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Non abbiam bisogno di parole, un film Netflix original

Non abbiam bisogno di parole, un film Netflix original

Non abbiam bisogno di parole, un film Netflix original

Cinema Di Elena Genero Santoro. Non abbiam bisogno di parole, un film Netflix original, l'adattamento italiano del celebre La famiglia Bélier. La storia di una figlia udente in una famiglia di non udenti, il punto di vista capovolto sul significato di "normalità".

Correva l'anno 1988 quando, in terza media, un supplente di italiano ci fece guardare Figli di un dio minore. Era un film che all'epoca aveva avuto successo e che pare essere invecchiato dignitosamente bene. Era la storia di una ragazza sorda che si esprimeva nella lingua dei segni (LIS) e di un docente che insegnava in una scuola per sordi, incentivandoli al linguaggio verbale per dare loro più chance. La ragazza, Sarah, si opponeva con tutte le sue forze. Lei voleva essere rispettata per quella che era: una sorda, non una sorda che viveva come una udente.
Ricordo che in classe era seguita una discussione su cosa fosse la normalità, che ai nostri occhi adolescenziali assumeva, dopo aver visto il film, i contorni di un concetto relativo. Il professore aveva concluso: se nel mondo fossimo tutti sordi, quella sarebbe la normalità, la comunicazione tra gli esseri umani si sarebbe sviluppata diversamente.
Già allora avevo intuito che tra i sordi ci sono diversi approcci. Ci sono gli oralisti, che imparano a leggere le labbra e a parlare, e ci sono quelli che si affidano solo alla lingua dei segni. Nel mezzo, quelli che integrano le abilità e le usano a seconda delle circostanze.

Su Netflix è uscito un film con protagonista Sarah Toscano, già cantante e vincitrice di Amici, che interpreta Eletta, sedicenne e unica figlia udente in una famiglia di non udenti.

Il titolo del film è Non abbiam bisogno di parole, che è la famosa canzone di Ron e Lucio Dalla che la protagonista si ritrova a cantare nel corso della vicenda, ma è anche la modalità con cui Eletta comunica con i suoi genitori: senza parole.
Il film è ispirato all'esperienza personale dell'autrice Véronique Poulain ed è l'adattamento italiano del celebre successo La famiglia Bélier. Figlia udente di genitori sordi, ha lavorato come interprete della Lingua dei Segni e ha raccontato la sua vita nel libro autobiografico Les Mots qu'on ne me dit pas (Le parole che non mi si dicono).

In Non abbiam bisogno di parole siamo in Italia, tra Alessandria e Torino.

I genitori di Eletta, col fratello maggiore, anch'egli sordo, hanno una cascina in campagna e lei inizia un nuovo triennio scolastico.
Sarah si destreggia tra scuola, famiglia e corso di canto. Perché lei ha una passione: la musica, e le riesce anche bene, ma è qualcosa che non può condividere con i suoi famigliari.
Non la condivide e nemmeno racconta loro che farà un saggio e forse un'audizione, perché i genitori non approverebbero.

Alessandro e Caterina, padre e madre di Eletta, appartengono alla comunità di sordi che si esprimono a gesti.

Sono persone che usano la LIS e che ritengono la loro sordità un motivo di identificazione culturale e linguistica. Ho letto che alcune comunità di sordi non oralisti diventano anche molto chiuse perché per i sordi comunicare a gesti, nella loro vera lingua, è più semplice e meno faticoso. Leggere le labbra, tentare di articolare dei suoni, indossare l'impianto cocleare laddove indicato, comporta un gran dispendio di energie. In questo senso, pretendere che i sordi "si adeguino" al mondo udente, non è nemmeno giusto.
Quando Eletta è venuta al mondo ed è stata diagnosticata "udente", la madre ha pianto: la bambina non era "una di loro". Ma il padre le aveva promesso che l'avrebbe cresciuta "sorda dentro". Ovviamente questo non è stato possibile, Eletta sente e ha anche un udito piuttosto fine.

Peraltro nel film mi ha incuriosito un dettaglio: i sordi, non sentendo, producono parecchio rumore!

Nelle prime scene sbattono posate e scodelle in cucina senza avere alcuna cognizione del fracasso che fanno ed Eletta è parecchio infastidita.
Nonostante l'orgoglio non oralista, Eletta funge da ponte tra la sua famiglia e il resto del mondo. I genitori se la portano ovunque: quando vanno a vendere i loro prodotti al mercato, quando il padre si candida a sindaco con lo slogan geniale "io vi ascolto". Senza di lei sarebbero persi. Quindi, parenti ingombranti e a tratti imbarazzanti.

Si parla tanto di disabilità e di inclusione, del fatto che il mondo a misura dei "normali" calzi male a chi ha una diversità.

Eletta è una "normale" in una famiglia di "diversi", quindi la "diversa" nella sua micro-comunità è lei.
È una visione capovolta, un po' come quella di Peet Montzingo, musicista e scrittore americano, noto su YouTube e TikTok, riconoscibile per i suoi occhi azzurri, i suoi capelli rossi, il suo metro e ottantacinque di statura. Fin qui non ci sarebbe nulla di straordinario se Peet Montzingo non avesse padre, madre, fratello e sorella tutti affetti da nanismo. A otto anni era già il più alto della famiglia. Loro sono molto ironici e affiatati e ci scherzano su nei loro video.

La storia di Eletta mi ha lavorato dentro perché, per certi versi, io sono nella sua situazione.

A cinquant'anni ho scoperto che molte persone intorno a me sono autistiche (senza compromissioni cognitive né manifestazioni eclatanti, quindi non di facile identificazione a un occhio non esperto; sono le classiche persone a cui viene detta la frase: "se sei autistico tu, siamo autistici tutti!", eppure le diversità ci sono). Sono cresciuta come quella "diversa" in nucleo che, da fuori, potrebbe essere etichettato come "diverso".
E anche la mia scelta di frequentare il Politecnico, dove è pieno così di nerd ex-Asperger, forse non è nata per caso.

L'autismo e la sordità non sono la stessa cosa, ma c'è in ballo comunque un modo di comunicare che si discosta da quello della maggioranza.

Un codice che va appreso, che, nel caso dell'autismo, ho avuto modo di introiettare, non senza fatica e non senza effetti collaterali e con la costante sensazione di camminare sulle uova. Qualcuno dice che neurotipici e neuro divergenti hanno "sistemi operativi diversi", come un iPhone e un Android: funzionano entrambi, ma affinché comunichino c'è bisogno di una interfaccia. Ecco, talvolta il lavoro di conversione richiede una certa cura.
E adesso che ho capito meglio cos'è l'autismo, mi rendo conto che gli autistici intorno a me tra loro si riconoscono, entrano in sintonia con molta più rapidità di quanto riesca a fare io.
Eppure ho diverse amiche che a un certo punto sono uscite fuori dicendo: “Sai, sono autistica”. Non mi hanno ancora disconosciuta.

Non abbiam bisogno di parole è un film molto carino.

Lascia spazio all'amicizia, al primo amore e naturalmente finisce a tarallucci e vino, con una Sarah Toscano molto graziosa e dal viso pulito.
I genitori capiscono che la figlia ha il dono del canto e anche se loro non possono beneficiarne, negli "altri", quelli fuori, questo dono porterà emozioni.





Elena Genero Santoro
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The Plastic Detox: un documentario Netflix original

The Plastic Detox: un documentario Netflix original

The Plastic Detox: un documentario Netflix original

Cinema Di Elena Genero Santoro. The Plastic Detox: microplastiche nel corpo umano, un documentario Netflix original che riprende gli studi della dottoressa Shanna Swan sul legame tra inquinamento chimico e calo della fertilità.

Quando qualche anno fa ho scritto Plasticamente, in cui parlavo della sovrabbondanza di plastica intorno a noi, e dei modi in cui, ognuno a casa propria, poteva impegnarsi a ridurla, avevo molto chiaro il problema dell'invasione dei mari, del fatto che la plastica ci ritornasse nel piatto attraverso gli animali di cui ci nutriamo.
Tuttavia, Plasticamente aveva un taglio molto orientato alla riduzione dell'inquinamento, all'ambiente. Leggevo che nel mare finiscono ogni anno dalle cinque alle undici tonnellate di plastica e mi sembrava spaventoso. Le magagne che la plastica poteva causare agli organismi umani e animali era stato da me appena accennato.

Plasticamente

Plasticamente
Le materie plastiche e le scelte ecofriendly

di Elena Genero Santoro
PubMe - Gli scrittori della porta accanto HOWTO
Manuale pratico
ISBN 979-1254582497
Cartaceo 14,00€
Ebook 5,99€

Di recente mi sono imbattuta in uno studio della dottoressa Shanna Swan per poi scoprire che era alla base di un documentario Netflix uscito di recente, The Plastic Detox.

La dottoressa Swan, che da anni si occupa di salute riproduttiva, ha esaminato centinaia di studi scientifici e condotto i suoi: tutti indicano che il numero di spermatozoi sta diminuendo a livello globale negli ultimi 50 anni osservati a un tasso dell'1%, con un calo che supera il 2,6% osservando studi dopo l'anno 2000. In pratica la fertilità nel mondo è diminuita del 50% negli ultimi quattro decenni.
Qualcuno potrebbe dire che è un bene, visto che siamo più di otto miliardi di persone. Poi, però, c'è chi vorrebbe figli e non riesce ad averne.
Per completezza di narrazione, è giusto dire che altri studi hanno imputato il calo della fertilità anche al cambiamento climatico. Laddove ci siano cambiamento climatico e sostanze chimiche, l'effetto è sinergico e aumentato.

Tornando agli studi di Swan, il declino degli spermatozoi è associato all'utilizzo di sostanze chimiche.

Gli ftalati e i bisfenoli sono degli interferenti endocrini, e significa che condizionano gli ormoni delle persone che ne vengono a contatto.
Gli ftalati hanno un effetto antiandrogenico che abbassa il testosterone. Di conseguenza, possono eliminare l'ondata di testosterone in utero, con impatti sullo sviluppo genitale del feto maschio che nascerà con dimensioni minori della distanza ano-genitale (AGD) e testicoli non discesi.
Il BPA imita l’estrogeno, l’ormone femminile, quindi può indurre nel corpo cambiamenti simili a quelli prodotti da tali ormoni e anch'esso inibisce la fertilità.

E dove si trovano ftalati e bisfenoli? Nella plastica. Elementare, Watson.

Gli ftalati sono dei plastificanti che in Unione Europea sono già stati pesantemente vietati, alcuni ovunque, altri nei giocattoli.
Il bisfenolo si usa sia come monomero di reazione del policarbonato (avete presente i biberon di plastica?) sia come monomero per la produzione delle resine epossidiche, molto usate in edilizia, ma anche nell'arte. Il bisfenolo A in Unione Europea è vietato nella carta termica.
Negli Stati Uniti, dove la dottoressa Swan ha effettuato i suoi studi, queste sostanze non sono vietate.

Un dato che riportavo in Plasticamente è che la plastica che viene realmente riciclata al mondo è il 9%.

Il resto viene vomitato negli oceani.
Riciclare la plastica costa molto di più che produrla nuova. Il dato viene confermato dal documentario con una spiegazione: l'idea che la plastica fosse riciclabile è stata propagandata e diffusa proprio dai suoi produttori. Sembra controintuitivo, eppure ha un senso. Pensare che buttare la plastica di bottiglie e flaconi di detersivo non abbia un impatto sull'ambiente perché "tanto è riciclabile", è un abbaglio. Di fatto non lo è. Però alleggerisce la coscienza dei consumatori. Ma è un inganno.
E non stupisce nemmeno che in sede di Global Plastic Treaty – un'iniziativa globale per regolamentare la plastica – siano stati i Paesi col petrolio a fare arenare il progetto, opponendosi a una riduzione della produzione della plastica vergine.

Se utilizzare la plastica per usi tecnici e durevoli può avere un senso.

Può produrre un alleggerimento di una struttura, una maggior lavorabilità e molti vantaggi a seconda del caso, il fatto che ogni merendina che scartiamo sia imballata in una pellicola di plastica è aberrante. Siamo assuefatti, crediamo che sia normale, ma non è sano usare un materiale eterno per delle applicazioni usa e getta come quelle legate agli alimenti o alla cosmesi. Questo a prescindere.
Se a questo aggiungiamo che essere circondati dalla plastica può avere controindicazioni sono solo sull'ambiente ormai saturo, ma su chi fruisce di cibo confezionato e detergenti, c'è una ragione in più per dire basta.

L'ultimo studio peer-reviewed della dottoressa Swan è uno studio pilota che ha l'ha vista interagire con alcune coppie che non riuscivano a concepire figli o che avevano avuto degli aborti spontanei.

Queste coppie avevano una sterilità idiopatica, cioè: apparentemente non avevano nulla che non andasse.
Le coppie sono state sottoposte a una sperimentazione. Innazitutto, è stata ricercata la presenza, nelle urine e nello sperma, di biomarcatori quali bisfenolo urinario A (BPA), mono-n-butil ftalato (MBP) e monobenzile ftalato (MBzP). Il bisfenolo è stato designato come marcatore principale. All'inizio, nei soggetti in esame i biomarcatori sono risultati molto alti.

Dopodiché è stato imposto loro un percorso tanto semplice e poco invasivo quanto efficace: un cambiamento dello stile di vita legato alla presenza delle plastiche negli oggetti in casa.

In pratica, queste coppie hanno applicato molti dei consigli eco-bio che io stessa, un lustro fa e in tempi non sospetti, avevo suggerito nel mio Plasticamente. Io che, nauseata da tutti i rifiuti di plastica domestica che si buttano quotidianamente, avevo già cercato soluzioni alternative. Detersivi in foglietti, shampoo solido, assorbenti lavabili, spugne di cocco o di luffa, indumenti di tessuti naturali. Non ho inventato nulla di rivoluzionario, beninteso. Ho solo raccolto una lista di micro-soluzioni. Io, che ormai mi sono riprodotta e non ho più nei piani di ripetere l'esperienza, sto continuando ad applicare le regole che mi ero data. I miei detersivi non si trovano nella grande distribuzione, per gli abiti che acquisto evito come la peste acrilico e poliestere. Tollero solo basse percentuali di poliammide (nylon) ed elastan. Unica deroga: i giacconi per l'inverno.
E adesso, dopo aver letto lo studio peer-reviewed della dottoressa Swan e aver visto il documentario su Netflix, scopro che tutto sommato non ho fatto male. Ne ha beneficiato l'ambiente, ma anche la mia salute.

Lo studio della dottoressa Swan si conclude così.

Dopo che le coppie hanno eliminato dalle loro abitazioni e dai loro armadi la plastica di cui erano circondati, i loro valori di bisfenolo e ftalati si sono abbassati notevolmente. E successivamente hanno avuto dei figli.
Ma è la dottoressa Swan la prima a frenare gli entusiasmi: il campione di persone analizzato è troppo piccolo per trarre conclusioni definitive. Ripete: si tratta di uno studio pilota.
Però, ragazzi, fa davvero ben sperare.





Elena Genero Santoro
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Cinema: 3 film che raccontano l'occupazione, la resistenza e il genocidio a Gaza

Cinema: 3 film che raccontano l'occupazione, la resistenza e il genocidio a Gaza

Cinema: 3 film che raccontano l'occupazione, la resistenza e il genocidio a Gaza

Cinema Di Stefania Bergo. In uscita al cinema, tre film su Gaza: l'occupazione, tra blocco israeliano e potere di Hamas, l'esilio, la resistenza e l'atrocità del genocidio attraverso l'omicidio di Hind Rajab, la bambina di sei anni che ci ha lasciato in eredità la sua voce.

Dopo No Other Land, il documentario israelo-palestinese dei registi Basel Adra, Yuval Abraham, Hamdan Ballal, Rachel Szor, vincitore dell'Oscar, che racconta la lotta dei palestinesi di Masafer Yatta contro la distruzione del loro villaggio da parte delle forze israeliane, al cinema escono altri tre film che raccontano Gaza.
Si tratta di Tutto quello che resta di te, del regista Cherien Dabis, uscito qualche giorno fa: tre generazioni palestinesi, tra esilio e resistenza, una storia che svela il volto nascosto dell'oppressione. Il 25 settembre uscirà invece La voce di Hind Rajab, per la regia di Kaouther Ben Hania, il film, premiato al Festival di Venezia, che ripercorre, con l'audio originale, l'uccisione della piccola Hind Rajab, colpita dalle forze dell'Idf con oltre 300 colpi mentre attendeva i soccorsi nella macchina incidentata della famiglia. In uscita anche Once Upon a Time in Gaza, di Arab Nasser e Tarzan Nasser, ambientato nella Gaza del 2007, tra blocco israeliano e potere di Hamas.
Quando il cinema è al servizio degli esseri umani, è molto più di un semplice intrattenimento. È testimonianza preziosa.  


Tutto quello che resta di te

Tutto quello che resta di te

Uscito il 18 settembre
Drammatico – Cipro, Germania, Grecia, Giordania 2025
Regia di Cherien Dabis
Con Saleh Bakri, Cherien Dabis, Adam Bakri, Maria Zreik, Mohammad Bakri
Distribuito da Officine Ubu

Un ritratto di famiglia che esamina il rapporto tra nonno, padre e figlio e l'eredità del trauma tramandato a ciascuno di loro. Tre generazioni palestinesi, tra esilio e resistenza: una storia che svela il volto nascosto dell'oppressione.
1988 Prima Intifada. Noor, un adolescente viene colpito da un proiettile sparato dagli israeliani. La madre, ormai anziana, si rivolge ad un interlocutore, di cui scopriremo l'identità solo molto più avanti, sentendo la necessità di raccontargli quanto accaduto alla famiglia nel passato. Si passa a Jaffa nel 1948 quando il nonno di Noor, Sharif, viene arrestato perché attaccato alla propria terra dopo che gli inglesi hanno lasciato la regione. E poi si arriva al 1978, al campo dei rifugiati in Cisgiordania. Qui Salim, figlio di Sharif, viene umiliato da un soldato israeliano dinanzi al figlio Noor, del quale poi seguiremo le vicende che coinvolgeranno i genitori.
«Cherien Dabis dirige e interpreta un film che invita tutti a interrogarsi su quanto accade oggi.» Giancarlo Zappoli




La voce di Hind Rajab

La voce di Hind Rajab

In uscita il 25 settembre
Drammatico – Tunisia, Francia 2025
Regia di Kaouther Ben Hania
Con Saja Kilani, Amer Hlehel, Clara Khoury, Motaz Malhees
Distribuito da I Wonder Pictures

Il film, premiato al Festival di Venezia, ripercorre, con audio originali, l'uccisione a Gaza di Hind Rajab. Il cinema al servizio degli esseri umani. Un'opera importante che tiene viva la fiamma dell'indignazione.
Striscia di Gaza 2024. Un'auto con a bordo una famiglia viene colpita dalle forze dell'Idf. Sopravvive solo una bambina di 6 anni che la Mezzaluna Rossa palestinese riesce a contattare telefonicamente. Seguiamo quindi i colloqui con Hindi di cui ci viene restituita la voce registrata dal centralino del pronto soccorso. Il suo destino sarà analogo a quello degli altri occupanti dell'auto anche a causa delle molteplici barriere che ostacolano l'intervento dell'ambulanza che si troverebbe a poca distanza da lei.
«Quando il cinema si mette al servizio degli esseri umani (ancor più se si tratta di bambini) assolve ad una delle sue funzioni primordiali.» Giancarlo Zappoli




Once Upon a Time in Gaza

Once Upon a Time in Gaza

In uscita
Drammatico – Francia, Palestina, Germania, Portogallo 2025
Regia di Arab Nasser, Tarzan Nasser
Con Nader Abd Alhay, Majd Eid, Ramzi Maqdisi
Distribuito da Officine Ubu

Gaza, 2007: tra blocco israeliano e potere di Hamas, Osama traffica farmaci sotto copertura. Un film d'azione riapre vecchie ferite due anni dopo. Un'opera che trova una sua via originale e inaspettata per parlare della Palestina.
Gaza, 2007. Hamas ha appena consolidato il potere sul territorio, mentre dall'esterno il blocco totale da parte di Israele esaspera le condizioni di vita degli abitanti. Tra loro Osama è un trafficante di farmaci illeciti sotto la copertura del suo piccolo locale che vende falafel. Al bancone lavora il giovane Yahya, che vede Osama entrare in conflitto con il poliziotto corrotto Abou Sami finché la situazione non raggiunge un punto di non ritorno. Due anni dopo, un film d'azione ambientato a Gaza, e pensato per rendere omaggio alla memoria di un martire palestinese, trova a sorpresa un attore principale che possa prestare il volto alla leggenda.
«Nel tornare indietro al 2007 i registi si distanziano dall'emergenza del presente e al tempo stesso ricordano che l'emergenza c'è sempre stata.» Tommaso Tocci






Stefania Bergo
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Il monologo di Robert Redford da All Is Lost, di Chandor

Il monologo di Robert Redford da All Is Lost, di Chandor

Il monologo di Robert Redford da All Is Lost, di Chandor

Cinema Di Tamara Marcelli. Da All Is Lost di J.C. Chandor, il monologo iniziale di Robert Redford: «So che non significa molto ormai. Ma mi dispiace. Ci ho provato. Penso che siate tutti d'accordo che ci ho provato».

All Is Lost è un film drammatico del 2013 del regista J.C. Chandor – che è anche sceneggiatore – che rimarrà una pietra miliare del cinema per l'interpretazione silenziosa dell'unico protagonista, un uomo senza nome, interpretato dal grande e compianto attore Robert Redford, scomparso due giorni fa all'età di 89 anni.
Più di altri film, in All Is Lost – Tutto è perduto, fotografia di Frank G. De Marco e musiche di Alex Ebert – la mimica e le azioni riescono da sole a trasmettere una gamma infinita di emozioni.

Il film si apre con un monologo in cui una voce maschile chiede scusa per non aver portato a termine un'impresa.

La prima immagine è lo scorcio di quello che sembra un relitto in mare, accompagnata dal leggero dondolio di placide onde che emettono un suono quasi rassicurante. Un suono che stride con le parole della voce fuori campo e con ciò che si vedrà in seguito. All Is Lost, infatti, inizia dalla fine, sebbene la fine lasci in sospeso il destino del protagonista.
Il tema del film è la lotta dell'uomo contro la natura, ma soprattutto contro i propri limiti. Una prova che porterà l'uomo senza nome a confrontarsi con se stesso, nella speranza di salvare la propria vita. E proprio la speranza sarà determinante. All'ultimo respiro.

La trama di All Is Lost di J.C. Chandor.

Mentre si trova a bordo della sua barca a vela nell'oceano, l'uomo senza nome viene urtato da un container alla deriva che danneggia irrimediabilmente lo scafo. Riesce a ripararlo, ma quando pensa di aver superato la difficoltà, mentre si trova sull'albero maestro, vede arrivare la tempesta che in poco tempo inghiotte la sua barca.
L'uomo cercherà con tutte le sue forze, l'istinto e tutto il suo ingegno, di superare anche questa situazione e, quando la barca sarà ribaltata dalle onde, riparerà sulla zattera di salvataggio con viveri e qualche attrezzo per la sopravvivenza.

Nell'assoluto silenzio che contraddistingue l'interpretazione di Robert Redford, si assiste alla violenza della natura e al "rumore" dei pensieri di un uomo che scorge l'abisso sotto ai suoi piedi e sceglie di non perdere la speranza.

Il tempo passa e quando scorge all'orizzonte due navi cargo, prova a lanciare l'SOS con i razzi di emergenza, ma invano. Il destino beffardo si prende gioco di lui. Nessuno lo vede. Nel tentativo disperato di farsi notare da un'imbarcazione ancora in lontananza, accende dei fogli di carta all'interno di un contenitore di plastica, ma il fuoco prende il sopravvento e, in breve tempo, avvolge la zattera. Non può fare altro. Tutto è perduto, l'uomo si abbandona al mare, ma proprio quando sembra non esserci più speranza, intravede una luce e la chiglia di una barca. Vede una mano che si tende verso di lui.
Un film da vedere assolutamente. Molto lontano da quelli a cui Redford ci ha piacevolmente abituato. Una prova interpretativa da conservare e ammirare.

Il monologo dell'uomo senza nome.







Tamara Marcelli
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100 anni di Paul Newman: 6 film cult da (ri)vedere in streaming

100 anni di Paul Newman: 6 film cult da (ri)vedere in streaming

100 anni di Paul Newman: 6 film cult da (ri)vedere in streaming

Cinema Di Stefania Bergo. Un secolo dalla nascita di un'icona del cinema americano, Paul Newman, l'attore, regista e filantropo dagli occhi di ghiaccio diventati leggenda, che ha saputo unire carisma naturale e intensità interpretativa, creando personaggi indimenticabili: sei film cult che l'hanno consacrato a Hollywood da (ri)vedere in streaming.

Il 26 gennaio 2025 è stato il centenario dalla nascita di Paul Newman, attore, regista e filantropo tra i più amati e rispettati nella storia del cinema. Con i suoi occhi azzurro ghiaccio – freddi solo nel colore – diventati leggenda, Newman ha saputo unire carisma naturale e intensità interpretativa, creando personaggi complessi e indimenticabili.
A renderlo una figura unica non è stata solo la sua carriera artistica, ma anche l’impegno civile, la passione per le corse automobilistiche e le straordinarie iniziative benefiche legate alla sua azienda alimentare Newman’s Own, fondata da insieme a A.E. Hotchner nel 1982, i cui profitti vengono interamente destinati alla Newman's Own Foundation, che a sua volta utilizza i fondi per sostenere diverse iniziative benefiche, con un'attenzione particolare ai bambini – tra cui diverse organizzazioni in Italia, come Dynamo Camp.

A cent'anni dalla nascita, restano i suoi personaggi più iconici, i film cult che l'hanno consacrato a Hollywood.

Film che attraversano diversi generi e fasi della sua carriera, mostrando la versatilità e la profondità del suo talento – a dispetto dell'Academy che fu alquanto parca di riconoscimenti nei suoi confronti – il carisma che incolla allo schermo, così come il suo sguardo profondo, ribelle, sempre velato di malinconia. Resta il simbolo di una mascolinità che non seguiva le mode dell'industria cinematografica del suo tempo, di una bellezza raffinata che non aveva bisogno di sovrastrutture.
Molti sono i film – 56, realizzati tra il 1954 (Il calice d'argento, di Victor Saville) e il 2002 (Era mio padre, di Sam Mendes) – e i personaggi indimenticabili. Ne ho scelti sei, quelli che secondo me sono imprescindibili per ripercorrere la sua carriera, per chi lo vuole ricordare e per chi ancora non lo conosce.
Voi quale aggiungereste a questa lista?


La gatta sul tetto che scotta

La gatta sul tetto che scotta

Drammatico – USA 1958
Regia di Richard Brooks
Con Elizabeth Taylor, Paul Newman, Burl Ives, Jack Carson, Judith Anderson, Madeleine Sherwood, Larry Gates, Vaughn Taylor
Disponibile per l'acquisto o il noleggio su Tim Vision
Tratto dall’omonima pièce di Tennessee Williams, che nel 1955 vinse il premio Pulitzer, questo dramma familiare, ambientato in una calda notte nel Mississippi degli anni '50, è uno dei primi grandi successi di Newman.
Il film segue la crisi personale e familiare di Brick Pollitt, che si ritrova confinato nella villa dei genitori con la moglie Maggie, soprannominata "la gatta", per celebrare il 65º compleanno del padre, Harvey "Big Daddy", malato terminale di cancro.

Senza dubbio, uno dei suoi film più famosi, un'interpretazione che gli è valsa la sua prima candidatura all'Oscar. Il suo ruolo di Brick Pollitt, ex campione sportivo tormentato e anaffettivo, lo consacra come uno degli attori più promettenti della nuova generazione hollywoodiana. Un personaggio intenso, in lotta coi suoi demoni, incoscientemente alla ricerca di una mano tesa per tenerlo a galla oltre il collo della bottiglia cui si attacca spesso e volentieri per evadere dalla realtà. Uno scontro col padre, cui più che rimproverare qualcosa teme di assomigliare, un muro costruito con la moglie, una splendida e appassionata Liz Taylor che malgrado il tetto rovente, perfetta allegoria di un matrimonio in crisi, resta arpionata a un amore cui non vuole rinunciare – la tensione emotiva tra Newman e Taylor è palpabile e indimenticabile.


Detective's Story

Detective's Story

Drammatico – USA 1966
Regia di Jack Smight
Con Paul Newman, Lauren Bacall, Julie Harris, Arthur Hill, Janet Leigh, Pamela Tiffin, Robert Wagner, Robert Webber, Shelley Winters
Disponibile per l'acquisto o il noleggio su Chili
Tratto dal romanzo Bersaglio mobile (1949) di Ross Macdonald, uno dei più importanti autori del genere letterario hard boiled.
Elaine Sampson, ricca signora della buona società, incarica il detective Harper di ritrovare il marito scomparso, del quale sospetta il rapimento. Compare anche una richiesta di riscatto, però Harper capisce che è solo una messa in scena. Dopo molte e infruttuose ricerche che lo vedono coinvolto in strani incidenti, sempre salvato dall'avvocato di famiglia, scopre il cadavere di Sampson e smaschera il colpevole.

In questo noir moderno, Newman interpreta il detective privato Lew Harper, cinico, brillante e affascinante. Il personaggio, che richiama l’archetipo dell’investigatore hard-boiled alla Raymond Chandler, diventa uno dei suoi ruoli più amati negli anni ’60. Il successo fu tale da portare a un seguito nel 1975, Detective privato .


Nick mano fredda

Nick mano fredda

Drammatico – USA 1967
Regia di Stuart Rosenberg
Con Paul Newman, George Kennedy, J. D. Cannon, Lou Antonio, Robert Drivas, Strother Martin, Jo Van Fleet
Disponibile per l'acquisto o il noleggio su Prime Video
Condannato a due anni di reclusione, e annessi lavori forzati, per aver distrutto da ubriaco una serie di parchimetri, il brillante Nick diviene un simbolo di ribellione e di antiautoritarismo, amato dai compagni e odiato dai guardiani. Sconfitto dalla vita – la donna che amava l'ha lasciato per un uomo ricco –, devastato dai lutti familiari – durante la prigionia la madre muore di cancro – e con niente da perdere, Nick tenta più volte la fuga.
Il secondo tentativo, in particolare, sembra andare a buon fine, tanto che Nick manda una sua foto, in compagnia di due avvenenti ragazze, agli ex amici detenuti – in realtà, solo un fotomontaggio per rallegrare i compagni. Nuovamente catturato, tenta la fuga una terza volta: questa volta, però, il tentativo si rivela fatale. Rimarrà comunque vivo nel ricordo ammirato dei compagni di pena.

Forse la performance più emblematica di Newman, che gli valse una candidatura all’Oscar. Luke Jackson, detenuto ribelle in un carcere del Sud degli Stati Uniti, è un simbolo di resistenza individuale contro l’autorità oppressiva. Il film è diventato un cult e Luke una figura iconica della cultura americana.


La stangata

La stangata

Drammatico – USA 1973
Regia di George Roy Hill
Con Paul Newman, Robert Redford, Robert Shaw, Charles Durning, Ray Walston, Eileen Brennan, Harold Gould
Disponibile per l'acquisto o il noleggio su YouTube
Nel 1936, a Joliet (Illinois), il giovane truffatore Johnny Hooker assiste all’omicidio del suo amico e mentore Luther, ucciso per aver truffato il corriere del potente boss mafioso Doyle Lonnegan. In cerca di vendetta, Hooker si reca a Chicago e si allea con il leggendario imbroglione Henry Gondorff per organizzare una truffa colossale ai danni del boss.
I due mettono in piedi una finta bisca di scommesse su corse di cavalli, coinvolgendo un’intera squadra di complici. Dopo aver guadagnato la fiducia di Lonnegan con una partita di poker truccata, lo convincono a puntare 500.000 dollari sulla base di “soffiate” truccate sui risultati delle corse. Il colpo si conclude con un finto scontro a fuoco davanti agli occhi del boss, che fugge.

Dopo il successo di Butch Cassidy, la coppia Newman-Redford torna in questo capolavoro del cinema truffaldino ambientato negli anni '30. Newman è Henry Gondorff, un maestro della truffa che orchestra un inganno spettacolare. Il film, impeccabile per ritmo, ironia e costruzione narrativa, vinse 7 Oscar, tra cui miglior film, ed è considerato uno dei più raffinati esempi del genere.


Il verdetto

Il verdetto

Drammatico – USA 1982
Regia di Sidney Lumet
Con Paul Newman, Charlotte Rampling, Jack Warden, James Mason, Milo O'Shea
Disponibile per l'acquisto o il noleggio su YouTube
Dramma giudiziario tratto dall'omonimo romanzo di Barry Reed, ottenne cinque candidature agli Oscar.
Frank Galvin, ex avvocato di successo ora alcolizzato, si ritrova tra le mani una causa complessa e assai importante in cui viene citato un famoso ospedale. Logica vorrebbe che Frank accettasse i 210.000 dollari di risarcimento che l'ospedale offre per patteggiare e non procedere in giudizio, ma la drammatica visione dello stato in cui versa la propria cliente, in coma a causa della gravissima negligenza dei medici, e il suo rinnovato spirito di rinascita umana e professionale, lo spingono ad affrontare la causa, anche contro la volontà dei familiari della stessa assistita. Dovrà resistere contro i colpi del celeberrimo avvocato dell'istituto sanitario, che lo priverà del principale consulente alla difesa e che corromperà una affascinante donna per spiarne le mosse.

In questa intensa pellicola giudiziaria, Newman interpreta Frank Galvin, un avvocato caduto in disgrazia che tenta il riscatto attraverso un caso impossibile. È una delle sue performance più mature e struggenti, che gli valse una delle sue nove candidature all’Oscar come attore protagonista – non vinse, ma in compenso gli fu consegnato il David di Donatello come miglior attore straniero.

Il colore dei soldi

Il colore dei soldi

Drammatico – USA 1986
Regia di Martin Scorsese
Con Paul Newman, Tom Cruise
Disponibile per l'acquisto o il noleggio su YouTube
«Qui non si tratta di biliardo, non si tratta di sesso, né si tratta di amore, ma solo di soldi: insomma, il più bravo è solo quello che ha più soldi.»

Edward Felson, detto Eddy lo svelto, è ormai un ricco procacciatore di alcolici. Sono passati 20 anni dal suo burrascoso e tragico passato e non ha più interesse al tavolo da biliardo, si dedica alla vendita di whisky e alla sua relazione con Janelle.
Casualmente assiste a una partita del talentuoso Vincent Lauria contro Julian, il miglior giocatore della zona, e si riaccende in Eddie una fiamma mai spenta. Rivede nell'acerbo ragazzo se stesso da giovane: enorme potenzialità e stessa spocchia di essere in assoluto il più furbo, con le sue stesse sotterranee lacune psicologiche.
Eddie riesce a convincere il giovane e la sua ragazza Carmen a seguirlo in un giro del paese alla ricerca di polli da spennare. Così, anni dopo la sofferta separazione dal biliardo, i tre riprendono il giro di saloni nelle vicinanze.
Molte cose sono però cambiate nel tempo, anche il gioco, e molti dei trucchi di Eddie sono oramai conosciuti dalla maggior parte di quelli che intende truffare. In questo agrodolce tour attraverso alcuni stati americani, Eddie capisce ancora una volta e a proprie spese di non potersi mai fidare di nessuno.

Se Lo spaccone (1961) mostrava il giovane Eddie Felson alle prese con il biliardo e l’ambizione, Il colore dei soldi ci restituisce un Newman più disilluso ma ancora magnetico, nel ruolo dello stesso personaggio in età matura. Questa volta l’Oscar arriva davvero, come miglior attore protagonista, a coronare una carriera già leggendaria.




Stefania Bergo
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Napoli-New York, l'ultimo film di Salvatores, ora disponibile in streaming

Napoli-New York, l'ultimo film di Salvatores, ora disponibile in streaming

Napoli-New York, l'ultimo film di Gabriele Salvatores, ora disponibile in streaming

Cinema Di Lara Zavatteri. Napoli-New York, l'ultimo film di Gabriele Salvatores, ora disponibile in streaming. Da un soggetto mai realizzato di Federico Fellini e Tullio Pinelli, un'opera sull'amicizia e la generosità, uno sguardo fiabesco sulla condizione dei migranti italiani di inizio '900.

Per chi l'ha perso al cinema, Napoli-New York, del regista premio Oscar Gabriele Salvatores, uscito nelle sale nel 2024, è ora in streaming su diverse piattaforme, ad esempio in abbonamento su Sky o disponibile per l'acquisto e il noleggio su Amazon Prime Video e TIM Vision. Una storia che parla di disperazione, ma anche della forza dell’amicizia e dei buoni sentimenti.

NB: in questo articolo è stato inserito un filtro "no spoiler" che rende sfocate alcune frasi; per leggerle basta passarci su con il mouse da pc o toccare lo schermo da mobile.

Napoli-New York: un viaggio clandestino verso l'America.

Protagonista è una bambina, Celestina, che nella Napoli del 1949 perde tutto. L’improvviso scoppio di una bomba la lascia senza casa e, già orfana, anche senza la zia.
Nei vicoli della città si aggirano anche i "paisà", giovani orfani che lottano ogni giorno per la sopravvivenza. Uno è Carmine, amico di Celestina, un ragazzino anche lui alle prese con le difficoltà di ogni giorno, prima fra tutte quella di poter avere qualcosa da mettere sotto i denti.
Sarà proprio Carmine a ritrovare Celestina. La loro amicizia permetterà ai due di affrontare una grande avventura, seppur tra diverse difficoltà.
Carmine, infatti, conosce il cuoco afroamericano che lavora su una nave che salpa per l’America, ma sarà Celestina, con un pizzico di astuzia, a far sì che i due bambini salgano sulla nave clandestinamente. Scoperti poco dopo la partenza, vengono presi sotto l’ala burbera ma dal cuore buono del commissario di bordo, Domenico Garofalo (Pierfrancesco Favino).

Napoli-New York
Napoli-New York, l'ultimo film di Gabriele Salvatores, ora disponibile in streaming

Napoli-New York

REGIA Gabriele Salvatores
SOGGETTO Federico Fellini, Tullio Pinelli
SCENEGGIATURA Gabriele Salvatores
PRODUTTORE/PRODUZIONE Paco Cinematografica, Rai Cinema
DISTRIBUZIONE 01 Distribution
MUSICHE Federico De Robertis
FOTOGRAFIA Diego Indraccolo
ANNO 2024
CAST Pierfrancesco Favino, Dea Lanzaro, Antonio Guerra, Omar Benson Miller, Anna Ammirati, Anna Lucia Pierro, Tomas Arana

Carmine e Celestina osservano da vicino le dure condizioni degli emigranti italiani a bordo.

Tra miseria e speranza, affrontano il disprezzo di chi li esamina a Ellis Island prima del loro ingresso negli Stati Uniti.
Giunti a New York, però, i due bambini si perdono per una pura casualità.
Celestina cerca la sorella Agnese, unica sua parente, mentre Carmine, per ritrovare la sua amica, si rivolge a Garofalo.
I bambini si ricongiungono e scoprono che Agnese è in galera per aver ucciso un uomo. Ma grazie all’attenzione della stampa sulla storia di Celestina, nasceranno comitati di donne a sostegno di Agnese, che otterrà una riduzione della pena e alla fine potrà riabbracciare la sorellina.
Garofalo, che con la moglie non ha potuto avere figli, chiede ai bambini di poterli adottare. Ma Carmine – senza che vi sveli il perché, il finale è troppo bello – rifiuta la proposta.

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Napoli-New York di Gabriele Salvatores è un’opera intensa sull’amicizia e sulla generosità.

Un’opera intensa che racconta le difficoltà dei bambini, ma anche la forza della loro amicizia, capace di guidarli verso un lieto fine. Un racconto di buoni sentimenti, incarnati da Garofalo e dal cuoco di bordo, sempre pronti ad aiutarli.
Il riferimento al mondo delle favole non è casuale, perché per Napoli-New York Salvatores sceglie apertamente un tono fiabesco, attingendo anche alla letteratura "per ragazzi", da Dickens a Stevenson a Salgari, nonché partendo da un soggetto mai realizzato di Federico Fellini e Tullio Pinelli e trasformandolo personalmente in sceneggiatura. Recensione di Paola Casella
E tu, hai visto Napoli-New York? Cosa ne pensi di questa storia di amicizia e speranza?





Lara Zavatteri

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Cinema: 3 film cult tornano nelle sale a primavera

Cinema: 3 film cult tornano nelle sale a primavera

Cinema: 3 film cult tornano nelle sale a primavera

Cinema Di Stefania Bergo. A primavera, tre film cult tornano al cinema rimasterizzati in 4K: Amadeus di Milos Forman, Taxi Driver di Martin Scorsese e Blade Runner di Ridley Scott.

Tra marzo e aprile tornano al cinema tre film da Oscar, capolavori indimenticabili degli anni '70 e '80. Si tratta di Amadeus di Milos Forman, del 1984, rimasterizzato in 4k, del capolavoro del 1976 di Martin Scorsese, Taxi Driver, che a quasi cinquant’anni dall’uscita torna sul grande schermo anch'esso in una straordinaria versione restaurata solo il 31 marzo e l'1 e il 2 aprile, e Blade Runner di Ridley Scot del 1982, la cui uscita è collocata tra il 24 marzo e il 14 aprile.
Tutti e tre i film sono disponibili anche in streaming, ma per gustare appieno simili capolavori lo schermo e l'impianto audio di una sala cinematografica sono decisamente i supporti mgliori. Non trovate?
Buona visione #soloalcinema!


AMADEUS

AMADEUS

In uscita 24 marzo
Drammatico – USA 1984
Regia di Milos Forman
Con Tom Hulce, F. Murray Abraham, Roy Dotrice, Elizabeth Berridge
Distribuito da Lucky Red

«Si, è vero, sono volgare, ma vi garantisco che la mia musica non lo è.»
Intelligente e ricercatissimo film insignito di 8 premi Oscar. Nella Vienna gaia e libertina del '700 il giovane Wolfgang Amadeus Mozart (Hulce), sboccato, gaudente e volgare, incanta con l'originalità e la grandezza della sua musica la corte illuminata di Giuseppe II.
Nella Vienna gaia e libertina del '700 il giovane Wolfgang Amadeus Mozart (Hulce), sboccato, gaudente e volgare, incanta con l'originalità e la grandezza della sua musica la corte illuminata di Giuseppe II. Antonio Salieri (Abraham), il musicista di corte, disprezza Mozart pur riconoscendone il genio, lo invidia e giunge ad odiarlo, consapevole di essere destinato a rimanere un mediocre e a venire dimenticato. Mozart morirà giovane, ma diverrà immortale.
Squisito, intelligente, ricercatissimo film, girato da Forman nella sua Praga e insignito di ben otto premi Oscar, tra i quali: allo strepitoso Abraham, al film, al regista, alla sceneggiatura e all'art direction.

«Amadeus, il grandioso capolavoro diretto nel 1984 dal regista ceco Milos Forman (Qualcuno volò sul nido del cuculo), non si pone l'obiettivo di raccontare una semplice biografia di questo leggendario personaggio, né tantomeno quello di ricostruire con intento documentaristico gli ultimi anni della sua vita. Al contrario, il film prende spunto dagli oscuri retroscena legati alla morte di Mozart per delineare un indimenticabile ritratto dell'uomo che con la sua musica seppe incantare il mondo intero e del suo acerrimo avversario, Antonio Salieri, affascinato ed al tempo stesso infuriato di fronte all'inarrivabile talento del suo giovane collega.»
Stefano Lo Verme


TAXI DRIVER

TAXI DRIVER

Solo il 31 marzo | 1 e 2 aprile
Drammatico – USA 1976
Regia di Martin Scorsese
Con Jodie Foster, Robert De Niro, Cybill Shepherd, Peter Boyle, Harvey Keitel
Distribuito da Nexo Studios

«Ma dici a me? Ma dici a me? Ma dici a me? Ehi, con chi stai parland? Dici a me? Eh, non ci sono che io qui...»
Un inossidabile monumento al cinema attraverso una claustrofobica discesa nel baratro della solitudine. Un tassista newyorkese reduce dal Vietnam è innamorato della segretaria di un uomo politico che riesce a strappargliela.
Psicodramma intimistico, spaccato del lato oscuro degli anni '70, vivido ritratto della decadenza americana post-Vietnam: Scorsese filtra Schrader, soggettista e sceneggiatore, e il risultato è un pilastro della storia del cinema moderno. New York: Travis Bickle, veterano del Vietnam in congedo, soffre d'insonnia e decide di impegnare le proprie notti facendo il tassista. Completamente disadattato ma idealista alla ricerca di uno scopo, l'uomo si invaghirà di una ragazza e le chiederà di uscire. Quando le cose tra i due andranno storte, Travis, definitivamente disilluso riguardo la società, si chiuderà in se stesso.

«Le confuse luci di New York filtrate da un parabrezza bagnato, fumose atmosfere dai sapori jazz: su inquietanti interrogativi, apertura e chiusura si ricongiungono, a serrare il cerchio tracciato da Scorsese. L'opera, presente come poche nella memoria collettiva grazie anche ad un grandissimo De Niro, è un inossidabile monumento al cinema.»
Giovanni Idili


BLADE RUNNER

BLADE RUNNER

In uscita 24 marzo | 14 aprile
Fantascienza – USA 1982
Regia di Ridley Scott
Con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos
Distribuito da Lucky Red

«Ho visto cose che voi esseri umani non sapreste nemmeno immaginare.»
Un capolavoro della storia del cinema, dove ogni elemento ha saputo comporre lo scenario di un futuro inquietante perché plausibile, dove la tecnologia non è disumana ma troppo umana. In una Los Angeles piovosa e sovrappopolata, il poliziotto Deckard (Harrison Ford), dell'unità Blade Runner, viene richiamato in servizio
Nella Los Angeles del futuro, Deckard è un cacciatore di replicanti o lavori in pelle come li chiama con disprezzo il suo capo. Vorrebbe ritirarsi dal suo lavoro per la blade runner, ma gli affidano un ultimo compito, quattro modelli nexus-6 fuggiti dalle colonie spaziali e arrivati sulla Terra, con pochi giorni di vita rimasti prima della loro scadenza, che scatta dopo quattro anni di esistenza. Deckard sa riconoscere i replicanti grazie al test Voight-Kampff, che valuta le reazioni emotive di fronte a domande provocatorie, e il loro creatore, il capo della Tyrell corporation, lo mette alla prova con una replicante speciale, che non sa di esserlo, Rachel. Lei, sconvolta dalla verità, cercherà Deckard, che decide di proteggerla e non "ritirarla", perché sogna che al termine della sua missione potrà vivere in pace con lei.

«Fantascienza, noir, visionario come un fumetto di Moebius e attraversato dal dubbio ontologico riguardo la realtà e l'identità caratteristico di Philip K. Dick, questi i quattro elementi cui si aggiunge la quintessenza della regia di Scott, della musica di Vangelis e degli effetti speciali di Trumbull, che fanno di Blade Runner un capolavoro della storia del cinema.»
Andrea Fornasiero



Credits: www.mymovies.it



Stefania Bergo
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Dal libro al documentario: Il mestiere di vivere, di Cesare Pavese

Dal libro al documentario: Il mestiere di vivere, di Cesare Pavese

Dal libro al documentario: Il mestiere di vivere, di Cesare Pavese

Professione lettore | Cinema Di Davide Dotto. (Ri)leggere oggi Il mestiere di vivere di Cesare Pavese, portato al 42° Torino Film Festival nel documentario di Giovanna Gagliardo: il ritratto intimo di uno scrittore inquieto.

Rileggere oggi Il mestiere di vivere di Cesare Pavese significa confrontarsi con un testo di una densità e di una intensità cui non siamo troppo abituati. È un'opera profondamente biografica, una incessante e ossessiva confidenza con sé stesso. Un diario non destinato alla pubblicazione – forse – ma a un percorso estremo di autoconsapevolezza. Qui Pavese è veramente scrittore-autore che si immerge nella propria anima, nelle proprie istanze creative, inabissandosi in un tutto senza distinzioni. E questo tutto (esistenza vissuta o non vissuta, promesse non mantenute, pagine scritte, letteratura, poesia, studio, la professione editoriale) diventa “mestiere”.

Il mestiere di vivere

Il mestiere di vivere

di Cesare Pavese
Rizzoli | BUR
Narrativa autobiografica
ISBN 978-8817155656
cartaceo 9,60€
Ebook 0,99€


Il rischio è quello di leggere Il mestiere di vivere attraverso una lente puramente autoreferenziale o narcisistica.

La tentazione è forte, specialmente nelle parti iniziali in cui Pavese appare più che mai ripiegato su se stesso, in un circuito chiuso dove la letteratura e l'arte, anziché offrire salvezza, si fanno specchio delle sue contraddizioni. Ma esse, tappe di un viaggio, di una progressione, di una complessità cui non si può ovviare, sono necessarie.
Non si può tollerare che una cosa avvenga indifferentemente, per caso, fuori della nostra impronta (17/01/1937). Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

Ciò che ci attira e ci conquista nel diario è, nell'ordine, la profondità dell'analisi introspettiva, la capacità di rendere universale l'esperienza personale, la qualità letteraria della scrittura, anche nel raccogliere semplici appunti.

Vita, letteratura, poesia si intrecciano in un modo talmente inestricabile che non ne riesce a uscire. La dimensione spirituale in cui è immerso rende difficile e dolorosa l'esistenza. Gli stessi luoghi cui Pavese sa di appartenere – le Langhe – rappresentano una sfida per il suo stesso mestiere di vivere e di scrivere, oltre a un insanabile conflitto tra aspirazioni intellettuali egregiamente perseguite e le esigenze della vita pratica.

Tra giovinezza e maturità: il peso della consapevolezza precoce.

Non si può nascondere che vi siano momenti in cui il sentimento si trasforma in risentimento, e non solo quando si rispecchia nella propria opera. Essa sembra consolidarsi presto in una forma in cui Pavese si sente intrappolato. Forse perché il percorso era già tracciato, e ciò che gli mancava era la spiegazione, il significato, la legge universale. Ma una volta trovata, gli sarebbe bastata?
Non è detto che conquistata una dimensione diversa, magari più elevata, si raggiunga la pace dell'anima.
Tutta l'arte è un problema di equilibrio tra due opposti (14/12/1939). Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

Si oscilla ma non si cambia la propria natura.

Questa può essere la fonte di certi pensieri oggi scomodi: quelli di chi ha inteso qualcosa di definitivo e importante anzitempo, assai precocemente, fino a considerare che qualcosa a un certo punto si è arenato, nel passaggio dalla giovinezza alla maturità.
Certe idee maturano quando si sono fatte strada da tempo: «Aver fiducia che noi siamo più definitivi di quanto noi sappiamo (3/12/1938)». È un'intuizione che suggerisce come la consapevolezza arrivi sempre dopo, quando il percorso è già stato tracciato nell'ombra.
E in effetti nelle prime pagine del diario (datate 1935) ha poco più di ventotto anni - oggi sarebbe un ragazzo, ma allora era un uomo fatto. Sperimentava, con vent'anni di anticipo, la linea d'ombra di Conrad, o il malessere del protagonista dell'éducation sentimentale di Flaubert. A conti fatti: non bastava ancora a sé stesso e non aveva l'età per una simile svolta.

La ricerca di una metafisica: Cesare Pavese cerca un nuovo punto di partenza, uno snodo, il segreto di un altro meccanismo creativo.

Non vuole essere succube di uno schema, di una formula di cui pure si strugge di trovare il senso. Lo si capisce quando confida – abbastanza presto – come si senta nell'aver saccheggiato la vena (15-10-1935).
È qualcosa di assai lontano dall'arte combinatoria di Italo Calvino anche se è alla ricerca – se non di spiegazioni – di connessioni.
La differenza sostanziale è che l'attenzione si sposta dall'esigenza di preservare un mondo a quella di crearne uno del tutto nuovo, in cui però è impensabile trovare una qualche unità nello spirito. La letteratura del mondo borghese non lo consente, a meno di vivere a buon mercato, senza pagarne il prezzo, o metterlo in conto a qualcun altro.

Anche il suo malessere è un passo necessario.

Quale sarà il passo successivo? Difficile rispondere, perché sembra mancare del tutto una soluzione, quella che forse scioglierebbe la tensione.
Non gliene sarebbe bastata  una in apparenza semplice, come quella che anni dopo Italo Calvino avrebbe espresso ne Le città invisibili.
In fondo, sulla carta, Pavese aveva tutti gli elementi. Mancando di questa c'è forse una porta che non ha mai aperto. Ma non è detto che avrebbe potuto - come in un celebre racconto di Kafka - varcarla.
L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino, Le città invisibili


Il mestiere di vivere
Dal libro al documentario: Il mestiere di vivere, di Cesare Pavese

Il mestiere di vivere

REGIA Giovanna Gagliardo
SCENEGGIATURA Giovanna Gagliardo
PRODUTTORE/PRODUZIONE Luce Cinecittà, Film Commission Torino Piemonte, Ente Turismo Langhe Monferrato Roero
MONTAGGIO Emanuelle Cedrangolo
FOTOGRAFIA Roberta Allegrini
ANNO 2025
CON Cesare Pavese, Emanuele Puppio

Il documentario di Giovanna Gagliardo al 42° Torino Film Festival.

È proprio questa complessità che il recente documentario di Giovanna Gagliardo, presentato al 42° Torino Film Festival, cattura con straordinaria sensibilità.
Giovanna Gagliardo, evitando la facile tentazione di concentrarsi sul tragico epilogo, sceglie di esplorare quella totalità che per Pavese era "mestiere": i suoi ruoli di scrittore, poeta, traduttore ed editore diventano capitoli di un racconto che rivela quanto profondamente questi aspetti fossero interconnessi nella sua vita.
Non è una scelta casuale: lo stesso Pavese, il 20 novembre 1937, riflettendo sulla poesia pura, si domandava: «Ai fatti concatenati sostituire il paesaggio interiore? Tornare all'idea di dare il pensiero in movimento?» La scelta di una struttura tematica anziché cronologica del documentario rispecchia proprio questa tensione verso un'esplorazione non lineare dell'interiorità.
Il documentario, attingendo a preziosi materiali d'archivio, restituisce le testimonianze di un'autoanalisi spietata e senza compromessi. Non è certo facile ricomporre la stratificazione di esperienze e riflessioni che formano questo vasto mosaico esistenziale.


Oltre l'individuo. Un mestiere universale.

Il ritratto di Pavese emerge potente fin dalle riprese delle Langhe, a riprova che il mestiere di vivere va ben oltre la dimensione puramente individuale perché le questioni sul tappeto riguardano – o possono riguardare – ciascuno. La scelta di produrre un film per capitoli tematici rivela il tentativo estenuante di attribuire un senso al pesante sentimento di sconfitta interiore che lo tiranneggia. La sua è una battaglia tutta interiore, che lo spinge al di là del contesto storico (anche bellico) in cui il diario è scritto (tra il 1935 e il 1950), rendendo la sua voce più vicina alla nostra sensibilità contemporanea.
Il Mestiere di Vivere così inteso si rivela uno specchio in cui si riflette la modernità, che troppo spesso tenta di uscire dall'impasse attraverso facili semplificazioni.
Se si ha un ideale, un principio, questo si sgretola nelle mani dato che la realtà esige di vivere la pesante oscillazione di chi deve fare – per vivere – esperienza di ogni cosa prima di coglierne le connessioni. Questa, alla fine, è la trappola dentro il mestiere di vivere. E non potrebbe essere altrimenti.




Davide Dotto
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Cinema: 8 film in uscita a gennaio

Cinema: 8 film in uscita a gennaio

Cinema: 8 film in uscita a gennaio

Cinema Di Stefania Bergo. Solo al cinema, otto film da non perdere in uscita a gennaio, tra remake, musical, adattamenti cinematografici, film storici e tre biopic dedicati a protagonisti indiscussi della musica: Robbie Williams, Bob Dylan (Timothée Chalamet) e la divina Maria Callas (Angelina Jolie).

Il 2025 inizia con tante proposte interessanti in uscita nelle sale italiane. Come il remake di Nosferatu di Murnau del 1922, riportato sul grande schermo da Robert Eggers, o Emilia Pérez di Jacques Audiard, tra musical e polar – tra poliziesco e noir –, già definito dalla critica come «grande cinema che scorre come un fiume in piena». Grande attesa anche per Here di Robert Zemeckis, adattamento cinematografico del fumetto di Richard McGuire, che rivede la coppia Hanks–Wright resa celebre da Forrest Gump.

In uscita anche tre film biografici dedicati a protagonisti indiscussi della musica, ognuno nel suo genere.

Maria, di Pablo Larraín, è dedicato a Maria Callas, interpretata magistralmente da Angelina Jolie, candidata come miglior attrice drammatica ai Golden Globe. Lo «straripante ed eccessivo» Better man, del visionario Michael Gracey, ripercorre gli esordi di Robbie Williams, visto come un uomo-scimmia che ha avuto il coraggio di realizzare i suoi sogni. A complete unknown, è invece il biopic su Bob Dylan firmato da James Mangold, sull'ascesa del giovane cantautore nella scena musicale folk degli anni '60, interpretato da Timothée Chalamet, anche lui candidato come miglior attore ai Golden Globe.
Interessanti anche due film storici: l'italiano L'abbaglio di Roberto Andò, ambientato nel 1860 durante l'epopea dei Mille in Sicilia, tra dramma e commedia brillante, grazie anche alla presenza di Ficarra e Picone nel cast, e Il bene più prezioso di Michel Hazanavicius, un lungometraggio di animazione che racconta coi tratti del graphic novel la storia di un bambino ebreo allevato da una coppia di poveri boscaioli in un momento estremamente delicato della storia del popolo d’Israele – chiaramente per via del genocidio palestinese – e ci ricorda come ognuno di noi possa finire con l’essere assalito dal tarlo del razzismo e come nessuno possa pensarsene totalmente esente.
Quale vi ispira di più tra questi cinque? Quale vorreste aggiungere a questo elenco?
In ogni caso... Buona visione #soloalcinema!


NOSFERATU

NOSFERATU

In uscita il 1° gennaio
Horror | Fantasy – USA 2024 VM 14
Regia di Robert Eggers
Con Aaron Taylor-Johnson, Bill Skarsgård, Nicholas Hoult, Lily-Rose Deppe
Distribuito da Universal Pictures
Un remake di Nosferatu di Murnau del 1922. Eggers torna alla variante più animalesca del vampiro, rileggendone il mito in una chiave sottilmente femminista.
In Germania, a Wisborg, nel 1838, Thomas Hutter, novello sposo della bellissima Ellen, viene inviato dall'agenzia immobiliare per cui lavora, in una remota residenza dei Carpazi. Appena arrivato nella regione è tormentato da incubi e assiste a barbariche pratiche locali, inoltre a portarlo nel castello del conte Orlock arriva una carrozza misteriosamente senza cocchiere. Il conte pretende che lui firmi un contratto in una lingua antica e incomprensibile. Solo troppo tardi Hutter ne scopre la natura di non-morto ma, incapace di contrastarlo, si rifugia nella propria camera. Quando la creatura lascia il maniero per la città, per avvicinarsi a Ellen dalla quale è ossessionato già dall'adolescenza di lei, Hutter rischierà la vita pur di fuggire. Nel mentre Orlock ha scatenato una pestilenza a Wisborg, che gli permette di agire indisturbato. Darà a Ellen tre giorni di tempo per cedere alla sua mortale corte.
Remake dell'omonimo capolavoro di Murnau del 1922, Nosferatu – già rifatto da Herzog avvicinandolo però al romanticismo del Dracula di Stoker – il film di Eggers torna alla variante più animalesca del vampiro, rileggendone il mito in una chiava sottilmente femminista. Formalmente la rilettura di Eggers è impeccabile, riprende il formato dell'immagine dell'originale di Murnau e predilige inquadrature frontali, con sguardo in macchina, che a volte infrange con irruenti stacchi e altre volte invece anima con elaborati movimenti. Tutto è senza sbavature, con il solo limite di una durata dilatata, a fronte invece della sintesi dell'originale, e con poche sorprese: tolta la novità del prologo, il film è esattamente quel che ci si aspetta se si conosce il cinema di Eggers.


BETTER MAN

BETTER MAN

In uscita il 1° gennaio
Biografico – USA 2024
Regia di Michael Gracey
Con Robbie Williams, Jonno Davies, Steve Pemberton, Damon Herriman
Distribuito da Lucky Red
Straripante, eccessivo e immensamente divertente. Un film seducente come il suo protagonista. Il regista visionario Michael Gracey racconta la storia di un uomo che ha avuto il coraggio di realizzare i suoi sogni: Robbie Williams.
Robert Williams è un bambino timido che vive in una cittadina dello Staffordshire. A 16 anni Robbie entra a far parte della boy band Take That e la sua vita cambia drasticamente, gettandolo in una spirale di successo e assuefazione ad alcolici e droghe. Anche i rapporti con gli altri membri della boy band non saranno idilliaci. E Robbie continuerà ad essere minato da una sindrome dell'impostore che lo perseguiterà per sempre. Solo quando riuscirà a mettere un fermo alla sua vita spericolata riuscirà a trovare una via di salvezza. L'asso nella manica di Better Man è la maestria di Gracey, già regista di The Greatest Showman, nel gestire il registro del musical e gli strepitosi numeri di danza di un film che procede a rotta di collo, con un montaggio velocissimo e un'abilità pirotecnica che supera persino quella del più scatenato Baz Luhrmann. Better Man è esattamente come il suo protagonista: straripante, eccessivo, esagerato, ma immensamente divertente: un tour de force visivo e acustico che ci fa rivivere i successi dei Take That come le grandi performance dal vivo del Willliams solista, senza mai farci dimenticare la dark side di quell'eterno bambino.



Maria, un film di Pablo Larraín. Dopo Jacqueline Kennedy e Diana Spencer, il regista cileno narra con eleganza e riserbo gli ultimi giorni di una Maria Callas brillantemente interpretata da Angelina Jolie.


Maria Biografico – Germania, USA, Emirati Arabi Uniti, Italia 2024
Regia di Pablo Larraín
Con Angelina Jolie, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Haluk Bilginer
Distribuito da 01 Distribution
In uscita il 1° gennaio

Maria Callas scrive il suo gran finale e si aggiunge alla tribù di donne di Larraín a cui il mondo non smette di chiedere conto.
Il 16 settembre 1977 Maria Callas muore a 53 anni nel suo appartamento di Parigi, dove viveva sola con l'unica compagnia dei fidatissimi Ferruccio, autista e maggiordomo, e Bruna, la domestica. Nella settimana precedente alla morte, e a più di quattro anni dall'ultima performance, la straordinaria soprano greco-statunitense fa i conti con il peso della sua fama, con il ricordo ancora forte del compagno Aristotele Onassis e, forse, con un ultimo tentativo di tornare a calcare i palcoscenici dell'opera, pur indebolita e con una voce nella quale lei per prima non riconosce più il timbro de "la Callas" e delle sue indimenticabili interpretazioni.
Dopo aver visitato Jacqueline Kennedy nei drammatici momenti successivi all'assassinio del presidente suo marito, e Diana Spencer prigioniera in una casa degli orrori reali, il regista cileno aggiunge un'artista al gruppo narrando con eleganza e riserbo degli ultimi giorni di una Maria Callas brillantemente interpretata da Angelina Jolie. Con abile e suggestivo uso di materiali d'archivio uniti alla solita squisita fotografia (una composizione insieme classica e barocca, "graffiata" qua e là dalla camera a mano che gli è cara) Pablo Larraín insegue la sua stella per l'appartamento e posiziona strategicamente quegli inserti lirici che lei non vuole mai (ri)sentire: la Norma, la Traviata, Tosca, che dai più grandi teatri del mondo si insinuano di ritorno in quella casa sull'Avenue George Mandel. Recensione di Tommaso Tocci su mymovies.it





EMILIA PEREZ

EMILIA PEREZ

In uscita il 9 gennaio
Commedia | Musical | Poliziesco – USA, Messico 2024
Regia di Jacques Audiard
Con Zoe Saldana, Karla Sofía Gascón, Selena Gomez, Adriana Paz
Distribuito da Lucky Red
Grandissimo cinema che scorre come un fiume in piena. Uno spettacolo tra musical e polar che invita a reinventarsi. L'avvocato Rita dovrà aiutare un boss a cambiare sesso e a ritirarsi dalla sua attività.
Emilia Pérez è un film a misura di Jacques Audiard: smisurato, enfatico, barocco, imprevedibile. Sulla carta, la breve descrizione lasciava forse un po’ perplessi: a Città del Messico un pericoloso narcotrafficante si sogna ‘princesa’ e assolda un avvocato per una missione costosa e assolutamente sorprendente: trovare un chirurgo discreto che ‘corregga’ il suo destino. Il proposito è radicale ma più sottile di quanto sembri. E una canzone di apertura dopo, siamo travolti. Perché Emilia Pérez canta, danza, spara, ama, fa a pugni, arringa, abbatte, si batte, risorge e ripara per due ore e dieci senza tempi morti. È uno spettacolo che si reinventa continuamente, un film pieno e generoso, a fior di pelle, di un’empatia totale, di un humour feroce e un senso consumato del tragico. Si avvita intorno a un doppio conflitto: le due identità di genere del personaggio e i due generi cinematografici, il polar e il musical. Come per il passato maschile di Emilia, Audiard deve liberarsi della gravità del primo per affrontare la levità del secondo. È grande cinema che scorre come un fiume in piena. Di una golosità totale, è un elogio gioioso del primo grado.


HERE

HERE

In uscita il 9 gennaio
Drammatico – USA 2024
Regia di Robert Zemeckis
Con Tom Hanks, Robin Wright, Paul Bettany, Kelly Reilly
Distribuito da Eagle Pictures
L'adattamento cinematografico del fumetto Here di Richard McGuire. Zemeckis è ancora affamato di vita e firma un'opera malinconica e dolcissima sull'esistenza umana.
Un terreno preistorico, e la casa che sorgerà su quel terreno. Quella casa ospiterà generazioni di famiglie, dagli homini sapiens agli indigeni ai coloni, fino ad un nucleo domestico afroamericano contemporaneo. E nel salotto di quella casa scorreranno vite sempre diverse e sempre uguali, popolate da mariti, mogli, figli, nonni, nipoti. Lo sguardo empatico di Robert Zemeckis li osserva, incastonandoli in rettangoli che scompongono e riproducono la dimensione geometrica del grande schermo, racchiudendo tutti in uno spazio che è a tratti rifugio e a tratti trappola, scrigno fatato e camera mortuaria, luogo di creazione - di arte, di progenie, di speranze - o di quieta implosione e rimpianto, in un film che è una scatola magica, un pop up book e una matrioska dell'esistenza umana. Here è l'opera malinconica e dolcissima di un regista settantenne che è sempre stato affamato di vita. Zemeckis crea la parabola struggente della vita, affrontando anche l'inevitabilità della morte che arriva improvvisa, mai come ce la saremmo aspettata.


L'ABBAGLIO

L'ABBAGLIO

In uscita il 16 gennaio
Storico – Italia 2025
Regia di Roberto Andò
Con Toni Servillo, Salvo Ficarra, Valentino Picone
Distribuito da 01 Distribution
Il film, girato tra Palermo e altri luoghi siciliani, è ambientato nel 1860 e si svolge durante l'epopea dei Mille in Sicilia.
1860. Giuseppe Garibaldi inizia da Quarto l'avventura dei Mille circondato dall'entusiasmo dei giovani idealisti giunti da tutte le regioni d'Italia, e con il suo fedele gruppo di ufficiali, tra i quali si nota un profilo nuovo, quello del colonnello palermitano Vincenzo Giordano Orsini. Tra i tanti militi reclutati ci sono due siciliani, Domenico Tricò, un contadino emigrato al Nord, e Rosario Spitale, un illusionista. Sbarcati in Sicilia, a Marsala, i Mille iniziano a battersi con l'esercito borbonico, di cui è subito evidente la preponderanza numerica. In queste condizioni, per il generale appare pressoché impossibile far breccia nella difesa nemica e penetrare a Palermo. Ma quando è quasi costretto ad arretrare, Garibaldi escogita un piano ingegnoso. Affida una manovra diversiva al colonnello Orsini, che mette in piedi una colonna di feriti con uno sparuto gruppetto di militi, cui viene affidato il delicatissimo compito di far credere a Jean-Luc Von Mechel, comandante svizzero dell'esercito regio, che il generale stia battendo in ritirata all'interno dell'isola. Inizia così una partita a scacchi giocata sul filo dell'imponderabile, il cui esito finale sarà paradossale e sorprendente.


A COMPLETE UNKNOWN

A COMPLETE UNKNOWN

In uscita il 23 gennaio
Biografico, Drammatico, Musicale – USA 2024
Regia di James Mangold
Con Timothée Chalamet, Elle Fanning, Monica Barbaro, Boyd Holbrook
Distribuito da The Walt Disney Company
Un biopic su Bob Dylan firmato da Mangold. L'ascesa del giovane Dylan nella scena musicale folk degli anni '60.
Basato sulla biografia Dylan Goes Electric! di Elijah Wald, il film ripercorre la svolta elettrica nella carriera di Bob Dylan. Il film diretto da James Mangold e interpretato da Timothée Chalamet racconterà in particolare dell'ascesa del giovane Dylan nella scena musicale folk degli anni '60. "Racconteremo un momento straordinario della cultura americana e della vita di Bob", racconta Mangold." Un giovane Bob Dylan, di 19 anni, che arriva a New York con soli 2 dollari in tasca e diventa famoso nel giro di tre anni, prima di essere accolto nella famiglia della musica folk a New York. E poi, naturalmente, ad un certo punto la sua fama cresce. È così incredibile, è una storia vera ed è molto interessante, riguarda un momento incredibilmente affascinante della storia americana".


IL BENE PIÙ PREZIOSO

IL BENE PIÙ PREZIOSO

In uscita il 23 gennaio
Animazione – Francia 2024
Regia di Michel Hazanavicius
Con Jean-Louis Trintignant, Grégory Gadebois, Denis Podalydès, Dominique Blanc
Distribuito da Lucky Red
Un film dall'enorme valore: ricorda come il tarlo della disumanità e del razzismo è sempre in agguato. Una coppia di poveri taglialegna e un dono prezioso. Una neonata sfuggita all'olocausto.
Il Povero Taglialegna e la Povera Taglialegna avevano perso un figlio e non potevano più averne. Fino al giorno in cui la donna, pregando il Dio del treno che passava attraverso i campi, trovò nella neve una neonata avvolta in un telo intessuto anche con fili d’oro. Era la più preziosa delle merci di quel convoglio: gettata fuori dal padre affinché si salvasse. Il film di Hazanavicius (nato in una famiglia ebraica ashkenazita di origini polacche e lituane) grazie a una grafica molto delicata, su cui volutamente contrastano le figure degli esseri umani tutte contornate con evidenza, viene proposto al Festival di Cannes in un momento estremamente delicato della storia del popolo d’Israele ma proprio per questo assume più valore. Ci ricorda cioè come ognuno possa finire con l’essere assalito dal tarlo del razzismo e come nessuno possa pensarsene totalmente esente.



Credits: www.mymovies.it



Stefania Bergo
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