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[Cinema] Monster Family: comicità immediata e risate di pancia per bambini, con una trama un po' troppo confusa, recensione di Stefania Bergo

Cinema - Monster Family - Recensione, cartone animato, cartoon

Monster Family: tematiche adulte affrontate con gag slapstick e risate di pancia, per un film d'animazione che parla soprattutto ai bambini, con le voci di Max Gazzè e Carmen Consoli.

Monster Family è il film d'animazione della Adler Entertainment, casa di produzione tedesca, uscito nelle sale italiane il 19 ottobre, tratto dal best-seller La mia famiglia e altri orrori di David Safier. E per certi versi ricorda Hotel Transylvania, anche se forse l'accostamento non era voluto dal regista Holger Tappe, sebbene i personaggi principali siano proprio quelli del celebre film d'animazione della Sony Pictures: Dracula, l'uomo lupo, la mummia e Frankenstein. Ma il confronto non gioca a suo favore e il risultato appare, ahimè, goffo e forzato.
La scena di apertura promette bene: castello spettrale, su un'isolata vetta innevata in cima a una cascata, da cui esce la scia musicale di un organo, suonato da tre piccoli pipistrelli, le macchiette dalla comicità immediata irrinunciabili nei film per famiglie. Ma la magia si spezza presto quando rientra il padrone di casa, il conte Dracula, ormai solo il lontano ricordo di una leggenda, che si finge soddisfatto della propria vita, cantando sulle note di Tom Jones, mentre invece è un insopportabile narcisista che soffre di solitudine. E a tratti perde pure la sua identità, stritolato un una tutina di pelle nera rubata dall'armadio di Batman.
Molto lontano da lì, in un'assolata New YorkEmma, madre soffocata dai problemi del ménage familiare, è in cerca di una finta dentiera per travestirsi da vampira per l'imminente festa di Halloween, o almeno così si intuisce, dato che non viene specificato. La trama appare fin da subito inconsistente, quasi banale, evidenziando una deludente mancanza di idee. Emma, ad esempio, contatta casualmente proprio Dracula pensando di rivolgersi ad un negozio specializzato in costumi, senza nemmeno tentare di contestualizzare l'antefatto. Solo curiosa coincidenza, dunque, che Emma abbia scovato chissà dove il suo numero? E lui si innamora della sua voce (ma potrebbe farlo di qualsiasi altra, data la sua astinenza di più di mille anni), dopo appena uno scambio di battute, mentre lei incorre nelle prime e forzate gag slapstick del film, entrando rovinosamente nella sua libreria con un piede incastrato  in un secchio di metallo, trascinandosi addosso l'attaccapanni, attingendo a piene mani dai cortometraggi della Warner Bros., come Gatto Silvestro o Willy il Coyote

Monster Family - Locandina, cinema, film, cartoon




Monster Family

REGIA Holger Tappe
PRODUZIONE Holger Tappe
DISTRIBUZIONE Adler Entertainment
SCENEGGIATURA David Safier, Catharina Junk
MUSICHE Hendrik Schwarzer
ANNO 2017

CAST (doppiatori ita)
Max Gazzè, Carmen Consoli, Valerio Abbondanza






Il film si rivela, dunque, destinato ad un pubblico decisamente infantile, sebbene tocchi tematiche adulte. 

Il marito di Emma, ad esempio, è preso di mira da un datore di lavoro che lo obera di impegni, sebbene scarichi lo stress esprimendosi a suon di flatulenze verdastre; il figlio più piccolo è vittima di bullismo a scuola, per via della sua intelligenza superiore; la figlia più grande è un'adolescente alle prese con le prime cotte e il desiderio di essere apprezzata per il suo aspetto; Emma cerca di tenere unita la famiglia senza successo, concentrandosi forse sul modo sbagliato, il divertimento, mentre è proprio nelle difficoltà del quotidiano che l'unità si riscopre. Ma Monster Family sembra far leva maggiormente sulle trovate disgustose, come le flatulenze, appunto, e la produzione di cerume che i vampiretti degustano come mashmellow al campeggio, che fanno immancabilmente ridere i bambini ma che forse risultano a lungo andare pesanti per gli adulti, data la loro ripetitività.
Rimane simpatica la trovata di trasformare una famiglia con ordinarie "mostruosità" in un quartetto di mostri reali, forse vere e proprie icone della migliore tradizione horror.  Ma come accade questo? Dracula si innamora della voce di Emma e sguinzaglia i suoi vampiretti, tra una leccornia e l'altra, per scovare chi sia la fanciulla che finalmente porrà fine alla sua solitudine. Senza nemmeno porsi il problema se la dolce metà sia felice o meno di convolare a nozze, intenzionato a ipnotizzarla pur di ottenere ciò che vuole: farla sua. E ancora una volta si fa riferimento a una triste attitudine di molti uomini, che sovente diviene anche causa di morte per molte "dolci metà". Questa, però, immagino sia un'astrazione del tutto personale, il film, come dicevo, pare rinunciare completamente alla complessità della storia e alla profondità dei personaggi, necessari per attrarre un pubblico più adulto, e ricorrere a una comicità immediata, punta a risate di pancia, senza l'ambizione di sollevare questioni. 
Ecco, dunque, che la pittoresca strega Baba Yaga, che parla come Yoda ma ricorda la strega di Ribelle (della Disney), viene incaricata di trasformare Emma in una vampira. Maldestramente, però, l’incantesimo non colpisce solo lei ma tutta la sua famiglia. 

Per tornare alle sembianze umane, Emma dovrà sconfiggere Dracula, la qual cosa accadrà riscoprendo prevedibilmente il dimenticato amore famigliare. 

E vissero per sempre felici e contenti? Sì, forse, tornando alla quotidiana mostruosità che c'è in ognuno di noi, quando cerchiamo sempre di dare la colpa dei nostri fallimenti agli altri, quando lasciamo che il lavoro assorba tutto il nostro tempo e trascuriamo gli affetti, quando cediamo all'odio, rispondendo violenza per violenza, quando abbiamo paura di affrontare le difficoltà e non riusciamo ad accettare che ci possano essere giornate storte, perché pensiamo di essere geneticamente obbligati a essere felici, a divertirci, mentre è nelle difficoltà, nella tristezza, che si riscopre l'empatia (non ricorda un po' Inside Out questo concetto? Gli scrittori dell porta accanto - Inside Out, le 5 emozioni che formano la personalità).
La trama è discutibile, un po' troppo confusionaria, senza un chiaro flusso temporale. Lo sviluppo narrativo è frammentario, si salta da una scenetta all'altra, come fosse un collage di cartoon per la TV. Ciò non toglie che il film sia godibile e che i bambini lo possano apprezzare, anzi. La grafica, che pur nulla ha a che vedere con la perfezione maniacale della Pixar, è comunque accattivante, punta su colori brillanti e disegni dai tratti definiti e collaudati. Mancano le sfumature, con il risultato di appiattire i personaggi, semplificandoli, ma rendendoli così più facilmente fruibili ai bambini, che comunque sanno cogliere il messaggio più forte che Monster Family veicola: l'amore famigliare che, oltre le discussioni e le vicissitudini, lega.

Il doppiaggio è stato affidato a degli esordienti del settore: Carmen Consoli presta la voce a Emma, Max Gazzè è un Dracula eclettico.

Carmen Consoli è una cantautrice che adoro, proprio per la particolarità del suo timbro, per le vibrazioni che sa far risuonare dentro chi l'ascolta. Ma nel doppiaggio, ahimè, non mi ha convinto: le meravigliose sfumature della sua voce si sono perse ed Emma appare senza slanci, con un mood piatto quattro stagioni, lo stesso per ogni occasione, come fosse un tailleur nero passepartout. Meglio Max Gazzè: sebbene ricordi vagamente l'accento simil-transilvano del brillante Bisio in Hotel Tranilvania, cui forse si è ispirato, la sua voce carica di profondità il personaggio altrimenti bidimensionale di Dracula. Il doppiatore del bambino è il vincitore di un concorso ideato appositamente per il film: Valerio Abbondanza di 11 anni, decisamente all’altezza del compito.
Altra nota stonata, è il caso di dirlo, la colonna sonora di Hendrik Schwarzer che, nel finale, incorre nell'impasse, a mio avviso, di riproporre una canzone ormai sdoganata da Cattivissimo Me 2: "Happy" di Pharrell Williams. Sì, è vero, è pazzesca, sì, è vero, il titolo originale del film è Happy Family, ma perché non cercare contenuti nuovi nel vasto, vastissimo panorama musicale per scrollarsi di dosso l'impressione di voler copiare dai primi della classe? 



Monster Family è dunque un piacevole film per bambini. Ma con qualche gag infantile in meno, una trama più realistica e definita, personaggi maggiormente caratterizzati e di spessore, avrebbe potuto esser destinato a un pubblico più ampio e tener testa a Pixar, DreamWorks o Disney.
«Ma mamma - mi ha detto mia figlia di sette anni - i cartoni animati sono per i bambini. I genitori li guardano solo perché i bambini mica possono andare al cinema da soli!».
Credo che non ci sia nulla da aggiungere. Buona visione ^_^


VOTO 6 E MEZZO


Stefania Bergo

Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.

Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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