
#booktok Un estratto di Divina mania, un romanzo di Giovanna Pandolfelli (PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto): «Per una bambina tranquilla come me, la controra era una risorsa, uno spazio senza tempo in cui ero sicura che nessuno mi avrebbe giudicata».
Amavo gironzolare in quella zona, un po’ fuori dalla confusione dell’ospedale. Passando davanti all’antro, scrutavo nella penombra per vedere se Mimì fosse dentro. Le scodelle vuote erano la traccia del suo passaggio. Inoltrandosi nel sentiero dietro la chiesetta, si giungeva al cancello del vivaio.
La prima volta che vi arrivai, per caso, inseguendo il gatto, il cancello era chiuso. Era un pomeriggio di mezza estate, il sole scottava sulla pelle, io indossavo un cappellino di paglia che mi prudeva in testa e minacciava di cadere a ogni mio movimento. Mi faceva però ombra sul viso e mi permetteva di guardare sull’asfalto senza il riverbero del sole, alla ricerca della povera bestiola impaurita.
Quando tutto taceva, tutto rallentava, tutto era immerso in una bolla di calore e di luce accecante. Quel momento della giornata non mi dispiaceva, mi incuteva un senso misto di solitudine e di pace, di timore e di libertà. A volte mi annoiavo a non sentire neppure una voce in giro, eppure mi divertivo ad aggirarmi in anfratti che immaginavo segreti e che potevano essere scoperti solo in quel momento magico e sospeso del giorno. Per una bambina tranquilla come me, la controra era una risorsa, uno spazio senza tempo in cui ero sicura che nessuno mi avrebbe giudicata. Potevo aggirarmi tra i viali dell’ospedale indisturbata. Solo saltuariamente si sentivano lamenti, cantilene o urla che squarciavano la controra senza remore.Era la controra.
Mi avvicinai al cancello e afferrai due sbarre con le mani quasi a volerle scuotere perché si aprissero. Erano tiepide, anche loro pregne di controra. D’un tratto comparve Vito all’interno e mi sorprese con il naso tra le sbarre. Mi sentii colta in fallo e tentai di giustificarmi: «Cercavo Mimì».
Nel frattempo sbirciavo attratta dalle piante, rigogliose, colorate. Vito si mostrò particolarmente gentile in quell’occasione e fu così che scoprii che quell’angolo di giardino gli ridonava la parola. Giovanna Pandolfelli, Divina mania
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Divina Maniadi Giovanna PandolfelliPubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto Narrativa Copertina flessibile | 226 pag ISBN 9791254587027 cartaceo 14,00€ ebook 2,99€ |
Quarta
Normalità e follia si fondono e si confondono, trovando spazio nella memoria di una bambina cresciuta all’ombra di una nonna speciale, a contatto con la sofferenza. Nel giardino di un ospedale psichiatrico di Palermo, La Real Casa de’ Matti, una bambina, nipote della direttrice, gioca tra le aiuole e condivide un legame silenzioso e profondo con gli ospiti della struttura. Con l’innocenza e la curiosità della sua età, si muove tra evocazioni e storie non dette. Da qui si dipana una trama di memorie e scoperte: dal vivaio dove Vito coltiva piante e frammenti del suo passato, fino ai corridoi della clinica, dove ogni volto racconta una storia di solitudine e speranza, come quella di Teresa, Germano, Ada e Carmela. La bambina impara a leggere le emozioni degli altri e a trovare un senso di appartenenza a un mondo che spesso non comprende, dove Donna Rosaria, la nonna, cerca di portare innovazione e cura attraverso l’arte e il lavoro manuale. Un mondo dove anche i muri possono parlare, se solo si sa ascoltare. Liberamente ispirato a una vicenda reale, il romanzo conduce nei meandri di una storia individuale e collettiva, ripercorrendo alcuni tratti della vita e della società degli anni Sessanta, alle soglie della promulgazione della legge Basaglia. Divina Mania è un viaggio delicato e potente nel cuore di un’umanità fragile, un inno alla capacità di guarire e unire, un omaggio alle voci che, seppur perdute, non smettono mai di raccontare la loro storia di emarginazione e isolamento che rendono l'ospedale psichiatrico un non-luogo, specchio di una realtà altra, una prospettiva rovesciata da cui guardare quel mondo considerato "normale".









