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Collana Editoriale

Scrittori, intervista a Maria Campanaro

Scrittori, intervista a Maria Campanaro



Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Maria Campanaro,  in tutte le librerie online col suo nuovo romanzo  E il resto è vita (Delos Digital): «La lettura, come la scrittura, mi permette di evadere dalla realtà quotidiana, di scoprire nuove dimensioni, di arricchirmi e di affrontare la vita con il sorriso».


Diamo il benvenuto a Maria Campanaro. Grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale Gli Scrittori della Porta Accanto – Non solo libri.  Qual è quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti ha portato a scrivere "E il resto è vita?"

Buongiorno e grazie infinite per lo spazio e l'attenzione che mi sono concessi. L'impulso di fondo è stato creare una saga famigliare che si dipanasse nel corso degli anni, delineando la crescita personale e la maturazione dei personaggi, nel bene e nel male. Per cercare di metterla in risalto ho utilizzato l'alternanza della narrazione tra passato e presente, tra gli Anni Ottanta e oggi. Infine ho tratteggiato, sullo sfondo, due ambientazioni che mi attraggono molto, ovvero il mondo sfavillante e spesso ambiguo della moda e della musica.

Ci ricordi il titolo del tuo romanzo d'esordio? 

Il mio romanzo di esordio è stato Nessun porto nella nebbia, edito Triskell. È di genere storico-sentimentale e ambientato nel Seicento, tra lo sfarzo della corte del Re Sole e le avventure rocambolesche della pirateria, tra terra e mare.

E il resto è vita: perché questo titolo?

Nel romanzo sono presenti diversi intrecci narrativi in cui i personaggi inseguono per anni i loro sogni, ambizioni e passioni e alla fine, dopo varie peripezie, dopo aver tanto lottato con le proprie fragilità e le conseguenze dei loro sbagli, reagiscono ai fallimenti subiti lungo il cammino, trovano il loro posto nel mondo e cominciano così a vivere pienamente le loro vite.
E il resto è vita di Maria Campanaro

E il resto è vita

di Maria Campanaro
Delos Digital
Romance
ASIN B07XW7YC9V
Ebook 4,99€

Maria Campanaro, ci riveli qualche indiscrezione sulla trama?

Al centro del romanzo vi è la storia d'amore tra Alba, giovane top-model in ascesa, e Stefano, irrequieto produttore discografico, che, a causa di questo amore, si ritrova a fare i conti con un tormentoso passato: tanti anni prima è stato innamorato, invano, della madre di lei, compagna del suo migliore amico, e ha rivoltato la sua esistenza per combattere contro questo scomodo sentimento. Quando Alba viene a sapere tutto questo, si innescano delle dinamiche dalle rovinose conseguenze.

Perché si dovrebbe leggere il tuo nuovo romanzo?

Ho scritto questo romanzo con passione e dedizione, come ogni volta in cui mi occupo di qualcosa in cui credo e che mi cattura fortemente, e spero che questo traspaia. Ho cercato di rendere i miei personaggi nella maniera più credibile e sfaccettata possibile, e di creare un intreccio denso di continui colpi di scena, in modo da poter tenere viva l'empatia e l'attenzione del lettore.

La domanda che non ti ha mai fatto nessuno: fatti la domanda e datti la risposta.

Se potessi esprimere con un'immagine ciò che rappresenta veramente per te la scrittura, quale sarebbe? 
La scrittura è il mio porto sicuro, quello dove so di potermi rifugiare quando voglio ritrovare pace interiore e tranquillità, sfuggire agli affanni di tutti i giorni.

Il tuo romanzo si fa portavoce di qualche messaggio particolare, o si propone esclusivamente di intrattenere piacevolmente il lettore?

Il libro parla dell'amore in tutte le sue sfumature: l'amore di coppia, l'amore tra genitori e figli, l'amore per la vita e per se stessi. Celebra l'amicizia inossidabile, la determinazione nel perseguire il successo, l'affermazione personale anche a costo di grossi sacrifici e la capacità, grazie alla forza dei sentimenti, di prevalere su un destino avverso. Spero quindi che questo romanzo riesca non solo a intrattenere piacevolmente il lettore, ma anche a rappresentare in profondità queste tematiche dinnanzi ai suoi occhi.

Ringraziamo tantissimo Maria Campanaro per essere stata ospite degli Scrittori della porta accanto e, anche a nome dei nostri lettori, le auguriamo in bocca al lupo per i suoi progetti futuri.

Grazie di cuore a voi per tutto, e viva il lupo!
Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Madre di tre figli, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
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Recensione: L'ultima Tudor, di Philippa Gregory

Recensione: L'ultima Tudor, di Philippa Gregory

Recensione: L'ultima Tudor, di Philippa Gregory

Libri Recensione di Lara Zavatteri. L'ultima Tudor di Philippa Gregory (Sperling & Kupfer). Un romanzo storico affascinante. Jane Grey, la regina sconosciuta che sedette sul trono d'Inghilterra solo nove giorni.

L'ultima Tudor di Philippa Gregory è il romanzo più recente dell'autrice, che da tempo si occupa della storia della dinastia dei Plantageneti e poi dei Tudor, dinastie cui ha dedicato diversi libri a partire da La regina della Rosa Bianca.
Jane Grey fu una regina sfortunata e morta tragicamente, cosa non insolita nell'Inghilterra del tempo. Quando il figlio di re Enrico VIII, Edoardo, morì prematuramente, sul trono, dopo un abile complotto, venne messa proprio Jane Grey, al posto di Maria, prima figlia di re Enrico e di Caterina d'Aragona. Si tratta di una regina di cui si è scritto poco o nulla, sconosciuta ai più, e che con questo romanzo può finalmente narrare la sua vicenda.


Chi era Jane Grey, l'ultima Tudor?

Jane era figlia di Frances Brandon, nata dal matrimonio tra Maria Tudor, sorella minore di Enrico, e Charles Brandon. Discendeva da Elisabetta Woodville per due ragioni, infatti nel suo albero genealogico c'era sia un bisnonno Grey, nello specifico Thomas Grey, figlio di primo letto di Elisabetta, sia la bisnonna Elisabetta di York, figlia della regina Woodville e di re Edoardo IV. Aveva quindi delle legittime pretese per aspirare al trono, ma Maria, figlia di Enrico, era di fatto l'erede più prossima.
Fu un complotto a metterla sul trono, dove Jane, contro la sua volontà, rimase per soli nove giorni. Sarà Maria a farla incarcerare e dopo diversi mesi a farla decapitare. Quindi, Maria diventerà regina, ripristinando la fede cattolica in Inghilterra, anche se la regina successiva, la sua sorellastra Elisabetta, riporterà quella anglicana.

Come in tutti i libri di Philippa Gregory, anche ne L'ultima Tudor a parlare in prima persona sono le donne. 

Si può così seguire la storia di Jane Grey, ma anche delle sue sorelle, tra cui Khaterine, a sua volta imprigionata, che si lascerà morire (non doveva sposarsi né avere figli, essendo considerata erede di Maria ed Elisabetta, ma disobbedì) e l'ultima, ovvero Mary. L'originalità dell'autrice è proprio quella di far sentire per tutto il libro, come negli altri volumi, la voce delle donne, ma anche far scoprire regine di cui si sa poco o di cui si è parlato raramente.


L'ultima Tudor di Philippa Gregory svela anche il destino di Mary, l'ultima delle tre sorelle Grey, colei che dovrà vedersela con Elisabetta.

Un destino avverso colpirà, purtroppo, tutte le sorelle Grey.
Un libro in cui Philippa Gregory racconta cosa accadde dopo la morte di Enrico VIII e di suo figlio e prima dell'ascesa al trono di Maria e in seguito di Elisabetta, le trame, i complotti, la sete di potere che di fatto videro in Jane una sorta di “agnello sacrificale” e che condannerà ad una vita ben misera anche le sue sorelle minori.
Ne esce un romanzo storico affascinante, connotato dalla personalità forte delle tre sorelle e dal loro legame speciale. Da non perdere per tutti i fan dell'autrice.


L'ultima Tudor

di Philippa Gregory

Romanzo storico
ISBN 978-8820069544
Cartaceo 18,90€
Ebook 10,99€

Sinossi 

Incoronata regina d'Inghilterra contro la sua volontà, Jane Grey viene detronizzata, dopo solo nove giorni, da Maria la Sanguinaria, figlia di Enrico VIII e fervente cattolica, che la rinchiude nella Torre di Londra per poi condannarla a morte a seguito del suo rifiuto di tradire la fede protestante. Con coraggio, Jane va incontro al patibolo e diventa una martire e un esempio per le sue due sorelle minori: Katherine e Mary. «Impara a morire» è il consiglio che Jane lascia a Katherine, la quale non ha intenzione di soccombere, ma solo di godere della sua bellezza e della gioventù e innamorarsi. In quanto erede dell'insicura e sterile Maria e poi di Elisabetta I, a Katherine però viene impedito di sposarsi per non dare alla luce un figlio Tudor. Quando la gravidanza di Katherine tradisce il suo matrimonio segreto, affronta anche lei la prigionia nella Torre, a pochi metri dal luogo dove sua sorella era stata decapitata, e lì si lascia morire. «Addio, sorella mia», scrive Katherine a Mary. Dopo aver visto le sue sorelle sfidare Maria ed Elisabetta, Mary è profondamente consapevole del pericolo, ma determinata a mantenere saldamente il controllo del proprio destino. Cosa succederà quando l'ultima Tudor sfiderà la crudele regina Elisabetta? La sorellanza è uno strumento potente per le donne nate con pochi alleati in un mondo spietato, oggi come nel Cinquecento. Philippa Gregory torna con un romanzo dedicato ai Tudor, dal forte messaggio femminista.
Lara Zavatteri

Lara Zavatteri
Classe 1980, vive e lavora nel paese di Mezzana in val di Sole (Trentino). Iscritta all'Ordine nell'elenco dei pubblicisti dal 2000, scrive articoli di cultura, ambiente e attualità locale. È anche blogger e autrice di libri.
Guardando le stelle,Un cane di nome GiulianoRisparmia Subito!Amici per sempreCuor di Corteccia, Sopravvissuti, Youcanprint.
Reset, Photocity.it.
La strada di casa, Edizioni del Faro.
Agata. Come un funerale ti salva la vita, Youcanprint.


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Recensione: Remember Tiffany, di Francesca Baldacci

Recensione: Remember Tiffany, di Francesca Baldacci

Recensione: Remember Tiffany, di Francesca Baldacci

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Remember Tiffany di Francesca Baldacci (PubMe). Nella splendida cornice della Riviera delle Palme, avventure e amori estivi nel '62, quando le zie di Angy erano adolescenti.

Seguo da tempo Francesca Baldacci e posso affermare con  certezza che il suo nome è una garanzia.
Anche questa sua ultima fatica letteraria, Remember Tiffany, non delude le aspettative.
La trama si dipana su due archi temporali: l'inizio e la fine è ambientato ai giorni nostri e la protagonista è Angy, mentre la parte centrale è ambientata negli anni sessanta  e vede protagoniste le zie di Angy, Camilla e Gisella ancora adolescenti.


Col suo tratto fresco e ironico, ma mai banale, Francesca Baldacci trasporta il lettore indietro nel tempo. 

L'estate del '62 si apre con la prematura scomparsa della mitica Marylin Monroe che lascia tutti nello smarrimento più totale. Le zie di Angy, Camilla e Gisella, sono due adolescenti rispettivamente di sedici e diciotto anni, entrambe minorenni, perché a quell'epoca la maggior età arrivava alla soglia dei ventun anni. Le ragazze vivono i loro primi amori estivi, tra avventure e disavventure, in compagnia di Tancredi il bravo ragazzo, il bellissimo bagnino Duccio, Lele il milanese e Rodolfo barista al "Blue River". Ma quanto è dura la vita delle ragazze negli anni '60! Prima di chiedere bisogna dare. Infatti le ragazze lavorano nella pensione di famiglia "Sole e mare".

I genitori consentono loro di uscire solo a determinate condizioni.

Spesso devono portarsi appresso Roberta, la sorellina di quattro anni che nel suo piccolo fa la sua parte; oppure possono uscire con Tancredi, il bravo ragazzo che piace tanto alla mamma, un po' meno alla figlia, ma è l'unico modo per guadagnare il permesso di uscita e riuscire ad incontrare gli altri ragazzi. Camilla, tra le due adolescenti, mi è sembrata quella più svantaggiata.
Lei era intrappolata fra le due: Gisella perché era la maggiore, Roberta perché era la più piccola. In definitiva, pensò che essere la sorella di mezzo era una gran fregatura. E doveva riflettere su qualche stratagemma per poter svincolarsi un po' da tutti quegli obblighi.
Francesca Baldacci, Remember Tiffany

Le atmosfere anni '60 sono narrate con uno stile leggero ma coinvolgente, che rispecchia appieno l'aria che si respirava in quegli anni. 

Piccoli stratagemmi o qualche bugia che talvolta le ragazze devono inventarsi, per poter uscire, mi hanno ricordato alcuni racconti dei miei genitori.
Era l'epoca delle prime minigonne, dei capelli cotonati, dei primi bikini, delle feste sulla spiaggia, delle canzoni nel juke-box, dei twist, dei cinema, ma anche dei concerti di Peppino di Capri, di Fred Bongusto, di Gino Paoli e di Mina.


Ogni famiglia che si rispetti ha una zia un po' rompiscatole e un po' troppo invadente.

È il perfetto ritratto di zia Adalgisa, che deve sempre dire la sua, emette giudizi e sentenze e pretende di essere ascoltata. Un carattere molto carismatico che mi ha ricordato tanto una prozia.
Non mancano episodi esilaranti, alla fine i ragazzi si divertivano davvero con poco, l'importante era ottenere permesso di uscita, poi bastava una canzone per scatenarsi in un twist ed essere felici.

Degno di nota il linguaggio che appartiene proprio a quell'epoca. 

Come il termine "moscone" ad esempio, che è coniato per indicare un ragazzo che ronza attorno a una ragazza, un modo di dire ormai quasi in disuso.
Una lettura piacevole e godibile che promette qualche ora di spensieratezza; indicata sicuramente per i romantici, ai nostalgici di quegli anni e a chi quegli anni li ha vissuti, oppure anche ai ragazzi che vogliono approfondire l'argomento sugli anni sessanta e capire come ci si divertiva in assenza di tecnologia.


Remember Tiffany

di Francesca Baldacci
PubMe
Romance
ISBN 978-8833664675
Cartaceo 11,00€
Ebook 2,99€

Sinossi

Sta per tornare l’estate, Angy si trova con le zie, Camilla e Gisella, per una nuova stagione all’hotel Tiffany, di cui le due sono titolari. Angy è curiosa circa il loro passato di albergatrici e di quando erano ragazze, negli anni Sessanta, e i genitori erano proprietari di una pensioncina a San Benedetto del Tronto chiamata Sole & Mare. Oltre a lavorare, le sorelle, si divertivano: la spiaggia pullulava di bei ragazzi! I tempi, certo, erano diversi. Gisella rievoca quel periodo, e in particolare l’estate del 1962: ha diciotto anni, sua sorella Camilla sedici. Gisella è la più gettonata fra le due, però molto diffidente in amore per via di Lele, con cui l’anno prima aveva trascorso un’estate fantastica. Ma Gisella ha anche un carattere tosto ed è più in forma che mai e quando Lele ritorna, con l’aria di voler ricominciare, lei non ci sta. L’estate promette grandi cose: le due sorelle aiutano i genitori in hotel, poi escono, si divertono, vanno al cinema, alle feste danzanti, partecipano ai concerti di Peppino Di Capri, di Mina. Intanto anche Camilla fa le sue conquiste: ama Rodolfo che lavora in un bar molto in voga in quel periodo, il “Blue River”. Tornate ai giorni nostri, le zie raccontano ad Angy il resto della storia. Intanto, la stagione nuova dell’hotel Tiffany sta per cominciare…
Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Madre di tre figli, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
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Recensione: Il dono dell'aquila, di Carlos Castaneda

Recensione: Il dono dell'aquila, di Carlos Castaneda

Recensione: Il dono dell'aquila, di Carlos Castaneda

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Il dono dell'aquila di Carlos Castaneda (BUR). La cultura sciamanica messicana e gli stati alterati di coscienza, in un romanzo che a volte risulta ridondante.

Eccomi qui a parlare dell’ennesimo libro di Castaneda e dell’evoluzione del protagonista da “comune mortale” a sciamano.
Partiamo dicendo che questo romanzo è suddiviso in tre parti distinte, anche se c’è un filo conduttore che li collega.
La storia incomincia con Carlos Castaneda che s’incontra con gli allievi e allieve (già visti negli scorsi libri) dei suoi maestri Don Juan e Don Genaro. Con loro ha svariate esperienze che abbracciano tutta la prima parte del libro. Tra rituali e condivisioni di esperienze mistiche, apprendiamo nuove pratiche sciamaniche, tra cui: le tre attenzioni in cui vive un uomo, lo scorgere le auree delle persone e il viaggiare nei sogni. Ma soprattutto scopriamo come i personaggi, nei momenti più disparati, si ricordano episodi cruciali perduti nella propria memoria (come se qualcuno avesse indotto i malcapitati a dimenticarli) del loro passato con i due maestri.


Nella seconda parte invece Carlos Castaneda si muove per il Messico in compagnia della Gorda, approfondendo con lei il “perdere la forma umana” e il sognare consapevolmente, da solo o in coppia.

Troppo lungo spiegare l’intero processo in una recensione ma, vi assicuro, è tutto veramente affascinante.
La terza parte, infine, è un enorme flashback in cui Carlos Castaneda ricorda gli incontri con Don Juan, il quale gli racconta del suo benefattore (ovvero maestro), delle Regole dell’Aquila, dei compagni ‘spirituali’ del protagonista e del suo incontro con Don Genaro.
In quest’ultima parte il racconto del maestro coinvolge il lettore in quanto quest’ultimo viene a conoscenza di alcuni retroscena (specialmente il come e il perché ha scelto Castaneda e gli altri allievi) e scopre come certi episodi letti nei precedenti libri abbiano una spiegazione completamente diversa da quella fornita in passato da Don Juan al protagonista (e di conseguenza al lettore).
Ma passiamo ora a valutare questo romanzo.
Come per gli altri libri dell’autore, ho trovato pro e contro.


Perché leggere  Il dono dell'aquila di Carlos Castaneda.

Naturalmente in primis il fatto che resta comunque un libro di Castaneda, quindi si sa già cosa aspettarsi, dallo stile ai colpi di scena, dalle esperienze mistiche alle spiegazioni al limite della nostra comprensione.
Il mistero intorno ai loro ricordi, che affiorano nelle situazioni più disparate, s’infittisce sempre più e mantiene vivo l’interesse del lettore per pagine e pagine, finché verso la fine si ha una spiegazione sciamanica chiarificatrice.
Non di meno, tutto ciò che riguarda il sogno e su come muoversi coscientemente al suo interno è quantomeno intrigante e affascinante. Gli esercizi che propone invogliano a sperimentare e a credere che, come tutti i libri dell’autore, ci sia un fondo di verità in ogni sua esperienza.
Rileggere i primi incontri di Castaneda ma questa volta analizzati dal punto di vista del suo maestro danno una prospettiva nuova all’intera esperienza dell’autore.


Cosa non mi ha convinto di Il dono dell'aquila di Carlos Castaneda. 

Come negli altri libri, spiazza e personalmente infastidisce notare come tutti questi “aspiranti sciamani” (ma anche i compagni-stregoni di Don Juan) siano folli e instabili, aggressivi ed esagerati, irritanti e dispettosi. Non ci si capacita di come persone “sulla via dell’illuminazione” possano essere protagonisti di continui litigi, lotte e colpi bassi, manco fossero dei bambini delle elementari!
Al tempo stesso, non comprendo come Carlos, pur essendo considerato il Nagual (quindi un maestro da seguire), venga perennemente criticato, insultato e minacciato da coloro che dovrebbero portargli invece il massimo rispetto. Durante il racconto si evince in più punti come lui si senta un pesce fuor d’acqua, sempre insicuro e alla mercé degli avvenimenti (al contrario della Gorda, la quale si dimostra più forte e decisa). Ciò rende il tutto incoerente e lascia perplessi.


Come nei libri precedenti c’è sempre qualche entità che attenta alla vita dell’allievo e ci sono i soliti allarmismi rivolti a Carlos sulla pericolosità, mortale, di certi rituali. 

Onestamente, il ripetere questa pantomima in ogni libro dopo un po’ sa troppo di “già visto” (anche se queste situazioni hanno una ragione d’essere ben precisa, svelata successivamente).
Ci sono veramente tanti, troppi, personaggi. Tra i compagni di Carlos e quelli di Don Juan, arriviamo a una ventina di comprimari che si susseguono e alternano. Addirittura, in un capitolo, quando fanno il punto sul ruolo di ognuno, bisogna stilare un elenco di tutti gli interpellati per capirci qualcosa! Non che sia fondamentale sapere chi fa cosa, ma diciamo che tutta questa processione di allievi e maestri manda in confusione il lettore.


Appaiono anche nuovi, misteriosi personaggi.

La Donna Nagual, Zuleica (la quale insegna a Carlos l’arte di sognare), Florinda (che insegna la tecnica dell’agguato) ma soprattutto Silvio Manuel, percepito come un nemico mortale per gli aspiranti stregoni. Qui c’è un nuovo paradosso, in quanto da una parte questo conduce gli amici-compagni spirituali di Castaneda a considerare quest’ultimo un nemico che attenta alla loro vita (dato che nei loro ricordi lui è pappa e ciccia con Silvio) ma dall’altra continuano a seguirlo. Ergo, questa ulteriore incoerenza di base nei loro comportamenti ha aumentato la mia perplessità (facendomi sorgere il dubbio che sia stato un grossolano errore di caratterizzazione dei personaggi e delle loro azioni. Questo fino alla fine, dove anche questa sotto-trama ha una spiegazione).

In definitiva, è un romanzo di Carlos Castaneda, quindi come tutti gli altri si riscontrano pregi e difetti che possono attirare o respingere il lettore. 

Certo è che, come i libri precedenti, c’è tanto da imparare della cultura sciamanica messicana e degli stati alterati di coscienza. L’autore mantiene vivo l’interesse del lettore con certi escamotage narrativi (in primis il motivo per cui si sono dimenticati episodi salienti e fondamentali della loro vita) anche se ammetto che certe spiegazioni sono state rese troppo prolisse, diventando a tratti noiose e allungando oltre il necessario il racconto.
Ciò non toglie però che, tirando le somme, la trama conquista per com’è stata imbastita e per ciò che di spirituale e mistico si percepisce dietro certi episodi e rituali.


Il dono dell'aquila di Carlos Castaneda

Il dono dell'aquila

di Carlos Castaneda
BUR
Saggio
ISBN 978-8817258906
Cartaceo 10,00€

Sinossi 

Carlos Castaneda, partito intorno alla metà degli anni sessanta alla volta del Messico per una tesi sulle proprietà delle piante psicotrope, si imbatte in Don Juan, sciamano e profondo conoscitore delle "piante che danno potere". Si ferma presso di lui e ne diventa apprendista. Dagli appunti che Castaneda stende in quegli anni, nasceranno i libri. Nel paesaggio allucinato delle aride e desolate plaghe di un Messico diverso, tra le antiche rovine delle civiltà autoctone più remote, l'apprendista raggiunge il livello più alto dei poteri magici: ottiene "il dono dell'aquila", la libertà, si scioglie da ogni forma di condizionamento e diviene nagual, energia cosmica pura.

Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande), Youcanprint.
Di donne, di amori e di altre catastrofi, Youcanprint.
Da zero a 69, PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.
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Natura morta, di Andrea Giorgi: incipit

Natura morta, di Andrea Giorgi: incipit

Natura morta, di Andrea Giorgi: incipit

Incipit #184 Natura morta di Andrea Giorgi (Booksprint Edizioni): un’inquietante e misteriosa serie di omicidi, un giovane pittore in piena crisi creativa che trova l'ispirazione in oscure apparizioni.



Natura morta

di Andrea Giorgi
Booksprint Edizioni
Noir | Thriller psicologico
ISBN 978-8824938549
Ebook 3,49€
Cartaceo 16,90€



Il suo era più un hobby a tempo perso, un continuo cercare la fama con sforzi inutili.
Correva dietro al successo mettendogli del sale sulla coda, come quando da piccolo gli dicevano che mettendo del sale sulla coda dei passerotti non sarebbero più volati.
Ovviamente era inutile.
Trappole immaginarie per cercare di ingabbiare qualcosa di evanescente.
Erano anni che ci provava, anni che impastava le mani in quel gesso che amava modellare. Anni che sporcava i suoi abiti senza lasciare nessun segno della sua arte.
L’unico segno che avesse mai lasciato erano le macchie sui suoi vestiti.
Ormai indelebili restavano lì a ricordargli tutto il tempo chi fosse.
Chi era?
Un’artista?
No.
Forse solo un inutile macchia sporca troppo dura da lavare, troppo piccola per lasciare un segno.

Arold era un tipo affascinante, di origine italiana, del Sud, cresciuto a Londra.
Molto scuro di carnagione, capelli castani, corti, o meglio, sempre rasati. Ultimamente però gli cadevano sugli occhi.
Quasi non ci vedeva più e ogni tanto, sbuffando aria all’insù, li spostava, per riprendere possesso del campo visivo.
Non aveva curato più se stesso e questo gli dava un aspetto sciatto e poco pulito.
Barba tendente al rossiccio, di solito portata incolta, ma pulita e adesso anch’essa un po’ troppo lunga che, arricciandosi sulle guance, ricordava Enrico Beruschi quando faceva le facce da scemo.
Aveva labbra molto sottili che, per via di quei baffi lunghi, tendevano a sparire e mordersi i baffi fino a staccarli con i denti era diventato un ottimo passatempo.
Circa un metro e settantotto di altezza, un ragazzotto robusto e con belle gambe muscolose, quasi da sportivo.
Spalle larghe, il suo corpo non era definito ma non aveva tracce di massa grassa.
Beh, direi massiccio, nonostante non avesse mai praticato sport in trentadue anni ...

Ah sì, aveva 32 anni!

Il massimo sforzo che riusciva a fare era alzare un pennello o un libro, anche se non certo per leggerlo: due righe e qualche introduzione era tutto ciò che riusciva a seguire.
Però per alzare l’abat-jour i libri erano perfetti.
La sua libreria era fornitissima e di alto livello, per fare bella figura nel caso fosse andato da lui qualcuno di importante.
Capite da soli che ormai quei libri erano ricoperti di polvere.
Nessun ospite, quindi nessun motivo di spolverarli.
Si era sempre ripromesso che un giorno avrebbe cominciato a leggere ma quel giorno non era ancora arrivato.
Aveva gli occhi molto chiari, di un verde acqua che, incastonati in questa cornice scura, davano luce al suo viso.
Si vedevano anche al buio, a volte sembravano finti, chiarissimi, con un contorno netto, verde scuro. Quasi portasse delle lenti a contatto, ne andava fiero, lo avevano sempre aiutato nelle sue piccole conquiste.
Era piuttosto villoso: gambe, petto, braccia e mani e spalle dove, anche se non amava curarsi del suo aspetto, puntualmente si depilava. La paura di diventare uno yeti lo perseguitava.
Questo aspetto rude in realtà era solo un involucro, che nascondeva un cuore grande.
Era il classico bambolone, un amicone. Con un carattere estroverso e socievole, non riusciva a dire no a nessuna richiesta di aiuto.
Anche se poi faceva riflettere il fatto che fosse sempre solo. Questo suo isolarsi era dovuto alla continua ricerca di se stesso, del successo e del proprio futuro.
Pensava che tutto potesse essere una distrazione, per questo si chiudeva nel suo involucro di carta pesta, così fragile che bastava una lacrima in una giornata storta per distruggersi.
Una relazione per lui sarebbe stata troppo.
L’impegno emotivo, l’impegno fisico, la concentrazione per il suo lavoro, o meglio per quello che avrebbe dovuto essere il suo lavoro, gli toglieva tutto.

Quante volte, quante notti, lì a imprecare, spremersi, cercare un’ispirazione, a raccomandarsi a chissà chi.

Più di una volta si era ritrovato davanti all’entrata della chiesa.
Chissà, magari pregare lo avrebbe aiutato ma il suo essere ateo senza rimedio lo riportava alla realtà, facendogli evitare di varcare quella porta, rischiando di essere punito da un dio nel quale oltretutto non credeva.
Aveva speso più volte soldi per comprare polvere bianca, scaldato quel piatto, preparato le strisce con la tessera del supermarket, troppo povero per possedere una carta di credito.
Così da viaggiare con la mente, ed aiutarsi con le idee.
Ma non lui!
Ogni volta buttava tutto nel cesso senza averci mai neanche provato.
In realtà la sua mente era troppo geniale, troppo, per bruciarla in quel modo.
Passava molto tempo della sua giornata a dormire, si rendeva conto che fosse uno dei primi sintomi della depressione ma non riusciva a fare altro.
Si sentiva sempre stanco e, come si poggiava da qualche parte, si addormentava.
Questo umore di certo non lo aiutava.
Dormendo tutto il giorno ovviamente la sera non sapeva cosa fare in casa.
Si metteva a letto, rimaneva con gli occhi spalancati a fissare il soffitto.
Poggiava il dito sul telecomando ma, più che per cambiare canale, come per una sorta di mania che gli faceva passare il pollice su tutti i tasti senza neanche rendersene conto.
Come quando cominciava a toccarsi il collo e a strofinarsi come se stesse staccandosi la pelle.

Quarta di copertina
Natura morta di Andrea Giorgi.

Londra. L’esistenza di Arold, un giovane pittore in piena crisi creativa, sembra inesorabilmente destinata all’insuccesso e alla depressione, quando una notte, mentre sta tornando a casa dopo l’ennesima serata trascorsa al pub ad affogare la propria frustrazione, Arold vede apparire davanti a sé una figura demoniaca che lo fissa con lo sguardo perfido e la bocca spalancata da un sorriso sinistro, la sua vita inizia a cambiare. Grazie a quella terrificante e sinistra apparizione – ma si tratta di un’allucinazione o di una terribile realtà? – Arold ricomincia a dipingere, e le opere che compaiono sul cavalletto del suo studio sono proprio i capolavori che ha sempre sognato di eseguire. Sono delle opere terrificanti e spaventose, delle maschere di gesso macchiate di sangue, che nascondono un terribile segreto, ma lo porteranno ad avere la gloria e il denaro che ha sempre pensato di meritare. E non importa che lo abbiano costretto a vendere la propria anima. E nemmeno che siano legate a un’inquietante e misteriosa serie di omicidi.

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

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