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[Libri] Fiorella Carcereri presenta: Diari di donne in panchina, nell'intervista di Silvia Pattarini

Fiorella Carcereri presenta: Diari di donne in panchina - Libri, scrittori, interviste

In anteprima Diari di donne in panchina, di Fiorella Carcereri, Arpeggio Libero Edizioni, 2017. Storie di vita, a volte ironiche, a volte crude, sempre molto vere.


DIARI DI DONNE IN PANCHINA - libri, scrittori, anteprima

DIARI DI DONNE IN PANCHINA

di Fiorella Carcereri
ArpeggioLibero 
Racconti
ISBN 978-8899655616
cartaceo 8,50 €

Cinque donne. Cinque diari. Cinque storie di amori cercati e non trovati.
Amori non trovati in cinque figure maschili, volutamente etichettate dall’autrice con diversi stati anagrafici. Figure maschili assai differenti tra di loro ma che, poste in determinate situazioni, reagiscono allo stesso modo, o in modo simile, a dimostrare che gli uomini, nel profondo, non cambiano.
La narrazione, nei cinque racconti, rivela tratti di acuta ironia, a volte addirittura di goffaggine, che si alternano con momenti di crudeltà, talvolta di brutalità, e di spietato desiderio di vendetta da parte della protagonista di turno.
Cinque storie di malintesi, sentimenti calpestati ed odio che corrono sul filo dell’alta tensione ma che rispecchiano, con triste verosimiglianza, molte storie di vita reale.
L’autrice punta a mettere in evidenza non tanto i tratti caratteriali più ottusamente maschilisti o più fermamente femministi dei suoi personaggi, quanto l’abissale diversità esistente tra la fragile, intricata e complessa sensibilità femminile e l’animo maschile, più primitivo ed istintivo.
Ed ogni volta, come ai primordi dell’umanità, Eva si ritrova tragicamente a ricercare comprensione e complicità proprio in Adamo, l’essere che per lei non rappresenta l’altra metà della mela, quanto piuttosto l’altro lato della medaglia o la metà oscura della luna.
L’altro, contrario ed incompatibile, l’altro sé.

L'autore racconta


Buongiorno e benvenuta. Come è nata l’idea di questa raccolta di racconti? È nata prima la trama o prima il titolo?
Questo libro costituisce in qualche modo il sequel del mio romanzo “Amore latitante” pubblicato, sempre con Edizioni Arpeggio Libero, nel 2013. Ne amplia i contenuti, sviscerando certi aspetti solamente accennati, lasciati intendere. In entrambi si parla di donne che amano troppo, spesso in modo masochistico, e si lasciano inevitabilmente attrarre da uomini sbagliati, o bugiardi o senza scrupoli. “Diari di donne in panchina”, come dirò nella dedica iniziale, è rivolto a tutte le donne che hanno sperimentato e compreso sulla propria pelle la differenza tra amore e amore a tutti i costi.
Trama e titolo sono nati in contemporanea.

Appartiene a un genere ben definito o accorpa più generi?
Non saprei inquadrarlo in un genere. Non è un rosa, almeno nel senso tradizionale del termine. Non è neppure un giallo. Sono storie di vita, a volte ironiche, a volte crude, sempre molto vere.

Si rivolge a un target di pubblico specifico?
Il target è sicuramente il pubblico femminile. Tuttavia, suppongo che il libro sia indicato anche per un pubblico maschile, anche se ristretto. Gli uomini che avranno la curiosità ed il “coraggio” di acquistarlo e leggerlo penso apparterranno alla categoria indicata nella mia dedica, e cioè alla categoria di coloro che NON si riconoscono nei protagonisti delle mie storie.

Ci ricordi i titoli delle tue precedenti pubblicazioni?
Silloge di poesie “Senza rete”, Edizioni Ensemble, 2013.
Romanzo “Amore latitante”, Edizioni Arpeggio Libero, 2013.
Romanzo “Con le spalle al muro”, Sensoinverso Edizioni, 2014.

A monte del tuo ultimo romanzo ci sta un lavoro di ricerca e documentazione?
Direi di no, nessuna ricerca, non trattandosi di un libro storico od altro.
Una ricerca c’è stata, in realtà, e molto profonda. Domande che, nel profondo del cuore, qualche volta non hanno trovato risposta.

E.M. Cioran affermava: “I libri andrebbero scritti unicamente per dire cose che non si oserebbe confidare a nessuno”. Ci anticipi qualche indiscrezione sulla trama, quanto basta per incuriosire il lettore?
Ogni personaggio maschile delle mie cinque storie appartiene a cinque stati anagrafici diversi. Ma, alla fine, il denominatore è comune... Ed ogni volta, come ai primordi dell’umanità, Eva si ritrova a ricercare comprensione e complicità proprio in Adamo, l’essere che per lei non rappresenta l’altra metà della mela, quanto piuttosto l’altro lato della medaglia o la metà oscura della luna. L’altro, contrario ed incompatibile, l’altro sé.

Qualcuno ha affermato che lo scrittore è un “ladro di vite”. Per creare i tuoi personaggi hai “rubato” la vita a persone di tua conoscenza? Ci sono esperienze autobiografiche?
Non ho rubato vite a persone di mia conoscenza, mi sono limitata ad osservare il mondo. Conosco l’animo delle donne. Conosco il mio. Conosco gli uomini a sufficienza. Tutto qua.

I luoghi delle storie: dove sono ambientate? Si è reso necessario un lavoro di ricerca per descrivere gli ambienti e i paesaggi o non è stato necessario?
In realtà, ci sono pochissime descrizioni di luoghi, a parte qualche raro accenno in un paio di storie. Le location fanno da sfondo. In primo piano, sempre le persone e gli stati d’animo.

Mi piace ricordare questa citazione di E.M. Cioran “Un libro che lascia il lettore uguale a com’era prima di leggerlo è un libro fallito”. Sulla base di questa affermazione ti chiedo: perché dovremmo leggere la tua raccolta di racconti?
Perché offre molti spunti di riflessione alle donne di una certa età che si sono ritrovate nelle stesse situazioni descritte e spero possa aiutarle a capire i loro errori passati. Inoltre, mi auguro anche che i contenuti possano servire da monito alle ragazze che ancora, fortunatamente, non hanno sperimentato certe esperienze. Insomma, un aiuto, da donna a donna.

Stralci d’autore: lasciaci uno spaccato accattivante tratto dalla tua raccolta di racconti “Diari di donne in panchina”.
Vivo in stand-by, in attesa di quel sorriso che Riccardo ha perso da anni, illudendomi che un bel giorno lui torni a guardarmi come allora. Sì, è vero, Riccardo c’è sempre, ma è come un geyser raffreddato, un geyser col getto al rallentatore. Forse tutti gli amori, anche quelli immensi, sono destinati ad evolversi verso questo stato di calma, di semi-stagnazione. Ma quando vivi da troppi anni in una sorta di limbo, quando sei ‘la donna in panchina’, a furia di non giocare la partita, i tuoi muscoli si atrofizzano, mentre te ne stai semisdraiata sullo zerbino di casa sua, sempre più logoro e scomodo…

Un proverbio svedese cita così: “in un buon libro la cosa migliore è fra le righe”. La tua raccolta di racconti si fa portavoce di qualche messaggio particolare, o si propone esclusivamente di intrattenere il lettore?
Direi che il mio libro, ed i miei libri in generale, non ha lo scopo di intrattenere. C’è sempre e comunque un messaggio di fondo che voglio lanciare.

Per concludere, sei fiera di ciò che hai scritto?
Direi di sì.

Grazie per essere stata con noi, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.
Grazie a Voi e grazie a te Silvia per avermi dato l’opportunità di questa intervista, un aiuto prezioso per divulgare il mio lavoro. Fiorella Carcereri.

Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.

About Silvia Pattarini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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