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Recensione: Giuda, di Amos Oz

Recensione: Giuda, di Amos Oz

Recensione: Giuda, di Amos Oz

Libri Recensione di Davide Dotto. Giuda di Amos Oz (Feltrinelli). Un punto di vista diverso, per riflettere sui conflitti in corso tra i popoli e sulla figura di Giuda, ribelle e sognatore incallito, che credeva sul serio nella divinità di Gesù.

Ma chi, in questo paese preso come da una febbre, vive nella casa in cui è nato? Chi vive nella casa dove è nato uno dei suoi genitori? Chi ha ereditato la sua casa dal nonno o da un avo?
- Amos Oz, Eli Barnavi, Storia d'Israele dalla nascita dello Stato all'assassinio di Rabin (Bompiani)
Il romanzo ruota intorno a Shemuel Asch, un ragazzo israeliano che è stato lasciato dalla fidanzata, e i cui studi si arenano nonostante la tesi promettente (Gesù nella prospettiva ebraica). Ulteriore motivo di malessere è la crisi dell’ideale socialista cui aderisce, a seguito della rivelazione dei crimini di Stalin.
I problemi economici del padre – soccombente in una complicata controversia legale – fanno il resto. Lo spingono a rispondere a un annuncio particolare: in cambio di vitto, alloggio e un piccolo compenso, per cinque ore al giorno dovrà conversare con Gershom Wald, un settantenne israeliano affetto da un’atrofia progressiva. Dovrà seguire una regola che sarà lungi dall’osservare: «Tutto quello che non è affar tuo, semplicemente tienilo lontano».
Un po’ per età e un po’ per indole, Shemuel è simile a una tartaruga che si è persa per strada la corazza. Affezionato alla propria solitudine è incapace di ascoltare, si impegna in monologhi che lasciano poco spazio a una reale conversazione, cosa che si riflette sui rapporti interpersonali. In particolare con Atalia Abrabanel, misteriosa padrona di casa, e vedova di Micah Wald, figlio di Gershom. Nei confronti di lei il ragazzo prova una certa attrazione, per la precisione uno «snervante sentimentalismo» frutto di un'emotività ancora infantile.

Ci troviamo a Gerusalemme, nell’inverno tra il 1959 e il 1960, a poco più di dieci anni dalla nascita dello Stato d’Israele e dalla guerra derivatene.

Il quadro è inquietante: l’Egitto di Nasser (che nel 1967 avrebbe scatenato la guerra dei sei giorni) riempie i propri arsenali di armi sovietiche dell’ultima generazione; il primo ministro israeliano è Ben Gurion, il quale, a parere del giovane Shemuel:
[...] è stato forse da giovane un leader operaio, una specie di tribuno popolare, ma oggi come è oggi è a capo di uno stato nazionalista ipocrita [...] non [fa] che seminare intorno a sé una specie di vuota fraseologia biblica sul rinnovamento dei nostri giorni e la realizzazione di un’utopia profetica.
Abrabanel è il nome di un’antica famiglia originaria di Gerusalemme. Shaltiel Abrabanel, padre di Atalia, è uno dei personaggi tra i più controversi. Sin dall’inizio ha proposto soluzioni alla convivenza tra israeliani e palestinesi, fiducioso di chiarire le reciproche incomprensioni. Si trattava di una strada impraticabile, come evidenziano estenuanti tentativi e negoziati inefficaci. Principalmente perché tra israeliani e palestinesi non vi erano e non vi sono incomprensioni:
Ormai da qualche decennio c’è piuttosto un’intesa perfetta e assoluta: gli arabi di qui sono legati a questa terra perché è l’unica che hanno, non ne hanno nessun’altra, e noi siamo legati per la medesima ragione.
Abrabanel, fino alla morte, è stato un sognatore e un idealista, muovendosi al di fuori della propria comunità e relative convenzioni. Perciò è accusato di fraternizzare con il nemico, di essere un traditore.

Sono ritenuti traditori De Gaulle, il profeta Geremia, Abramo Lincoln, gli ufficiali tedeschi che attentarono invano alla vita di Adolf Hitler. E Rabin.

Individui coraggiosi che a loro modo si opposero alle dinamiche della Storia precorrendo i tempi: solo chi tradisce, insomma, è capace di cambiare il mondo (così Amos Oz in un'intervista a Repubblica in occasione dell'uscita del libro).
Ciò si collega alla tesi incompiuta di Shemuel (Gesù nella prospettiva ebraica) e a spezzoni di conversazioni con il vecchio Wald. Se Gesù è considerato «un grande sognatore e forse il più grande sognatore di tutti i tempi», era pur sempre un ebreo anche se riformista. Il cristianesimo, qualcosa di diverso, fu opera di chi venne dopo (in primis Paolo di Tarso).
Il ragazzo a questo punto si chiede «in quale mondo abiteremmo se non avessimo respinto Gesù?» Una domanda fondamentale e irrazionale al tempo stesso, suggerita dallo sforzo di risalire alla ragione ultima di vicende che coinvolgono due popoli. Irrazionale per la risposta che impone, sul filo dell’utopia: si parla di un mondo senza diaspora, senza persecuzioni, senza Shoah. Irrazionale, inoltre, perché non si sa bene cosa si debba accogliere, respingere o in base a quali premesse.
Il fatto è che noi stessi, se fossimo dall'altra parte, aderendo a un punto di vista completamente differente dal nostro, saremmo in difficoltà.

Giuda di Amos Oz è un romanzo difficile perché si muove in almeno tre direzioni (punti di vista).

Le peripezie sentimentali e intellettuali di Shemuel (il mondo delle illusioni), le avventure verbali di un logorroico nostalgico (la fede che instancabilmente si interroga, insieme a Shemuel, sulle ragioni profonde di un conflitto forse privo di soluzioni), il riserbo della padrona di casa (il mondo della disillusione), con la quale Shemuel condivide conclusioni tanto sconcertanti da far perno su un personaggio assai controverso: Giuda Iscariota.
Il presente vissuto da Shemuel è un mondo sospeso. Tutto è connesso e inscindibile, insieme al timore di una possibile recrudescenza delle ostilità:
Se non ci sarà la pace, un giorno o l’altro gli arabi avranno la meglio su di noi. È solo questione di tempo e di pazienza. E gli arabi di tempo ne hanno a non finire, così come la pazienza non gli manca. Non ci perdoneranno mai l’umiliazione che gli abbiamo inflitto con la disfatta del ’48, così come l’intrigo che abbiamo ordito alle loro spalle con Inghilterra e Francia, tre anni fa.

Giuda e quelli come lui paradossalmente tengono insieme le dimensioni del romanzo di Amos Oz, dove domina la frustrazione nel non essere in grado di fondare un mondo nuovo e più giusto. 

Il problema teologico posto sul piatto è enorme perché in bilico tra fede, illusione e le disillusioni prodotte dalle dinamiche ingovernabili della storia.
Non è una figura solitaria quella che emerge, sebbene dia la parvenza di un unicum. Giuda tradisce la realtà in cui abita, è un ribelle e un sognatore incallito che credeva fermamente nella divinità di Cristo, tanto da dare per scontato di vederlo scendere vittorioso dal patibolo. Se Gesù dall'inizio alla fine è stato un ebreo (il più grande ebreo di tutti i tempi, ribadisce Amos Oz in un video disponibile su YouTube), Giuda è stato forse il primo e l’ultimo cristiano.



Giuda

di Amos Oz
Feltrinelli
Narrativa
ISBN 978-8807031090
Cartaceo 15,30€
Ebook 6,99€

Sinossi
Gerusalemme, l'inverno tra la fine del 1959 e l'inizio del 1960. Shemuel Asch decide di rinunciare agli studi universitari, e in particolare alla sua ricerca intitolata Gesù visto dagli ebrei, a causa dell'improvviso dissesto economico che colpisce la sua famiglia e del contemporaneo abbandono da parte della sua ragazza, Yardena. Shemuel è sul punto di lasciare Gerusalemme quando vede un annuncio nella caffetteria dell'università. Vengono offerti alloggio gratis e un modesto stipendio a uno studente di materie umanistiche che sia disposto a tenere compagnia, il pomeriggio, a un anziano disabile di grande cultura. Quando si reca all'indirizzo riportato nell'annuncio, Shemuel trova una grande casa abitata da un colto settantenne, Gershom Wald, e da una giovane donna misteriosa e attraente, Atalia Abrabanel. Si trasferisce nella mansarda e inizia a condurre una vita solitaria e ritirata, intervallata dai pomeriggi trascorsi nello studio di Gershom Wald. Chi è veramente Atalia? Cosa la lega a Gershom? Di chi è la casa dove vivono? Quali storie sono racchiuse tra quelle mura? Shemuel Asch troverà la risposta nel concetto di tradimento, non inteso in senso tradizionale, bensì ancorato all'idea che si ritrova nei Vangeli gnostici, dove emerge che il tradimento di Giuda, aver consegnato Gesù alle autorità e a Ponzio Pilato, non fu altro che l'esecuzione di un ordine di Gesù stesso per portare a termine il suo disegno.

Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.
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Night Market of Ghosts, il progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele

Night Market of Ghosts, il progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele

Night Market of Ghosts, il progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele

People A cura di Andrea Pistoia. Intervista ai Night Market of Ghosts, il progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele: il punk rock per parlare di società, immigrazione e precariato.

I Night Market Of Ghosts nascono come progetto post punk parallelo dopo una lite di coppia su chi avesse lasciato i piatti sporchi nel lavello per giorni.
I Night Market of Ghosts nascono come progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele, entrambi residenti a Milano.

Benvenuti a Graziana Mirabella e Federico Mele, innanzitutto parlateci un po’ di voi. Ovvero chi siete, qual è stata la vostra crescita artistica personale e quali i vostri esordi.

Ciao, prima di tutto grazie per l’invito.
Il nostro progetto nasce nei primi mesi del 2017, quando abbiamo deciso di raccogliere tutte le varie idee e i pezzi che avevo abbozzato e di dare loro un’impronta più seria e attuale. All’inizio scrivevo principalmente musica acustica, dopo aver provato inutilmente a formare una band dopo l’altra. Ma vuoi per divergenze artistiche, vuoi per differenti priorità, mi sono ritrovato con in mano la chitarra acustica.

Fino al momento in cui avete deciso di realizzare un progetto insieme. Com’è nato questo vostro sodalizio?

Beh, il fatto di vivere insieme ha indubbiamente aiutato. Passavo molto tempo nello studio a provare i miei pezzi, e Graziana ha iniziato a dare consigli e pareri molto interessanti, fino a quando abbiamo capito e deciso che il progetto funziona meglio come duo, dove ognuno porta le sue idee ed il proprio bagaglio di esperienza.

Come avete scelto il nome del gruppo, Night Market of Ghosts? Cosa volevate comunicare?

In realtà il nome del progetto è nato in maniera abbastanza casuale. Pensavamo a qualcosa che riassumesse quelli che sono i temi trattati dalle nostre canzoni, ma non trovavamo la chiave corretta. Un giorno ci venne in aiuto Werner Herzog, che in un suo documentario parlava di questo “mercato notturno di spettri” e la definizione ci ha colpito tanto da decidere di utilizzarla come nome della band.

Graziana Mirabella e Federico Mele, siete un duo. Ma, mi chiedevo, ognuno ha una sua mansione, un suo ruolo specifico, o vi interscambiate a seconda dell’ispirazione del momento?

Sostanzialmente entrambe le cose! Ovviamente io sono molto più ferrato sulla parte musicale. I riff di chitarra e i vari giri di accordi sono in genere un compito mio, Graziana ha scritto molti dei nostri testi e ha contribuito molto agli arrangiamenti. Non possiamo non citare il nostro produttore Gabriele che con la sua esperienza e il suo gusto ha dato un suono molto più completo e definito a tutto l’album.

Parliamo adesso del vostro EP, interamente auto prodotto: si può ricondurre a un genere specifico? In tal caso, sieste stati influenzati da qualche gruppo musicale o artista? È stata una scelta voluta o ‘scoperta’ solo a lavoro terminato?

Inquadrarci in un unico genere mi risulta difficile (ride, NdR). In realtà ci siamo trovati a partire dal classico rock acustico, ma con il tempo durante le registrazioni ci siamo accorti che quello non era proprio il sound che stavamo cercando; così abbiamo fatto degli esperimenti, contaminato con altri generi, fino a raggiungere il risultato che potete sentire.

C’è un messaggio di fondo nel vostro album? Lo si scopre ascoltando una canzone specifica o bisogna ‘leggere tra le righe’ per scoprirlo?

Ovviamente sì, quando scrivi lo fai sempre per dare una tua interpretazione di un argomento, e noi non facciamo eccezione.
Le nostre canzoni parlano delle condizioni in cui si trova la società oggigiorno. Principalmente ci siamo concentrati sulla condizione dei lavoratori, e su come il fatto di essere solo dei numeri sacrificabili e sacrificati al profitto influisca sulle vite delle persone: dal mero trattamento economico alla gabbia vestita da libertà che è la vita quotidiana, alle ripercussioni che questo ha sui rapporti interpersonali, fino alla brutalizzazione che subiamo dai social, usati come sedativo e valvola di sfogo per le nostre frustrazioni. Tutto teso a scollarci dalla realtà per essere lavoratori sempre più produttivi e consumatori sempre più influenzabili e controllabili.

Restiamo sempre sulla ‘genesi’ di una canzone: realizzate prima la musica e poi il testo oppure non avete un iter fisso?

Non esiste un percorso specifico per scrivere una canzone, tutto dipende dall’idea. Se ad esempio Graziana scrive un testo a proposito di un argomento, a seconda del tema trattato e dell’idea alla base del testo io cerco di dare alla musica un’atmosfera che rafforzi le parole e le emozioni che queste devono suscitare in chi ascolta. Viceversa nel momento in cui io presento un giro di accordi o una traccia musicale, ci sediamo e riflettiamo su quello che la musica ci suscita, e da quel punto ragioniamo sul tema da trattare per rendere il brano più efficace possibile.

Ogni pezzo è come un figlio per l’autore, ma ce n’è uno (o più di uno) in particolare che identifica i Night Market of Ghosts, che vi mette a nudo e che sentite particolarmente vostro? Una canzone, insomma, in cui ci avete messo il cuore?

Non credo ci sia un brano che sentiamo più nostro di altri, sinceramente. Ogni canzone è nata dal momento in cui è stata scritta, e porta dentro quello che eravamo nel momento del suo concepimento. È come una fotografia; quando riguardi le vecchie foto raramente ne hai una alla quale sei più affezionato, perché ognuna ti riporta al momento in cui è stata scattata, a quelle sensazioni e alla situazione nella quale ti trovavi. Ecco, per i nostri brani sento qualcosa di simile.


Veniamo ai brani che possiamo già ascoltare: volete parlarcene un po’?

Per il momento sono usciti solo un paio di singoli. Il primo lo abbiamo intitolato Famagosta M2 perché tratta proprio dell’argomento di cui discutevamo prima, cioè il senso di alienazione e la paradossalità in cui la società attuale ci costringe a vivere. Per farti un esempio da scritta sul muro: ti trovi un lavoro per comprarti la macchina per andare al lavoro; questo è il paradosso di cui ti parlo, un continuo stimolo a guadagnare di più per poterti permettere uno stile di vita che in realtà non potresti comunque mantenere, perché sacrificherai la maggior parte del tempo al lavoro che ti permetta il denaro per sostenere quello stesso stile di vita che brami. Anche solo dirlo è paradossale, un cane che si morde la coda. Prova a controllare tutte le pubblicità delle auto che trovi in tv o sui giornali: distese sconfinate e solo tu alla guida del tuo SUV lungo una strada tortuosa verso la libertà… poi dozzine di quegli stessi SUV sono incolonnati in tangenziale alle 8 del mattino e il concetto di libertà viene relegato al sabato, magari, o a quei quindici giorni di ferie dove sarai comunque incolonnato con altri come te ansiosi di sfuggire dalla città e che alla fine si ritroveranno come te nello stesso caos ma in posti diversi, stressati dal fatto di dover spremere al massimo quelle poche ore che sono concesse per essere davvero se stessi. Il risultato non cambia.
Il secondo singolo, DOA – Born in the wrong part of sea, tratta di un altro argomento che ci sta molto a cuore: il fenomeno migranti. Abbiamo avuto la fortuna di conoscere alcuni ragazzi che hanno effettuato questi viaggio e abbiamo iniziato a immaginare come possa essere prendere una decisione del genere: abbandonare la propria casa, i propri affetti, e partire consapevoli che se siamo fortunati potremo non morire durante il viaggio, in mano a gente senza alcun rispetto per la vita umana. Il protagonista del brano lascia una casa in fiamme per mettere la propria vita su una di quelle maledette bare galleggianti che solcano il mediterraneo. Abbiamo deciso di trattare questo argomento perché ci siamo stancati di vedere queste vite prese e sfruttate in ogni circostanza. Sono sfruttati quando sono nelle loro case, vittime di guerre decise da altri, o da politiche che svendono le risorse delle loro nazioni per puro tornaconto personale senza investire sul benessere del popolo; sono sfruttati dai delinquenti che li spingono a vendere ogni cosa, o magari a promettere anni di lavoro per pagarsi traversate che durano spesso anni, non mesi ma anni, per raggiungere una speranza; sono sfruttati anche da chi li utilizza come bandiera o slogan elettorali, e nel dire questo non sto accusando una sola parte politica o dell’opinione pubblica, ma l’intero carrozzone, da destra a sinistra. Noi ci siamo limitati ad immaginare una storia, che di immaginario ha ben poco, basandoci sui racconti dei ragazzi che abbiamo conosciuto, e di portarla in musica, e speriamo che questa canzone non venga strumentalizzata da nessuno, ma aiuti a comprendere la situazione di questi ragazzi.

Ho apprezzato molto i video che avete realizzato per far conoscere i brani su youtube. Raccontateci un po’ la loro genesi e tutto ciò che ci sta intorno.

Volevamo fare qualcosa di nuovo, fondamentalmente. Il video di Famagosta M2 è a tutti gli effetti un videogioco, un classico platform in stile retrogaming. Abbiamo pensato a quello che la canzone dice, e abbiamo strutturato il gioco in modo tale che trasmettesse le sensazioni che il pezzo suscita. Su YouTube abbiamo caricato il video di una sessione di gioco, ma il platform è caricato e giocabile sul nostro sito www.nightmarketofghosts.com.
Per quanto riguarda il video di DOA – Born in the wrong part of sea, semplicemente ci siamo limitati a ribaltare le parti, con le immagini di un piccolo profugo italiano che lascia casa e affetti in cerca di un futuro migliore. Tutto questo viene raccontato attraverso la pagina di un social network, dove personaggi “inventati” che si scambiano like e commenti sotto i vari post. Ci siamo ovviamente limitati a rappresentare tre. Grandi macro categorie di utente social, ma che crediamo rappresentino abbastanza fedelmente la situazione italiana attuale; si parte da quello che oggi viene definito “radical chic”, persona che si ritiene di pensiero libero e aperto ma che non indugia mai a far notare e mettere in risalto l’alta opinione che ha di se, cercando sempre di ridicolizzare le idee altrui, e si arriva al classico “leone da tastiera” che non aspetta altro che di sfogare le proprie frustrazioni attraverso i social, preferibilmente dando la colpa a qualcun altro, e cercando di dare un’immagine di se come quella di persona retta e di buon cuore, quando poi i suoi commenti e le sue azioni social rivelano l’esatto opposto. Ovviamente tra queste figure spicca quella che per noi rimane la peggiore e più pericolosa e dannosa: l’uomo di potere, il politico che sfrutta queste vicende per accaparrarsi voti, da un lato e dall’altro.

Passiamo all’album: dateci qualche informazione in più a riguardo.

Per ora stiamo finendo di registrare le ultime parti, credo che entro la fine di novembre saremo pronti a rilasciarlo. Comprenderà i due singoli di cui abbiamo parlato e altri tre o quattro brani; forse anche una cover, ma questo sarà un elemento da valutare a registrazioni finite. Per ora purtroppo non posso dire di più.

Abbiamo parlato del presente ma non del futuro: cosa succederà nei prossimi mesi ai Night Market of Ghosts? Avete già qualche data o progetto inerente all’album?

Per ora la priorità è quella di finire l’EP, ma stiamo prendendo contatti per suonare dal vivo. Comunque anche per quanto riguarda i live, cercheremo di mettere in piedi uno spettacolo che non sia il solito concerto, ma è troppo presto per dirlo. Per ora ci godiamo il momento dell’uscita del disco e della preparazione del tour, ma faremo avere nostre notizie!

Graziana Mirabella e Federico Mele, grazie e in bocca al lupo per il vostro progetto.

Grazie a te per la chiacchierata, alla prossima.



Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande), Youcanprint.
Di donne, di amori e di altre catastrofi, Youcanprint.
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Scrittori: intervista a Luca Marzano

Scrittori: intervista a Luca Marzano

Scrittori: intervista a Luca Marzano

Caffè letterario Intervista a cura di Silvia Pattarini. Nel suo romanzo d'esordio, Levatacce ordinarie: quattro detti dell'età industriale (Pufa editore), Luca Marzano racconta la storia di un pendolare e dei suoi viaggi in autobus diretto all'ateneo.

Buongiorno Luca Marzano, benvenuto e grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale. Per rompere il ghiaccio, visto che ci troviamo in un caffè letterario virtuale, permettimi di offrirti virtualmente un caffè, un tè, una tisana, una bibita fresca o… cosa preferisci?

Una birra, bevo irresponsabilmente come scrivo. Ma prima mettetela nel ghiaccio rotto poco fa... a freddo, la scrittura scende sicuramente meglio nelle dita.

Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare: raccontaci qual è stata quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti ha spinto a scrivere il tuo Levatacce ordinarie.

Più che la scintilla, la scarica data dalla levataccia quotidiana per raggiungere l’ateneo, ottanta chilometri più in là del mio naso, e i ripetuti viaggi sugli autobus... dipinti di quell’insopportabile glauco colorito pendolaresco. Eravamo e siamo sempre in tanti a fare questo mestiere: spostarci per studiare, nel mio caso, o lavorare. Su quelle nostre facce paonazze, tutte della stessa tinta dei sedili, ho riflettuto per anni. Ciò che io potevo inventare durante il tragitto, addormentato dal dondolio dello schienale di fronte, per passare le mie tre ore quotidiane tra andata e ritorno, ha dato origine alle Levatacce.

Uno scrittore è prima di tutto un lettore: Luca Marzano preferisce il classico libro di carta o meglio gli ebook?

Il libro di carta, perché è almeno fatto di qualcosa.

Luca Marzano hai ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare?

Sempre quello: scrivere, scrivere, scrivere. E continuare a girare in teatro, ma questa è un’altra storia.

Luca Marzano, ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo libro, augurandoti che sia un vero successo! In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!

Levatacce ordinarie
Quattro detti dell'età industriale

di Luca Marzano
Pufa editore
Narrativa
ISBN 978-8894096965
cartaceo 8,00€

Sinossi
Levatacce Ordinarie è una raccolta di quattro racconti di Luca Marzano, alcuni brevi e sintetici ma nello stesso tempo tutti pieni di visioni e di immagini.
È proprio nella parte finale, sotto forma di lettera idealmente indirizzata ad una donna, che troviamo una possibile chiave di lettura dell’opera che ci permetterà di seguire l’autore nelle sue fantasie immaginazioni nonsense immersioni nell’inconscio. Ci permetterà poi di riemergere coll’affiorare dall’illogicità alle narrazioni a volte più lunghe, altre appena accennate in apertura e chiusura di un racconto.
A Luca piace creare contrasti tra luci e ombre, tra ordine e caos, tra razionalità e irrazionalità. L’aggancio al mondo reale non connota mai una mimesi, bensì una trasfigurazione dei pensieri e dei sentimenti, le riflessioni del narratore sorvolano gli aspetti del vero con slanci di fantasia senza per questo diventare genere fantasy. Seguono piuttosto la lezione di Joyce. Si ispira a Charles Bukowski il titolo della raccolta che ricorda le “Storie di ordinaria follia” dell’autore americano, considerato il padre della Beat Generation. Nei racconti di Luca troviamo personaggi bizzarri ma non lontani dall’ordinario.
Nelle “Levatacce Ordinarie” il mondo non è quello reale, l’ambiente è una scena appena accennata, i luoghi sono pretesto per immersioni fantastiche come in un teatro o in un sogno, dove gli elementi occorrono alla recitazione del dramma. La lettera alla fidanzata inesistente evidenzia il tema della solitudine. Rivolgendosi alla donna amata, l’autore le narra i suoi stati d’animo, i suoi sentimenti di ammirazione e insieme di invidia, invidia verso chi possiede il godimento che ci è negato.
Nel primo racconto intitolato ‘U Milione, chiaro riferimento al diario di viaggio di Marco Polo, l’autore narra in prima persona il suo viaggio in autobus che con le oscillazioni delle sospensioni lo addormenta e che nel sogno si trasforma in nave. La nave diventa il simbolo di una figura paterna, la madre compare nell’immagine di una vedova. Le imago genitoriali accompagnano il sognatore nelle peripezie della nave e tra i ricordi del passato egli giunge in una scena di pesca nel mare della sua città, inizialmente rassicurante ma poi trasformata in luogo di peripezie.
Il linguaggio simbolico si colora di brevi espressioni in vernacolo alla fine del dramma onirico, che si risolve in un lieto fine quasi comico, tipico del nonsense.
Balzo, titolo del secondo racconto, narra di due personaggi, un linguista ed un antropologo. Sono due figure grottesche che condividono il luogo di osservazione, due punti di vista, due visioni del mondo, al lavoro fianco a fianco. I due si confrontano sul tema della morte, intervallando nei loro dialoghi le tematiche del caos e dell’origine. La conclusione è ironica, uno dei due protagonisti coglierà l’obiettivo della ricerca lasciando all’altro le ultime battute nel finale.
Les demi-heures, le mezze ore, è una lunga visione della realtà rappresentata da un sasso, una comune pietra e della tecnica intesa come arte e sul loro rapporto. A leggere questo racconto viene in mente la poesia di Wisława Szymborska “Conversazione con una pietra”, dove la pietra possiede una voce e risponde alle domande. Nel racconto di Luca Marzano il sasso possiede una soggettività, una consapevolezza: se è l’uomo a dargliela, le pietre ̔sanno di essere arte pura finché l’uomo parla delle pietre. Anche il solo rigirare il sasso è tecnica. Il sasso partecipa al trascorrere del tempo che viene misurato da una pendola suonante alle mezze ore.
L’ultimo racconto di questa raccolta si intitola Gondwana, il nome del continente primordiale che riuniva gli attuali continenti meridionali in un solo continente nell’era Paleozoica. L’autore percorre un itinerario nel tempo e narra della nascita della memoria, partendo dall’anima che si unisce alla materia immobile. L’uomo faber scopre il suo potere di conoscere e modificare la realtà che lo circonda per potersi meglio adattare ad essa, per classificarla e comprenderne il senso. Il percorso antropologico, inserito in un discorso virgolettato che infrange la regola di indicare il soggetto a cui è attribuito, si conclude e nello stesso tempo si apre su una scena urbana, appena accennata da tre sole parole: barbone traffico cartone. Bastano infatti poche parole per evocare intere pagine di significati che esse suscitano. Secondo Umberto Eco la parola è enciclopedica, perché da sola contiene molteplici modi di interpretazione e di descrizione della realtà.
Nel finale Luca ci regala la possibilità di scorgere la condizione umana preistorica nel clochard che si distende sopra un cartone. Sul cartone il disegno di una foresta pluviale, dove un uomo sta mangiando un cioccolatino all’interno di una caverna, ci fornisce la marca della sua narrazione visionaria.
- Letizia Lo Prete


Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
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A novembre 5 libri indipendenti: novità e prossime uscite

A novembre 5 libri indipendenti: novità e prossime uscite

 A novembre 5 libri indipendenti: novità e prossime uscite

Professione lettore Di Ornella Nalon. A novembre, cinque nuovi libri dell'editoria indipendente, per leggere fuori dal coro. Come Streghe, di Serena Mandrici, magistralmente illustrato da Michael Grieco, e il giallo d'esordio di Letizia Bilella.

Solo la letteratura può dare la sensazione di contatto con un’altra mente umana, con l’integralità di tale mente, le sue debolezze e le sue grandezze, i suoi limiti, le sue meschinità, le sue idee fisse, le sue convinzioni; con tutto ciò che la turba, la interessa, la eccita o le ripugna.
- Michel Houellebecq


1

Streghe di Serena Mandrici

Streghe

di Serena Mandrici 
illustrazioni di Michael Grieco
Milena Edizioni
Graphic Novel
ISBN 8885459366
Cartaceo 14,90€

Dimentica i cappelli a punta, dimentica i nasi storti e gli sguardi arcigni. Queste Streghe non hanno niente di consueto: sono bizzarre, curiose, colorate e sgargianti. Dimentica tutto quello che conosci, ti porteremo in un mondo stregato che mai più scorderai. Attraverso sfere, incantesimi e buffi scenari conoscerai Lubilù, Ananke e le altre mistiche creature. E niente più vedrai con gli stessi occhi.

2

Verità Scandalo al sole di Letizia Bilella

Verità
Scandalo al sole

di Letizia Bilella
Bertoni
Giallo
ISBN 8831973266
Cartaceo 15,00€

Un delitto intricato. Alta borghesia che farebbe di tutto per salvaguardare la propria immagine di famiglia perfetta.
Giulio Marano, un commissario; un uomo. Cerca in tutti i modi di dipanare questa ingarbugliata matassa.
Vite che si intrecciano. Sullo sfondo il mare, come colonna sonora, gli anni '80.

3

Anouk

di Federica Galetto
Flower-ed
Narrativa
ISBN 9788897815976
Ebook 4,99€

Anouk è una giovane scrittrice. Dopo la morte dei genitori e il fallimento di una storia d’amore importante, parte per la Scozia invitata da un editore interessato al suo lavoro. Fra Inghilterra, Francia e Scozia, vari episodi si aprono gli uni negli altri, per convergere in un’unica realtà esistenziale, quella di Anouk. L’incalzare di misteriosi avvenimenti e un amore impossibile conducono la protagonista alla ricerca di se stessa e dei propri limiti umani. Fra brume e scogliere perigliose, paesaggi incantati, ricordi e amori struggenti, questo romanzo parla di vita, amore, morte e della terra di mezzo che fra questi regna.

4

Il canto degli abissi

di Valentina Piazza
Pubme
Romanzo rosa
ASIN B07K4WVWQ9
Ebook 2,99€

Dicembre, 1900. James Ducat è il sovrintendente al faro dell’isola di Eilean Mor; lo accompagnano due fidati marinai, il vecchio Thomas Marshal e il giovane Donald McArthur. Tutti loro sono a conoscenza dei misteri del luogo, ma non se ne lasciano sopraffare se non quando è proprio James a sentirne il richiamo. Il canto che lo ammalia ha la voce di donna, è soave, è potente. Sfidando i compagni e le leggi stesse della natura, James Ducat cede a quella voce, mettendo tutti in pericolo… Giorni nostri. Gli inspiegabili fatti accaduti al faro, non hanno trovato ancora risposta e la sede della Northern Lighthouse Board, ha insabbiato ogni cosa da decenni ormai. Quando, Morgan Ducat, decide di far chiarezza sulla misteriosa scomparsa del suo avo, si ritrova a combattere con la diffidenza della Società che gestisce la funzionalità dei fari. Soprattutto quello di Eilean Mor. Tuttavia, le carte di cui è in possesso, possono aiutarla a fare chiarezza sulle tante voci che si rincorrono riguardo alla misteriosa scomparsa dei guardiani del faro. Scortata sull’isola da Jacob Hollsen, il dirigente della Northern, inizia le proprie ricerche per scoprire la verità e, a mano a mano che esplora l’isola, la cappella diroccata e il faro stesso in cui risiede, riporta a galla suppellettili che il mare sembra volerle mostrare. Finché non sente anche lei il canto degli abissi…

5

Nudità. Giovani leggende di Simone De Vivo

Nudità
Giovani leggende

di Simone De Vivo
Planet Book
Narrativa
ISBN 8899399697
Cartaceo 10,20€

Le storie dei personaggi e la loro disperazione si intrecciano in pagine cariche di pathos ed emotività. La condizione dei protagonisti non viene descritta con edulcoranti, al contrario è realistica e disincantata. Sono giovanissimi alla ricerca affannata di un senso, di una scintilla che li porti fuori dalla pozzanghera in cui rotolano per riempire le ore vuote e dare pienezza e valore all'esistenza. Sopravvivere al dolore e al passato non è, e non può essere, una soluzione: è necessario vivere il futuro che sarà libero e diverso da ogni cosa già avvenuta.


Ornella Nalon

Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra, 0111 Edizioni.
Una luce sul futuro, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto.
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Intervista a Michela Marchese: danzare per vincere il cancro

Intervista a Michela Marchese: danzare per vincere il cancro

Intervista a Michela Marchese: danzare per vincere il cancro

People A cura di Loriana Lucciarini. Michela Marchese, direttrice artistica della scuola Laltradanza, coreografa e ballerina: «la danza è libertà, movimento, espressione». E anche solidarietà, nello spettacolo Oltre l’orizzonte che raccoglie fondi per l'AIRC.

Danza è movimento di corpo.
Corpo in movimento è vita.
Movimento è riappropriarsi di sé, i muscoli in tensione, coordinati.
La testa che comanda ogni passo, il ballo fluido con la vita che scorre e il cuore che batte. Forte.
Ospite di oggi, nel salotto degli Scrittori della porta accanto, è Michela Marchese. Con lei parleremo dello spettacolo Oltre l’orizzonte messo in scena domenica 11 novembre a Roma, al teatro Viganò, spettacolo utile a raccogliere i fondi per l’Airc e finanziare la ricerca contro il cancro.
Michela Marchese, nasce in provincia di Padova, classe 1983, all’età di 4 anni comincia ad avvicinarsi al mondo della danza, mondo al quale deciderà presto di dedicare tutta la sua vita.
Dopo aver completato il percorso della danza classica accademica si trasferisce a Gorizia e lì apre i suoi orizzonti sulla danza contemporanea e sul modern lyrical jazz. Studia con coreografi e maestri del calibro di Guido Marni, Raffaele Paganini, Fabrizio Monteverde, Giuliano Peparini, Marco Jer-va, Margarita Trajanova e, vince una Borsa di Studio presso il Centre de Danse du Marais (Parigi), dove studia con Mikael Wattincourt (allievo del grande Maurice Béjart). Rientrata in Italia, vince una borsa di studio con la compagnia New Dance Concept, diretta dal maestro Alex Aztewi. Successivamente si trasferisce a Roma dove entra al LIM (Scuola di Musical di Roma) diretto da Cesare Vangeli, studia danza classica, danza moderna nelle varie accezioni e, ancora, canto, tecnica vocale, recitazione e dizione. Dopo numerosi corsi di specializzazione, viene abilitata all’insegnamento della danza, in qualità di maestra di danza professionista, dalla Federazione Italiana Danza: danza classica accademica, modern contemporary, hip hop, musical dance.
Attualmente è anche insegnante di Zumba orginal method. Dal 2013 è coreografa e performer per Laltradanza Dance Company nelle produzioni “Universi Paralleli” 2013, “Made in Italy” 2014, “I migliori anni” 2015, “La vie du Moulin Rouge” 2017 nel ruolo di Satine, “Musical Show” 2018.
Impegnata fin da giovanissima con lavori teatrali, spesso di forte carica interpretativa ed emotiva, partecipa allo spettacolo di teatro-danza “Eva Faschaunering”, per la città di Treviso e successiva-mente in trasferta a Gmund (Austria), nel 1998, entra in vari corpi di ballo, fra le quali citiamo quello della trasmissione tv “Il treno dei desideri” RAI 1, “Grease” con Lorella Cuccarini, “A Chorus Line”, “Rugantino”. Nel 2008 è ballerina, cantante e attrice nel musical “Ailoviu, sei perfetto, adesso cambia!”, messo in scena nel Teatro dell’Angelo di Roma.
Dal 2008 è anche coreografa e ballerina per eventi e importanti tour operator in Italia e all’estero. In questo ambito ha collaborato con Centri d’arte e spettacolo come il Music Art and Show di Milano e il Centre de Danse du Marais di Parigi.
Direttrice artistica di un progetto da anni chiuso dentro ad un cassetto, e ora finalmente realtà, Mi-chela Marchese apre le porte della sua scuola a tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco, di divertirsi, di ritrovarsi e magari di sorprendersi. Dai bambini più piccoli, fino agli adulti, dagli amatoriali ai professionisti, per vivere la danza e il movimento in genere come un momento di gioia, di incontro, di libertà e di scoperta, che tutti possiamo e dobbiamo dedicarci.

Ciao Michela, benvenuta nel salotto de Gli Scrittori della porta accanto, partiamo subito con le domande relative proprio allo spettacolo Oltre l’orizzonte messo in scena ieri sera. Uno spettacolo suggestivo e coinvolgente, che vuole sensibilizzare al tema della malattia e che raccoglie fondi per la ricerca contro il cancro. Quanto l'espressione corporea può aiutare la ripresa dopo una malattia devastante come il cancro?

Dopo una situazione post traumatica, dopo la malattia o durante il percorso di terapia il movimento è sempre consigliato. L’utilizzo della danza in senso stretto dipende dalla patologia, dallo stadio e dalla gravità. In una fase di recupero, la danza va benissimo mentre durante la malattia ci sono altre vie alternative come la danza terapia o la musicoterapia.


Lo scopo dello spettacolo è sostenere l'Airc. Quanto avete creduto in questo progetto?

Abbiamo creduto fortemente in questo progetto perché è un progetto che è nato dal cuore. In una città che offre una vasta scelta di spettacoli e iniziative artistiche quello che fa la differenza è la forza di ciò che viene proposto. Abbiamo cercato di far capire cosa proponevamo in teatro e perché proponevamo questo tipo di spettacolo sia alle persone che si esibiscono sul palco sia alla platea di spettatori. Abbiamo cercato di veicolare un messaggio importante per tutti. Ci abbiamo creduto perché sappiamo per che stiamo raccogliendo fondi, conosciamo la concretezza e la serietà di AIRC.
COMUNICATO STAMPA
VI EDIZIONE RASSEGNA “OLTRE L’ORIZZONTE

Arte, musica e spettacolo al servizio della ricerca sul cancro

Domenica 11 Novembre alle ore 17 e 30, al teatro Viganò di Roma, andrà in scena la sesta edizione della rassegna di danza, musica e spettacolo “Oltre l’orizzonte”. è patrocinata proprio dall’associazione italiana per la ricerca sul cancro. Michela Marchese, direttrice artistica della scuola Laltradanza, nonché promotrice della manifestazione, è una volontaria ambasciatrice AIRC: la giovane ballerina e coreografa porterà la sua storia personale e la sua testimonianza sul palco della Rassegna.
L’iniziativa, nata in memoria di Tiziana Marchesin, scomparsa prematuramente nel 2013 a causa del cancro, vuole celebrare la vita, sensibilizzare grandi e piccini al tema della malattia e impegnarsi attivamente nella raccolta fondi da destinare alla ricerca. La lotta contro il cancro passa dunque attraverso l’arte quale strumento di condivisione e solidarietà. Il ricavato della serata sarà interamente devoluto ai progetti dell’AIRC.
Si alterneranno sul palcoscenico danzatori grandi e piccini, professionisti e ballerini amatoriali, ma anche mamme e papà, in una comunanza e condivisione di obiettivi e ideali.
Ospiti d’eccezione, oltre a coreografi, amici e colleghi, saranno l’attrice e Acting Coach Cinzia Alitto e direttamente da Area Sanremo il cantautore Diego Esposito.

Donazione a partire da 10 euro.
info@laltradanza.it
338.59.39.506
Michela Marchese, lo spettacolo è dedicato alla memoria di Tiziana Marchesin, come la ricordate?
La persona alla quale è dedicata la rassegna è ricordata durante lo spettacolo con un brano musicale, un video e una sua citazione.


Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo Il Cielo d'Inghilterra con Arpeggio Libero. È l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency Di favole e di gioia nonché autrice con la fiaba Si può volare senza ali e la seconda di 4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate, racconti contro il femminicidio per BeFree. È fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”.
Una felicità leggera leggera, Le Mezzelane.
Ritrovarsi, Le Mezzelane.
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