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[Professione lettore] Fahrenheit 451, realtà distopica o profezia?, di Gianluca Santeramo

Fahrenheit 451, realtà distopica o profezia? - Libri, scrittori

Ray Bradbury è meglio di Nostradamus: Fahrenheit 451, un classico della fantascienza pubblicato nel 1953, un mondo distopico che mette al bando la cultura bruciando i libri. Immaginazione o profezia?

Parlare di un vero classico della fantascienza ancora una volta, per poi parlarne ancora, forse potrà sembrare un'inutile pratica di scrittura, ma non lo è, specialmente se il titolo in questione è Fahrenheit 451, di Ray Bradbury, vero mito della letteratura moderna.
Inutile dire se si tratti di un bel romanzo, di un brutto romanzo o di qualcosa di tiepido. Credo di poter asserire che solo i mangia-smartphone non siano neanche a conoscenza, quantomeno, della sua esistenza. Avevo già letto questo romanzo un po' di tempo fa, tant'è che mi sono accorto di come avessi dimenticato praticamente tutto, eccezion fatta per il messaggio che tutto il libro vuole trasmettere. Sarà che nel frattempo ho iniziato io stesso a darmi alla scrittura, ma adesso ha un sapore diverso. Un sapore che non è per niente dolce. Anzi è aspro, amaro... In verità fa proprio schifo.
Ray Bradburry, nella sua lunga carriera, è stato sempre un po' allergico alla letteratura chilometrica, preferendo i racconti brevi ad interi romanzi. Tuttavia, in poche righe è spesso riuscito a condensare significati e idee che ad altri scrittori avrebbero richiesto vere e proprie enciclopedie. È per questo che mi piace considerarlo uno dei miei maestri. In questo articolo, piuttosto che parlare della trama del libro, che basta usare bene lo smartphone, una buona volta, e se ne pescano a migliaia, vorrei estrapolare alcune frasi del suo contenuto, per dimostrare come Ray Bradbury, sotto sotto, sia meglio di Nostradamus.
Prima di addentrarmi nel discorso, mi piacerebbe far notare che Fahrenheit 451 è stato pubblicato, per la prima volta, nel 1953: stiamo parlando di sessantaquattro anni fa...

Non è stato il Governo...

«Nessuna meraviglia che i libri non si vendessero più, dicevano i critici; ma il pubblico, che sapeva ciò che voleva, con una felice diversione, lasciò sopravvivere libri e periodici a fumetti. Oltre alle riviste erotiche a tre dimensioni, naturalmente. Ecco, ci siamo, Montag, capisci? Non è stato il Governo a decidere; non ci sono stati in origine editti, manifesti, censure, no! Ma la tecnologia, lo sfruttamento delle masse e la pressione delle minoranze hanno raggiunto lo scopo, grazie a Dio!»
Va bene, diciamo brevemente di cosa tratta il libro, per i quattro che non lo sapessero. Montag è un pompiere del futuro che vive negli anni '60... Fa strano, lo so. Il suo compito è... Bruciare libri! Si perché si ritiene che il libro, quale maggior fonte di introspezione, sia causa di malumore nella società. Adesso mi piacerebbe che rileggeste il passo riportato almeno due o tre volte, intervallandolo con un momento di riflessione: non sembra essere stato scritto oggi stesso? Mi preme sottolineare, ad ogni modo, la seconda frase: «Non è stato il Governo...» 
Mi è capitato spesso di sottolineare lo stesso concetto. Solitamente io sintetizzo dicendo che non esistono complotti, ma solo commercio. In fondo alla gente che produce merce, si tratti di automobili o libri, non interessano i nostri gusti, se non per prevedere cosa produrre. A loro interessa vendere. Se noi fossimo un popolo di lettori, la pubblicità in TV sarebbe fatta di «Compra questo libro!» oppure di «Il nuovo capolavoro di...». Invece in TV ci sono solo auto, viaggi e smartphone. Lo sfruttamento delle masse esiste e si manifesta in questo continuo "compra, compra, compra..." e nient'altro, mi pare di averlo già detto in un altro articolo (Gli Scrittor della Porta Accanto - Questione di valute (e di punti di vista): lavorare per vivere o vivere per lavorare? ). Quindi è il popolo che sceglie, solo che non lo sa: questo è il vero problema. Bradbury lo aveva capito già, più o meno, al tempo in cui mio padre (!) stava imparando a camminare... Da notare che all'epoca, almeno sul fronte culturale, la situazione era più rosea di adesso.

Fahrenheit 451 - Libri, scrittori, copertina

Fahrenheit 451

di Ray Bradbury
ISBN 978-8804665298
Mondadori
cartaceo 10,20€ | ebook 7,99€

Non siamo tutti uguali...

«Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno viene fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura! Ecco perché il libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l'arma. Castriamo la mente dell'uomo. Chi sa quale potrebbe essere il bersaglio dell'uomo istruito?» 
Voi siete il mio bersaglio. Io sono stato il bersaglio di Bradbury. Parliamoci chiaro: se qualcuno vi dice che scrive un libro per se stesso ci sta, ma se nega di aver piacere di essere letto è solo un bugiardo. Si scrive per sfogo, si pubblica per condividere. La preveggenza di questo passo è sbalorditiva. Se ci fate caso, tutto intorno a noi sta diventando sempre più semplice. Ricordo il tempo in cui la gente non era capace di caricare un videogioco in un Commodore 64, una barzelletta di computer rispetto agli smartphone moderni. Come mai adesso tutti sanno usare la tecnologia se poi leggono di meno? Semplice: basta che tutto diventi «a prova di oco», ovvero sia fatto per ogni livello di stupidità. Io non so cosa ne pensino i lettori, ma sono sempre stato attirato da cose difficili, che se diventano troppo facili mi vanno in disgrazia. È un po' come se mi si rompesse il giocattolo. La semplicità è denigratoria. La semplicità non tira fuori il meglio di noi, anzi lo sotterra. Se sai fare qualcosa di difficile, a maggior ragione sei in grado di affrontare qualcosa di facile, mentre non è vero il contrario. La cosa più difficile in cui mi sia mai imbattuto è stato affrontare me stesso: i buoni libri ti portano a questo. Forse è quello che la gente teme sul serio...

Va tutto bene...

«Forse i libri possono aiutarci a uscire un po' da queste tenebre. Potrebbero impedirci di ripetere sempre gli stessi errori pazzeschi! Mai che sentissi quei furfanti idioti del tuo salotto dire qualcosa in proposito! Dio, Millie, non vedi? Un'ora al giorno, due ore con questi libri, e forse...» 
Per chi non conoscesse il libro, Millie è la moglie di Montag che passa tutto il suo tempo in un salotto circondato da televisori grandi come pareti. Lei li chiama "famiglia", e la cosa la dice lunga di per sé. Io vedo Millie ogni giorno in giro per la città, perché c'è Millie in ogni persona con le orecchie tappate da un paio di auricolari bianchi che naviga, solitaria, nel bel mezzo della folla. Gente che «Mi scusi, può avvisarmi quando arriviamo in stazione?» che poi gli urli di essere arrivati e manco ci sente. Lo smartphone, utilizzato in questo modo, è una "famiglia" portatile, è peggio del salotto di Millie. E come i furfanti del salotto di Millie, anche gli smartphone non dicono nulla a proposito di tenebre, perché dicono esattamente quello che la gente vuole sentirsi dire: «Va tutto bene». Serve della volontà per addentrarsi nei meandri del peggio dell'Umanità, per imparare qualcosa. Dico sempre che non scriverò mai qualcosa di totalmente felice perché non serve un manuale d'istruzione per la felicità: serve un manuale, casomai, per raggiungerla! E se non sei felice non puoi che essere triste, o qualcosa che ci va a braccetto. I libri, da sempre, non si nascondono dietro un dito per decantarti una natura inesistente, forse perché serve del pathos per alimentare la fiamma che porta uno scrittore a stendere fiumi d'inchiostro. Bradbury definiva la scrittura una "terapia".

Fahrenheit 451: "So few wont to be rebels anymore" - Libri, scrittori

Il significato delle cose...

«Non è delle cose che amo parlare, ma del significato delle cose. E mentre seggo su questa panca e mi guardo intorno so di essere vivo».
Vi svelo un segreto per smascherare le persone frivole: molto semplicemente, ogni volta che loro vi diranno di aver fatto questo o comperato quello, voi risponderete con un sorriso a 32 denti ed una semplice domanda: «Perché?». Ovviamente bisogna essere in grado di controbattere alla semplice difesa del tipo: «Perché mi piaceva», «perché lo desideravo», «perché è bello». Ancora: «Si, ma perché è così bello per te?». Tutto quello che succederà è che avrete il potere di smontare la maggior parte della gente intorno a voi. Alla fine ci sono solo due risvolti possibili: la rabbia, il senso dell'essere stati denudati, oppure la rassegnazione ad essere pecore. Sono davvero poche le persone che sono in grado di fornire un motivo per ogni cosa che hanno fatto in vita, e pazienza per il cocktail che costa due lire (non è che si possa processare proprio tutto, tutto, tutto...). Ma «Perché hai comprato una macchina così grossa? A cosa ti serve?». 
Stavo scherzando: questo è un ottimo modo per farsi dei nemici. Ma il punto è, per quanto non ci piaccia ammetterlo, che la maggior parte di noi fa, compra, agisce in merito all'impulso irresistibile di farsi apprezzare dagli altri. Quando qualcuno dice «È tutta colpa degli altri!» spesso appare come un presuntuoso, ma in fondo non ha tutti i torti, se non quello di aver apertamente dichiarato la sua debolezza di fronte al mondo. Fine. Le cose hanno un significato, si tratti di un filo d'erba o della tessera del cinema. Trovarlo rende liberi. Sul serio. Si inizia a comprendere che se ci troviamo in guai economici, se non riusciamo a vivere la giornata, se la vita ci sembra troppo pesante, spesso è solo colpa nostra. Non sono importanti le «cose», lo è il loro significato. Una chitarra vecchia e bisunta è testimonianza di un musicista in casa. Una chitarra nuova appesa al muro, sono 500€ buttati nel canale. Ma la chitarra rimane una chitarra. È solo sapendo cosa stai facendo sul serio che inizi a vivere sul serio.


Crea oppure distruggerai...

«Chi non crea non può fare a meno di distruggere. È una cosa antica come la storia e la delinquenza minorile».
Mai sentenza più veritiera... C'ho costruito un libro intero, attorno a questo pensiero. Si dimentica per essere liberi dai vincoli. Non si crea perché creare stanca. Siamo programmati per essere pigri, come tutto il resto del regno animale. Si tratta di risparmiare energie, perché vivere di caccia o sopravvivere alla caccia, per un leone come per un'antilope, sono attività a tempo pieno. Tuttavia non ricordo di nessuno di mia conoscenza che viva solo di cacciagione o che sia inseguito, costantemente, da un orso. Quindi cosa mai ne faremo di questa energia, che tra l'altro è facilissimo procurarsi nel negozio più vicino? Qualcuno creerà, altri distruggeranno. Sicuramente distruggere da le sue soddisfazioni, ma quello che non vi dicono mai è ch'è molto più semplice che creare. Così chi non è capace di creare un aereo magari si inventa il comitato contro le scie chimiche, chi non è capace di fare medicina un intero movimento no-vax e chi non sa scrivere, spesso, denigra chi lo fa, ma anche chi legge. Sono tutte forme di distruzione.



Per concludere...

Ho voluto solleticare la mente dei lettori con queste frasi estrapolate da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury perché il libro non ha bisogno di presentazioni, ma anche perché Lui era un tipo che amava scatenare i sentimenti della gente, piuttosto che raccontare storie fatte di botti e tecno bla bla. Bradbury è conosciuto per essere stato uno dei più autorevoli autori di fantascienza, ma in realtà ha scritto anche di storie di fantasmi e gialli. Nel campo della fantascienza, però, ha di sicuro il primato di aver introdotto qualcosa che molti altri autori, forse con un bel po' di maldestrezza, si erano dimenticati: i sentimenti, quelli veri. Nella fantascienza di Bradbury, che si sia su Marte o davanti ad un rogo di libri, i protagonisti rimangono sempre le persone.

Gianluca-Santeramo

Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
Renè, Zerounoundici Edizioni.

About Valentina Gerini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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