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Sandy e l'immagine nello specchio, di Linda Maccarini

Sandy e l'immagine nello specchio, di Linda Maccarini

Sandy e l'immagine nello specchio, di Linda Maccarini

Libri Sponsored Sandy e l'immagine nello specchio, di Linda Maccarini, 0111 Edizioni. Tra favola e fantasy, un romanzo dalle molteplici chiavi di lettura adatto anche ai lettori più giovani.


Sandy e l'immagine nello specchio

di Linda Maccarini
0111 Edizioni
Fantasy | Young Adult
ISBN 978-88-9370-180-8
cartaceo 12,75€
ebook 4,99€

Sandy è una giovane principessa affetta da una malattia che per un periodo della sua vita le ha impedito di camminare. Adesso sta bene, ma solo temporaneamente. Suo padre il Re si è fatto addormentare per dieci lunghi anni per restituirle la momentanea mobilità. Se in questi dieci anni, precisamente al compimento del suo diciottesimo ano di età, riuscirà a trovare il grande amore tornerà per sempre a camminare e suo padre si sveglierà. In caso contrario, Sandy finirà per rimanere prigioniera della sua malattia e suo padre sprofonderà in un sonno perpetuo. Inizia così il lungo viaggio di una principessa che, grazie agli indizi forniti da un cigno, si mette alla ricerca del grande amore. Dovrà passare attraverso la Foresta degli Alberi dalle Lunghe Foglie oltrepassando regni vicini, ma distanti fra loro, e incontrando persone tra le più disparate per cercare ciò che tanto le sta a cuore e far emergere verità del suo passato rimaste celate per troppo tempo.

“Le stelle, e i pianeti, e tutto il firmamento sembravano essere presenti in quella stanza, illuminando i pensieri e i sentimenti dei due innamorati che, in quel momento, pensarono di essere loro stessi il centro dell’universo”
"La solitudine è necessaria. Bisogna prima apprezzare la solitudine per essere in grado di apprezzare gli altri, altrimenti si rischia di confondere ciò che è con ciò che non è, e accontentarsi tristemente della prima occasione che si presenta, spinti dal desiderio di avere qualcuno accanto".
“Le parole che pronunciamo con la bocca sono parole veicolate dalla mente, e la mente, come dice la parola stessa, spesso mente. Le parole che pronunciamo con il cuore, invece, non sono guidate da niente. Sono spontanee, silenziose e impercettibili, e proprio per questo rimangono indelebili dentro di noi, per sempre, anche se perdiamo la memoria o ci convinciamo di non averle mai pronunciate”.

Linda Maccarini

Linda Maccarini



Linda Maccarini è nata ad Arezzo nel 1987 e attualmente vive a Castiglion Fiorentino (AR). Da sempre la sua più grande passione è scrivere. Determinata e sognatrice, dopo aver partecipato nel novembre 2016 al concorso letterario “Mario Soldati” aggiudicandosi il II premio nella sezione TESI DI LAUREA con la sua tesi di Laurea Magistrale dal titolo “Sir Thomas Malory e la Leggenda Arturiana: dalla versione di William Caxton alle riscritture di Alfred Tennyson e di T.H.White”, decide di concretizzare la sua passione scrivendo il suo primo romanzo, “Sandy e l’immagine nello specchio”.
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L'aeroporto, luogo di storie ed emozioni

L'aeroporto, luogo di storie ed emozioni

L'aeroporto, luogo di storie ed emozioni - Viaggi

Viaggi Di Valentina Gerini Da non-luogo a crocevia di storie e di emozioni, oggi l'aeroporto è considerato un vero e proprio «insieme di sentimenti».

C'è chi va e chi viene, chi parte e chi resta, chi si dice addio per sempre e chi solo un arrivederci, chi è lì per lavorare e chi invece è lì per attendere l'arrivo di qualcuno. L'aeroporto è un luogo speciale che, negli ultimi tempi, è diventato sempre più frequentato. Viaggi di lavoro e di piacere, giri del mondo, vacanze, transiti, spostamenti... Chiunque debba muoversi lo fa spesso scegliendo di volare e, dunque, passando per un aeroporto.
Leggendo informazioni in internet ho scoperto che il primo costruito e adibito ad aeroporto civile è stato quello di College Park, situato nel Maryland. Datato 1909, questo aeroporto è tuttora in attività. L'Italia vanta anch'essa aeroporti piuttosto anziani, come quello di Roma-Centocelle e Torino-Mirafiori, entrambi del 1908. A differenza del primo aeroporto americano, questi sono purtroppo caduti in disuso dopo la seconda guerra mondiale. Rovistando ancora nel passato, ho appreso che il primo aeroporto internazionale ancora in attività è l'aeroporto di Bisbee-Douglas, a Douglas, in Arizona, costruito nel 1941.
Davvero impressionante leggere e documentarsi sulla nascita degli aeroporti e, soprattutto, sulla loro evoluzione. Pensate a quante persone sono passate di lì in più di 100 anni di attività.
Da non-luoghi, come li aveva definiti Marc Augè nel suo studio antropologico-culturale riportato nel libro Nonluoghi, a luogo di incontri e di addii.
Oggi l'aeroporto è molto di più. Spesso è anche un centro commerciale, con una vasta scelta di ristoranti gourmet e di attività. Un posto dove ci si può sedere per prendere un caffè, magari con una vista spettacolare sulla pista. Per gli appassionati di viaggi, come me, l'aeroporto è quel posto in cui tutto prende forma, e si inizia l'avventura, in cui ci si ritrova faccia a faccia con quei bestioni con le ali che ci porteranno dall'altra parte del mondo in un baleno. Sempre uguale a sé stesso ma, allo stesso tempo, anche sempre diverso perché cambia a seconda di chi lo guarda. Di fatti, per alcuni può essere un punto d'arrivo e per altri invece un punto di partenza. Per altri ancora un semplice luogo di transito.

Vivere in un aeroporto per una settimana e raccontare ciò che si vede e si percepisce: dall'esperimento antropologico di Alain de Botton a Hello Goodbye, il programma TV di Pablo Trincia.

Ritrovo di viaggiatori, incontro di culture, scandito da regole e passaggi precisi, l'aeroporto è «un insieme di sentimenti», secondo lo scrittore Alain de Botton, che nel 2010 ha pubblicato un divertente diario intitolato Una settimana all'aeroporto . Queste sono alcune delle sue considerazioni:
Gli aeroporti sono pieni di vite e di emozioni. Anzi, posso definire tre sentimenti prevalenti: ansia, attesa, desiderio. In pochi altri posti si avvertono tanto fortemente.

Nel 2009 ad Alain de Botton viene chiesto di risiedere in uno degli aeroporti più importanti al mondo, quello di Heathrow, per una settimana e di raccogliere testimonianze e impressioni da riportare in un libro. Così, armato di una scrivania in mezzo all'atrio delle partenze e di tanta curiosità, Alain descrive tutto ciò che vede in quei sette giorni. Chiacchiera con chiunque: sia chi in aeroporto ci lavora, sia chi è di passaggio. Nasce in questo modo una vera e propria riflessione antropologica. Dalla quarta di copertina si legge:
Lo scrittore trasforma i suoi bloc-notes in racconti e in riflessioni sui meandri della psiche umana, sulle affascinanti contraddizioni del mondo moderno e sul viaggio come possibilità di apportare cambiamenti duraturi nelle nostre esistenze.

Pensate, in effetti, a quante conoscenze, la maggior parte delle volte casuali, si fanno in aeroporto. Pensate a quante storie si intrecciano in quelle mura, ogni giorno. Pensate all'aria di vacanza che si respira lì dentro, unita all'aria di ansia, attesa e desiderio, proprio come diceva De Botton. Partendo per un viaggio, ci si ritrova in attesa in questo luogo di transito, dove si fanno incontri interessanti e, a volte, significativi, si conoscono storie incredibili e persone meravigliose. Un miscuglio di lingue e culture, concentrate in pochi metri quadrati. L'aeroporto non è affatto un non-luogo, bensì un posto assolutamente magico, ricco di emozioni e di storie. E c'è chi, in tempi più moderni, ha cercato di raccontare questo aspetto in un programma TV, come Pablo Trincia in Hello Goodbye.



E più recente è l'aeroporto, più rappresenta una vera e propria opera architettonica a livello artistico. 

Secondo Fanpage.it, gli aeroporti moderni sono veri e propri musei. In effetti è così, basti pensare alle mostre itineranti che si trovano spesso nei vari scali, alle sculture, alle opere d'arte, alla vegetazione. Ebbe sì, ci sono aeroporti dove oltre a negozi e ristorante, si trovano piscine, Spa e giardini botanici, come il Changi Airport di Singapore.
Nel mio bagaglio culturale di viaggiatrice, ricordo con grande piacere due aeroporti: il Barajas Airport di Madrid, con la sua maestosa copertura ondulata, e l'aeroporto internazionale di Punta Cana, dove si può sedere in una terrazza esterna ad osservare aerei che atterrano e decollano.
Non è tutto così affascinante? Che ne pensate degli aeroporti?

Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Ho due grandi passioni: i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ho fatto la mia professione, diventando accompagnatrice turistica. La scrittura è il mio hobby. Mi piace avere una vita piena di cose da fare: sono una mamma, lavoro, collaboro con un mensile toscano, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto e scrivo libri.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Ponsacco-Los Angeles. Sulle tracce di Bruce Springsteen, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto.
Storie di una assistente turistica, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto.
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L'oro di Breno, intervista a Ernesto Masina

L'oro di Breno, intervista a Ernesto Masina

L'oro di Breno, intervista a Ernesto Masina

Scrittori A cura di Silvia Pattarini Un caffè (letterario) con Ernesto Masina, in tutti gli store online con L'oro di Breno, Macchione Editore, 2018. Ultima parte di una trilogia dedicata al paese di Breno Valcamonica, cominciata con L'orto Fascista e Gilberto Lunardon detto il Limena.

Buongiorno Ernesto Masina, e benvenuto nel blog de “Gli scrittori della porta accanto – Non solo libri”. Per rompere il ghiaccio, visto che ci troviamo in un caffè letterario virtuale, permettimi di offrirti virtualmente un caffè, un tè, una tisana, una bibita fresca o… cosa preferisci?

Grazie, mi basta la simpatica compagnia di una bella ragazza come te….

Ah ah ah, grazie, sei molto gentile! Ci racconti come sei capitato sul nostro blog e perché hai deciso di affidarti a noi per la promozione del tuo libro?

Girando in Internet sempre alla ricerca di notizie su libri ed autori (perché ritengo di avere tanto da imparare…) ho trovato il Vostro sito soprattutto per il simpatico titolo. Sono un amante del valore di una comunità. E come non creare una comunità se non si fa amicizia con i propri vicini… soprattutto se colleghi di intenti.

Concordo con te e grazie ancora per la "V" maiuscola di Vostro. Ora che abbiamo rotto il ghiaccio raccontaci qualcosa di te. Qual è quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti spinge a scrivere nella vita di tutti i giorni: cosa ti affascina e ti ispira?

Come avrai immediatamente notato oggi, visto che solo adesso ci siamo visti e conosciuti, sono un vecchietto. Sono e sono stato un grande lettore, grande nel senso che ho letto mediamente una trentina di libri l’anno. Ultimamente mi sono sempre più spesso imbattuto in romanzi con trame complicate, una serie infinita di personaggi difficili da ricordare (ed un inizio di arteriosclerosi non aiuta) e finali scontati. A 76 anni ho deciso di tentare di scrivere il libro che mi sarebbe piaciuto leggere.

Un vecchietto molto in gamba! Ernesto Masina, ti concentri meglio sulla scrittura di giorno o di notte e perché?

Non ho una risposta precisa alla tua domanda. Scrivo quando mi viene un’idea che ritengo possa essere interessante. Per quanto riguarda i miei romanzi mi sono comportato completamente all’opposto di quanto sosteneva Hemingway. Lui diceva che uno scrittore quando smette deve già sapere quale argomento tratterrà domani. Io smetto quando ho esaurito un argomento e domani… si vedrà.

L'oro di Breno è la tua ultima fatica letteraria : ci racconti il perché di questo titolo?

L’oro di Breno parla di un tesoro ritrovato nel corso di una demolizione di un muro di una vecchia Colonia montana. È un libro un po’ strano perché si suddivide tra fatti avvenuti, o meglio che sarebbero avvenuti (visto che è tutta fantasia), intorno al 1940 che sono venuti alla luce dopo un paio di lustri.

Quanti libri hai scritto, quanti e quali sono?

Come dicevo prima ho deciso di scrivere una trilogia, cominciata con L'orto Fascista al quale ha fatto seguito Gilberto Lunardon detto il Limena. Ho collocato la trama del primo racconto prima del 1945, quella del secondo immediatamente dopo la liberazione. Voglio ricordare che non sono, e non vogliono essere, libri storici o politici. Sono racconti di fatti che avrebbero potuto verificarsi in quei periodi storici in un piccolo paese. Romanzi, come ha detto la critica, un po’ alla Piero Chiara o al miglior Vitali.


Ernesto Masina, fornisci almeno tre motivi validi per invogliare un potenziale lettore a leggere L'oro di Breno.

Mi affido a quanto hanno detto i critici ed un po’ di lettori che mi hanno mandato mail di congratulazioni. Sembra che i miei romanzi coinvolgano molto i lettori particolarmente femminili. C’è gente che mi ha detto di non essere riuscita a staccarsi dal libro prima di giungere alla fine. Altri, come Antonio Sellerio direttore della mitica Casa Editrice, hanno sostenuto che l’alternanza tra la drammaticità e l’allegria, coinvolge e soddisfa ogni desiderio di lettura.

Come intendi impostare la promozione dei tuoi libri: ti impegni personalmente in presentazioni presso biblioteche, librerie, centri culturali e assessorati alla cultura, oppure preferisci il web o, tutte le soluzioni possibili purché se ne parli?

Ho fatto innumerevoli presentazioni presso radio e televisioni regionali, giornali, biblioteche e librerie. Più che per propagandare i miei scritti ma perché amo socializzare e conoscere persone nuove. Prescindendo dal numero dei partecipanti sono sempre state riunioni particolarmente piacevoli.

A proposito, colgo l'occasione per ricordare ai nostri lettori l'appuntamento con Ernesto Masina sabato 31 maggio, alle ore 16.30, presso il Salone Estense, in via Sacco a Varese, alla presentazione del romanzo Gilberto Lunardon detto “il Limena”, edito da Macchione Editore. Relatori saranno Andrea Giacometti e Paola Mazzucchelli. Ci lasci un estratto del romanzo in anteprima?

Finita la guerra, a Breno la vita riprende la sua normalità sino a quando viene consumato un terribile delitto. La responsabilità è attribuita a Gilberto Lunardon, un giovane veneto scappato dalla sua terra non si sa per quali ragioni e da poco giunto in paese. Ai personaggi del precedente romanzo di Ernesto Masina, L’Orto Fascista, se ne aggiungono di nuovi che si inseriscono con i loro pregi e difetti nella piccola comunità della Valcamonica. Anche in questo romanzo la trama è avvincente e il finale imprevisto.

Intendi iscrivere il tuo romanzo L'oro di Breno a concorsi o premi letterari?

Non credo nei premi letterari e non ho mai partecipato.

Che tipo di lettore sei: preferisci sfogliare le pagine dei libri, annusando il profumo delle pagine, oppure ti sei lasciato sedurre dalle nuove tecnologie preferisci gli ebook?

Assolutamente il profumo ed il fruscio delle pagine anche se mia moglie, dopo che ho invaso ogni spazio disponibile con libri, mi ha vietato di comprarne di nuovi.

Progetti per il futuro: ci sono nuovi lavori in corso, nuove pubblicazioni o ambizioni particolari?

Assolutamente sì. A 83 anni non posso permettermi di sedermi in poltrona in attesa della fine. Il quarto romanzo è quasi finito e per il quinto ho già… qualche idea.

Tanti complimenti per la grinta, alla fine stai seguendo il motto di Hemingway (avete anche lo stesso nome!). 
Ernesto Masina, ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo ultimo libro, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!

L'oro di Breno

L'oro di Breno

di Ernesto Masina
Macchione Editore
Narrativa | Giallo storico
ISBN 978-8865704844
cartaceo 13,33€

Breno e la Valle Camonica fanno da corpo e da anima alla trilogia dedicata dallo scrittore alla sua terra d'origine. A chi erano appartenuti i lingotti d'oro ritrovati in Bazena dai due manovali Bortolo e Giacomino nel corso di uno scavo? È quello che cercheranno di scoprire il Russi, confidente dei due, il maresciallo Costamagna, comandante della stazione dei carabinieri, don Arlocchi, coadiutore della parrocchia e Bettino Pedersoli, il "pettegolo" del paese.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
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Family Link: l'app di Google per proteggere i nostri figli online

Family Link: l'app di Google per proteggere i nostri figli online

Family Link: l'app di Google per proteggere i nostri figli online

Di Stefania Bergo Family Link è un servizio offerto da Google per la protezione dei nostri figli minori di tredici anni online. Ma non basta controllare, i "nativi digitali" hanno bisogno di regole ed educazione per un corretto utilizzo del web.

I nostri figli, parlo dei più piccoli, fanno parte di quella generazione di chi quasi impara prima a digitare il proprio nome su una tastiera che a camminare. Che sia di un tablet, di uno smartphone o di un computer poco importa. Nascono e acquisiscono prima di noi conoscenze legate alle nuove tecnologie, che per loro sono un'ovvietà, a tal punto che facilmente attuano un clamoroso sorpasso lasciandoci indietro. Trascorrono lunghe ore online, per vincere la noia, divertirsi, imparare, scoprire, socializzare. Li chiamano "nativi digitali", mentre noi adulti, che le tecnologie abbiamo imparato ad usarle già da grandi, rappresentiamo una sorta di "immigrati digitali". Utilizzano in modo disinvolto il web, sono veloci, multitasking, conoscono i neologismi e le nuove tendenze, sanno come trovare informazioni e contatti, si muovono in spazi virtuali multistrato. Ma spesso sono all'oscuro dei reali meccanismi della comunicazione digitale. Poco sanno di come un'informazione venga condivisa e replicata, non hanno mai sentito parlare di Netiquette — regole per una corretta e rispettosa interazione degli altri internauti — o ignorano che i contenuti scambiati non siano mai veramente privati e, soprattutto, mai completamente rintracciabili ed eliminabili dalla corrente una volta che abbiano preso il largo. Sono esposti a pericoli che spesso ignorano o sottovalutano, lesti a digitare, collegare, condividere, ma lenti  nel valutare propriamente l'entità dell'azione e soprattutto delle conseguenze.
Sia chiaro, non sto demonizzando il web, solo l'uso inappropriato che alcuni utenti potrebbero farne. All'atto della creazione dell'account su alcuni social game o app, ad esempio, l'utente viene avvisato di non dare alcun riferimento reale di sé o inviare fotografie private ad altri ed è richiesta un'età minima di tredici anni (per Whatsapp sarà alzata a sedici dopo il 25 maggio). Ma non c'è la possibilità di controllare quanto dichiarato o fatto. In questo modo i gestori dei servizi per il web si parano... le spalle, ma che possiamo dire sull'identità degli internauti? In che modo possiamo proteggere i nostri figli quando sono online?

Family Link: l'aiuto di Google per proteggere l'identità dei nostri figli online. Un controllo genitori per i profili dei minori di tredici anni.

Per scaricare le app sul proprio smartphone o tablet basta clickare sul link di installazione da Google Play. Per far questo, chiaramente bisogna avere un account Google, per cui è richiesta un'età maggiore di tredici anni. In realtà, anche solo per utilizzare uno smartphone o un tablet con sistema operativo Android bisogna avere un account Google, che, nella maggior parte dei paesi, può essere creato autonomamente a partire dai tredici anni, mentre per gli utenti di età inferiore, la creazione deve essere autorizzata dai genitori.
Sul tablet di mia figlia, ad esempio, c'è l'account del suo papà per poter scaricare giochi e app anche per la scuola. Ma in questo modo, non è possibile limitare i contenuti scaricabili o acquistabili da Google Play in base al livello di maturità dell'utente, dato che il profilo è quello di un adulto utilizzato anche sui suoi altri dispositivi.
Da qualche anno, Google ha ideato Family Link, un servizio che permette la creazione di account multipli, anche per minori, con impostazioni differenti a seconda dell'utente, in modo da avere la massima libertà di interazione per gli adulti e allo stesso tempo il controllo sui contenuti rivolti ai figli più piccoli.
L'app Family Link di Google ti aiuta a stabilire alcune regole di base per la vita digitale dei tuoi figli quando iniziano a utilizzare il loro primo dispositivo Android. Puoi creare per loro un account Google molto simile al tuo e gestirne le app, controllare il tempo di utilizzo dei loro dispositivi e impostare un orario per andare a dormire.

Per l'utilizzo degli account multipli di Family Link, chiaramente ogni utente deve avere il proprio dispositivo personale, smartphone o tablet che sia.

L'account necessario per l'utilizzo del dispositivo Android destinato al bambino viene creato direttamente dal genitore e gestito dal suo stesso account. In questo modo è possibile approvare o bloccare le app che i nostri figli vogliono scaricare da Google Play, sia gratuitamente sia a pagamento, dato che nel momento della richiesta viene inviato un messaggio informativo all'account dell'adulto. Parimenti, siamo in grado di verificare le autorizzazioni per le app che invece i nostri figli possono utilizzare, quali l'accesso a microfono, fotocamera, posizione e contatti.
È anche possibile monitorare il tempo trascorso online sulle differenti app, sempre gestendo il tutto dall'account principale cui vengono inviati rapporti sulle attività mensili o settimanali, avendo anche la possibilità di impostare limiti giornalieri di tempo di utilizzo del dispositivo.
Un'altra cosa interessante è la possibilità di gestire impostazioni quali SafeSearch per la ricerca sicura, escludendo cioè contenuti che non riteniamo adatti ai nostri figli, ogni volta che utilizzano i motori di ricerca Google dal loro dispositivo. È chiaro che questo sia possibile solo se i contenuti disponibili in rete sono stati opportunamente classificati, in termini di contenuti violenti, vietati ai minori o in generale non adatti ai bambini.

Chiaramente, al raggiungimento della maggiore età mediatica, tredici anni, il controllo Family Link decade.

A meno che, barando, non impostiamo un'età diversa per i nostri figli. Il che può protrarre di qualche mese o anno il nostro scudo protettivo. Ma che accadrà ai nostri figli quando, nell'età più sconvolgente e aggrovigliata, l'adolescenza, saranno buttati nella mischia?
Il web è un po' come la vita, solo che amplifica le possibilità di imbattersi nelle "cattive compagnie" e aumenta la nostra ansia di genitori che questo accada sempre troppo presto. Con l'aggravante che sul web ogni cosa può assumere un'eco inaspettata e sfuggirci di mano nel giro di pochi click. E così come prepariamo i nostri figli alla vita, dovremmo cercare di fare con le tecnologie digitali, sforzandoci di restare al passo coi tempi per continuare il più a lungo possibile a "saperne più di loro", condizione necessaria per poterli educare ad un uso responsabile del web. Come possiamo avvertirli dei pericoli se noi per primi non li conosciamo?

Non limitiamoci quindi a utilizzare gli strumenti di protezione come Family Link

Parallelamente, mentre i nostri figli navigano protetti, insegniamo loro quali siano le insidie del web — come un profilo fake, un commento sui social network, il click che salva un'immagine inappropriata o, peggio ancora, la condivide — e quali invece le reali possibilità da sfruttare, dato che Internet e l'informatizzazione in genere offrono anche tante nuove opportunità che noi non avevamo e che, se utilizzate al meglio, rappresentano il quid in più dei "nativi digitali".
Non dimentichiamo, infatti, che le nuove tecnologie possono essere anche un valido strumento didattico, offline e online. Proibirne totalmente l'utilizzo sarebbe un po' come bruciare la "strega" sul rogo — immagino che all'inizio anche l'invenzione della stampa abbia rappresentato un'analoga tappa evolutiva tecnologica dalla duplice interpretazione. Non possiamo arrestare il progresso, ma possiamo tenerne il passo, lo stesso dei nostri figli, ed educarli anche alla vita virtuale, oltre che a quella reale. Del resto, metteremmo mai nostro figlio alla guida di un'auto senza avergli prima fatto prendere la patente?


Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
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Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, di Chiara Moscardelli: incipit

Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, di Chiara Moscardelli: incipit

Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, di Chiara Moscardelli: incipit

Incipit #165 «Signorina Papavero, lei non collabora.»


Teresa Papavero e la maledizione
di Strangolagalli

di Chiara Moscardelli
Chick-lit | Giallo
Giunti
cartaceo 12,66€



La stanza degli interrogatori della piccola caserma dei carabinieri di Strangolagalli era caldissima e il ventilatore nell’angolo sembrava non funzionare, per quanto il maresciallo Nicola Lamonica provasse a rianimarlo con malcelata ostinazione.
Secondo Teresa Papavero, però, quella non poteva certo definirsi una stanza degli interrogatori. Sembrava piuttosto il soggiorno della signora Marisa, la governante che si era presa cura di lei quando era piccola. Il centrino sotto il ventilatore ne era la prova.
«Non dica così…» rispose Teresa, sventolandosi il viso con il bordo della gonna nera e mostrando al povero maresciallo il tulle sottostante. E non solo quello. «La verità è che fa troppo caldo qui dentro. Ha controllato che la spina sia attaccata? E il pulsante?»
Nicola Lamonica la guardò sgomento.
Con chi credeva di avere a che fare? Con un imbecille? Il fatto che fosse finito a lavorare in un posto come quello, un borgo di poco più di duemila anime in provincia di Frosinone, non significava nulla. Quando ancora prestava servizio a Napoli era considerato da tutti un uomo dall’intelletto fine e dal grande intuito. Ovvio, quindi, che la spina fosse attaccata.
«Si concentri, la prego» proseguì spazientito. «Ha capito o no che si trova in guai seri?»
«Ma perché? Non l’ho mica ammazzato io!»
«Se lo dice lei…»
«Certo che lo dico io!»
Quella donna lo stava facendo diventare matto e, come se non bastasse, era ora di cena. Un familiare languorino aveva cominciato a farsi strada nello stomaco del maresciallo. Doveva cambiare approccio o non sarebbe riuscito a tornare a casa neanche per colazione. Sapeva bene chi era quella Teresa Papavero: conoscere vita, morte e miracoli della gente era il suo mestiere. Appena trasferito, neanche un anno prima, si era fatto dare i nomi di tutti gli abitanti di Strangolagalli e aveva condotto delle indagini personali su ognuno di loro. Gli piaceva avere la situazione sotto controllo. Quella ormai era la sua città, e lui il tutore della legge. Anche se chiamarla città non era appropriato. Borgo, borghetto, cittadina? Comunque sia, lui la Papavero l’aveva inquadrata subito: figlia di un uomo importante, il Professore, come lo chiamavano tutti in paese, viziata e senza un lavoro stabile né una professione. Insomma, una che aveva avuto la fortuna di nascere dalla parte giusta e con un padre sempre pronto a soccorrerla. Questa volta, però, il Professore non avrebbe potuto fare nulla per lei. La situazione era seria.
Si sistemò la giacca della divisa e proseguì, giocandosi la sua carta migliore: la finta comprensione.
«Per lei deve essere stato uno shock trovarsi lì in quel momento» riprese con voce pacata.
Teresa annuì con enfasi.
«Se però riuscisse a raccontare per bene i fatti, le circostanze che l’hanno condotta a casa della vittima, mi sarebbe più facile aiutarla. Da quanto tempo vi conoscevate? Avevate una relazione? Era un suo amico?»
«E va bene, glielo dico! Però deve promettermi che rimarrà tra noi. Sa come funziona qua in paese, la gente chiacchiera…»
«Ma certo! Ci mancherebbe. Sono un uomo di legge io!»
«Speriamo» disse Teresa, senza celare un certo scetticismo al riguardo. Ma prima che il maresciallo potesse replicare, continuò: «Ci eravamo conosciuti su Tinder».
«Prego?»

«Tinder, ha presente?»
«Temo di no.»

«È ’n’applicazione, marescia’» li interruppe il giovane appuntato romano che fino a quel momento non aveva mai smesso di digitare al computer. Si chiamava Romoletto, Teresa lo conosceva bene perché ronzava attorno a Chantal, la sua estetista. Come d’altra parte facevano tutti gli uomini di Strangolagalli. E tutti senza speranza.
«Un’applicazione?»
«Sì, de’ quelle pe’ gli incontri, ’ste robbe qui, ha presente?»
«Che incontri? Chi si deve incontrare con chi?»
Il ragazzo si alzò e si diresse verso Lamonica: «Ecco, vede?».
E gli mostrò il suo cellulare. «È facile. Scorre qui, ce so’ tutte ’ste foto de’ ragazze: se una je piace, cor dito se butta a destra, se nun je piace, se butta a sinistra. Oppure c’è er còre, o la icse.»
Teresa lo guardò con comprensione.
«Se ve piacete» continuò l’appuntato «potete chiacchiera’, usci’ ’nsieme. Ecco, per esempio, la vede ’sta bella ragazzetta? Je sto a batte’ i pezzi da giorni. Mo’ s’è decisa a prende ’n aperitivo ma…»
«Va bene, va bene, ho capito.» Il maresciallo, innervosito, spinse via il cellulare che l’appuntato gli teneva forzatamente sotto il naso. In verità non aveva capito niente, ma non voleva darlo a vedere.
«Quindi» disse rivolto a Teresa «ricapitolando, questo Tinder serve a… a…»
«Conoscere uomini» lo aiutò Teresa.
«A rimorchia’» aggiunse Romoletto.
«Va bene, come preferite. Comunque, a incontrare persone dell’altro sesso.»
«Si può dire anche abbordare, adescare…»
«Basta!» Il maresciallo stava perdendo la testa. «Sto cercando di capire perché ha utilizzato questo Tinder invece di andare al bar, in piazza, al municipio! Insomma, dove si va generalmente a… a rimorchiare, ecco.»
«A Strangolagalli?»
«Perché no?»
«Guardi, mi manca solo il Centro sociale anziani, poi credo di avere perlustrato tutto il paese. E sa una cosa? Niente di niente.»
Il maresciallo si incupì, come se la mancanza di uomini nella sua città fosse un problema di sicurezza nazionale. «Be’, però» concluse, non trovando al momento una soluzione, «il Centro sociale anziani è un posto molto accogliente, se posso dire la mia.»

L’interrogatorio non stava dando i risultati sperati.

Era stato il primo ad arrivare sulla scena subito dopo che la Papavero aveva chiamato il 118. Volevano mandare qualcuno da Frosinone, ma lui si era imposto. Che diamine! Che cosa ci stava a fare lì? Era perfettamente in grado di gestire da solo la faccenda.
Non appena arrivato, d’altronde, aveva capito subito che non c’era più nessuno da soccorrere. L’uomo era sul marciapiede, morto stecchito dopo un volo di quattro piani. L’abitazione si trovava a un passo dalla caserma, appena fuori dal centro storico di Strangolagalli, e questo aveva reso le cose più semplici.
La tempestività era una cosa importante. Aveva chiamato immediatamente l’amico Peppino Tarantola, il medico del paese, che nonostante fosse nel pieno di una partita a scopone, aveva mollato tutto e si era precipitato sul posto. A complicare la faccenda, invece, e fin da subito, era stato l’atteggiamento della donna. Non riusciva a capire se fosse completamente scema o semplicemente pazza. In più era martedì, un caldissimo martedì di giugno, e il martedì sua moglie cucinava il pesce, cosa che lo faceva crogiolare fin dalle prime ore del mattino nell’attesa di rientrare a casa in tempo per la cena.
«Spero che lei non mi giudichi per questo.»
«Prego?» Lamonica dovette fare uno sforzo enorme per distogliere l’attenzione dalle triglie e dai polipetti che sentiva già in bocca.
«Dicevo… spero non penserà che io sia una che esce tutte le sere con un uomo incontrato su Tinder.»
«Nooo, e perché dovrei?» Il maresciallo avrebbe voluto pronunciare quella frase nel modo più naturale possibile, invece gli scappò un acuto che non gli sarebbe venuto fuori neanche con un boa di struzzo rosa attorno al collo e una camicia a fiori.
«Era una persona per bene, timido. Si trovava qui in vacanza e lei sa che cosa vuol dire arrivare in questo posto senza conoscere nessuno.»
Il maresciallo annuì, suo malgrado.
«E poi, diciamoci la verità, si trattava quasi di un miracolo!»
«In che senso?»
La Papavero si sistemò meglio sulla sedia e cominciò: «Se si esclude il Centro sociale anziani, ben inteso…».
«Diamolo per appurato» rispose comprensivo Lamonica.
«Primo» proseguì Teresa, alzando il pollice, «era un uomo.»
Il maresciallo dovette convenirne con lei e annuì.
«Secondo: era single.»
«Questo non possiamo saperlo.»
«Sottigliezze. Terzo: si trovava a Strangolagalli! Se non lo chiama miracolo questo!»
Lamonica tacque cercando di riordinare le idee mentre la Papavero prendeva un fazzoletto dalla borsa e cominciava a tamponarsi il viso.
«Proprio non si respira qui dentro. Mi sto sentendo male.»
«Marescia’» intervenne Romoletto che era rimasto in piedi accanto al ventilatore.
«Che succede?»
«La spina! Era staccata, marescia’. Ecco, mo’ è partito.»


Quarta di copertina
"Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli" di Chiara Moscardelli, Giunti, 2018.

Superati i quaranta un uomo diventa interessante, una donna zitella. Ma Teresa Papavero non se ne cruccia, ha ben altre preoccupazioni.
Dopo avere perso l'ennesimo lavoro in circostanze a dir poco surreali decide di tornare a Strangolagalli, borghetto a sud di Roma nonché suo paese nativo, l'unico posto dove ricominciare in tranquillità. E invece la tanto attesa serata romantica con Paolo, conosciuto su Tinder, finisce nel peggiore dei modi: mentre Teresa è in bagno, il ragazzo si butta dal terrazzo.
Suicidio? O piuttosto, omicidio? Il maresciallo Nicola Lamonica, il primo ad accorrere sul luogo, è abbastanza confuso al riguardo. Non lo è invece Teresa che, dotata di un intuito fuori del comune, capisce alla prima occhiata che qualcosa non va. Il fatto è che non le crede nessuno. Tantomeno Leonardo Serra, l'affascinante quanto arrogante poliziotto arrivato per indagare sulla morte del giovane.
A peggiorare la situazione la misteriosa scomparsa di Monica Tonelli, una delle ospiti del B&B che Teresa ha aperto nella casa paterna con la complicità di Gigia, la sua amica del cuore. Tutto il paese è in subbuglio perché la sparizione della donna viene addirittura annunciata nel famoso programma ''Dove sei?'' e a indagare sulla Tonelli arriva proprio l'inviato di punta, Corrado Zanni.
Per Teresa davvero un periodo impegnativo, coinvolta in indagini dai risvolti inaspettati e perseguitata dalle ombre del passato: la scomparsa della madre e il burrascoso rapporto col padre, il noto psichiatra Giovan Battista Papavero.
E così, tra affascinanti detective, carabinieri di paese, reporter d'assalto e misteriosi sconosciuti, Teresa si trova risucchiata in una girandola di intrighi, in un susseguirsi di imprevedibili colpi di scena. Tanto a Strangolagalli non succede mai niente!

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

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