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Albania on the road tra storia, cultura e natura

Albania on the road tra storia, cultura e natura

Albania on the road tra storia, cultura e natura

Mamme in viaggio Di Sonia Borrini. Albania d'estate: una settimana on the road. Da Tirana a Gjirokastër, tra montagne, spiagge lontane dal turismo di massa e città antiche. Un percorso di scoperta che sfida pregiudizi e apre a un mondo ricco di storia, natura e calore umano.

Nell’estate 2022, spinta da un impulso avventuroso (e forse con una decisione meno democratica di quanto avrei voluto ammettere nei confronti dei miei compagni di viaggio), ho deciso di trascorrere le nostre vacanze estive in Albania. Una scelta che ha suscitato non poche sorprese tra amici e conoscenti, i quali mi interrogavano sulle mie motivazioni, rivelando una certa perplessità verso l'Albania come meta turistica. Personalmente, da tempo desideravo visitarla, anche grazie ai racconti di un caro amico albanese fin dai tempi dell'università, il quale mi aveva fornito preziosi consigli e assistenza.
Armati di una valigia appena più grande di una borsa da mettere sotto il sedile dell'aereo (40x30x20 cm), ci siamo imbarcati su un breve volo Wizzair [wizzair.com] da Bologna a Tirana, la capitale albanese. Viaggiare leggeri è d'obbligo per ridurre i costi e, inoltre, risulta facile quando ci si ritrova immersi nel caldo avvolgente tipico delle estati albanesi.
ASSICURAZIONE DI VIAGGIO
Quando si parte per viaggi on the road o comunque non organizzati da tour operator, è bene fare sempre una assicurazione, soprattutto se si viaggia con dei bambini. Molte sono le compagnie di assicurazione specifiche per i viaggiatori, con pacchetti personalizzati sul tipo di viaggio, la durata e sull'età dei partecipanti, e includono solitamente coperture mediche e/o eventuali annullamenti o altri problemi logistici.
Tra queste c'è Holins [sconto di 10€ a persona seguendo questo link], l'assicurazione medica ideale per viaggiare, anche per chi ha più di 85 anni e per soggiorni di lunga durata, con assistenza online, e HeyMondo [sconto del 10% sul totale seguendo questo link], più economica e ideale per chi cambia spesso programmi, con assistenza totalmente tramite app.

L'Albania, con una superficie poco più estesa della Sicilia e una popolazione di tre milioni di abitanti, condivide il mare Adriatico e Ionio con l'Italia, rivelando un paese ben oltre le aspettative.

La moneta locale, il LEK, e stata la mia prima introduzione a una realtà economica tangibilmente diversa dalla nostra, con un tasso di cambio di 117 LEK per 1 EUR.
L'influenza italiana è evidente, con molti albanesi che parlano o almeno capiscono l'italiano, un'eredità culturale portata oltre il mare da trasmissioni TV e radio.
Gli albanesi hanno un modo particolare di fare segni di assenso e dissenso con la testa, che può confondere chi non è abituato. In Albania, tradizionalmente, scuotere la testa da un lato all'altro significa "sì", mentre un cenno verticale significa "no". Questa particolarità culturale è affascinante per i visitatori e sottolinea l'importanza di osservare e adattarsi alle pratiche locali quando si viaggia.
La natura in Albania si manifesta con una ricchezza sbalorditiva, con oltre 3000 specie tra piante e fiori. La cucina, ricca di verdure, offre sapori autentici e piatti unici come l'imam (melanzane ripiene) e le torte salate con erbe, dimostrando un legame profondo con la terra. In particolare, mia figlia Mia ordinava ovunque piatti a base di spinaci.
Interessante è la tradizione locale di posizionare un orsacchiotto fuori dalla porta di casa. Questi orsacchiotti agiscono come guardiani sovrannaturali, pensati per proteggere dalle forze maligne quali invidia, arroganza e avidità, assorbendo i colpi destinati ai residenti. Una pratica affascinante che sottolinea la ricca tappezzeria di credenze e tradizioni albanesi.

Tirana e il Bunk'Art

Tirana, il cui nome deriva da Tirkon, l'antico castello le cui rovine sono ancora visibili, è una delle poche città ancora prive di McDonald's, un gioiello di unicità nel panorama europeo.

La nostra visita alla capitale albanese ha preso una piega ancora più affascinante con la visita al Bunk'Art 1 [bunkart.al]. Immersi nelle profondità di queste strutture, abbiamo esplorato corridoi che si snodano attraverso la storia oscura ma affascinante dell'Albania socialista. Un viaggio nel tempo che ha reso tangibili le atmosfere di un'epoca contrassegnata da paranoia e isolamento.
Dopo l'esperienza intensa e illuminante al Bunk'Art, il nostro sguardo si è affinato, permettendoci di notare i numerosi bunker disseminati lungo il paesaggio albanese durante il resto del nostro viaggio. Un ricordo costante di un periodo in cui l'Albania, sotto la guida di Enver Hoxha, costruì oltre 170.000 bunker, temendo invasioni che non avvennero mai. Queste piccole cupole di cemento, ora silenziosi testimoni di un passato turbolento, punteggiano la campagna, spiagge e colline, offrendo un insolito contrasto con la bellezza naturale del paese.

Il nostro viaggio-avventura è continuato oltre Tirana, attraversando il Parco Naturale. Con le sue spiagge quasi deserte e lontane dal turismo di massa, ci ha offerto un contatto autentico e rinfrescante con la natura.

O ancora Berat, la città museo patrimonio dell'UNESCO e conosciuta come la città dalle mille e una finestre, testimoni di una storia intrecciata tra fedi e culture diverse. Le caratteristiche facciate delle case infatti sono costituite esclusivamente da finestre. Ci sono due città vecchie, inizialmente una di religione cattolica e l'altra musulmana, divise dal fiume.
Simpatico è stato il soggiorno nell’imponente Hotel Colombo (5 stelle) [hotel-colombo.al] che sfiorava il kitsch, con i suoi dettagli un po' troppo appariscenti come il tappeto rosso all’ingresso e i lampadari di (finto) cristallo, per la gioia della piccola Mia (allora di otto anni) che si è sentita un po’ principessa.

Vedute di Berat

Tornando sulla costa, abbiamo trovato le piccole spiagge di Himare, con parcheggi abusivi, il nuovo business, sembrerebbe.

I prezzi lì sono più cari. L’anguria l'abbiamo pagata 30 centesimi al chilo invece che 20. Dovendoci fermare tre notti, abbiamo preferito un Airbnb. Vila Goro [www.airbnb.it] è un appartamento in un palazzetto con piscina in cima a una collinetta. Vista sul mare e sulle colline intorno. Da qui abbiamo tenuto d’occhio la situazione degli incendi, col passaggio di canadair per provare a spegnere il fuoco. Purtroppo ce ne sono sempre parecchi.
Altra bella scoperta, la caletta di Gjipe Beach è raggiungibile dal parcheggio (probabilmente sempre abusivo, 300 LEK) in 20 minuti a piedi su stradina sterrata, con spiaggia di sassolini con acqua cristallina e molto fresca. Ci sono numerose barche (con musica a palla) che portano e prendono turisti pigri che vogliono evitarsi la camminata. Peccato anche per il prezzo di un ombrellone a ben 1500 LEK. Oppure Livadhi Beach, dove la spiaggia è tutta privatizzata. Nulla di che – Mia commenta che i bar sono carini.

Sarande e Ksamil sono orientate al turismo, come capiamo subito arrivando e incontrando numerose persone che offrono stanze in affitto mostrando un cartello "Dhoma me quera" seduti ai lati della strada.

Abbiamo attraversato le due città molto velocemente e, cercando di evitare i luoghi troppo turistici, ci siamo avventurati verso sud in direzione di Girokaster, la città di pietra patrimonio UNESCO, all’interno del paese. Quanto è bello perdersi e scoprire posti non turistici!
Abbiamo cercato un bar per bere una cosa fresca e Google Maps (ovviamente offline) ci ha indicato le varie opzioni sulla strada ma fuori dal caos. Così eccoci approdare in cima ad una collina e scoprire il delizioso Blue Eyes Bar [www.albanien-ksamil-cafe.com]. Solo drink, ma con una bella vista su Ksamil e con la piacevole sorpresa di poter attraversare un piccolo Tunnel (1 minuto) muniti di elmetti (il tunnel è basso e gli elmetti aiutano a evitare di riempirsi di bernoccoli) e godere di una incantevole vista sul lago.

Caletta di Gjipe Beach e il tunnel del Blue Eyes Bar

Eccoci a Gjirokastër, con le sue abitazioni che hanno la forma di torri medievali e la vita vibrante serale.

Il nostro arrivo è stato un po’ complicato perché l’Hotel Cajupi [cajupi.com] non è raggiungibile in auto e il centro storico ha vie strette e ripide. Non c'erano abbastanza parcheggi vicino, problema che probabilmente sarà stato risolto visto che stavano costruendo un enorme parcheggio sotterraneo di fronte all'hotel. In ogni caso, la nostra macchina sportiva in affitto è stata messa a dura prova, e anche la nostra resistenza.
A Gjirokastër c'è un'imponente fortezza chiamata "Fortezza di Gjirokastër" o "Castello di Gjirokastër". La fortezza si trova su una collina nel cuore della città e domina il paesaggio circostante. È una delle attrazioni principali di Gjirokastër e offre una vista panoramica mozzafiato sulla città e sulle montagne circostanti. All'interno della fortezza si trovano anche diversi musei e luoghi di interesse storico, che permettono ai visitatori di immergersi nella storia e nella cultura della regione.

Gjirokastër è conosciuta per la sua ricca tradizione culinaria, che include una varietà di piatti tradizionali albanesi.

Molti ristoranti e trattorie locali offrono la musaka nel loro menu, consentendo ai visitatori di assaggiare questa prelibatezza culinaria durante il loro soggiorno nella città. La versione albanese della musakamoussaka in albanese – è simile alla variante greca e turca: consiste tipicamente in strati di melanzane, patate o zucchine, carne macinata (solitamente di agnello o manzo), pomodori, cipolle e spezie, il tutto cotto al forno con una besciamella o una salsa di formaggio bianco. È un piatto ricco e saporito, spesso servito come piatto principale durante le feste e le occasioni speciali, ma può essere trovato anche nei ristoranti e nelle case albanesi come comfort food tradizionale.
Altre città nota anche per la sua bellezza naturale e per le acque cristalline che la circondano è Porto Palermo, situata lungo la costa sud-occidentale del paese. Il nome deriva dalla sua storia legata alla presenza di un'antica fortezza che risale al periodo ottomano, costruita su un promontorio roccioso.

Scendendo verso la Caletta di Gjipe Beach e Gjirokastër

Nel corso del viaggio, ci siamo resi conto che il vento non è solo un semplice elemento atmosferico, ma parte integrante dell'esperienza stessa.

Lungo la costa e in alcune zone montuose del paese, sono presenti aree note per i venti forti che possono soffiare con intensità, soprattutto durante determinati periodi dell'anno.
Durante il nostro viaggio in macchina lungo la costa e attraverso le montagne, abbiamo avuto l'opportunità di fare soste in alcune di queste aree, dove il vento soffiava con una forza incredibile. È stato divertente giocarci, lasciandoci trasportare dalla sua potenza e sentendo la sua energia intorno a noi. Tuttavia, è importante prestare attenzione, poiché il vento può essere così forte da rischiare di volare via!

Ogni angolo dell'Albania racconta una storia, da bar nascosti con viste mozzafiato a piccoli villaggi dove il tempo sembra essersi fermato.

Questo viaggio in Albania è stato un percorso di scoperta che ha sfidato pregiudizi e mi ha aperto a un mondo ricco di storia, natura e calore umano. Raccomando vivamente un'avventura simile a chiunque desideri esplorare una cultura profondamente europea eppure distinta e ricca di sorprese, indicata anche per famiglie.
Ho lasciato un pezzo del mio cuore tra le montagne, le spiagge e le città vivaci dell'Albania, con la promessa di un ritorno.



© Sonia Borrini


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Estate 2023: viaggiare in Europa tra mostre d'arte da non perdere

Estate 2023: viaggiare in Europa tra mostre d'arte da non perdere

Estate 2023: viaggiare in Europa tra mostre d'arte da non perdere

Arte | Viaggi Di Stefania Bergo. Estate 2023, viaggiare in Europa tra le mostre d'arte da non perdere: dalla Spagna, che celebra i cinquant'anni dalla morte di Picasso, alla biennale di Architettura di Venezia dedicata all'Africa.

Per chi deve ancora non solo andarci, ma anche organizzarle le ferie, vi suggerisco un modo alternativo – anche se per molti è già così – di viaggiare: il turismo culturale. Si tratta di godersi il luogo non solo in funzione del relax e delle comodità di cui abbiamo bisogno per staccare dalla solita routine lavorativa e ricaricarci di energie positive, ma di concederci anche il tempo per gustarci il ricco patrimonio artistico della località scelta per le vacanze, o per godere di esperienze di avvicinamento alle culture locali. E perché no? Magari scegliere un lungo itinerario che tocchi tutte quelle città dove questa estate ci saranno delle mostre d'arte, installazioni o incontri culturali. Ve ne suggerisco alcune da non perdere.

A cinquant'anni dalla morte, tutta la Spagna celebra Pablo Picasso, con una serie di mostre in diverse città.

«L'anno di Picasso è l'occasione perfetta per conoscerne l'eredità» si legge sul sito www.spain.info dove è possibile trovare tutte le personali a lui dedicate in Spagna. Alcune sono già chiuse, è da fine 2022 che celebrano il grande pittore, scultore e litografo spagnolo scomparso l'8 aprile del 1973. Altre inizieranno o proseguiranno per tutta l'estate 2023 a Malaga, Madrid, Barcellona e La Coruña.
Ad esempio, a Malaga – la sua città natale – proseguirà fino al 10 settembre la mostra Picasso scultore: corpo e materia curata da Carmen Giménez, presso il Museo Picasso. Al Museo Casa Natale di Picasso, invece, verrà inaugurata il 23 giugno la mostra Le età di Pablo curata da Mario Virgilio Montañez Arroyo e proseguirà fino a ottobre.
A Madrid, molte sono le mostre già concluse o che inizieranno in autunno. Ma questa estate ci sarà comunque modo di godersi la Celebración Picasso 1973-2023 con due mostre interessanti: fino al 17 settembre è possibile visitare Picasso, El Greco and Analytical Cubism curata da Carmen Giménez al Museo Nacional del Prado, sull'influenza che El Greco ha avuto sull'arte di Picasso; Picasso: Untitled a La Casa Encendida, curata da Eva Franch i Gilabert, che raccoglie 50 opere dell'ultimo periodo di Picasso, visti attraverso gli occhi di 50 artisti contemporanei.
Al Museu del Disseny di Barcellona, verrà inaugurata il 30 giugno – visitabile fino al 17 settembre – Picasso's wish. The ceramics that inspired the artist. Mentre a La Coruña, ancora per pochi giorni – fino al 25 giugno – è possibile visitare Picasso bianco nel ricordo azzurro al Museo de Belas Artes.

A Parigi, invece, si celebra il centenario della morte di Sarah Bernhardt, attrice teatrale, scultrice e pittrice, con una mostra al Petit Palais aperta fino al 27 agosto.

Sarah Bernhardt, detta la Divina, fu una delle più grandi attrici teatrali di tutti i tempi, un'artista poliedrica.
Lungo il percorso espositivo della mostra si possono ammirare oltre 400 opere tra dipinti, sculture e fotografie, oltre ai costumi di scena e a oggetti personali.
Una retrospettiva che racconta la sua straordinaria vita artistica [...] e la turbolenta vita privata dell'attrice. [...] onore all'attrice che interpretò nei teatri di tutto il mondo i personaggi delle opere di Racine, Victor Hugo, Shakespeare, Edmond Rostand, Molière, Marivaux, George Sand, Alexandre Dumas. Dispositivi multimediali riproducono la voce di Sarah Bernhardt: «la voce d'oro», come la definì Victor Hugo, che creò la sua fama e la trasformò in una leggenda. Marco Moretti, La Stampa


In Italia, fino al 26 novembre, l'appuntamento è con la Biennale di Venezia per la Mostra Internazionale di Architettura curata da Lesley Lokko.

La diciottesima Mostra Internazionale di Architettura, intitolata The Laboratory of the Future e con l’Africa protagonista, si estende ai Giardini, all’Arsenale e a Forte Marghera.
Per la prima volta, i riflettori sono puntati sull’Africa e sulla sua diaspora, su quella cultura fluida e intrecciata di persone di origine africana che oggi abbraccia il mondo.
La mostra divisa in sei parti e comprende 89 partecipanti, di cui oltre la metà provenienti dall’Africa o dalla diaspora africana, con un'età media dei partecipanti di 43 anni – il più giovane ne ha solo 24. Il dato curioso è che oltre il 70% delle opere esposte è stato progettato da studi gestiti da un singolo o da un team molto ristretto. Si tratta quindi per lo più di professionisti e creativi emergenti, che avranno anche l'occasione dipartecipare a Biennale College Architettura, una serie di incontri didattici con quindici docenti internazionali.

A Manchester, dal 30 giugno al 28 agosto, Yayoi Kusama - You, Me and the Balloons celebra i trent'anni dalle prime opere dell'artista giapponese.

Yayoi Kusama - You, Me and the Balloons sarà un'esposizione quanto mai psichedelica e coinvolgente presso la nuova International Factory, lanuova realtà culturale ed effervescente della città. La mostra si preannuncia essere «il più grande paesaggio artistico mai creato dalla Kusama, con opere alte fino a dieci metri», un viaggio surreale tra le sue creazioni più eccentriche, come le bambole giganti, i paesaggi tentacolari e le immancabili sfere a pois, marchio di fabbrica dell'artista.





Stefania Bergo
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Inverno al caldo: 4 mete imperdibili

Inverno al caldo: 4 mete imperdibili

Inverno al caldo: quattro mete imperdibili

Viaggi Di Valentina Gerini. Inverno al caldo: dove andare per una vacanza all inclusive o fai-da-te?

Il 2023 è appena iniziato, le consuete vacanze natalizie sono agli sgoccioli e, giustamente, i travel addicted già pensano alle prossime. C'è chi le ha già prenotate e ha l'agenda ben pianificata da ora fino a fine anno, c'è chi invece non ha ancora avuto modo di farlo e si ritrova e bramare un breve break invernale possibilmente dove adesso è estate o quasi.

Delle ore di ferie inaspettate da smaltire, un contratto in scadenza, una pausa tra una stagione lavorativa e l'altra, o puro svago.

Sono tanti i motivi per cui i travelaholic sentono la necessità di staccare un po' dal freddo – anche se questo inverno non si è mai presentato particolarmente intenso.
Ecco quattro suggerimenti per dei viaggi fai-da-te oppure all inclusive, in base ai vostri gusti e possibilità. Per trovare il caldo durante l'inverno boreale bisogna avvicinarsi all'Equatore o addirittura andare oltre «rotolando verso sud», per citare una famosa canzone dei Negrita.

  1. Bayahibe, Repubblica Dominicana

    Raggiungibile con voli charter e di linea dai principali aeroporti italiani e situata sulla costa caraibica della Repubblica Dominicana, Bayahibe è il rifugio invernale di molti viaggiatori che la scelgono per la sua atmosfera semplice ma divertente. Qui è possibile organizzare un soggiorno in autonomia, in appartamento come suggerisce Bayahibe Holiday, oppure affidarsi a un'agenzia di viaggio per rilassarsi come dei veri pacha in uno dei tanti resort all-inclusive. Quel che è sicuro è che andare a Santo Domingo vi riempirà l'animo di sorrisi, di musica e di tramonti mozzafiato. Dal suo piccolo molo turistico di Bayahibe, infatti, è possibile osservare la puesta del sol e innamorarsi perdutamente di quella vista: se siete interessati su bayahibeholiday.com trovate un articolo in cui si indicano i cinque migliori punti da cui osservare il tramonto.


  1. Parco Nazionale Tsavo Ovest, Kenya

    Cosa c'è di meglio di una vacanza combinata mare + safari? Direi poco o nulla. Lo dice anche Piratinviaggio, segnalando la possibilità di prenotare un resort con spiaggia privata e poi spostarsi in un lodge nel Parco Nazionale Tsavo Ovest. Qui, lasciando le comodità del lodge, potrete partecipare al safari sia al mattino che al pomeriggio, avvistando gli animali della savana. Osservare le zebre, che sembrano dipinte dalla mano di un pittore esperto, o un gruppo di leonesse fare la siesta all'ombra di un cespuglio con i loro piccolini è una cosa incredibile. Un'esperienza che vi cambierà la vita, altro che semplice break invernale!

  2. Khao Lak, Thailandia

    Da dicembre a febbraio la Thailandia è meta perfetta per staccare dall'inverno europeo. Adatta per chi preferisce spostarsi di posto in posto, con tour itineranti e qualche tappa di mare, ma anche per chi adora il relax dei villaggi turistici. Khao Lak potrebbe essere infatti la destinazione ideale di questi ultimi, come si legge sul sito di Alpitour la Thailandia offre «una popolazione infinitamente ospitale, una cucina prelibata e paesaggi da sogno». Come resistere?

  3. Dubai, Emirati Arabi

    Dubai accontenta chi, oltre al mare, ama le città dove l'antico e il moderno si fondono. A Dubai tutto è lusso e chiunque può sentirsi ricco al di sopra le proprie possibilità, basta guardare lo skyline e la precisione maniacale che regna per strada. La vista dal Burj Khalifa vi lascerà senza parole: non a caso è il grattacielo più alto del mondo. Raggiungere Dubai è facile, essendo ben collegata con diverse città italiane; trovare un hotel è semplicissimo, basta guardare le decine di offerte su Booking


Valentina Gerini
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Case sull'albero e capanne: 5 soluzioni per un turismo sostenibile

Case sull'albero e capanne: 5 soluzioni per un turismo sostenibile

Case sull'albero e bungalow: 5 soluzioni per un turismo sostenibile

Viaggi Di Valentina Gerini. Turismo sostenibile, cinque soluzioni: case sull'albero e capanne per trascorrere una indimenticabile vacanza.

Il 2022 è stato un anno incredibile per il turismo. Ovviamente. Dopo due anni di blocco, chi poteva ha ripreso a viaggiare e l'ha fatto col botto. Strutture sempre piene, prezzi dei voli alle stelle – complice anche il rincaro delle materie prime, del gas e del carburante – e vacanze più care del previsto. Chi cerca il lusso ed è abituato a spendere non bada al rincaro, ma chi cerca l'offerta ed è interessato all'esperienza unica le cose si sono complicate.

In ogni caso, le agenzie di viaggio hanno faticato a star dietro alle richieste di preventivo e questo è un segno positivo: la gente ha voglia di viaggiare. Punto.

Il Covid ci ha fatto molto riflettere, ci ha messo in contatto col nostro io, ci ha fatto capire l'importanza della vita all'aria aperta e del contatto con la natura. Così si sono aumentate anche le richieste di soggiorni e vacanze "alternative", in strutture, siano esse hotel o case, organiche, costruite nel rispetto dell'ambiente, amalgamate con la natura.
Ecco qui una lista di cinque case sull'albero, o immerse nella natura, spettacolari da prendere in considerazione quando si sta progettando un nuovo viaggio ecologico.

  1. Ecolodge Bayahibe, Repubblica Dominicana

    Più che una casa sull'albero, si tratta di vere e proprie capanne immerse nel "campo", come viene definito nella lingua locale (spagnolo latino). La campagna verdeggiante, le palme color smeraldo e le abitazioni in legno coperte di foglie di palma essiccate, regalano un'atmosfera magica da far invidia ai lussuosi hotel all-inclusive dalle spiagge bianche come la neve. Ma non preoccupatevi. Si sa che quando si dice Caraibi si intende spiaggia, quindi tranquilli, dall'Ecolodge Bayahibe potrete raggiungere la spiaggia in pochi minuti. Oppure fare un bagno nell'azzurra Poza de Los Indios, un "manantial" – cioè una pozza di acqua naturale – che di solito ha i colori del cielo.

  2. Sigiri Aliya Tree House, Sri Lanka

    Ci è piaciuto molto soggiornare in questa casa sull'albero. Tutta la famiglia è molto accogliente e il cibo era assolutamente fantastico. Anche se la posizione è un po' lontana dalla città, vale assolutamente la pena un soggiorno. Ti consigliamo vivamente di soggiornarci.
    Così recita la prima recensione, datata aprile 2022, in cui si incappa se si cerca questa struttura su Airbnb, e le altre non sono da meno. Per un prezzo a dir poco irrisorio rispetto ai costi europei, si può soggiornare in una vera palafitta e immergersi nella natura, a pochi chilometri dalla roccia Sigiri. Un'ottima location per assaporare il libro: Sri Lanka di Luca Azzali.

  3. Arquebuse, Francia

    Senza andare lontano, in Francia si trova questa simpatica casa sull'albero arroccata su una quercia secolare. La scala a chioccola conduce in casa e dal terrazzo, ammirando il bosco, è subito Tarzan & Jane. Anche i bambini l'adoreranno perché qui ogni cosa è fatta di legno. Su Airbnb è specificato che il bagno, situato a 200 metri dalla casa sull'albero, ha tutti i comfort necessari per un soggiorno in un parco alberato: doccia e wc.

  4. Larobinsonnade, Madagascar

    Vista tramonto per questo spettacoloare insieme di bungalow situati ai margini dalla laguna sulla costa occidentale dell'Ile aut nattes, Larobinsonnade promette l'osservazione delle megattere direttamente dalla struttura, durante la stagione in cui questi pachidermi passano di lì – da giugno fino alla fine di settembre, durante l'inverno australe. Rinata dalle ceneri che nel 2018 la distrussero completamente, a causa di un incendio, oggi offre soggiorni indimenticabili agli amanti della pace e della natura.

  5. Cole Mjini Tree House Lodge, Tanzania

    L'unicità di questo Lodge sta nel fatto che si trova sull'isola di Mafia, una riserva naturale meravigliosa vicino all'isola di Zanzibar. Per soggiornare sull'isola si paga una tassa di circa 24 dollari americani al giorno – da ricontrollare, perché potrebbe subire variazioni – e la cifra va pagata per tutto il soggiorno prima di arrivare. Il Cole Mjini Tree House Lodge si raggiunge in barca, da Dar Er Salaam, capitale della Tanzania, oppure con voli giornalieri della durata di circa 30 minuti, sempre partendo da Dar Er Salaam. La struttura offre ogni tipo di comfort, si può scegliere di cenare tutti insieme a un unico tavolo oppure richiedere una cena romantica in solitaria. Assolutamente da provare!


Valentina Gerini
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Il castello di Windsor: l'ultima dimora della Regina Elisabetta

Il castello di Windsor: l'ultima dimora della Regina Elisabetta

Il castello di Windsor: l'ultima dimora della Regina Elisabetta

Viaggi Di Silvia Pattarini. Tour del castello di Windsor, l’ultima dimora di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Il suo feretro, dopo i funerali di Stato a Londra, riposerà accanto al principe Filippo. Meta ideale per un weekend a Londra e dintorni.

Situato a un’oretta di strada dal più famoso Buckingham Palace di Londra, il castello di Windsor, ubicato nel borgo omonimo, nel Berkshire, è la residenza reale più antica delle Isole britanniche.
Attualmente in uso, dà lavoro a circa 200 dipendenti, tra domestici, facchini, un orologiaio, cocchieri, stallieri, restauratori, coristi, sacerdoti, agenti di polizia e personale di manutenzione.
Sua Maestà la Regina Elisabetta II era solita soggiornare tra le mura del castello due volte l’anno: a Pasqua e nel mese di giugno, quando la cappella di San Giorgio ospita la solenne cerimonia d’investitura dei nuovi Cavalieri dell’ordine della Giarrettiera.

Il Castello di Windsor è suddiviso in tre aree, denominate corti: la Corte Superiore, la Corte Centrale e la Corte Inferiore. La Cappella di San Giorgio è ubicata nella parte settentrionale della Corte Inferiore.

Magnifico esempio di architettura gotica britannica, è luogo sepolcrale di numerose tombe e monumenti reali.
Un’ampia volta a ventaglio, decoratissima e rigorosamente in pietra color paglia, offre ai visitatori uno spettacolo mozzafiato. Nel soffitto sopra le sedute del coro, svettano i coloratissimi vessilli dei Cavalieri dell’Ordine della Giarrettiera, per lo sguardo stupito dei visitatori. Lo stile perpendicolare caratterizza le ampie finestre: in particolare la grande vetrata occidentale che arriva a sfiorare gli undici metri d’altezza, è decorata con vetrate istoriate risalenti al ‘500. Gli alti pilastri affusolati che s’allungano verso l’alto offrono un impatto visivo di grazia, armonia ed eleganza.
Lungo la navata s’incontrano splendidi monumenti, a cominciare da quello di Re Giorgio V e della Regina Maria, e la magnifica scultura della Principessa Carlotta, sfortunata figlia di Giorgio IV, morta alla nascita. Sono tumulati nella cappella, nella zona settentrionale del coro, Re Giorgio VI, la Principessa Margaret e la Regina Madre. In tempi recenti si è aggiunto anche il sepolcro del Principe Filippo.

Il giardino del castello e la futura regina Elisabetta a 18 anni a Windsor

Dove sarà sepolta Sua Maestà la Regina Elisabetta II?

Sua Maestà la Regina Elisabetta II, dopo i funerali di Stato a Londra, officiati dall'Arcivescovo di Canterbury nell'Abbazia di Westminster, sarà trasalta a Windsor e riposerà accanto al suo principe Filippo, alla sorella Margaret e ai genitori: il Re Giorgio VI e la Regina Madre.
Sicuramente per la Regina del Giubileo – quest’anno ricorre il settantesimo anno di regno – sarà previsto l'innalzamento di un monumento degno della Sovrana più longeva del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, nonché Capo del Commonwealth.
Stando ai tabloid britannici, le spoglie mortali di Sua Maestà la Regina Elisabetta II dimoreranno nella cappella di San Giorgio.

All'interno della Cappella i visitatori possono ammirare anche alcuni veri e propri tesori.

La splendida spada di Edoardo III, lunga ben due metri e probabilmente utilizzata in battaglia, e una cassetta per le elemosine, realizzata attorno al 1480, talmente bella che serviva ad invogliare i pellegrini a lasciare un obolo.
Il Castello di Windsor ospita anche matrimoni, battesimi e compleanni reali. Il Principe di Galles, da poco diventato sovrano, Re Carlo III, il 9 aprile 2005 convolò a nozze con la discussa Camilla, Duchessa di Cornovaglia e ora Regina Consorte, proprio nella Cappella di San Giorgio.
Il 19 maggio 2018 anche il Principe Harry si sposò con l’ex attrice statunitense Meghan Markle nella Cappella di San Giorgio, coppia che ha fatto e continua a fare discutere i media britannici e non solo.

Il Castello di Windsor è utilizzato in alternativa a Buckingham Palace in occasione di visite ufficiali di capi di stato stranieri. Meta ideale per un weekend a Londra e dintorni.

Oggi si accede al Castello, di origine medievale, attraversando la Porta Normanna, che dà accesso diretto alla Torre Rotonda, situata nella Corte Centrale.
Si prosegue in direzione della Corte Superiore dove il visitatore può ammirare gli splendidi giardini e accedere a una parte degli Appartamenti di Rappresentanza.
Nel giro è compreso l'accesso a una ventina di sale.
Salendo lungo la Scala Regia, imponente e sfarzosa si entra nel Grande Vestibolo, con tante armi in bella mostra alle pareti.
Si attraversa la Sala Waterloo, che contiene il tappeto più grande senza cuciture mai esistito. Durante l'incendio del 1992, ci vollero ben cinquanta persone per arrotolarlo e trasferirlo in un luogo sicuro.

Proseguendo nel tour ci si trova catapultati nel Salotto del Re, di cui ricordo arazzi verdi e grandi quadri alle pareti, la Camera da letto del Re con immancabile letto a baldacchino.

Il Salotto della Regina ammicca coi suoi arazzi rossi e grandi dipinti di antichi sovrani appesi alle pareti.
La Sala da Pranzo del Re si distingue per la volta affrescata e un grande caminetto con marmi bianchi e doppie colonne ai lati.
Segue la Sala da Ballo della Regina, sfarzosa, con la peculiarità di arredi in argento che spiccano su pareti damascate in tinta azzurro pastello. Alcuni mobili, del tardo 600, sono esemplari splendidi e unici, oggetti di eccezionale valore, simboleggiavano l'essenza assoluta del prestigio e del potere della Corona.

Cappella di San Giorgio e Sala da ballo della Regina

Seguono tra sfarzi, arazzi, quadri, lampadari luccicanti, ampie finestre, specchi dorati, orologi e mobili antichi la sala Udienze della Regina, la sala di Ricevimento della Regina, la sala della Guardia della Regina.

Si attraversa la Sala di San Giorgio, dominata dalla statua equestre del Campione del Re: l'usanza vuole che il Campione dopo la cerimonia d'incoronazione del Re, fosse solito gettare a terra il guanto per tre volte, sfidando chiunque non volesse riconoscere il nuovo sovrano. Il soffitto e parte del tetto di questo salone immenso, furono danneggiati dall'incendio del 1992.
L'Atrio della Lanterna, ospita bacheche contenenti oggetti molto pregiati in argento dorato, appartenenti alla Collezione Reale.

Ma non è finita, il tour si snoda attraverso il magnifico Salotto Verde e il Salotto Cremisi, in cui la magnificenza dell'oro delle decorazioni dei soffitti e dei muri, contrasta col rosso dei velluti di poltrone e divani, drappi e tende.

Finalmente si mangia! O forse il banchetto non è per noi, ma riservato ai Reali e ai graditi ospiti. La Sala da Pranzo di Rappresentanza, è un ampio salone con un lunghissimo tavolo solennemente apparecchiato con porcellane finissime, bicchieri di cristallo bordati d'oro e posate d'argento in bella vista; utilizzata per le funzioni ufficiali, fu anch'essa danneggiata dall'incendio del 1992.
La Sala da Pranzo Ottagonale, di dimensioni molto ridotte rispetto alla precedente, è utilizzata dai familiari della Regina quando risiedono a Windsor, anch'essa fu danneggiata dall'incendio di cui sopra.

Il luogo in cui mi sono soffermata di più ad ammirare delle vere e proprie meraviglie e rarità è il Corridoio delle Porcellane: delle teche mostrano porcellane cinesi e giapponesi in grande quantità, pezzi antichi risalenti al XVII secolo e servizi inglesi ed europei.

Il mio sguardo si è posato su un mare di bellezza: il servizio Rockingham. Ogni pezzo, unico ed esclusivo, celebra i successi in mare della Gran Bretagna, con scene ispirate ai Caraibi e all'India. Alzatine magnifiche riportano con grande dovizia di particolari le sagome di frutta esotica, ananas, canne da zucchero, coralli e conchiglie, per un'eleganza e una raffinatezza senza tempo.
Seguono altre sale sfarzose: il Salone dei ricevimenti e la Sala del Trono della Giarrettiera, in cui, sopra al caminetto riccamente decorato con doppie colonne di marmo rosa, trova spazio uno splendido ritratto della giovane Regina Elisabetta II, che indossa le vesti ufficiali del giorno dell'Incoronazione, il collare della Giarrettiera, il diadema di diamanti appartenuto a Giorgio IV, lo scettro e la Corona Imperiale poggiata sul tavolo. Il trono reale poggia su una moquette blu; ai suoi lati si snodano due file di poltrone, posizionate una di fronte all'altra, dai velluti in tinta col pavimento e s'allungano per tutta la stanza.

Per finire, la Casa delle Bambole della Regina Maria che non è un giocattolo ma una replica in miniatura di una casa aristocratica, datata 1923 e creata da un architetto inglese: Sir Edwin Lutyens.

Nel Gabinetto delle Stampe della Biblioteca Reale sono conservate opere di Canaletto, Michelangelo, Parmigianino, Guercino e molti altri.
La Biblioteca Reale conserva invece una impareggiabile collezione di seicento disegni di Leonardo da Vinci.
Ma i gioielli della Corona? Vi suggerisco di cercarli altrove, magari nella Torre di Londra...


Per maggiori informazioni e per organizzare il tour del Castello di Windsor: www.windsor.gov.uk

Silvia Pattarini

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Modena da scoprire: la Torre Ghirlandina e la piazza Granda

Modena da scoprire: la Torre Ghirlandina e la piazza Granda

Modena da scoprire: la Torre Ghirlandina e la piazza Granda

Viaggi Di Lara Zavatteri. Modena da scoprire in un weekend: la Torre Ghirlandina, la piazza Granda e il Duomo.

Per arrivare in cima bisogna salire la bellezza di 200 gradini e, prima, s’incontra la famosa “secchia rapita”. Si tratta della Torre Ghirlandina a Modena, insieme al Duomo e alla piazza patrimonio dell’Umanità Unesco .

La Torre Ghirlandina conserva al suo interno quella che viene chiamata “la secchia rapita” (in realtà è una copia, l’originale è conservata altrove per motivi di sicurezza).

È un secchio, posto a qualche metro da terra e trattenuto da una fune. Tutto qui? Sì, ma è il secchio, o meglio “la secchia” di cui parlò nel suo poema eroicomico il poeta Alessandro Tassoni nel Seicento.
Si narra, infatti, la storia di questo secchio, trafugato come trofeo di guerra dai modenesi ai bolognesi durante la battaglia di Zappolino, nel novembre del 1325, tra i ghibellini modenesi e i guelfi bolognesi. Vinsero i modenesi e decisero di portarsi a casa, appunto come trofeo di guerra, una secchia che quindi venne “rapita”. Il Tassoni ne fece un poema, tramandando il fatto. Tra l’altro, una statua del poeta si trova proprio a Modena a ricordo di questo scritto.

La Torre Ghirlandina permette una vista sulla piazza Granda e sul Duomo, anch'esso da visitare, dall'alto.

Costruito in stile romanico, il Duomo conserva al suo interno le reliquie di San Geminiano, patrono della città.
La consacrazione avvenne nel 1184 mentre vi lavorarono l’architetto Lanfranco e lo scultore Wiligelmo, nonché in seguito delle maestranze campionesi (da Campione d’Italia). Da rilevare l’importanza delle sculture del Duomo, che come per gli affreschi avevano il compito di far comprendere la religione ai poveri, cioè coloro che non sapevano leggere la Bibbia ma conoscevano bene i simboli.
Da ricordare anche un presepe in terracotta del 1480 detto della “Madonna della pappa” mentre se ne trova anche un altro, sempre illuminato e anch’esso in terracotta, ma non dipinto come il primo.

Un altro luogo da visitare sono le Gallerie Estensi, luogo d’arte in cui si mescolano quadri, sculture, affreschi staccati, oggettistica.

Testimonianza del collezionismo degli Estensi, si trovano opere di Correggio, Velazques, Bernini, Dosso Dossi . Vale la pena tra le altre cose per il busto di Francesco I d’Este realizzato dal Bernini, per la scultura de “Lo Spinario” detto anche “Cavaspino”. Si tratta di una scultura in marmo che raffigura un ragazzino che si toglie una spina dal piede, di cui esistono varie versioni di cui la più nota è quella in bronzo ai Musei capitolini di Roma, ma ne esistono in varie parti del mondo.
Nelle vicinanze di questi siti si ricorda anche che Modena venne insignita della Medaglia d’oro al valor militare nel 1947 , per il ruolo che la Resistenza svolse in città, con le fotografie, i nomi e i cognomi dei partigiani caduti per la libertà.

Per saperne di più e organizzare una visita a Modena, consultare il sito www.visitmodena.it.

Lara Zavatteri


Lara Zavatteri

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Viaggio tra le librerie più belle della Provenza

Viaggio tra le librerie più belle della Provenza

Viaggio tra le librerie più belle della Provenza

Viaggi Di Marco Mastrorilli. Viaggio tra le librerie più belle della Provenza: un tour tra scaffali, scrittori e libri per vivere emozioni, incontri e scoprire libri perduti.

Uno dei luoghi più amati, e più instagrammabili al mondo, si trova nel cuore della Francia meridionale, posizionato tra l’Italia a est e la riva sinistra del fiume Rodano a ovest: stiamo parlando della Provenza. Scorci da cartolina hanno ispirato grandissimi pittori di ogni epoca e fotografi che hanno orientato il loro sguardo su paesaggi dominati da colori meravigliosi. Passando da infiniti campi di lavanda, fiumi dalle sfumature turchesi e verde smeraldo (gole del Verdon), alle saline rosate della Camargue, finendo sul mare celeste della Coté d’Azur.
In una sequenza di paesaggi naturali dai contorni fiabeschi scopriamo un susseguirsi di villaggi e borghi con piazzette suggestive, strade acciottolate abbellite da fiori, statue e fontane.


La Provenza offre al turista una moltitudine di possibilità di scelte che passano dalla storia, all’arte, all’archeologia, alla natura, ma se c’è qualcuno che ama i libri diverse tappe diventano imperdibili.

Alcune librerie sono davvero speciali, talvolta talmente sorprendenti che meritano una visita e una deviazione dal percorso classico.
Questo che mi appresto a suggerirvi è un inedito tour delle librerie più belle della Provenza e sono certo che bibliofili e amanti dei libri sapranno trovare la loro ispirazione.

Partiamo dalla parte più settentrionale della regione con il primo incontro di una libreria particolare, che si trova a Sisteron, deliziosa cittadina considerata la porta d’ingresso della Provenza.

La vista di Sisteron è impareggiabile: un dedalo di case e vicoli adagiati a uno sperone di roccia affacciato sulle acque impetuose della Durance.
Qui proprio lungo la strada statale potete visitare una piccola libreria L’envolée Culture che propone vecchie edizioni di ogni tipo.
Una libreria con una vastissima presenza di libri vintage nella quale potete trovare piccoli gioielli della letteratura, splendidi volumi d’arte e fotografia e persino libri in altre lingue.
Uno spazio molto piacevole è dedicato anche ai libri per bambini, l’editoria per infanzia occupa uno spazio importante.
Meritevole di segnalazione, in considerazione della presenza di libri usati e vecchie edizioni è la disposizione molto ordinata.
I libri sono tutti in condizioni eccellenti e sono disposti in ordine alfabetico o in alcuni casi per tematiche (ad esempio per i volti fotografici e d’arte).
Il prezzo medio dei libri è la nota più lieta: è incredibilmente basso tutti i volumi di letteratura, i classici, sempre in condizioni eccellenti, sono in vendita a 1,5€!
L’envolée Culture
4 rue Paul Arène, 04200 Sisteron

Proseguendo sulla strada che porta nel cuore ella Provenza raggiungiamo un bellissimo borgo, Forcalquier, arroccato su uno sperone di roccia e circondato da campi di lavanda, che fioriscono tra fine giugno e inizio luglio.

Forcalquier è famosa anche per essere il luogo elettivo dello scrittore Pierre Magnan.
Pierre Magnan è nato qui, dove ha sempre vissuto, ed è stato un tipografo e scrittore di libri gialli. Inizia a pubblicare i suoi romanzi nel 1946 con L'Alba insolita (Voland, 2001), ma raggiunge il successo del pubblico alla fine degli anni Settanta. Con Il sangue degli Atridi (Robin, 2005) vince nel 1978 il premio Prix du Quai des Orfèvres. Nel 1984 riscuote un ottimo successo con La casa assassinata aggiudicandosi il Prix RTL e vendendo più di 100.000 copie in Francia.
Le sue storie si svolgono proprio a Forcalquier e nei suoi dintorni: il cimitero, che fa parte dei beni culturali, con i suoi tassi scolpiti, le rocce delle Mourres e le loro forme strane, la montagna di Lure e i suoi erboristi… Viene una voglia incredibile di visitare questi posti con un libro in mano!
Egli è indissolubilmente legato alle Alpi di Alta Provenza, fonte ispiratrice di tutte le sue opere e cornice delle indagini dell’ispettore Laviolette.



A Forcalquier non può mancare una visita alla Librairie La Carline, una libreria elegante e abbastanza grande divisa in due grandi saloni dove potrete trovare una vasta disponibilità di volumi di letteratura e un po’ di ogni argomento.

Ricchissima anche la sezione dedicata a cartoline, biglietti augurali e articoli di cancelleria.
A fianco della libreria (a venti metri) potete visitare anche il Museo Artemisia, un museo dedicato alle erbe aromatiche e medicinali.
Troverete uno spazio espositivo davvero interessante partendo dalla lavanda, al sistema per estrarre il suo profumo, arrivando ai segreti dell’Assenzio! In soli 20 metri due attrazioni meritevoli.
Librairie La Carline
13 Bd des Martyrs de la Résistance, 04300 Forcalquier

La Provenza è famosa anche per il film Un'ottima annata che ha cambiato l’inerzia di alcuni luoghi e forse ha contribuito ad arricchire l’atmosfera di eleganza naturale della regione.

Il romanziere inglese Peter Mayle è anche l’autore del romanzo Un anno in Provenza (EDT ediz.), libro piuttosto discusso in Francia per via della descrizione un po’ troppo ironica dei personaggi di quelle zone.
Il libro e il film di Ridley Scott, con Russell Crowe e Marion Cotillard, vi condurranno al borgo meraviglioso di Gordes e alla Canorgue, lo Chateaù (tenuta di vino), dove è stato girato il film, che però non è visitabile perché abitazione privata.
Ovviamente qui potrete comprare volendo il “vin de garage”, ovvero il pregiatissimo Coin Perdu che esiste realmente e viene citato e mostrato più volte nel film.
Siamo a pochi minuti d’auto da Gordes il suggestivo borgo dove si svolgono alcune scene chiave della pellicola.
Per respirare il profumo della Provenza vi consiglio una piccola deviazione dagli itinerari più classici per raggiungere Banon.

Probabilmente Banon fino a qualche anno fa era fuori da ogni meta; poi è nata la libreria più bella di Francia che è considerata da molte riviste una delle più belle d’Europa.

Qui a Banon, nel cuore della Provenza, se amate i libri non potete perdervi Le Bleuet Libraire.
Questo vero gioiello è considerata una libreria contadina!
Non fatevi ingannare, il termine è riferito solo al contesto geografico delle campagne provenzali. La libreria Le Bleuet è meravigliosa, una delle più belle che ho visto in giro per il mondo e per certi aspetti inattesa. Occupa un antico palazzo nel cuore di Banon e si sviluppa su quattro piani, uno dei quali interrato.
Non è solo bella da vedere esternamente, ma vi lascerà a bocca aperta per l’enorme disponibilità di testi: libri di ogni genere esposti in un contesto stupendo, talvolta quasi come si trattasse di scorci da maison d’arredo di classe. Una stufa che sostiene libri di cucina, un grande camino nel quale sono posati libri in vendita, piuttosto che finestre e scale antiche, pavimenti in legno. Una favola, credetemi!
Librairie le Bleuet
Rue Saint Just, 04150 Banon

Le Bleuet è una delle librerie indipendenti di Francia più grandi per titoli disponibili, ma il vero fenomeno culturale è il rapporto fra la sua dimensione commerciale e la sua collocazione geografica.

Infatti, con 110.000 testi a disposizione, 190.000 opere in magazzino e un tasso di resa dei volumi di solo il 2%, la libreria si trova in un paese di 1000 abitanti sito in una vasta zona rurale a bassissima densità abitativa.
È presente anche un giardino esterno nel quale ci sono gli spazi predisposti per presentazioni dei libri. Pensate che su TripAdvisor ha quasi raggiunto le 2000 recensioni, tutte eccellenti, ed è presente persino, come fosse un monumento, anche su Wikipedia!
Se amate i libri è uno dei luoghi più belli al mondo!
Proprio all’ingresso trovate uno spazio dedicato allo scrittore provenzale più famoso del mondo, Jean Giono, conosciuto per il libro L'homme qui plantait des arbres (edito in Italia da Salani col titolo L’uomo che piantava gli alberi).
Questo piccolo libro è uno dei più belli che ho letto e trovarmi sulle colline provenzali che hanno ispirato questa storia di così grande sensibilità è stato emozionante. Se non l’avete letto ve lo consiglio vivamente, tanto più che si riesce a leggere in trenta minuti.

Librairie le Bleuet

Una cittadina splendida che merita una sosta è certamente L'Isle-sur-la-Sorgue che, se avete la possibilità di passarci la domenica mattina, vi allieterà la vista con uno dei mercati provenzali e di antiquariato più belli di Francia.

Ovviamente consiglio di andarci al mattino presto, magari facendo colazione in uno dei locali sul fiume, per evitare la folla che sopraggiunge in tarda mattinata.
Frutta, verdure, lavanda, miele, saponi, vino, abiti, cappelli, ma la vera gemma di questa visita sono i mercatini di antiquariato.
Nel periodo di Pasqua si svolge una delle più grandi fiere d’Europa dell’antiquariato, mentre durante l’anno i brocantes si trovano dentro alcuni grandi ex depositi, allestiti come piccoli villaggi in stile provenzale. Sono gioielli incredibili!
Potrete visitare location in stile industriale, dei loft dove trovate pezzi di antiquariato e modernariato splendidi e all’interno anche una bellissima libreria antiquaria, La Marge, livres ancien et modernes che vi consiglio di visitare. Si possono trovare libri antichi di fine ‘800 e inizio ‘900 ma anche volumi più recenti e per tutte le tasche.
Il borgo, poi, vale il viaggio o la deviazione, perché le numerose cascatelle e canali creano stupendi scorci da cartolina.
La Marge
Le Quai De La Gare 4 av Julien Guigue, 84800 L’Isle-sur-la-Sorgue

Chi raggiunge la Provenza non può esimersi dal visitare una città intrigante dal punto di vista culturale come Avignone.

Avignone è diventata famosa per essere stata la Città dei papi, peraltro solo per qualche decennio, dal 1309 al 1377. Nel 1309, papa Clemente V decise di spostare la sede papale da Roma proprio ad Avignone e risiedettero ben sette papi francesi fino al 1377, quando i pontefici lasciarono Avignone per far ritorno a Roma con papa Gregorio XI.
Avignone è famosa per il Palazzo dei papi, uno dei più grandi d’Europa, ma anche per le mura che cingono integralmente la città vecchia. Si tratta di una cinta di mura antiche in ottimo stato di conservazione lunghe 4,3 km che furono costruite come deterrente bellico per respingere i nemici. Questa meraviglia ha meritato l’iscrizione nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Degna di nota è anche una canzone che ha reso celebre Avignone, Sur le pont d’Avignon, legata a uno dei ponti più famosi del mondo (tutelato anch’esso come Patrimonio Mondiale dall’UNESCO): il ponte Saint Bénezet.
Secondo la leggenda, il ponte è stato edificato nel XII secolo da un giovane pastore del Vivarais, Bénezet, per ordine celeste. Ultimato nel 1185, costituiva il primo passaggio sul Rodano tra Lione e il mare, si estendeva lungo 900 metri e aveva all'incirca 22 archi, prima che le ondate del rRodano ne portassero via una parte.
La Licorne Avignon
64 Rue des Fourbisseurs, 84000 Avignon

Come facile intuire, Avignone è una città ricchissima di storia, forse una delle più interessanti di Francia ed è proprio tornando nell’abbraccio delle mura di Avignone che potrete scoprire alcune librerie molto belle.

Tra queste ve ne segnalo due davvero meritevoli di attenzione.
La prima sarà molto gradita ai giovani e ai cultori di fumetti e cartoon. Sto parlando della libreria La Licorne Avignon, è un luogo dove ci si può perdere alla scoperta di fumetti da collezione, con la possibilità di riscoprire personaggi francofoni non recentissimi, che hanno conquistato il mondo, come Asterix e Tin Tin che negli anni ’70 e ’80 erano sulla cresta dell’onda.
In questa libreria trovate preziosissimi poster, stampe e litografie, firmate e persino originali d’epoca, libri rari, libri nuovi. Ad arricchire la vista della libreria anche molte action figure legate ai popolari personaggi dei cartoon francesi dove domina la saga di Asterix che fu pubblicata la prima volta nel 1959 e ha venduto oltre 200 milioni di copie nel mondo.
Si tratta di un luogo davvero molto curato anche nell’esposizione nel cuore di Avignone.
A poche decine di metri di distanza troviamo la Librairie Mémoires: un negozietto con una vetrina in pieno stile Chocolat. Aprendo quella porta… Si entra in un mondo che qualsiasi bibliofilo non potrà che amare. Libri divisi per ordine alfabetico con una sezione dedicata ai tomi più antichi. Ogni angolo della libreria è pieno di pubblicazioni con prezzi accessibili e di dettagli che meritano una foto ricordo.
Mémoires
18 PL de la Principale, 84000 Avignon

Mémoires

Una piccola deviazione con un minuscolo sconfinamento in Occitania, ed ecco che arriviamo, attraversando il Rodano, sul lato opposto del ponte Saint Bénezet.

La sponda opposta del Rodano ci porta a scoprire un monumento recentemente recuperato con un’opera colossale di restauro, un luogo meno citato nei circuiti di visite classici. Parliamo della Certosa più grande di Francia che si trova nel punto esatto dove arrivava il ponte di Avignone: la Certosa medioevale di Notre-Dame-du-Val-de-Bénédiction a Villeneuve-lès-Avignon, nel dipartimento di Gard. Luogo splendido, è il centro nazionale di documentazione dello spettacolo e delle arti teatrali.
All’interno di questo spazio potrete scoprire una libreria particolare, la Librairie de la Chartreuse specializzata non solo per storia e arte, ma anche spettacolo, mostre d’arte, cinema, ecc… Anche perché la certosa è sede del Centre National Des Écritures Du Spectacle che assume una rilevanza su scala europea.
Merita una visita la certosa e anche la libreria, che per dovere di cronaca è accessibile solo per chi visita la certosa ed è chiusa due giorni la settimana, nonostante la certosa sia aperta.
Librairie de la Chartreuse
58 rue de la République, 30404 Villeneuve les Avignon

Chartreuse de Villeneuve les Avignon

Nel nostro viaggio verso sud, raggiungiamo la Camargue che si trova a metà tra Occitania e Provenza.

Una curiosità lega questi luoghi ad Ernest Hemingway che scriveva queste parole: "Stavano a Le Grau du Roi allora e l’albergo dava su un canale che da Aigues Mortes cintata di mura scorreva dritto fino al mare. Potevano vedere le torri di Aigues Mortes di là dalla bassa pianura della Camargue e vi si recavano in bicicletta a una cert’ora quasi tutti i giorni lungo la strada bianca che costeggiava il canale".
Si tratta dell’incipit de Il giardino dell’Eden, il romanzo più trasgressivo e sessualmente esplicito scritto da Hemingway.

La nostra ricerca ci conduce in uno dei luoghi più belli del viaggio: Aigues Mortes e qui la vista nel borgo fortificato ci permette di scoprire una piccola libreria con un giardino interno pittoresco: la Librairie, papeterie Catygor.

Considerato l’incipit del romanzo Il giardino dell’Eden era doveroso scoprire e mostrarvi questa piccola libreria adagiata nel cuore della Camargue.
Non è molto grande, ma ha molti titoli e anche molti oggetti legati a preziose cartiere francesi (quaderni, notes, cartoline, ecc). È considerata localmente un luogo di cultura importante e nel giardinetto interno si dà spazio anche a presentazioni. Merita una visita anche perché la libreria si trova in una parte laterale più tranquilla del borgo e si respira appieno l’essenza di questo borgo, fuori dalle vie centrali e affollate dai turisti del mordi e fuggi.
Librairie Catygor
43 Rue de la République, 30220 Aigues Mortes

Il nostro viaggio si conclude proprio qui sul mare.

Ci saranno alche altre librerie da scoprire, ogni libreria è meritevole, ma certo questo itinerario tra scaffali, scrittori e libri spero possa esservi d’aiuto per vivere emozioni, incontri e scoprire libri perduti.
Credo, che dopo questo viaggio il nostro amore per le parole scritte ci farà confermare quanto afferma Daniel Pennac: «Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso».
Buon viaggio in Provenza a voi!





Marco Mastrorilli
Organizzatore del Festival dei gufi, ho un canale Youtube che mi diverte si chiama Gufotube.

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Val di Sole da scoprire in un weekend

Val di Sole da scoprire in un weekend

Val di Sole da scoprire in un weekend

Viaggi Di Lara Zavatteri. Val di Sole da scoprire in un weekend da marzo a settembre. Cosa fare e cosa vedere, tra natura, sport e musei.

La Val di Sole, con tante bellezze naturali e storiche, è una valle del Trentino da scoprire per una gita fuori porta nei mesi primaverili ed estivi.
Si snoda tra bassa, media e alta Val di Sole ed è attraversata dal torrente Noce su cui è possibile fare attività sportive e avventurose come hydrospeed e rafting.
Risalendo la valle, da non perdere il castello di Caldes – riaprirà il 18 marzo –, ubicato nell’omonimo comune. Si tratta di un antico maniero che, come per tutti i castelli, ha la sua leggenda, quella di Olinda e Arunte, due giovani innamorati e sfortunati.
Non è l’unico castello della Val di Sole.

A Ossana, il castello di San Michele.

Collocato in posizione strategica per una perfetta visuale a 360 gradi quando era necessario scorgere per tempo i nemici, il castello di San Michele non è l’unica cosa da visitare a Ossana. Bosco Derniga, infatti, è una sorta di oasi in cui è possibile scoprire tutto sul bosco, la biodiversità, gli animali che popolano la valle e si può raggiungere anche grazie al Sentiero degli gnomi, con sculture in legno. Nei mesi di luglio e agosto vengono proposte numerose attività, soprattutto per i più piccoli.

Cosa vedere? Antichi mulini, musei e chiese.

Per gli appassionati di api e miele, a Croviana c’è il MMApe, Mulino Museo dell’Ape, mentre a Pracorno (nella vicina val di Rabbi) esiste il Mulino Ruatti, un antico mulino ad acqua che ospita un museo per scoprire le antiche tradizioni.
A Vermiglio da non perdere la visita al forte austroungarico di Forte Strino e al Museo della Guerra Bianca. A Peio si segnala anche il Museo delle streghe.
Da non perdere, una delle chiese più belle della valle, quella di Pellizzano, famosa per i suoi affreschi. A Monclassico e Presson si possono ammirare invece le meridiane dipinte sulle abitazioni, diverse per tema, colori, materiali.

A Mezzana si può passeggiare lungo il Noce, per scoprire la bellezza e la pace di un paesino in quota.

Si può salire fino a Roncio.
Nel paese di Cavizzana, in bassa valle, si trova anche il Sass da la Guardia, un masso che ha permesso agli abitanti di salvarsi dalla peste del 1600. Qui, infatti, una guardia non permetteva a nessuno di entrare né di uscire dal villaggio, un antenato del lockdown di questi anni.
Nelle vicine valli di Peio e Rabbi si snoda il Parco nazionale dello Stelvio, settore trentino, con molte cose da scoprire, come le segherie veneziane che un tempo si utilizzavano per tagliare il legname in val di Rabbi.
Questo e molto altro si può trovare in Val di Sole nei mesi più caldi. Per tutte le informazioni e per restare aggiornati basta consultare il sito dell’Azienda di promozione turistica della valle www.visitvaldisole.it. Per programmare un viaggio, anche soloo un weekend fuori porta, per la primavera estate (occhio alle varie aperture) in una delle valli più affascinanti del Trentino.

Lara Zavatteri


Lara Zavatteri

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Tunisia: viaggio al sud, tra deserto e storia

Tunisia: viaggio al sud, tra deserto e storia

Tunisia: viaggio al sud, tra deserto e storia

Mamme in viaggio Di Sonia Borrini. Un viaggio nel sud della Tunisia per salutare il 2021 dal deserto.

Il 2021 abbiamo deciso di salutarlo dal deserto. Decidiamo quindi di partire per il sud della Tunisia.
Purtroppo di questi tempi ogni partenza è incerta. Io e Mia (otto anni) viviamo in Tunisia mentre Alessio ci ha raggiunto a Natale direttamente dall’Italia. E nonostante non abbiamo bisogno di tampone per spostarci nel paese, dei sintomi influenzali alla mattina della partenza ci allarmano un pochino.
Dopo un test rapido, ovviamente risultato negativo, carichiamo le borse nella macchina di Moncef, la nostra guida/autista che ci accompagnerà nei prossimi giorni. Sbah el-khir (buongiorno in tunisino) Moncef!

Partiamo per Kairouan, con una prima sosta ad Hammamet, con i suoi 5000 residenti italiani, per lo piu pensionati.

Dobbiamo recuperare la moglie di Moncef, che per non stare a casa sola si unisce a noi, con la sua gigantesca valigia, tanto di posto in macchina ce n’è.
Kairouan è la quarta città santa dell’Islam, offre la maestosità della più antica Moschea del Maghreb e la Moschea di Sidi Saheb, detta anche la “Moschea del barbiere”, i Bacini degli Aglabiti, immense riserve d’acqua costruite nel IX° secolo e per finire i “Souks”.
Moncef, che parla italiano perfettamente – imparato lavorando con italiani da più di 30 anni – ci spiega un po’ l’Islam e le ottime pratiche delle cinque abluzioni (ci si lava a pezzi varie parti del corpo) e preghiere (accompagnate da un esercizio fisico di cinque minuti) che si dovrebbero fare alla moschea, facilmente riconoscibile, perché basta guardare in alto. Il minareto infatti è l’edificio più alto della città. Solo i musulmani praticanti possono entrare nella zona di preghiera. E ovviamente ingresso e spazio diverso per le donne.
Kairouan è anche centro di produzione di tappeti quindi non possiamo andarcene senza comprarne almeno uno dopo aver visto come le donne di Kairouan lo tessono. Per fare un metro quadrato ci si può impiegare anche due settimane. Quanta pazienza!

Sonia e Mia nel deserto

Lasciamo la città per spingerci sempre più a sud. Andiamo al confine con l’Algeria, all’oasi di montagna di Mides, dove scopriamo il suo “Gran Canyon”, una gola spettacolare di tre km.

Un paesaggio degno del cinema. Per la cronaca, questo luogo ha fatto da sfondo alle favolose scene del film Il paziente inglese, nel 1996. L’antica Mides era usata dai romani per segnalare l’avvicinamento degli invasori usando degli specchi. Siamo gli unici visitatori e abbiamo tutte le attenzioni del custode, che ci mostra la sua collezione di sassi e fossili datati milioni di anni. Affascinante! Shukran (grazie in arabo)!
Continuiamo verso Tamaghzah (Tamerza) famosa per le sue cascate e importante centro per gli studi paleontologi. Ci sistemiamo nell’albergo Les Cascades, non proprio 4 stelle ma con oste accogliente e ottima cucina. Dormiamo in una stanzetta umida e un po’ sporca ma con il rumore delle cascate e del silenzio intorno. Per 80 dinari (10 dinari = 3€) non si potrebbe desiderare (e avere) di meglio.

Dopo una ricca colazione partenza verso le oasi di montagna di Chebika, l'antico "Ad Speculum" romano e famoso per la sua architettura.

Una guida locale simpatica che parla italiano ci racconta che il vecchio villaggio è stato abbandonato dopo la caduta di piogge devastanti ed il nuovo ricostruito lungo la strada da Tamerza a Tozeur.
La tappa successiva, appunto Tozeur, è città simbolo del Sud Tunisino e le sue tipiche architetture coi mattoncini color sabbia che troviamo anche nelle nuove costruzione come ordinanza delle istituzioni per preservare la bellissima estetica della città. Passeggiamo per le vie della Medina e sostiamo, sotto suggerimenti della nostra guida, in una piccola ma graziosa esposizione di un’artista locale.
Ci perdiamo nel mercato caotico e poi ci dirigiamo fuori città al Museo della Palma. Apprendiamo le mille virtù del dattero, frutto emblema della Tunisia, nelle sue 300 specie. Impariamo a contare gli anni di una palma e a distinguere una palma maschio da quella femmina. Diventa facilmente il nuovo gioco del viaggio.
Conosciamo Pierangela, una frizzante signora italiana, che gestisce il museo con il marito tunisino. Pierangela ci fa assaggiare i prodotti fatti coi datteri: dal miele, alle marmellate per finire con la Dattella (come la chiama Moncef), una ghiotta alternativa alla Nutella. Ma anche saponi e creme di bellezza. Ovviamente non partiamo a mani vuote.

Matmata e il lago salato

Ci dirigiamo verso Douz, attraversando il Chott El Jerid, spettacolare lago salato compattato dove, se le condizioni meteorologiche sono favorevoli è possibile assistere al fenomeno dei “miraggi”.

È noto per essere il più grande lago salato del Sahara e, a seconda delle fonti, è anche il più grande lago salato del continente africano. Il nome di questo lago si compone di due parti: in Nord Africa, chott descrive un lago che si prosciuga in estate e solitamente contiene almeno un po' d'acqua nelle stagioni più fredde; el djerid è una parola araba che significa "foglia di palma" (la vicina regione di el Djerid nel sud-ovest della Tunisia ospita 15 volte più palme da dattero della sua intera popolazione).
A Douz, detta la “porta del deserto”, compriamo i tessuti colorati per farci i nostri turbanti. Siamo ora pronti per il deserto.

Ci installiamo nell’accampamento Dunes Insolites a due chilometri da Sabria, in una delle tante tende, in tempo per assistere al tramonto dalle dune.

Mia non potrebbe essere più euforica, non smette di correre su e giù dalle dune lanciando la sabbia chiara e finissima. Io non ci penso due volte e la seguo a piedi nudi.
Una notte con falò, nel quale cuociamo anche il pane, e canti tradizionali. Alessio viene coinvolto nel trenino di danze intorno al fuoco. Tutto il mondo è paese. Anche qui si sente atmosfera di Capodanno.
La volta celeste si manifesta impressionante sopra le nostre teste. Proviamo a cercare qualche costellazione, Orione etc., ma essendo ignoranti in materia, rinunciamo e apprezziamo silenziosamente lo spettacolo magnifico senza darci ulteriori spiegazioni. Non proviamo neanche a fotografarlo, non darebbe merito.
Dopo una notte sotto mille coperte al freddo del deserto, ci svegliamo presto per ammirare il sorgere del sole dalle dune.

Matmata e l'oasi Ksar Ghilaine

Dopo colazione partenza per Ksar Ghilaine, un'oasi della Tunisia meridionale situata al limite orientale del Grand Erg Oriental.

Rinomata per essere la più meridionale delle oasi tunisine e una delle porte del deserto del Sahara tunisino, l'oasi è alimentata da una sorgente calda dove si può fare il bagno e avere virtù termali, quindi non scordatevi costume e asciugamano.
Visita ai ruderi di una fortezza romana attraversando le dune del deserto in quad, una piccola avventura richiesta dalla più giovane della carovana, Mia.
Tappa successiva Guermessa, uno dei villaggi berberi costruiti in cima alle montagne per proteggere i raccolti dai molti saccheggiatori. Le fosse raccoglievano foraggio, olio e cereali, e quindi formavano diversi granai, sorvegliati da un guardiano.
Breve sosta a Ksar Ouled Debbab, ex villaggio fortificato berbero convertito in hotel a pochi chilometri da Tataouine, sorseggiamo tè e cioccolata nella panoramica e soleggiata terrazza della struttura contemplando le statue dei dinosauri che emergono nell’ambiente circostante, ricordando che in questi luoghi sono stati trovati molti fossili di queste creature.

Il viaggio verso Matmata ci riempie gli occhi di paesaggi mozzafiato.

Qui dormiamo in un hotel questa volta davvero a 4 stelle, almeno quelle tunisine. L’hotel è pieno, ma probabilmente siamo gli unici turisti non locali. Mangiamo piatti tunisini come couscous, brik e ojja. Tutto ovviamente piccante e accompagnato da harissa (emblema della gastronomia tunisina, come da fascicolo presentato all’UNESCO. I tunisini ne sono molto orgogliosi).
Dormiamo (benissimo) in stanze scavate nella roccia, antico e tradizionale stile berbero utilizzato per proteggersi dal clima. Infatti la temperatura nelle case troglodite ha una temperatura costante di circa 17 gradi.
L’indomani visitiamo alcune abitazioni troglodite nei pressi di Matmata, per ammirare il paesaggio "lunare" dove hanno girato alcune scene della famosa saga di Star Wars.

L'anfiteatro El Jem e Guernessa

Lasciamo il sud, e arriviamo a El Jem per una visita dell'anfiteatro, una delle rovine di pietra romane meglio conservate al mondo, e unico in Africa.

El Jem è noto per essere il terzo anfiteatro più grande del mondo e l'unico con un sotterraneo visitabile.
Alessio, da buon Romano, si sente a suo agio a camminare tra le rovine. E impara anche lui qualcosa di nuovo. Lo sapete perché il nostro anfiteatro viene chiamato Colosseo? Nelle vicinanze del Colosseo a Roma era presente la statua “il colosso di Nerone”, dalla quale si dice derivi il nome Colosseo.

Visitiamo il Museo del Jem, meno conosciuto ai turisti (infatti siamo gli unici) ma che vale sicuramente una visita. Ed è incluso nel biglietto d’entrata dell’Anfiteatro (12 dinari)!

Il museo contiene arte di epoca romana, inclusi personaggi mitologici, elementi astratti e fauna. Si possono trovare mosaici raffinati in perfetto stato. Nel cortile del museo si può anche visitare la Maison d’Africa – fu a seguito di un tentativo di costruzione abusiva che venne alla luce la villa. Costruita intorno al 170 d.c., aveva un carattere sontuoso ed eccezionale per i mosaici che ne adornavano il pavimento. La villa comprende in particolare due superbi mosaici di allegorie. Il primo era l'elemento centrale di una sala di ricevimento. Si tratta di una rappresentazione, rara sui mosaici romani, della dea Africa, dispensatrice di ricchezza e fertilità, sormontata da un corpo di elefante e irradiante sulle quattro stagioni rappresentate da busti.
Veloce passaggio da Hammamet per scaricare la consorte della nostra guida. Bisslema (arrivederci in tunisino)! Risaliamo a La Marsa, verso casa concludendo questa avventura. Salutiamo Moncef, sempre simpatico, attento e cortese. Andiamo a comprare del couscous per la cena e mettiamo sul fuoco delle lenticchie come vuole la tradizione per la fine dell`anno. Siamo raffreddati e stanchi per le tante ore di macchina, più di 1500 chilometri.
Ma siamo pronti ad iniziare il 2022. Auguri!!!

© Sonia Borrini


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Cinque giorni in Togo, tra Lome e i villaggi del nord

Cinque giorni in Togo, tra Lome e i villaggi del nord



Mamme in viaggio Di Sonia Borrini. 2017, ricordo di una mini avventura in Togo: cinque giorni con Mia, quattro anni, da Lome ai villaggi del nord, patrimonio dell'UNESCO.

È il 2017. Decidiamo di andare in Togo per cinque giorni a visitare degli amici che si sono appena trasferiti lì.
Viaggiare con Mia non è mai stato semplice, e dire che dovrei averla abituata visto che in quattro anni avrà preso almeno una ventina di aerei. Per fortuna crescendo la situazione migliora. Quindi munite di colori e fogli affrontiamo anche questo volo. Non mancano i soliti trucchi per sentire meno la pressione alle orecchie: distrarla, bere e trattenere il fiato chiudendo naso e bocca. Quello che Mia preferisce però è che io le tenga tappate le orecchie. Nonostante da Abidjan, in Costa d'Avorio, dove viviamo, il volo sia cortissimo, meno di due ore, il problema arriva durante le fasi del decollo e soprattutto dell’atterraggio.
Cosa c’è da sapere sul Togo?
Il Togo, ufficialmente Repubblica Togolese (in francese République Togolaise), è uno stato dell'Africa Occidentale. Confina a ovest con il Ghana, a est con il Benin, a nord con il Burkina Faso. Si affaccia per un breve tratto (soltanto 56 km) sul Golfo di Guinea a sud; in questo tratto di costa si trova la capitale Lome. Lo Stato è vasto 56.785 km² ed è abitato da 6.145.000 abitanti con una densità di 97,7 ab/km². La lingua ufficiale è il francese (è membro dell'associazione dei paesi francofoni) ma vi si parlano anche molte lingue africane. Col nome di Togoland fu colonia prima della Germania e poi della Francia, da cui ottenne l'indipendenza nel 1960. In lingua locale, to-go significa approssimativamente "andare all'acqua". Circa il 40% della popolazione vive con meno di 1,25 dollari statunitensi al giorno. La valuta usate in Togo è il Il franco CFA, utilizzata da 14 paesi africani. Successivamente all'introduzione dell'euro, il valore del franco CFA è stato fissato alla nuova valuta. 655,96 Franchi CFA = 1 Euro.
Il clima è tipicamente tropicale con le temperature medie che variano dai 27 °C, che si registrano nel breve tratto costiero, ai circa 30 °C delle regioni più settentrionali con un clima più secco e non più tropicale ma caratteristico della savana. A sud vi sono due stagioni della pioggia (la prima tra aprile e luglio e la seconda tra ottobre e novembre) anche se la media delle precipitazioni non è molto elevata.

Arriviamo in Togo di venerdì sera all’aeroporto di Lome, la capitale.

Aeroporto piccolo ma ben organizzato. Purtroppo ci dimentichiamo il tesserino internazionale della febbre gialla, che è obbligatorio. Dopo una mezz’oretta a convincere il personale medico dell’aereoporto che siamo già vaccinate, che non ho intenzione di pagare diecimila franchi e soprattutto che non devono rifarci il vaccino, finalmente usciamo. E un gruppo di musicisti ci dà l’akwaba (benvenuto) a suon di chitarra in cerca di qualche moneta.
È già buio ma il caldo si fa comunque sentire e la presenza di moto taxi è evidente.
Andiamo dirette a una festa di espatriati, vicini della famiglia che ci ospita.
A Lome non sono tanti gli expats e ogni occasione è buona per incontrarsi, magari con una festa in casa, in questo caso per il compleanno di un francese. Una bella villa con spazioso giardino all’interno di una citè (ovvero un’aerea residenziale protetta) di almeno 200 case.
La comunità expat a questa festa è prevalentemente spagnola allora danziamo salsa mangiando tortillas.
Mia è riuscita a dormire un po’ sull’aereo quindi è bella carica e balla tutta la sera.


L’indomani lo passiamo tranquilli in città. Lome con meno di 900 mila abitanti è la città più popolosa del Togo e affaccia sul Golfo di Guinea.

Il toponimo lomé viene da alotimé, che in locale significa "in mezzo alle piante d'alo". L'alo è un albero che dominava il sito storico di Lome al tempo della sua fondazione.
Come nella maggior parte delle capitali africane, gli eventi culturali sono gestiti dal Goethe Institut e dall’Institut Français. Approfittiamo di una esposizione (film panoramici a 360°) al Goethe per visitare il centro città. Una passeggiata veloce nelle vie del mercato caotico fino alla Cattedrale Sacro Cuore costruita in meno di un anno nel 1901 dai tedeschi. Il mercato purtroppo non offre nulla di veramente interessante e le moto taxi con guida spericolata rendono la visita poco rilassante.
Il pomeriggio lo dedico a visitare un’altra amica conosciuta in Uganda e da poco residente a Lome. È pure il suo compleanno. Il gruppo si allarga e andiamo tutti a cena da Factory: un ristorante molto carino con spazio giochi per bambini. E Mia e i suoi amichetti si sbizzarriscono! A quanto pare in Togo fanno solo questo tipo di pizza dove la pasta ha una consistenza completamente diversa, sembra più un chapati. Ma ci si puo’ fare l’abitudine senza troppi problemi.
Nanna presto rigorosamente sotto la zanzariera (per evitare di prendere di nuovo la malaria) per poter partire presto verso il Nord del Togo la mattina seguente.

Mini avventura in Togo

Ci si stringe in sei nella piccola 4x4 di Paolo e si affrontano le sei ore di strada per arrivare a Kara.

Non ci sono autogrill ovviamente ma a quanto pare nemmeno dei bar attrezzati. Allora ci fermiamo appena vediamo una struttura nel mezzo del nulla. Il Bar Mawulikplimi. Ordininiamoo due Coca Cole (calde perchè le recenti finanze non hanno permesso al proprietario di avere elettricità) e qualche snack a base di pasta d’arachidi e mais. La Coca cola, con la sua dose di zucchero e caffeina, è il toccasana per darti la carica con questo caldo africano. Ed è cosi acida da sistemare momentaneamente lo stomaco poco abituato ai cibi locali.
Ok, la vera avventura ha inizio.

Arrivati all’accampamento non perdiamo tempo, è già il tramonto ma noi dobbiamo andare a conoscere gli ultimi tre elefanti del Togo.

Allora attraversato il fiume in piroga e fatto qualche minuto di tragitto in pickup, eccoci ai tre “piccoli” elefanti che dall’eta di un anno vivono con gli umani. Ora hanno 14 anni e si fanno accarezzare senza fare storie. Anzi, son loro che ci accarezzano con la proboscide. Nonostante la disinvoltura con la quale lo staff ci fa entrare nel recinto (dove stanno la notte) e toccare questi meravigliosi animali (più pelosi di quanto mi aspettassi) noi turisti adulti siamo leggermenti impauriti e non ci lasciamo troppo andare.
Rientrati all’accampamento ci dedichiamo un aperitivo nel silenzio della savana, interrotto solo dalle urla dei nostri tre mini umani.

Lunedi inizia la giornata con un safari nella riserva Sarakawa e i suoi 600 ettari di parco.

Andiamo alla ricerca di qualche animale che Mia finora ha visto solo allo zoo.
E così ecco il bufalo, le antilopi, le eleganti zebre, oltre a grosse tartarughe e struzzi. Soddisfatti ci prepariamo ad affrontare l’ultima visita del nostro viaggio al Nord.

Il villaggio Tamberma, a pochi chilometri dalla frontiera con il Benin, ospita le famose case con torri di terra.

I Tamberma si sono stabiliti nella zona intorno al XVI secolo, dal Burkina Faso. È il solo sito patrimonio UNESCO in Togo.
Facciamo la visita a qualche abitazione. Dall’esterno sembra un castello con un unico ingresso che protegge dai nemici… e dalle calde giornate. Basicamente si tratta di una capanna rotonda di terra e paglia, con delle torrette collegate. All'interno, il piano terra è riservato agli animali e agli spiriti dei famigliari scomparsi. Al primo piano le camere si affacciano su una terrazza principale. L'usanza è quella di andare dentro e fuori dalle stanze all'indietro, in modo da non essere sorpreso spostando la schiena. E se la notte i bimbi devono fare pipì, c’è un buco nel pavimento verso la stalla.
Ciò che caratterizza i loro villaggi, oltre alla perfetta regolarità delle costruzioni, è la coesistenza, anche l'interpenetrazione delle attività degli spiriti vivi e sacri, invisibili ma potenti.
Paghiamo quindicimila franchi per uno spettacolo di danza un po’ improvvisato ma divertente. Una visita alle antiche abitazioni ricavate nei baobab centenari. Nel cuore del baobab, nel cuore dell’Africa, una sensazione di benessere ci avvolge e non vogliamo più uscire. Ma la nostra guida ci aspetta, è ora di partire.

Villaggi Togo

Martedì un giro veloce a Kara, il capoluogo della regione al Nord, con i suoi novantaquattromila abitanti.

Il mercato è un po’ più tradizionale di quello della capitale togolese. Le donne vendono fiori di karkade con grandi cappelli di paglia.
Dopo oltre sei ore di strada si torna a Lome. La strada nazionale, spina dorsale del Togo, è messa relativamente bene e il viaggio non è così terribile.
A Lome, un aperitivo al Club della scuola inglese, a base della solita pizza chapati. Poi cena fuori in un ristorante dove alternano menù ogni 15 giorni, e siamo capitati nel menù messicano. Al ristorante proiettano un film (a quanto mi dicono i miei amici, è consuetudine in vari ristoranti della città) che purtroppo non è adatto ai bambini quindi rientriamo presto a casa concludendo la nostra vacanza togolese.
Il nostro volo è al mattino presto.
Dall’aereo ammiriamo le spiagge togolsesi che non abbiamo fatto in tempo a visitare.
Arrivederci Togo, Air Cote d’Ivoire ci riporta a casa pronte a programmare altre avventure.

Kpalime e Tamberma Village

© Sonia Borrini


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