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Recensione: Una gran voglia di vivere, di Fabio Volo

Recensione: Una gran voglia di vivere, di Fabio Volo

Recensione: Una gran voglia di vivere, di Fabio Volo

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Una gran voglia di vivere di Fabio Volo (Mondadori). Un libro a tratti ruffiano, che affronta i soliti temi tanto cari all'autore ma da un nuovo punto di vista: non solo la genesi e l’evoluzione di una storia d’amore, ma anche la sua rovina e i tentativi di riportarla ai vecchi splendori.

La storia in sé è piuttosto semplice e lineare: Marco (il protagonista) e Anna (sua moglie) stanno attraversando la classica crisi di coppia dovuta alla consapevolezza sempre più pressante che non stanno più bene insieme.
Decidono  lo stesso di partire per un viaggio in Australia con il figlio Matteo, in modo da cercare di salvare il salvabile e di far chiarezza sul loro rapporto, sulla vita e sull'amore.
Nel loro viaggio attraverso l’Australia e la Nuova Zelanda incontrano persone sagge e interessanti che gli faranno mettere in discussione i capisaldi su cui hanno fondato il loro rapporto di coppia. E durante la loro avventura on the road il protagonista ha dei flashback in cui si evince quanto lui e la moglie fossero felici e affiatati all’inizio della loro relazione e come negli anni successivi qualcosa si fosse rotto, portandoli ad allontanarsi sempre più l’uno dall’altra fino a rendere il loro rapporto scontato.
Ad un tratto però i flashback finiscono e l'intera storia si focalizza sul presente, quindi sul loro viaggio e su ciò che stanno imparando su loro stessi e sul loro amore precario.
Che dire di questo libro? Innanzitutto partiamo dai pregi.

Anche in questo romanzo, come nei precedenti, c'è sempre quella capacità di Fabio Volo di mettere nero su bianco in modo semplice e accessibile a tutti pensieri, emozioni e stati d'animo legati a situazioni in cui ognuno di noi si è trovato almeno una volta nella vita, con tutto il bagaglio di gioie e dolori annessi.

Altro punto di forza è che Volo analizza e approfondisce un rapporto che si sgretola non per qualche episodio eclatante e plateale ma perché la coppia ha semplicemente lasciato che l’amore si spegnesse senza fare nulla per impedirlo, facendolo travolgere dalla routine quotidiana e da quella monotonia tanto rassicurante quanto priva di momenti di crescita e di emozioni travolgenti.
Azzeccati anche gli incontri con i comprimari i quali, da buoni portatori di verità e saggezza spiccia, forniscono una visione interessante su alcuni aspetti della vita che faranno riflettere non solo il protagonista ma anche il lettore.
Ma ora passiamo agli aspetti negativi, ovvero quelle due o tre cose sempre presenti nei libri di Fabio Volo che mi danno irrimediabilmente fastidio.

Ci sono i soliti temi cari che ritornano in ogni romanzo di Volo.

In primis, la vita del protagonista diviso tra lavoro e amore, con tutte le sue limitazioni e potenzialità. Sembra quindi di leggere sempre le stesse dinamiche dei libri precedenti ma con parole diverse. D’altro canto, però, è anche vero che nella vita di un tipico quarantenne i temi dominanti sono in fondo il lavoro, la famiglia e l’amore.
Ma soprattutto non possono mai mancare quelle onnipresenti paraculate atte a conquistare il pubblico femminile. È palese, quanto imbarazzante, come i suoi libri siano scritti unicamente puntando su un target: le donne. Lo si evince da come nei suoi romanzi non ci sia mai, da parte del protagonista, un momento in cui fa veramente “l’uomo medio”. Al contrario, è rappresentato come la versione ideale di un uomo per una donna, come se la priorità assoluta dell’autore fosse quella di dipingerlo il più politicamente corretto per non incorrere nelle ire e nelle critiche delle lettrici.

Fabio Volo anche in questo libro si limita a trattare un tema delicato come la separazione e l'amore agli sgoccioli con quella sensibilità che certamente conquista a man bassa il pubblico femminile.

Ma che, al tempo stesso, non rappresenta ciò che, anche in piccola misura, prova e pensa veramente l'uomo medio, specialmente su temi quali l'amore ma soprattutto il sesso. Per intenderci, sembrerebbe più un libro scritto da una donna che ha cercato d’immedesimarsi in un uomo.
Per farvi un esempio, il protagonista asserisce di aver fatto l’amore anche quando aveva avuto degli incontri occasionali. Ora, parliamone: un uomo nei rapporti “da una botta e via” direbbe più semplicemente che ha fatto sesso. Ciò è più plausibile e realistico. Quindi è palese come Volo usi questi escamotage per rendere il protagonista più apprezzabile dal pubblico di eterne romantiche che sperano di trovare un uomo che, anche nel semplice rapporto di una notte, ci metta amore e non solo un lasciarsi dominare da un più banale istinto animale.

Dopo queste critiche vi verrà spontaneo e naturale domandarvi allora perché io continui a leggere i suoi libri.

Onestamente a volte me lo chiedo anch’io! Ma la risposta è che non lo faccio tanto per le storie in sé o per quel confortante politicamente corretto che traspare da ogni suo libro ma perché ammetto di rispecchiarmi nelle situazioni dei protagonisti dato che, come tutti, alcune le ho vissute sulla mia pelle. Senza contare che alcuni concetti vengono spiegati dell’autore in modo semplice e con frasi ad effetto che colpiscono.
Infine, ammetto che anche in questo romanzo ho trovato degli episodi teneri, spiazzanti e addirittura drammatici che fanno guadagnare punti alla trama. Senza contare che tocca un tema nuovo rispetto ai libri precedenti: non prende in considerazione tanto la genesi e l’evoluzione di una storia d’amore quanto la sua rovina e i suoi tentativi di riportarla agli albori.

In definitiva, questo romanzo è adatto a tutti coloro che hanno vissuto un rapporto d’amore partito con i fuochi d’artificio ma poi lentamente logorato fino al triste epilogo.

Ecco perché, al di là delle critiche riportate da me poc’anzi, considero comunque un romanzo meritevole di essere letto, non fosse altro per la delicata tematica trattata.


Una gran voglia di vivere

di Fabio Volo
Mondadori
Narrativa
ISBN: 978-8804707271
Cartaceo € 18,05€
Ebook 7,99€

Quarta

"Svegliarsi una mattina e non sapere più se ami ancora la donna che hai vicino, la donna con cui hai costruito una famiglia, una vita. Non sai come sia potuto accadere. Non è stato un evento, una situazione, un tradimento ad allontanarvi. È successo senza esplosione, in silenzio, lentamente, con piccoli, impercettibili passi. Un giorno, guardando l'uno verso l'altra, vi siete trovati ai lati opposti della stanza. Ed è stato difficile perfino crederci". Quello di Marco e Anna sembrava un amore in grado di mantenere le promesse. Adesso Marco non riesce a ricordare qual è stata la prima sera in cui non hanno acceso la musica, in cui non hanno aperto il vino. La prima in cui per stanchezza non l'ha accarezzata. Quando la complicità si è trasformata in competizione. Forse l'amore, come le fiamme, ha bisogno di ossigeno e sotto una campana si spegne. Forse, semplicemente, è tutto molto complicato. Il libro di Fabio Volo è il racconto di una crisi di coppia e del viaggio, fisico e interiore, per affrontarla. Un romanzo sincero, diretto, che sa fotografare le pieghe e le piccole contraddizioni dei nostri rapporti.


Andrea Pistoia

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Recensione: Io sono Marie Curie, di Sara Rattaro

Recensione: Io sono Marie Curie, di Sara Rattaro

Recensione: Io sono Marie Curie, di Sara Rattaro

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Io sono Marie Curie, di Sara Rattaro (Sperling & Kupfer). La biografia romanzata della prima scienziata a vincere due premi Nobel, il suo coraggio di sfidare il mondo, il desiderio di libertà, emancipazione e giustizia sociale.


Ho avuto il piacere di conoscere personalmente la bravissima Sara Rattaro in una libreria della mia città, in occasione della presentazione del suo ultimo libro Io sono Marie Curie. Una bella signora davvero molto gentile, disponibile al dialogo coi lettori e soprattutto informatissima sulla vita della famosa scienziata Marie Curie.
Ha specificato subito che questo libro è il suo primo romanzo storico, o meglio, la biografia romanzata di Marie Curie. La stesura le è costata circa due anni di ricerche e documentazione, e ha precisato che ha avuto modo di visionare i diari e alcuni appunti della scienziata, facilmente consultabili al Museo Curie di Parigi.
Durante la presentazione ha anticipato alcune curiosità sulla trama, come la corrispondenza della scienziata con un giovane Albert Einstein e altri aneddoti, che ho ritrovato tra le pagine del libro.

Sara Rattaro, con una penna vivida e avvolgente, incuriosisce subito il lettore che si trova catapultato in un’epoca neanche poi così lontana, nella vicenda tanto scientifica quanto umana di una grande donna, la prima scienziata ad aver ricevuto due premi Nobel.

La vita di Marie Curie si riassume in queste poche righe:
Sono una polacca cresciuta sotto un regime opprimente, la prima donna ad aver vinto un premio Nobel e a insegnare alla Sorbona, ho perso mio marito e cerco di crescere due figlie al meglio delle mie possibilità. Se mi fidassi di un’estranea che si presenta nel mio laboratorio solo per fare due chiacchiere tra ragazze, darei ragione a quella parte di stampa che dichiara che il cervello femminile è fatto solo per sedurre e accondiscendere. Sara Rattaro, Io sono Marie Curie

Le pagine scorrono veloci, si fanno portatrici di messaggi potenti e attuali.

Le parti inerenti le ricerche scientifiche sono descritte con grande abilità e rese comprensibili anche a chi, come me, non ha assolutamente dimestichezza con una materia così ostica. Eppure, un poco alla volta si prende confidenza con una terminologia sconosciuta come ad esempio la pechblenda, ovvero un minerale di uranio, con altri elementi chimici e sostanze luminescenti.

Sara Rattaro racconta di una donna straordinaria che sfida le convenzioni dell’epoca.

Emancipata, riuscì a studiare di nascosto, nonostante il regime russo lo vietasse, con un forte senso del dovere ma anche un desiderio di libertà e di giustizia sociale.
Consiglio vivamente la lettura di Io sono Marie Curie perché la vita della scienziata merita di essere conosciuta: è grazie al suo amore per la scienza e alle sue ricerche sulla radioattività se oggi si possono curare molti tumori; inoltre, la sua vicenda personale, carica di passione, umanità e dolore, incarna molti stereotipi sulle donne, purtroppo ancora attuali. Come afferma l'autrice stessa: «Tutte possiamo essere Marie Curie».


Io sono Marie Curie

di Sara Rattaro
Sperling & Kupfer
Romanzo storico | Biografia romanzata
Copertina rigida | 208 pagine
ISBN 978-8820078461
Cartaceo 17,00€
Ebook 9,99€

Quarta

Parigi, 1894. Mentre si immerge nelle intricate ricerche per la sua seconda laurea in Matematica, dopo aver conseguito quella in Fisica, Marie s'imbatte in Pierre, un animo affine in grado di decifrare la sua mente complessa. Tra loro nasce un connubio di intelletti straordinari, uniti dalla sete di conoscenza e dalla volontà di esplorare insieme gli enigmi dell'universo. Tuttavia, Marie fin da giovane si rivela essere una donna particolare: rifiuta il destino di moglie tradizionale, respingendo l'idea di confinarsi tra le mura domestiche. Per lei, l'amore per la scienza è un compagno di viaggio nel sogno comune, un'ossessione che la guida lungo un percorso inedito. Quando si ritrova improvvisamente sola, costretta a confrontarsi con l'ostilità dell'ambiente scientifico maschilista e conservatore, inizia una battaglia per affermare la sua identità e il suo ruolo nel mondo. La vita di Marie prende così svolte inaspettate, mettendo alla prova la sua forza e la sua determinazione. Tra avventure misteriose e sfide personali, la scienziata che avrebbe successivamente conquistato ben due premi Nobel si trova a lottare non solo contro le forze della natura, ma anche contro un'epoca che fatica ad accettare il genio femminile. Attraverso la penna di Sara Rattaro, la figura di questa donna prodigiosa giunge fino a noi per portare il suo messaggio necessario e potentemente contemporaneo in ogni ambito e sfera dell'oggi: indossate il vostro coraggio e sfidate il mondo. È possibile. Tutte possiamo essere Marie Curie.



Silvia Pattarini

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Baby Reindeer: la serie Netflix che fa discutere e riflettere

Baby Reindeer: la serie Netflix che fa discutere e riflettere

Baby Reindeer: la serie Netflix che fa discutere e riflettere

Serie TV Di Elena Genero Santoro. Baby Reindeer, la miniserie Netflix ispirata alla storia vera di Richard Gadd, vittima di molestie sessuali e stalking, che fa riflettere sulla dipendenza della vittima da chi ne abusa.

Non si placano le polemiche su Baby Reindeer, miniserie di Netflix in sette episodi, scritta e interpretata dallo scozzese Richard Gadd che si è ritagliato il ruolo del protagonista.
La serie è breve, veloce, si beve in un sorso, ma lascia un’inquietudine che rimane incollata addosso.
È la storia di uno stalking diverso da ciò a cui siamo abituati a sentire.

Donny Dunn è un barman scozzese che lavora in un pub di Camdem e ha il sogno di diventare un cabarettista.

La sua vita viaggia su binari di sicura e confortevole mediocrità finché un giorno nel pub entra una donna dall’aria infelice e lui, che è empatico e sensibile, si intenerisce e le offre una tazza di tè.
È l’inizio di un incubo.
La donna, Martha, che si presenta come improbabile avvocata, trova l’indirizzo di posta elettronica di Donny e inizia a tempestarlo di email sgrammaticate piene di allusioni sessuali.
Se ricevere centinaia di email al giorno manderebbe fuori di testa chiunque, ancora più allucinante è per Donny accorgersi che Martha interpreta ogni episodio avvenuto tra di loro, anche il più insignificante, come il tassello di una relazione promettente e se all’inizio Donny pensa che sia sufficiente chiarire la situazione, chiedere a Martha di smettere, prometterle amicizia, ma niente di più, dopo un po’ si rende conto che Martha è indomabile, ingestibile, che alterna momenti di allegria, tenerezza, sconforto a episodi di rabbia e azioni distruttive.

Martha è una donna sovrappeso, più vecchia di Donny, il quale non prova per lei alcuna attrazione fisica.

L’attrice che è stata scelta per interpretarla, Jessica Gunning (che in realtà ha solo tre anni più di Richard Gadd ed è stata invecchiata e imbruttita nella serie), ricorda in alcune espressioni Annie Wilkes di Kathy Bates in Misery non deve morire. Peraltro, Baby Reindeer, Piccola Renna (il soprannome che Martha ha dato a Donny), è stata accostata al romanzo di Stephen King.

In questi giorni impazza la polemica sui veri personaggi a cui la serie si è ispirata.

L’avvocata Fiona Harvey, a cui il personaggio di Martha pare ispirarsi, è uscita allo scoperto per ribadire che sì, è vero che lei e Richard Gadd si sono conosciuti in un pub di Camdem, ma che tutte quelle email sconce e quella persecuzione non ci sono mai state.
Chiosa asserendo che Richard Gadd è uno psicotico. Se Fiona Harvey è davvero come Martha Scott, avremmo una ragione in più per non crederle.

Ma non ci interessa sapere quanto Richard Gadd abbia inventato e quanto si basi su eventi reali.

Si sa che gli autori attingono dal vero e poi ci ricamano sopra.
Non ci interessa saperlo, intanto perché si valuta la storia raccontata su Netflix (che abbiamo visto), non quella accaduta (che non conosciamo).
E poi perché, con buona pace dell’avvocata Fiona Harvey, il protagonista in Baby Reindeer non è la sociopatica Martha, ma è la vittima Donny.

Di Martha lo spettatore vede cosa fa, ne coglie la lucidità nonostante le contraddizioni.

Le motivazioni profonde rimangono sullo sfondo, si intuisce che Martha abbia avuto dei traumi, ma non è la sua psiche a essere indagata. Da un canto, peccato, perché uno stalking al femminile è qualcosa di meno comune e forse per molti non sarebbe neppure credibile. Invece accade e anche la vicenda, come narrata, pare verosimile. Persino la polizia non scava nella vita di Martha, tende a crederle quando lei si mostra accondiscendente, quando acconsente a partecipare a degli incontri riabilitativi. Invece Martha è subdola, minaccia, ricatta, ferisce con le mani e con le parole.

Il mattatore è Donny, che con i suoi occhioni azzurri sgranati e la sua aria da eterno sfigato un po’ intenerisce, un po’ muove a compassione, un po’ fa prudere le mani dalla rabbia perché davvero non ne azzecca una.

Io mi auguro vivamente che Richard Gadd, nonostante l’ispirazione iniziale, non abbia una storia sovrapponibile a quella di Donny Dunn, perché Donny Dunn è una vittima co-dipendente da chi abusa di lui.
Baby Reindeer è stato paragonato a Misery non deve morire, ma c’è una differenza sostanziale: lo scrittore Paul Sheldon (nel film) non prova alcun sentimento di empatia per la sua rapitrice Annie Wilkes. Nel momento in cui realizza che Annie è matta da legare, ha un unico obiettivo: sfuggire alle sue grinfie con ogni mezzo possibile.

Donny invece nutre un ventaglio di sentimenti per Martha che sono molto più variegati, che vanno dalla pena a una sorta di attrazione mentale.

Perché, lo ammette lui stesso, in uno dei momenti clou della serie, in fondo essere cercato da Martha lo lusinga. Perché Donny non si è mai sentito importante, Donny si è sempre odiato, Donny non ha mai saputo vivere appieno i suoi momenti felici. Soprattutto dopo che è stato abusato la prima volta (non da Martha). Da allora Donny, dice, è diventato carta moschicida per i soggetti abusanti, è entrato in confusione, si è rotto in tanti pezzi, non ha più capito nulla di se stesso e Martha ha trovato terreno fertile nella sua empatia, nella sua fragilità. Ha messo in dubbio persino i propri gusti sessuali.
E l’abuso, soprattutto il primo, viene descritto nel dettaglio, con tutti i sentimenti che si porta dietro: incredulità, senso di colpa della vittima, non immediato riconoscimento che si tratti di una violenza.
E ad abuso è seguito un altro abuso.

Che sia chiaro: le vittime non sono colpevoli delle molestie che subiscono. I colpevoli sono i sociopatici che le perpetrano.

Donny incarna una tipologia di vittima di molestia e abuso, è anche un dipendente affettivo, che presumibilmente era già così prima del primo abuso e poi, dopo il primo trauma, non ha trovato la via della guarigione. Le cose sono solo peggiorate.
Come dice Marie-France Hirigoyen nel libro Molestie morali, le vittime non sono mai simpatiche, non piacciono a nessuno. Devono essere complici del carnefice, deboli, pappemolli, se non lo sono, se diventare vittima è un fatto aleatorio e non porta con sé una colpa, allora chiunque di noi può diventarlo e questo è spaventoso.
La vittima ideale è una persona coscienziosa, naturalmente propensa a colpevolizzarsi. In psichiatria fenomenologica questo tipo di comportamento è conosciuto e descritto, […] come un carattere predepressivo, il typus melancolicus. Sono persone che tendono all’ordine, sia in campo lavorativo sia nelle relazioni sociali, che si dedicano a quanti stanno loro vicino e accettano raramente piaceri dagli altri. Marie-France Hirigoyen, Molestie morali
Sembra la descrizione di Donny.

La miniserie Baby Reindeer non pare aver in programma un seguito.

Il che da un certo punto di vista è un peccato, perché il finale è abbastanza amaro. Donny risolve una parte dei problemi, ma non tutti.
Lui prende coscienza delle proprie fragilità.
Tuttavia le ossessioni, la co-dipendenza non sono risolti.



Elena Genero Santoro

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