma le volte che a Villa viene il ghiribizzo di partecipare al giro, allora questo viene svolto con tutti i crismi della sua ritualità.
Orbene, qualche giorno fa si fanno tutti intorno al mio loculo e dopo che Gaboardi ha recitato le litanie del caso (polso, pressione, esami del sangue, il piscio e tuta una serie di nefandezze che nella vita normale ti impedirebbero l’ingresso in società ma che qui sono l’unica cosa che ti distingue dal collega del letto accanto e che dunque ti dà una vera identità), Villa, non rivolgendomi neppure un’occhiata e quindi facendo a meno del solito moto di disgusto che prova nei miei confronti dice: “Fatemi vedere le lastre.”

~ 69 ~

Quarta di copertina
"Cosa sognano i pesci rossi" di Marco Venturino.

All'amministratore delegato di una importante azienda viene diagnosticato un tumore in metastasi avanzata. Non si potrebbe operare, ma un chirurgo famoso lo fa lo stesso. Salvo parcheggiare il paziente in terapia intensiva quando l'operazione non riesce. Tra quest'uomo ormai menomato, incapace di comunicare, in attesa della morte, e il medico di terapia intensiva che deve prendersi cura di lui, comincia un rapporto tormentato e umanissimo che l'autore descrive nei dettagli più personali, suddividendo il romanzo in capitoli, uno raccontato in prima persona dal malato, l'altro dal medico. L'autore è direttore di divisione di anestesia e terapia intensiva all'Istituto Europeo di Oncologia di Milano.


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