• Petrolio bollente
  • Copertina del libro
  • La ricamatrice Maurizio Spano
  • Andrà tutto bene
  • Un errore di gioventù   Elena Genero Santoro
  • Telma - Claudia Gerini
  • Il buio d'Etiopa - Nicolò Maniscalco
  • Racconti, Gratis, Natale, Gli scrittori della porta accanto
  • La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto
  • Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni
  • Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni
  • Storie di una assistente turistica
  • Da zero a 69
  • Il tesoro dentro, Elena Genero Santoro - Gli scrittori della porta accanto
  • Ponti sommersi, di Tamara Marcelli
  • Sulle ali della fantasia di Ornella Nalon
  • Il sogno di Giulia, Claudia Gerini (Romance) - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Il tempo di un caffè, di Silvia Pattarini - Gli scrittori della porta accanto
  • Mwende, Stefania Bergo (Memoir) - Gli scrittori della porta accanto
  • Il sogno dell'isola, Tamara Marcelli - Gli scrittori della porta accanto
  • Ponsacco-Los Angeles Sulle tracce di Bruce Springsteen, Valentina Gerini (Mainstream) - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Volevo un marito nero, Valentina Gerini (Romance) - Gli scrittori della porta accanto
  • Con la mia valigia gialla, Stefania Bergo (Memoir) - Gli scrittori della porta accanto
  • La notte delle stelle cadenti, Valentina Gerini (Romance) - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Perchè ne sono innamorata, Elena Genero Santoro, Gli scrittori della porta accanto
  • Chiaroscuro, Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • L'appetito vien leggendo - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Anche la morte va in vacanza al lago
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Diventa realtà, Elena Genero Santoro, Gli scrittori della porta accanto
  • Immagina di aver sognato, Elena Genero Santoro, Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Di donne, di amori e di altre catastrofi (Romance ironico) - Andrea Pistoia, Gli scrittori della porta accanto
  • Grilli e Sangiovese
  • Il cielo d Inghilterra, Loriana Lucciarini - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Lungo la via Francigena, di Angelo Gavagnin - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Nucleo Operativo - Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Ovunque per te, Elena Genero Santoro, PubMe
  • Racconti di stelle al bar Zodiak
  • Ritrovarsi di Loriana Lucciarini - Gli Scrittori della Porta Accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Un angelo protettore
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Una felicità leggera leggera, Loriana Lucciarini - Gli scrittori della porta accanto


Collana Editoriale

Scrittori, intervista a Gianluca Piattelli

Scrittori, intervista a Gianluca Piattelli

Scrittori, intervista a Gianluca Piattelli

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Gianluca Piattelli, in tutti gli store online col suo nuovo romanzo Diversità Splendore (PlaceBook Publishing): «La letteratura è un abisso in cui è piacevole tuffarsi».

Diamo il benvenuto a Gianluca Piattelli. Grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale Gli Scrittori della Porta Accanto – Non solo libri.  Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare: qual è stata quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti ha spinto a scrivere Diversità Splendore?

Era da tempo che desideravo raccontare le sensazioni, le vicissitudini, le emozioni provate durante l'anno trascorso a tu per tu con i disabili, ospiti di un istituto situato nella mia provincia. Era il lontano 1993 e svolgevo il servizio civile come obiettore di coscienza, che avevo scelto al posto del servizio militare. Ho dunque inventato una storia e vi ho inserito tutta la magia, tutta la poesia di quell'anno magnifico e irripetibile.

Ci ricordi i titoli delle tue precedenti pubblicazioni?

Ho pubblicato Lunarmalia nell'agosto 2019, con la stessa casa editrice, cioè Placebook Publishing & Writer Agency, che a quel tempo però si chiamava Pedrazzi Editore.

Diversità Splendore. Perché hai scelto proprio questo titolo?

Il primo giorno che misi piede nell'istituto sopracitato, mi sentii perso, non sapendo come approcciarmi ai disabili presenti. Le loro difficoltà psico-motorie mi mettevano a disagio, li vedevo strani, brutti, diversi. Dopo qualche giorno, cominciai a capire che avrei dovuto trattarli da pari a pari, come fossero persone uguali a me. Avrei dovuto tuffarmi, volente o nolente, in quella oscurità che li avvolgeva di mistero, avrei dovuto mettermi alla loro altezza. Allora quella diversità che percepivo iniziò a diminuire, fino ad assottigliarsi sempre di più e a scomparire. Coloro che in partenza avevo considerato persone stravaganti, buffe, quasi mostruose, ecco che ora diventavano belle, simpatiche, piacevoli. Cominciai a comunicare con loro, perché quello era lo scopo di noi accompagnatori, iniziai a parlare con loro anche se non ottenevo risposta, a dialogare con lo sguardo, ad abbracciarli, a prendere in collo quelli di corporatura più esile. E tutto cambiò. Essi iniziarono a comunicare (a modo loro, certamente) e quello che ricevetti in cambio fu una sorta di amicizia, una specie di affetto: ma amicizia e affetto non sono le parole giuste per descrivere quel sentimento strano che provavo. Scrivendo questo romanzo ho trovato il termine giusto. Il sentimento nuovo che ricevetti, in cambio della mia presenza tra quelle anime diverse, nonché speciali, è lo splendore del titolo del romanzo.

Gianluca Piattelli, ci riveli qualche indiscrezione sulla trama, così da farci addentrare meglio nel tuo contesto?

Si tratta di un delicato e a volte ironico viaggio nel mondo delle persone che spesso vengono considerate diverse. Pagina dopo pagina si entra in contatto con la vera essenza di quello che i normodotati chiamano handicap. Ho cercato di farlo con garbo, a volte con crudezza, sovrapponendo momenti onirici con sequenze di suspense. Spero che i lettori imparino a conoscere e ad amare i ragazzi dell’Istituto, appassionandosi per la loro inconsapevole avventura. È una storia semplice, ma che lascia il segno. Leo, Nicholas, Asialuna, Lisandro, Margherita, Monia e Giulia aspettano di essere amati, forse odiati, perché no. Una storia che farà annusare i contorni di un mondo poco conosciuto, strano, controverso, oscuro e, al contempo, capace di splendere al di là di ogni immaginazione. Ai lettori dico: lasciatevi prendere per mano, sedetevi comodi, aprite gli occhi e spalancate la mente.
Diversità Splendore di Gianluca Piattelli

Diversità Splendore

di Gianluca Piattelli
PlaceBook Publishing
Narrativa | Paranormal
ISBN  979-86366150756
Cartaceo 14,56€
Ebook 4,90€

Perché consiglieresti Diversità Splendore?

Perché è una storia che fa sorridere, commuovere e, allo stesso tempo, fa riflettere.

C'è una domanda che avresti voluto ti facessi? E quale sarebbe la risposta?

In che momento della giornata preferisci scrivere?
Preferisco scrivere la sera, dopo cena, luce soffusa, schermo di cellulare tra le dita, accoccolato sul divano, in compagnia dei miei due cagnolini che se la dormono beatamente.

Scrivere, a volte, diventa terapeutico. Ma non credo sia solo questo lo scopo del tuo libro. C'è qualche altra motivazione?

Scrivere per me è una malattia, quando prende l'ispirazione è come avere la febbre alta, soltanto buttando giù quello che hai da dire essa scende a livelli accettabili. Lo scopo del mio libro è comunque quello di far conoscere l'universo delle persone con gravi disabilità e far sì che queste siano accettate per quello che sono e amate come meritano.

Ringraziamo tantissimo Gianluca Piattelli per essere stato ospite degli Scrittori della porta accanto e, anche a nome dei nostri lettori, gli auguriamo in bocca al lupo per suoi progetti futuri.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Madre di tre figli, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
Continua a leggere >
Recensione: Fiore di roccia, di Ilaria Tuti

Recensione: Fiore di roccia, di Ilaria Tuti

Recensione: Fiore di roccia, di Ilaria Tuti

Libri Recensione di Davide Dotto. Fiore di roccia, di Ilaria Tuti (Longanesi). Un libro che è bene leggere per riconsiderare da un punto di vista femminile quel che altri occhi nascondono o dimenticano troppo in fretta.

Per la prima volta nella storia del nostro popolo, le gerle che per secoli abbiamo usato per portare i nostri infanti, i corredi delle spese, il cibo che dà sostentamento, la legna che scalda corpi e cuori accolgono strumenti di morte: granate, munizioni, armi.
Ilaria Tuti, Fiore di roccia
Fiore di roccia, di Ilaria Tuti ci proietta al culmine della guerra di trincea, lungo la Carnia, in Friuli. L'ambientazione non è un pretesto e non è casuale. Si parla di montagne che si conoscono, aspre e accoglienti, quelle in cui si è nati e si conservano radici e identità preziose.
Il romanzo racconta la Storia nel suo farsi e disfarsi, in presa diretta, quando nulla è chiaro, tante sono le domande, scarse le risposte.
Agata Primus, la protagonista, grazie alla sua voce narrante riporta alla luce e alla memoria le vicende delle “portatrici carniche” con le quali ha in comune ruolo e destino.

Tramite Agata parlano donne che a rischio della vita si arrampicano sulle alture. 

Partono dai loro villaggi verso i luoghi di combattimento, portando sulle spalle ceste di vimini colme di munizioni, fucili oltre che di vettovaglie, farmaci, panni da lavare. Ai piedi un paio di scarpe di spago e stoffa, gli scarpetz friulani.
I cuori vibrano e pulsano, «feriti e sensibili»; i corpi sono forgiati e irrobustiti dalla montagna e dagli stenti. La loro è fatica vera, non si fermano mai, si sostentano con poco, fosse anche solo con mezza patata e brodo scuro amaro. Le tengono salde «determinazione, audacia», il valore di chi da sempre lotta in prima linea, e non solo al fronte.
Con questo spirito vedono e giudicano le mostruosità della guerra che trasformano luoghi, persone, tradizioni.

Il romanzo scava nella memoria e tra le cose dimenticate. Lascia affiorare un genere di forza tutta particolare, rivestita di un'apparente delicatezza che si fa profonda e feroce.

È questo che siete. Fiori aggrappati con tenacia a questa montagna. Aggrappati al bisogno di tenerci in vita.
Ilaria Tuti, Fiori di roccia
Sono madri, figlie, mogli. Hanno bambini, mariti, fratelli al fronte o, come Agata, un padre gravemente malato. La necessità di preservare il paese, le case, proteggere la famiglia dal pericolo dell'imminente invasione dei nemici rende più grande, di ognuna, il sacrificio: «O noi saliamo, o gli austriaci scendono».
Domina una condizione di allerta che richiede forza di spirito in chi non han il tempo di dire, come don Abbondio, che «il coraggio nessuno se lo può dare».



Tempo non ce n'è nemmeno di aver paura, sommersi dall'urgenza di sopravvivere e far sopravvivere, strappare briciole di normalità nel limbo in cui si trovano un po' tutti, dove ogni ordine consueto appare sovvertito.
Sono sacrifici di cui abbiamo perso il ricordo, ma già allora vi era chi se ne chiamava fuori, estraniandosi dal lavoro, dalla fatica condivisa e dalla possibilità di capire.


Non vi è un elenco di cose giuste o sbagliate, il romanzo tira le fila di molte cose.

A volte è difficile fare ciò che è giusto, talmente spaventoso da sentirlo come un atto innaturale. Può l’uomo essere compassionevole in questo mondo che ci vuole l’uno contro l’altro, che toglie continuamente e spinge a usare denti e artigli come bestie per difendere ciò che resta?
Ilaria Tuti, Fiore di roccia
L'umanità più vera non è scontata, né prevedibile. Ci si scopre feroci nel dover premere il grilletto.

Vita e morte si inseguono e si corteggiano senza sosta, in un eterno divenire e avvicendarsi, un equilibrio in cui l'istinto non vuole e non può sentire ragioni.

Sempre di equilibrio si tratta, anche di fronte alla guerra, somma di conti mai saldati, di torti e delle ragioni di prima.
Da qui la scoperta della complessità, del dubbio che squarcia il velo ma che non si vede l'ora di estirpare perché «considerato (il dubbio) un male più grande della febbre di trincea».
Fiore di roccia di Ilaria Tuti è un libro che è bene leggere per riconsiderare da un punto di vista femminile quel che altri occhi nascondono o dimenticano troppo in fretta. E comprendere appieno il senso di una precarietà capricciosa fatta però di moltissime cose, oltre che di uomini e di donne, di donne e di uomini. Quindi di rocce che resistono, trattengono, sbriciolano e franano; di fiori che – come le stelle alpine – resistono, si aggrappano e sbocciano, volendo, anche sopra l'inferno.

Fiore di roccia

di Ilaria Tuti
Longanesi
Romanzo storico
ISBN 978-8830455344
Cartaceo 17,86€
Ebook 9,99€

Sinossi 

«Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche chi è rimasto nei villaggi, mille metri più in basso. Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle. Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame. Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riempiono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore. Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione. Risaliamo per ore, nella neve che arriva fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. Il nemico, con i suoi cecchini - diavoli bianchi, li chiamano - ci tiene sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre ci arrampichiamo con gli scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i «fiori di roccia». Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l'eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall'inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire. Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima.» Con "Fiore di roccia" Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.
Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.
Continua a leggere >
Libri al cinema: The help, di Kathryn Stockett

Libri al cinema: The help, di Kathryn Stockett

Libri al cinema: The help, di Kathryn Stockett

Cinema Recensione di Stefania Bergo. The help è un romanzo di Kathryn Stockett, portato al cinema dal regista Tate Taylor, premio Oscar a Octavia Spencer come miglior attrice non protagonista. Un film sul razzismo e l'emancipazione delle donne. Cosa hanno in comune libro e film?

The help, l'aiuto, è un romanzo di Kathryn Stockett da cui è stato tratto il film omonimo nel 2011, disponibile per il noleggio su TimVisionPrime Video e altre piattaforme di streaming.


Era un film che volevo vedere da tempo e dopo Green Book e Se la strada potesse parlare, ho proseguito il mood #BlackLivesMatter e l'ho guardato: mi è piaciuto talmente tanto che ho subito comprato e letto anche il libro, 513 pagine da cui è difficile staccarsi!

The help è ambientato a Jackson, una cittadina del Mississippi del 1963, in piena segregazione razziale. 

È il periodo in cui ai neri vengono imposti troppi limiti da non oltrepassare: hanno posti assegnati sugli autobus – nel libro si parla anche di Rosa Parks – possibilità e luoghi preclusi, bagni dedicati. È anche il periodo in cui alle donne vengono imposti altri limiti, anche questi da non valicare: a loro viene concesso di giocare a bridge e organizzare aste di beneficenza, ma il loro destino è ancora quello di sposarsi, avere di figli, sfogliare «La casalinga perfetta» a bordo piscina mentre i mariti lavorano. Se poi sei una donna nera, il tuo destino è solo quello di fare la donna di servizio presso le famiglie benestanti dei bianchi e di allevare i loro figli. Un film e un libro che stimolano più di qualche riflessione, quindi.
«... come vogliamo bene ai loro bambini quando sono piccoli..»Le trema il labbro. «E poi, da grandi, diventano proprio uguali alle loro madri.»
Kathryn Stockett, The help

Eugenia Phelan, detta Skeeter, è una ragazza bianca controcorrente, «strana». 

Sebbene la madre, facoltosa proprietaria terriera, e le sue amiche cerchino di accasarla, lei non ne sente affatto l'esigenza. Alta e con i capelli perennemente arruffati, quindi già oltre i limiti fisici che si addicono a una donna, ha conseguito una laurea e sogna di fare la scrittrice. Nel film è interpretata dalla bravissima Emma Stone, vincitrice di un Oscar per il musical La la land. Ma non sono solo questi i suoi tratti distintivi. Ce n'è uno, in particolare, che disturba più di tutti la comunità, a partire dalle sue amiche d'infanzia: Skeeter non è razzista. Anzi, avverte tutta l'ingiustizia della discriminazione razziale, proprio in virtù della donna che l'ha allevata. Non la madre – le madri di Jackson i figli li mettono solo al mondo – ma Costantine, la cameriera di famiglia, la presenza più preziosa della sua vita.
[...] era avere qualcuno che ti guarda dopo che tua madre si è appena preoccupata da morire perché sei spaventosamente alta, con i capelli crespi e strana. Avere qualcuno che ti dice con gli occhi: «A me vai benissimo così».
Kathryn Stockett, The help
The help - locandina
Libri al cinema: The help, di Kathryn Stockett

The help

REGIA Tate Taylor
SCENEGGIATURA Tate Taylor
PRODUTTORE/PRODUZIONE Chris Columbus, Brunson Green, Michael Barnathan, Sonya Lunsford, DreamWorks Pictures
DISTRIBUZIONE Walt Disney Pictures
MUSICHE Thomas Newman
ANNO 2011
CAST Emma Stone, Viola Davis, Octavia Spencer, Jessica Chastain, Bryce Dallas Howard, Ahna O'Reilly

Il regista e sceneggiatore Tate Taylor è amico d'infanzia di Kathryn Stockett, l'autrice del bestseller omonimo tradotto in 40 lingue. Si avverte, infatti, tutto il reverenziale rispetto per il libro, portando fedelmente al cinema frasi ed eventi narrati tra le pagine.

Pochi sono i dettagli non inseriti nella pellicola e ancor meno le discrepanze. Forse l'unica vera differenza è che mentre il libro mette a nudo anche i sentimenti di Skeeter per il suo fidanzato – ebbene sì, alla fine cederà all'insistenza delle amiche – soffermandosi sulle sue aspettative e soprattutto sulle delusioni, nel film pare che la storia d'amore sia praticamente inesistente, una nota a margine, senza alcuna rilevanza. Il fulcro della storia, del resto, sono l'emancipazione e il coraggio di Skeeter e di un manipolo di donne di servizio. Perché ci vuole coraggio a raccontare «la verità», scrivere un libro, intitolato The help, appunto, che raccoglie le interviste delle cameriere/balie proprio sulla loro condizione a servizio delle famiglie di bianchi benestanti. Non con l'intento di cambiare le leggi discriminanti dello Stato del Mississippi, ma solo per dar voce a chi non ce l'ha, per raccontare un nuovo punto di vista.
«È da che mondo e mondo che i bianchi raccontano ciò che pensano i negri.»
Kathryn Stockett, The help

Nel libro, così come nel film, viene messa bene in evidenza la diffidenza iniziale delle donne di colore, il loro timore di rappresaglia dei bianchi. Anzi, la paura della vendetta delle «donne bianche».

Perché le donne bianche, bigotte, ipocrite e intrise di propaganda razzista, hanno «armi affilate» fatte di calunnie e manipolazione in grado di rovinare intere famiglie di neri solo per aver osato alzare la testa e dire "No". Il tutto in virtù di leggi discriminatorie che promulgano la «separazione delle razze» e facilitano loro il compito.
Non mi importa di mangiare allo stesso bancone dei bianchi. Quello che mi importa è se tra dieci anni una bianca dirà a una delle mie figlie che è sporca e l'accuserà di rubare l'argenteria.
Kathryn Stockett, The help
Eppure, ognuna di quelle donne è stata allevata da una tata di colore. E questo è il grande paradosso messo in evidenza da The help, nel film così come nel libro – il paradosso e allo stesso tempo la soluzione.


Le donne sono dunque sempre protagoniste, nel bene e nel male.

L'acida e ipocrita Hilly porta avanti il suo progetto di dotare ogni casa di bianchi di un bagno in giardino dedicato alla servitù di colore da cui si rischia di prendere "terribili malattie" e contemporaneamente indottrina il suo "reame" alla superiorità dei bianchi.
«A chi vanno tutti i soldi che si raccolgono con le torte?»
Lei alza gli occhi al cielo. «Ai bambini poveri e affamati dell'Africa.»
Aspetto che colga il paradosso: lei vuole mandare soldi ai negri dall'altra parte dell'oceano, ma nona quelli dall'altra parte della città.
Kathryn Stockett, The help
La coraggiosa Skeeter lavora al giornale della città scrivendo per una rubrica dedicata alla pulizia della casa per avere un'indipendenza economica, ma di nascosto legge Il buio oltre la siepe e raccoglie le testimonianze delle cameriere per dar loro voce. La determinata Aibileen per prima accetta di rischiare di perdere tutto pur di portare il punto di vista dei «negri» sulla loro stessa condizione e alleva la piccola Mae Mobley, bambina bianca, figlia dell'anaffettiva Elisabeth, instillandole fiducia in se stessa malgrado la madre la ritenga brutta e cicciona – «Per me fa niente che non sia carina, però cerco di aggiustarla meglio che posso per sua mamma» – e le racconta la favola di Luther King, il grande marziano, discriminato perché «è verde», per far crescere anche la sua mente, gettare un germolio e sperare che possa fiorire in futuro – è il suo modo di cambiare le regole.
"Miss Taylor ci ha detto di disegnare quello che più ci piace di noi." Allora vedo un foglio tutto stropicciato nella sua mano. Lo volto, ed eccola lì la mia bambina adorata, che si è colorata di nero.
Kathryn Stockett, The help
La vulcanica Minny, interpretata da Octavia Spencer – premio Oscar come miglior attrice non protagonista – sopporta in silenzio solo le percosse del marito ma non sa tacere davanti alle ingiustizie delle «signore bianche». La fragile e svampita Celia pur essendo ricca e bianca viene isolata perché diversa, troppo appariscente; vittima del vano desiderio di maternità, affronta ripetuti aborti che la fanno sentire inadeguata come donna e moglie. La vecchia Costantine è costretta ad abbandonare la sua bambina nata "troppo chiara" anche se il padre è nero quanto lei, per darle un futuro migliore o forse solo per nascondere quello che avrebbe potuto essere scambiato per un crimine: l'unione tra razze differenti – questo aspetto non viene trattato nella versione per il cinema.
Le donne sono dunque sempre protagoniste, nel bene e nel male.

Donne che lasciano che gli eventi accadano e donne coraggiose che gli eventi li provocano, determinate a cambiare il mondo a piccoli passi. 

Bianche o nere non fa differenza, il coraggio non ha colore, in questo libro. Così come non ce l'ha l'empatia, perché ci sono anche storie di meravigliosa solidarietà femminile. Skeeter, Celia o Lou Anne, ad esempio, escono naturalmente dal coro come se fosse l'unico modo possibile di vivere, non guardano il colore della pelle ma quel legame di mutuo sostegno e riconoscenza che può instaurarsi tra chi condivide la casa e la vita ogni giorno. La subordinazione, per queste donne, è solo apparente. Perché si tratta di uno scambio di beni alla pari e quasi mai il denaro è quello che ha il maggior valore.

E sono sempre le donne le artefici dei cambiamenti, curiosamente attraverso il ruolo cui sono state forzatamente relegate dalla notte dei tempi: la cura dei figli. 

Perché crescere le menti di domani è forse l'unica soluzione per i cambiamenti più radicali della società, quelli che coinvolgono gli strati sociali in modo trasversale, scardinando punti di vista rimasti al palo della Storia, pericolosamente marci.
Miss Skeeter mi ha chiesto qual è stato il giorno più brutto che mi ricordo come domestica. [...] È stato ogni giorno dal 1941 al 1947, quando davanti alla porta con la zanzariera aspettavo che finissero le botte. Come mi dispiace non aver detto a John Green Dudley che non ci va all'inferno, che non è un mostro perché gli piacciono i maschi. Come mi dispiace non avergli riempito le orecchie di cose buone come sto cercando di fare con Mae Mobley.
Kathryn Stockett, The help





Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, PubMe Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
Continua a leggere >
Petrolio bollente, il romanzo d'esordio di Katia Manfredi

Petrolio bollente, il romanzo d'esordio di Katia Manfredi

Petrolio bollente, il romano d'esordio di Katia Manfredi

Libri Comunicato stampa. Petrolio bollente (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), il romanzo d'esordio di Katia Manfredi. Quasi una sceneggiatura per una serie TV, uno spaccato del mondo lavorativo del settore industriale, troppo spesso spinto al profitto e discriminante.

«Gabriella, dove sei?»
«Sono in corridoio, sono appena arrivata.»
«Sbrigati, ti devo parlare, abbiamo un problema c’è da andare subito in Congo.»
«Subito? Ma come?»
«Sbrigati» le urlò e poi riattaccò il telefono.
Senza più guardare a destra e sinistra, quasi correndo, ancora con la borsa a tracolla, Gabriella si precipitò nell’ufficio di Caruso. Tiziana vedendola arrivare le lanciò uno sguardo smarrito e lei capì che quel giorno il tempo era nuvoloso.
Così, cercando di mantenere un’espressione serena sul volto, entrò nell’ufficio e disse a Caruso: «Eccomi. Buongiorno».
«Finalmente. Dove cazzo sei stata fino a ora?» Si alzò in piedi e, guardandola, poggiò le mani sui fianchi. Sembrava Mussolini in una foto a colori.
«Veramente sono le otto e un quarto, ero al bar.»
«Al bar! Io sono qui dalle sette e aspettavo te per il caffè.»
«Non riuscivi a dormire?» chiese Gabriella sollevando un sopracciglio e mettendo anche lei, audacemente, le mani sui fianchi.
La guardò contrariato e disse: «Non fare la spiritosa, adesso te la faccio passare io la voglia di scherzare: devi andare subito in Congo. Depropanizer di Zuata. La colonna non è stabile e stiamo perdendo produzione. Quelli hanno deciso di fermare per ispezionare il ribollitore, ma dobbiamo essere sicuri prima di bloccare la produzione. Mi sono spiegato?»
«Sì, certo» disse Gabriella pensando, in verità: “Ma di che sta parlando?”

Katia Manfredi, Petrolio bollente

Petrolio bollente

di Katia Manfredi
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
ISBN 978-8833666044
cartaceo 12,50€
ebook 2,99€

Sinossi

Gabriella, giovane e brillante ingegnere, lavora presso il dipartimento di ricerca di una multinazionale petrolifera. Caruso è il suo capo, un siciliano aggressivo e autoritario, molto potente. È lui che decide quando e dove Gabriella deve recarsi per risolvere le questioni tecniche più disparate.
L’ambiente di lavoro è maschilista e spregiudicatamente rivolto al profitto; Gabriella è costretta a interagire in contesti operativi e decisionali che la mettono a dura prova. Come primo importante incarico, viene mandata a Pointe Noire, in Congo, per risolvere alcune criticità operative che rischiano di bloccare l’attività di un impianto.
Forse per la giovane età o per il fatto di essere donna, nonostante individui e denunci seri malfunzionamenti viene sistematicamente ignorata, sia dalla dirigenza italiana sia dai tecnici africani. Fino a quando accade l’irreparabile: divampa un incendio e qualcuno rimane gravemente ferito.
Gabriella sarà chiamata a rispondere del suo operato, alla ricerca di un capro espiatorio per salvare il buon nome dell’azienda.
Una storia attuale, che s’ispira ad alcuni eventi realmente accaduti. Scritta quasi come una sceneggiatura per una serie TV, fornisce numerosi spunti di riflessione sul mondo lavorativo del settore industriale, troppo spesso spinto al profitto e discriminante.

Katia Manfredi

Katia Manfredi

Katia Manfredi è nata a Palermo nel 1973 ed è per davvero la "scrittrice della porta accanto": forse una collega di lavoro? Un’amica? La donna che incroci per strada? Chi è in realtà?
Aspirerebbe a essere all'altezza della protagonista del romanzo, in verità Katia non crede di essere così affascinante né così in-telligente! E infatti – nonostante alcune analogie con la sua eroina – Petrolio Bollente non è un’autobiografia, ma il frutto di una fervida immaginazione.
Adora molto viaggiare, conversare e sogna di diventare una scrittrice famosa…
Continua a leggere >
Recensione: Stanotte o mai, di Elena Genero Santoro

Recensione: Stanotte o mai, di Elena Genero Santoro

Recensione: Stanotte o mai, di Elena Genero Santoro

Libri Recensione di Giulia Mastrantoni. Stanotte o mai, di Elena Genero Santoro (Leucotea). Una storia che parla di donne e di sogni, ma anche di costrizioni e di piani da rifare.

Dara è impiegata in una farmacia di proprietà della dottoressa Patrizia Belli. Piena di piercing e tatuaggi, Dara viene assunta con la promessa di optare per un look più acqua e sapone.
Quando incontra Andrea, compositore e musicista, e rimane incinta, Dara decide di mettere da parte il suo sogno di diventare una ricercatrice e di fare del suo meglio per essere una buona madre.

Il rapporto tra Dara e Andrea offre spunti interessanti per riflettere sulla ripartizione del lavoro domestico all’interno della famiglia “tradizionale”.

Andrea è innamorato di Dara, ma è a lei che toccano i compiti relativi alla preparazione dei pasti, alla pulizia della casa e alla cura di Riccardo, bambino di tre anni.
Andrea è un uomo pieno di fantasia, energia e creatività, ma la vita che ama e che vuole continuare a fare è possibile solo grazie ai sacrifici di Dara, che non solo è rimasta impiegata in farmacia, ma che ha preso sulle sue spalle tutte le praticità della gestione della casa.
Intorno a Dara e Andrea ruota Sabrina, la madre di Andrea, che spesso e volentieri è costretta a prendersi cura di Riccardo. A Dara non piace essere così dipendente da Sabrina, ma quando Riccardo si ammala non c’è scelta se non chiamare la nonna.
Sabrina rinforza l’idea che la famiglia di Dara sia sbilanciata: troppo viene preteso dalle donne, che sono sempre quelle che pagano lo scotto della libertà maschile.


I personaggi femminili di Stanotte o mai di Elena Genero Santoro sono tutti ugualmente interessanti.

Simona, ad esempio, la migliore amica di Dara, è uno spirito libero che sceglie sempre di seguire l’impulso del momento, costi quel che costi. Pur essendo infantile, come Dara ammette, Simona è l’emblema della libertà, frapposta a Dara in tutto e per tutto. Ma può una donna veramente dirsi libera? Anche Simona ha le sue manie e i suoi limiti.
Ma la vera protagonista del romanzo non è nessuna delle donne elencate fin qui. Giulia Mezzanotte, ex fiamma di Andrea, è un personaggio che cattura l’attenzione sin da subito. Ora malata di cancro, gonfia e spenta, Giulia è stata una vera bellezza: bionda, talentuosa e affascinante, Giulia ha visto naufragare la sua relazione con Andrea quando lui ha deciso di partecipare a un talent show. Sopraffatta dalla mania di protagonismo di Andrea, Giulia è improvvisamente diventata possessiva e malinconica, per non parlare poi di quando Andrea ha dichiarato in diretta televisiva che la sua musa ispiratrice era Dara...

Quando, anni dopo, Dara incappa in Giulia, chiaramente malata di cancro e alla ricerca di medicinali in farmacia, la domanda che le viene spontaneo porgersi è: deve dire ad Andrea che Giulia sta morendo? 

Dopo averci riflettuto, Dara decide di aspettare, ma si può davvero aspettare davanti alla potenziale morte di una persona che si è amato? Nel frattempo, Dara fa di tutto per rivedere Giulia, dandole campioncini gratuiti di creme idratanti e sperando sempre di vederla varcare la soglia della farmacia. Ma perché Dara ha così tanta voglia di rivedere Giulia? Forse perché non è ancora scesa a patti con il fatto che le ha rubato Andrea?
Da notare come Dara, all’epoca attratta da Andrea perché uno spirito libero come lei, è lentamente diventata la colonna portante della coppia: madre, moglie, supporto di Andrea. Dara non è più una felice distrazione, ma un elemento indispensabile nella vita di suo marito, che ha spesso bisogno di lei nei momenti di crisi d’ispirazione.


È interessante notare come in ogni romanzo di Elena Genero Santoro la vita domestica incontra interrogativi che mettono a disagio, spingendo il lettore a esplorare situazioni non facili. 

Il rapporto tra Dara e Giulia, per esempio, mostra come Stanotte o mai intrecci quella che sarebbe una normale vita familiare con un passato che Dara non ha ancora accettato.
Tra i romanzi di Elena Genero Santoro che ho avuto il piacere di leggere, credo che Stanotte o mai sia quello che mi è piaciuto di più, sia in termini di trama che a livello di stile. Lo consiglio vivamente, ma prego i lettori di approcciarne le tematiche con cura. Le malattie terminali non sono mai qualcosa di semplice da leggere.


Stanotte o mai di Elena Genero Santoro

Stanotte o mai

di Elena Genero Santoro
Leucotea
Romance
ISBN 978-8833665115
Cartaceo 15,20€

Sinossi 

Dara, trent'anni, ha rinunciato ai suoi sogni da ricercatrice per permettere al marito Andrea, un musicista la cui carriera non decolla, di inseguire il successo. Un giorno nella farmacia in cui Dara è commessa entra Giulia Mezzanotte, violinista di fama ed ex ragazza di Andrea, che le confida di essere malata di cancro in fase terminale e di voler incontrare suo marito prima di morire. È l'inizio di un vortice di ansia per Dara, che prova pena per la sorte di Giulia, ma vede il suo compagno ogni giorno più coinvolto dalla ex, la quale ha richieste sempre più impegnative.


Giulia Mastrantoni
Ho collaborato per quattro anni all’inserto Scuola del Messaggero Veneto. Scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada e ora vivo in Australia. Ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.
La forma del sole, Gli Scrittori della Porta Accanto.
Continua a leggere >
Libri al cinema: Cosa mi lasci di te, di Jeremy Camp

Libri al cinema: Cosa mi lasci di te, di Jeremy Camp

Libri al cinema: Cosa mi lasci di te, di Jeremy Camp

Cinema Recensione di Elena Genero Santoro. Cosa mi lasci di te è un romanzo di Jeremy Camp, portato al cinema dai registi Andrew e Jon Erwin e distribuito su Prime Video dal 17 aprile. Cosa hanno in comune libro e film?

Tutto è iniziato in un momento di noia da quarantena. Ci guardiamo un film? Cosa mettiamo?
Cosa mi lasci di te su Prime? Dai, sembra carino. Cos’è, il solito film romantico? Mica tanto, è tratto da una storia vera e lei muore alla fine.
Ho subito aperto internet per capirci qualcosa di più, visto che il film aveva un’ispirazione autobiografica. Non avevo mai sentito parlare di Jeremy Camp (classe 1978) e della sua prima moglie Melissa Henning, morta di cancro all’età di ventuno anni.
Il film, commovente, di quelli che devono condensare in due ore una storia di due anni, e che quindi sorvola su molti dettagli, ha la struttura tipica del cancer-movie per adolescenti. Inoltre è castissimo, passano diversi quarti d’ora prima che i protagonisti si scambino un timido bacio e nella loro relazione la passione non viene mai tirata in ballo.


Ma un dettaglio mi ha incuriosita. Per caso, mentre guardavo il film, avevo lasciato attivi i sottotitoli ed è qui che ho trovato una discrepanza curiosa.

Nei sottotitoli veniva talvolta menzionato Dio, e a tutte le prove che i protagonisti erano sottoposti veniva data una connotazione religiosa, mentre nel dialogo parlato Dio era stato sostituito con altri concetti più generici: universo, destino, vita.
Ho trovato in internet un articolo che spiegava questa stranezza: del film sono state commercializzate due versioni, che sono state adottate a seconda dei mercati nazionali: una rende il film un Christian-movie, l’altra ne fa un normale cancer-movie senza particolari riferimenti religiosi.
Negli USA i giovani impazziscono per il Christian-movie, mentre in Italia siamo tutti più tiepidi verso la religione, quindi Dio è stato messo alla porta per motivi commerciali.

Tant’è vero che il titolo italiano del film, e anche del libro, è Cosa mi lasci di te, mentre il titolo originale è I still believe, cioè, Io credo ancora. 

Nonostante tutto quello che mi è accaduto, nonostante la mia prima moglie sia morta prematuramente e con sofferenze atroci, io credo ancora, anzi, ci credo più di prima.
Compreso che il discorso religioso apparteneva al sentire dei veri protagonisti, mi è venuta la curiosità di leggere anche il libro autobiografico di Jeremy Camp e così ho scoperto che non parlava solo della storia di Melissa, ma che era quasi totalmente incentrato sul suo rapporto con la religione. Invece nel film, pure con i riferimenti a Dio in lingua originale, il rapporto tra Camp e la religione rimane comunque annacquato.
(Dubbio: la castità delle scene rispecchia la castità scelta dai protagonisti durante la loro vita per motivi religiosi? Non lo sappiamo.)
Cosa mi lasci di te
Libri al cinema: Cosa mi lasci di te, di Jeremy Camp

Cosa mi lasci di te

REGIA Andrew e Jon Erwin
SCENEGGIATURA Jon Erwin, Jon Gunn
PRODUTTORE/PRODUZIONE Kingdom Studios
DISTRIBUZIONE Prime Video
ANNO 2020
CAST K.J. Apa, Britt Robertson, Abigail Cowen, Melissa Roxburgh, Nathan Parsons, Gary Sinise, Shania Twain, Cameron Arnett, Tanya Christiansen

Il libro, che non ha il respiro e la struttura accattivante di un romanzo di fiction, per molti versi è più narrato che mostrato. 

Inizia con la storia della famiglia di Jeremy Camp, con la conversione del padre, Tom, che era, simpaticamente parlando, un disgraziato, uno sbandato, dedito alle droghe e all’alcol, e che, a un certo punto, sentendo che gli mancava qualcosa, si converte in modo plateale e rocambolesco entrando in chiesa ubriaco. La fede comunque è stata ciò che ha salvato Tom e che gli ha permesso di costruire una famiglia per bene con sua moglie, fino al punto di diventare pastore e di fondare lui stesso una chiesa. Jeremy Camp è cresciuto in questa famiglia devota, molto povera e molto retta, indossando vestiti di seconda mano e contando sulla beneficenza degli amici. L’infanzia di Jeremy Camp viene descritta come una testimonianza che la Provvidenza esiste.

E poi c’è l’adolescenza di Jeremy Camp, i periodi di sbandamento, la scelta di iscriversi al Calvary Chapel Bible College (Bible College!) e di lasciare la scuola pubblica perché temeva che fare carriera nella squadra di football in cui giocava lo avrebbe distratto dalla religione. 

Melissa Henning compare – parlando di ebook – al 29% ed esce di scena al 48%. Quindi, se la matematica non è un’opinione, la sua presenza in vita occupa meno di un quinto di tutta la narrazione.
Il film si incentra solo su questo quinto, che comunque nel libro è raccontato in modo tutto sommato stringato e senza alcun taglio da romanzo rosa. Nel libro viene detto che Jeremy e Melissa si sono lasciati un paio di volte prima di sposarsi, ma non viene mostrata la dinamica di questi fatti. E poi la scoperta della malattia di Melissa, la dichiarazione d’amore, un’apparente remissione del cancro, il matrimonio e infine la morte pochi mesi dopo.

Vi è tuttavia una significativa aderenza del film agli avvenimenti menzionati nel libro, al modo in cui Melissa ha affrontato la malattia, alle parole che ha detto a Jeremy Camp, spronandolo a trovarsi un’altra moglie, a non restare solo, dopo. 

Ma nel libro viene oltre modo sottolineata la grande fede di Melissa, che se inizialmente aveva deciso di mettere in pausa il proprio rapporto con Jeremy era stato proprio per dedicarsi di più a ciò che per lei era essenziale: Dio.
E poi il libro continua con la vicenda personale di Jeremy Camp: l’incontro con la sua seconda moglie Adrienne, la nascita dei loro tre figli, il decollo della sua carriera da cantante di musica cristiana. E tutto il dolore per la morte di Melissa, affrontato da Jeremy con la dolce sensazione che Dio non lo abbia mai abbandonato e che anzi, la breve vita di Melissa sia stata un dono che ha fatto fiorire intorno a sé altre conversioni. E che la sua partenza, per quanto tragica, abbia preparato la strada ad altri doni per lui e per le persone che gli stavano intorno.

La differenza tra avere fede e non averne in fondo si gioca tutta su un assunto: pensare che ciò che accade abbia un senso oppure no. 

Se una persona crede che anche gli eventi più brutti facciano parte di un disegno più ampio, e che ciò che adesso non capiamo un giorno ci sarà comprensibile, allora ha fede. Ma anche tra chi ha fede bisogna fare un distinguo di massima.
C’è chi spera in un paradiso e poi va avanti con la sua vita in attesa che accada qualcosa e chi la fede la coltiva quotidianamente. C'è qualcuno che cita frasi della Bibbia come normale intercalare, che tiene Dio e la religione ai primi posto del proprio registro semantico. Melissa Henning non scriveva "Caro Diario", scriveva "Caro Dio". Jeremy Camp non è un generico credente, è un cristiano di quelli che ogni giorno dedicano spazio alla preghiera, alla meditazione, alla riflessione. Che prima di compiere qualunque scelta si interroga e si domanda se è ciò che Dio vorrebbe da lui. Che nei momenti più bui della sua vita si è inginocchiato di fronte alla croce e ha atteso che Dio gli dimostrasse il suo amore. Che scorge la mano di Dio in ogni minuzia. Che ha risposto alla sua chiamata e vuole fornire la sua testimonianza.

Jeremy Camp è un uomo che cerca e trova conforto nelle parole della Bibbia. Che ha scritto canzoni sulla propria fede. Che lascia a Dio il timone della sua nave. 

Non tutti condivideranno il suo modo di sentire e molti non lo capiranno. Qualcuno penserà che Jeremy Camp sia un ingenuo, un pazzo, e che Dio sia il suo amico invisibile. Ci sta: ognuno ha la sua sensibilità, ed è giusto. Ciò che mi domando è perché ci sia stato questo pudore a menzionare Dio nella versione italiana del film, anche quando, in un caso come questo, Dio è veramente uno dei protagonisti della storia, essendo stato messo al centro sia da Jeremy Camp che da sua moglie Melissa e poi anche da Adrienne. Sarebbe come voler mettere in scena la storia di San Francesco parlando del suo rapporto controverso col padre, ma senza menzionare la sua conversione. Alla fine il film, soprattutto quello italiano, rimane monco e perde gran parte del suo significato e, se vogliamo, anche della sua originalità.



Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
Ovunque per te, PubMe.
Claire nella tempesta, Leucotea.
Continua a leggere >
ARTICOLO PRECEDENTE >>
Post più vecchi
Home page
Pubblicità
Prenota il tuo viaggio in Italia con Booking.com



i più letti della settimana

Servizi editoriali
CREAZIONE BOOKTRAILER
Realizzazione professionale di booktrailer
utilizzando immagini, animazioni, musica e video royalty free o personali, forniti dall'utente per una durata massima di 2 minuti
(guarda la lista dei booktrailer già realizzati)




br/>
Pubblicità
Approfitta della promozione Feltrinelli


#mammeinviaggio e #gliscrittoridellaportaaccanto su Instagram