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Delos Veronesi presenta: Winter

Delos Veronesi presenta Winter - Gli scrittori della porta accanto

Anteprima | Intervista a cura di Silvia Pattarini. Winter, il nuovo romanzo di Delos Veronesi, Watson Edizioni, 2016. Un killer silenzioso e freddo come l'inverno, in un futuro distopico di sangue e violenza.


WINTER

di Delos Veronesi
Watson Edizioni 
Cyberpunk | Distopico
ISBN 978-8898036592
cartaceo 10,20€

In un futuro non troppo lontano, un killer silenzioso e freddo come l'inverno, si muove tra le opprimenti pareti di metallo delle colonie orbitali in cui gli esseri umani hanno dovuto esiliarsi. Non sa nulla del suo passato, gli scienziati del Progetto Newman gli hanno tolto tutto, anche il suo nome, per trasformarlo nella macchina da morte chiamata Winter. Cresciuto lontano da ogni contatto umano, immerso in un mondo di sangue e violenza, si ritrova a vivere in una realtà fatta di deboli ipocrisie e un classismo non meritocratico. Costretto a lottare ogni giorno per poter sopravvivere al suo stesso destino, dovrà fuggire o riuscire a sconfiggere tutti i soggetti del Progetto Newman che gli danno la caccia. Ma dopo il suo incontro con July, una ragazza in fuga per aver sorpreso il console Nick Nycros con uno dei boss della malavita, Winter si troverà coinvolto nell'avventura più complessa della sua vita: riscoprire la sua umanità.

L'autore racconta


Benvenuto a Delos Veronesi. Raccontaci brevemente di te: quando hai iniziato a scrivere e cosa?
Ho iniziato a scrivere circa quindi anni fa. Inizialmente racconti brevi fantasy o sci-fi che poi cancellavo perché non mi convincevano. So che può sembrare strano ma cancellare i racconti mi serviva ad evitare di fossilizzarmi sul compito utopico di rianimare qualcosa che non aveva il cuore di vivere. Scrivevo nel tempo libero e davo sfogo alla mia creatività creando personaggi improbabili che si muovevano in storie impossibili. Ho impiegato molto tempo prima di imparare a creare una storia con un filo logico.


Quanti libri hai scritto, quali sono?
Winter, edito da Watson.
Il destino della tigre, prima edito da Chihili e ora autopubblicato su Amazon.
Anna e Marta, Edito da Montecovello.
Ho scritto anche diversi racconti editi in molte antologie delle Edizioni Scudo, in 256K una vita digitale e per un’antologia di cui ho vinto il concorso dedicata a racconti ambientati nel territorio pavese.

Come è nata l’idea di questo romanzo Winter? È nata prima la trama o prima il titolo?
Prima è nato il personaggio, con la sua storia e i suoi problemi, le sue complessità e la sua vita difficile. Una volta delineato il protagonista, in cui ho riversato molto di me, è arrivata la trama ed infine il titolo che è stato scelto assieme all'editore. Il romanzo non è stato scritto a tavolino, decidendo anticipatamente ogni mossa ed ogni strategia, è nato pian piano da una macro trama che avevo in mente. Luoghi, azioni e dialoghi si sono incasellati “da soli” mentre scrivevo dando vita al contorno della storia principale.

A monte del romanzo ci sta un lavoro di ricerca e documentazione o non si è reso necessario?
In parte si. Trattandosi di un cyberpunk la parte di ricerca a cui mi sono dedicato era rivolta verso l’unico obbiettivo di rendere futuribile la storia e l’ambientazione. Ogni dettaglio tecnologico deriva, in maniera estremizzata, da qualcosa di attualmente concreto o in fase di studio. I traumi psicologici e gli studi del comportamento di massa (e di come evitarli per rendere vivibile l’ambiente spaziale) sono frutto di decine di ore di articoli e letture specifiche. La parte di arti marziali è vera e deriva dai miei 13 anni di partica. Ho investito molto nella ricerca ma il risultato è stato convogliato unicamente per rendere “credibile” i dettagli di ambientazione.

E.M. Cioran affermava: “I libri andrebbero scritti unicamente per dire cose che non si oserebbe confidare a nessuno.” Ci anticipi qualche indiscrezione sulla trama, quanto basta per incuriosire il lettore?
Winter rappresenta molti lati del mio carattere, dei miei problemi e delle mie paure. Lui è il mostro che vive indossando una maschera che non gli appartiene. Winter lotterà contro il più grande dei nemici, la sua umanità, ricevendo da essa colpi e ferite che nemmeno i sicari che gli danno la caccia saranno in grado di infliggergli.

Nei tuoi personaggi, anche in quelli secondari, c’è qualche esperienza autobiografica, o hai preso spunto da persone di tua conoscenza, oppure sono esclusivamente frutto di fantasia?
Tutto ciò che scrivo e che ho scritto prende spunto dalla vita che mi circonda. Perché inventare quando esiste una realtà più incredibile della fantasia? Se Winter è la trasposizione di una parte di me, Peter è l’immagine speculare di un mio carissimo amico. Quando scrivo mi metto in prima linea, indosso degli occhiali per distorcere la realtà e racconto ciò che vedo tutti i giorni. Ogni personaggio ed ogni situazione dei miei scritti proviene da quello che vedo attraverso quegli occhiali.

I luoghi del romanzo: dov’è ambientato? Hai scelto questa location per necessità, per moda o per altri motivi?
Il romanzo è ambientato sulla colonia spaziale di Stardust, una trasposizione futuristica delle megalopoli moderne in cui gli esseri umani sono costretti a vivere. La scelta del luogo nasce da una parte della trama portante che non posso spiegare ora per non rivelare nulla, ma non è prevaricante. Volendo avrei potuto ambientare la storia in altri luoghi senza necessità di modificarne la struttura.

Un tweet di Bermat cita così: “I libri non verranno uccisi dagli ebook, ma da quelli che comprano solo titoli presenti nei primi 10 posti della classifica”.  Che ne pensi al riguardo e com’è il tuo rapporto con gli ebook?
Io leggo Ebook per motivi di spazio (e anche di costo). Gli ebook sono la giusta evoluzione dell’editoria e non vanno demonizzati. Personalmente non riesco a fare a meno di annusare l’odore della carta e sentire sotto le dita la texture dei fogli, sensazioni che il digitale non può darti (per ora), ma non per questo non ho un ebook reader che utilizzo costantemente. Il problema dell’agonia letteraria non è dato dagli ebook ma dalla poca attenzione che sta ricevendo il mercato e dal profondo divario che divide le maggiori CE dal resto dell’editoria formata da tanti grandi scrittori che hanno il difetto di essere “sconosciuti”.

Mi piace ricordare questa citazione di E.M. Cioran “Un libro che lascia il lettore uguale a com’era prima di leggerlo è un libro fallito”. Sulla base di questa affermazione ti chiedo: perché dovremmo leggere il tuo romanzo?
Bella domanda. D’impulso direi che l’unico motivo per leggere Winter è quello di imparare cosa significhi cambiare. Nessuno di noi muore nello stesso modo in cui è nato, ma spesso perdiamo gran parte della nostra vita davanti all'ostacolo creato dalla necessità di un cambiamento, la paura di affrontare un nuovo percorso spesso di obbliga ad un’immobilità che col tempo arriva a logorarci. Winter ci dimostra che anche il più freddo degli assassini può trovare un briciolo di umanità.

Per invogliare il lettore a leggere il tuo ultimo libro lasciaci qualche stralcio d’autore, uno spaccato accattivante tratto dal tuo romanzo Winter.
Muovendosi con circospezione tra i tavoli, come se fosse la prima volta che vedeva il suo bar dal lato opposto del bancone, si diresse, con mal celata indifferenza, nell’angolo in cui si era seduto il giovane e gli porse un bicchiere di liquore aromatizzato.
«Questo te lo offre la casa.»
«Perché?»
«Hai bevuto più tu di tutti gli straccioni che ci sono qui dentro. Se hai i soldi per pagare, consideralo un premio, se invece non li hai, sarà l’ultimo bicchiere che berrai prima che ti spacchi il cranio.» Se non fosse stato per il tono di voce di Mahal e la sua quasi totale incapacità di sorridere, sarebbe potuta sembrare una battuta.
Era evidente che a quel giovane non mancavano i soldi e, se anche non li avesse avuti, l’olotemporizzatore che portava al polso gli sarebbe bastato per pagarsi un intero mese di bevute.
«Come ti chiami, ragazzo?»
Nessuna risposta.
«Sai, ne ho visti tanti come te» continuò il barista, cercando di instaurare un dialogo. «Tu non hai gli occhi annebbiati come gli altri, tu stai bevendo per un motivo preciso, non per abitudine. Vero?»
Nessuna risposta.
«In tanti anni che faccio questo lavoro, ho imparato che la gente beve per tre motivi: per dimenticare i dolori di una vita da schifo, per cercare qualcosa che gli bruci dentro e che lo faccia sentire vivo o perché non ha altro al di fuori del bicchiere. Tu perché lo fai?»
«Per tutti e tre i motivi.»

Il tuo romanzo si fa portavoce di qualche messaggio particolare, o si propone esclusivamente di intrattenere il lettore?
Personalmente penso che tutti i romanzi debbano intrattenere, debbano fare compagnia al lettore per il tempo che ci impiega a leggerli. Se poi, per bravura dello scrittore, si riesce a trarne anche un insegnamento è un plus che deve invogliarci a leggere altro. Winter vuole intrattenere e vuole raccontare una storia fatta di silenzio attraverso una narrazione fortemente action, vuole spiegare che il futuro non è scritto ma non può insegnare nulla a nessuno.

Ramon Eder afferma: “Quando un libro ci fa sorridere questo libro vale più di ciò che costa”. Sei d’accordo con questa affermazione o ti è capitato di pensare la stessa cosa leggendo un libro particolarmente divertente?
Non proprio. Più che sorridere direi emozionare. Paura, amore, adrenalina, suspance. Qualunque sia lo stato d’animo che un libro riesce a trasmettere vale più di ciò che costa. Sorridere è solo uno degli stati d’animo.

Grazie per essere stato con noi, Delos, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.
Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.

About Silvia Pattarini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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