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In primo piano

[Musica] "Impressioni di settembre" della PFM, testo "fotografico" e suoni innovativi, di Paola Casadei

PFM - 1975

Genesi di Impressioni di settembre, uno dei maggiori successi della Premiata Forneria Marconi: la fotografia momento per momento di una mattina d'autunno, raccontata con suoni sintetici innovativi.

È vero, parlo di una canzone che ha qualche anno – era il 1971 –, di una delle canzoni più note della Premiata Forneria Marconi, o PFM, un complesso musicale rock progressivo italiano che ha avuto grande popolarità, sia in Italia sia a livello internazionale, formato da un quintetto di musicisti già noti al grande pubblico per le loro attività precedenti.
Franz Di Cioccio, il batterista, Franco Mussida, il chitarrista, Flavio Premoli, il tastierista, Giorgio “Fico“ Piazza, il bassista. Teo Teocoli è stato per un po’ il cantante, ma se ne è andato prima che diventassero la PFM. Poi altri sono entrati e usciti, per esempio Mauro Pisano.
Tra le band italiane progressive degli anni Settanta è stata l'unica a ottenere un vero successo fuori dai confini nazionali.
Nel 2015 la prestigiosa rivista inglese Classic Rock, ha inserito la PFM al 50º posto tra i 100 migliori artisti di tutti i tempi!
La PFM ha fatto all’inizio da supporter a gruppi come i Procol Harum, gli Yes, i Deep Purple.
Del concerto dei Deep Purple a Bologna, nel ’71, Franz di Cioccio racconta che sapevano che a eventi di quel genere in quegli anni ti potevano tirare dietro di tutto, non solo lattine o pomodori! Poi dice:
Eravamo al buio, perché nessuno si era preso la briga di accendere le luci. Ci sbrigammo e in pochi attimi le note di 21th Century schizoid man dei King Crimson esplosero dagli amplificatori avvolgendo la platea in un vortice di suoni che lasciò tutti senza fiato.
Tutte queste esperienze li hanno fatti conoscere al pubblico.
La Premiata Forneria Marconi, sempre nel 1971, aveva appena partecipato e vinto il Festival di Musica d’avanguardia e di nuove tendenze a Torre del Lago, con la canzone La carrozza di Hans. Subito dopo pubblicarono un 45 giri: il lato B conteneva appunto la canzone Impressioni di settembre. Era sempre il 1971, lo stesso anno in cui i Pink Floyd hanno registrato a Pompei l’unico concerto della storia del rock a porte chiuse.



La nascita della canzone è raccontata dallo stesso Franco Mussida.

Impressioni di settembre è uno di quei brani che sono usciti di getto, come un dono del cielo che arriva inaspettato, e al momento giusto. Un momento di ispirazione vissuto sul divano dei miei genitori, con lo sguardo sognante, le dita che trovavano da sole gli accordi che servivano ad accompagnare una melodia che esce di getto, un canto il cui sviluppo cercava di portarmi verso un culmine, una sorta di immagine di apoteosi, di supremo appagamento, di sfogo benefico e positivo che è sfociato nell’inciso musicale.
da www.pfmpfm.it

Questa canzone nacque così. Dopo, suppongo, vi saranno state apportate modifiche per adattare la musica al testo di Mogol, per esempio quella stupenda progressione di ventinove note dal sapore nuovo e mediterraneo cosi caratteristica e unica. Racconta Franz Di Cioccio:
Il testo è bello perché l’ha scritto Mogol, ed è bello perché lui uscendo di casa ha raccontato quello che ha visto la mattina. È talmente realistico perché, come sa fare Mogol, il brano è una fotografia momento per momento di quello che ha visto; la rugiada era vera, il cavallo era vero, e questo, insieme a quel suono, ha creato la suggestione.
da zon.it


Di quale suono parla? 

Impressioni di settembre è una canzone che ha un potere suggestivo particolare, qualcosa che ti prende allo stomaco. Come hanno fatto ? Cosa hanno usato ?
In un’intervista, Franz Di Cioccio spiega molto bene la nascita di quei suoni unici. Preferisco farvelo dire da lui:
[…] il ritornello c'era, ma era suonato, non cantato. Quell'inciso era talmente bello che ci sembrava di non avere a disposizione lo strumento adatto per farlo. Provammo con il flauto, ma non aveva la forza evocativa, lo facemmo con la chitarra, ma era troppo normale. Mancava lo strumento... ma questo strumento esisteva. [...] Era uno strumento dalle sonorità nuove, simili a quelle delle tastiere e dei fiati. Sapeva di terra, di cielo, di mare e di tutte queste cose insieme. [...] Si chiamava moog, dal nome del suo inventore ed era composto da tre oscillatori che creavano delle onde da mescolare insieme. [...] poteva sembrare tante cose ma era comunque sfacciatamente sintetico e tremendamente bello e affascinante, perché ti scuoteva. Era la prima volta che si sentiva un suono sintetico e ci entusiasmò. [...] Incontrammo il Signor Monzino quasi per caso, alla "Mostra dello strumento" del 1971. Aveva con se un prototipo di moog, il secondo, perché fino a quel momento lo possedeva solo Keith Emerson, che lo aveva ricevuto dal signor Moog in persona. [...] "Guarda, io penso che questo strumento potrebbe veramente dare una svolta alla musica italiana. Dallo a noi e ne venderai almeno dieci". Non so come, ma Monzino ci diede il moog. [...] Fu da questo successo che nacque l'idea di fare il primo LP. Quanti moog vendette Monzino? Molti più di dieci!
da www.pfmpfm.it

Poi venne anche il mellotron.

Flavio, il tastierista, dichiara che, insieme al moog, il mellotron è uno degli strumenti che più di ogni altro ha segnato la storia della PFM e la sua vita di artista.
Di Cioccio racconta:
Il mellotron è uno strumento estremamente delicato, non proprio il massimo da portare in giro tutti i giorni. Era come un registratore, con una serie di nastri tesi da molle. Ogni tasto ne azionava uno, ma si aggrovigliavano con estrema facilità. [...] La magica reliquia fu usata per la prima volta all’Altro Mondo di Rimini. Ad un certo punto abbiamo fatto spegnere tutte le luci, tenendo solo uno spot su Flavio che suonava.
da www.pfmpfm.it
A questo punto non resta che leggere le parole della canzone come una poesia, quindi ascoltarla e lasciarsi trasportare dalla melodia.

La PFM oggi

Testo Impressioni Di Settembre

Quante gocce di rugiada intorno a me,
cerco il sole ma non c'è...
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l'odore della terra odor di grano,
sale adagio verso me.
e la vita nel mio petto batte piano,
respira la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno e ancor piú in là,
sembra quasi un mare l'erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda...
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me:
faccio un passo, lui mi vede, è già
fuggito...
Respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so
sono un uomo, sono un uomo in cerca di se stesso
no, cosa sono adesso non lo so
sono solo, solo il suono del mio passo...
Ma intanto il sole tra la nebbia filtra già:
il giorno come sempre sarà.
Aria tersa d'un settembre che pare senza fine
aria già fredda
acqua già fredda...
intorno irrepetibili colori e silenzi
e foglie cadute e cadute
e nubi bige a rimpiettino
e il mio rabbrividire...
la giacca stretta al petto...
un sapore di uva...
e dita attaccatticcia...
e il giorno
come vai bello
come sempre possente:
Come sempre....


Paola Casadei

Paola Casadei
In origine farmacista e direttore tecnico di laboratorio omeopatico, ha lasciato Forlì per trasferirsi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ha insegnato musica e italiano. Ora risiede a Montpellier con la famiglia.
L'elefante è già in valigia, Lettere Animate Editore.
Malgré-nous. Contro la nostra volontà, traduzione, Ensemble Edizioni.
Dal buio alla luce. Il bisso marino e Chiara Vigo, traduzione, Cartabianca Editore.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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