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Intervista a Riccardo Marcatti, viaggiatore volontario

Intervista a Riccardo Marcatti, viaggiatore volontario

People A cura di Claudia Gerini. Riccardo Marcatti, il viaggiatore volontario: «È importante sentire l'altro vicino: sentire il suo bisogno e il suo diritto come nostro bisogno e nostro diritto. Che siano persone o animali, cambia poco».

Non è la prima volta che curiosando in Facebook faccio la conoscenza di personaggi interessanti. Spesso il social network è sinonimo di superficialità, svago, divertimento. Ma al volte ci imbattiamo in storie che sono davvero affascinanti. Su un gruppo di viaggi ho conosciuto quella di Riccardo Marcatti «il viaggiatore volontario», come si definisce lui. Italiano di nascita e cittadino del mondo di adozione, ha deciso di dedicare la sua vita all’aiuto del prossimo, mettendosi in prima linea, sporcandosi le mani e mettendoci la faccia, affinché le cose possano cambiare. Stanco di una vita dove le cose importanti erano il lavoro, i bei vestiti o la moto, ha mollato tutto ed è partito verso paesi dove la parola bisogno è all’ordine del giorno.
Una storia bella, quella di Riccardo, di quelle che vale la pena di essere conosciute. Così l’ho contattato e me la sono fatta raccontare.

Quale è la tua storia? Da dove vieni, che lavoro fai? 

Sono nato a Milano 55 anni fa, città che adoravo. Ho condotto una vita "medio borghese” per circa 45 anni. Finiti gli studi tecnici, con mio padre e mio fratello, entrambi architetti, aprii uno studio. Questa intensa e soddisfacente avventura durò 12 anni. Poi, per alcune divergenze, decisi di uscire dalla società senza nulla pretendere. Aprii un nuovo negozio sui Navigli a cui affiancai una piattaforma online per la vendita di arredamenti e complementi, ma la crisi iniziò a farsi sentire. Mi trovai, mio malgrado, invischiato in una questione bancaria che mi creò grossi problemi. Presi la decisione di chiudere l’attività e mi ritrovai ad onorare tutti i debiti residui, da solo con le mie sole forze. Mi sentii un uomo onesto, senza più un euro in tasca, ma onesto. Sciocco eh?
Già da qualche anno la vita che conducevo non mi piaceva più. Con la chiusura dell’ultima attività, la scomparsa di mia madre e la fine della relazione con la mia compagna, ho iniziato la parte più dura della mia vita. Mi sono ritrovato in una casa, senza luce e senza gas, costretto a dormire in tuta da sci in uno degli inverni più rigidi degli ultimi anni. Dopo varie peripezie trovai un impiego nel barese, dove mi fermai per quattro anni, gli ultimi in Italia. Finita questa sosta in Puglia rientrai a Milano, sperando in qualche opportunità lavorativa, ma trovai un lavoro a tempo determinato e sottopagato. Questa è la nuova schiavitù, quella contemporanea, e io ne voglio stare fuori.
Per un mese ho vissuto tra strada e qualche ostello nella ricca Milano, arrangiandomi alla meglio fin quando fui ospitato da un vecchio amico. Poco dopo ebbi l’opportunità concreta di entrare a far parte, come socio fondatore, di una Ong che operava ad Haiti. Così nel settembre del 2016, senza un euro in tasca e con il biglietto pagato dalla Ong, partii per Haiti. E quando dico senza un euro, è senza un euro o un dollaro per comprare una bottiglia di acqua.

Come sei arrivato a decidere di dedicare la tua vita all’aiuto del prossimo?

Ci sono arrivato dopo anni che la vita che conducevo non mi soddisfaceva, ma soprattutto ponendomi questa domanda: da quando ho otto anni sento parlare degli stessi problemi in terre come l’Africa, il sud America, l’India o il Medio Oriente. Come è possibile che in quasi 40 anni, con tutte le donazioni a Ong e gli interventi di vari Paesi, nulla sia cambiato? Non mi bastava più fare donazioni. Volevo mettermi in prima fila e darmi da fare personalmente, capire e documentare. Ed è quello che ho fatto. 
Penso che tutti dovremmo essere più consapevoli del male che c’è nel mondo e capirne i motivi. Con la vita che conduciamo è molto più semplice risolvere il tutto con frasi fatte tipo "gli africani vivono male perché non fanno nulla, i bimbi muoiono nel mondo perché in quei paesi non hanno una cultura e non sanno coltivare le terre che hanno" e così via. Ma in Africa e nelle terre meno fortunate stanno male anche perché grandi società hanno saccheggiato le risorse, senza dar loro nulla; i bambini muoiono nel mondo per malattie o per malnutrizione e perché poco è stato fatto con i miliardi di dollari in donazioni o perché multinazionali dei farmaci usano questi territori come laboratori con cavie umane; l’acqua manca perché, nonostante se ne parli da decenni, alla fine i pozzi vengono realizzati in modo errato. Ad Haiti, ad esempio, nonostante i fiumi di denaro arrivati (11 miliardi di dollari solo per il post terremoto), non si è riusciti a fare un sistema fognario e nemmeno a dare abitazioni degne di questo nome ai locali! Ma le grosse Ong, sono solo unicamente business e facciata? Purtroppo troppo spesso sì.
È importante essere consapevoli, avere maggiore equità, parola di cui ci si riempie la bocca e, magari, dedicare un po’ del nostro prezioso tempo agli altri; sarebbe di insegnamento per tutti. 

Collabori con qualche associazione di volontariato?

Nei mie viaggi collaboro quasi sempre con Ong e Onlus che operano nella cooperazione o per la salvaguardia dell’ambiente e della fauna. Bisogna però prestare molta attenzione perché diverse, a parte la facciata e i vari post sui social o la pubblicità, non fanno assolutamente nulla. Quando mi rendo conto di trovarmi in questo tipo di realtà, quasi sempre concludo l’esperienza dopo pochi giorni. Di questo “mondo” non voglio far parte in nessun modo. Voglio rimanere pulito. È una condizione fondamentale per me. Ho conosciuto presidenti di Ong che fanno uso delle donazioni per pagare l'abbonamento della Tv satellitare e altre amenità, non certo per fare cooperazione. Questo a scapito dei locali, non acquistando materiali utili e necessari per la ricostruzione, ma spendendo i soldi delle donazioni senza senso.

Seguendoti su Facebook ti ho visto fare tante cose, di cosa ti occupi principalmente nelle tue missioni?

Vivo e faccio il volontario dove mi viene richiesto e/o dove trovo opportunità interessanti. Mi propongo come costruttore. Quando questo non è possibile, svolgo altre mansioni: sono sempre disposto a imparare, oppure cerco progetti di salvaguardia o soccorso per gli animali. 
Nelle mie esperienze ho costruito pozzi, partecipato alla realizzazione di fattorie e orti, realizzato forni con materiali naturali (gli unici presenti e reperibili per i locali viste le scarse risorse), costruito un ristorante per una famiglia in Senegal, pollai. Ho accudito i cani di Port du Bonheur, sull'isola de La Gonave in Haiti, ma anche capre, asini, montoni e altri animali nella Repubblica Dominicana. Nel Senegal, da solo e con l'aiuto di qualche donatore, mi sono adoperato per l'acquisto di cibo, medicinali e collari per cani. Ho partecipato, con un Ong italiana, ad un programma di protezione per gli Iguana Rinoceronte in Repubblica Dominicana, dormendo in un deposito attrezzi senza finestre, senza bagno e cucina, arrangiandomi per le mie necessità igieniche nella boscaglia. Ma ho conosciuto questi grandi rettili con cui ho condiviso tante ore e ascoltato buona musica, dando un nome ad ognuno di loro.
Fra una missione e l'altra, cerco sempre opportunità di lavoro per poter pagare i viaggi e per vivere dignitosamente senza ricorrere sempre alla bontà di chi mi sostiene. Quando rientro non vivo nemmeno più a Milano, ma a Lugano dove una persona gentile che considero amica più di tanti che si ritengono miei amici, mi ospita in cambio di aiuto per le manutenzioni della villa. 

Dove sei stato come volontario? 

Per ora sono stato ad Haiti, Repubblica Dominicana, Senegal e Texas. Mediamente mi fermo tre, quattro mesi in ogni paese. Purtroppo i posti che ho visitato hanno un comune denominatore: mancanza delle minime strutture igieniche, acqua, elettricità scarsa o inesistente, cibo limitato. E a volte, Senegal o Repubblica Dominicana che sia, si incrociano turisti che girano in quad in strade con ai lati montagne di spazzatura senza accorgersene, troppo presi nella loro personale avventura. 

Riccardo Marcatti e i suoi viaggi

Raccontami, soprattutto, delle persone che hai incontrato lungo il tuo cammino. 

Diverse le storie e le persone che mi sono rimaste dentro e con cui ho continuato a sentirmi dopo le esperienze vissute insieme. 
Ad Haiti, Steve era il mio contatto locale, che dalla missione di Padre Elysienne alla Citiè Militaire, è venuto a prendermi in aeroporto all’arrivo a Port au Prince. Con lui sono stato in Repubblica Dominicana per andare alla Ong a Puerto Plata, il primo viaggio della sua vita, a 28 anni. Mi sembrava bello portarlo con me perché era un modo per fargli vedere cosa c’è oltre l’inferno haitiano e spronarlo a fare. Dopo questa esperienza insieme ora ha una sua attività di trasporto taxi nella capitale haitiana, si è sposato e ha appena avuto un figlio. 
BG, ragazzo che abita sull’isola de La Gonave che ho aiutato a prendere il passaporto. Ad Haiti avere il passaporto è importantissimo. Ci abbiamo impiegato tre giorni passati all’Ufficio Passaporti della capitale. 
In Repubblica Dominicana ricordo Max, canadese, con cui si è instaurata una bella amicizia. Lui, un giramondo che ancora doveva decidere cosa fare, passato a Munoz per fare il volontario, io volontario per scelta. Ora è a Bali e ha preso una piccola struttura alberghiera che gestisce. 
Matar è ragazzo senegalese che è stato con me per diverso tempo. Sempre con il sorriso, disponibile e gentile. È laureato, sta facendo specializzazioni ed è benvoluto da tutti. Avevamo legato così tanto che adesso mi chiama padre, perché per lui ero come un papà e avrebbe voluto venire con me nelle missioni di volontariato. 
Sempre in Senegal c'è Buba, col quale ho realizzato la costruzione di un piccolo ristorante. Purtroppo non sono arrivate le donazioni necessarie per finire perfettamente il tutto. Qualche giorno fa mi ha mandato fotografie dicendomi che sta pian piano andando avanti. Basterebbero 100-150€ per permettergli di aprire. Ma lì i soldi non ci sono e può voler dire che ci vogliano anche sei, otto mesi per raccogliere un importo simile. 
Anche Elimane mi è rimasto nel cuore, una persona davvero generosa. Con lui mi sono preso cura degli animali nella zona di Rufisque e Toubab Dialao, dandogli la possibilità di fondare una piccola Onlus che si occupasse della cura e salvaguardia degli animali. 

Di tutte le storie che hai conosciuto, quale ti è rimasta più nel cuore? 

Probabilmente non una storia ma gli occhi. Gli occhi dei bambini, delle persone senza nulla e degli animali che non ho potuto aiutare. Mi rimane il rammarico di non aver potuto fare nulla. Quello mi porto nel cuore. Un dispiacere che tengo in un angolo e mi sprona a fare sempre di più finché avrò fiato e forze. 

Volontari si nasce o si diventa? 

Penso lo si possa nascere e diventare. Io lo sono diventato, è stata un’esigenza.  È importante sentire l'altro vicino: sentire il suo bisogno e il suo diritto come nostro bisogno e nostro diritto. Che siano persone o animali, cambia poco. È questo che sento ed è questo che mi spinge ad andare, ovunque nel mondo, a dare una mano con tutto me stesso e senza risparmiarmi. Questo mio modo di essere mi ha fatto conquistare rispetto e fiducia in ogni paese in cui sono andato ma ho avuto anche parole di scherno nei miei confronti. C'è chi crede lo faccia perché sono un ricco annoiato, chi mi ha detto che non so amare e quindi mi dedico al volontariato per questo motivo. Io ascolto e ricambio con sorrisi. Quello che sono lo so. Faccio con amore e rispetto ogni cosa nella mia vita. Dalle più umili alle più gratificanti. Amore che metto nei rapporti con le persone.

Progetti per il futuro? 

Visto che non sono un nababbo, mi piacerebbe trovare la possibilità di avere un contratto con una Onlus o Ong che richiedano un minimo di esperienza internazionale. Adoro Medici Senza Frontiere e ambisco a poter collaborare con loro. Potrei fare quello che sento, potendo contare su un’entrata.
A breve avrò l’opportunità di fare un’esperienza in mare. Da anni aspettavo questa occasione e spero di riuscire a dare il meglio e ad inserirmi nell’organico di questa organizzazione. È l’unica di cui sono volontario effettivo. Sarò il più vintage a bordo, ma non è una novità. Se non riuscirò ad ottenere un contratto ed essendo ormai senza risorse spero di trovare una casa abbandonata vicino al mare in Indonesia, o in altri paesi, metterla a posto con poco e stabilirmi lì. Non farò mai l’accattone nel mio paese. Ho ancora tanto da dare e se non posso darlo nel mio paese lo farò in qualche angolo di mondo. 


Riccardo ha deciso di cambiare radicalmente la sua vita dedicandola agli altri. Mollando tutto quello che aveva e partendo per aiutare gli ultimi. Mi ha raccontato il mondo delle Ong e delle associazioni che ha conosciuto durante il suo cammino. Non sempre ha trovato buone persone lungo la sua strada, ma lui è ancora lì, facendo la cosa che gli riesce meglio: il viaggiatore volontario. Se ognuno di noi muovesse anche solo un dito per cercare di cambiare davvero questo mondo forse le cose andrebbero un pochino meglio. Come dice Riccardo, è importante la consapevolezza. Consapevolezza di conoscere quali sono i problemi e cercare, nel nostro piccolo, di trovare delle soluzioni. E come dice sempre Riccardo: «Buon quel che è…».

Claudia Gerini

Claudia Gerini
Claudia Gerini nasce a Pontedera negli anni ’70. Completa il liceo linguistico e collabora saltuariamente con un’importante testata giornalistica. Poi abbandona gli studi e le passioni per un impiego fisso. Da più di 15 anni infatti lavora nel reparto gastronomia di un supermercato. Adora la sua famiglia ed è ciò a cui si è ispirata per scrivere questo suo primo romanzo.
Il sogno di Giulia, Lettere Animate.

About Valentina Gerini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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1 commenti
  1. Interessante sapere che il signor Riccardo Marcatti sia diventato un esempio di bontà e di rettitudine. Dai suoi social critica chiunque compia degli scempi a spada tratta, come in un mondo ideale è giusto che sia. Peccato che si dipinga come una vittima del sistema!
    Si presenta come l’integerrimo viaggiatore volontario pronto ad aiutare il prossimo con il suo buonismo assordante: la realtà è che a Milano c’è almeno una persona truffata dal signor Marcatti.
    Non è che il suo sistema sia semplicemente opportunistico? Magari le Associazioni a cui si offre volontario potrebbero essere considerate poco più di un passaggio più o meno comodo, per girare il mondo nonostante le tasche vuote e per sfuggire alle responsabilità milanesi. Comunque sembra pronto a “servire” solo per arrivare in Indonesia o in un altro posto lontano, fermarsi lì, impossessarsi di una casa abbandonata (dopo averla sistemata, però) e vivere placidamente in riva al mare.
    Forse Riccardo Marcatti non avrà trovato molte buone persone sulla sua strada, ma lui lo è?

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