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Essere mamma ai tempi di Instagram e TikTok

Essere mamma ai tempi di Instagram e TikTok

Essere mamma ai tempi di Instagram e TikTok

Lifestyle Di Valentina Gerini. Essere mamma nel 2020, al tempo di Instagram, Facebook e TikTok.

Sono una mamma e il mio ruolo oggi è molto diverso da quello di mia madre. Innanzi tutto oggi siamo mamme social, pubblichiamo (quasi tutte) la nascita del nostro pargolo e documentiamo la sua crescita fino all'età adolescenziale. Primo ruttino, foto della mano, un piedino, la bilancia che sale di peso, poi la prima pappa, i primi passi, e la prima volta seduto sul carrello della spesa, al mare Guarda come gioca con l'acqua, non ha paura, è tutto sua madre!, e poi il primo giorno di materna, le elementari, i compiti, la gita, le vacanze in famiglia, le medie... arrivati alle medie, periodo in cui, volenti o nolenti, i figli iniziano a chiedere (se non lo abbiamo concesso prima) uno smartphone, iniziano anche i primi battibecchi. Questa foto no, mamma, che ci sono preso male, non mi taggare per favore, non rispondere ai commenti dei miei amici... Insomma oggi, ai tempi di Facebook e, soprattutto, di Instagram, noi mamme siamo quelle che prima creano un album della vita dei figli in rete (in barba a tutte le violazioni di privacy possibili e immaginabili) e successivamente diventiamo spettatrici mute della loro crescita ed evoluzione virtuale.
Tutta questa esibizione, la mancanza di privacy, il fatto che tutti sanno dove stai o cosa fai, non spaventa i ragazzi. Perché loro sono nati e cresciuti nell'era dei social network. E sanno anche come escluderti dalle loro vite virtuali: ti tolgono la possibilità di vedere le storie, oppure ti oscurano un post, così tutti lo possono vedere tranne te. E ci dobbiamo arrabbiare? Alla fine è come quando noi escludevamo le nostre madri dai diari segreti, chiudendo lucchetti o scrivendo messaggi in codice...

Ma ora gli album di foto in Facebook e le storie su Instagram pare siano superate. È arrivato TikTok, cari genitori. 

Quando l'ho sentito nominare per la prima volta pensavo fosse una bevanda, tipo la Coca-Cola. Un TikTok, per favore, con ghiaccio, grazie. E invece no, si tratta dell'ennesimo social, dove anziché lunghi post o status (Facebook) o foto (Instagram) o brevissimi tweet (Twitter) o mini-video con orecchie da coniglio (Snapchat), si condividono brevissimi video. Non ci ho ancora capito nulla, lo ammetto, e questa mia mancanza mi priva della possibilità di comprendere i millennials che lo utilizzano.
Insomma non è facile essere mamma nell'era dei social network, ammettiamolo. Conciliare la propria vita social di donna con quella social di madre e stare al passo coi tempi richiede un grande sforzo... Ragazzi, è un lavorone! Che i figli, poi, possono trovare le nostre vecchie foto, immagini che ci ritraggono quando loro erano nelle palle di un destino ancora non scritto, e dire: Oh, mamma, però dici sempre che non si fuma e guardati qui con una bella sigaretta in bocca... ma è solo una sigaretta?! oppure Ah però! Che bella forma che avevi qui... quanto avevi bevuto? E i nostri insegnamenti, i nostri No!, i nostri Questo non si fa, sembreranno tutto fumo e niente arrosto ai loro occhi.

Credits: Your Best Digs
Valentina Gerini

Valentina Gerini
Amo viaggiare e dal 2008 sono assistente turistica, concierge e tour leader. Ho vissuto e lavorato all’estero, dove ho aperto la mente e il cuore. Ho una figlia e la porto in viaggio ogni volta che posso. Leggere e scrivere sono due mie grandi passioni. E siccome una ne penso e cento ne faccio, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Ponsacco-Los Angeles. Sulle tracce di Bruce Springsteen, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto.
Storie di una assistente turistica, PubMe - Collana Gli scrittori della porta accanto.
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Recensione: Nel mare ci sono i coccodrilli, di Fabio Geda

Recensione: Nel mare ci sono i coccodrilli, di Fabio Geda

Recensione: Nel mare ci sono i coccodrilli, di Fabio Geda

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda (Baldini+Castoldi). Come può sopravvivere un bambino a una traversata di anni tra l'Afghanistan e l'Italia?

Enaiatollah Akbari ha circa dieci anni quando sua madre lo accompagna in Pakistan e lì lo abbandona. Il suo è un atto d'amore: loro appartengono all'etnia degli Hazara, con tratti somatici quasi orientali, che in Afghanistan non hanno vita semplice e sono perseguitati dai talebani.
Una nota sui talebani. I talebani, come spiegato anche nel libro, non sono un popolo, non si identificano con un'etnia. I talebani nascono come un gruppo politico-militare nato per la difesa dell'Afghanistan, che si è fatto portavoce dell'ideale politico religioso dell'Islam. Di fatto, sono dei fondamentalisti. Gli aderenti però appartengono a numerose e variegate etnie.
Torniamo al racconto.

Il padre di Enaiatollah (Enaiat per gli amici), è già stato ucciso e anche il ragazzo rischia la vita. Sua madre non ha altro modo per difenderlo che farlo espatriare. 

Ciò che Enaiat non sa è che la madre non rimarrà con lui in Pakistan, ma tornerà in Afghanistan dai suoi fratelli minori. Una sera, nel metterlo a letto, lei gli farà tre raccomandazioni: non rubare, non drogarti, non usare armi. E il mattino dopo Enaiat si sveglierà da solo.
Io non voglio nemmeno pensare a come deve essersi sentita quella madre quando quel mattino avrà raccolto i suoi poveri averi e sarà uscita con movimenti felpati per non incrinare il sonno e la fiducia del suo bambino. La sola idea mi rompe il cuore. Io che ho già il magone se devo lasciare i miei figli per un giorno e uscire di casa presto senza poterli salutare come si deve.
Di certo Enaiat deve fare i conti con una decisione non semplice e a quel punto inizia la sua avventura.

Come può sopravvivere un bambino profugo e clandestino in un paese straniero?

È di questi giorni la tragica, straziante notizia del ragazzino di quattordici anni, Ani Guibahi Laurent Barthélémy, trovato morto (assiderato) in un carrello di un aereo Air France proveniente dalla Costa D'Avorio.
A volte i tentativi di fuga finiscono molto male, la disperazione fa compiere scelte talmente estreme da diventare suicide.
A volte invece gli eventi fortuiti si inanellano uno dietro l'altro in modo da condurre al lieto fine, come nel caso di Enaiatollah.

Ci vuole la concomitanza di alcuni fattori.

La gentilezza, l'educazione, che gli fa subito trovare il modo di mangiare e mettere da parte qualche soldo in Pakistan.
La resistenza fisica, che lo fa sopravvivere a una estenuante traversata in montagna verso la Turchia. O a un viaggio di tre giorni nel doppio fondo di un camion, in cui molti altri perderanno la vita.
La fortuna di non essere sbalzato fuori dal gommone che lo porta dalla Turchia alla Grecia – sorte toccata invece a un suo amico.
Ancora la fortuna di aver trovato sempre dei trafficanti tutto sommato onesti, dei datori di lavoro che non hanno mai approfittato di lui, degli adulti che non ne hanno abusato sessualmente.
Il destino favorevole di aver incontrato degli angeli, delle persone disposte ad aiutarlo in alcuni momenti cruciali.
L'intelligenza di saper fare la mossa giusta al momento giusto per non cacciarsi nei guai. O di iniziare le scuole superiori in Italia senza aver mai studiato prima.
Un ottimo istinto di autoconservazione.

E ancora l'educazione, il viso pulito, che hanno indotto gli estranei a fidarsi di lui e trattarlo con rispetto.

La storia, vera e incredibile di Enaiatollah Akbari meritava di essere conosciuta. Un concatenarsi di eventi improbabili che sono diventati un libro, scritto – magnificamente – da Fabio Geda e pubblicato nel 2010.
Enaiatollah, che oggi ha circa trent'anni, alla fine del suo viaggio è approdato a Torino, dove aveva un conoscente, ed è stato affidato a una famiglia. In seguito si è laureato in Scienze Politiche.
È curioso come una serie di circostanze aleatorie abbia portato un ragazzo afgano a diventare un mio compaesano. Ma mi lusinga che una persona come lui abbia scelto finora di restare nella mia nazione.

Nel mare ci sono i coccodrilli

di Fabio Geda
Baldini+Castoldi
Non-fiction | Biografico
ISBN 978-8893880107
Ebook 6,99€
Cartaceo 10,20€

Sinossi

Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l'incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la Grecia. Un'odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l'ironia né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso. Enaiatollah ha infine trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età.Questa è la sua storia.

Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
Ovunque per te, PubMe.
Claire nella tempesta, Leucotea.
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Bali on the road, racconto di Luigi Lazzaroni

Bali on the road, racconto di Luigi Lazzaroni

Bali on the road, racconto di Luigi Lazzaroni

Inediti d'autore Racconto di Luigi Lazzaroni. Una Bali on the road, un botta e risposta serrato tra due viaggiatori e il loro autista indonesiano, per scoprire usanze e tradizioni.

Lui è Wayan. Io sono io. Lei è mia moglie.
Wayan è l’autista/accompagnatore, io sono seduto al suo fianco per fargli compagnia, mia moglie è dietro e si sente emarginata. Sulla strada che da Sidemen porta al tempio madre di Besakih, il tempio più importante di Bali. La conversazione si svolge in balinglese infiorato da neologismi briantei.
Io, per attaccare bottone: «Bella la tua macchina, è nuova?» (è una Toyota Avanza, sono tutte Toyota Avanza a Bali, il finestrino lato passeggero non funziona e la tendina parasole è bloccata col nastro adesivo).
Wayan: «No, non è mia, è di mio fratello, me la presta quando devo accompagnare qualche turista, in realtà è della banca, i soldi che guadagno vanno un po’ a me, un po’ a mio fratello e il resto alla banca».
Lei: «Chiedigli quanti fratelli ha». Io: «Quanti fratelli hai?» Wayan: «Quattro fratelli».
E lui è? E tu sei? Io sono il terzo.
Nessuna sorella? Nessuna sorella? No, nessuna sorella.
Io, per riprendere l’iniziativa: «Che bella valle! Non ci sono però risaie, cosa coltivano?»
Ortaggi, arachidi, chili… Chili? Sì i peperoncini piccanti, li alternano col riso.
Lei, come se non avessimo detto niente: «Chiedigli quanti anni ha». Quanti anni hai? 32 anni.
È sposato? Sei sposato? Sì.
Ha figli? Hai figli? Sì, uno di tre anni e uno in arrivo.
Maschio? Maschio? Sì due maschi.
Allora serve una femmina. Non è una domanda. Dai, diglielo.
Io, di nuovo: «Ma di chi sono questi campi?»
Sono di grandi proprietari e i contadini che li coltivano dividono il raccolto col padrone. Come? Nel caso del riso 60% al padrone, 40% al contadino, gli altri prodotti 40% al padrone e 60% al contadino. Ma i soldi per comprare i vestiti, la casa, andare a scuola, da dove arrivano? Dalla vendita del chili e degli ortaggi, il riso lo si consuma tutto ma il resto si vende e poi ci sono i tessuti che fanno le donne in casa.

Lei, sporgendosi in avanti: «Donne? A che età ci si sposa in Indonesia?» 

Generalmente a 25 -28 anni.
Lei: «I matrimoni sono matrimoni combinati in Indonesia?» Io, sapendo dove sarebbe andata a parare: «Come si fa il matrimonio a Bali?»
Quando due si vogliono sposare devono avere il permesso dei genitori poi si fa una cerimonia al tempio e solo dopo possono andare a vivere assieme alla famiglia.
Io, subito di seguito: «Ma poi per farle diventare di nuovo risaie serve ancora l’acqua, da dove viene e chi la gestisce, è un bel casino (in italiano)?»
L’acqua delle risaie della parte est dell’isola arriva tutta dal Gunung Agung, il vulcano su cui stiamo salendo, e viene gestita dal subak. Cos’è? È una specie di assemblea di ogni villaggio che decide per tutti ma poi i lavori per sistemare i canali si fanno in comune e si ricevono un po’ di fondi anche dal governo.
Insiste lei: «Non ho capito, ma loro si sono sposati per amore o no?» Wayan: «Amore (in italiano)?»
Ma come parli italiano? No, qualche parola. E dove l’hai imparato? Ho lavorato sulle navi della Costa Crociere per sette anni. Io: «E cosa facevi?» Prima le pulizie, poi cameriere di cabina. Lei: «Guadagnava bene?» Io: «Com’era il lavoro?» Certo, era un lavoro duro ma guadagnavo quattro o cinque volte di più, anche se dopo Schettino (Schettino? Lo sanno anche qui?) Costa Crociere ha abbassato i salari ma io sono contento ho girato il mondo e imparato un po’ di altre lingue, i soldi mi sono serviti per sposarmi e costruire la casa.
Io, cercando di prevenire l’inevitabile: «Guarda, un altro contadino con un sacco di erba in spalla, a cosa serve?»
È l’erba per le mucche, vengono tenute nelle capanne in mezzo alle risaie. Ecco cosa sono quei muuu che ogni tanto si sentono.
Lei, insensibile: «Va bene le mucche, ma lui dove abita?»
Dove abiti adesso? A Sidemen con i miei genitori e i fratelli.
Lei: «Ma non si è fatto una casa tutta sua?» Sì ma forse non ho capito bene, vivete tutti assieme? Sì, a Bali tutte le famiglie vivono insieme, genitori, figli, zii, nipoti. Lei: «Che casino». Devo dirglielo? No, però pensa, la suocera col muso, la nuora con i bambini che piangono, la zitella inacidita, e se uno vuole, se ne può andare? Io: «Volendo, una coppia può mettere su famiglia da sola?» Se uno ha i soldi può decidere di acquistare un nuovo terreno e inizia una nuova famiglia allargata, tranne l’ultimo nato. Senza aspettare lei: «Perché?» Perché si deve prendere cura dei genitori, spesso non hanno la pensione e tutti i vecchi soffrono di dolori alla schiena per via dei lavori in risaia. Io: «Tu sei l’ultimo?» No, sono il terzo. Lei: «L’aveva già detto, chiedigli piuttosto se ha ancora i genitori».
Io: «Ma questo Besakih arriva o non arriva?»

Luigi Lazzaroni

Luigi Lazzaroni
Non credo nell’astrologia ma mi ritrovo in alcune caratteristiche del mio segno, ovviamente quelle che mi fanno più comodo: l’Acquario ama sentirsi libero e sente il bisogno di spostarsi continuamente, adora viaggiare, è attratto da tutto ciò che è nuovo, ha idee continue che gli girano in testa, gli Acquario sono sognatori. Confermo al cento per cento. Per il resto studi classici, laurea scientifica giusto per cambiare, pittura nei periodi di meditazione, fotografia sempre, in montagna da solo o con gli amici, in giro per il mondo con una moglie che mi tiene nel mondo reale tranne che in Amazzonia dove non vuole proprio venire.
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Recensione: Io sono l'Usignolo, di Emanuela Navone

Recensione: Io sono l'Usignolo, di Emanuela Navone

Recensione: Io sono l'Usignolo, di Emanuela Navone

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Io sono l’usignolo di Emanuela Navone. Una trama intrigante, un giallo narrato con toni che vanno dall'ironia della commedia al dramma.

Io sono l’usignolo di Emanuela Navone è stato il mio libro di Natale, anche se non è certo un libro natalizio. So solo che nei giorni precedenti avevo letto le prime cinquanta pagine mentre il 25 dicembre, dopo pranzo, l’ho terminato in poche ore.
Sarà per la trama intrigante, che diventa sempre più coinvolgente pagina dopo pagina. Sarà per lo stile maturo, accurato e impeccabile dell’autrice, che non lascia alcuna parola al caso e dosa sapientemente lo spazio lasciato ai dialoghi, alle descrizioni, ai pensieri del protagonista. Questo senza rinunciare a una bella dose di ironia, laddove è possibile. La verve di Emanuela Navone conferisce al testo un tono talvolta da commedia, anche se la narrazione in alcuni punti assume pieghe drammatiche.

Tutto è raccontato dal punto di vista del personaggio principale: Rubino Traverso.

Un giornalista quarantenne che per salvare il matrimonio e cambiare vita si trasferisce con la moglie Rossana e la figlia Stella in un paesino sperduto in montagna, dove tutti conoscono tutto di tutti. Per lui che proviene dal grande respiro della città la dimensione del paesino potrebbe essere soffocante. Eppure anche il paesino può fornirgli degli spunti. Infatti, nella redazione in cui lavora, il suo capo sta minacciando di tagliare la sua rubrica, ma questo non succederà se Rubino scriverà un articolo interessante per i lettori. E lui ha saputo che in quel paesino, venti anni prima, il sindaco, la moglie e il figlio ventenne sono periti in un incendio dai contorni oscuri.
Ben presto Rubino intuisce che i nativi sono reticenti, non sembrano disposti a parlare, quindi si convince che ci sia qualcosa sotto ed è ancora più motivato ad andare fino in fondo. Intanto riceve dei messaggi, delle velate minacce, proprio dal presunto colpevole dell’incendio, un uomo che si fa chiamare l’Usignolo. O almeno così pare, perché l’Usignolo non si fa mai vedere, nessuno sa se sia ancora vivo o se si tratti di un’impostura.
Sul lato privato a Rubino le cose non vanno molto meglio, il rapporto con Rossana è sempre zoppicante, al punto che lui cerca distrazione con la giovane Rachele.

Eppure l’Usignolo, o chi per lui, non lo lascia in pace, arriverà a privarlo di qualcosa a cui tiene molto e da quel momento Rubino deciderà di andare fino in fondo, in un vero e proprio thriller, con un crescendo di tensione e colpi scena, fino all’ultima pagina.

La scrittura di Emanuela Navone, dicevo, non lascia nulla al caso e infatti ogni personaggio si rivelerà funzionale alla spiegazione del mistero. Notevole la caratterizzazione dei personaggi, nei loro movimenti, nella loro ambiguità, nella loro follia. Anche le dinamiche familiari, quelle del matrimonio in crisi, quelle della famiglia di origine di Rossana, sono rese in modo credibile. Amerete Rubino, che non è certo un eroe senza macchia e senza paura, anzi, è uno sfigato dalle prime righe, dall’arrivo nella nuova casa in un orribile giorno di pioggia. Rubino sbaglia, Rubino commette stupidaggini e proprio per questo è così umano.
Consiglio la lettura di questo libro a tutti gli amanti del thriller e dei gialli: trascorrerete piacevoli ore di tensione e non riuscirete a smettere di leggere.

Io sono l'Usignolo di Emanuela Navone

Io sono l'Usignolo

di Emanuela Navone
Giallo
ISBN 978-1549774379
Cartaceo 14,45€

Sinossi
Chi è Florian Chevalier e perché ha bruciato la casa del sindaco di Val Salice? Questo si domanda il giornalista Rubino Traverso, intenzionato a scoprirne di più e sorpreso che nessuno voglia raccontare nulla. Quando, proseguendo le ricerche, inizia a ricevere disegni bizzarri e strani messaggi intimidatori, capisce che la verità non deve venire a galla. Che cosa nascondono gli abitanti di Val Salice? In un agosto spazzato dal vento, Rubino scoprirà a poco a poco che perfino un piccolo paese sperduto fra i monti liguri ha i suoi scheletri nell’armadio. E dovrà a tutti i costi scoprire quali. Cosa sei disposto a perdere pur di conoscere la verità?

Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
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Scrittori, intervista a Gianluca Piattelli

Scrittori, intervista a Gianluca Piattelli

Scrittori, intervista a Gianluca Piattelli

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Gianluca Piattelli, autore di Lunarmalia (Independently Published): «Leggo per evadere dalla vita, scrivo per raccontarla ».

Gianluca Piattelli, benvenuto nel web magazine culturale Gli scrittori della porta accanto – Non solo libri. Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare: qual è stata quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti ha spinto a scrivere Lunarmalia?

L'idea principale è partita dalla lettura del Silmarillion di Tolkien, in cui il grande scrittore descriveva una mitologia di sua invenzione. Provai dunque a cimentarmi in un poema in terzine, da cui vennero fuori alcuni personaggi interessanti. In seguito, mi è venuta l'idea di una storia in cui inserire tali personaggi (divinità) e metterli a confronto con gli umani, a scendere sulla Terra per risolvere una questione di fondamentale importanza.

Lunarmalia, perché questo titolo?

Il fascino, l'incanto, la forza di seduzione della Luna, è alla base della mia storia. Malia, anche nel senso di avvenimento sfavorevole che sembra determinato da una misteriosa forza maligna.

Gianluca Piattelli ci riveli qualche indiscrezione sulla trama?

Certo. In un futuro non troppo lontano e non così diverso dal nostro tempo, il mondo gode di una pace universale, le religioni hanno fatto il loro tempo e l’umanità ha ormai fede solo nella scienza. Le scorte di petrolio e di gas naturale sono ormai terminate e una nuova forma di energia, proveniente dalla luna e stoccata in grandi depositi, monopolizza il mercato mondiale.
È questo lo scenario in cui cinque persone: Landony il facoltoso imprenditore, Bastion il cantante di successo, Jandèiro il predicatore, Sienabel la libraia e Dubajla la ricca pensionata, partono per una vacanza: la prima del genere che fa tappa nella faccia nascosta del nostro satellite, già comunque colonizzato da tempo.
Un viaggio che cambierà il corso delle loro vite, costrette ad intrecciarsi con quelle di alcune divinità, di cui il mondo ignora l’esistenza. Evento scatenante: un oggetto sacro, rubato durante la vacanza lunare.
Chi è, tra di loro, il ladro? Gli dèi del Fuoco, dell’Acqua, della Terra, dell’Aria e del Bene, scenderanno sul nostro pianeta e avranno a disposizione un ciclo di luna per ritrovare l’oggetto in questione; una caccia al tesoro di cui desidera far parte, però, anche il dio del Male.
Lunarmalia di Gianluca Piattelli

Lunarmalia

di Gianluca Piattelli
Independently published
Fantascienza
ISBN 978-1686546440
ebook 3,90€
cartaceo 15,60€

Il tuo romanzo si fa portavoce di qualche messaggio particolare, o si propone esclusivamente di intrattenere piacevolmente il lettore?

Intrattenimento, senz'altro, ma anche il messaggio della necessità di lasciare un segno della nostra presenza sulla Terra, nella vita in genere.

Gianluca Piattelli preferisce scrivere con carta e penna o meglio la tastiera?

Uso la tastiera del cellulare.

Ti è mai capitato di doverti confrontare col famigerato “blocco dello scrittore”? 

Non proprio. Compilo una timeline della storia e la seguo capitolo per capitolo, anche se a volte do spazio a inevitabili variazioni sul tema.

Ringraziamo tantissimo Gianluca Piattelli per essere stato ospite degli Scrittori della porta accanto e, anche a nome dei nostri lettori, gli auguriamo buon anno nuovo e in bocca al lupo per i suoi progetti futuri.



Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Madre di tre figli, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
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