
Cinema Di Elena Genero Santoro. The Plastic Detox: microplastiche nel corpo umano, un documentario Netflix original che riprende gli studi della dottoressa Shanna Swan sul legame tra inquinamento chimico e calo della fertilità.
Quando qualche anno fa ho scritto Plasticamente, in cui parlavo della sovrabbondanza di plastica intorno a noi, e dei modi in cui, ognuno a casa propria, poteva impegnarsi a ridurla, avevo molto chiaro il problema dell'invasione dei mari, del fatto che la plastica ci ritornasse nel piatto attraverso gli animali di cui ci nutriamo.Tuttavia, Plasticamente aveva un taglio molto orientato alla riduzione dell'inquinamento, all'ambiente. Leggevo che nel mare finiscono ogni anno dalle cinque alle undici tonnellate di plastica e mi sembrava spaventoso. Le magagne che la plastica poteva causare agli organismi umani e animali era stato da me appena accennato.
Plasticamente
di Elena Genero Santoro |
Di recente mi sono imbattuta in uno studio della dottoressa Shanna Swan per poi scoprire che era alla base di un documentario Netflix uscito di recente, The Plastic Detox.
La dottoressa Swan, che da anni si occupa di salute riproduttiva, ha esaminato centinaia di studi scientifici e condotto i suoi: tutti indicano che il numero di spermatozoi sta diminuendo a livello globale negli ultimi 50 anni osservati a un tasso dell'1%, con un calo che supera il 2,6% osservando studi dopo l'anno 2000. In pratica la fertilità nel mondo è diminuita del 50% negli ultimi quattro decenni.Qualcuno potrebbe dire che è un bene, visto che siamo più di otto miliardi di persone. Poi, però, c'è chi vorrebbe figli e non riesce ad averne.
Per completezza di narrazione, è giusto dire che altri studi hanno imputato il calo della fertilità anche al cambiamento climatico. Laddove ci siano cambiamento climatico e sostanze chimiche, l'effetto è sinergico e aumentato.
Tornando agli studi di Swan, il declino degli spermatozoi è associato all'utilizzo di sostanze chimiche.
Gli ftalati e i bisfenoli sono degli interferenti endocrini, e significa che condizionano gli ormoni delle persone che ne vengono a contatto.Gli ftalati hanno un effetto antiandrogenico che abbassa il testosterone. Di conseguenza, possono eliminare l'ondata di testosterone in utero, con impatti sullo sviluppo genitale del feto maschio che nascerà con dimensioni minori della distanza ano-genitale (AGD) e testicoli non discesi.
Il BPA imita l’estrogeno, l’ormone femminile, quindi può indurre nel corpo cambiamenti simili a quelli prodotti da tali ormoni e anch'esso inibisce la fertilità.
E dove si trovano ftalati e bisfenoli? Nella plastica. Elementare, Watson.
Gli ftalati sono dei plastificanti che in Unione Europea sono già stati pesantemente vietati, alcuni ovunque, altri nei giocattoli.Il bisfenolo si usa sia come monomero di reazione del policarbonato (avete presente i biberon di plastica?) sia come monomero per la produzione delle resine epossidiche, molto usate in edilizia, ma anche nell'arte. Il bisfenolo A in Unione Europea è vietato nella carta termica.
Negli Stati Uniti, dove la dottoressa Swan ha effettuato i suoi studi, queste sostanze non sono vietate.
Un dato che riportavo in Plasticamente è che la plastica che viene realmente riciclata al mondo è il 9%.
Il resto viene vomitato negli oceani.Riciclare la plastica costa molto di più che produrla nuova. Il dato viene confermato dal documentario con una spiegazione: l'idea che la plastica fosse riciclabile è stata propagandata e diffusa proprio dai suoi produttori. Sembra controintuitivo, eppure ha un senso. Pensare che buttare la plastica di bottiglie e flaconi di detersivo non abbia un impatto sull'ambiente perché "tanto è riciclabile", è un abbaglio. Di fatto non lo è. Però alleggerisce la coscienza dei consumatori. Ma è un inganno.
E non stupisce nemmeno che in sede di Global Plastic Treaty – un'iniziativa globale per regolamentare la plastica – siano stati i Paesi col petrolio a fare arenare il progetto, opponendosi a una riduzione della produzione della plastica vergine.
Se utilizzare la plastica per usi tecnici e durevoli può avere un senso.
Può produrre un alleggerimento di una struttura, una maggior lavorabilità e molti vantaggi a seconda del caso, il fatto che ogni merendina che scartiamo sia imballata in una pellicola di plastica è aberrante. Siamo assuefatti, crediamo che sia normale, ma non è sano usare un materiale eterno per delle applicazioni usa e getta come quelle legate agli alimenti o alla cosmesi. Questo a prescindere.Se a questo aggiungiamo che essere circondati dalla plastica può avere controindicazioni sono solo sull'ambiente ormai saturo, ma su chi fruisce di cibo confezionato e detergenti, c'è una ragione in più per dire basta.
L'ultimo studio peer-reviewed della dottoressa Swan è uno studio pilota che ha l'ha vista interagire con alcune coppie che non riuscivano a concepire figli o che avevano avuto degli aborti spontanei.
Queste coppie avevano una sterilità idiopatica, cioè: apparentemente non avevano nulla che non andasse.Le coppie sono state sottoposte a una sperimentazione. Innazitutto, è stata ricercata la presenza, nelle urine e nello sperma, di biomarcatori quali bisfenolo urinario A (BPA), mono-n-butil ftalato (MBP) e monobenzile ftalato (MBzP). Il bisfenolo è stato designato come marcatore principale. All'inizio, nei soggetti in esame i biomarcatori sono risultati molto alti.
Dopodiché è stato imposto loro un percorso tanto semplice e poco invasivo quanto efficace: un cambiamento dello stile di vita legato alla presenza delle plastiche negli oggetti in casa.
In pratica, queste coppie hanno applicato molti dei consigli eco-bio che io stessa, un lustro fa e in tempi non sospetti, avevo suggerito nel mio Plasticamente. Io che, nauseata da tutti i rifiuti di plastica domestica che si buttano quotidianamente, avevo già cercato soluzioni alternative. Detersivi in foglietti, shampoo solido, assorbenti lavabili, spugne di cocco o di luffa, indumenti di tessuti naturali. Non ho inventato nulla di rivoluzionario, beninteso. Ho solo raccolto una lista di micro-soluzioni. Io, che ormai mi sono riprodotta e non ho più nei piani di ripetere l'esperienza, sto continuando ad applicare le regole che mi ero data. I miei detersivi non si trovano nella grande distribuzione, per gli abiti che acquisto evito come la peste acrilico e poliestere. Tollero solo basse percentuali di poliammide (nylon) ed elastan. Unica deroga: i giacconi per l'inverno.E adesso, dopo aver letto lo studio peer-reviewed della dottoressa Swan e aver visto il documentario su Netflix, scopro che tutto sommato non ho fatto male. Ne ha beneficiato l'ambiente, ma anche la mia salute.
Lo studio della dottoressa Swan si conclude così.
Dopo che le coppie hanno eliminato dalle loro abitazioni e dai loro armadi la plastica di cui erano circondati, i loro valori di bisfenolo e ftalati si sono abbassati notevolmente. E successivamente hanno avuto dei figli.Ma è la dottoressa Swan la prima a frenare gli entusiasmi: il campione di persone analizzato è troppo piccolo per trarre conclusioni definitive. Ripete: si tratta di uno studio pilota.
Però, ragazzi, fa davvero ben sperare.
Fonti:
The Plastic Detox documentary examines plastic products and fertility
Targeting Plastic Exposure in Infertile Couples: A Pilot Intervention Study
The Plastic Detox documentary examines plastic products and fertility
Targeting Plastic Exposure in Infertile Couples: A Pilot Intervention Study
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Elena Genero Santoro |
























