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Giornata Mondiale del Teatro: 2 libri tra monologhi e pièce teatrali

Giornata Mondiale del Teatro: 2 libri tra monologhi e pièce teatrali

Attrice sul palcoscenico in bianco e nero - Giornata Mondiale del Teatro

Professione lettore Di Stefania Bergo. L'arte del palcoscenico, come specchio della condizione umana. Per la Giornata Mondiale del Teatro, due libri che trasformano la parola scritta in tensione drammatica, affrontando con sensibilità e coraggio l'universo femminile e le sue complessità, tra pièce teatrali e monologhi.

Ogni 27 marzo, il mondo rendere omaggio all'arte della scena. La Giornata Mondiale del Teatro non è solo una ricorrenza formale, ma un ponte gettato tra nazioni e culture diverse attraverso il linguaggio universale della rappresentazione.
Questa Giornata è stata istituita ufficialmente nel 1961, a Vienna, durante il IX Congresso dell'International Theatre Institute (ITI), su proposta di Arvi Kivimaa a nome del Centro Finlandese. La scelta della data coincise con l'apertura della stagione del Teatro delle Nazioni a Parigi, nel 1962.

L'obiettivo fondamentale della Giornata Mondiale del Teatro è triplice.

Promuovere lo scambio internazionale di conoscenze e pratiche teatrali. Sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza del valore creativo e sociale del Teatro. Rafforzare la pace e l'amicizia tra i popoli attraverso la comprensione reciproca che solo il dramma e la commedia sanno generare.
Tradizionalmente, ogni anno una personalità di spicco del mondo della cultura – come sono stati in passato Dario Fo, Jean Cocteau, Isabelle Huppert o Judi Dench – viene invitata a scrivere un messaggio internazionale, tradotto in oltre 50 lingue e letto sui palcoscenici internazionali.

Leggi anche Tamara Marcelli | Eleonora Duse, dopo di lei, tutto è cambiato

Celebrare il teatro in Italia significa inevitabilmente confrontarsi con giganti che hanno rivoluzionato l'estetica della recitazione.

Se pensiamo alle icone che hanno tracciato la via, il nome di Eleonora Duse brilla sopra tutti. Sebbene appartenga al secolo scorso, la sua influenza è modernissima: la "Divina" fu la pioniera di una recitazione introspettiva, fatta di sottrazioni e silenzi, capace di anticipare i tempi e di rendere il teatro un'esperienza dell'anima.
Oggi, quell'eredità vive nei volti e nelle voci di interpreti come Toni Servillo, capace di una mimesi teatrale che fonde rigore classico e invenzione contemporanea, Sonia Bergamasco, che incarna quella sensibilità intellettuale e fisica tipica delle grandi mattatrici, Filippo Timi, che porta in scena un'energia dirompente e una fisicità che scardina i canoni tradizionali.

È proprio in questo solco, tra la memoria di Eleonora Duse e la vitalità degli attori odierni, che si inseriscono questi due libri, che trasformano la parola scritta in tensione drammatica.

L'arte del palcoscenico, come specchio della condizione umana, non è solo spettacolo, ma uno strumento civile per dare voce a chi non ce l'ha e per riflettere sulle pieghe più profonde della nostra società. Questi due libri affrontano con sensibilità e coraggio l'universo femminile e le sue complessità con due differenti approcci: attraverso la narrazione archetipica di una pièce teatrale o l'introspezione di monologhi e poesie.

Eva e Barbablu di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso, con le illustrazioni di Camilla Lilliu: il Teatro come specchio di una verità scomoda.

Eva e Barbablu

Eva e Barbablu

di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso
illustrazioni di Camilla Lilliu
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Pièce teatrale illustrata
Formato tascabile | 76 pagine
ISBN 979-1254589045
Cartaceo 9,00€

Scritto a quattro mani da Emma Fenu e Pier Bruno Cosso, con le illustrazioni di Camilla Lilliu, è una pièce teatrale cruda e necessaria. Attraverso il dialogo serrato tra i due protagonisti, l'opera ripercorre le tappe di una relazione abusante che culmina nel tragico epilogo del femminicidio. La forza di questo testo risiede nell'uso di due figure simboliche, archetipi della violenza. Eva, una donna piena di talenti e sogni, che finisce intrappolata in un vortice di manipolazione che le sottrae gradualmente libertà e autostima. Barbablù, l'incarnazione della cultura patriarcale e possessiva, un uomo che oggettivizza la compagna fino all'epilogo. Nonostante la drammaticità, gli autori riescono a veicolare un messaggio di consapevolezza: la violenza non è un destino ineluttabile, ma una radice culturale che va estirpata attraverso la prevenzione e il mutamento sociale.


Quel che resta delle parole di Tamara Marcelli: testi al femminile, un'opera poliedrica che unisce la delicatezza della poesia alla forza del teatro.

Quel che resta delle parole

Quel che resta delle parole

di Tamara Marcelli
PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto
Poesie | Monologhi teatrali
Formato tascabile | 186 pagine
ISBN 979-1254584989
Ebook 2,99€
Cartaceo 13,00€

Si divide in sezioni che esplorano l'essenza profonda dell'animo umano, con un'attenzione particolare alla musicalità del verso. Particolarmente significativa per la Giornata Mondiale del Teatro è la sezione intitolata "Miti al Centro", che contiene monologhi dedicati alle donne – testi che affrontano l'ossessione amorosa e il confine sottile tra amore e dipendenza, fino alla denuncia della violenza nell'indifferenza quotidiana – e riflessioni sull'essere attori e attrici. L'autrice, già attrice teatrale, riflette su cosa significhi calarsi in un personaggio, definendo l'attore come colui che «rende umano un foglio di carta» e dà anima a chi non ce l'ha.
Il Teatro è l’Arte per eccellenza, quella che racchiude in sé tutte le altre. Un sogno che diventa realtà. Tamara Marcelli, Quel che resta delle parole

Perché leggere questi libri oggi?

Nella Giornata Mondiale del Teatro, riscoprire la drammaturgia contemporanea significa sostenere una cultura che non ha paura di guardare negli «abissi infernali della follia» per cercare una via d'uscita. Che si tratti del dialogo serrato tra Eva e Barbablù cui danno voce Emma Fenu e Pier Bruno Cosso o dei monologhi introspettivi di Tamara Marcelli, questi libri ci ricordano che le parole hanno un peso e che il Teatro è, ancora oggi, il luogo dove si può gridare la verità attraverso una maschera.



Stefania Bergo
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Il teatro è altra cosa

Il teatro è altra cosa

Il teatro è altra cosa

Teatro Di Tamara Marcelli. Nel Teatro l’amore, multiforme e totalizzante, si perde tra le pieghe del sipario, tra le assi polverose, tra le emozioni degli spettatori. Diventa l’aria che si respira. Quella che gli si attacca addosso e che non li lascerà mai più per tutta la vita.

Nel Teatro l’amore si perde tra le pieghe del sipario, tra le assi polverose, tra le emozioni degli spettatori. Diventa l’aria che si respira. Quella di cui gli attori non possono fare a meno per vivere. Quella di cui si compone la loro anima. Quella che gli si attacca addosso e che non li lascerà mai più per tutta la vita.
Nel Teatro l’amore è multiforme, ma è totalizzante. L’amore è ovunque, in ogni angolo, permea ogni cosa, è per questo che entrando in un teatro si ha l’impressione di varcare la soglia di un’altra dimensione. Il Teatro stesso si nutre d’Amore, perché altrimenti non potrebbe sopravvivere. È l’amore di chi lavora per lui, di chi scrive, di chi legge, di chi interpreta, di chi dipinge, di chi inventa, di chi musica, di chi costruisce, di chi cuce, di chi allestisce, di chi pulisce: di ogni anima che si attiva per lui.
Tra tutti, principalmente, il Teatro vive grazie agli attori. Gran bella stirpe. Provengono tutti da un mondo parallelo, denso, malinconico, colorato e pieno di musica. Il Teatro gli attori lo sentono scorrere chiaramente nelle vene. Lo sentono scendere nella gola quando bevono sorsi d’acqua fresca. Lo sentono entrare nei polmoni e scendere giù nell’anima quando respirano.

Essere attori è una condizione, una caratteristica di personalità, un cromosoma del DNA. Anche se scientificamente non lo si può provare. 

Ma è evidente che essere attori significa essere diversi dagli altri, sentire e vivere il mondo con quella estrema sensibilità che spesso porta all’autodistruzione. È un peso a volte intollerabile. Un dono immenso e difficile da gestire. Calarsi in un personaggio non significa ripeterne pedissequamente le parole, le movenze e le indicazioni che di lui fornisce l’autore, significa ben altro. È entrare dentro uno spazio buio e farsi luce. È rendere umano un foglio di carta. È dare un’anima a chi un’anima non ce l’ha. Significa portare in superficie ogni sfaccettatura dell’Io che rappresenta l’unicità di ogni personaggio. È come partorire, dare la vita. Dare una possibilità, un senso. È un lavoro immane su se stessi. Perché per liberare un’anima devi prima conoscere la tua.
Voglio camminare senza paure. Voglio correre nel buio e respirare il vento. Bagnarmi i piedi e rotolare nella sabbia. Baciare i miei cagnoloni e farmi fare le coccole. Sembra patetico, ma ne sono convinta: è vero, solo loro mi vogliono bene per come sono.
Altrimenti non avrei sempre voglia di piangere, altrimenti non odierei le persone, non vomiterei, non berrei litri di birra per liberarmi da quei muri che mi soffocano ogni istante.
Cos'hai?
Niente, tutto a posto.
Maschere.
Odio la mediocrità e la falsità, i discorsi inutili e le critiche che non portano a niente.
Odio chi mi vuole cambiare e quei sorrisi meschini.
Io sono diversa, voglio solo essere me stessa, altrimenti voglio non esserci.
Lo so, sembra uno stupido riferimento al suicidio, ma non ho il fegato per farlo, non l'ho mai avuto. O forse è solo perché in realtà ho un conto in sospeso con questo mondo del cazzo e devo prima fare qualcosa!
Vorrei urlare!!
Tamara Marcelli, Quel che resta delle parole

Gli attori, strana gente.

Vedono, percepiscono e sentono in modo diverso. Parlano ascoltando la propria voce, in continuo scambio tra sé e i personaggi che gli abitano dentro. Sì, perché non è possibile liberarsi di un personaggio. Ti rimane dentro sempre, divertendosi ad apparire nei momenti in cui sei più fragile e non riesci a ricacciarlo nel buio. Il più delle volte rimangono lì, latenti, come fiammelle sempre accese, pronte a diventare incendio. Gli attori sono bambinaie, mamme attente e apprensive, costantemente impegnate a tenere a bada i propri figli, quei personaggi che gli albergano dentro. E che non li mollano.
È la loro capacità che rende visibili la Poesia, la Letteratura, i sentimenti, le intenzioni e le speranze degli altri artisti. È l’Arte per eccellenza, quella che racchiude in sé tutte le altre. La musica, la pittura, la letteratura, tutto concentrato in un quadro vivente. In un sogno che diventa realtà. Nella trasfigurazione di ciò che nel mondo reale non si può afferrare, ma solo intuire. E non sempre.

Quel filo invisibile e tenace che lega uno scrittore a un attore, a colui che trasformerà, per renderla visibile ed accessibile a tutti, la sua opera letteraria.

Quando un attore prende su di sé tutte le immagini, le parole, le pause, i silenzi, le nebbie, le atmosfere, gli scenari, le dinamiche, i pensieri che traspirano da un testo. È come se, filtrandole e rileggendole in sé, riuscisse a portarle allo scoperto fornendo al mondo quella chiave di lettura che spesso non sa trovare.
In questo scenario, suggestivo e trascendente, nascono intese di sensi, collaborazioni profonde e spesso totalizzanti, simbiotiche e viscerali.
Il teatro è altra cosa.


Tamara Marcelli
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Buon compleanno Chester!

Buon compleanno Chester!

Buon compleanno Chester!

Musica Di Rosanna Costantino. Oggi sarebbe stato il suo compleanno. Invece Chester Bennington si è tolto la vita nel 2017, lasciando un gran vuoto, perché la sua umana fragilità era in fondo simile alla nostra. Ed è quella che oggi vorrei celebrare: buon compleanno Chester!

«Ci sono le rockstar e poi c'è Chester Bennington», così scriveva un giornalista che aveva assistito a un’esibizione live del frontman dei Linkin Park. E poi proseguiva: «Non è tanto una rockstar quanto un artista nato per “sanguinare” sul palco», o per brillare. È quella sua attitudine di incantare e infiammare le folle che oggi ci manca di più e che vogliamo continuare a ricordare.


Oggi Chester Bennington avrebbe compiuto 50 anni se solo la depressione non avesse spento per sempre il suo magnifico sorriso quel maledetto 20 luglio del 2017.

Cinquant'anni fa la vita regalava al mondo un fremito di passione che ha cambiato i destini di milioni di persone con la sua luce capace di squarciare le più profonde e spaventose oscurità. Un'energia primordiale, che bruciava di passione ogni singola nota, ha preso il controllo delle anime dei suoi fan e non le ha mai più abbandonate. Un legame che si è consolidato ancora di più dopo la sua scomparsa e ha trasformato questa ricorrenza nella celebrazione più commossa della sua vita e della sua arte, ripercorse minuziosamente nel mio libro In the end. Una biografia non ufficiale di Chester Bennington.

Con i brividi sulla pelle e un sussulto nel cuore, oggi più che mai, risuona nella mente quella sua voce angelica cantare: «When you're feeling empty keep me in your memory. Leave out all the rest» [Leave out all the rest, Minutes to Midnight].


Inutile dire quanto l’assenza di Chester Bennington pesi ancora e quanto quella sensazione di ingiustizia sarà sempre insita nel profondo di chiunque lo ami.

Ma la sua musica ha il potere di raggiungere gli angoli più nascosti dell’anima e guarire ciò che nient’altro può, attraverso il modo in cui riesce a far tremare la nostra pelle con la sua voce e le sue urla e a far pulsare forte i grovigli del cuore.
Abbiamo amato intensamente e amiamo quelle sue cicatrici che non ha mai chiesto e quel dolore che si è trasfigurato in un universo di incanto e splendore.
Forse questo vuoto che proviamo non sarà mai riempito. Forse possiamo provare a dimenticare il dolore quando ci lasciamo riscaldare da quel suo calore prorompente, e forse possiamo provare a domandare alle stelle, perché sappiamo che lui è lì e guarda giù verso di noi.
In questi ultimi anni abbiamo raccolto la sua eredità e ogni giorno cerchiamo di affrontare e tenere a bada il buio dentro di noi, ripetendo ogni volta che ne sentiamo il bisogno: «Remember all the sadness and frustration and let it go» [Iridescent, A Thousand Suns].


Oggi celebriamo la sua umana fragilità così simile alla nostra, il suo entusiasmo genuino e gli rivolgiamo un pensiero commosso e grato, perché non pensare a lui sarebbe come non pensare, non ascoltare musica, non vivere.

Jonathan Davis, frontman dei Korn, disse di lui: «Ci vorrebbero più Chester nel mondo».
Il che è vero, ma a noi sarebbe bastato poter godere ancora della sua presenza e del suo vitale entusiasmo.
Buon compleanno, Chester. Ci manchi. Ti cerchiamo nella nostra memoria con gli occhi che bruciano. L’oscurità ti terrà stretto, finché il sole non sorgerà.



Rosanna Costantino
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