Gli scrittori della porta accanto
Arte
Arte
Vola, Sogna: l'arte contemporanea a Forte Strino

Vola, Sogna: l'arte contemporanea a Forte Strino

Vola, Sogna: l'arte contemporanea in un forte della prima guerra mondiale

Arte Di Lara Zavatteri. A Forte Strino, nel paese di Vermiglio in Trentino, dal 22 giugno al 15 settembre le parole al neon della mostra Vola, Sogna di Manuela Bedeschi, curata da Serena Filippini.

Un luogo simbolo della Prima Grande Guerra diventa cornice di una mostra contemporanea che ha come protagonisti neon e parole. Dal 22 giugno al 15 settembre, Forte Strino, fortezza austroungarica che si trova a Vermiglio in val di Sole, in Trentino, ospiterà infatti la mostra Vola, Sogna dell’artista vicentina Manuela Bedeschi a cura di Serena Filippini.

Forte Strino, costruito nel 1861, fa parte dei sistema dei forti che si trovano sul territorio tra Vermiglio e il Passo del Tonale, dove si trovano altre fortificazioni.

Restaurato nel 1998, racconta la storia della prima guerra mondiale e ospita mostre, come questa, di arte contemporanea.
La mostra è qualcosa di nuovo per il forte, che pur avendo proposto arte contemporanea da anni, non ha mai visto nei suoi spazi installazioni della neon art, ovvero l’arte dei neon. Si tratta del linguaggio più utilizzato dall’artista Manuela Bedeschi, che vive e lavora tra Bagnolo di Lonigo (Vicenza) e Verona.

Vola, Sogna è una mostra diffusa, si sviluppa dentro e fuori dal forte e ai laghetti di San Leonardo, sempre a Vermiglio.

In questi luoghi si troveranno neon a forma di parole, come appunto “Vola”, “Sogna”, ma anche “Guarda” e “Ascolta”, per fare qualche esempio. Messaggi scritti con la luce, subito visibili, immediati, per far riflettere i visitatori sull’importanza di fermarsi a guardare, ad ascoltare, in breve a trovare il tempo per comprendere questi concetti e tornare a farli propri, il tutto senza dimenticare il passato.
Anche i giovani mandati in guerra avevano sogni, desideri, magari volavano con la fantasia sperando in un futuro che per molti non è mai arrivato. In questo senso la mostra è un dialogo tra presente e passato e coinvolge anche l’ambiente e la sua bellezza. Uno dei neon si trova infatti ai laghetti di San Leonardo, per invogliare chi visita la mostra a guardarsi attorno, vedere e sentire la natura.

Specifiche opere sono state realizzate inserendo testimonianze sulla storia del territorio durante la guerra.

Grazie all’ausilio di oggetti e reperti bellici appartenenti alla collezione del forte stesso e avvalendosi del materiale fotografico ed epistolare messo a disposizione in forma esclusiva dall’Archivio Achille Serra, che ha un museo, il Museo della Guerra Bianca, che racconta il primo conflitto mondiale in queste zone, portando avanti il lavoro del padre Emilio che lo fondò.

La mostra Vola, Sogna di Manuela Bedeschi è curata da Serena Filippini, con il patrocinio ed il contributo del Comune di Vermiglio.

È stata inaugurata oggi alle 17:30.
I laghetti di San Leonardo saranno sempre accessibili gratuitamente mentre per il forte gli orari saranno:
  • dal 23 al 30 giugno e dal 2 al 15 settembre dalle 14:00 alle 18:00,
  • dal 1° luglio al 1° settembre dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 18:30.
In più, dal 1° luglio al 4 settembreci ci sarà un'apertura serale tutti i mercoledì alle ore 21:00, con visita guidata.
Per maggiori informazioni: Ufficio informazioni Vermiglio, info@vermigliovacanze.it | https://www.vermigliovacanze.it



Lara Zavatteri

Leggi >
Arte a Natale: 5 mostre a tema

Arte a Natale: 5 mostre a tema

Arte a Natale: 5 mostre a tema

Arte Di Stefania Bergo. Natale 2023, mostre ed eventi d'arte a tema per immergersi nella magica atmosfera delle feste: installazioni luminose, laboratori per bambini, capolavori del passato sulla natività, presepi di carta e sconti speciali.

Il Natale è una stagione che porta con sé un'atmosfera magica e festosa, e cosa c'è di meglio di abbinare lo spirito natalizio all'esplorazione delle espressioni artistiche? In Italia, patria di ricchezza culturale e artistica, diverse mostre d'arte si aprono al pubblico durante le festività, offrendo un'opportunità unica di immergersi nell'estetica natalizia e scoprire nuovi orizzonti creativi.
Vi suggerisco cinque eventi d'arte da non perdere durante il periodo natalizio.

  1. Natale con UffiziKids – Galleria degli Uffizi e Palazzo Pitti, Firenze

    Fino al 5 gennaio 2024, un'esperienza magica di arte e creatività. La Galleria degli Uffizi e Palazzo Pitti a Firenze ospiteranno mostre e laboratori creativi speciali dedicati alla connessione tra l'arte e la tradizione natalizia.
    Un percorso nella famosa galleria fiorentina totalmente dedicato alla nascita di Gesù attraverso alcuni capolavori che, partendo dall’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Maria della prossima nascita del Salvatore, aiuta a capire come il soggetto della Natività abbia ispirato gli artisti di tutti i periodi.
    A Palazzo Pitti, c'è Giochi sotto il ceppo, giochi tradizionali per bambini attraverso le opere della Galleria d’Arte Moderna e un laboratorio creativo per realizzare un Ceppo di Natale, e Bambini a corte, per rivivere la vita quotidiana dei piccoli di tre dinastie regnanti (Medici, Lorena e Savoia) attraverso dipinti che consentono di parlare di aspetti della loro vita quotidiana quali l’abbigliamento, lo studio, i giochi, ma anche gli obblighi, analogie e differenze tra la loro quotidianità e modelli di vita ormai lontani ma dei quali le opere dipinte mantengono una puntuale memoria.
    Scopri di più su www.uffizi.it.

  2. Luci d'Artista: Magia e Creatività a Torino – Vari luoghi, Torino

    La tradizione Luci d'Artista a Torino, alla sua 26esima edizione, si evolve ogni anno, trasformando la città in un palcoscenico luminoso e creativo. Oltre alle installazioni luminose, diverse mostre d'arte contemporanea saranno allestite in vari luoghi della città fino al 14 gennaio 2024. Artisti locali e internazionali esporranno opere ispirate alla magia del Natale, creando un'esperienza multisensoriale unica.
    Per conoscere i luoghi delle istallazioni è possibile scaricare o consultare online la mappa.

  3. Christmas Design. La creatività per il Natale – Vari luoghi, Bergamo

    Prima edizione della grande mostra dedicata alla creatività a cielo aperto, fruibile da tutti, in una tra le più belle città d’Europa. Dal 25 novembre 2023 al 7 gennaio 2024, venti installazioni d’autore saranno esposte nelle piazze, nelle vie e nei cortili più iconici del capoluogo per raccontare il Natale attraverso un inedito itinerario di scoperta illuminato a festa che, tra realtà e illusione, da Città Bassa conduce fino a Città Alta.
    Per conoscere le opere e i luoghi di esposizione, basta consultare il sito www.arte.it.

  4. Francesco Londino e la tradizione dei presepi di carta – Museo Diocesano Carlo Maria Martini, Milano

    Dal 1° dicembre 2023 al 28 gennaio 2024, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano ospita una mostra che ricostruisce la ricca tradizione dei presepi di carta, a partire dalla figura di Francesco Londonio (1723-1783), pittore e incisore milanese quasi esclusivamente legato a temi bucolici e pastorali e autore del Presepe del Gernetto, uno dei capolavori di quella particolare tipologia, conservato proprio al Museo Diocesano di Milano.
    Per maggiori informazioni, è possibile visitare il sito ufficiale www.chiostrisanteustorgio.it.

  5. Promozione natalizia sulle mostra di Goya, El Greco e Basilico – Palazzo Reale, Milano

    Non si tratta di mostre a tema natalizio, ma è possibile approfittare di uno sconto speciale pensato proprio per Natale per acquisti fino al 7 gennaio 2024.
    Per le festività Palazzo Reale propone delle vantaggiose promozioni per regalare o regalarsi un ingresso alle mostre di El Greco – promozione valida per acquisti entro domani! –, Goya (La ribellione della ragione) – solo 200 biglietti disponibili – e Gabriele Basilico (Le mie città).
    Per maggiori informazioni sulle modalità di sconto basta consultare il sito ufficiale www.palazzorealemilano.it.

Celebra il Natale con l'arte.

Queste mostre d'arte offrono un'opportunità unica di celebrare il Natale immersi nella bellezza e nella creatività. Dall'arte rinascimentale alle installazioni contemporanee ai laboratori creativi per bambini, c'è qualcosa per gli appassionati d'arte o per chi semplicemente desidera abbracciare lo spirito natalizio attraverso un'esperienza culturale, un viaggio originale tra tradizione e innovazione artistica.



Stefania Bergo
Leggi >
De Scondión: una mostra di graffiti a Cles

De Scondión: una mostra di graffiti a Cles

De Scondión: una mostra di graffiti a Cles

Arte Di Lara Zavatteri. De Scondión. I graffiti di Palazzo Assessorile: una mostra di graffiti a Cles. Alla Batibōi Gallery, fino al 7 gennaio 2024, il messaggio ai posteri dei detenuti delle carceri ospitate nel palazzo medievale dal 1814 al 1975.

De Scondión nel dialetto di queste zone del Trentino significa “di nascosto”. E infatti erano proprio nascosti i graffiti esposti alla mostra inaugurata a inizio ottobre e visitabile presso la Batibōi Gallery in Piazza Municipio a Cles in Val di Non, Trentino, aperta fino al 7 gennaio 2024.

La mostra vede la collaborazione non solo della Batibōi Gallery, ma anche della Cooperativa La Coccinella, del Comune e della biblioteca di Cles.

Tutto questo nasce dai graffiti, appunto, al terzo piano di Palazzo Assessorile, a Cles, edificio rinascimentale il cui terzo piano, dal 1814 fino al 1975, venne adibito alle prigioni. Chi vi veniva rinchiuso spesso “scriveva” con elementi di fortuna o disegnava graffiti, scritte e disegni più o meno chiari e comprensibili.
Il progetto curato da Lisa Guerra nasce proprio dalla raccolta e catalogazione dei graffiti e delle scritte realizzati dai prigionieri che furono rinchiusi nelle stanze nel Palazzo nell'arco di circa trecento anni.
Sono graffiti con nomi, date, località, ma anche disegni che incutevano paura, oppure che esprimevano la volontà di libertà dei prigionieri. Alcuni sono a tutt’oggi ben visibili, altri a malapena. Tutti, però, testimoniano qualcosa di quei prigionieri, costituendo una specie di messaggio ai posteri.

Il Palazzo Assessorile è chiamato così proprio perché dagli anni Settanta del Seicento assunse delle funzioni amministrative e giudiziarie e fu sede dei giudici delle valli di Non e di Sole, che venivano chiamati appunto “assessori”.

Il Palazzo Assessorile è un magnifico edificio rinascimentale che merita di essere visitato anche per gli affreschi voluti dal nobile Ildebrando, marito di Anna Wolkenstein. Tornando alla mostra alla Batibōi Gallery, i lavori esposti sono anche il risultato di una rielaborazione dei graffiti. Da un lato sono stati coinvolti i bambini e i ragazzi del Centro Gandalf, dall’altro gli ospiti della Casa di Riposo A.P.S.P. Santa Maria, entrambi di Cles. Si tratta di un incontro tra generazioni per scoprire, rileggere e rielaborare i graffiti del passato e conoscere, grazie ai ricordi, il periodo storico in cui a Palazzo Assessorile esistevano le carceri.
La visita prevede una sorta di “immersione” per scoprire poi il lavoro di catalogazione dei graffiti di Lisa Guerra e altri approfondimenti, nonché i lavori dei ragazzi esposti alla Batibōi Gallery. Oltre alla mostra, tutti i venerdì sono disponibili laboratori gratuiti alle 16:30 per tutte le età, senza necessità di prenotazione.
De Scondión. I Graffiti di Palazzo Assessorile è aperta dal martedì alla domenica con orario 16:00-18:00 e ingresso libero. E tutti i venerdì, dalle 16:30 alle 18:30, è possibile partecipare ai laboratori gratuiti di graffiti, senza prenotazione e per tutte le età.



Lara Zavatteri

Leggi >
Castel Caldes: uno spettacolo e una mostra da non perdere

Castel Caldes: uno spettacolo e una mostra da non perdere



Arte Di Lara Zavatteri. Agosto al Castel Caldes in Val di Sole, Trentino: uno spettacolo per rappresentare la leggenda di Olinda e Arunte e la mostra del pittore Bartolomeo Bezzi.

Castel Caldes è un castello che si trova nel paese di Caldes, in Val di Sole, in Trentino. Come tutti i castelli, ha la sua leggenda, quella di Olinda e Arunte. Quest’estate la leggenda sarà raccontata attraverso uno spettacolo, mentre le sale del mastio ospiteranno una mostra dedicata al pittore solandro Bartolomeo Bezzi.
Partiamo dalla leggenda.

Secondo la leggenda, Olinda, la figlia del nobile proprietario del castello, si innamorò perdutamente di un menestrello di nome Arunte.

La loro relazione non era ben vista, proprio perché Arunte era "solo" un menestrello. La vicenda finì tragicamente, con Arunte ucciso e Olinda rinchiusa in una stanzetta del castello, dove morì poco dopo.
La stanza di Olinda esiste davvero, e si dice che lei guardasse il mondo attraverso la piccola finestra, l'unico frammento di realtà che poteva ancora vedere da quella prigione. Si possono notare dei cuori intrecciati, forse testimonianza di quell'amore impossibile. Inoltre, la leggenda pare si basi su un fatto storico realmente accaduto.
La leggenda sarà raccontata il 12 e il 20 agosto a cura del Teatro delle Quisquilie, con Massimo Lazzeri, narratore, e Adele Pardi al violoncello. Lo spettacolo si svolgerà presso il castello alle ore 15:00 e alle 16:30 e si potrà visitare anche la stanza in cui Olinda fu rinchiusa.
Rodemodo chiuse la sua bella Olinda nella torre del castello ed erano ormai tre giorni e tre notti che se ne stava prigioniera nella sua cameretta, nutrendosi con il poco pane e la poca acqua che le portava ogni mattina la guardia del castello. L’unico sfogo che le era concesso da suo padre era dipingere ed è lì che Olinda affrescò le pareti della torre, ritraendo immagini del suo perduto Arunte, (ancor oggi nella torre del castello di Caldés possiamo ammirare i suoi dipinti). Mauro Neri, Mille leggende del Trentino

Al castello sarà possibile ammirare anche la mostra delle opere di Bartolomeo Bezzi, pittore solandro originario del paese di Fucine.

La mostra rimarrà aperta fino a novembre. L’esposizione, dal titolo Bartolomeo Bezzi 1851-1923. Scene di vita quotidiana, ritratti, vedute vede la presenza di quaranta opere, alcune delle quali esposte per la prima volta. Oltre ai celebri paesaggi, la mostra proporrà anche altri soggetti del pittore, come scene di vita quotidiana, in contesti rurali o nelle città di Verona e Venezia, città nelle quali ha vissuto.
La mostra sarà completata da bozzetti, schizzi, lettere, opere grafiche. Inoltre, verrà svelata la storia di un dipinto perduto, la sua opera più grande mai realizzata. Si tratta del pannello decorativo che Bezzi realizzò nel 1909 per il salone dell’hotel Mendelhof al Passo Mendola.

La mostra è pensata per commemorare il centenario della morte dell’artista della Val di Sole ed è solo una delle tappe di una serie di eventi dedicati a lui che si svolgeranno durante l’anno, in altre sedi trentine.

L'obiettivo è valorizzare un pittore di importanza nazionale, che non ha mai dimenticato le sue radici.

Il castello è aperto tutti i giorni, a eccezione dei lunedì non festivi.
Apertura straordinaria tutti i lunedì del mese di agosto.
Orario 10:00 – 18:00.
Per ulteriori informazioni, visita il sito www.buonconsiglio.it.



Lara Zavatteri

Leggi >
Estate 2023: viaggiare in Europa tra mostre d'arte da non perdere

Estate 2023: viaggiare in Europa tra mostre d'arte da non perdere

Estate 2023: viaggiare in Europa tra mostre d'arte da non perdere

Arte | Viaggi Di Stefania Bergo. Estate 2023, viaggiare in Europa tra le mostre d'arte da non perdere: dalla Spagna, che celebra i cinquant'anni dalla morte di Picasso, alla biennale di Architettura di Venezia dedicata all'Africa.

Per chi deve ancora non solo andarci, ma anche organizzarle le ferie, vi suggerisco un modo alternativo – anche se per molti è già così – di viaggiare: il turismo culturale. Si tratta di godersi il luogo non solo in funzione del relax e delle comodità di cui abbiamo bisogno per staccare dalla solita routine lavorativa e ricaricarci di energie positive, ma di concederci anche il tempo per gustarci il ricco patrimonio artistico della località scelta per le vacanze, o per godere di esperienze di avvicinamento alle culture locali. E perché no? Magari scegliere un lungo itinerario che tocchi tutte quelle città dove questa estate ci saranno delle mostre d'arte, installazioni o incontri culturali. Ve ne suggerisco alcune da non perdere.

A cinquant'anni dalla morte, tutta la Spagna celebra Pablo Picasso, con una serie di mostre in diverse città.

«L'anno di Picasso è l'occasione perfetta per conoscerne l'eredità» si legge sul sito www.spain.info dove è possibile trovare tutte le personali a lui dedicate in Spagna. Alcune sono già chiuse, è da fine 2022 che celebrano il grande pittore, scultore e litografo spagnolo scomparso l'8 aprile del 1973. Altre inizieranno o proseguiranno per tutta l'estate 2023 a Malaga, Madrid, Barcellona e La Coruña.
Ad esempio, a Malaga – la sua città natale – proseguirà fino al 10 settembre la mostra Picasso scultore: corpo e materia curata da Carmen Giménez, presso il Museo Picasso. Al Museo Casa Natale di Picasso, invece, verrà inaugurata il 23 giugno la mostra Le età di Pablo curata da Mario Virgilio Montañez Arroyo e proseguirà fino a ottobre.
A Madrid, molte sono le mostre già concluse o che inizieranno in autunno. Ma questa estate ci sarà comunque modo di godersi la Celebración Picasso 1973-2023 con due mostre interessanti: fino al 17 settembre è possibile visitare Picasso, El Greco and Analytical Cubism curata da Carmen Giménez al Museo Nacional del Prado, sull'influenza che El Greco ha avuto sull'arte di Picasso; Picasso: Untitled a La Casa Encendida, curata da Eva Franch i Gilabert, che raccoglie 50 opere dell'ultimo periodo di Picasso, visti attraverso gli occhi di 50 artisti contemporanei.
Al Museu del Disseny di Barcellona, verrà inaugurata il 30 giugno – visitabile fino al 17 settembre – Picasso's wish. The ceramics that inspired the artist. Mentre a La Coruña, ancora per pochi giorni – fino al 25 giugno – è possibile visitare Picasso bianco nel ricordo azzurro al Museo de Belas Artes.

A Parigi, invece, si celebra il centenario della morte di Sarah Bernhardt, attrice teatrale, scultrice e pittrice, con una mostra al Petit Palais aperta fino al 27 agosto.

Sarah Bernhardt, detta la Divina, fu una delle più grandi attrici teatrali di tutti i tempi, un'artista poliedrica.
Lungo il percorso espositivo della mostra si possono ammirare oltre 400 opere tra dipinti, sculture e fotografie, oltre ai costumi di scena e a oggetti personali.
Una retrospettiva che racconta la sua straordinaria vita artistica [...] e la turbolenta vita privata dell'attrice. [...] onore all'attrice che interpretò nei teatri di tutto il mondo i personaggi delle opere di Racine, Victor Hugo, Shakespeare, Edmond Rostand, Molière, Marivaux, George Sand, Alexandre Dumas. Dispositivi multimediali riproducono la voce di Sarah Bernhardt: «la voce d'oro», come la definì Victor Hugo, che creò la sua fama e la trasformò in una leggenda. Marco Moretti, La Stampa


In Italia, fino al 26 novembre, l'appuntamento è con la Biennale di Venezia per la Mostra Internazionale di Architettura curata da Lesley Lokko.

La diciottesima Mostra Internazionale di Architettura, intitolata The Laboratory of the Future e con l’Africa protagonista, si estende ai Giardini, all’Arsenale e a Forte Marghera.
Per la prima volta, i riflettori sono puntati sull’Africa e sulla sua diaspora, su quella cultura fluida e intrecciata di persone di origine africana che oggi abbraccia il mondo.
La mostra divisa in sei parti e comprende 89 partecipanti, di cui oltre la metà provenienti dall’Africa o dalla diaspora africana, con un'età media dei partecipanti di 43 anni – il più giovane ne ha solo 24. Il dato curioso è che oltre il 70% delle opere esposte è stato progettato da studi gestiti da un singolo o da un team molto ristretto. Si tratta quindi per lo più di professionisti e creativi emergenti, che avranno anche l'occasione dipartecipare a Biennale College Architettura, una serie di incontri didattici con quindici docenti internazionali.

A Manchester, dal 30 giugno al 28 agosto, Yayoi Kusama - You, Me and the Balloons celebra i trent'anni dalle prime opere dell'artista giapponese.

Yayoi Kusama - You, Me and the Balloons sarà un'esposizione quanto mai psichedelica e coinvolgente presso la nuova International Factory, lanuova realtà culturale ed effervescente della città. La mostra si preannuncia essere «il più grande paesaggio artistico mai creato dalla Kusama, con opere alte fino a dieci metri», un viaggio surreale tra le sue creazioni più eccentriche, come le bambole giganti, i paesaggi tentacolari e le immancabili sfere a pois, marchio di fabbrica dell'artista.





Stefania Bergo
Leggi >
I girasoli ucraini di Maria Prymachenko in mostra a Trento

I girasoli ucraini di Maria Prymachenko in mostra a Trento

I girasoli ucraini di Maria Prymachenko in mostra a Trento

Arte Di Lara Zavatteri. I girasoli ucraini in mostra al Palazzo delle Albere di Trento: 60 opere dell’artista naif Maria Prymachenko.

Ha aperto il 28 febbraio ed è visitabile fino al prossimo 4 giugno la mostra I girasoli ucraini. Opere di Maria Prymachenko dal Museo nazionale Taras Shevchenko di Kiev, presentata dal Mart (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) al Palazzo delle Albere di Trento.

A un anno dall’invasione russa in Ucraina, viene proposta questa che è la prima mostra italiana su Maria Prymachenko, artista Unesco nel 2009.

Nata da un’idea di Vittorio Sgarbi, la mostra propone una sessantina di opere provenienti dal Museo nazionale Shevchenko di Kiev con lo stile della pittrice naif fortemente ancorato alle radici, alle tradizioni, ai racconti e ai riti dell’Ucraina, con opere che raffigurano piante e fiori, animali nati dalla fantasia e simboli, allegorie, fiabe, tutto immerso in sfolgoranti e brillanti colori.
I girasoli gialli, il giallo della bandiera dell’Ucraina, i girasoli che diventano così simbolo di resistenza oltre che essere, insieme a tutte le altre opere di Maria Prymachenko, la testimonianza che non solo esiste un popolo ucraino ma anche una cultura ucraina, due “concetti” che non esistono, secondo la propaganda russa.

Chi era Maria Prymachenko?

Maria Prymachenko nacque nel paese di Bolotnya, a soli 30 chilometri da Chernobyl, nel 1909. Autodidatta, si occupò di pittura, ma anche di ceramica e ricamo. Nel 1966 venne insignita del Premio Nazionale Taras Shevchenko dell’Ucraina. L’Unesco le dedicò l’anno 2009 e la città di Kiev le intitolò un viale. Cominciò a esporre le sue opere negli anni Trenta e in seguito alcune vennero riprodotte anche sui francobolli ucraini.
Malata di poliomielite, grazie ad alcuni interventi riuscì stare in piedi, ebbe un figlio dal suo compagno, che morì durante il secondo conflitto mondiale, mentre il figlio Fedir (scomparso nel 2008) fu un arista come la madre e così i nipoti.
Nel Museo di storia locale di Ivankiv erano conservate diverse opere di Prymachenko, lo stesso museo bruciato nel 2022 durante l’invasione russa dell’Ucraina, con la perdita di circa una ventina di sue opere. Tuttavia, pare che la popolazione sia riuscita in parte a salvarne alcune.
Maria Prymachenko, che è stata raffigurata anche sulle monete ucraine, è scomparsa nel 1997.
Esponente della pittura naif, erede di una tradizione folcloristica secolare che affonda le proprie radici nell’arte paleolitica, Maria Prymachenko ispirò grandi artisti come Picasso, Matisse e Chagall. Con il suo stile riconoscibile, vivace, immediato è stata amata da diverse generazioni che, a partire dalla prima metà del novecento, hanno contribuito a costruirne il mito. dal comunicato stampa del Mart


Il biglietto per la mostra si può acquistare sul sito www.mart.tn.it.
Il Palazzo delle Albere è aperto dal martedì al venerdì, dalle 10 alle 18 il sabato e la domenica, dalle 10 alle 19 i festivi.

Lara Zavatteri


Lara Zavatteri

Leggi >
Luigi Vanvitelli: un ponte tra barocco e neoclassicismo

Luigi Vanvitelli: un ponte tra barocco e neoclassicismo

Luigi Vanvitelli: un ponte tra barocco e neoclassicismo

Arte Di Argyros Singh. A 250 anni dalla morte, Luigi Vanvitelli, l'architetto della Reggia di Caserta: un ponte tra barocco e neoclassicismo.

La Reggia di Caserta è uno dei palazzi più noti al mondo, ma non tutti ricordano il suo ideatore, l’architetto Luigi Vanvitelli, del quale, il 1° marzo 2023, ricorrono i 250 anni dalla morte.
Napoletano di nascita, al principio del Settecento, era figlio d’arte del pittore fiammingo Caspar van Wittel. Si racconta che fin da bambino, il figlio fosse un appassionato disegnatore e che un giorno disegnò un ritratto talmente realistico che il padre si convinse della genialità del giovane. Dopo i primi studi incentrati sul disegno e sulla matematica, si trasferì a Roma, a sedici anni, per studiare architettura presso la celebre Scuola di San Luca.
Nell’ambiente romano ebbe modo non solo di approfondire le opere degli antichi architetti, ma fu apprezzato anche da uno dei più grandi del suo tempo, Filippo Juvarra, che progettò edifici come la basilica di Superga, sull’omonima collina torinese.

Completati gli studi e compiuti i primi lavori, la carriera di Vanvitelli decollò.

Il primo vasto approccio all’architettura risale al 1728, quando gli venne commissionato il restauro di Palazzo Albani, a Urbino, appartenuto alla famiglia del pontefice Clemente XI. Da Clemente XII ricevette invece la commisse per i lavori tra Loreto e Ancona, con la creazione del Lazzaretto e il rifacimento del porto di quest’ultima città.
Negli anni successivi fece lavori minori al Palazzo Reale di Capodimonte e alla cappella di San Gennaro. Si occupò in quei due decenni di altri cantieri nel napoletano, quali la costruzione del Foro Carolino all’odierna piazza Dante e di Palazzo Doria d’Angri a via Toledo, oltre al restauro di Villa Campolieto a Ercolano e del teatro San Carlo.
Nel 1751, Vanvitelli fu nominato architetto reale di Ferdinando IV di Borbone. Questo gli permise di accedere ai cantieri più prestigiosi nel Regno delle Due Sicilie, non solo nei citati lavori nel napoletano, ma anche a Castellammare di Stabia, Benevento, Foggia e Barletta.

Nel 1752 ricevette la commissione più importante della sua carriera: la progettazione del Palazzo di Caserta, residenza reale che avrebbe dovuto competere con il francese Palazzo di Versailles.

Un aneddoto racconta che la cura dell’artista era tale per cui faceva testare la qualità dei mattoni facendoli cadere da un’altezza di venti metri. Certo non dipese da questo, ma l’opera richiese comunque tutta la vita dell’architetto per essere completata, e occorsero ulteriori anni dopo la morte.
Avviato il cantiere di Caserta, l’architetto si impegnò in numerosi altri progetti, oscillando tra i Borbone e il papato. A Roma aveva svolto importanti lavori, fino a divenire architetto della Fabbrica di San Pietro, l’incarico più prestigioso che potesse ricevere in città. Tra i vari impegni, lavorò al consolidamento della cupola di San Pietro, che aveva destato preoccupazioni già al tempo di Michelangelo.
In tarda età, Vanvitelli tornò alle scenografie, che avevano interessato la prima parte della sua carriera, accanto alla pittura paesaggistica. Nel 1769, fu poi chiamato a Milano per il restauro del Palazzo vicereale e propose anche un’armonizzazione urbanistica della zona circostante il Duomo. L’idea non piacque e l’architetto lasciò l’incarico all’allievo Giuseppe Piermarini, futuro costruttore del Teatro alla Scala.
Tornato al Sud, Luigi Vanvitelli morì il 1° marzo 1773, a Caserta, all’età di settantatré anni: le spoglie furono sepolte nella chiesa di San Francesco di Paola, una delle sue opere più significative.

La Reggia di Caserta | © Flaviafors
La Reggia di Caserta Flaviafors

Dagli edifici religiosi a quelli della nobiltà: quel capolavoro che è talvolta più noto del suo creatore è la Reggia di Caserta.

Benché fosse sua la progettazione e la prima realizzazione, alla struttura parteciparono diversi artisti anche dopo la sua morte. Il Palazzo è una delle più grandi residenze reali mai costruite, un immenso edificio in stile barocco, con un giardino monumentale che si estende per centoventi ettari.
Il cantiere prese avvio nel 1752; l’anno seguente erano conclusi i lavori di fondazione. L’architetto fece realizzare negli anni diversi modellini lignei, che – più dei disegni – mantenevano vivo l’interesse dell’aristocrazia e contrastavano le critiche provenienti, per esempio, dal primo ministro Bernardo Tanucci.
La facciata della reggia fu interamente progettata da Vanvitelli, che la realizzò in laterizi, travertino di Santo Iorio e marmi di Carrara, della Sicilia e del Meridione. Piano terra e primo piano presentano un basamento in bugnato; piano nobile e secondo si distinguono per le semicolonne e le lesene, con le finestre dell’ultimo piano inserite in una trabeazione.
Sul lato destro del vestibolo, la scala d’onore che conduce all’interno del palazzo rappresenta una delle parti più spettacolari dell’edificio. Lo scalone consta di centosedici scalini in marmo bianco di Carrara ed è composto da una rampa centrale che termina su un pianerottolo, con due leoni ai lati; da lì si aprono due rampe parallele, che giungono al vestibolo superiore. Ventiquattro finestre consentono l’illuminazione dell’ambiente, decorato con marmi policromi.

In un edificio tanto colossale, non poteva mancare la cappella palatina, con la consueta pianta centrale e una cupola affrescata.

Costretto a seguire le indicazioni del re, che si ispirava a Versailles, Vanvitelli riportò, in una lettera, il suo fastidio: «La Cappella mia di Caserta certamente sarà il miglior pezzo e quella di Versaglies è così cattiva, sproporzionata in tutto, quantunque piena di bronzi dorati, che assolutamente è una pessima cosa, [...]».
Oltre alla cappella, venne aggiunto in un progetto successivo il teatro di corte interno, a forma ellittica. Gli elementi decorativi furono ridotti per migliorare l’acustica e i palchi affacciati sulla platea erano pensati per favorire la visibilità, nell’ottica di un’architettura che mescolasse estetica e funzionalità.
La Reggia non presentava problemi solo di ordine meramente estetico o architettonico, ma anche urbanistico e di funzionalità: l’acquedotto che venne creato non doveva soltanto portare acqua alle fontane e alle esigenze della reggia, ma doveva rifornire il centro di Caserta e persino Napoli. È lo stesso artista, in una lettera, a ricordare di aver condotto l’acqua per «quarantacinque miglia, traforando monti, e quindi traversando un Gran Valle con un altissimo Ponte di tre contignazioni di Archi. Ho piantato i Giardini e i Viali di Essi».

Un’opera in cui interagiscono arte e ingegneria, ma che non fu mai completata nella sua forma progettuale originaria.

La partenza di Carlo III pregiudicò infatti la realizzazione di alcune parti, come le quattro torri angolari e la grande cupola. Anche i progetti per il giardino subirono rallentamenti e semplificazioni. L’ultima parte della canalizzazione venne comunque completata nel 1762 e, l’anno seguente, ci fu l’inaugurazione delle cascate e dei giochi d’acqua, di fronte allo stupore generale.
Come è chiaro da queste descrizioni, Vanvitelli si occupò anche di urbanistica. Diversa destinazione avevano infatti i lavori per il Lazzaretto e per il porto di Ancona, complesso costruito da diversi architetti, tra cui Vanvitelli. La commissione giunse propriamente dal cardinale Neri Corsini, nipote di Clemente XII.

La scala d’onore della Reggia di Caserta | © 	Carlo Pelagalli
Reggia di Caserta: scalone d'onore Carlo Pelagalli

Luigi Vanvitelli si occupò anche di urbanistica: il Lazzaretto e il porto di Ancona.

Costituito da una poderosa cinta muraria in mattoni, materiale umile rispetto alla pietra bianca d’Istria del portale maggiore e della chiesa di San Rocco, che si trova all’interno, dedicata al protettore contro la peste e le malattie infettive, il Lazzaretto di Ancona è di forma pentagonale e si struttura sull’ordine dorico. All’esterno, le lesene si addossano a dei pilastri angolari; l’architrave a due fasce armonizza l’intero edificio e chiude le cinque aperture rettangolari comprese nei pilastri. All’interno, la cupola è cassettonata a esagoni e le colonne, tramite leggeri costoloni, convergono nella figura di un pentagramma. La calotta esterna si appoggia su un tamburo, che si raccorda alla trabeazione dorica sottostante tramite elaborate volute decorate con foglie d’acanto.
Il Portale d’ingresso del Lazzaretto fu invece progettato come collegamento tra l’isola dei malati e il porto di Ancona: la forma trapezoidale è analoga agli esempi vitruviani in merito all’architettura etrusca, e offre una maggiore stabilità, anche a livello simbolico, rispetto alla consueta porta rettangolare. La porta è inquadrata dentro due lesene, affiancate da mezze lesene e lesene angolari, ed è caratterizzata dall’impiego del bugnato.
Infine, il Faro: la torre, alta quasi trenta metri e costruita in pietra bianca, oggi è andata distrutta e rimane solo parte del basamento fortificato.

Con la sua opera, Vanvitelli ha generato un ponte tra barocco, rococò e svolta neoclassica.

Egli fu un grande amante delle antichità: era, per esempio, un grande bibliofilo, in possesso di una ricca collezione di libri antichi. Curò inoltre le illustrazioni per l’edizione del 1736 delle Commedie di Terenzio, nonché i disegni delle scenografie per le rappresentazioni del Tito Manlio, al teatro della Pace di Roma.
Così vicino agli scavi di Pompei ed Ercolano, scoperti proprio nel corso della sua vita, Vanvitelli non poteva non occuparsi anche di questo. Mentre operava alla Reggia di Caserta, fu chiamato a supervisionare i lavori di scavo e di ricerca archeologica a Ercolano, insieme a figure come Karl Weber e a Francesco La Vega. L’impegno durò circa un decennio e portò alla scoperta di numerose opere d’arte e alla cura per la ricostruzione degli affreschi e delle decorazioni architettoniche rinvenute negli scavi.

I giochi d'acqua del parco della Reggia e il progetto del Vanvitelli per la Fontana di Trevi
Reggia di Caserta, parco Pierfelice Licitra
Progetto di Luigi Vanvitelli per la Fontana di Trevi

Vanvitelli si dedicò anche al restauro del notevole patrimonio della Penisola.

A partire dal 1748, si occupò della Basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma. Vi aveva operato anche Michelangelo, e questo poneva la questione nei termini di un confronto. Anni dopo l’inizio dei lavori, Vanvitelli scrisse una lettera al fratello, in cui dichiarava di non saper comprendere la logica del predecessore. In effetti, anziché adagiarsi a un ritorno alla struttura michelangiolesca, l’architetto operò in chiave barocca, ricevendo le critiche – peraltro isolate – di monsignor Giovanni Gaetano Bottari, che lo accusò di aver introdotto stravolgimenti sacrileghi all’impianto originario.
Il sobrio interno michelangiolesco fu decorato da Vanvitelli nel tentativo di ricreare un’uniformità nella struttura, perduta a causa dei ripetuti interventi. Con l’installazione di otto colonne in muratura, l’architetto creò un passaggio ordinato tra il vestibolo, la crociera e il presbiterio. Sulla piazza dell’esedra creò una facciata con portale a timpano, rifacendosi alla tipica forma delle terme romane, collegata alla chiesa attraverso una serie di lesene. Oltre a ciò, Vanvitelli curò anche il nuovo allestimento: vi dispose alcuni quadri e pale d’altare provenienti da altre chiese vaticane, dove erano minacciate dall’umidità, e trasformò così Santa Maria degli Angeli in una pregevole pinacoteca, con opere dal XVI al XVIII secolo.

Molti sono i lavori non citati dell’artista, ma qui ho presentato alcuni dei principali.

Come spesso accade in àmbito architettonico, tanti sono i disegni e i progetti mai concretizzati, tra cui quelli per la facciata di San Giovanni in Laterano, dove già aveva operato Francesco Borromini, e per la fontana di Trevi.
L’opera di Luigi Vanvitelli non è inscrivibile soltanto nello stile del tardobarocco e del rococò, poiché i suoi interessi furono rivolti anche all’archeologia e al restauro. Egli maturò inoltre uno stile personale, caratterizzato dall’attenzione per la simmetria e per la proporzionalità delle forme, per l’impiego sapiente di materiali di pregio come i marmi policromi e per la ricerca luministica volta a enfatizzare la monumentalità degli edifici. Vissuto in un’epoca, per certi versi, di transizione, Luigi Vanvitelli ha saputo combinare le innovazioni del suo tempo agli elementi della tradizione classica. Una testimonianza e un’eredità che vennero raccolte dalle generazioni successive, a partire dall’allievo Giuseppe Piermarini.


Bibliografia e consigli di lettura

Costanzo S., La scuola del Vanvitelli. Dai primi collaboratori del Maestro all’opera dei suoi seguaci, CLEAN, Napoli, 2006.
de Seta C. (a cura di), Luigi Vanvitelli e la sua cerchia, Electa, Napoli, 2000.
Vanvitelli L., Manoscritti di Luigi Vanvitelli nell’archivio della reggia di Caserta, 1752-1773, Ministero per i beni e le attività culturali, Roma, 2000.
Varallo F., Luigi Vanvitelli, Skira, Milano, 2000.

Per info sugli eventi della Reggia di Caserta e per acquistare i biglietti d'ingresso, potete consultare il sito ufficiale reggiadicaserta.cultura.gov.it


Argyros Singh
Leggi >
Giotto e il Novecento in mostra al Mart di Rovereto

Giotto e il Novecento in mostra al Mart di Rovereto

Giotto e il Novecento in mostra al Mart di Rovereto

Arte Di Lara Zavatteri. Giotto e il Novecento in mostra al Mart di Rovereto. Da un’idea di Vittorio Sgarbi.

Quanto Giotto ha influenzato gli artisti venuti dopo di lui? Molto, a quanto pare, vista la mostra Giotto e il Novecento prolungata fino al 1° maggio 2023 al Mart (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) a Rovereto, nata da un’idea di Vittorio Sgarbi.

A cura di Alessandra Tiddia e in collaborazione con i Musei Civici di Padova. Media partner Radio Monte Carlo.

La mostra propone un viaggio che passa dalla magnifica Cappella degli Scrovegni di Padova affrescata da Giotto agli artisti moderni e contemporanei del Novecento e del Duemila, tutti accomunati dal fascino che il pittore ha esercitato su di loro, in maniera differente. Alcuni hanno cercato di imitarlo, altri ne hanno preso ispirazione, altri ancora ne hanno compreso il concetto di spiritualità.
La mostra si apre proprio con la Cappella degli Scrovegni ricreata grazie a un’installazione che permette di conoscerla e di apprezzarne la bellezza. Da qui si passa tra più di 200 opere, una cinquantina delle quali appartenenti al Mart, in un viaggio tra gli artisti, le correnti e il tempo alla scoperta di Giotto.
L’esposizione prosegue tra Atmosfere rurali e Sacre Maternità nelle quali i soggetti bucolici e le figure femminili esprimono quel richiamo e quell’idealizzazione della tradizione tipica del periodo tra le due grandi guerre.

Il blu di Giotto è il suo tratto più imitato.

Il famoso colore blu che Giotto utilizza nei suoi affreschi, anche a Padova, per dare la percezione del cielo, è ciò che gli artisti hanno maggiormente studiato e da cui sono stati ispirati.
Tra gli artisti, per fare qualche esempio, si trovano opere di Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Mario Sironi, per proseguire con Henri Matisse, Mark Rothko e James Turrell, artista della luce e dei colori.
Due installazioni chiudono la mostra, quelle di Chiara Dynys e Tacita Dean.

Per acquistare il biglietto e scoprire altre mostre al Mart , potete consultare il sito www.mart.tn.it.

Lara Zavatteri


Lara Zavatteri

Leggi >
Capa a Rovigo e Tutankhamon a Venezia: due mostre da non perdere

Capa a Rovigo e Tutankhamon a Venezia: due mostre da non perdere

Capa a Rovigo e Tutankhamon a Venezia: due mostre da non perdere

Arte Di Stefania Bergo. Due mostre imperdibili: Robert Capa a Rovigo fino al 29 gennaio e una grande mostra su Tutankhamon a Venezia.

A Palazzo Roverella di Rovigo, fino al 29 gennaio 2023 è possibile ammirare l'intensa produzione di Capa nella mostra Robert Capa. L’opera 1932-1954, curata da Gabriel Bauret.

La mostra consta di 366 fotografie selezionate dagli archivi dell’agenzia Magnum Photos. Ripercorre le tappe principali della sua carriera, mettendo in risalto i suoi scatti più famosi, quelli che incarnano la storia stessa della fotografia del Novecento.
Robert Capa, pseudonimo di Endre Ernő Friedmann, è stato un fotografo ungherese naturalizzato statunitense. Simbolo di una generazione di giornalisti e fotografi avventurieri, Robert Capa è stato testimone, coi suoi celeberrimi reportage, di tutti i più importanti eventi bellici del XXI secolo, tra cui la guerra civile spagnola, la seconda guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana e la prima guerra d'Indocina, che gli costò, purtroppo, la vita.

Come si legge nel sito ufficiale della mostra, la retrospettiva si articola in nove sezioni tematiche.

È arricchita dalle pubblicazioni dei reportage di Robert Capa sulla stampa francese e americana dell’epoca, da estratti di suoi testi teorici sulla fotografia e di Robert Capa, l'homme qui voulait croire à sa légende, un film di Patrick Jeudy, oltre alla registrazione sonora di un’intervista di Capa a Radio Canada.
La mostra è aperta dal lunedì a venerdì dalle 9:00 alle 19:00, mentre il weekend e i festivi chiude alle 20.00.
Maggiori informazioni sul costo dei biglietti e sulle promozioni le trovate sul sito ufficiale www.palazzoroverella.com.

A Palazzo Zaguri di Venezia, fino a data da destinarsi, c'è una delle più grandi mostre d'Europa sugli Egizi, dedicata al faraone più celebre nel centenario della scoperta della sua tomba: Tutankhamon – 100 anni di misteri.

La mostra si estende su tutti e cinque piani del Palazzo, tremila metri quadri divisi in 36 stanze, più di 1250 tesori esposti e le quattro camere funerarie del faraone.
La visita dura più di 2 ore e attraversa la vita di Tutankhamon curata dal Prof. Maurizio Damiano, uno dei massimi esperti di egittologia in Europa.
È possibile seguire tutta la mostra anche grazie alle audioguide e alle stazioni di realtà virtuale, per rivivere i momenti della scoperta della più grande scoperta archeologica del XX secolo, quella della tomba del faraone, da parte dell'archeologo ed egittologo britannico Howard Carter.
Il progetto di Howard Carter, che prevedeva uno scavo sistematico dell'intera Valle dei Re alla ricerca delle tombe dei due faraoni della XVIII dinastia, iniziò nell'autunno del 1917. Dopo alcuni insuccessi, il 3 novembre dalla sabbia affiorò il primo gradino della scala che portava alla porta della necropoli con ancora i sigilli intatti. Dopo altri 24 giorni venne finalmente aperta la porta della tomba di Tutankhamon rivelando così tutta la grandiosità del corredo funerario, compresi il sarcofago e i vasi canopi.


Stefania Bergo
Leggi >
Il coraggio delle donne: 5 foto celebri

Il coraggio delle donne: 5 foto celebri

Il coraggio delle donne: 5 foto celebri

FotografiA Di Stefania Bergo. Cinque scatti che ritraggono il coraggio delle donne, divenute simbolo di protesta e resilienza.

Una fotografia trasmette emozione a colori o in bianco e nero in modo immediato, spesso senza filtri. Una fotografia è potente. Testimonia attimi che altrimenti andrebbero perduti e che invece devono essere ricordati. Per il messaggio che sottendono, non verbale ma ugualmente da pungo allo stomaco, o da aria fresca nei polmoni.
Quelle che seguono sono fotografie di fotografi professionisti o scatti rubati amatoriali. Ritraggono donne che lottano per difendere diritti umani, si oppongono a ingiustizie, protestano contro guerre e dittature – come ad esempio l'immagine di copertina di questo articolo che ritrae Emmeline Pankhurst, leader delle suffragette, arrestata fuori Buckingham Palace nel 1914. C'è chi lo fa usando la borsetta come arma, chi pone un fiore su una baionetta, chi sfida con sguardo ipnotico e chi resta serenamente o con rabbia ferma in piedi. Gesti ugualmente potenti e memorabili. Che qualcuno ha fissato per sempre in una fotografia.

La ragazza con il fiore – © Marc Riboud, 1967

1. La ragazza con il fiore – © Marc Riboud, 1967

È il 21 ottobre 1967. La giovane pacifista Jane Rose Kasmir tiene delicatamente un fiore in mano, contrapponendosi con dolcezza e serenità alle baionette delle guardie al Pentagono, durante una protesta contro la guerra del Vietnam. Marc Riboud, fotografo e fotoreporter francese, si trova tra la folla. Scorge la diciassettenne che porge il fiore ai soldati. E ruba il celebre attimo, lo scatto che diventerà icona del pacifismo – «Mettete dei fiori nei vostri cannoni». Lo stesso Riboud lo descriverà come «il simbolo della gioventù americana: un fiore contro le baionette». Del resto, la fotografia mette proprio in contrapposizione la guerra alla pace, il grigio al colore, lo scuro alla luce, la morte alla vita, l'azione e la resistenza, l'arma fallica e il fiore virginale, nell'antitesi dei trinomi uomo-arma-violenza e donna-fiore-non violenza.
Solo molti anni dopo, a metà degli anni '80, l'attivista Jan Rose Kasmir venne casualmente a conoscenza della notorietà della sua immagine nello scatto di Marc Riboud, e nel 2003 fu fotografata dallo stesso fotografo a Londra, mentre manifestava agitando la sua fotografia strappata a metà.

La donna con la borsetta – © Hans Runesson

2. La donna con la borsetta – © Hans Runesson, 1985

La fotografia è stata scattata da Hans Runesson nella cittadina di Växjö, in Svezia, il 13 aprile 1985. La donna è Danuta Danielsson, di 38 anni, e sta prendendo a borsettate un neonazista – Seppo Seluska, verrà condannato per aver torturato e ucciso un ebreo omosessuale qualche anno dopo – durante una manifestazione dimostrativa del Partito neonazista del Reich Nordico, fondato in Svezia nel '56. Fu pubblicata il giorno seguente sul quotidiano svedese Dagens Nyheter e in seguito su diverse testate inglesi.
La fotografia divenne celebre in poco tempo in tutto il mondo e fu selezionata come "fotografia del secolo" dalla rivista Vi e dalla Società Storica Fotografica Svedese.
Danuta Danielsson era una donna di origine polacca emigrata in Svezia dopo il matrimonio. La madre era stata internata nel campo di concentramento di Majdanek. Il suo gesto fu così potente che trascinò la protesta degli astanti, obbligando i manifestanti neonazisti a disperdersi. Tuttavia, già sofferente di ansie e depressione, forse incapace di reggere la pressione della stampa che voleva conoscere la sua storia, Danuta Danielsson si uccise pochi anni dopo, gettandosi da una finestra nel 1988 dopo un lungo periodo di cura.

Tess Asplund contro 300 neonazisti – © David Lagerlöf

3. Tess Asplund contro 300 neonazisti – © David Lagerlöf, 2016

3 maggio 2016. Per le strade di Borlänge, in Svezia, Maria-Teresa "Tess" Asplund, la quarantaduenne attivista di origini colombiane impegnata contro i movimenti xenofobi e razzisti, si imbatte in un corteo di 300 neonazisti del Movimento di resistenza nordico che sfila in difesa della supremazia dei bianchi. D'impulso, con rabbia e decisione, decide che quell'ennesimo corteo di un'estrema destra che stava avendo troppa eco, non solo in Svezia ma anche nel resto dell'Europa, «non s'ha da fare». Affronta i 300 uomini bianchi in silenzio, con il pugno chiuso e il braccio destro alzato – come Tommie Smith, l’ex velocista e giocatore di football americano, sul podio dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968.
Li ho visti sfilare, mi sono detta che non è ammissibile che razzisti ed estremisti predicatori di odio come loro sfilino in piazza. E mi sono messa in mezzo alla strada, decisa a tentare di fermare il loro corteo.
Viviamo in un’Europa in cui le idee di estrema destra stanno diventando sempre più popolari [...] Il razzismo è stato normalizzato in Svezia. Ma nessuno ci ha prestato attenzione. Forse adesso quello che ho fatto può servire a far capire che qualcosa si può comunque fare. Se una persona può farlo, chiunque può farlo. Tess Asplund
David Lagerlöf, fotografo svedese specializzato in reportage e ritratti, si trova tra la folla, intento a raccogliere testimonianze delle proteste contro il corteo neonazista. E immortala la più potente: una donna sola contro la violenza e l’intolleranza, il simbolo del coraggio al femminile.
Grazie alla risonanza avuta dalla fotografia, che fece il giro del mondo, sei anni dopo Tess fu riconosciuta dalla sua famiglia e potè ricongiungersi con il fratello e la madre, che aveva dovuto darla in adozione.

Taking a Stand in Baton Rouge – Jonathan Bachman

4. Taking a Stand in Baton Rouge – © Jonathan Bachman, 2016

Jonathan Bachman, candidato al Premio Pulitzer per il fotogiornalismo e vincitore del World Press Photo Award per le questioni contemporanee, testimonia con questo scatto le proteste, contro le violenze commesse dalla polizia americana nei confronti della popolazione nera, a Baton Rouge, in Louisiana, conseguenti la morte di Alton Sterling, un venditore ambulante ucciso a colpi di arma da fuoco da due agenti.
La fotografia ritrae la manifestante Ieshia Evans, un'infermiera di 28 anni, mentre affronta le forze dell’ordine vicino alla sede del Baton Rouge Police Department, il 9 luglio 2016. In mezzo a tante immagini violente dell'arresto e della morte di Alton Sterling, quella di Jonathan Bachman è apparsa subito iconica. Da un lato gli agenti in tenuta antisommossa, dinamici, nell'atto probabilmente di arrestarla o comunque di farla togliere dalla strada, colti un istante prima dell'azione. Dall'altro lei, sola, con un abito elegante, estivo, vulnerabile, stoica, fiera, resiste al moto semplicemente restano ferma in piedi, con aria serena ma risoluta. Irremovibile nella protesta.
She is the man in front of the tanks in Tiananmen Square, the woman alone facing the crowd of Neo-Nazis in Sweden.
Lei è l'uomo davanti ai carri armati in piazza Tienanmen, la donna sola di fronte alla folla di neonazisti in Svezia. Stella Kramer, photo editor, vincitrice del premio Pulitzer

La ragazza e il poliziotto – © Carlos Vera Mancilla

5. La ragazza e il poliziotto – © Carlos Vera Mancilla, 2016

Cile, 11 settembre 2016. È il 43° anniversario del colpo di stato militare del 1973 che ha rovesciato il governo socialista di Salvador Allende e ha portato al potere la giunta militare guidata da Augusto Pinochet, che ha poi instaurato una dittatura durata 17 anni. La protesta è organizzata dalle famiglie dei desaparecidos e delle vittime della repressione del regime.
Il fotoreporter della Reuters, Carlos Vera Mancilla, cattura il momento in cui una giovane donna fronteggia un poliziotto delle forze dell’ordine in assetto antisommossa, semplicemente guardandolo. Sostiene lo sguardo di lui con determinazione, immobilizzandolo con la sola forza dei muscoli oculari, mantenendo gli occhi inchiodati ai suoi. Una sfida ipnotica che va oltre la visiera e trasforma l'apparente passività della donna in azione, in forza intensa. Ancora una volta un simbolo.



Stefania Bergo

Leggi >
Creature fantastiche in mostra a Cles fino al 16 ottobre

Creature fantastiche in mostra a Cles fino al 16 ottobre

Creature fantastiche in mostra a Cles fino al 16 ottobre

Arte Di Lara Zavatteri. Creature fantastiche. Animali tra mito e realtà da Dürer a Cracking Art in mostra, fino al 16 ottobre, tra il Palazzo Assessorile e le vie del centro a Cles, in Valle di Non.

Inaugurata a luglio e curata da Lucia Barison, la mostra Creature fantastiche. Animali tra mito e realtà da Dürer a Cracking Art parte all’interno del palazzo medievale per proseguire poi all’esterno, per le vie del centro, dove si trovano sculture in plastica della Cracking Art tutte da scoprire.

Palazzo Assessorile, una delle perle della Valle di Non, custodisce affreschi cinquecenteschi di Marcello Fogolino che raffigurano appunto animali e creature fantastiche, punto di partenza della mostra.

Oltre agli affreschi all’interno del palazzo si trovano opere di artisti come Guercino, Albrecht Dürer, Renato Guttuso, Giorgio de Chirico, Pablo Picasso, Alighiero Boetti, Giacomo Balla, Fortunato Depero, Antonio Ligabue e Fausto Melotti. Accanto a queste si possono ammirare numerose opere di artisti contemporanei che in vari modi hanno voluto far “vivere” attraverso dipinti e sculture animali reali, mitologici, esseri per l’appunto fantastici, nati dalla fantasia e creatività di artisti regionali e non.
Sempre nelle sale del palazzo si possono scoprire anche vere creature “strane”, come una trota fario del Settecento che ha la particolarità di avere due bocche. Curiosità bestiali per una mostra tutta incentrata sugli animali, veri o immaginari che siano.

Come detto la mostra Creature fantastiche prosegue anche all’esterno, tra le vie di Cles, dove si possono scoprire elefanti, orsi, lupi, chiocciole, gatti, cani, rondini tutti realizzati in plastica rigenerata colorata e con colori vivaci.

Fanno parte della Cracking Art, movimento artistico che si occupa di creare proprio questo tipo di installazioni. L’idea della Cracking Art, che ha popolato di animali molte zone d’Italia e del mondo, è quello di porre l’attenzione su vari temi, in particolare sull’ambiente, la natura e gli animali.
Alcuni animali della Cracking Art si sono visti quest’anno ai Giardini reali superiori di Torino mentre nel 2001 sono state create tartarughe dorate per la Biennale di Venezia, al fine di porre l’attenzione sulla necessità di salvaguardarle.

Il Comune di Cles aderisce inoltre al progetto Arte Rigenera Arte.

C'è quindi la possibilità per i visitatori della mostra di acquistare a Palazzo Assessorile una rondine di Cracking Art, in cento esemplari disponibili, il cui ricavato verrà impiegato per un altro progetto culturale del territorio.
La mostra di Cles è aperta lunedì pomeriggio con orario 14:30 – 18:30 e da martedì a domenica anche la mattina ore 10:00 – 12:00. Ingresso 2€, gratuito sotto i diciotto anni di età o in occasione di eventi collaterali.
Creature fantastiche. Animali tra mito e realtà da Dürer a Cracking Art: da non perdere, per scoprire gli animali e le creature fantastiche di ieri, con gli affreschi del Palazzo Assesorile, e di oggi, grazie alle opere degli artisti contemporanei e alle sculture della cracking art visibili nel centro storico.

Lara Zavatteri


Lara Zavatteri

Leggi >
Surrealismo e magia in mostra a Venezia

Surrealismo e magia in mostra a Venezia



Arte Di Argyros Singh. Surrealismo e magia. L’emancipazione attraverso il simbolo in mostra a Venezia fino al 26 settembre.

La mostra Surrealismo e magia. La modernità incantata nasce dalla collaborazione tra la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e il Museum Barberini di Potsdam. Inaugurata il 9 aprile 2022 nella sede veneziana, proseguirà fino al 26 settembre, per poi spostarsi dal 22 ottobre al 29 gennaio 2023 nella città tedesca.
La mostra, curata da Gražina Subelytė, presenta una sessantina di opere provenienti da decine di grandi istituzioni e collezioni internazionali (per esempio il Centre Pompidou, il Solomon R. Guggenheim Museum, etc.), ma si fonda innanzitutto sul patrimonio della collezione veneziana.

Il tema è la declinazione del mondo occulto secondo gli artisti della Pittura metafisica e del Surrealismo.

I nomi sono quelli noti al grande pubblico, ma non solo. Troviamo Giorgio de Chirico, Paul Delvaux, Salvador Dalí, Leonora Carrington, Remedios Varo e moltissimi altri. Su tutti, sovrastante, o unificante, la figura di Max Ernst, quasi lo spazio pittorico da lui ideato rappresentasse il contenitore ideale dell’universo surrealista.
La mostra vuole rimarcare il ruolo dell’artista in veste di mago, alchimista e visionario. Persone che spesso erano state coinvolte nella prima guerra mondiale, e che nell’irrazionale e nel simbolo avevano trovato la loro espressione: da un lato evasione, dall’altro emancipazione attraverso lo strumento artistico. Se la magia è prima di tutto μῦϑος, “discorso” dunque parola, metafisici e surrealisti declinano tale mito in forma di immagine, rievocando la funzione simbolico-didattica propria dell’allegoria medievale, ma anche la rappresentazione “surreale” alla Bosch o alla Arcimboldo. Nel mezzo, una costellazione di intuizioni storico-artistiche, per esempio romantiche e simboliste, e soluzioni inedite e originali a cui sono giunti i novecentisti.

La mostra mira anche a mostrare l’attualità delle opere proposte, afferendo a una serie di parallelismi con il passato, in una interpretazione ciclica della storia.

Guerra, pandemia e crisi ambientale sono in fondo essi stessi simboli di problematiche ricorrenti nella storia della nostra specie, ed è per questo che è utile guardare al futuro sulle spalle di questi giganti. Che ci offrono risposte: valide allora e stimolanti per una nuova riflessione.
Per esempio, all’interno del movimento surrealista, le donne ebbero modo di esprimere la propria ispirazione sfuggendo a molte delle imposizioni di una società dominata dagli uomini. Lo vediamo ne La donna del lago (1953) di Leonor Fini, in Celestial Pablum (1958) di Remedios Varo e in Grandmother Moorhead’s Aromatica Kitchen (1975) di Leonora Carrington. Il terzetto di donne sembra dialogare, declinando manifestazioni represse della femminilità. Nella prima opera appare la donna fatale, ninfa di un lago tenebroso, che domina l’osservatore con lo sguardo; nella seconda, la figura femminile trasforma la materia celeste e la riduce in suo potere; nella terza, un gruppo di donne incappucciate compie un rituale domestico, trasformando la cucina da prigione femminile a fucina di un’operazione alchemica.

Talvolta, nel loro contatto col presente, le opere in esposizione possono diventare un monito.

L’Idillio melanconico atomico e uranico (1945) di Salvador Dalí è a un tempo la distesa rassegnazione delle forme stanche e sperdute, ormai prive di senso, ma anche l’occasione di riscrivere una storia partendo da elementi che hanno smarrito significato e utilità.
In tre opere di Max Ernst, realizzate tra il 1940 e il 1942 (L’Europa dopo la pioggia II, Day and Night, The Bewildered Planet), quella riscrittura sembra aver già assunto contorni propri. Gli esseri umanoidi o alieni si integrano in uno spazio corrosivo, a tinte allucinanti, rese con pennellate che sembrano intrise di acido lisergico trasformato in colore.

La potenza del simbolo risiede nell’attingere a un mito, un racconto fondante dell’esistenza umana, dotato di una forma che evoca un significato.

Tra questi simboli, l’androginia, che troviamo ne Il cervello del bambino (1914), opera di Giorgio de Chirico, già appartenuta ad André Breton. Un'androginia che in chiave esoterica – è bene sottolinearlo – non è cancellazione del binomio maschio-femmina, ma inclusione delle due impronte nel forgiare un essere indipendente.
Il tema del matrimonio alchemico (La vestizione della sposa di Ernst) è per certi versi complementare all’androginia e integra questa idea di completezza e di autosufficienza, nata proprio dagli opposti.

Come veicolo di simboli, i tarocchi ricorrono nelle opere.

Il percorso della mostra parte da de Chirico, precursore del movimento surrealista – secondo le parole di Breton – e già nella prima sala, accanto ai suoi dipinti, troviamo alcune versioni dei tarocchi, in parte ispirati al Libro rosso di Carl Gustav Jung, opera insieme psicologica ed esoterica.
I tarocchi ritornano anche con Gli amanti di Viktor Brauner o nella versione realizzata da Carrington. Un’intera sala è poi dedicata all’artista e occultista svizzero Kurt Seligmann, autore del libro The Mirror of Magic (1948), che in tele come Il diavolo e il matto (1940-43) riprende una nota carta dei tarocchi.

Un ruolo centrale ha poi la metamorfosi, tema con cui poter cogliere il legame tra gli esseri viventi, nonché le analogie tra micro e macrocosmo (Il giorno e la notte di Ernst, 1941-42).

Uomo e natura si scoprono interconnessi in quadri come La donna gatto di Leonora Carrington (1951), Il gioco magico dei fiori di Dorothea Tanning (1941), La magia nera (1945) di René Magritte.
Ad affascinare gli artisti presentati in questa mostra, anche il concetto di soglia, o limes, quel luogo fisico o metafisico che segna il passaggio a una dimensione “altra”: così in Donna allo specchio di Delvaux e ne Lo specchio di Tanning. Altre chiavi d’accesso risiedono nella natura selvaggia, negli antri oscuri di una foresta impenetrabile, come in Sphynx Regina (1943) di Fini. Non ultimo, l’ingresso all’altra dimensione avviene per mezzo di un rito (The Call of the Night di Delvaux, 1938; Ritual di Carrington, 1964).

Per informazioni ufficiali sulla mostra: www.guggenheim-venice.it | info@guggenheim-venice.it.


Argyros Singh
Leggi >
Mostre d'estate tra i castelli del Trentino: le carrozze dei Thun e la pittura veneta del Settecento

Mostre d'estate tra i castelli del Trentino: le carrozze dei Thun e la pittura veneta del Settecento

Mostre d'estate tra i castelli del Trentino: le carrozze dei Thun e la pittura veneta del Settecento

Arte Di Lara Zavatteri. Le carrozze della famiglia Thun a Vigo di Ton e la pittura veneta del Settecento al Castello del Buonconsiglio di Trento: due mostre da non perdere questa estate in Trentino.

Partiamo con Castel Thun, a Vigo di Ton in Valle di Non, che propone l’esposizione di undici esemplari di carrozze e slitte appartenute alla nobile e antica famiglia Thun, un mezzo di locomozione pregiato per finimenti e decorazioni, oltre che per la maestria costruttiva.

In carrozza! Carrozze e slitte della famiglia Thun: dal 19 giugno fino al 31 dicembre 2025, a Castel Thun.

Questi mezzi di locomozione, un tempo unico modo per spostarsi, sono stati oggetto di un intervento di recupero da parte della sovrintendenza per i beni storico artistici e ora si potranno ammirare nella loro dimora, direttamente nella rimessa dove si trovavano quando erano utilizzate dai Thun.
Si legge nella presentazione della mostra:
Tra i veicoli di maggior taglia vi sono carrozze di servizio come la Vis à vis, le Victoria e la Brougham; di misura più ridotta sono alcune carrozze da diporto come le Phaeton, la Linzerwagen e la Break Vagonette. Ciascuna denominazione corrisponde a una tipologia rispondente a funzioni, dal normale trasporto al mezzo attrezzato per la caccia o per le passeggiate in campagna. Accanto alle carrozze la raccolta vanta alcuni esemplari di slitta, testimonianza di un fortunato turismo invernale della regione ai tempi della Belle époque prima dello scoppio della Grande Guerra.
Oltre a carrozze e slitte un allestimento multimediale permetterà ai visitatori di vedere alcune foto storiche della famiglia Thun, per capire come si viveva tra Ottocento e Novecento e soprattutto come si viaggiava, grazie appunto alle carrozze e, d’inverno, alle slitte.

I colori della Serenissima. Pittura veneta del Settecento in Trentino: dal 2 luglio al 23 ottobre 2022, al Museo Castello del Buonconsiglio di Trento.

Bisognerà attendere il 2 luglio per visitare la mostra al Castello del Buonconsiglio I colori della Serenissima. Pittura veneta del Settecento in Trentino che sarà visitabile fino al 23 ottobre 2022. Si tratterà di una settantina di opere che arriveranno, o in alcuni casi torneranno, a Trento da collezioni e musei d’Europa o degli Stati Uniti.
La cornice delle opere sarà il Magno Palazzo dei Principi Vescovi di Trento e racconteranno il Settecento veneziano e come venne percepito nelle valli del Trentino. S’indagano gli scambi artistici tra il Veneto e il Trentino, con artisti che si spostano dall’una all’altra zona. Da segnalare la presenza tra gli artisti dei Guardi, Francesco e Antonio, originari della Val di Sole (di Mastellina a Commezzadura per essere precisi) che furono pittori a Venezia ma, appunto, con le loro radici legate al Trentino, cui è dedicato un approfondimento nella mostra.
La mostra sarà curata da Andrea Tomezzoli dell’Università di Padova e Denis Ton del Castello del Buonconsiglio.

D’azzurro, rosso e argento. Il linguaggio dell’araldica e lo stipo dei Wolkenstein: fino al 15 maggio al Castello del Buonconsiglio.

Da evidenziare anche che fino al 15 maggio al castello del Buonconsiglio è ancora aperta la mostra D’azzurro, rosso e argento. Il linguaggio dell’araldica e lo stipo dei Wolkenstein con mobilio e quadreria della collezione dei conti Wolkenstein-Trostburg, con pezzi dal Seicento all’Ottocento, collezione di proprietà del Castello del Buonconsiglio.
In attesa di scoprire quali altre mostre saranno presenti a Castel Caldes in Val di Sole e negli altri castelli (Castel Beseno e Castel Stenico) per informazioni e per restare aggiornati basta consultare il sito www.buonconsiglio.it.
Lara Zavatteri


Lara Zavatteri

Leggi >
Il Museo Hemingway a Bassano del Grappa, tra storia e letteratura

Il Museo Hemingway a Bassano del Grappa, tra storia e letteratura

Il Museo Hemingway a Bassano del Grappa, tra storia e letteratura

Arte Di Marco Mastrorilli. Il Museo Hemingway a Villa Ca’ Erizzo di Bassano del Grappa: viaggio tra storia e letteratura

Forse non tutti sono a conoscenza dell’esistenza in Italia di un Museo dedicato a uno dei più grandi scrittori della storia, capace di rimanere personaggio di tendenza a oltre 60 anni dalla sua scomparsa: Ernest Hemingway.
Il Museo Hemingway e della Grande Guerra si trova in Veneto, nella meravigliosa cittadina di Bassano del Grappa e ha ricevuto il prestigioso Premio Cultura Città di Bassano 2022.
Questo museo, non a caso, trova sede in un luogo elegante e pieno di storia: Villa Ca’ Erizzo, che ha un legame diretto con il romanziere americano.
Andiamo insieme a scoprirla e sarà la narrazione a invitarvi a compiere questo viaggio tra storia e libri.

Un giovane Hemingway, appena diciannovenne, giunse in Italia come volontario per la Croce Rossa Americana.

Nel tentativo di arruolarsi nell’esercito americano come volontario, fu scartato per un problema a un occhio, dovuto a un trauma causato dalla sua passione giovanile per il pugilato. All’epoca, diversi americani famosi partirono volontari per il fronte italiano contro gli austroungarici e i tedeschi, tra questi lo scrittore Dos Passos che diverrà grande amico di Hemingway. Persino quello che oggi conosciamo come il papà di Topolino, Walt Disney, nel 1917 divenne volontario della Croce Rossa, per aiutare la famiglia in difficoltà economica. In quel tempo il giovane Disney lavorava insieme al fratello distribuendo giornali.
Ma con lo stratagemma di divenire conducente di ambulanze, la Croce Rossa inserì Hemingway in organico e il futuro scrittore riuscì a sbarcare in Europa, nel bel mezzo del conflitto della Grande Guerra del 1915-18.

Trascorse a Milano il tempo necessario per trovarsi catapultato nell’atmosfera di dolore di quei tempi, ancor prima di giungere in Veneto dove venne assegnato a ridosso del fronte.

Ebbe un primo assaggio della brutalità del tempo quando il 7 giugno 1918 ci fu una terribile esplosione alla fabbrica di munizioni Sutter & Thuvenot a Bollate: si ritrovò a prestare aiuto, tra 300 feriti e 59 morti, prevalentemente donne, poiché gli uomini erano al fronte. La visione di quei corpi di donne dilaniati dall’esplosione generò in Hemingway uno shock e un ricordo indimenticabile che lo portò a scrivere anni dopo il racconto "Una storia naturale dei morti" inserito una delle opere più apprezzate dal pubblico e dalla critica: I quarantanove racconti.

La durezza di quella disavventura italiana, che continuò in Veneto, a Fossalta, dove venne ferito gravemente, trasformò il giovane Hemingway in uomo.

Dopo le prime cure prestategli sul posto, fu trasferito all’ospedale di Milano dove conobbe la bella e affascinante infermiera Agnes Hannah von Kurowsky della quale si innamorò perdutamente.
Questa storia d’amore platonico, nata tra lettere e baci, divenne fonte d’ispirazione per uno dei suoi romanzi più famosi, Addio Alle armi (1929), in cui la storia dei protagonisti è ispirata ai fatti realmente accaduti in Italia. Tuttavia, nonostante fu un grandissimo successo in tutto il mondo, in Italia fu tradotto e pubblicato solo dopo la caduta del Fascismo, con una prima edizione del 1946.

Hemingway - Addio alle armi

Tornando al legame con il Museo Hemingway, scopriamo che il romanziere americano soggiornò a Villa Ca’ Erizzo a Bassano durante il periodo della Grande Guerra.

Questa sua presenza ha generato il motivo per il quale è stato dedicato a lui questo importante spazio e allestimento storico-culturale.
Bassano del Grappa si trova ai piedi delle montagne, sulle rive del fiume Brenta e nel 1917-1918, fu uno dei punti di massima resistenza contro i tentativi austro-ungarici di irrompere in Veneto per travolgere lo schieramento italiano.
Ca’ Erizzo è una villa elegante risalente al '400, con successivi rifacimenti e abbellimenti, e proprio nel 1918 divenne residenza della Sezione 1 delle ambulanze della Croce Rossa Americana, ospitando fra gli altri lo stesso Hemingway – nel 1919 scrisse un racconto breve che fu pubblicato per la prima volta in Italia sulla rivista Il Racconto, l’8 gennaio 1976, con il titolo “La scomparsa di Pickles McCarty”, Narra la storia di un italo-americano che lascia la vita da pugile per arruolarsi nel reggimento degli arditi di stanza a Ca’ Erizzo...

Oggi il Museo Hemingway e della Grande Guerra è allocato in diverse sale della villa Ca’ Erizzo, dove la narrazione si evince da pannelli divulgativi, tratti da documenti originali dell’epoca.

Il pezzo forte è proprio la documentazione relativa a Hemingway con numerosi libri, riviste che percorrono la sua vita e in particolare il periodo trascorso in Veneto. Una ricostruzione della sua scrivania con una statua in cera che raffigura un Hemingway cinquantenne in tenuta da Safari, campeggia nell’ultima sala.
Il Museo ha pubblicato inoltre uno splendido volume che ci svela i punti cruciali del passaggio di Hemingway dal titolo Sulle tracce di Hemingway in Veneto, realizzato dalla Fondazione Luca che gestisce la struttura museale.

Due sono i periodi principali di soggiorno dello scrittore americano in Veneto: durante la guerra nel 1918, ma anche negli anni ’50 quando tornò sui luoghi dove aveva vissuto quei terribili momenti durante il conflitto mondiale.

Il ritorno in Veneto fu d’ispirazione per scrivere un nuovo romanzo, un po’ intimista crepuscolare, dal titolo Di là dal fiume tra gli alberi, purtroppo poco apprezzato dalla critica del tempo. Nei mesi successivi Hemingway reagì alle critiche che lo definivano uno scrittore finito, ritirandosi a Cuba per scrivere il suo libro più famoso, Il vecchio il mare, che gli permise di vincere il Premio Pulitzer nel 1953 e conseguire il Nobel per la Letteratura nel 1954.
Una visita a questo museo è vivamente consigliata, abbinata a quella al centro storico di Bassano del Grappa, ove suggerisco di visitare Palazzo Roberti che il Financial Time inserisce tra le librerie più belle del mondo, sebbene l’attrazione principale resti il Ponte Vecchio detto Ponte degli Alpini.

Ecco le informazioni pratiche sul Museo Hemingway di Bassano del Grappa:
Museo Hemingway e della Grande Guerra
Villa Ca’ Erizzo Luca | Via Ca’ Erizzo 19, 36061 Bassano del Grappa (VI) Italia – dal centro di Bassano 10 minuti a piedi o 5 in auto.
E-mail: info@villacaerizzoluca.it



Marco Mastrorilli
Organizzatore del Festival dei gufi, ho un canale Youtube che mi diverte si chiama Gufotube.
Leggi >
ARTICOLO PRECEDENTE >>
Post più vecchi
Home page