
Serie TV Di Elena Genero Santoro. Dal mondo di La rivincita delle bionde: Elle, la serie di Prime Video, prequel del film, ambientata al college. Dalla vita perfetta da Barbie a Los Angeles alla grigia Seattle, dimostrando che a dispetto di – o proprio per – un look brillantinato e un approccio scoppiettante si deve essere prese sul serio.
L'ultima volta che al lavoro ho ricevuto la pagella annuale – ebbenesì, nelle grandi aziende gli impiegati vengono valutati periodicamente – mi è stato detto, non con un certo stupore, che "nonostante la mia età" (51) mantengo sempre un grande entusiasmo per il mio lavoro: sono curiosa, esco dalla comfort zone, voglio imparare cose nuove, studio di continuo. Cosa che però non mi ha fatto fare poi chissà quale carriera: sono un tecnico apprezzato, ma non ho le physique du role per fare il capo. Intanto sono donna (e diciamolo), sono friendly, ho la pessima abitudine di cercare di mettere i colleghi a proprio agio e poi ho altri due inqualificabili difetti. Il primo è che mi piacciono i colori, almeno un fiorellino tra i capelli lo indosso sempre. Il secondo, ed è il più terribile di tutti, è che sono ironica. Io scherzo. Ma per mia sfortuna molta gente accosta l'ironia alla mancanza di serietà. Non sarò mai percepita come autoritaria, al più come autorevole nella mia materia. Leggi anche Elena Genero Santoro | Umanista vs ingegnere?
Sarà per questo che adoro Elle Woods, la protagonista di La rivincita delle bionde nei primi anni del 2000 e ora di un prequel ambientato all'epoca del liceo: Elle, disponibile su Prime Video.
Per inciso: l'attrice è cambiata, ma è stata scelta davvero somigliante a una giovane Reese Witherspoon.Su Elle Woods avevo scritto un articolo molti anni fa, articolo che è invecchiato bene, e ora torno a scriverne volentieri perché la serie appena uscita, che all'inizio mi ha lasciata un po' perplessa, verso la fine mi è parsa deliziosa.
Se Elle Woods universitaria era vicina a una me altrettanto universitaria, la Elle Woods liceale è ringiovanita, mentre io sono invecchiata. Eppure, nonostante la distanza tra Elle e me sia aumentata temporalmente, la serie mi ha attirata lo stesso.
Facciamo un recap del film, che ormai è talmente cult nel suo genere da non rischiare spoiler inaspettati.
Elle Woods è la tipica Barbie americana. Vive a Los Angeles, ha una predilezione per il rosa acceso, ama la cosmesi, la moda, ed è abbonata a Cosmopolitan. Il suo futuro sembra tracciato: il marketing. È ciò che tutti si aspettano da una ragazza così, che incarna il prototipo della bionda un po' stupida dedita alle frivolezze.Ma Elle, che stupida non è affatto, lasciata dal fidanzato che mira a una carriera come avvocato, si candida per Harvard nel tentativo di riconquistarlo. Viene ammessa alla facoltà di legge e si ritrova, bionda, di fucsia vestita e spumeggiante, in una università grigia, frequentata da studenti grigi e smorti. Un po' come è capitato a me a ingegneria. Io ed Elle sembravamo pesci fuor d'acqua, con i nostri taccuini a cuore e le penne coi pon pon.
Invece Elle, a giurisprudenza, dimostra di essere molto brava, si appassiona alla materia e fa emergere le sue capacità proprio grazie al suo modo di essere.
Elle, nel film, dimostra che il prototipo della bionda-scema è in realtà uno stereotipo infondato.
Guardando la serie su Prime Video, ho fatto una riflessione sulla genesi di un personaggio come Elle.
Nel prequel, la sua vita perfetta da Barbie a Los Angeles viene incrinata da una esigenza lavorativa di suo padre: la famiglia deve trasferirsi a Seattle.Io non so come sia Seattle nella realtà, ma nella finzione narrativa è un posto cupo, piovoso, con gli studenti vestiti di scuro... Un po' come Harvard e questo è il dettaglio che della serie mi ha convinta di meno. Se Elle da adolescente ha avuto un'esperienza in un luogo serioso e sottotono come Seattle, perché ad Harvard sembra scioccata?
A parte ciò, la Elle sedicenne si ritrova in una realtà che le è ostile e che dovrà conquistare col suo entusiasmo.
Ma, come accadrà anche ad Harvard, Elle, con il suo look brillantinato e l'approccio scoppiettante, all'inizio non viene presa sul serio. Ed è qui che il prototipo viene declassato a stereotipo.
Perché l'apparente frivolezza di Elle, che concede alla messa in piega un'importanza che a Seattle nessuno ha mai visto, non è superficialità. È uno stile e di conseguenza un linguaggio comunicativo. È l'unico linguaggio che fino a quel momento ha imparato. A L.A. l'amicizia passa per manicure e sessioni di shopping, ma non per questo ha meno valore.La serie si riallinea al film nel momento in cui Elle dimostra le sue potenzialità.
E questo avviene ogni qualvolta è costretta a uscire dalla zona di comfort del suo mondo patinato. A Los Angeles Elle rimane sullo sfondo, è una giovane uguale a mille altre. A Los Angeles Elle non può distinguersi. Ma quando Elle si trova a relazionarsi con realtà che la costringono a cercare nuove vie di comunicazione, mostra la vera sé: una ragazza entusiasta, tenace, piena di buoni sentimenti, leale, che crede nell'amicizia e che si batte per le persone che ama (e guai a baciare l'ex ragazzo di un'amica!).Elle a quel punto diventa un ibrido.
Non rinnega il vecchio, l'imprinting, la base. Ci aggiunge il nuovo e semina il suo background e la sua energia intorno a sé. La contaminazione con un mondo alieno la aiuta a fiorire. E ci insegna che può esistere un'avvocata capace che scrive su taccuini coi glitter a forma di cuore.Per questo adoro Elle Woods, che riesce a farsi apprezzare nonostante o proprio per i suoi outfit rosa.
Se siete entusiasti come me, guardate la serie. Vi conquisterà.
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Elena Genero Santoro |
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