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Scrittori: intervista a Lara Zavatteri

Scrittori: intervista a Lara Zavatteri

Scrittori: intervista a Lara Zavatteri

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Lara Zavatteri, in tutti gli store online con A piedi nudi nei tini  (Youcanprint): «Scrivere da sempre è tutta la mia vita».

Diamo il benvenuto a Lara Zavatteri sul blog de Gli scrittori della porta accanto. Ti offro volentieri un caffè fumante e poi entriamo subito nel vivo di questa intervista: come è nata l'idea di scrivere A piedi nudi nei tini? È il tuo ultimo libro?

Ciao Silvia e grazie. A piedi nudi nei tini è il mio penultimo libro, è del 2021, l’ultimo è Un momentino con le nuvole che parla appunto di nuvole.
A piedi nudi nei tini è un libro a cui tengo moltissimo. L’idea è nata per ricordare mio papà Renato, scomparso improvvisamente nel 2020. Volevo scrivere la sua storia, così ho iniziato ed è nato un libro con racconti della Valpantena nel veronese (dove era nato) e della val di Sole in Trentino (dove ha passato la maggior parte della sua vita e dove vivo anch’io). Da piccolo pigiava l’uva nei tini, per questo il titolo e l’immagine in copertina che è mio padre da piccolo. C’è la sua storia nel veronese, poi quando da Carabiniere lo mandarono in Sardegna e infine nel mio paese in Trentino, dove poi rimase. Fece la firma da carabiniere solo per qualche anno, poi lavorò sempre in edilizia. Nel libro si trovano altri racconti della Valpantena, come la leggenda del Brigante Falasco, o legati a quei luoghi, come quando qui in val di Sole io e mio papà conoscemmo la campionessa di mountain bike Paola Pezzo. Ci sono poi racconti sulla val di Sole, sui paesi di Mezzana, Roncio, Cavizzana, che visse l’emigrazione verso l’Alta Savoia, ed altri.

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Sei un’autrice molto prolifica e vanti un pubblico di lettori che apprezzano i tuoi libri. Quante pubblicazioni hai all’attivo, ci ricordi i titoli?

Una ventina. Oltre che A piedi nudi nei tini, Un momentino con le nuvole, con foto e testi brevi con curiosità sulle nuvole, El ghe dis el bis al tas... Modi di dire dialettali di Mezzana e val di Sole, con modi di dire del dialetto della val di Sole (tradotti in italiano), L’intimo non si cambia (e nemmeno si prova), per ridere, Aroma di caffè e profumo di fieno. Piccola storia di una casa nel Borghetto, con storie su una zona di Mezzana, Agata. Come un funerale ti salva la vita , un altro libro umoristico, Gli occhi di Aughen, sulla mia gattina, Le piccole cose, con racconti vari tra cui alcuni su prima e seconda guerra mondiale, L’Inclinazione. Storia di Artemisia e Nives, un fantasy tra presente e passato della pittrice Gentileschi, Matteo e Ronja nel Parco nazionale dello Stelvio-settore Trentino, fiaba per i più piccoli, Sopravvissuti (disponibile anche in ebook), dove immagino personaggi della storia sopravvissuti alla loro presunta morte, partendo dalla loro vita vera, La strada di casa, ambientato nella seconda guerra mondiale, Reset, con le storie di tre famiglie del mio albero genealogico, e il seguito Guardando le stelle, che racconta la storia dei miei nonni, Un cane di nome Giuliano, con la storia del mio cagnone purtroppo scomparso recentemente ma sempre nel mio cuore, Risparmia subito!, manuale per risparmiare scritto con il mio ragazzo Mirko Rizzi, Cuor di Corteccia con racconti dove parlano gli alberi, Amici per sempre. Storie vere di animali, iniziativa mia e scritto con altri autori italiani, i cui proventi sostengono il Canile di Naturno (attualmente staff e animali sono in Val D’Ultimo, ma sono gli stessi), Frammenti di una valle, con articoli curiosi sulla val di Sole scritti da me, il mio primo “esperimento” legato ai libri. Con Bardi Edizioni ho pubblicato la fiaba La dolomia e l’anatra mandarina sull’ecomuseo e la valle del Meledrio sempre in val di Sole (disponibile sul loro sito www.bardiedizioni.it). Poi negli anni ho partecipato ad altre raccolte e antologie.

I tuoi libri sono tutti diversi per trama e genere. Hanno una caratteristica che li accomuna?

Sono divisi per genere, molti però hanno una caratteristica in comune, cioè la necessità di ricordare.

A piedi nudi nei tini è una raccolta di racconti, ambientati anche in val di Sole, in Trentino. Ci anticipi qualcosa?

Posso dire che per la parte della val di Sole (altri racconti sono sulla Valpantena) si tratta di storie in cui chi è nato qui, o ci ha vissuto, o anche conosce la zona può identificarsi. Ci sono storie che parlano di persone, luoghi, che oggi non ci sono più, ma che con questo libro restano per sempre. Per questo, perché restassero e perché restasse la storia di mio papà, nel 2022 ho donato il libro gratuitamente al Punto di lettura di Mezzana.
A piedi nudi nei tini

A piedi nudi nei tini
e altri racconti della Valpantena e della Val di Sole

di Lara Zavatteri
Youcanprint
Racconti
ISBN 979-1220354608
Cartaceo 11,40€

L’autore nel proprio scritto lascia sempre qualche piccola traccia di se stesso. C’è qualcosa di autobiografico o prevale la fantasia?

In molti libri, quelli che riguardano il mio paese, c’è anche una parte di me. Così come in A piedi nudi nei tini e in tanti altri, dove racconto storie che mi appartengono. Per questo, per me, scrivere è anche ricordare.

Com’è stato scrivere pensando di omaggiare la memoria di tuo padre?

Volevo fare qualcosa per lui e così, quasi di getto, mi è fiorito tra le mani un racconto che parlava di un ragazzino che pigiava l’uva nei tini, nel veronese e poi ho continuato raccontando la sua vita. Non è stato facile, ma devo dire che questo libro per me è un pezzo di cuore.

A chi consigli la lettura de A piedi nudi nei tini ?

Ovviamente a chi conosceva mio papà, ma anche a chi vuole leggere racconti della valle di Sole e della Valpantena. In generale per chi ama i libri che sono ricordi da non dimenticare.

Progetti per il futuro?

Penso sempre a cosa scrivere... Vedremo. Ho delle idee ma non sono ancora sicura di come svilupparle, seguitemi in questi mesi anche sul mio blog www.larazavatteri.blogspot.com per conoscere i miei libri e seguirmi nella mia attività.

Grazie di cuore a te Silvia e a tutti i miei lettori!

Ti seguiremo sicuramente! Ringraziamo tantissimo Lara Zavatteri per essere stata ospite di questo Caffè Letterario, lo spazio degli Scrittori della porta accanto dedicato agli autori e, anche a nome dei nostri lettori, le auguriamo in bocca al lupo per suoi progetti futuri.




Silvia Pattarini

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Scrittori: intervista a Milena Ri

Scrittori: intervista a Milena Ri

Scrittori: intervista a Milena  Ri

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Milena Ri, in tutti gli store online con Ineluttabile incontro di sguardi (L'Erudita): «Per me la scrittura è libertà».

Diamo il benvenuto a Milena Ri sul blog de Gli scrittori della porta accanto. Ti offro volentieri un caffè fumante e poi entriamo subito nel vivo di questa intervista: cos'è per te la poesia?

Grazie del caffè, Silvia. Per me è un onore essere nel tuo salotto letterario.
La poesia per me è liberazione.
È la libera uscita del flusso di pensieri che vaga implacabile nella mente. Questo flusso trova forma solo attraverso la scrittura. Tramite la penna riesco a calmarlo, almeno per un po’. Riesco a dargli una dimensione, una definizione, un ritmo.
Per me, la poesia è anche musica.
È lo spartito dei pensieri e delle emozioni; la cadenza esatta; la scansione delle cose; il giusto tempo.
È l’andamento delle emozioni; la creazione di suoni ma anche di immagini attraverso le parole.
È la chiave per entrare nella parte più intima di me; quel piccolo centimetro di libertà che continuo a difendere e proteggere.
La poesia è tutto l’amore taciuto.
Nella mie poesie ci sono dichiarazioni mai fatte; tutti i sentimenti taciuti.
La poesia è tentare di mettere ordine a tutte quelle emozioni in fermento nello stomaco.
La poesia è un nascondiglio.
Scrivo, perché non so parlare, non di cose troppo mie.

Ineluttabile incontro di sguardi: perché hai scelto questo titolo, cosa rappresenta per te?

Perché credo fermamente che diverse situazioni nella vita sono inevitabili, ineluttabili. L’Enciclopedia Treccani con "ineluttabile" intende qualcosa contro cui non si può lottare, che non si può contrastare, quindi inevitabile, senza scampo.
Ho sempre avuto la tendenza a scappare dalle situazioni impervie. Quando la faccenda diventava ingestibile, fuggivo. Letteralmente. Mi spostavo nello spazio e mi ritrovavo in un’altra nazione. Prima per studio, poi per lavoro, trovavo sempre un modo per andare via. E lasciavo quelle situazioni lì, incompiute, incomplete, indefinite.
La mia mente rimaneva lì, presa da quello che avevo lasciato.
Dopo tempo, ho acquisito la consapevolezza che da molte cose non si può scappare; che ci sono circostanze nella vita che non si possono evitare. Accadono e basta. Bisogna incassare il colpo, riprendersi e andare avanti. Game over. Il gioco è finito. Quel qualcosa ha vinto e ci ha vinto. Ma la fuga non serve. So, let’s start again.
Per esorcizzare questa tendenza, l’ho quindi inserita nel titolo.
Gli occhi stabiliscono il primo contatto tra gli esseri umani.
Prima della parola, della voce, della stretta di mano.
Attraverso gli occhi avviene il primo incontro.
Qualche tempo fa, ho incrociato degli occhi che non ho più saputo dimenticare.
Ci ho provato più e più volte, senza esito positivo.
Ero in un ambiente semi buio, e questi occhi hanno illuminato la stanza, come un lampo nel mezzo della notte.
Rivedo quegli occhi ogni volta che chiudo i miei.
Li vedo ancora brillare.
È stato un ineluttabile incontro di sguardi.
Non potevo evitarlo, mi son trovata lì incastrata in quello sguardo senza vie di fuga.
Ci sono emozioni che sfuggono al controllo, vagano, fluiscono per poi, a volte, svanire; ci sono eventi inevitabili: un incontro, un sorriso, un incontro di sguardi. Alcuni occhi non li puoi schivare, dimenticare, abbandonare. Restano così, luminosi nel buio della mente.
Resta quell’ineluttabile incontro di sguardi.
Così, quegli occhi hanno dato il nome alla raccolta.
[E chissà se lo sai… recita una canzone dei Pinguini Tattici Nucleari]

Che argomenti o che tematiche affronti?

Ci sono diverse tematiche in Ineluttabile incontro di sguardi.
Ripercorro le mie esperienze dai venti ai venticinque anni. Per questo, lo definisco il frullato della mia vita in quegli anni.
Credo che il il tema principale sia la ricerca di me stessa: il mio cercarmi, conoscermi, scoprirmi, e alla fine il mio ritrovarmi.
Le persone transitorie sono ricorrenti, così come la paura di affidarsi a qualcuno. L’Alienazione dell’essere umano, l’uomo-robot, l’amore per se stessi, la fine di una relazione, la lotta contro l’insoddisfazione e la frustrazione, la bellezza delle piccole cose.
Lascio il piacere della scoperta di altri temi ai lettori de Gli scrittori della porta accanto. Fatemi sapere quale ricorrenza vi ha più colpito.


Ineluttabile incontro di sguardi

di Milena Ri
L'Erudita
Poesie
ISBN 978-8867708093
Cartaceo 15,20€

A chi sono destinati i tuoi componimenti, li hai dedicati a qualcuno in particolare?

No, i componimenti non hanno una dedica particolare.
Possono essere di tutti quelli che, anche solo per un attimo, hanno vissuto e provato le mie stesse emozioni.
Sono per tutti quei lettori che sanno cosa significhi abitare nella cassa della risonanza emotiva.

Se potessi esprimere con un’immagine ciò che rappresenta veramente per te la scrittura, quale sarebbe?

L’immagine del vento che scuote il mare.
Il vento non lo vedi, non riesci a definirlo visivamente, ma lo senti sulla pelle o nelle ossa.
La scrittura mi scuote allo stesso modo.
Nelle giornate tranquille, la penna asseconda l’andamento calmo dell’animo; nelle giornate in tempesta, la scrittura è come il vento che smuove le acque.

Partecipi o hai intenzione di partecipare a qualche concorso di poesia?

Sì, ho intenzione di partecipare a concorsi di poesia.
Trovo che siano un occasione per ricevere feedback utili per il libro.

Qualche altro progetto per il futuro?

Condividere Ineluttabile con più persone possibili. Mi sto già muovendo per promuoverlo in diverse città italiane. E, come sempre, sogno l’estero. Vorrei presentare la mia raccolta oltre la penisola.

Ringraziamo tantissimo Milena Ri per essere stata ospite di questo Caffè Letterario, lo spazio degli Scrittori della porta accanto dedicato agli autori e, anche a nome dei nostri lettori, le auguriamo in bocca al lupo per suoi progetti futuri.



Silvia Pattarini

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Scrittori: intervista a Marina Atzori

Scrittori: intervista a Marina Atzori

Scrittori: intervista a Marina Atzori

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Marina Atzori, in tutti gli store online con Non dimentico (Independently published): «Scrivo per sognare un mondo diverso. Nei libri può accadere di tutto, no?»

Diamo il benvenuto a Marina Atzori sul blog de Gli scrittori della porta accanto. Ti offro volentieri un caffè fumante...

Ciao Silvia, è un piacere ritrovare te e tutta la redazione degli Scrittori della Porta Accanto. Nonostante sia passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ci siamo sentiti, con voi mi sento sempre a casa.

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Anche per noi è sempre un piacere ritrovare una vecchia amica e affezionata lettrice. Entriamo subito nel vivo di questa intervista. Come è nata l’idea di scrivere Non dimentico?

Inizio col dirti che il progetto di Non dimentico risale a un po’ di tempo fa. In buona sostanza non ero pienamente convinta della “prima versione”, così a un certo punto mi sono tirata su le maniche, anche grazie a un amico che mi ha incoraggiata a non abbandonarlo in un cassetto, e ho deciso di rimetterci mano. È stata una sfida tra me e il foglio bianco, perché tra mille difficoltà, di stesura e di revisione, ho dovuto affrontare persino il mostro dei mostri: il blocco dello scrittore. Non pensavo che avrebbe colpito anche me, che senza scrittura non saprei vivere, eppure… non sai quante volte sono stata a un passo da gettare la spugna. Alla fine ce l’ho fatta.

La trama di questo romanzo mi incuriosisce molto, vuoi perché è ambientato nella bellissima terra di Sardegna, vuoi perché lascia intendere che ci siano antichi segreti da scoprire. Ce ne vuoi parlare?

È così, Silvia, anche nel sottotitolo (“La Sardegna è la mia vera casa”) e nella copertina di Luigi Lai, mio caro amico e stimato artista, che approfitto per ringraziare di cuore, la Sardegna è presente. E ti dirò di più, è l’ambientazione ideale per uno scrittore in cerca di ispirazione. L’atmosfera ancestrale che si respira nell’isola rimanda a un’età antica ancora da scoprire. La Sardegna non è solo quella da cartolina, ci tengo a dirlo. Si crea un vero e proprio legame, molto forte, con chi la incontra, perché si rimane quasi affascinati dalla natura incontaminata che la circonda. La Sardegna, inoltre, ha una storia importante, fatta di appartenenza, di tradizione, di mistero, di leggenda, e perché no, di poesia. Questa terra ha un’eredità di intenti tramandati nel tempo che è unica al mondo. Non dimentico va in questa direzione, si spinge nei luoghi che la gente conosce a malapena, vuole andare in profondità, una profondità universale, che spero possa valere per chiunque. La mia storia si focalizza sul sentimento contrastante, di amore odio, che si scatena in chi ci vive non senza difficoltà, perché ci si sente messi da parte, e a volte, purtroppo, persino dimenticati.
Scrivo per sognare un mondo diverso. È così difficile cambiare le cose, spesso ci sentiamo piccoli e impotenti, eppure io non mi stanco mai di provarci scrivendo. Sui libri può accadere di tutto, no?
Il mio libro vuole cercare di essere un ritorno alle origini. È anche per questa ragione, ovvero, per non dimenticare i valori e le radici di un entroterra, a mio avviso, mai valorizzato fino in fondo, che ho scritto questo libro. Mi sono sentita piccola come la foglia di un albero durante la stesura. Sai perché, Silvia? Perché avrei voluto prendere per mano il lettore e portarlo con me, mostrargli altre pagine di storia di vita vissuta intensamente. Avrei voluto fargli conoscere una Sardegna più nascosta, ma non per questo meno potente nella sua fragilità. Perciò ho voluto puntare i riflettori sul Sulcis, perché il Sud Sardegna merita luce, dopo il buio delle miniere e degli ecomostri rimasti lì, a rappresentare quanto la doppia faccia della medaglia, il giusto e l’ingiusto, di un passato abbia segnato la vita di molti sardi che hanno lavorato al buio e in silenzio sottoterra. È così che ho dato vita ai miei personaggi. Questo libro è un viaggio fuori dalle righe. Si entra e si esce dal reale, fino a rimanere quasi disorientati. Potrebbe sembrare un paradosso, ma creare il caos era uno dei miei obiettivi, in un certo senso. Vorrei invitare il lettore a perdere l’equilibrio, a lasciarsi prendere senza porsi troppe domande, a entrare dalle varie porte aperte e chiuse all’improvviso, senza che vi sia un apparente motivo, senza che vi sia una razionalità contenutistica.
Non dimentico

Non dimentico

di Marina Atzori
Independently published
Narrativa
ISBN 979-8544668183
Cartaceo 7,00€
Ebook 2,99€

Hai all’attivo diverse pubblicazioni. Esiste un filo conduttore o di aggregazione nei tuoi libri, oppure ciascuno è un mondo diverso, per trama e genere?

Il filo conduttore è il mio amore incondizionato nei confronti della natura. I miei personaggi sono ombre, la natura e gli animali che la abitano sono il vero cuore pulsante dei miei libri.

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Raccontaci una curiosità su Non dimentico che il lettore non si aspetta: stupiscilo!

Il lettore dovrà cercare di capire chi sia il piccolo essere che dialoga nel libro trovato in soffitta da Pittanu Melis, il protagonista. La storia di questo libro, a cui mancano delle pagine, scorre in parallelo con quella principale e alla fine ci sarà una sola e vera unica protagonista… ma non voglio rivelare di più. Non hanno capito in molti chi fosse. Non so se sia un bene o un male. So solo che mi sono divertita a nasconderla tra metafore e allegorie. Bisogna sfoderare alcune doti da detective filo-romantico. Dico solo questo, e poi mi taccio.

A chi consigli Non dimentico?

A chi vuole leggere qualcosa di diverso dalla trama in cui azione e reazione si inseguono meccanicamente. A chi vuole farsi rapire dalla magia di una storia all’insegna dello skeptomai (dal greco «osservare»). Non dimentico va osservato, non per forza capito o sviscerato.

Progetti per il futuro?

Ho un altro libro in cantiere. Vi posso anticipare che si tratta di un giallo. Voglio sperimentare. Piccolo spoiler, l’immagine dell’elefante giocherà un ruolo fondamentale.

Ringraziamo tantissimo Marina Atzori per essere stata ospite di questo Caffè Letterario, lo spazio degli Scrittori della porta accanto dedicato agli autori e, anche a nome dei nostri lettori, le auguriamo in bocca al lupo per suoi progetti futuri.



Silvia Pattarini

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Scrittori: intervista a Maurizio Spano

Scrittori: intervista a Maurizio Spano

Scrittori: intervista a Maurizio Spano

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Maurizio Spano, artista poliedrico dai molteplici interessi: «Mi piace pensare che ci siano sogni belli e possibili, che alla fine si realizzano. Scrivendo romanzi cerco di raccontarli».

Maurizio Spano, bentornato sul nostro web magazine culturale Gli Scrittori della Porta Accanto. Che bello riaverti qui con noi, posso offrirti un caffè?

Lo accetto volentieri, è un'eccellente maniera di accompagnare una conversazione.


Maurizio sei un artista poliedrico, oltre alla scrittura hai molteplici interessi, ce ne vuoi parlare?

Effettivamente in questi sessant'anni i sentieri dell'arte percorsi sono stati tanti e variegati: all'inizio tanta musica (chitarrista/cantante), poi la fotografia (presumo per un mero fattore economico: i soldi per comprarmi la macchina fotografica li ho guadagnati a vent'anni). Per una decina d'anni teatro amatoriale dialettale e poi mi sono immerso nella pittura che, devo dire, mi ha dato molte soddisfazioni. Nel 2007 ho iniziato a stendere il primo romanzo, Francesca, e la scintilla della scrittura, che aveva percorso tutta la mia vita riempiendo innumerevoli pagine di pensieri mai pubblicati, ha preso forma, si è trasformata in un fuoco che continua a bruciare.

Quanti libri hai scritto, ci ricordi i titoli?

Ho pubblicato quattro romanzi: Francesca, con Aliberti Editore (2011), attualmente in attesa della seconda edizione; La Signora dei colori, con Sillabe di Sale Editore (2013), in seconda edizione con StreetLib; Nato di domenica prima con Apogeo Editore (2015) e dal 2021 in seconda edizione con PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto; La Ricamatrice (2020) con PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.

Qual è il libro che hai scritto a cui sei più legato e perché?

D'istinto direi Nato di domenica, in qualche maniera il più autobiografico: contemporaneamente romantico, avventuroso e in dialogo con la parte più intima dei personaggi. Ma è davvero difficile scegliere, perché ogni romanzo racconta una parte della grande avventura della vita. E ne mancano ancora.

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I lettori apprezzano le tue opere, hai ottenuto feedback positivi?

Sì, scrivere mi ha permesso di condividere emozioni con molte persone altrimenti irraggiungibili e alcuni commenti, in particolare, mi hanno riempito di gioia. Il fatto che i miei personaggi e le loro emozioni siano stati accolti nelle case di tanta gente è ciò che, secondo me, da senso al mestiere di raccontare storie.

Uno scrittore di solito è un avido lettore. Che genere di libri preferisci leggere, quanti libri riesci a leggere nell’arco dell’anno?

Nel tempo ho cambiato spesso generi letterari: dalle avventure raccontate da Giulio Verne e Salgari lette da bambino alla fantascienza di Asimov scoperta assieme ai grandi scrittori dell'800 nel tempo delle superiori. Poi gialli (soprattutto inglesi) e ogni libro che potesse soddisfare la mia curiosità. Adesso mi sto dedicando (anche perché riguarda ciò che sto scrivendo) all'etnografia del Polesine, la terra dove sono nato, e alla letteratura scientifica sul concetto (fisico e filosofico) dello spazio/tempo.
Sono un lettore molto lento. Al massimo riesco a leggere 15/20 libri l'anno.

Be' mi sembra comunque un numero ragguardevole. Facciamo un gioco: stai leggendo un bel libro, dove ti trovi?

A bordo di un veliero. Sto viaggiando sull'oceano, sfiorando le coste del Madagascar. Il comandante, il pirata Long Jhon Silver, è in piedi a prua e batte la sua gamba di legno sul ponte della nave. Stiamo tutti aspettando che decida in quale direzione dovrà continuare la nostra avventura...

Che tipo di lettore sei: preferisci sfogliare i libri, annusando il profumo delle pagine, oppure preferisci i tecnologici e-book?

Sono un lettore in contraddizione con se stesso. Amo sfogliare le pagine, la carta sotto le dita è affascinante. Poi, per pigrizia, leggo gli e-book.

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La ricamatrice

La ricamatrice

di Maurizio Spano
PubMe Gli scrittori della porta accanto
Narrativa | Romanzo storico
ISBN 978-8833665283
Cartaceo 12,00€
Ebook 2,99€

T'impegni personalmente in presentazioni presso biblioteche, librerie, centri culturali e assessorati alla cultura, oppure preferisci il web o, tutte le soluzioni possibili purché se ne parli?

Potendo scegliere preferisco le presentazioni dirette, il contatto con la gente. Mi piace chiacchierare e intravedere gli sguardi, percepire le sensazioni della "platea". È pur sempre teatro, un palcoscenico dove poter recitare una parte che mi è congeniale. In realtà ho sempre bisogno che tutte le mie "appendici" artistiche trovino la maniera di prendere parte a ogni dialogo. Poi, è inevitabile, anche per i due anni di chiusura che il covid ci ha imposto, che tutte le soluzioni vanno bene, purché se ne parli.

Ti piace partecipare ai concorsi o ai premi letterari? Hai mai iscritto qualche tuo libro a un concorso letterario?

Preferisco evitare. Ho partecipato a un solo concorso con Francesca, quando il romanzo era inedito e sono arrivato terzo. A Cattolica. Una bella esperienza anche perché fatta in concomitanza con quella che si può definire l'uscita dal tunnel della malattia con cui convivo da dodici anni ma che in quel periodo si era dimostrata particolarmente aggressiva. Non sono più competitivo, anche se riconosco che è pur sempre un eccellente viatico pubblicitario per far conosce le proprie opere.

Per finire, progetti per il futuro?

In questo periodo scrivo e fotografo. In pausa resta l'attività di pittore (che spero di riprendere quanto prima). Ho terminato la prima bozza del nuovo romanzo, un viaggio nel tempo che attraversa il delta del Po e porta i "naviganti" a scoprire alcuni dei tanti misteri che avvolgono, come la nebbia che aleggia costantemente sopra l'acqua, la terra fra i due grandi fiumi. Mi piacerebbe che la primavera del 2023 fosse la stagione di una nuova avventura editoriale.

Maurizio Spano ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!


Silvia Pattarini

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Scrittori: intervista a Ornella Nalon

Scrittori: intervista a Ornella Nalon

Scrittori: intervista a Ornella Nalon

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Ornella Nalon, in tutti gli store online con il suo ultimo romanzo Una luce sul futuro (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto): «La mia massima aspirazione è diventare un’abile (e famosa) giallista».

Diamo il benvenuto a Ornella Nalon, uno dei membri del direttivo di Gli Scrittori della Porta Accanto. Grazie per avermi concesso questa intervista. Per rompere il ghiaccio, visto che ci troviamo in un caffè letterario virtuale, permettimi di offrirti virtualmente un caffè, un tè, una tisana o… Cosa preferisci?

Grazie a te per avermi ospitata nel tuo Caffè Letterario. È un vero piacere avere l’opportunità di essere intervistata: mi fai sentire quasi una VIP. Prenderei volentieri un caffè, grazie. Sono una caffeina dipendente.

Ora che abbiamo rotto il ghiaccio raccontami di te. Chi è Ornella Nalon e come è nata la tua passione per la scrittura?

Ornella Nalon, dentro, è una giovane donna, fuori un po’ meno. Credo che a nessuno faccia piacere sentire l’avanzare degli anni, men che meno a una donna, tuttavia sono convinta che ogni età abbia i suoi lati negativi ma anche positivi. I miei cinquant’anni mi stanno lasciando sei segni poco graditi sull’aspetto esteriore ma, in compenso, mi hanno apportato delle migliorie interiori: sono più sicura di me stessa, più tollerante verso le mie e le altrui mancanze, più disposta ad ascoltare che a parlare.
Mi è sempre piaciuto scrivere: da ragazzina affidavo i miei segreti a un diario, più tardi ho composto qualche poesia e scritto qualche racconto ma la vera passione è subentrata soltanto nel 2013. Non so per quale motivo, ho ripreso in mano un vecchio racconto per bambini, lasciato incompleto da chissà quanto tempo; l’ho rielaborato e terminato. Successivamente ne ho scritti altri tre e ho preso il coraggio di inviarli a qualche casa editrice. Sono riuscita a pubblicare il mio primo libro e questa è stata la molla che mi ha caricata. Da quel momento non ho più smesso di scrivere.

Chi sono i tuoi autori preferiti? C’è qualcuno in particolare che credi abbia influito sul tuo stile di scrittura?

Premetto che il mio genere letterario preferito è il giallo/thriller, meglio se con qualche sfumatura horror. A parte la letteratura classica di vario genere, che ho letto per dovere scolastico e d’informazione personale, le mie letture si sono rivolte preferibilmente ad autori come Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Stephen King, per finire con il compianto Giorgio Faletti. In tutta sincerità, non ho la minima idea se qualcuno di loro possa avere influenzato il mio modo di scrivere ma, se questo fosse successo, anche in minima parte, non potrei che esserne felice.

Quali sono i generi che preferisci leggere e quelli che, invece, preferisci scrivere?

Come ho detto prima, preferisco la lettura che mi tenga con il fiato sospeso dalla prima all’ultima riga, che mi faccia seguire, passo a passo, qualche indagine e che mi faccia scervellare per scovare il colpevole.
Altro discorso, invece, per quanto riguarda i miei scritti che non sono frutto di premeditazione. Infatti, derivano da una improvvisa ispirazione; ad un certo punto, mi balza in mente un’idea che sento di dovere elaborare e approfondire. Ciò non toglie che la mia massima aspirazione sarebbe quella di diventare un’abile (e famosa) giallista.

So che hai già all’attivo diverse pubblicazioni: quante e quali sono ?

Il mio esordio come scrittrice, si è concretizzato con la pubblicazione di un libro per la seconda infanzia Quattro sentieri variopinti a cui ne è seguito un altro, sempre per ragazzi, dal titolo Sulle ali della fantasia. In seguito ho pubblicato il romanzo Oltre i confini del mondo del genere mainstream. In seguito ho scritto due gialli, Non tutto è come sembra e Anche la morte va in vacanza al lago, e un romanzo con richiami storici e paranormal, Una luce sul futuro.

Quale opera credi sia la “meglio riuscita” e perché?

È molto difficile rispondere a questa domanda; ognuno di loro rappresenta qualcosa di importante, è una piccola parte di me stessa. Tuttavia, se dovessi fare proprio una scelta, risponderei che il migliore è l’ultimo, presumendo che sia l’elaborato di una mia maggiore maturazione letteraria.

Cosa dicono i lettori delle tue opere?

Facendo i dovuti scongiuri, al momento, non ho ricevuto alcuna recensione negativa, il che mi fa supporre che le mie opere riscontrino un discreto consenso. Tuttavia, so bene che dovrò mettere in conto anche qualche commento negativo: nonostante si cerchi di far il proprio meglio, non si può piacere a tutti.

Raccontami in breve il tuo primo romanzo giallo: Non tutto è come sembra.

Non tutto è come sembra ha come protagonista un maresciallo dei carabinieri. Si svolge ai nostri tempi, in un paese dell’entroterra veneziano (ho giocato in casa, praticamente). Il carabiniere si trova coinvolto in una complicata indagine di omicidi seriali. Un killer ha preso di mira ed è riuscito a sopprimere, in vari modi, alcuni psicologi della zona. Di più non posso dire J.

Parliamo invece della tua ultima fatica letteraria, Una luce sul futuro. Come ti è venuta l’idea di questo libro, perché hai voluto raccontare la storia di Richard e Lydia?

Non sono stata io a scegliere di raccontare la storia di Richard e di Lydia, ma sono stati loro a scegliere me. A parte il mio giallo che è stato ispirato da una storia vera, tutti gli altri miei romanzi sono frutto di una illuminazione. La storia mi si è delineata all'improvviso e ho avuto l'esigenza di scriverla.

Una luce sul futuro

Una luce sul futuro

di Ornella Nalon
PubMe – Collana Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa | Paranormal
ISBN 9788833663173
ebook 2,99€
Cartaceo 12,50€

Lydia e la sua vita passata e il castello, le terre selvagge del nord Europa, questo personaggio surreale che fa la sua comparsa con discrezione, mi rimanda ai racconti gotici di Karen Blixen. Hai letto qualcosa di suo, ti sei forse ispirata al suo mondo?

Forse, chissà, potrei averne attinto anche per scrivere il romanzo ambientato in Africa, di cui ti parlavo prima, ma se l'ho fatto, non me ne sono resa conto, così, come in quest'ultimo. Sono comunque certa che dalle proprie letture qualcosa rimanga sempre e che, alla fine, finiscano con l'influire sul proprio stile, anche se a livello inconscio.

Hai mai partecipato, o al contrario, abitualmente partecipi a concorsi o premi letterari?

Sì, ho partecipato a qualche concorso ma i risultati sono stati piuttosto scarsi. Soltanto in uno di questi, il mio testo è stato segnalato dalla giuria. In tutta sincerità, ora non ne sono più interessata, per lo meno a quelli che prevedono una quota d’iscrizione. Mi disturba pensare che il libro prescelto venga pubblicato a spese dei concorrenti.

Progetti per il futuro: cosa ti aspetti dal nuovo anno? Ci sono nuovi lavori in corso o ambizioni particolari?

Gli unici bilanci che faccio, a fine anno, sono quelli contabili, della società per cui lavoro. Per il resto, non uso farne. Il nuovo anno è soltanto la continuità di quello trascorso. Non mi guardo mai indietro e non tiro quasi mai le somme.
Una delle mie principali ambizioni è proprio legata alla passione per la scrittura; mi piacerebbe che le mie opere venissero conosciute e apprezzate da un gran numero di lettori. Ma quale scrittore non lo vorrebbe?
Comunque vada, continuerò a scrivere, almeno fintanto che proverò piacere nel farlo. Al momento non noto segni di cedimento!

Ornella ti ringrazio tantissimo per essere stata con noi, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!



Silvia Pattarini
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Scrittori: intervista a Franco Mieli

Scrittori: intervista a Franco Mieli

Scrittori: intervista a Franco Mieli

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Franco Mieli, in tutti gli store online con il ritorno del maggiore Cerci nel nuovo thriller Il lupo e la preda (Leone Editore): «Leggere per imparare, scrivere per vivere altre vite».

Franco Mieli nasce a Roma nel quartiere Prenestino, una periferia allora non ancora degradata in cui tutti si conoscevano e si rispettavano, vista, nel suo stato attuale attraverso gli occhi del maresciallo Coletta, in Ombre Pagane, il suo secondo romanzo.
Nel 2009 inizia a cimentarsi nella scrittura di racconti, partecipando a vari concorsi letterari.
La prima pubblicazione risale al 2014 con un volume comprendente due racconti noir Lupi nella nebbia – Zanne. A seguire nel 2015 la seconda pubblicazione Ombre Pagane un archeothriller ambientato tra le rovine della Roma pagana e in alcuni siti archeologici situati nelle vicinanze della capitale.
A gennaio 2017 la pubblicazione di La conquista dell’Etiopia – Diario di guerra del soldato Umberto Guidarelli in cui l’autore riadattando il diario scritto dal nonno materno durante la campagna d’Africa del 1935/36 ripercorre, corredando l’opera con fotografie e testimonianze dell’epoca quella che fu l’epopea, vista con gli occhi di un semplice soldato, degli italiani in quelle terre lontane.
A ottobre 2017 pubblica il suo terzo romanzo, Dieci Agosto un thriller che parte dall’omicidio di Ruggero Pascoli il 10 agosto 1867 e termina il 10 agosto 2015, quando il maggiore Massimo Cerci, già protagonista in Zanne e Ombre Pagane, riesce a risolvere dei misteriosi omicidi verificatisi in Romagna nella primavera del 2015.
Con Ombre Pagane ha ricevuto la menzione d’onore nel Primo concorso letterario Librinfestival nella cittadina di Monterotondo. Con il racconto Camilla ambientato in Sardegna si è classificato tra i primi dieci premiati in RACCONTALI nell’ambito della manifestazione Bookcity a Milano nel novembre 2017. Nel luglio 2016 ha ricevuto la menzione d’onore al Premio Internazionale di Poesia e Prosa Città del Galateo a Galatone con il racconto Mi porto via basato su una storia vera di violenza sulla donna. Nel 2011 il suo racconto La Camicia ha vinto il primo premio nel concorso indetto dall’Università Popolare Eretina di Monterotondo per la celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia. Nel settembre 2020 pubblica Il lupo e la preda.

Franco Mieli, benvenuto sul nostro web magazine culturale Gli Scrittori della Porta Accanto. Posso offrirti qualcosa di fresco per mitigare la calura estiva?

Buongiorno a voi e grazie dell’ospitalità. Un succo di mirtillo e una fetta di cocomero, grazie.

Ora che abbiamo rotto il ghiaccio raccontaci qualcosa di te. Quali sono i tuoi gusti in fatto di libri, che generi preferisci leggere? Quali sono, invece, i generi letterari in cui ti cimenti meglio nella scrittura?

Il genere letterario che preferisco leggere è ovviamente il giallo ma lo alterno anche con la saggistica e con la lettura di libri in lingua inglese, sia gialli che di saggistica.
Ovviamente scrivo libri gialli anche con scene abbastanza forti, ma ora senza spingermi nell’hard boiled.

Il lupo e la preda è un thriller in cui non mancano scene d’azione e suspense. Perché hai scelto questo titolo?

La scelta del titolo è nata dalle caratteristiche dell’antagonista del maggiore Cerci, che è il personaggio principale: Marcello Ferretti, temibile assassino, già protagonista del mio primo racconto lungo Lupi nella nebbia, dove viene catturato non prima di aver fatto una carneficina di coloro che riteneva responsabili della rovina del figlio. Marcello Ferretti ha poco di umano e molto del lupo. Occhi gialli, inespressivi, canini appuntiti e soprattutto una inestinguibile sete di vendetta, o di giustizia se guardiamo la cosa dal suo punto di vista. La preda è Giovanni Genchini, l’unico sopravvissuto alla mattanza di cinque anni prima e che sarà oggetto di una caccia senza respiro da parte di Ferretti.

Qual è stata la scena d’azione più difficile da descrivere?

Posso dire che le scene descritte nel libro non sono state affatto facili da descrivere almeno all’inizio, specialmente quelle in cui avvengono gli omicidi. Rispetto ai miei primi gialli, ora sono un po' più morbido nel descrivere certe scene, nel senso che non faccio più vedere direttamente l’esecuzione degli omicidi, ma solo l’inizio. Poi descrivo il ritrovamento della vittima da parte degli investigatori. Così lascio una certa indeterminatezza e immaginazione ai lettori. Paradossalmente, ma ci può stare per uno che scrive thriller, le scene più difficili sono state quelle in cui il maggiore Cerci, Marcello Ferretti e la protagonista femminile, Antonella Emiliani, dovevano manifestare i propri sentimenti d’amore e di amicizia. Spero di esserci riuscito, ma questo lo potranno dire solo i lettori.

Ci racconti qualcosa sui protagonisti di Il lupo e la preda?

I protagonisti principali, direi ex aequo come spazio dedicato, sono il maggiore Massimo Cerci e l’antagonista Marcello Ferretti. Massimo Cerci è un ufficiale del nucleo TPC dei Carabinieri, per esteso Tutela del Patrimonio Culturale, che spesso si trova a indagare su delitti che esulano dai compiti del suo reparto come in questo caso, chiamato da un collega della Territoriale in difficoltà. Proveniente dal battaglione Tuscania, ha trascorso due anni in Afghanistan, poi altri due anni come Comandante di Compagnia a Palermo, dove si è distinto nella lotta contro la mafia. Infine è approdato al Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale. Mentre era in Afghanistan ha perso la moglie e il figlioletto di sei anni, uccisi nel corso di una rapina in casa. Da allora il suo carattere è cambiato, è diventato chiuso e schivo e vive nel ricordo dei suoi congiunti, che lo visitano nei suoi sogni notturni. Nonostante sia molto ricercato dalle donne, per la sua intelligenza e il suo fisico prestante, non ha più voluto un legame stabile e ora vive da solo in una casa troppo grande per lui insieme alla sua amata cagnolina Jessica, una trovatella da lui salvata da sicura morte.
Marcello Ferretti, detto anche il boia di Collemarte, cittadina immaginaria in cui l’ho collocato, ha passato cinque anni in un carcere di massima sicurezza, dove stava scontando l’ergastolo, per evadere in modo rocambolesco lasciandosi dietro una scia di morti. Cinquantacinquenne in questo romanzo, ha un fisico magro e asciutto, ma ciò che lo rende temibile è la sua forza brutale e animalesca e una sorta di affinità con i lupi abruzzesi. Una volta fuggito, si nasconde proprio in Abruzzo, in attesa di completare la sua vendetta, uccidere Giovanni Genchini, unico sopravvissuto alla strage di cinque anni prima. Il maggiore Cerci, indagando sulla sua insospettabile e drammatica infanzia riesce a individuare la sua tana e i due si affronteranno in uno scontro cruento in cui non sarà scontato chi riuscirà a prevalere.
Poi c’è Antonella Emiliani, giornalista impicciona già conosciuta da Cerci in Ombre Pagane e innamorata di lui. Antonella avrà una parte importante nella soluzione del caso. Un altro coprotagonista è il maresciallo Alessandro Sorgi, già protagonista di Zanne e spalla di Cerci in questo libro, un investigatore coraggioso e determinato che rischierà la vita per catturare Ferretti.
Copertina del libro

Il lupo e la preda

di Franco Mieli
Leone Editore
Thriller
ISBN 978-8863936285
Cartaceo 12,25€
Ebook 7,99€

Quanto tempo ti ha impegnato la stesura di questo romanzo?

Circa due anni, non potendo scrivere a tempo pieno. Impiego molto tempo nei sopralluoghi, nel visitare i paesaggi e i luoghi che saranno oggetto delle mie descrizioni e che faranno da sfondo alle azioni drammatiche. Dopo il periodo dedicato ai sopralluoghi e alle fotografie cerco un incipit che mi soddisfi. Una volta trovato inizio a scrivere la trama per grandi linee su un quadernone di computisteria, dividendola in scene e arrivando fino alla parola “fine”. Poi inizio a scrivere su pc cercando di seguire lo schema precedentemente messo su quaderno. Solitamente questo inizio è molto lento e può comportare anche qualche mese, ma a un certo punto scatta qualcosa e riesco a scrivere anche per molte ore, la mattina prestissimo o a notte fonda. Una volta che ritengo sia terminato, lo lascio decantare per un mesetto circa, prima di riprenderlo in mano e iniziare una prima revisione. Come si vede adotto un processo abbastanza lungo e laborioso, cercando di essere il più preciso possibile, non avendo aiuti di sorta o sponsor letterari che mi consentano di farmi conoscere al grande pubblico.

C’è un autore contemporaneo che stimi particolarmente e che avresti piacere di conoscere?

Ci sono cinque autori che stimo moltissimo. Il francese Jean Christophe Grangè e gli italiani Piergiorgio Pulixi, Roberto Costantini, Roberto Riccardi e Maurizio De Giovanni. Mentre sarà difficilissimo conoscere Grangè ho già conosciuto personalmente tutti gli autori italiani, sia dopo le presentazioni dei loro libri che personalmente, poiché da diversi anni frequento gli ambienti letterari e artistici. L’ultimo che ho avuto il piacere di incontrare di nuovo lo scorso maggio e salutare è proprio Piergiorgio al quale rinnovo la mia stima e amicizia.

Franco Mieli come progetti la tua idea: scrivi direttamente al computer, oppure su quaderni, taccuini, o hai un sistema tutto tuo?

L’idea in genere mi arriva casualmente, dopo una vacanza in un posto che mi affascina particolarmente, dopo essere stato a una mostra in una galleria d’arte, o a un concerto di musica classica, oppure leggendo fatti di cronaca nera sui giornali. Una volta arrivata l’idea e stabilita l’ambientazione cerco il modo di inserirci i personaggi, in primis il maggiore Cerci che è il mio personaggio seriale. Tutto questo lavoro lo faccio sul quadernone e su taccuino, perché devo andare anche a studiarmi i luoghi, le istituzioni e il contesto dove agiranno i personaggi. La stesura al computer avviene solo dopo questo intenso lavoro. Anche in questa fase, quando devo scrivere una scena drammatica e fondamentale, preferisco però scrivere a penna sul quaderno.

Progetti per il futuro: ci sono nuovi lavori in corso, nuove pubblicazioni o ambizioni particolari?

Ci sono certamente nuovi lavori in corso, almeno due. Uno già terminato e in attesa di vedere la luce e un altro ancora in fase di progettazione e per il quale non ho ancora le idee ben chiare sulla trama. Diciamo che sarà un inverno di intenso lavoro sia per la trama che per l’ambientazione.

Ringraziamo tantissimo Franco Mieli per essere stato ospite di questo Caffè Letterario, lo spazio degli Scrittori della porta accanto dedicato agli autori, e, anche a nome dei nostri lettori, gli auguriamo in bocca al lupo per suoi progetti futuri.

Grazie Silvia, un saluto a Voi e a tutti i lettori.
Silvia Pattarini

Silvia Pattarini

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Scrittori: intervista a Edoardo Piazza

Scrittori: intervista a Edoardo Piazza

Scrittori: intervista a Edoardo Piazza

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Edoardo Piazza, in tutti gli store online con il romanzo  Il capodanno di Umberto Rose (Apollo Edizioni): «Scrivo per schiarire ed esplorare mondi e prospettive». 


Edoardo Piazza, benvenuto sul nostro web magazine culturale Gli Scrittori della Porta Accanto. Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare: raccontaci quale è stata quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti ha spinto a scrivere Il capodanno di Umberto Rose.

Mi trovavo a correre per allenarmi, davanti alla sede di lusso di un’università privata, era già capitato altre volte. A un certo punto si è accesa questa lampadina nella testa, che a dire il vero era più un faro che una lampadina. Lì ho trovato quello slancio interiore che serve poi alla realizzazione di un’opera complessa quale è il romanzo. Erano un paio d’anni che accumulavo pezzi di storie e ho capito che sarei arrivato in fondo. Una cosa che non capita tutti i giorni. Anzi, in realtà, non so nemmeno se e quando succederà di nuovo.

Ci ricordi i titoli delle tue precedenti pubblicazioni?

Ho pubblicato la raccolta di poesie Container! nel 2019 con Ensemble Edizioni. È una raccolta sul tema delle merci e della globalizzazione, ma non solo. Ci sono anche riflessioni più intime.

Perché hai scelto proprio questo titolo, Il capodanno di Umberto Rose?

Per semplicità: è didascalico. Illustra subito il nome del protagonista e il tempo dell’ambientazione.

Ci riveli qualche indiscrezione sulla trama, così da farci addentrare meglio nel tuo contesto?

È la storia di un anziano vedovo e dell’uomo che gli ha ucciso la moglie quando era giovane. Il primo si batte per i valori della storia e della cultura del suo paese, il secondo è pronto a tutto pur di far carriera in un’organizzazione criminale.

Perché consiglieresti Il capodanno di Umberto Rose?

Perché è essenziale nello stile, quindi racconta solo ciò che è necessario alla storia, e ciò contribuisce a tenere alto il ritmo della scrittura.

Quanto ti ha coinvolto emotivamente la stesura di questo romanzo?

Meno di altri lavori che ho scritto in passato e che non ho pubblicato. Credo che la rinuncia a una parte della soggettività autoriale aiuti la storia a stare in piedi da sola.
Il capodanno di Umberto Rose

Il capodanno di Umberto Rose

di Edoardo Piazza
Apollo Edizioni
Narrativa
ISBN 978-8831202817
Cartaceo 10,00€

Se potessi esprimere con un'immagine ciò che rappresenta veramente per te la scrittura, quale sarebbe?

Devo essere sincero: a questa domanda non so rispondere. La risposta: “a una casa che si poggia sulle fondamenta” mi sembra troppo banale. Sicuramente l’immagine di un artigiano che lima il legno fino a quando non termina la sua opera è più calzante.

Scrivere, a volte, è terapeutico. Qual è la tua motivazione?

La rabbia purtroppo è un bel motore. Il fatto che, come cittadini, contiamo sempre meno, spinge a gridare la nostra voce attraverso la scrittura. Poi bisogna lavorarci su questo stato d’animo. E modellarlo come se fosse creta. Ecco: l’immagine che non mi veniva prima potrebbe essere la creta!

Ringraziamo tantissimo Edoardo Piazza per essere stato ospite di questo Caffè Letterario, lo spazio degli Scrittori della porta accanto dedicato agli autori, e, anche a nome dei nostri lettori, gli auguriamo in bocca al lupo per suoi progetti futuri.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini

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