Gli scrittori della porta accanto


Collana Editoriale

The week: focus sugli eventi tra il 16 e il 22 maggio

The week: focus sugli eventi tra il 16 e il 22 maggio

The week: focus sugli eventi tra il 16 e il 22 maggio

The week Di Argyros Singh. Cosa è successo nel mondo tra il 16 e il 22 maggio? Focus sulla guerra ucraina e altre notizie internazionali, sulla questione ambientale e un approfondimento sul nostro Paese.

In questo primo appuntamento settimanale, ci tengo a precisare il significato della mia rubrica. L’intento è di proporre un focus su alcune delle notizie che ho trovato più rilevanti: per farle conoscere, commentarle e aprire un dialogo con i lettori. Mi affiderò a fonti quanto più attendibili; in alcuni casi troverete mie considerazioni, in altre mi limiterò a riportare i fatti per come sono, nella convinzione che possano parlare da sé. Talvolta, segnalerò qualche lettura utile ad approfondire i temi trattati.
Il post di oggi è suddiviso in quattro parti: la guerra ucraina, altre notizie internazionali, la questione ambientale, un approfondimento sul nostro Paese.

La guerra in Ucraina


  1. Prima di essere sorpassato da altri eventi significativi, in settimana aveva fatto notizia l’ammissione di colpevolezza di un soldato russo, Vadim Shishimarin, accusato di crimini di guerra per l’omicidio premeditato di un civile disarmato.

    Il sergente ventunenne, sottoposto a processo, ha rilasciato due dichiarazioni: si è riconosciuto completamente colpevole e ha chiesto perdono ai familiari delle vittime.
    Il caso è rilevante, per almeno due ragioni. Innanzitutto, si tratta del primo processo ucraino per crimini di guerra russi. Inoltre, ha messo in luce un aspetto importante: Shishimarin ha dichiarato che al principio si era rifiutato di sparare, ma che, sotto la pressione di un soldato e dell’ordine ricevuto, non aveva potuto tirarsi indietro. Questo particolare è un tassello importante, perché permette agli inquirenti di indagare sui gradi superiori dell’esercito russo, alla ricerca dei primi fautori di questi ordini spietati. Sul processo — ANSA.it

  2. In settimana, la Federazione Russa ha reagito alle sanzioni e ai contributi europei al conflitto con l’espulsione di una serie di consoli e diplomatici.

    L’Italia ha subìto l’allontanamento di ventiquattro membri: a sua volta la Penisola, a inizio aprile, aveva cacciato trenta personalità russe con passaporto diplomatico, parlando di motivi di sicurezza nazionale. La scelta russa era dunque prevedibile e prevista, ma non è su questo che voglio soffermarmi.
    Nel parlare di sicurezza, l’Italia ha voluto rimarcare il ruolo di influenza degli ambasciatori e militari russi nell’opinione pubblica del nostro Paese, ben al di là di un equilibrato rapporto diplomatico. Nel libro che vi consiglio questa settimana, Suicidio occidentale di Federico Rampini (Mondadori, 2022), l’Autore parla di questo fenomeno negli Stati Uniti, valido anche per altre nazioni, come l’Ucraina stessa, che prima del conflitto si era vista costretta a chiudere una serie di canali radio-televisivi russi di aperta propaganda e sedizione. Cosa ben diversa da una legittima, per quanto ostile, libera opinione.
    Rampini fa notare come Radio Sputnik e Russian Television siano realizzate, nell’edizione in lingua inglese, con giornalisti in gran parte americani: «Da quando ascolto i programmi di Radio Sputnik non mi sono ancora imbattuto in un russo. Non ce n’è bisogno, sarebbe controproducente, il pubblico verrebbe insospettito. Per esporre i mali dell’America, per descriverla come una società malata, segnata dalle peggiori ingiustizie, gli americani bastano». L’Autore sottolinea che in queste trasmissioni converga una miscela esplosiva (talvolta eterogenea) di idee: presunti marxisti, attivisti di Black Lives Matter, radicali a vario titolo: «Il fatto che Putin sia apertamente omofobo, il trattamento che riservò ai musulmani nella seconda guerra in Cecenia, e più in generale i valori morali reazionari che il leader del Cremlino difende, tutto questo non disturba i progressisti che frequentano i suoi media». Sugli ambasciatori — Formiche.net

  3. La settimana per l’Ucraina non si chiude nel migliore dei modi.

    La definitiva caduta di Azovstal, l’acciaieria di Mariupol’, segna la fine della resistenza militare nella città e un’ulteriore riorganizzazione delle truppe russe, in realtà già in atto, verso nuove aree del Donbass e del meridione. Mentre si avvicina la probabile offensiva volta a prendere il controllo di Odessa, rimane l’attesa per la controffensiva ucraina, che potrebbe contenere l’avanzata.
    Incerta la sorte dei prigionieri: alcuni media russi hanno mostrato le immagini di soldati ucraini sottoposti a cure mediche in un ospedale o internati in una prigione nella zona di Donec’k. Si parla anche della possibilità di uno scambio di prigionieri, reso difficile dal ruolo simbolico (per non dire demoniaco) che i soldati ucraini hanno assunto nella propaganda di Mosca. Certo è che se il processo per crimini di guerra di Shishimarin potrebbe portare a un ergastolo, ben più oscuro appare il destino dei soldati ucraini, con i talk-show russi che parlano di pena di morte. Su Azovstal — Adnkronos | ilPost

  4. Sul fronte dell’UE e della NATO è stata una settimana difficile in campo diplomatico.

    Il presidente ungherese Viktor Orbán, al discorso inaugurale al parlamento, ha toccato i seguenti punti:
    • l’Ungheria non porrà il veto alle sanzioni, ma la linea rossa da non oltrepassare è la sicurezza energetica del Paese;
    • la NATO e l’Europa non è preparata a questa guerra;
    • l’Ucraina può contare sugli aiuti umanitari ungheresi;
    • l’Ungheria è un bastione conservatore cristiano contro il suicidio occidentale, che il premier ritiene collegato a una sostituzione etnica (gli autoctoni sostituiti dai migranti) e a quella che definisce «follia di genere».
    Orbán conclude: «Siamo afflitti contemporaneamente dai problemi economici, dalla guerra, dalla debolezza intellettuale dell’Europa e dall’errore politico di Bruxelles.»
    Al discorso del premier ungherese si aggiunge quello del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che ha posto il veto all’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO, adducendo motivi di sicurezza. Erdoğan ha infatti chiesto ai due richiedenti di consegnare i membri del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, considerato dalla Turchia un’organizzazione terroristica.
    Secondo gli analisti si giungerà a un accordo. In parallelo, però, anche la Croazia ha avanzato pretese minacciando il veto: in questo caso, l’adesione sarebbe sottoposta al cambio della legge elettorale in Bosnia, per favorire i funzionari bosniaci di origine croata eletti a Sarajevo. Anche qui, le dichiarazioni del presidente statunitense Joe Biden sembrano rassicuranti: si dovrà trattare, ma si arriverà a un risultato positivo. Ora, la domanda è a quale prezzo, con quali compromessi valoriali; per non parlare di come l’ennesima impasse stia minando una volta di più la credibilità occidentale. Sul discorso di Orbán — AGI | Sul discorso di Erdogan in merito a Svezia e Finlandia — Adnkronos

Altre notizie internazionali in ordine sparso: tre flash.


  1. Prosegue l’epopea dell’uomo più ricco del mondo, Elon Musk, che dopo aver mostrato interesse per l’acquisizione di Twitter, ha rilasciato una serie di dichiarazioni che ha opportunamente fatto crollare il titolo in borsa del social.

    Durante la scorsa settimana, il risalto maggiore è stato dato alla dichiarazione del miliardario di voler votare repubblicano alle prossime elezioni, dal momento che i democratici sarebbero diventati il partito dell’odio e delle divisioni. Nemmeno a dirlo, dopo queste affermazioni è arrivata la prima accusa di molestie sessuali, secondo il protocollo noto della cancel culture, che più che avere a cuore la verità dei fatti e il rispetto delle vittime effettive, ripropone lo slogan del dogmatismo classico: «O con noi o contro di noi».
    Rampini, nell’opera che ho citato, parla di una nuova ondata americana di puritanesimo. In modo provocatorio, cita l’inquisitoria caccia alle streghe, La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne e Margaret Atwood, l’autrice de Il racconto dell’ancella, accusata dalla cancel culture di aver tradito un autentico femminismo. Questo fenomeno ha assunto persino un carattere religioso, che spiega la pratica del marchio (la A nel romanzo di Hawthorne) imposto dalla società a colui/colei che ha violato il dogma: «Il neopuritanesimo ha una miriade di sacerdoti, spesso giovanissimi e ignoranti di tutto, ma sofisticati manipolatori del linguaggio virale dei social. Un tempo la liberaldemocrazia americana aveva dei contropoteri, degli antidoti, fra cui troneggiava la stampa libera. Ma le redazioni dei giornali sono state prese d’assalto ed espugnate dalla nuova generazione formata nei campus della sinistra illiberale. La stampa oggi fa parte del coro, non lo critica mai.» Parola di un vecchio marxista-gramsciano, come si definisce Rampini. SkyTG24

  2. Il 21 marzo 2022, il Boeing 737-800 si era schiantato sulle montagne del Guangxi.

    Morirono 123 passeggeri e 9 membri dell’equipaggio, uno dei più gravi disastri aerei cinesi. Non è ancora chiaro che cosa sia accaduto; l’indagine è gestita dalle autorità cinesi, con l’aiuto di un gruppo investigativo occidentale. Sembra esclusa la possibilità di un atto terroristico, mentre prende piede l’ipotesi di un suicidio, motivo per cui la Cina sta serbando il massimo riserbo sull’evento. Questo episodio, che potrebbe essere relegato a una tragedia interna al Paese, va comunque tenuto d’occhio nei suoi possibili sviluppi. iltempo.it | OPEN

  3. La Gran Bretagna ha annunciato che, dal 30 maggio 2022, sarà possibile ottenere un visto speciale per quegli studenti usciti dalle migliori università del mondo, permettendo loro di accedere nel Paese anche senza avere un lavoro (come richiesto dalle regole post-Brexit).

    Il fatto: non compaiono atenei italiani. Il problema risiede negli standard richiesti, basati su classifiche internazionali che tendono a favorire le università statunitensi: non è un caso, infatti, che su un totale di trentasette nomi, solo cinque siano europei. L’obiettivo del nuovo corso dell’immigrazione britannica rimane lo stesso: attrarre personale altamente qualificato in ogni settore, in cui spiccano, tra gli altri, i formatissimi asiatici. corriere.it

Siccità, proposte alternative, catastrofismi.


  1. A livello ambientale, l’Italia sta facendo i conti con il pericolo che proviene dal Po.

    Il suo livello delle acque si è abbassato di 2,7 metri, portando a una condizione che non era stata raggiunta nemmeno a Ferragosto dello scorso anno. La Coldiretti ha lanciato l’allarme siccità, che potrebbe mettere a rischio diverse colture, come quelle del riso e della soia, un fattore che andrebbe a peggiorare la già difficile situazione dei rifornimenti alimentari a fronte della guerra in Ucraina. greenme.it

  2. Nel frattempo, la Commissione europea inserisce una proposta nel piano RePowerEU, affinché si rendano obbligatori i pannelli fotovoltaici per gli edifici pubblici e commerciali (dal 2026) e per gli edifici residenziali (dal 2030).

    Per l’intera trasformazione del sistema energetico europeo, che include anche investimenti nell’idrogeno rinnovabile, il piano europeo prevedrà una spesa complessiva di 210 miliardi di euro.
    Buone notizie, che se non risolvono i problemi contingenti, permettono almeno di guardare con ottimismo al futuro. Rimarrebbe forse un’ulteriore possibilità da seguire in parallelo, un maggiore investimento nell’energia nucleare di ultima generazione, che potrebbe rientrare a buon diritto tra le rinnovabili o tra le energie di transizione, se non fosse per il veto ideologico e sentimentalistico che lo rende un tabù fuori dai confini francesi. quifinanza.it

  3. Sapete che cosa sia l’Overshoot Day?

    Ogni Paese ha il suo, ed esiste poi una giornata mondiale. Si tratta letteralmente del "giorno del sorpasso", in cui gli Stati esauriscono le risorse naturali di quell’anno, indebitandosi metaforicamente. Il 15 maggio 2022 è stato l’Overshoot Day dell’Italia, secondo il Global Footprint Network. Ora, questi calcoli sono da prendere con il cosiddetto "beneficio di inventario" e possono essere discutibili, ma certo esprimono un problema reale sul quale doversi confrontare, possibilmente senza tabù. lanuovaecologia.it

Italia: mafia e le parole di Battiato.

Voglio concludere con un tema prettamente italiano, che ha smosso i media la scorsa settimana.


  1. Il 23 maggio 1992, trent’anni fa, nello stesso anno in cui la Penisola era scossa dalle inchieste di Tangentopoli, avveniva la strage mafiosa di Capaci.

    Nella strage persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie e magistrata Francesca Morvillo, gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il 19 luglio 1992, la stessa sorte colpì Paolo Borsellino e la sua scorta, nella strage di via D’Amelio.
    In questi giorni, sono stati inaugurati eventi e mostre dedicati alla lotta alla mafia. Altrettante iniziative hanno riguardato il ricordo delle indagini di mani pulite. La scorsa settimana, infine, si è realizzata una cerimonia in memoria di Luigi Calabresi, medaglia d’oro al merito civile, assassinato il 17 maggio 1972 – cinquant’anni fa – dai militanti di Lotta Continua.
    Mafia, corruzione e lotta sovversiva. Lo Stato italiano sopravvive oggi, forse con alcune ossa rotte, a una sequela di aggressioni che hanno minato l’efficacia della sua azione politica e la capacità di creare una società più equa. Sulle dichiarazioni di Mario Calabresi — ANSA.it | Su Falcone e Borsellino — SkyTG24

  2. Il 18 maggio 2021, un anno fa, moriva Franco Battiato.

    Anche di lui si è parlato molto in questi giorni. Nell’autunno 1991 aveva pubblicato Come Un Cammello In Una Grondaia, album che si apre con Povera patria, canzone non a caso vincitrice della Targa Tenco come miglior brano dell’anno, di quel tormentato 1992:
    «Povera patria
    schiacciata dagli abusi del potere
    di gente infame, che non sa cos’è il pudore
    si credono potenti e gli va bene quello che fanno
    e tutto gli appartiene.»
    Sull’anniversario della morte di Battiato — lastampa.it

Argyros Singh

Argyros Singh
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Si può superare la velocità della luce?

Si può superare la velocità della luce?

Si può superare la velocità della luce?

Scienza Di Stefania Bergo. La velocità della luce è una grandezza fondamentale per spiegare il nostro universo. È un limite invalicabile su cui si basa la teoria della relatività di Einstein, è la costante che regge l'equivalenza tra massa ed energia. Ma perché non si può raggiungere o superare?

Fino al XVII secolo si pensava che la luce viaggiasse a una velocità infinita, cioè che si spostasse istantaneamente da un posto all’altro senza alcun ritardo. Fu Galileo Galilei – manco a dirlo – a intuire per primo che la velocità della luce non fosse infinita, ma avesse un valore finito, anche se non riuscì a provarlo, principalmente per la limitatezza degli strumenti a disposizione all'epoca.


L'esperimento di Galileo Galilei fu puramente empirico e non portò alcun risultato apprezzabile sulla misura della velocità della luce.

Egli aveva posto due persone a distanza di un chilometro l’una dall’altra, entrambe con una lanterna e uno straccio per coprirne la luce. La prima persona doveva scoprire la lanterna e la seconda doveva fare altrettanto dopo aver visto la luce della prima: in questo modo sarebbe stato possibile calcolare la velocità della luce semplicemente misurando il ritardo tra il momento in cui la prima lanterna era stata scoperta e quello in cui aveva visto la luce della seconda lanterna. Ma la luce è talmente veloce – oggi lo sappiamo, viaggia a una velocità di quasi 300.000 chilometri al secondo – che per distanze piccole, come possono esserlo pochi chilometri sulla Terra, non poteva essere percepibile a occhio nubo un ritardo nella rilevazione dei due segnali luminosi – senza contare che il ritardo avrebbe potuto essere introdotto semplicemente dai tempi di reazione fisiologici della seconda persona.

Galileo non riuscì a misurare la velocità della luce, ma fece una scoperta che servì qualche decennio più tardi a Ole Rømer e Giovanni Cassini per misurarla con apprezzabile precisione.

Nel 1610 Galileo scoprì quattro dei 79 satelliti di Giove – Io, Europa, Ganimede e Callisto. Qualche decennio più tardi, intorno al 1676, Ole Rømer, all’Osservatorio di Parigi fondato da Giovanni Cassini, utilizzando la posizione e il movimento dei quattro satelliti di Giove cercò di misurare la velocità della luce a partire dalla rilevazione del tempo, utilizzando, per così dire, una sorta di "orologio" spaziale e la relazione che lega queste grandezze: velocità = spazio/tempo. Egli si basò sull'osservazione delle eclissi lunari di Io, rilevando delle differenze nella misurazione dei tempi delle eclissi a seconda della distanza di Giove dalla Terra. Tenendo presente che osservare, e quindi misurare, un fenomeno significa che lo "sguardo", cioè la luce che lo illumina per renderlo "visibile", ritorna all'osservatore, e che l'osservatore in quel caso era Rømer sulla Terra, mentre l'eclissi osservata era su Io, dividendo il doppio dello spazio che separa il nostro pianeta da Giove – l'andata e ritorno dello "sguardo" – per il tempo impiegato per la rilevazione della misura, ottenne una buona approssimazione della velocità della luce.



Oggi sappiamo che la velocità si propaga nel vuoto a quasi trecentomila chilometri al secondo. E nulla può viaggiare alla velocità della luce, ad eccezione dei fotoni: è un limite imposto dalla teoria della relatività ristretta di Einstein.

La velocità della luce nel vuoto è una costante fisica, indicata con c, nel senso che il suo valore è uguale in qualsiasi sistema di riferimento inerziale e per qualsiasi osservatore, sia esso in quiete, in movimento con velocità costante o in accelerazione, misurerà sempre lo stesso valore.
Ci addentriamo ora in un ambito un po' più complicato, quello prettamente fisico, dal momento che ci baseremo sulle leggi della meccanica quantistica.
Ci risiamo, signora Maria, torniamo a parlare di meccanica quantistica, quella di cui le ho parlato in un paio di vecchi articoli: si ricorda del paradosso del gatto di Schrödinger e dell'entanglement? Se vuole può andarseli a rileggere. In ogni caso, anche questa volta cercherò di raccontarle in modo molto semplice, per quanto sia possibile semplificare la meccanica quantistica, perché non si può superare la velocità della luce.

La velocità della luce rappresenta un limite fisico e matematico invalicabile.

Partiamo considerando una massa visibile che si nuove a una velocità ordinaria: ad esempio una macchina che sfreccia a 120 km/h. Ovviamente, per muoverla è stata spesa una certa quantità di energia, quella necessaria al motore per muovere i pistoni e accelerarla, ad esempio. Ma in generale, ogni volta che un corpo è in movimento significa che una qualche forza lo ha spinto e che quindi è stata spesa dell'energia per variare il suo stato di quiete. Questa energia, supponendo che non ci siano "sprechi" – cioè attriti – viene totalmente convertita in energia cinetica, che è appunto l'energia di un oggetto in movimento, ed è legata alla sua velocità dall'equazione:

E=1
2
m·v2

dove E è l'energia cinetica, m la massa dell'oggetto in movimento e v la sua velocità.

Si può quindi accelerare indefinitamente una massa fino a portarla alla velocità della luce o addirittura maggiore?

Data la natura dell'equazione qui sopra, si potrebbe pensare che con energie sempre più grandi si possa accelerare una massa fino a velocità sempre maggiori, quindi apparentemente non ci sarebbe limite alla velocità raggiungibile, se non quello dato dalle tecnologie a nostra disposizione oggi. In realtà non è così, perché l'equazione così formulata vale solo per velocità molto più piccole di quella della luce.
Per velocità prossime a quella della luce, infatti, vale l'equazione:

E=mo c2
√1-v2/c2
— mo c2

che rappresenta l'energia cinetica relativistica, dove mo è la massa a riposo dell'oggetto. La celeberrima equazione di Einstein E = mc2, infatti, suggerisce che, dato che c è una costante, all'aumentare dell'energia di un corpo – o particella elementare – aumenta anche la sua massa, e per velocità prossime a quella della luce questo implica che una parte sempre maggiore di energia vada ad aumentare la massa mentre la restante frazione contribuisca effettivamente ad accelerarla.

La velocità relativistica è stata verificata sperimentalmente e afferma che qualsiasi sia la massa iniziale di un corpo, per accelerarlo alla velocità della luce servirebbe un'energia infinita.

Dal punto di vista matematico, è evidente che nella formula precedente è presente un punto di discontinuità di seconda specie proprio per v = c. Questo significa che per v = c il corrispondente valore di energia cinetica è infinito, cioè servirebbe una energia infinita per accelerare una massa fino a farle raggiungere la velocità della luce e più che infinita se si volesse fargliela addirittura superare. Il che, ovviamente, non è possibile, quindi non è mai possibile accelerare una massa fino a farle raggiungere la velocità della luce.
Lo so, signora Maria, dalla formula in poi si è persa... Anzi, forse proprio sulla formula. Ho dato per scontato un po' troppe cose. Ad esempio non ho spiegato cosa sia un punto di discontinuità, la cui presenza nella formula di Einstein è tutt'altro che evidente per chi non mastica matematica dai tempi della scuola. Si concentri per un attimo sul denominatore della formula, 1-v2/c 2: per v = c vale 0. Si ricorda che alle elementari ha imparato che non si può dividere alcun numero per 0? Ecco, non è che proprio "non si può", semplicemente dividendo un numero per 0 si ottiene infinito, ∞.

Tuttavia, ci sono "particelle" che viaggiano proprio alla velocità della luce: i fotoni.

Ma quindi, contrariamente a quanto detto finora, si può raggiungere la velocità della luce?! In un certo senso sì. Ma non contrariamente a quanto detto finora. I fotoni, infatti, sono "particelle" senza massa, per cui non ha più senso applicare la formula della velocità relativistica di Einstein: possono quindi viaggiare alla velocità della luce, anzi, viaggiano solo alla velocità della luce, né più, né meno.
«Come possono delle particelle non avere una massa?»
Le rispondo semplificando molto, signora Maria. In effetti i fotoni non sono propriamente delle "particelle" nel senso classico del termine, sono più "pacchettini di energia luminosa" e tutti insieme formano la luce stessa. Quindi, ovviamente, viaggiano alla velocità della luce perché sono la luce!
«La luce è formata da pacchettini!?» Gliel'ho detto, signora Maria, ho semplificato molto. Magari lo vedremo la prossima volta, in un articolo a parte, quando le spiegherò la Relatività di Eintein... Non si allarmi e cerchi di seguirmi, ho quasi finito.

Nel 1967 il fisico Gerald Feinberg ipotizzò l'esistenza di particelle che viaggiano a velocità superiori a quella della luce: i tachioni.

Secondo la sua teoria, i tachioni viaggerebbero sempre a velocità superiori a quella della luce senza poter mai decelerare, come se la velocità della luce fosse comunque un limite invalicabile: alcune particelle nascono al di qua – non possono mai accelerare fino a raggiungere la velocità della luce – altre al di là – non possono mai essere frenate fino a raggiungere la velocità della luce.
Ma i tachioni, esistono davvero? Anche Einstein aveva ipotizzato l'esistenza delle onde gravitazionali ma non aveva potuto provarlo per la limitatezza della strumentazione a disposizione. Si può quindi pensare che in futuro si possa dimostrare anche l'esistenza dei tachioni?
Forse. Lo vedremo nei prossimi articoli.


La velocità della luce è un limite matematico e fisico. Non solo, rappresenta anche un limite alla causalità, una proprietà fondamentale dell'universo.

Pensiamo ad esempio a un messaggio – una informazione, una domanda – inviato tra due osservatori, l'uno fermo rispetto a un sistema di riferimento inerziale e l'altro in movimento a una velocità maggiore di quella della luce, oppure tra un osservatore fermo e uno in movimento a una qualsiasi velocità minore di c ipotizzando di inviare un messaggio istantaneo, cioè a velocità addirittura infinita. Saremmo di fronte a un paradosso: la risposta al messaggio inviata a sua volta dal secondo osservatore raggiungerebbe il primo osservatore indietro nel tempo, nel suo passato, cioè prima che la domanda stessa fosse fatta – in accordo con la teoria della relatività che vedremo in uno dei prossimi articoli. Verrebbe violato il principio di causalità, che poi è lo stesso problema sollevato dal fenomeno quantistico dell'entanglement.


Ok, la velocità della luce non si può raggiungere, tanto meno superare. E se utilizzassimo un sistema di due "veicoli" che viaggiano uno sull'altro a velocità uguali alla metà della velocità della luce?

L'espediente è una furbata, vero signora Maria? Pensiamo ad esempio di viaggiare in treno: se, senza dare troppo nell'occhio, lanciassimo una pallina da tennis nella direzione del moto del treno, per un osservatore a terra, tipo suo marito Franco, la sua velocità vp si sommerebbe a quella del treno vt arrivando a una velocità totale v = vp + vt.
E se queste due velocità valessero proprio la metà di quella della luce? Potremmo sommarle e arrivare alla velocità della luce?
No. Mi dispiace, ma no. Perché per velocità grandi, come lo è la metà di quella della luce, valgono regole differenti, ancora una volta rifacenti alla relatività di Einstein. Le due velocità relative – tra i mezzi – non vanno semplicemente sommate per dare il valore della velocità misurata da un osservatore fermo – velocità assoluta – ma la formula che descrive il fenomeno fisico è la seguente:

v=vp+ vt
1 + vpvt/c2

che quindi risulta sempre minore della velocità della luce.
Quindi no, la velocità della luce non può mai essere raggiunta, tanto meno superata, accelerando una massa qualsiasi con energia finita. Le uniche "particelle" che viaggiano alla velcità della luce sono i fotoni, che però non hanno massa e sono la luce stessa. E poi ci sarebbero i tachioni per cui la velocità della luce rappresenta comunque un limite, anche se inferiore. Ma approfondiremo la prossima volta...



Stefania Bergo

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April May. Morte sul Lago, il secondo romanzo della serie Giallintasca di Chris Greeceman

April May. Morte sul Lago, il secondo romanzo della serie Giallintasca di Chris Greeceman

April May. Morte sul Lago, il secondo romanzo della serie Giallintasca di Chris Greeceman

Libri Comunicato stampa. April May. Morte sul lago, il secondo giallo della serie Giallintasca di Chris Greeceman: un incidente nella notte, un affare sporco, un'anima nera pronta a seminare morte.

La tempesta era finita e il lago stava lentamente tornando alla sua placida normalità. Era uno specchio d’acqua grande come un piccolo mare, la cui trasparenza mutava a seconda della profondità del fondale. Una pietra preziosa incastonata in una conca di smeraldo, che seguendo l’umore del cielo riverberava le sfumature dell’acquamarina, del turchese o della tormalina.
Al momento però il colore dominante era un cupo malachite, preso durante il maltempo. Identico a quello che copriva i grattacieli della City, su cui si riflettevano le ombre delle ultime nuvole in fuga.
La spettacolare vista sul lago faceva di Silent Lake una delle città più affascinanti della East Coast. La vivace metropoli si allargava ad arco, dagli alti edifici del centro fino agli eleganti sobborghi che ricamavano la parte opposta del litorale.
A causa della vastità del lago i due versanti erano così lontani che di giorno, guardando dai dock della baia, si vedevano soltanto le cime delle montagne incuneate tra triangoli di cielo. Di notte invece il panorama era diviso a metà. Da una parte lo sfavillio abbagliante e rumoroso della città, dall’altro il silenzio e le luci basse delle ville, con i loro approdi privati immersi nei boschi.
Sulla zona elegante ai piedi delle colline il passaggio del violento temporale era ancora evidente. Le strade che collegavano le ricche proprietà apparivano fradice di acqua fangosa. Molti alberi divelti dalle raffiche di vento stavano di traverso, con le radici esposte al timido sole che finalmente era uscito da dietro le nubi. Una tempesta di inizio autunno, improvvisa ad arrivare e altrettanto rapida a svanire.
Il servizio forestale era già di ronda per valutare i danni. Erano arrivate molte chiamate d’emergenza, ma la più allarmata era stata quella di Linda Long, in ansia per il padre uscito in barca nonostante gli avvisi meteo.
Appena le condizioni erano migliorate, un elicottero aveva quindi sorvolato lo specchio d’acqua e avvistato l’imbarcazione alla deriva. Subito dopo, tre agenti erano montati sul gommone per portare soccorso.
«Ecco, laggiù!»
Gli uomini avevano virato prontamente e alla vista del nome “Lady Victoria” ogni dubbio era svanito.
«Sì, è proprio la barca di David Long.»
«E solo lui poteva essere. L’unico abbastanza folle da avventurarsi con la tempesta in arrivo.»
Le ondate, esplose in spuma rabbiosa durante il temporale, sciabordavano ora leggere contro lo scafo alla deriva.
Era un elegante 12 metri, un piccolo cabinato a vela che sembrava navigare guidato solo dalla corrente. Chiunque ne fosse stato al timone se l’era vista brutta. La randa, ancora agitata da residue folate, appariva lacerata in più punti, mentre il boma ondeggiava senza alcun fermo, assecondando il movimento dell’acqua.
Con le vele in quelle condizioni si poteva capire perché il pilota non era stato più in grado di tornare a riva. Sempre ammesso che non fosse stato sbalzato fuoribordo, visto il silenzio che regnava tutto attorno.
Subito avevano preso a chiamarlo a gran voce.
«Mr. Long! Ehi, ci sente?»
«Niente da fare, non risponde. Sarà ferito, o svenuto…»
«Dai, prova ad avvicinarti, così salto a bordo» aveva suggerito il più giovane dei tre.
Il forestale che guidava il gommone aveva allora messo al minimo il motore per governarlo meglio. L’acqua era ancora abbastanza agitata e doveva muoversi con cautela per non andare a sbattere. La fiancata della barca a vela era infatti troppo alta, l’unica possibilità per salire era accostarsi il più possibile alla piattaforma di poppa.
Per fortuna chi guidava era abile e chi saltava, agile. Con uno scatto il giovanotto aveva raggiunto il pianale, aveva sciolto velocemente una lunga sciarpa di seta attorcigliata alla bitta e al suo posto vi aveva annodato la cima per tenere legate le due imbarcazioni.
La sua attenzione si era quindi indirizzata verso il ponte. Dopo un rapido sguardo, si era sporto verso i colleghi, che stavano assicurando al gommone l’altra estremità del cavo.
«Ragazzi, quassù non vedo nessuno. Scendo sottocoperta.»
Giusto il tempo di fare un passo e di posare gli occhi sugli scalini del pozzetto, poi un grido.
«Eccolo!»
In un attimo gli altri lo avevano raggiunto. Insieme erano rimasti attoniti a osservare il corpo di David Long, malamente contorto ai piedi della scaletta.
Giaceva in una pozzanghera insanguinata, zuppo d’acqua e indubbiamente morto.
Nel frattempo, poco distante da loro, la sciarpetta di seta si era messa a serpeggiare sovracoperta. Sospinta dal lieve alitare del vento, la stoffa argentata creava un piacevole contrasto sul bronzo delle assi di teak.
Era davvero graziosa in quel suo muoversi sinuoso.
Un rapido incedere, una breve incertezza, poi con un volo era sparita sotto un divanetto di prua.
Chris Greeceman, April May. Morte sul lago


April May
Morte sul lago

di Chris Greeceman
Selfpublishing
Giallo
ISBN 979-8709628113
cartaceo 9,50€
ebook 1,99€

Sinossi

April May ha finalmente aperto la sua libreria dedicata al giallo e al mistero, ma i rapporti con la Long Publishing non si sono ancora chiusi. Stavolta non si tratta però di mettere in salvo la propria vita, bensì di aiutare Linda Long, erede dell'impero lasciato dal padre, a risolvere un mistero.
Un anno prima David Long è stato trovato morto sulla sua barca, alla deriva sul lago dopo una tempesta.
La polizia ha archiviato il caso come un incidente, ma l'evidenza dei fatti sembra essere un'altra. Esiste infatti un biglietto anonimo, che accusa il marito di Linda di avere a che fare con la morte del padre.
Intenzionata a scoprire la verità, la Long si rivolge allo spigoloso e affascinante Scott Rough.
Il detective è una vecchia conoscenza di April e arriva alla porta della sua libreria per chiedere di aiutarlo a muoversi negli ambienti del potere di Silent Lake.
Per lei non sarà facile accettare, troppi i ricordi che la legano a Rough. Ma la voglia di stare con lui avrà la meglio. A cavallo della sua Harley Davidson si avventureranno in una serie di indagini, che porteranno alla scoperta di un pesante segreto sepolto nel passato.


Chris Greeceman

Chris Greeceman nasce come autore il 30 agosto del 2020 con il romanzo April May Trappole Mortali, il primo di una serie che ha come filo conduttore le avventure di April May, una giovane donna coraggiosa e determinata con un dono molto speciale. Chris in realtà è un autore doppio. Quattro sono le mani con cui scrive, di due autrici che hanno già pubblicato diversi romanzi. Si sono lanciate in questa avventura con la voglia di divertirsi e regalare ai lettori storie intriganti con cui passare un paio d'ore in leggerezza.
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5 libri con protagonista il mare

5 libri con protagonista il mare

5 libri sul mare

Professione lettore Di Stefania Bergo. Cinque libri che hanno il mare come protagonista: dai racconti alla narrativa per bambini.

Cinque libri che hanno il mare dentro. È l'inconsapevole protagonista delle storie narrate. Dai racconti brevi alla narrativa per bambini. Sono libri da leggere d'estate sulla spiaggia o su un'amaca all'ombra della vegetazione mediterranea, che profuma di mirto, rosmarino e salsedine. Sono libri da cui lasciarsi travolgere in ogni stagione, anche sotto una calda coperta, per viaggiare con la mente, immedesimandosi con i personaggi. Per un tuffo nelle acque blu di un mare impetuoso o in quelle nebbiose di una laguna, nelle profondità in compagnia di bizzarri pesci o tra le onde che lambiscono un'isola.
Quale libro vi ispira di più?


Il mare e la nebbia

di Rosa Santi
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
ISBN 978-8833666235
cartaceo 10,00€
ebook 2,99€

Sinossi

Gianni è arrivato alla fine della corsa. Sa di essere ancora giovane, sa di aver sprecato la sua esistenza curando troppo il lavoro e troppo poco i suoi legami sociali. Decide di scappare da una grigia Milano, fare un viaggio in treno e approdare a Venezia, per permettersi di ritrovare antichi ricordi e farne propri di nuovi. È qui che conoscerà Sabrina, oste e strega, e Guido, aiutanti magici e anime complementari. Tra le nebbie della laguna comincerà a ricordare anche Grazia, sua madre, e tra le maree verranno a galla vecchi rimpianti.Il mare, nel frattempo, riempie le reti, nutre gli uomini, porta messaggi ai vivi e ai morti.Un breve viaggio di riflessione sulla morte e sulla vita, una colonna sonora ad ogni atto. Rilassatevi, fate partire la playlist e godetevi il paesaggio dal vostro posto al finestrino.


Storie di mare e di orizzonti

a cura di Cultura al Femminile
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Racconti
ISBN 978-8833666242
cartaceo 10,00€
ebook 2,99€

Sinossi

È un'antologia di racconti brevi risultato della selezione di testi a seguito del concorso letterario indetto dall'associazione culturale "Cultura al Femminile". Sono storie intense di onde di memoria e di oceani di epoche ed etnie che si abbracciano e fondono nell'utero di una sola Storia.
Tutto il ricavato della vendita di questa antologia sarà devoluto a Casa AIL di Sassari, che ospita pazienti e parenti dei pazienti malati di leucemia.
«I venticinque racconti vengono dal mare, e sembrano uno stormo di uccelli migratori che abbiano percorso una lunghissima rotta immaginaria per approdare su una costa sicura. Hanno viaggiato per tantissimo tempo nella testa e nelle emozioni di chi li ha scritti. Sono tutte storie di mare, come diceva il bando, così le storie sono tutte intrise di salsedine, hanno piedi bagnati o sporchi di sabbia, e il vento in faccia che ti fa strizzare gli occhi.»
[dalla prefazione di Pier Bruno Cosso]


Mal di terra

di Tomas Gazo
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
ISBN 978-8833666815
cartaceo 10,00€
ebook 2,99€

Sinossi

Anni ‘50, Liguria. Francesco ha venticinque anni e lavora, insieme al suo migliore amico Leonardo, come apprendista maestro d’ascia nel cantiere di padron Berto. Un lavoro che gli dà modo di coltivare la sua grande passione per la vela.
La perdita del padre gli preclude la possibilità di laurearsi e di evadere dalla sua piccola realtà che sente stretta. Alla morte della madre, per arrotondare, nella stagione estiva affitta le camere della sua umile casa sul mare. Conosce così Elisabetta, venuta a godersi le vacanze col padre, ingegnere lombardo. I due condividono serate, sguardi: s’innamorano.
Elisabetta deve tornare a Milano, mentre Francesco resta a vivere al Borgo, sognando un giorno di poter andare per mare con una barca tutta sua. I primi mesi la lontananza è tenuta viva da lettere d’amore, poi lei gli comunica che dovrà sposare un giovane in grado di risollevare le sorti dell’azienda di famiglia.
Pochi anni e il progresso arriva anche al Borgo: padron Berto è costretto a chiudere il cantiere e Francesco e Leonardo a iniziare una nuova vita: uno diventa marinaio in giro per il mondo, l’altro trova lavoro al paese come pescatore.
Francesco tornerà dopo un anno senza aver mai rinunciato alla barca dei suoi sogni o aver dimenticato Elisabetta. Ma forse, non è mai troppo tardi…
Una storia che sa di vele bagnate di mare, legno e salsedine.


Il sogno dell'isola

di Tamara Marcelli
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
ISBN 9788827519424
Ebook 2,99€
Cartaceo 13,00 €

Sinossi

«La mia vita è tutta qua. La mia follia sempre accanto per non soccombere al tempo, per non ingrigire, risucchiata dalla desolazione del mondo. Spesso serve bloccarsi, respirare e guardare indietro, per poter guardare avanti. Per guardare ad un sogno. E stare tra le stelle.»

Questo romanzo non è semplicemente il racconto di una storia d'amore, in tutte le sue accezioni, ma piuttosto quello di una vita che si interseca con molte altre. Un viaggio nel tempo che rappresenta un viaggio dentro se stessa. Fino alla consapevolezza dei propri incubi più segreti.
È la storia di Tara, la protagonista instabile e romantica, perennemente inquieta, innamorata della Vita, dell'amore e dell'arte. Il suo incontro con un Poeta, con un Musicista e con Laurence, l'uomo che diventerà il suo alter ego e la salverà dall'autodistruzione.
Una vita vissuta intensamente, tra luce e ombra. È la storia di un sogno che, una volta raggiunto, chiude il cerchio e rivive, trasfigurandosi, in nuovi occhi verdi. Nei sogni e nella vita, in un continuo scambio di dimensione e di senso, i segni diventano indizi, vanno colti e compresi.
Ciò che sembra squilibrio e irrazionalità, è emozione e istinto nel momento in cui incontra il mondo reale, le sue maschere, quelle che spesso si è costretti ad indossare per apparire "in linea" e sopravvivere. Ma l’anima va altrove.


I Nuotatori Numerini

I Nuotatori Numerini

di Elena Iannarelli
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto KIDS
Narrativa per bambini 4+
ISBN 979-1254580783
cartaceo 7,00€

Sinossi

I numeri sono spariti da tutte le scuole del mondo! Che tragedia! Come faranno ora i bambini a imparare a contare?
Dopo aver aiutato Armando l’anatroccolo a salvare il Bosco Festoso, i Nuotatori Numerini si cimenteranno in una nuova avventura, affrontando i pericoli e le meraviglie del mare per ritrovare i numeri scomparsi. Lungo la strada incontreranno tanti nuovi amici e impareranno a essere attenti e coraggiosi.
Una favola didattica che porta il bambino non solo verso l’apprendimento dei numeri ma anche della quantità, degli insiemi, delle addizioni e delle sottrazioni in modo semplice e divertente.

Età di lettura 4+



Stefania Bergo

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Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli: pagina 69

Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli: pagina 69

Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli: pagina 69

Pagina 69 #183 Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). L'amore, l'Arte, il rapporto conflittuale con il cibo, un bambino a tutti i costi,  le stelle, la neve, il sogno. L'isola.

Lo chiamai al telefono con il cucciolo nel carrello della spesa e gli comunicai che dovevo portare a casa un altro cagnolino, un compagno di giochi per Leon e un dolce amico per me.
Sì, perché era una parte di me che mi ero trovata davanti. E dovevo viverla fino in fondo. Non potevo permettermi di fingere di non essermene accorta. Tobia ero io, in un certo senso, vista da una certa, strana angolazione.
Arrivati a casa, il piccolo Leon lo aveva guardato con aria allegra e dopo averlo annusato, gli permise di entrare. Presero a giocare: si piacquero da subito. Un sollievo, anche se in cuor mio non avevo avuto dubbi.
Da allora sono stati sempre inseparabili. Due stelle gemelle.
Affinarono tecniche di agguato per gechi, topi e gatti. Il piccolo Tobia, che saltava tre metri in altezza (per cui avevo dovuto recintare di nuovo tutto il perimetro del giardino), imparò piano piano a fidarsi di esseri umani a due zampe, a stare tranquillo e a giocare con serenità. Anche se a volte mentre dormiva aveva gli incubi. Ma bastava accarezzarlo e chiamarlo per nome per farlo tranquillizzare. La paura dei forti boati lo faceva nascondere nella doccia, ma in casa sapeva di essere protetto.
Due stelle cadute nel nostro mondo. Due angeli nella nostra vita. Sempre pronti a darti un bacio e a regalarti un sorriso, soprattutto quando capivano che c'era qualcosa che non andava o se la tristezza era in agguato.
Gusti raffinati, pelo medio lungo Leon, corto Tobia, tonnellate di crocchette, tonno all'olio d'oliva, frittata con salsicce e formaggio, bistecche con osso, latte a volontà.
Mitiche le visite dal veterinario. Il piccolo Leon odiava tutti i veterinari, odiava anche l'aria quando ci si trovava. Per fare una lastra ci ritrovammo in quattro a provare a tenerlo fermo. Non ci aiutò nemmeno una puntura di tranquillante, dose massiccia: non c'era verso. Si faceva toccare soltanto da me, peccato che io non sapessi fare le punture di vaccino.

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Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto)




Il sogno dell'isola

La mia vita è tutta qua. La mia follia sempre accanto per non soccombere al tempo, per non ingrigire, risucchiata dalla desolazione del mondo. Spesso serve bloccarsi, respirare e guardare indietro, per poter guardare avanti. Per guardare ad un sogno. E stare tra le stelle.

Questo romanzo non è semplicemente il racconto di una storia d'amore, in tutte le sue accezioni, ma piuttosto quello di una vita che si interseca con molte altre. Un viaggio nel tempo che rappresenta un viaggio dentro se stessa. Fino alla consapevolezza dei propri incubi più segreti.
È la storia di Tara, la protagonista instabile e romantica, perennemente inquieta, innamorata della Vita, dell'amore e dell'arte. Il suo incontro con un Poeta, con un Musicista e con Laurence, l'uomo che diventerà il suo alter ego e la salverà dall'autodistruzione.
Una vita vissuta intensamente, tra luce e ombra. È la storia di un sogno che, una volta raggiunto, chiude il cerchio e rivive, trasfigurandosi, in nuovi occhi verdi. Nei sogni e nella vita, in un continuo scambio di dimensione e di senso, i segni diventano indizi, vanno colti e compresi.
Ciò che sembra squilibrio e irrazionalità, è emozione e istinto nel momento in cui incontra il mondo reale, le sue maschere, quelle che spesso si è costretti ad indossare per apparire "in linea" e sopravvivere. Ma l’anima va altrove.

Tamara Marcelli




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Intrecci di trama, dal corso di scrittura di Piergiorgio Pulixi: incipit

Intrecci di trama, dal corso di scrittura di Piergiorgio Pulixi: incipit

Intrecci di trama, dal corso di scrittura di Piergiorgio Pulixi: incipit

Incipit #205 Intrecci di trama, di autori vari, racconti nati dal corso di tecniche narrative di Piergiorgio Pulixi (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Racconti che parlano di solitudine, fragilità, lotta contro scelte obbligate e precarietà dell’esistenza.




Intrecci di trama

di Autori Vari
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Racconti
ISBN 978-8833667836
cartaceo 12,00€
ebook 2,99€

Trovare lavoro alla clinica psichiatrica San Giuliano è stata una vera fortuna. Quando la Service Coop mi ha chiamato per offrirmi un posto da guardia giurata, ero tornato in Sardegna da appena tre giorni, dopo quindici anni vissuti in Veneto. A riportarmi nella mia terra natia è stata la morte improvvisa di nonna Bonaria. So che sembra una cosa stupida – nonna Bonaria aveva la bellezza di 97 anni – ma prima di allora non avevo mai pensato che potesse morire. Per me era come una quercia millenaria o la bibbia sul comodino: qualsiasi cosa fosse accaduta, lei ci sarebbe sempre stata. Invece se n’è andata una mattina di fine febbraio, nel sonno. A trovarla è stata Armida, la ragazza delle pulizie. Di punto in bianco, mi sono ritrovato proprietario di una casa, ma senza una nonna e senza soldi. Quindi a maggior ragione ringrazio Dio per aver mandato in mio soccorso la Service Coop.
Il lavoro che mi è stato offerto era ciò di cui avevo bisogno: orario notturno, dalle 8:30 della sera sino alle 7:00 del mattino, sei giorni su sette e un ambiente di lavoro niente male.
La stanza in cui si trovano i monitor è piccola e dotata di tutto l’essenziale: un tavolino, un armadio sbilenco e un vecchio televisore anni Ottanta a tubo catodico che frizza ogni volta che cambio canale. Il divano ha la pelle piena di crepe e la gommapiuma deformata, ma tutto sommato non mi posso lamentare. Non sto a contatto con i medici perché smontano prima che io arrivi, e i pazienti li vedo solo nei monitor quando fanno ritorno nelle loro stanze. Poi più nulla. A dir la verità esiste una paziente che incontro tutti i giorni. Quando attraverso il cortile, dietro il vetro della finestra della stanza del secondo piano, c’è sempre una ragazza dai lunghi capelli neri che guarda lontano, oltre il cancello. Assorta nei suoi folli pensieri, tiene le braccia strette intorno alla pancia e le maniche del maglioncino rosa tirate fin quasi al gomito. Mi chiedo spesso cosa osservi al di là del muro, che cosa abbia lasciato là fuori di così importante da procurarle tutta quella nostalgia. Ogni volta che passo sotto la sua finestra, vedo sempre le sue labbra pronunciare una parola che non riesco mai a cogliere. Comunque, stasera è una giornata speciale perché si giocano i quarti di finale di Champion’s League, Roma-Liverpool. È da anni che aspetto una partita come questa. Diciamo che non sono abituato a vedere la mia squadra del cuore raggiungere un simile traguardo, logico che per me questo sia un evento storico. Metto il cappello sul tavolo, accanto alla pistola e alla borsa con la cena, accendo il televisore e mi sintonizzo sul canale.
Prima di accomodarmi sul divano mi appoggio al termosifone perché oggi si ghiaccia. Siamo ad aprile, ma sembra gennaio e fuori si sta abbattendo un temporale così violento che per sentire la voce del telecronista devo alzare il volume sin quasi al massimo. Mi concentro sulle squadre schierate in campo, le curve nascoste dietro densi fumi gialli e rossi e il brusio di fondo così corposo che quasi mi sembra di vedere lo schermo vibrare.
Qualcuno bussa alla porta.
Chiudo gli occhi senza muovermi.


Altri due tocchi, stavolta più decisi.

Con uno sbuffo mi stacco dal calorifero, infilo in testa il cappello di ordinanza e apro. Sono Gheorghe e Ioan, i due OSS di nazionalità rumena che fanno il turno di notte. Mi guardano con un sorriso incerto. Gheorghe tiene in mano sei lattine di birra Westbraü, quelle del discount.
«Ciao Milo. Possiamo guardare partita insieme?»
Sento le labbra incurvarsi verso il basso.
«A dir la verità non so se sono autorizzato a farvi entrare…»
Tengo la porta socchiusa, ma Gheorghe, il più grosso dei due, la spalanca con una spinta.
«Dai Milo, non rompere coglione» dice entrando. Capelli corti e naso schiacciato tendente verso destra, piccole cicatrici a forma di uncino ai lati dei sopraccigli. Gheorghe ha meno di trentacinque anni e un tempo deve essere stato un pugile, come testimoniano i muscoli tesi sotto la divisa.
Ioan è smilzo e sembra sempre sul punto di fare qualcosa di sbagliato. La mascella dura e sporgente somiglia al muso di un cane, le labbra fini e gli zigomi appuntiti come lance gli disegnano sulla bocca un sorriso maligno. I capelli divisi a ciocche biondi e rigidi sembrano le setole di una scopa. Se dipenda dalla genetica oppure dal fatto che non li lavi di frequente, non posso saperlo con certezza.
Li guardo accomodarsi sul divano.
«No, ragazzi, davvero, non so se sia regolare quello che state facendo.»
Cerco di mantenere un tono risoluto, ma Ioan si abbandona sui cuscini.
«Partita in compagnia è più bella» dice, stappando una lattina.
Preso dallo sconforto mi lascio andare sulla sedia. Cerco di farmi forza pensando che forse saranno presi dalla partita e non faranno baccano.
Naturalmente succede tutto il contrario. Tra rutti, urla e bestemmie in rumeno, concentrarsi sulle azioni è impossibile. A fine primo tempo, la Roma perde per due a zero.
«Milo tu no ha bevuto niente.» Gheorghe apre una birra e me la porge.
Non mi è mai piaciuto bere, soprattutto in servizio. Rifiuto con decisione.
Gheorghe fa una risata e mi si avvicina ancor di più, mettendomi la lattina sotto il naso.
«Qui dite: chi non beve in compagnia è ladro o spia» dice Ioan fissandomi. Ride, ma nel suo sguardo c’è qualcosa che mi mette a disagio. «Tu sei ladro o spia?»
«Nessuno dei due» rispondo serio.
«Bevi allora»
Dal racconto "Burnout" di Giovanni D’Errico


La trama
Intrecci di trama, di Autori Vari, dal corso di tecniche narrative di Piergiorgio Pulixi

La scrittura è sempre un’opera di filtrazione della memoria. Presuppone riflessione, concentrazione e scavo dentro se stessi. Questa antologia nasce come esercizio collettivo all’interno di un corso di scrittura creativa: il “Corso di tecniche di narrazione applicate al romanzo e al racconto breve” condotto dallo scrittore Piergiorgio Pulixi e organizzato da Gli Scrittori Della Porta Accanto. Per far sì che l’esercizio funzionasse al meglio, i corsisti hanno estrapolato delle emozioni dai quadri del grande pittore americano Edward Hopper, per poi veicolare quelle emozioni attraverso un tema che tenesse insieme personaggi, trama e prospettiva sulla storia. Sebbene i corsisti siano molto diversi l’uno dall’altro per caratteristiche personali, esperienze, provenienza e attitudine, tutti hanno prodotto scritti che ruotano intorno a temi come la solitudine, la fragilità, la lotta contro scelte obbligate e la precarietà dell’esistenza. Temi che si legano all’associazione alla quale verranno donati i proventi dell’antologia: Sheep Italia. Gli intrecci di trama, in questo caso, sono storie che dalla carta prendono vita e, tramite la lana, scaldano le persone.

Tutto il ricavato verrà dato in beneficenza all'Associazione Sheep Italia

Corso di tecniche narrative di Piergiorgio Pulixi

Un corso per scrittori: tecniche di narrazione applicate al romanzo e al racconto breve tenuto da Piergiorgio Pulixi in collaborazione con Gli Scrittori della Porta Accanto.
Il corso ha come obiettivo quello di arrivare alla stesura di un elaborato originale da parte di ogni partecipante di 10/15 cartelle (2.000 caratteri spazi inclusi per pagina), editato nella terza parte del corso – dedicata all’editing e all’autoediting dei testi – in maniera collegiale da parte di tutti i corsisti, per una revisione personale, con analisi del testo, della struttura, della sintassi, dello stile e una valutazione personale sui punti di forza e di debolezza del testo.

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

Tutti i nostri incipit:


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Canzoni come poesie: «Rise up» di Andra Day

Canzoni come poesie: «Rise up» di Andra Day

Canzoni come poesie: «Rise up» di Andra Day

Musica Di Stefania Bergo. Dai versi alle note, quando le canzoni sono poesie: Rise up, di Andra Day. Voce densa per una canzone che parla di resilienza e solidarietà, oggi diventata l’inno di rinascita del movimento Black Lives Matter.

Andra Day, pseudonimo di Cassandra Monique Batie, è una cantante dalla voce densa e corposa. Classe 1984. Eppure ricorda le cantanti soul di un tempo – Billie Holiday, Ella Fitzgerald e Dinah Washington –, non per niente è stata chiamata a interpretare Billie Holiday nel biopic a lei dedicato, in uscita nelle sale proprio questo mese, per cui ha già vinto il Golden Globe come migliore attrice protagonista per cui è stata candidata anche all'Oscar. Ha pubblicato il suo primo album, Cheers To The Fall, nel 2015.

Rise up è una canzone che parla di solidarietà, di resilienza.

Come dice Andra Day all'inizio della versione acustica di Rise Up, la canzone è un inno alla necessità di aiutarsi l'un l'altro, perché è il solo modo per riuscire a risorgere anche quando sembra impossibile. Andra Day è stata chiamata a cantarla anche alla Casa Bianca, davanti all'allora presidente Barack Obama, alla cerimonia di chiusura dei giochi paraolimpici e durante la parata per il presidente Joe Biden e il vicepresidente Kamala Harris.
Rise Up è una canzone di resilienza, speranza, determinazione, porta con sé la certezza che uniti si può spostare anche una montagna, iniziando a piccoli passi un percorso di rinascita: «Se puoi alzarti, puoi fare il passo successivo, e se puoi fare il passo successivo, puoi fare quello dopo» (Andra Day). Nata dopo l’uccisione di George Floyd, Rise Up è oggi diventata l’inno di rinascita del movimento Black Lives Matter in difesa dei diritti degli afroamericani.

Cheers To The Fall, l'album d'esordio di Andra Day

  1. Forever Mine
  2. Only Love
  3. Gold
  4. Not Today
  5. Mistakes
  6. Goodbye Goodnight
  7. Rearview
  8. Red Flags
  9. Honey or Fire
  10. Gin & Juice (Let Go My Hand)
  11. Rise Up
  12. City Burns
  13. Cheers to the Fall

Rise Up di Andra Day

Musiche: Cassandra Monique Batie, Jennifer Decilveo
Testo: Andra Day e Jennifer Decilveo | © BMG Rights Management
You're broken down and tired
Of living life on a merry go round
And you can't find the fighter
But I see it in you so we gonna walk it out
And move mountains
We gonna walk it out
And move mountains

And I'll rise up
I'll rise like the day
I'll rise up
I'll rise unafraid
I'll rise up
And I'll do it a thousand times again
And I'll rise up
High like the waves
I'll rise up
In spite of the ache
I'll rise up
And I'll do it a thousand times again

For you
For you
For you
For you

When the silence isn't quiet
And it feels like it's getting hard to breathe
And I know you feel like dying
But I promise we'll take the world to its feet
And move mountains
Bring it to its feet
And move mountains

And I'll rise up
I'll rise like the day
I'll rise up
I'll rise unafraid
I'll rise up
And I'll do it a thousand times again

For you
For you
For you
For you

All we need, all we need is hope
And for that we have each other
And for that we have each other
And we will rise
We will rise
We'll rise, oh, oh
We'll rise
I'll rise up
Rise like the day
I'll rise up
In spite of the ache
I will rise a thousand times again
And we'll rise up
High like the waves
We'll rise up
In spite of the ache
We'll rise up
And we'll do it a thousand times again

For you
For you
For you
For you

Ah, ah, ah, ah

Sei abbattuto e stanco
Di vivere la vita su una giostra
E non riesci a trovare il combattente
Ma io lo vedo in te quindi lo tireremo fuori
E smuoveremo le montagne
Lo tireremo fuori
E smuoveremo le montagne

E sorgerò
Sorgerò come il giorno
Sorgerò
Sorgerò senza paura
Sorgerò
E lo farò mille volte ancora
E sorgerò
In alto come le onde
Sorgerò
Nonostante il dolore
Sorgerò
E lo rifarò mille volte ancora

Per te
Per te
Per te
Per te

Quando il silenzio non è tranquillo
E sembra che stia diventando difficile respirare
E so che ti senti come se stessi morendo
Ma ti prometto che porteremo il mondo ai suoi piedi
E smuoveremo le montagne
Lo tireremo fuori
E smuoveremo le montagne

E sorgerò
Sorgerò come il giorno
Sorgerò
Sorgerò senza paura
Sorgerò
E lo farò mille volte ancora

Per te
Per te
Per te
Per te

Tutto ciò che ci serve, tutto ciò che ci serve è la speranza
E per quello abbiamo l’un l’altro
E per quello abbiamo l’un l’altro
Noi sorgeremo
Noi sorgeremo
Noi sorgeremo, ohh ohhh
Noi sorgeremo
Sorgerò
Sorgerò come il giorno
Sorgerò
Nonostante il dolore
Io sorgerò mille volte ancora
E noi sorgeremo
Sorgeremo come le onde
Sorgeremo
Nonostante il dolore
Sorgeremo
E lo faremo mille volte ancora

Per te
Per te
Per te
Per te

Ohhhh ohhh ohh ohhh ohh

Andra Day, Andra Day



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Stefania Bergo
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