Gli scrittori della porta accanto


Collana Editoriale

Claudia Gerini presenta: Telma

Claudia Gerini presenta: Telma

Claudia Gerini presenta: Telma

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Claudia Gerini presenta Telma (Pubme - Collana Gli Scrittori della porta accanto): «Una giovane donna, coraggiosa e forte, affronta il difficile viaggio del cambiamento, il viaggio della vita».

Claudia Gerini è nata a Pontedera negli anni ‘70, ha completato il liceo linguistico e dopo una breve esperienza universitaria si è inserita nel mondo del lavoro della grande distribuzione. Da più di 15 anni lavora nel reparto gastronomia di un supermercato. Ama il suo lavoro e il contatto con il pubblico. È madre di due figli e le sue più grandi passioni sono la lettura, i viaggi e la cucina. Adora la sua famiglia ed è ciò a cui si è ispirata per scrivere il suo primo libro, Il Sogno di Giulia. Il secondo libro, Telma, è ispirato alla storia della sua amicizia con la sua amica di vita, Katia.

Telma

di Claudia Gerini
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
ISBN 978-8833664187
cartaceo 9,50€
ebook 2,99€
tazza letteraria 8,00€

Sinossi

Da un'isola del Brasile fino ad arrivare a Londra, passando per la Svizzera e l'Italia. La storia di Telma, una ragazza che decide di lasciare il suo piccolo angolo di paradiso per ricominciare una nuova vita in un mondo totalmente diverso da quello in cui è cresciuta. Telma affronta le avversità che le si presentano col sorriso sulle labbra e la forza di volontà che la contraddistingue. E anche se il destino sembra essere spesso contro di lei, troverà la forza di ricominciare ancora una volta, proprio dal punto in cui era partita.


L'autrice racconta



Claudia Gerini, benvenuta sul blog Gli scrittori della porta accanto. Raccontaci qual è stato il percorso che ti ha fatto approdare al mondo della scrittura: quando hai iniziato a scrivere e cosa?

Buongiorno, e grazie a voi! Mi è sempre piaciuto molto scrivere, fin da ragazzina. Il mio sogno era quello di diventare una giornalista. In realtà la mia vita ha preso tutta un’altra direzione ma la passione per la scrittura è rimasta in un cassetto finché non ho trovato il tempo e, perché no, anche un po’ di coraggio e ho ricominciato a scrivere.

Telma è la tua ultima fatica letteraria: vuoi ricordarci, i titoli delle tue pubblicazioni precedenti?

Il primo libro che ho scritto è stato Il sogno di Giulia dove racconto la storia di una donna e della sua famiglia che si trasferisce ai Caraibi e cambia completamente vita. In questo libro c’è tanto di me a partire proprio dal sogno di mollare tutto e stabilirmi ai Caraibi!

Esiste un filo conduttore o di aggregazione nei tuoi romanzi, oppure ciascuno è un mondo diverso, per trama e genere?

Tutti e due i miei libri parlano di donne. Le protagoniste sono donne forti, indipendenti e anche coraggiose che affrontano le gioie, ma anche le avversità, che la vita pone loro davanti con determinazione e anche un pizzico di leggerezza.

Telma è un bel racconto di viaggio che inizia in Sud America, giunge in Europa e termina in Italia. Perchè la protagonista decide di intraprendere questo viaggio?

Telma è ispirato alla storia di una delle mie più care amiche, Katia, che ormai trent’anni fa ha lasciato il Brasile per trasferirsi in Italia, prima in Calabria e poi nella mia cittadina in Toscana. Da questa sua storia personale ho preso spunto. Telma decide di partire e lasciare famiglia e amici dopo una delusione amorosa. Ma non si ferma in Italia, continua il suo viaggio fino ad arrivare a Londra.

Veniamo ai personaggi di Telma: raccontaci qualcosa dei protagonisti e svelaci qualche curiosità che li caratterizza.

Protagonista indiscussa di questa storia è Telma che da un’isoletta del Brasile dove splende sempre il sole e il mare sembra fatto di cristallo arriva in Italia, nel primo mondo, come è solita chiamarlo lei. Telma è inesperta, giovane ma coraggiosa e determinata. Ed è durante questo viaggio che diventa anche un po’ un viaggio interiore cresce e fa tante esperienze che rafforzano ancora di più il suo carattere. Accanto a Telma tanti personaggi e uno in particolare, Guido, che le farà battere il cuore di nuovo.

Secondo te i potenziali lettori prima di scegliere un libro leggono le recensioni o si affidano all’immagine di copertina o alla sinossi? O a tutte queste cose insieme?

Credo che la prima cosa che cattura l’attenzione in un libro sia di sicuro la copertina, o per lo meno è così per me. Se la copertina mi incuriosisce, è accattivante e mi ispira allora passo alla lettura della sinossi per avere la conferma se il libro mi possa piacere o meno. Penso che la copertina, il primo impatto sia molto importante. Certo è che le recensioni, per chi scrive libri, o almeno come me ci prova, siano un importante biglietto da visita per far conoscere i propri libri a più persone. Nella speranza che siano recensioni positive!

Parliamo un po’ di Claudia Gerini. Il tuo nome può essere causa di fraintendimenti, so che in alcune occasioni sei stata scambiata per la famosa attrice. Ci racconti gli episodi più divertenti?

Ormai ho fatto l’abitudine e quando dico il mio nome quasi tutti mi rispondono: “Come l’attrice?” Avrei tantissimi aneddoti da raccontarti! Ma quello più divertente di tutti è quello che mi è successo subito dopo l’uscita di Telma. La casa editrice, la Pubme, ricevette un invito da una fantomatica associazione culturale che non vedeva l’ora di presentare "il libro di Claudia Gerini". Addirittura avrebbero fornito vitto e alloggio e rimborso del viaggio. Io ero decisamente onorata. Wow, pensai, la mia Telma è appena uscita e già tutto questo successo! Ma sapevo già che era praticamente impossibile che fosse tutto vero. Immaginai subito che ci dosse essere stato un errore di persona e loro non volevano la Claudia Gerini me, ma la Claudia Gerini famosa. La cosa buffa e assurda è che era bastato loro leggere il nome e nemmeno si erano presi la briga di leggere la scheda dell’autore o almeno guardare la foto nel retro del libro. In effetti non si nota molto, ma io e la Gerini famosa siamo un tantino diverse!


Beh, incredibile, almeno un'occhiata alla fotografia potevano darla. Ridiamoci su. Claudia Gerini preferisce leggere alla vecchia maniera, sfogliando le pagine e annusando il profumo dei libri, oppure si è lasciato affascinare dalle innovative tecnologie e legge gli ebook?

Adoro leggere alla vecchia maniera. Adoro i libri, il profumo della carta… Non credo che mi abituerò mai agli ebook anche se ammetto che sono molto comodi specialmente se una persona deve viaggiare e adora leggere.

Ti piace scrivere di viaggi, quindi la domanda sorge spontanea: ti piace anche viaggiare? Meta del prossimo viaggio?

Viaggiare mi piace molto. Mi piace scoprire posti nuovi ma anche tornare dove sono già stata ed ho lasciato un pezzettino del mio cuore. Ogni volta è come se fosse un viaggio diverso. Mi piacerebbe tornare a viaggiare e mi piacerebbe tornare in Repubblica Dominicana, ma anche un bel safari in Tanzania o in Kenya non sarebbe poi così male!

Hai voglia di metterti in gioco impegnandoti personalmente nelle presentazioni dei tuoi libri e incontrare il pubblico di lettori?

Telma è uscito a gennaio 2020 ed ho fatto appena in tempo a presentarla in una piccola libreria del mio paese. Poi il Covid ci ha travolti tutti… Mi piacerebbe potermi raccontare di nuovo.

Hai ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare, e perché no, anche progetti ambiziosi?

Mi piace scrivere e mi piacerebbe continuare anche se ritagliarsi del tempo tra figli, famiglia, lavoro è sempre molto difficile. Un paio di progetti ci sono, spero di trovare il tempo di lavorarci su.

E noi ti auguriamo tanti eventi dedicati ai tuoi libri, sia dal vivo che via web. Ringraziamo Claudia Gerini per essere stata con noi. In bocca al lupo per Telma e per i progetti futuri!

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
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Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll, illustrato da Simona Bulla

Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll, illustrato da Simona Bulla

Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll, illustrato da Simona Bulla

Libri Comunicato stampa. Alice nel paese delle meraviglie (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), l'intramontabile favola di Lewis Carroll con le bellissime illustrazioni di Simona Bulla.

In quel momento la testa le urtò contro la volta della sala: aveva più di due metri e settanta di altezza! Subito afferrò la chiavettina d’oro e via verso la porta del giardino. Povera Alice! Non poté far altro che sedersi in terra, poggiandosi di fianco per guardare il giardino con la coda dell’occhio; ma entrarvi era più difficile che mai. Si sedette di nuovo, dunque, e si rimise a piangere. «Ti dovresti vergognare – si disse Alice – figurarsi, una ragazzona come te – e davvero lo poteva dire allora – mettersi a piangere. Smetti, ti dico!» Continuò a versar lacrime a fiotti, tanto che riuscì a formare uno stagno intorno a sé di più d’un decimetro di altezza e largo più di metà della sala.
Qualche minuto dopo sentì in lontananza come uno scalpiccio e si asciugò in fretta gli occhi, per vedere chi fosse. Era il Coniglio bianco di ritorno, splendidamente vestito, con un paio di guanti bianchi in una mano e un gran ventaglio nell’altra; trotterellava frettolosamente e mormorava: «Oh! La Duchessa, la Duchessa! Monterà certamente in bestia. L’ho fatta tanto attendere!»
Alice era così disperata, che avrebbe chiesto aiuto a chiunque le fosse capitato. Così, quando il Coniglio le passò accanto, gli disse con voce tremula e sommessa: «Di grazia, signore...» Il Coniglio sussultò, lasciò cadere a terra i guanti e il ventaglio, e in mezzo a quel buio si mise a correre di sghembo precipitosamente. Alice raccolse il ventaglio e i guanti, e poiché la sala sembrava una serra, si rinfrescò facendosi vento e parlando fra sé: «Povera me! Come ogni cosa è strana oggi! Pure ieri le cose andavano secondo il loro solito. Non mi meraviglierei se stanotte fossi stata scambiata! Vediamo: non son stata io, io in persona a levarmi questa mattina? Mi pare di ricordarmi che mi son trovata un po’ diversa. Ma se non sono la stessa dovrò domandarmi: chi sono dunque? Questo è il problema – e ripensò a tutte le bambine che conosceva, della sua stessa età, per veder se non fosse per caso una di loro. – Certo non sono Ada – disse – perché i suoi capelli sono ricci e i miei no. Non sono Isabella, perché io so tante belle cose e quella poverina è tanto ignorante! E poi Isabella è Isabella e io sono io. Povera me! In che imbroglio sono! Proviamo se mi ricordo tutte le cose che sapevo una volta: quattro volte cinque fanno dodici, e quattro volte sei fanno tredici, e quattro volte sette fanno... Oimè! Se vado di questo passo non giungerò mai a venti!
Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie

Simona Bulla

Nasce da un mix di acquarelli, punk rock e meursault, venera il blu ceruleo, ama i conigli. Non le piacciono i kiwi – quelli che si mangiano. Cresce tra le campagne pisane, circondata da profumi unici e cartoline palpabili.
È un’illustratrice, appassionata di vino e del buon cibo. Intraprende gli studi al liceo artistico a Volterra, lavora nel settore della ristorazione, continuando però a pasticciare con i colori.
Questo è il suo secondo libro illustrato dopo il ricettario Tuscany to table, scritto a quattro mani con Valentina Gerini.

Alice nel paese delle meraviglie

di Lewis Carroll
illustrato da Simona Bulla
PubMe - Gli scrittori della porta accanto
Romanzo fantasy
ISBN 978-8833669694

Sinossi

Edizione integrale del romanzo di Lewis Carroll, nella traduzione rieditata di Silvio Spaventa Filippi (1914), con le suggestive illustrazioni di Simona Bulla.
È la storia di Alice, che cadde nella tana del Bianconiglio come se cadesse nel suo inconscio, scoprendo un mondo onirico fatto di strane creature, logica, giochi di parole, figure retoriche, proverbi e nonsense. Una favola per bambini ma anche un romanzo che ben rappresenta il rapporto conflittuale tra l’infanzia, fatta di fantasia e problemi quotidiani apparentemente banali, e l’età adulta, fatta di razionalità, stress e spesso rabbia.
Il punto d’incontro? La follia, il sogno, il sorriso effimero di un Ghignagatto.



ESTRATTI E RECENSIONI

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Ottobre al cinema: 5 film da non perdere

Ottobre al cinema: 5 film da non perdere

Ottobre al cinema: 5 film da non perdere

Cinema Di Stefania Bergo. Dopo la lunga chiusura, rientriamo nelle sale per goderci i film in prima visione. A ottobre, The last duel, il film storico di Ridley Scott, il ritorno di Pedro Almodóvar e il nuovo cartoon della Disney.

Finalmente di torna al cinema! I primi film dopo questa prolungata chiusura sono già nelle sale, come lo strepitoso, a detta di molti, Dune di Denis Villeneuve uscito il 16 settembre. Ma anche ottobre si preannuncia ricco di titoli da non perdere.

Il ritorno di Pedro Almodóvar e Ridley Scott.

Tornano al cinema due registi blasonati. Pedro Almodóvar riporta sugli schermi una storia tutta al femminile con Penélope Cruz, Madres paralelas, mentre Ridley Scott si cimenta con un film storico ispirato al romanzo omonimo di Eric Jager, The last duel, la storia dell'ultimo duello d'onore ufficiale, nel dicembre del 1386: uomini che giocano a carte con Dio e con la vita di una donna, comunque giudicata colpevole.

Due film italiani e il nuovo cartone animato della Disney.

Tra le pellicole nostrane, c'è attesa per il film di Stefano Mordini ispirato al romanzo Premio Strega 2016 La scuola cattolica, di Edoardo Albinati, e per il ritorno al cinema di Gabriele Mainetti, «il mago di Oz del cinema italiano», con Freaks Out, un film storico fantastico e originale, che mescola la magia del circo al dramma della seconda guerra mondiale.
Per i più piccoli, ma non solo, esce il nuovo film d'animazione della Disney, Ron - Un amico fuori programma.
Beh, che dire di più, come sempre: buona visione! Attendo i vostri feedback su questi cinque film: saranno davvero da non perdere?


LA SCUOLA CATTOLICA

LA SCUOLA CATTOLICA

In uscita il 7 ottobre
Drammatico, Italia 2021.
Regia di Stefano Mordini.
Con Benedetta Porcaroli, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Valentina Cervi, Corrado Invernizzi.
Stefano Mordini torna alla regia per portare sul grande schermo la storia tratta dall'omonimo romanzo di Edoardo Albinati, vincitore del Premio Strega 2016.
Che cosa sono stati gli anni Settanta in una certa città, un certo quartiere, una certa scuola? Stefano Mordini, con l’aiuto dei cosceneggiatori Massimo Gaudioso e Luca Infascelli, trasporta sullo schermo quel vulnus mai realmente rimarginato della storia italiana recente. L’abilità narrativa di Mordini, in termini strettamente cinematografici, è notevole: La scuola cattolica ricrea un mondo di cui alcuni di noi hanno ancora memoria in maniera del tutto credibile, descrivendo un humus socioculturale che non poteva che produrre una concezione distorta della morale e della virilità. La violenza era all’ordine del giorno e certe istituzioni, dietro la facciata perbenista di matrice religiosa, tolleravano un sistema gerarchico basato sulla sopraffazione, acconsentendo ad una visione elitaria funzionale alla crescita (anche urbanistica) delle scuole private, dove “tutto si sistema con una donazione”.


The Last Duel di Ridley Scott: adattamento del romanzo storico di Eric Jager, uomini che giocano a carte con Dio e con la vita di una donna, la storia vera di due scudieri del 're folle' che si affrontarono in duello a Parigi il 29 dicembre del 1386.

Drammatico, USA 2021.
Regia di Ridley Scott.
Con Matt Damon, Ben Affleck, Adam Driver, Jodie Comer, Harriet Walter.
Distribuzione Walt Disney.
In uscita il 14 ottobre

Jean de Carrouges e Jacques Le Gris sono eterni rivali. Scudieri normanni con alterne fortune, affrontano la vita come il campo di battaglia. Jean de Carrouges crede nella spada e nell'onore, Jacques Le Gris nell'astuzia e nella fedeltà a chi fa i suoi interessi. Se il primo è abile sul campo, il secondo è scaltro a corte dove si guadagna la simpatia e la protezione di Pierre d'Alençon, conte e cugino del re Carlo VI. Ma più della competizione per i feudi può la bellezza di Marguerite de Thibouville. Sposa con dote di de Carrouges, Marguerite diventa l'ossessione di Le Gris, che approfitta dell'assenza del rivale per rivelarle tutta la meschinità dei suoi sentimenti. Jacques abusa di Marguerite, che lo confessa al marito, che invoca il duello giudiziario. Nella giostra medioevale, due cavalieri si confronteranno, rimettendosi al giudizio di dio. A quello degli uomini si rimette invece il destino di Marguerite: se il marito perisse nel duello armato, lei verrà bruciata viva e spergiura.
L'ultimo film di Ridley Scott è opaco, un terreno limoso come i tempi in cui le leggi e la violenza degli uomini si abbattevano sulle donne e picchiavano forte. Più forte. Dimenticate l'eroe di nobile fattura che fu Russell Crowe nel Gladiatore, The Last Duel è un film di cavalieri senza 'cavalieri'. È una storia di altri tempi ma in risonanza coi nostri. Scott fa cadere gli scudi e dietro c'è soltanto la vanità degli uomini che giocano a carte con Dio e con la vita di una donna.
Recensione di Marzia Gandolfi su www.mymovies.it




RON - UN AMICO FUORI PROGRAMMA

RON
UN AMICO FUORI PROGRAMMA

In uscita il 21 ottobre
Animazione, USA 2021.
Regia di Jean-Philippe Vine, Sarah Smith.
Con Pasquale Petrolo, Thomas Barbusca, Jack Dylan Grazer, Bentley Kalu, Jean-Philippe Vine.
La divertente avventura d'animazione è una storia commovente ed esilarante sull'amicizia tra un ragazzo delle medie e il suo robot difettoso.
Il film racconta la storia di Barney, un impacciato studente delle medie e di Ron, il suo nuovo dispositivo che cammina, parla e si connette digitalmente e che dovrebbe essere il suo "migliore amico pronto all'uso". Nell'era dei social media, gli esilaranti malfunzionamenti di Ron lanciano i due in un viaggio ricco di azione in cui il ragazzo e il robot fanno i conti con la meravigliosa confusione della vera amicizia.

MADRES PARALELAS

MADRES PARALELAS

In uscita il 28 ottobre
Drammatico, Spagna 2021.
Regia di Pedro Almodóvar.
Con Penélope Cruz, Rossy De Palma, Aitana Sánchez-Gijón, Julieta Serrano, Milena Smit.
Penelope Cruz, Julieta Serrano e Rossy de Palma nel nuovo film tutto al femminile di Pedro Almodovar.
Con La voce umana, monologo di una donna respinta trasformato in una performance pop ed esplosiva, Pedro Almodóvar sperimentava il vuoto e svuotava la sua cassetta degli attrezzi. Un gesto liberatorio che gli permette oggi di ‘costruire’ altre cose, conservando tuttavia il suo universo, i suoi colori accesi, la pop art, gli affetti speciali. Si muove qui lungo la sutura di una transizione (politica) ambigua e di un Paese mai davvero ricomposto. Senza rinunciare all’empatia prodigata ai suoi personaggi, a interessargli visibilmente è la nativa Spagna, a cui torna come da un esilio e che filma non più come territorio mentale, un sogno che impasta coi colori materia proustiana, ma come terra da scavare (letteralmente), riesumando i fantasmi della Guerra Civile. Ritratto genetico di una nazione, Madres Paralelas è quello che Hollywood definisce, e mai definizione fu più luminosa, un movie motion pictures, immagini (emozionanti) in movimento. Una formula, magica e chimica, che Almodóvar applica per realizzare i suoi film più belli. Nel suo cinema tutto è movimento, a cominciare dalle emozioni, un’azione ‘di dentro’.

FREAKS OUT

FREAKS OUT

In uscita il 28 ottobre
Drammatico, Italia, Belgio 2021.
Regia di Gabriele Mainetti.
Con Claudio Santamaria, Aurora Giovinazzo, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini.
Davanti a Freaks Out, e dopo Lo chiamavano Jeeg Robot, non abbiamo più dubbi, Gabriele Mainetti è il mago di Oz del cinema italiano. Un uragano che ci solleva dalla monotonia della produzione nazionale per precipitarci nella terra dell’avventura, dove sopravvivono creature fantastiche in cerca del loro cuore o del loro coraggio per sconfiggere la paura e una strega, sempre crudele e ciarlatana. Mainetti realizza un film di super-eroi che non si prende mai gioco di loro, permette ai protagonisti di esistere realmente, non hanno bisogno di costumi (a parte quelli di scena), mescolandosi nella società come eroi quotidiani. Se Lo chiamavano Jeeg Robot giocava la carta deviante, intimista e minimalista, Freaks Out gioca quella spettacolare dentro ‘Roma città aperta’ dove immagina una Magnani invincibile che sopravvive al suo ‘Francesco’. Mainetti non copia gli americani ma applica la sensibilità (e la cultura) del vecchio continente al genere supereroico. Il risultato è un film storico fantastico e originale, una combinazione di malizia, emozione e umiltà.

Credits: www.mymovies.it



Stefania Bergo
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Recensione: L'ago e la spilla, di Yvonne Verdier

Recensione: L'ago e la spilla, di Yvonne Verdier

Recensione: L'ago e la spilla, di Yvonne Verdier

Libri Recensione di Federica Dotto. L'ago e la spilla. Le versioni dimenticate di Cappuccetto Rosso di Yvonne Verdier (EDB). Nelle versioni orali della favola, la conflittualità delle relazioni femminili nel momento della trasmissione delle facoltà genesiche.

La prima versione letteraria di Cappuccetto Rosso risale alla fine del Seicento e la dobbiamo a Charles Perrault. La tradizione orale della favola è però ben più antica e affonda le sue radici nella parte inconscia dell’umanità, in un buio forte e sanguigno.
Yvonne Verdier ci parla proprio delle versioni orali dimenticate e poi raccolte alla fine del XIX secolo nelle campagne francesi.
Risulta subito evidente come tanto la tradizione orale quanto quella letteraria avessero un intento educativo e nascessero dalle preoccupazioni che tenevano sveglia e tormentavano la società contadina. Tali ansie mal celavano la profonda paura del potere seducente della donna che si cercava di addomesticare, quasi ammansire con l’educazione. In fondo, lo stesso lupo potrebbe essere visto come un riflesso della fanciulla o, meglio, della tentazione che la sua stessa bellezza sprigiona.

Tuttavia, la favola di Perrault dei racconti popolari ignora due temi.

Il motivo del sentiero degli spilli e degli aghi, cioè il momento in cui il lupo impone alla bambina di scegliere tra la via degli aghi e quella degli spilli, e il motivo crudo e primitivo del pasto cannibalesco in cui Cappuccetto Rosso si ciba della carne e beve il sangue della nonna.
Lo spillo con cui si acconciavano tanto le vesti quanto le chiome, lo spillo che può pungere e far sanguinare, è un simbolo del menarca, della civetteria, del corteggiamento, dell’amore fatuo. È un chiaro richiamo all’universo erotico-sessuale.
L’ago, invece, ci ricorda il lavoro, la cura, la pazienza, il matrimonio; una dimensione completa e compiuta del percorso femminile.

Cappuccetto Rosso nei racconti della tradizione orale sceglie quasi sempre gli spilli.

La favola nella sua essenza è un’iniziazione, un inoltrarsi nel sentiero della femminilità per arrivare al compimento dell’intero percorso e diventare donna.
Incamminandosi, però, in questo territorio che comprende nell’ordine la pubertà, l’atto sessuale e la procreazione, la fanciulla elimina, soppianta la madre.
La bambina elimina un po’ sua madre già nel giorno della sua pubertà, la elimina un po’ di più nel giorno in cui sperimenta l’atto sessuale, e definitivamente se quest’ultimo è procreativo, in altri termini man mano che si affermano le sue funzioni procreative.
Yvonne Verdier, L'ago e la spilla. Le versioni dimenticate di Cappuccetto Rosso
In altre parole si nutre della parte femminile del suo universo familiare per allontanarsene per sempre, e ricrearne un altro. Questo è il significato del pasto sacrificale.

Dietro il personaggio della nonna chiaramente si nasconde la madre, proprio come nei camuffamenti facilmente svelabili che l’inconscio opera nel sogno.

Quello della bambina che Perrault battezza Cappuccetto Rosso è quindi un percorso fisico e psichico molto delicato, intricato come la foresta che deve attraversare, duro come il vestito o gli zoccoli di ferro che in alcune versioni sono i suoi abiti, che per l’autrice simboleggiano la corazza protettiva dell’infanzia innocente. Corazza di cui la bimba stessa si libera per poter intraprendere il viaggio nella foresta.
In tutto questo c’è anche il gioco del lupo che si maschera e si confonde nei volti delle protagoniste.

Il mostro, infatti, è la stessa Cappuccetto Rosso che si ciba della carne e del sangue della nonna-madre, ma è anche la donna anziana che la vecchiaia ha reso invidiosa di quella giovane, tanto da volerla divorare.

Ancora: il lupo è la parte malvagia, o meglio, la forza più selvatica e cruda che governa le relazioni umane e che qui, pur giocando, pur mascherandosi, mostra in uno specchio rivelatore il destino e la natura della bambina, e di tutte le donne.
Per la bambina il lupo è il suo nemico rivelatore, quello che le mostra la sua vera natura, il suo destino di donna… Destino tutto impregnato del suo stile e svelato in tutta la sua crudezza, che trasforma le donne in rivali fra loro, spingendole a divorarsi a vicenda e gettandole ineluttabilmente nella gola del lupo.
Yvonne Verdier, L'ago e la spilla. Le versioni dimenticate di Cappuccetto Rosso

L’ago e la spilla ci spiegano dunque come nelle versioni (dimenticate) orali della favola si ponga l’accento sull’enorme conflittualità delle relazioni femminili.

Conflittualità che accompagna il momento in cui si verifica questo passaggio di testimone, la trasmissione delle facoltà genesiche. Tutto ciò tace in Perrault.
Lo spostamento dell’attenzione dai personaggi nonna-nipote al lupo-bambina è segno del cambiamento che già alla fine del Seicento operava nella società. Si comincerebbero così a negare i grandi poteri e misteri del corpo femminile, celebrati nelle vecchie società contadine? Questo si domanda Yvonne Verdier nell’ultimo capitolo, prima di dar voce ad alcune versioni della tradizione orale, insieme ai due più celebri racconti di Perrault e dei fratelli Grimm.


L'ago e la spilla
Le versioni dimenticate di Cappuccetto Rosso

di Yvonne Verdier
EDB
Saggio
ISBN 978-8810558362
Cartaceo 9,50€
Ebook 6,99€

Sinossi 

La favola di Cappuccetto rosso, una tra le più celebri del mondo, è giunta a noi in due versioni: quella seicentesca di Perrault, dove il lupo divora la bambina, e quella ottocentesca dei fratelli Grimm, dove un cacciatore apre la pancia della bestia e ne fa uscire nonna e nipotina sane e salve. La tradizione letteraria ha tuttavia completamente ignorato i temi che appartengono alle versioni popolari e orali della storia, che qui vengono proposte e commentate. Una delle varianti rimaste in ombra riguarda la domanda che il lupo rivolge alla bambina: "Dimmi, Cappuccetto, quale strada prenderai: quella degli aghi o quella delle spille?", indicando con la prima il lavoro di cucito e di ricamo e con la seconda la cura in funzione del corteggiamento. I due oggetti, entrambi puntuti e pronti a ferire, rinviano al sangue e alla pubertà femminile, oltre che alla contrapposizione tra seduzione e cura domestica, tra giovani ragazze e donne mature. Un elemento presente in tutte le versioni orali riguarda proprio la contrapposizione generazionale, che porta inconsapevolmente Cappuccetto rosso a mangiare un pezzo della nonna, vero e proprio "pasto sacrificale" in cui la giovane incorpora la vecchia. In questa prospettiva, la favola tratteggia un percorso iniziatico tutto femminile, legato ai temi e ai riti della crescita, alla capacità di fare figli e alle tecniche - cucire e sedurre -che consentono di addomesticare la società tradizionale e maschile. Prefazione di Augusto Palmonari.


© Federica Dotto
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Il sussurro del lago, un thriller di Loriana Lucciarini

Il sussurro del lago, un thriller di Loriana Lucciarini

Il sussurro del lago, un thriller di Loriana Lucciarini

Libri Comunicato stampa. Il sussurro del lago (Amazon Kdp), un romanzo di Loriana Lucciarini. Un thriller psicologico ambientato nella Tuscia viterbese.

Riva Azzurra era immersa in un’inquietante calma. Nel buio, la luce della luna si rifletteva sulle acque ferme del Lago di Vico.
La temperatura era scesa e dalla riva saliva una nebbia che scoloriva le sagome degli alberi dell’adiacente faggeta. Poco distante, il circolo velico aveva acceso le luci, che apparivano come macchie confuse tra i banchi di nebbia.
Aveva chiesto di poter vedere il luogo dove Chiara era stata ritrovata e la giornalista le aveva dato appuntamento proprio lì, mandandole la posizione gps per permetterle di raggiungere la zona con un taxi. Lei si era mossa in anticipo, voleva farsi un’idea del posto.
Un luogo suggestivo, rifletté camminando su un letto di aghi di pino intrisi d’acqua. Con la torcia del cellulare fece luce per illuminare il percorso davanti a sé. La pioggia dei giorni precedenti aveva reso il terreno melmoso, Anna si sporcò gli stivali. Isolato e umido, decretò.
Chiuse gli occhi e s’immerse nel silenzio. L’aria era pesante e satura di brina, tutto era fermo. Si sentiva solo il lieve sciabordio dell’acqua arrivare da riva.
Sfilò dalla tasca il ritaglio dell’articolo di giornale relativo al ritrovamento del corpo e lo rilesse per memorizzare le informazioni.
Perché Chiara, ipotizzando che fosse seguita sul serio da qualcuno che voleva farle del male, aveva scelto quel luogo così fuori mano? Lei era nata in quella zona e la conosceva bene, perché allora dirigersi dove sapeva non avrebbe trovato aiuto e soccorsi?
Vista l’ubicazione del luogo diventava dunque probabile l’ipotesi investigativa che aveva chiuso il caso come suicidio, anche se lei l’aveva scartata fin dall’inizio.
Rabbrividì al pensiero che Chiara avesse scelto di entrare in acqua in una notte d’autunno, quando il freddo si faceva pungente e l’umidità abbassava le temperature di molto rispetto a quelle del giorno. Ciò le sembrò davvero troppo assurdo.
Quale delle due allora?
Anna lasciò scegliere all’istinto lo scenario in cui muoversi e la immaginò da sola, aggirarsi sulla riva, al buio. Si guardò intorno come se fosse nella testa di Chiara e la radura non le parve rassicurante: le cime degli alberi chiudevano il cielo, incombenti, il lago era uno specchio nero inquietante e il freddo spezzava il respiro. Confusa nella nebbia s’intravedeva la sagoma del Monte Venere che appariva e spariva dando l’illusione che tutto fosse in movimento, una sensazione d’irrealtà straniante.
La sua attenzione venne catturata dal terreno ghiaioso al limitare dell’acqua. Si mosse di qualche passo, poi si fermò a osservare la punta degli stivali lambire l’acqua. Anche Chiara parlava di passi, nel suo messaggio. Quanti erano di preciso, e che significato avevano?
Dalla borsa prese la cartolina e, facendosi luce con il cellulare, la rilesse. “E anche se non è la Foresta nera ma l’Italia, più di diciannovemilaseicentocinquantasette saranno i passi che dovrò fare”, così aveva scritto.
Loriana Lucciarini, Il sussurro del lago


Il sussurro del lago

di Loriana Lucciarini
Amazon Kdp
Thriller
ISBN 979-8703742402
Cartaceo 15,00€
Ebook 2,99€

Sinossi

«L'oscurità dilaga ma io ho lasciato accese piccole fiammelle. Se andrai nel bosco e le seguirai ti porteranno da me. Come le molliche di pane, come il canto delle sirene. Come il flauto di Pan, come il profumo di marzapane. Come le campane della domenica, come le lettere d'amore nascoste nei libri. Come i dettagli inaspettati che fanno la differenza. Ti ho lasciato segnali, molliche, sussurri, suoni, canzoni, aromi, dettagli e ricordi, tutti per te. Se andrai nel bosco ti porteranno da me.»

Il corpo di Chiara Roberti, figlia di un noto imprenditore della zona, viene ritrovato impigliato fra il canneto e la riva del Lago di Vico, a Viterbo. La ragazza, fuggita da casa giorni prima, era sotto cura psichiatrica e gli inquirenti archiviano il caso come suicidio. Eppure questa storia è destinata a non chiudersi perché, due anni dopo, quando la criminologa Anna Lorenzi torna in Italia, nella posta in giacenza trova una cartolina proprio di Chiara. Il messaggio è criptico e apre scenari diversi e inquietanti. Così Anna, spinta dalla necessità di far luce sulla sorte della sua allieva, indagherà per riaprire il caso, aiutata dalla giornalista Vanessa Sardo, che fin dall’inizio ne ha seguito le vicende. Riusciranno le due donne - testarde, intuitive e determinate - a decifrare il mistero legato alle ombre e ai segreti che Chiara Roberti si è portata con sé, nel fondo delle chete acque del lago?


Loriana Lucciarini


Romana, vive in provincia di Viterbo. Appassionata lettrice fin da piccola, è affascinata dalla magia racchiusa nei libri e dall’idea di generare emozioni con le parole; ciò la spinge verso la scrittura, tanto che a dodici anni compone il suo primo romanzo per poi continuare con trame per fumetti, sceneggiature teatrali e poesie. Si definisce “Narratrice di storie di carta e inchiostro” e spazia tra romance, fantasy, favole, approfondimento sociale, mainstream, poesia.
Curatrice di progetti solidali, scrive per le testate web de Gli Scrittori della porta accanto, Letteratura e cultura al femminile, Protagonista donna.
Negli anni ha pubblicato i seguenti titoli: Il cielo d'Inghilterra (2015, Arpeggio Libero), Si può volare senza ali (2015, Arpeggio Libero), Una fantastica caccia al tesoro (2016, Arpeggio Libero), Quattro petali rossi, frammenti di storie spezzate (2016, Arpeggio Libero), Una felicità leggera leggera (2017, Le Mezzelane), Ritrovarsi (2018, Le Mezzelane), Racconti di stelle al bar Zodiak (2019, Le Mezzelane, scritto con Maria Sabina Coluccia), L'amore tantrico è un piatto vegano, ma in crociera no! (2019, Le Mezzelane, ideato con Maria Sabina Coluccia), Doppio carico, storia di operaie (2019, Villaggio Maori), Ghimely e lo specchio d'Altrove (2019, La strada per Babilonia, scritto con Sabrina Cau), Un lungo ritorno (2020, Le Mezzelane, scritto con Laura Bassutti), I custodi di Heloyin e l'ultima progenie (2020, DelosDigital), Il Tao racconta (2020, Arpeggio Libero, scritto con Maria Sabina Coluccia), Quattro giorni in Questura (2020, Amazon Kdp, scritto con Vito Introna). Il Sussurro del Lago, un thriller psicologico, è il suo ultimo romanzo.
È inoltre presente in varie antologie di narrativa e di versi poetici. Con gli ultimi lavori, vira verso il giallo e il thriller.
Per la collana Gli Scrittori della porta accanto ha pubblicato I legami sottili dell'anima (2019) e Sotto le nuvole (2020).
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Matteo Carecci presenta: Battiti: Radio 100 bpm

Matteo Carecci presenta: Battiti: Radio 100 bpm

Matteo Carecci presenta: Battiti: Radio 100 bpm

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Matteo Carecci presenta Battiti: Radio 100 bpm (Pubme - Collana Gli Scrittori della porta accanto): «Una radio sintonizzata sui battiti del nostro cuore».

Matteo Carecci, ventitré anni, nato in provincia di Lecce, si definisce solo un ragazzino con delle idee. La sua più grande passione è la scrittura. Dice di sé che i giorni grigi lo hanno caratterizzato più di quelli soleggiati, e negli stessi ha saputo riconoscersi e migliorarsi.
A 19 anni pubblica il suo primo romanzo Andrà tutto bene (2017). Segue Il Profumo delle mattine di maggio (2018) e Non spegnermi (2019). In quest’ultimo anno si sta affermando sempre più sul social network Instagram con la sua pagina Disegno Parole, creando con i suoi followers uno scambio di pensieri ed idee.


Battiti
Radio 100bpm

di Matteo Carecci
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa | Poesia
ISBN 978-8833669274
cartaceo 12,00€
ebook 2,99€
Tazza letteraria 8,00€

Sinossi

Vi immaginate quanto sarebbe bello se esistesse una radio sintonizzata direttamente sui battiti del nostro cuore? E se ci fosse anche uno speaker pronto a dirci proprio quello che avremmo bisogno di sentire? Aggiungeteci un po’ di musica, qualche pensiero, della poesia e boom! Sarebbe perfetto.
Ecco, ora tutto questo esiste.
Questa è Radio 100 bpm, non importa con chi siate, dove, cosa stiate facendo o l’umore che abbiate, l’importante è che il vostro cuore abbia sempre un motivo valido per continuare a battere forte, all’infinito, 100 bpm di emozioni: va tutto ok, stendetevi, mettete la vostra canzone preferita e via così, verso quel mondo che desiderate.
Questa è Radio 100 bpm, ogni giorno alla ricerca di qualcosa che sappia farci battere forte il cuore.


L'autore racconta



Matteo Carecci, benvenuto sul blog Gli scrittori della porta accanto. Oggi ci presenti il tuo libro d'esordio: come è nata l’esigenza di scrivere Battiti. Radio 100 BPM?

Sai che non lo so? È davvero strano, perché pensandoci potrei trovare molte risposte a questa domanda. Molto spesso la mia esigenza a priori è scrivere, non importa se parliamo di un libro, di una poesia, di un testo. Per me scrivere è anche rispondere a questa domanda! Potrei scrivere anche sui muri o per terra per rendere l’idea. La mia esigenza è scrivere perché è l’unico modo che conosco per lasciarmi andare. Battiti Radio 100 BPM invece è nato in un modo molto particolare, ad aver bisogno di questo libro ero io, nel senso ho cercato di creare qualcosa che avrei voluto leggere io o qualcosa che avrei voluto mi accompagnasse durante quei giorni difficili che abbiamo passato durante il lockdown. E la cosa particolare è proprio questa, perché solitamente leggi qualcosa e pensi “diamine, perché non l’ho scritta io questa cosa?”. Con questo libro è il contrario. Ma probabilmente è un passo in avanti che dovevo fare e ancora non lo so.

Ti va di spiegarci il titolo? Cosa intendi per "battiti" e cosa sono i "100 BPM"?

Per 100 bpm intendo una cosa molto semplice in realtà. È la frequenza esatta da seguire, quella in cui lasciarsi andare, l’onda perfetta da cavalcare, la giusta messa a fuoco, il momento esatto. È la frequenza vicinissima alla tachicardia, è la frequenza viva. È rumore, è amore, è scoppiettante, è relax, è fischiettare, è solitudine ma felicità e potrei continuare per ore a fare esempi. 100 bpm è il mood che spero di arrivare a provare un giorno.
I battiti invece appunto sono l’accompagnamento, ciò che permette la perfetta riuscita di questa frequenza. E anche per questa parola ci sono molti significati, perché possiamo intendere i battiti del cuore come quelli della musica e arriva fino a quelli delle emozioni o delle paure. Lo slogan che recitavo nella mia testa mentre scrivevo il libro pronunciava “questa è radio 100 bpm: ogni giorno alla ricerca di qualcosa che ci faccia battere sempre di più il cuore”. Mi gasava un sacco.

Il tuo libro è particolare, si apre con una buona dose di ironia e assume le sembianze di bugiardino. Che principi attivi contiene e che patologie cura?

Avrebbe potuto tranquillamente contenere i principi attivi del farmaco al quale mi sono ispirato perché inizialmente pensavo di star facendo da un lato qualcosa senza un senso, e dall’altro qualcosa di davvero difficile. Proprio per questo è l’ultima cosa che ho scritto nel libro. I principi attivi sono davvero tanti anche se nel bugiardino ne sono specificati solo tre, ma questi son segreti che non si rivelano, ho cercato di metterne il più possibile perché appunto non essendo scientificamente non sapevo fin dovevo potevo spingermi, quindi quale patologie avrei potuto curare e quale no. Da medico curante del libro sono convinto che il miglior male che possa curare è sicuramente la solitudine, per poi variare in altri aspetti insomma tipo la nostalgia, una tristezza generale, un mal d’amore ma anche qualche paura particolare.

La copertina è molto accattivante, racchiude in sé l’essenza del libro. Spieghi ai nostri lettori cosa rappresenta?

Credo fortemente che il titolo del libro senza questa copertina non sarebbe completo. Quest’immagine è la foto di quelle parole, il disegno di ciò che avrei voluto dire, cioè è proprio quello che intende il mio nick, disegnoparole, ok sto ridendo.
Riprendo la domanda dicendoti che molte volte il cuore ha bisogno di ascoltare il mondo esterno per battere sempre più forte, ma altrettante volte siamo noi a dover ascoltare lui per aiutarlo a non fermarsi mai e per far sentire più vivi sia noi che lui. Un paio di cuffie astrattamente mi sembra il metodo di comunicazione perfetto.

Si potrebbe definire un libro musicale, equiparabile a una raccolta di poesie. Perché si dovrebbe leggere questo libro di Matteo Carecci?

Non chiedetelo allo scrittore. Non sono mai bravo a parlare dei miei libri, soprattutto a consigliarli. Però penso a quanto sia innovativo e a quanto mi gasi questo fatto. Sapere di aver scritto qualcosa di davvero mio, qualcosa di nuovo, di aver quasi creato qualcosa da zero mi rende soddisfatto. Quindi credo per questo, questo libro si dovrebbe leggere per curiosità. Proprio per dire “vediamo che ha fatto sto stronzo”.
E poi semplicemente credo sia non un viaggio in prima classe insomma, facciamo un economy, ma comunque un viaggio che andrebbe fatto. Leggerlo potrebbe smuovere qualcosina dentro, questa è una cosa che in realtà si potrebbe pensare di ogni libro, ed io voglio pensarlo anche del mio.

Quindi chi è o chi sono i protagonisti del tuo libro, si può affermare che sia la radio? La musica?

I veri protagonisti del libro sono la radio, le poesie e le sensazioni. La musica crea l’atmosfera. In ogni caso una cosa non funzionerebbe senza l’altra. Si appartengono ed è giusto che sia così.

Hai voglia di metterti in gioco impegnandoti personalmente nelle presentazioni dei tuoi libri e incontrare il pubblico di lettori (restrizioni covid permettendo), o preferisci il web?

Dal vivo sono una persona molto timida, soprattutto quando si parla della mia scrittura, evito sempre di farlo se non sono con persone con le quali sono davvero a mio agio, mentre dietro uno schermo riesco ad essere molto più spigliato e ironico. In ogni caso mi piacerebbe in entrambi i casi. È sempre bello confrontarsi e conoscersi.

E noi ti auguriamo tanti eventi dedicati al tuo libro, sia dal vivo che via web. Ringraziamo Matteo Carecci per essere stato con noi. In bocca al lupo per Battiti: Radio 100 bpm e per i progetti futuri!

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
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Recensione: L'editore Cesare Pavese, di Gian Carlo Ferretti

Recensione: L'editore Cesare Pavese, di Gian Carlo Ferretti

Recensione: L'editore Cesare Pavese, di Gian Carlo Ferretti

Libri Recensione di Davide Dotto. L'editore Cesare Pavese di Gian Carlo Ferretti (Einaudi). Il ritratto completo di una figura versatile, complessa e delicata del Novecento.

Cesare Pavese è ingaggiato dall’Einaudi nella primavera del 1938. È un periodo critico: si è in pieno Ventennio fascista, vi sono le ritorsioni del regime, perquisizioni, arresti, censure e autocensure. Quindi le crisi ricorrenti, le difficoltà di onorare debiti e stipendi. Ma talmente robusta è l’appartenenza alla casa editrice che non manca la tempra per tirare avanti.
Può parlarsi di un’identità einaudiana alla quale Pavese dà il proprio contributo, cominciata con il padre dell’editore, Luigi, economista e poi Presidente della Repubblica, il pensiero di Benedetto Croce, di Gobetti e Gramsci.

Cesare Pavese è una voce che si fa sentire, diviene a poco a poco insostituibile, parte attiva del direttorio che tra i suoi membri conta Leone Ginzburg, Carlo Mascetta, Mario Alicata, Giaime Pintor.

Tra i redattori e consulenti vi sono Noberto Bobbio, il giovane Italo Calvino, Natalia Ginzburg.
Il Cesare Pavese editore  svolge molto del lavoro preliminare, lasciando che gli altri ne dibattano e ne traggano le conclusioni.
La mole di lavoro è impressionante. Spazia tra le incombenze redazionali e quelle promozionali. Il seguente elenco tratto da una lettera dell’editore, seppur dettagliato, non pare esaustivo:
a) traduzione dall’inglese di circa 2000 pagine all’anno formato «Saggi» […]
b ) revisione dei manoscritti e delle bozze di traduzioni altrui dall’inglese;
c) revisione di bozze di libri di carattere storico-letterario […]
d) esame di opere anche inedite, sia italiane che straniere per le quali venga ritenuto utile un tuo giudizio, magari con relazioni scritte su di esse;
e) lavori vari saltuari di redazione e revisione della corrispondenza inglese […]
Ai lavori relativi ai punti a) b) d) e) ti abbiamo già sottoposto con esito felice. Gian Carlo Ferretti, L'editore Cesare Pavese

Non si tratta di un lavoro puramente impiegatizio, ma di vera e propria co-edizione. Un’opera viene giudicata a trecentosessanta gradi, valutandone il valore e la probabile accoglienza del mercato.

Un testo buono ma non vendibile potrà essere messo da parte. Un testo per il quale sorgono perplessità, se avrà successo di pubblico, potrà essere dato alle stampe.
A tutto ciò si aggiunge la vasta produzione letteraria, che altrove non si sarebbe avuta: possibile per talento, per il clima cameratesco della cerchia eletta cui Pavese sente di appartenere. Un terreno più che fertile per la giusta semenza, fatto di circostanze favorevoli e sfavorevoli che permettono a Pavese di esorcizzare i suoi fantasmi, «una strenua difesa dalla disperazione e dalla morte». Di fatto un’àncora di salvezza contro un’irresistibile vena autodistruttiva, una resistenza portata all’estremo limite. Un'attività, insomma, caratterizzata da un potente istinto, da tentativi e qualche errore, tesa a non rincorrere le ideologie del momento o le scuole di pensiero.
Vi sono scelte felici e qualche volta infelici (quando rifiutò il manoscritto di Se questo è un uomo di Primo Levi, probabilmente senza leggerlo, infastidito dalla massa inusitata di narrativa memorialistica del dopoguerra). Non è mai un iniziare daccapo, ma un muoversi nella direzione da tempo stabilita. Quella per esempio di costruire con cura un modello di lettore: colto ma non specialistico.

Pavese convoglia i suoi interessi verso un unico centro (la collana viola): quello eroico dei primi popoli, dedicato all'etnologia.

Da qui la (ri)scoperta del mito e la (ri)lettura di Il ramo d’oro di James George Frazer, la cura e la pubblicazione di opere quali Origini e forme del mito, Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, l’interesse per Le radici storiche dei racconti di fate di Vladimir Jakovlevič Propp, fino ai propri Dialoghi con Leucò.
In ogni caso Cesare Pavese si stacca dal dibattito contemporaneo, anteponendo a esso il richiamo del mondo classico. Esecra le conferenze. L’assegnazione di premi letterari provoca sofferenza. Lo Strega vinto nel 1950 con La bella estate, è il colpo di grazia di una crisi giunta all’acme.

Sul modo di approcciarsi alle opere di un autore vi sono diverse posizioni.

Un'opera letteraria dovrebbe parlare per sé, senza la necessità di indagare sulla biografia e sui trascorsi del suo artefice.
L'interpretazione del testo stesso predilige la ricerca della intentio operis mettendo momentaneamente a tacere la intentio auctoris. Tale preoccupazione ha la sua giustificazione qualora si tratti di sondare mondi separati, quando la biografia non rispecchia l'universo letterario o addirittura lo smentisce. Non è il caso di Pavese, anzi. La Einaudi ha rappresentato una preziosa officina da cui ha ottenuto gli strumenti della sua arte trasfusa, in un ricambio incessante, nell'attività editoriale.
L'indagine di Gian Carlo Ferretti ci fornisce un ritratto completo di una figura versatile, complessa e delicata della letteratura del Novecento.


L'editore Cesare Pavese

di Gian Carlo Ferretti
Einaudi
Saggio
ISBN 978-8806221072
Cartaceo 20,90€
Ebook 10,99€

Sinossi 

Redattore, direttore editoriale, direttore di collana, voce nel coro del «mercoledí», editore di se stesso, oltre che autore e traduttore e curatore in proprio, Cesare Pavese è una personalità di primissimo piano in Casa Einaudi, e uno dei maggiori letterati editori del Novecento italiano. Di lui questo saggio di Gian Carlo Ferretti traccia per la prima volta un ritratto organico e completo, con passione, vivacità e rigore, e con un'ampia consultazione di carte inedite. Ne scaturisce una figura originale di editore, intellettuale coltissimo e epistolografo d'eccezione, sempre attento alle esigenze del lettore, capace di dare un contributo fondamentale alla strategia di Giulio Einaudi, di muoversi tra sapienti mediazioni e forti tensioni all'interno della «concordia discorde» degli einaudiani, e capace altresí di realizzare nella sua collana viola (tra collaborazione e dissenso con Ernesto de Martino) una tendenza che interagisce intimamente con la sua poetica del mito. Una tendenza controcorrente nella cultura contemporanea. Questo ritratto finisce per diventare anche uno spaccato della casa editrice Einaudi, ricco di episodi significativi e di aneddoti curiosi, e di protagonisti indimenticabili: da Leone e Natalia Ginzburg a Giaime Pintor, da Felice Balbo a Massimo Mila, dal grande rivale Elio Vittorini a Italo Calvino a tanti altri. Ma questa è anche la storia di un suicidio a lungo protratto, attraverso il travaglio creativo, la contraddittorietà politica e la disperazione amorosa: una spinta autodistruttiva dalla quale Pavese riesce a difendersi con il suo infaticabile lavoro, tra ruvidezza, ironia e dedizione, fino al gesto estremo.
Davide-Dotto

Davide Dotto
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