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Downton Abbey diventa un film

Downton Abbey diventa un film

Downton Abbey diventa un film

Serie TV Di Lara Zavatteri. Il cast originale di Downton Abbey, la popolare serie TV, al cinema nel 2019. Con qualche sorpresa. 

La famiglia Crawley è pronta a tornare. Dopo 6 stagioni in TV, ora la saga della famiglia che risiede nella casa di Downton Abbey, nella campagna inglese, e della servitù tornano con un nuovo capitolo al cinema.
Il film si sta girando in questi mesi e uscirà nelle sale a settembre del 2019 ma ancora non è trapelato nulla sulla trama. La sceneggiatura è ancora di Julian Fellowes, creatore della serie, qui anche produttore con Gareth Neame e Liz Trubridge. Il film inoltre sarà diretto da Brian Percival, regista del film Storia di una ladra di libri.
Per la gioia dei fan, torna il cast storico al gran completo, comprese lady Edith (Laura Carmichael) e lady Mary (Michelle Dockery) ma anche la nonna, l'attrice Maggie Smith e coloro che interpretano la servitù della casa. Oltre agli attori storici, diverse nuove entrate, tra cui l'attrice Imelda Staunton, anche se non si sa in che ruolo.

Dove eravamo rimasti? 

L'ultimo episodio della sesta serie TV ha regalato una sorta di lieto fine un po' a tutti, probabilmente perché si credeva di archiviare per sempre le storie di Downton Abbey. 
Lady Edith, la più sfortunata della famiglia, ha trovato l'amore e si è sposata, portando in dote la figlioletta avuta da una relazione precedente, Lady Mary aspetta un secondo figlio dal nuovo marito ed è nato anche il bambino di Anna e di Bates. C'è anche una specie di riconciliazione tra le sorelle Edith e Mary, che non si sono mai sopportate. Tom torna in Inghilterra con la figlia Sibil, pronto a riprendere il suo posto a Downton.
Insomma la serie era finita bene per tutti.

Cosa racconterà il film? 

Come detto, non è ancora trapelato nulla e nemmeno si sa in che epoca saremo. Quando Downton Abbey è iniziato la serie si apriva con l'affondamento del Titanic nel 1912 e si è chiusa negli anni Venti. Nel film dovremmo essere a inizio anni Trenta, a meno che non si sia deciso di fare un salto temporale un po' più in là.
Tra le storie in sospeso, la principale è proprio quella di Tom, l'autista entrato nella famiglia Crawley per aver sposato la figlia più piccola di Lord Crawley, Sibil (la bambina porta il nome della madre) poi deceduta dopo il parto. Dalla morte della moglie, Tom è sempre stato da solo, fatta eccezione per una breve parentesi di un'amicizia con un'insegnante del paese. Inoltre ha imparato a mandare avanti la tenuta ed è stato accettato in famiglia nonostante la sua bassa estrazione sociale.
Che ne sarà di lui, avrà un lieto fine anche per se stesso? Oltre a lui, come si evolveranno le storie della numerosa servitù di Downton, ognuno con i propri problemi e sogni?

L'attrice Maggie Smith è ancora la nonna di Downton Abbey. 

Una presenza costante e ironica, riconfermata anche nel film, sarà quella dell'attrice ultraottantenne Maggie Smith, che riveste il ruolo di Lady Violet, madre di Lord Crawley e nonna delle ragazze. Aspettiamoci battibecchi e risate tra questo personaggio e quello della madre di Matthew, il defunto primo marito di Mary.
Tutto da capire sarà il ruolo che avranno i nuovi personaggi inseriti nella serie che sicuramente riserverà delle sorprese ai suoi fan.
Per chi non avesse mai visto la serie TV, è disponibile un cofanetto con la collezione completa in DVD, per scoprire il mondo di Downton Abbey. Non vorrete arrivare al cinema impreparati!
Per i fan non resta che attendere settembre 2019 per gustarsi le nuove avventure dei Crawley e del piccolo grande mondo di Downton Abbey mentre, visto il periodo d'uscita, secondo i primi rumors della Rete, non è escluso che il film faccia una capatina al Festival del Cinema di Venezia.



Lara Zavatteri

Lara Zavatteri
Classe 1980, vive e lavora nel paese di Mezzana in val di Sole (Trentino). Iscritta all'Ordine nell'elenco dei pubblicisti dal 2000, scrive articoli di cultura, ambiente e attualità locale. È anche blogger e autrice di libri.
Guardando le stelle,Un cane di nome GiulianoRisparmia Subito!Amici per sempreCuor di Corteccia, Sopravvissuti, Youcanprint.
Reset, Photocity.it.
La strada di casa, Edizioni del Faro.
Agata. Come un funerale ti salva la vita, Youcanprint.
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Recensione: Memorie di una lettrice notturna, di Elisabetta Rasy

Recensione: Memorie di una lettrice notturna, di Elisabetta Rasy

Recensione: Memorie di una lettrice notturna, di Elisabetta Rasy

Libri Recensione di Samantha Terrasi. Memorie di una lettrice notturna di Elisabetta Rasy, Rizzoli. Un viaggio personale tra le scrittrici del XX secolo, quello «del talento delle donne».

Girando per mercatini ci si imbatte in tanti libri. Alcuni si nascondono. Questo era in una cesta sotto parecchi romanzi gialli. Aveva sbagliato cesta? Può darsi. Il bordo rosso di stoffa mi ha fatto scattare la mano per prenderlo. L’ho tenuto in libreria per un anno. Quando ho traslocato a Dresda l’ho portato con me. È stata quasi una rivelazione. E la migliore recensione a queste pagine è l’averlo letto per ben due volte quasi di fila.
Elisabetta Rasy ci trasmette subito la passione per la lettura, la passione di chi, come tanti di noi ha divorato libri nell’infanzia e adolescenza. E di questi libri, ma soprattutto delle sue scrittrici, ci mostra il volto forse un po’ segreto.
Seguendo il fiume della loro vita ripercorre i loro romanzi o poesie. Non è sempre semplice ripercorre questo fiume, vado forse contro corrente riproponendo le sue pagine, ma vorrei che chi si trovasse come me un libro di tali ricchezze ne sappia attingere come a una fonte per rimanere giovani per sempre, ammaliata di come tante scrittrici, conosciute o meno, abbiano percorso un anello di storia. E come ci abbiano lasciato un’eredità profonda da non dimenticare. Donne, quelle dell’Ottocento, che erano un’eccezione, ricercavano cioè l’eccezionale. Nel Novecento cambiano, non sono più eccezione e non sono neanche regola. In posizione precaria, rappresentano però un punto fermo e fecondo. Alla fine del XX secolo il talento però si esaurisce. Elisabetta Rasy ci riporta donne che scrivono, ma senza sentire la "bestia che parla". Cambiano le condizioni economiche e sociali e tutto si trasforma di nuovo. 

La recensione di Memorie di una lettrice notturna, di Elisabetta Rasy, parte da qui, dalla voce delle donne che cambiano. Ma cosa ci aspettiamo di leggere da queste donne? Verità o singole storie?

Elisabeth Bishop, ispiratrice del personaggio Lakey a Mary McCarthy, veste l’eleganza e la raffinatezza. Miracolo a colazione è una vasta raccolta dei suoi poemi dove il fuori diventa il dentro, dove c’è la trasformazione di un essere che non trova una chiara collocazione neanche sessuale dopo la morte del padre. Scrive che la sua casa, semmai ce ne dovesse essere una, è: elsewhere, sempre altrove.
Anna Achmatova, poetessa,  nel 1961 riconobbe nella poesia Noi quattro un vincolo di parentela con i poeti Boris Pasternak, Osip Mandel’stam e Marina Cvataeva. La sua è stata una vita ricca, appassionata, scandalosa quanto disgraziata dopo l’incarcerazione del figlio. Segnata da periodi di forti silenzi il suo io interiore continuava a scavare rocce di poesie. Ricordi, spettri e specchi si rincorrono nei suoi versi.
Marina Cvataeva poetessa e anch’essa senza casa, si infrange quasi nelle stesse strofe. La rivoluzione russa le ha portato via marito e un figlio. La sua vita una fiaba dal finale tragico. «C’è troppo nella vita di questa donna più di quanto una sola vita può contenere», scrivono di lei. Su Marina si abbatte l’incubo della Storia, il primo conflitto mondiale. La rivoluzione russa e il colpo di stato dei bolscevichi. Lei, come Anna, rimane tradita dalla storia. «Nella mia vita ho amato tutto con l’addio», scrive.
Nina Berberova, per lei la disperazione sarà il motore della poesia.
Sopravvivere non alla fame o al freddo, significa non andare a picco, ma cercare chi ce l’ha fatta. 
È una sopravvissuta alla storia, al contrario delle altre due potesse che la Storia le ingloba e le mastica. È un caso letterario.
L’emigrè, il profugo, il senza patria, una creatura attaccata alla sua singolarità some al suo unico bene, che non cerca il nuovo e non contesta il vecchio perché porta entrambi con sé.

Memorie di una lettrice notturna di Elisabetta Rasy è un viaggio personale tra le scrittrici del XX secolo, «il secolo del talento delle donne».

Barbara Pym.  Il suo ambito letterario spazia tra il terrificante e il confortevole, il piacere e il dispiacere nella solitudine, dove la femminilità si esprime condensandosi. L’eroe è la donna sola, la donna in rapporto con la solitudine. Ma non si compiange nei suoi romanzi di questa condizione. La donna non è sola perché abbandonata o sola perché ricopre eroismi maschili accarezza la solitudine come essenza femminile. Lavora a maglia, cucina, si prende cura della famiglia. C’è un piacere nella solitudine dove l’amore si rivela al centro.
Etty (Esther) Hillesum. I centri cambiano diametro quando si dilatano. Il 30 novembre ad Auschwitz muore una giovane donna ebrea. Scrive il suo Diario perché in quel pezzo di mondo in cui vive c’era bisogno di poesia. È un Diario diverso da quello di Anna Frank, lei non cede all’orrore, all’oscurità.
E sii pure triste, semplicemente e sinceramente triste, ma non costruirci sopra drammi. Una persona dev’essere semplice anche nella sua tristezza…


Margherite Duras, autrice di L’amante, libro letto subito dopo queste pagine. Una storia che viene raccontata insieme alla sua assenza di essere un diario. Esiste un tempo privato che coincide con il tempo che scorre. Non la storia di una perdita ma di un’occasione persa. 
Carson McCullers ritaglia cuori che rappresenta come un cacciatore solitario. Cerca la diversità in ogni relazione umana, siano esse donne o uomini, dice: «Ama spiazzare il lettore».
Magda Szabò. Vive nella seconda metà del Novecento. L’evocazione materna è potere e potenza. Potere della figlia e potenza della madre. La ballata di Izadue donne a confronto, una madre e una figlia nell’Ungheria degli anni ’60, spuntano dalla sua penna. Due drammi diversi che si scontrano.
Muriel Spark, autrice di Atteggiamento sospetto:  un seducente ritratto dello scrittore da giovane. Lo scrittore è una ragazza che occupa un ruolo importante nella seconda metà del Novecento, ma di fama minore. Comunica l’idea di libertà e di meraviglia. Anche lei approda ai sogni come termine invalicabile.
Sono i Sogni, e non parlo soltanto di quelli notturni, che danno vita alla realtà e ispirano le nostre azioni. Ancora più dei desideri, perché i sogni sono anche immagini, responsabili del bene e del male del mondo.

Memorie di una lettrice notturna di Elisabetta Rasy, «donne che con le loro parole hanno plasmato il Novecento e cambiato la nostra coscienza».

Zhang Ailing paragona i sogni alla desolazione.
Desolato era questo quello che sentivo, una sconcertante minaccia. 
Esistenza precaria in una Cina che prima la porta al successo e poi la cancella, dove le donne sono costantemente in lotta per la sopravvivenza. La storia del giogo d’oro è stata definita il più bel racconto della letteratura cinese anche se si tratta di un romanzo breve. Da un lato il benessere materiale, da un altro lo sprezzante destino di speranze calpestate. Dopo la sua morte, la Cina ne riconosce la fama e la venera.
Wislawa Szymborska. Nel 1966 le fu assegnato il Nobel, ma nessuno la conosceva. In Polonia era una poetessa importante ma scrivere in una lingua marginale le dava una difficile collocazione. Discorso all’ufficio degli oggetti smarriti offre un autoritratto di una poetessa nel tempo. Scritto a partire dal 1945, descrive il cerchio Amore-dubbio-Morte. Per lei tutto è impoetico finché non diventa poesia. Osserva il tempo e il suo prezioso insegnamento.
Il poeta non riesce a stare al pari con il tempo, rimane indietro e osserva.


Flannery O’Connor. La saggezza nel sangue e Il cielo è dei Violenti, sono i suoi gioielli. Malata di lupus dall’età di 39 anni (siamo nel 1964) scrive lettere a editor, conoscenti, amici che diventano un documento prezioso. Apprendiamo così il suo dono: prendere le distanze così da non perdere il centro dell’Essere. Anche la malattia viene analizzata. Capisce che non si comprende fino in fondo se si rimane in superficie. Successo e malattia rappresentano un connubio che salvifica. Nei suoi racconti è molto legata alla fede. Crede che la grazia abiti nel terreno del diavolo. La disgustava la stupidità umana dei tanti soddisfatti e persuasi. La fede non come ancora ma come strada dove i nostri limiti sono le nostre consapevolezze.
Ingeborg Bachmann. Malina, il suo grande romanzo. Di lei si ricorda forse più la sua tragica fine che la sua vita. Morì dopo venti giorni di agonia a causa di un incendio divampato nella sua ultima abitazione romana. Era una persona sempre in fuga. Laica, insisteva sull’amore estatico, l’amore che si riceve dalla sorte. Non esisteva barriera tra l’accadere interno e il divenire esterno, diceva. In questo divario cade l’umanità. Scrive radiodrammi dando al corpo dei suoni. Tutto è un’avventura spirituale dove abitano due ossessioni: la prima è il ritirarsi, la seconda è la verità delle parole. Lo spazio del suo narrare è un’alternanza tra dentro e fuori, vero e falso, notte e giorno. Il sogno è un dentro infinito per eccellenza, evoluzione del sogno che diventa un incubo. Il dolore ci rende sensibili all’esperienza.

Memorie di una lettrice notturna di Elisabetta Rasy, «una insolita e utile guida alle autrici di questo tempo lontano e vicino».

Alice Munro. Scrive storie di donne oppresse costrette con figure maschili opprimenti. Ma la realtà femminile non è il focus, lo è più l’interazione con l’ambiente in un’accezione negativa. Prima che tutto cambi, le donne che hanno appena partorito, esibiscono i loro figli come fossero ferite imposte. Tutto si assembla così insieme al paesaggio umano e si compara in maniera negativa a quello geografico. Scrive in prima persona onnicomprensiva e ha il dono degli incipit. Racconta le storie entrando dritta, regalando alle donne qualcosa di eroico anche nella disgrazia. Io è il luogo che trasforma l’ordinario in straordinario.
Silvia Path. Conosciuta e amata, da me compresa. La rinascita per un giovane che a 20 anni porta il segno della morte. Tenta il suicidio ma non muore. Lady Lazarus, la sua poesia più famosa. Il suo carattere l’ha fatta passare dalla letteratura alla leggenda e per impossessarsi di questa “nomea”, sottolinea che il corpo si deve fondere con il corpus. C’era per lei un mondo che divora tutto anche lei. Conosce la poesia come consolazione. Non conosce felicità tutto è frastornato. La campana di vetro, è il suo romanzo che finalmente tiene conto del pesante fardello che ha tenuto nella sua infanzia. Il sogno si trasforma così in mito, futuro incantato. Per Silvia la poesia è rinascita, non crede però alla risurrezione carnale e si uccide, lasciando due figli piccoli.


Agota Kristof. Trilogia della città, la sua opera più imponente, dove non è la ricerca della verità, ma il lento sconfiggere la menzogna.
Accade a certi scrittori, che l’urgenza della verità, sia piuttosto che l’asserzione di un orine positivo, il frutto disperato delle tenebre, l’estrema difesa dalla disarmonia e dall'abbandono.
- Elisabetta Rasy
Ungherese scappa in Austria dopo l’invasione sovietica. Si stabilisce in Svizzera e scriverà in francese, lingua dell’esilio, una sua Verità che denuda, sveste gli spazi di narrazione già ristretti e parlerà di fuga che è o la chiave per uscire o l’ultima verità della vittima. Le donne non sono vere eroine anzi sono solo figure che esternano il loro male.
Jamaica Kincaid, autrice di Autobiografia di mia madre. Non c’è il folclore nella sua scrittura, l’origine è solo una perdita. Un’orfana che ripercorre sua madre attraverso un sogno dove le appare come intensa la figura materna. Madre come impronta. Mr Potter è uno scritto che come un’onda si abbatte e si fa tagliente. L’uomo che l’ha generata è un’ombra una riga nera sui certificati. La ricerca di un’identità si confonde nelle sue pagine a cui è difficile sottrarsi.


E tu a che donne vorresti assomigliare?

Memorie di una lettrice notturna

Memorie di una lettrice notturna

di Elisabetta Rasy
Rizzoli
Narrativa | Saggio
ISBN 978-8817033701
Cartaceo 9,30€

Sinossi
Segnata fin dall'infanzia da un amore per la lettura che aveva tutti i tratti di una passione fatale, Elisabetta Rasy ha dedicato il suo nuovo libro ad alcune donne che con le loro parole hanno plasmato il Novecento e cambiato la nostra coscienza. "Memorie di una lettrice notturna" è un viaggio personale tra le scrittrici predilette, con soggettive e imprevedibili inclusioni ed esclusioni. Insomma quanto di più simile a un album di famiglia, con tanto di fotografie. Ma è anche una insolita e utile guida alle autrici di questo tempo lontano e vicino, suggerita dalla convinzione che il XX secolo è stato il secolo del talento delle donne, l'epoca in cui la loro voce, ribellandosi a un lungo silenzio, ha illuminato con una luce nuova il mondo delle emozioni e dei corpi. Per questo c'è anche una pittrice, Frida Kahlo, che lavorando sul suo corpo ha proposto un'immagine sconosciuta e sorprendente della femminilità.

Immagine di copertina © Daniele Molajoli

samantha-terrasi

Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.
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Scrittori: intervista a Livio Leoni

Scrittori: intervista a Livio Leoni

Scrittori: intervista a Livio Leoni

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Livio Leoni, autore del romanzo Il narratore di sogni, Youcanprint, 2018. Una storia d'amore che intreccia generi diversi, tra il Giappone e l'Italia.

Buongiorno Livio Leoni, e benvenuto nel blog Gli scrittori della porta accanto – Non solo libri. Per rompere il ghiaccio, visto che ci troviamo in un caffè letterario virtuale, permettimi di offrirti virtualmente un caffè, un tè, una tisana, una bibita fresca o… cosa preferisci?

Un caffè va bene, ma solo se mi permetti di prepararne uno anche per te, siccome al momento il mio lavoro principale è in un bakery cafe. Grazie a voi per l'opportunità.

Come sei capitato sul nostro blog e perché hai deciso di affidarti a noi per la promozione del tuo libro?

Ero alla ricerca di siti che si occupano di libri ed il Vostro mi è parso quello meglio organizzato, offrendo tanti servizi diversificati ed uno spazio per gli autori anche emergenti, come questo. Complimenti.

Grazie! Ora che abbiamo rotto il ghiaccio raccontaci qualcosa di te. Qual è quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti spinge a scrivere nella vita di tutti i giorni: cosa ti affascina e ti ispira?

A dire la verità non avevo mai pensato concretamente di scrivere un romanzo finché un giorno mi è venuta in mente un’idea per una storia. Sono però sempre stato appassionato di libri e soprattutto di cinema e credo che, forse, tutta questa “creatività accumulata” negli anni doveva in qualche modo uscire. Dopo un paio di mesi quell’idea continuava a bussarmi alla mente ed una coincidenza mi ha aiutato: un periodo di riposo forzato a causa di un piccolo intervento mi ha concesso il tempo necessario per cominciare a scrivere quello che poi è diventato Il narratore di sogni.

Il narratore di sogni: Livio Leoni ci racconti il perché di questo titolo?

Innanzitutto non sono partito dal titolo per scrivere il romanzo, ma questo, come altri dettagli, sono arrivati autonomamente durante la narrazione. Il titolo fa riferimento ad un personaggio misterioso del libro che ha un rapporto particolare con i sogni e gli incubi altrui: questi s’insinuano nella sua testa e lui, per liberarsene, li “dipinge” in aria con una sorta di danza. E quando questo titolo è arrivato mi sembrava perfetto per il romanzo, perché portava con sé varie sfaccettature. E così anche Il narratore di sogni è un mix di generi, quali romance, avventura, thriller e dramma, che fortunatamente finora ha emozionato chi lo ha letto.

Fabrizio Caramagna afferma che “ogni libro è un viaggio, e l’unico bagaglio che portiamo con noi è l’immaginazione”. Vuoi raccontarci qualche curiosità su Il narratore di sogni?

A proposito di viaggi, un’altra coincidenza mi ha accompagnato nella scrittura del romanzo. Nel libro la storia di una coppia di ragazzi giapponesi si intreccia a quella di due ragazzi italiani che si sono appena innamorati. Per motivi differenti ed entrambi legati ai sogni le due coppie verranno divise. Nella disperata ricerca di ricongiungersi, i ragazzi partiranno per un viaggio che li porterà a scontrarsi con una pericolosa organizzazione criminale che è alla ricerca di uno strano individuo da cui sembrano dipendere le sorti di tutti: il narratore di sogni. Mesi dopo aver deciso di ambientare una parte del libro in Giappone, ho avuto l’inaspettata fortuna di poter visitare questo paese meraviglioso.

Come intendi impostare la promozione dei tuoi libri: ti impegni personalmente in presentazioni presso biblioteche, librerie, centri culturali e assessorati alla cultura, oppure preferisci il web o, tutte le soluzioni possibili purché se ne parli?

Cerco di perseguire tutte le strade possibili. Le librerie della mia città mi hanno già invitato per un firma copie. Tanti blog su internet mi stanno aiutando ed ogni volta mi emoziono a leggere i loro commenti che finora sono stati tutti positivi. Sto anche studiando un’idea per fare una presentazione originale.

Intendi iscrivere il tuo romanzo Il narratore di sogni a concorsi o premi letterari?

Come anche nel mondo dell’editoria, non è sempre facile distinguere i concorsi seri da quelli meno seri. Se ne avrò la possibilità, lo prenderò in considerazione.

Livio Leoni che tipo di lettore è: preferisce sfogliare le pagine dei libri, annusando il profumo delle pagine, oppure si è lasciato sedurre dalle nuove tecnologie e preferisce gli ebook?

Per i libri non mi sono ancora tecnologizzato, preferisco tenere in mano il libro e sfogliarlo. Mi piace anche andare in libreria e lasciarmi colpire dalle copertine. A tal proposito, permettimi di ringraziare Vincenzo “Dippi” Di Filippo, ottimo disegnatore, che ha creato la mia. Comunque valuto di realizzare anche l’ebook.

Progetti per il futuro: ci sono nuovi lavori in corso, nuove pubblicazioni o ambizioni particolari?

Il sogno, per rimanere in tema col libro, è quello di riuscire a far diventare la scrittura un lavoro. Chissà che non ci riesca con il prossimo romanzo che prima o poi comincerò a scrivere, perché ho già un’idea per una bella storia. Ora però continuo a concentrarmi sulla promozione di questo.

Livio Leoni, ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi il tempo di questa intervista e, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo ultimo libro, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!


Il narratore di sogni

Il narratore di sogni

di Livio Leoni
Youcanprint
Narrativa
ISBN 978-8827807941
cartaceo 16,06€

Sinossi
Italia. Chi è quell'ostinata ragazza e perché è così attratta da quel misterioso indiano e dalla sua bizzarra danza? Sono le domande che attraversano la mente di Lee, ormai innamorato di lei. Giappone. 'Come posso aiutare Chieko e salvarla dalla pericolosa morsa di sogni che sembra stringersi sempre più stretta intorno a lei?', si chiede preoccupato Kato, il suo ragazzo. Pronti a tutto per ricongiungersi alle persone amate, i due giovani dovranno partire per un viaggio durante il quale le loro storie si intrecceranno a quella di una pericolosa organizzazione senza scrupoli che è alla ricerca del misterioso indiano da cui sembrano dipendere le sorti di tutti: il narratore di sogni. Una storia d'amore che intreccia generi diversi, quali l'avventura, l'azione e il thriller, a riferimenti alla cultura pop anni '80 e '90. Allo stesso modo i personaggi, che trovano la forza di combattere per ciò a cui più tengono nell'emozione che scalda i loro cuori, scopriranno come le loro vite siano indissolubilmente collegate le une alle altre come le tessere di un incredibile puzzle.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
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Barcellona in auto coi bambini

Barcellona in auto coi bambini

Barcellona in auto coi bambini

Mamme in viaggio Di Elena Genero Santoro. Un viaggio a Barcellona, in macchina da Torino, tra l'architettura incredibile di Gaudi, la Rambla e i quartieri paesani. Per sentirsi a casa.

Cosa si può raccontare di una vacanza a Barcellona? Cosa si può dire della città più turistica del mondo che non sia già noto?
Anche quest’anno è proseguito il mio impegno di far conoscere il mondo ai miei bimbi. Volevo stupirli con effetti speciali, mostrando loro qualcosa di così diverso da ciò che vedono di solito che non potessero dimenticarselo.
La scelta è ricaduta su Barcellona perché erano tredici anni che non ci andavo e volevo dare un’occhiatina, vedere cos’era cambiato. E poi perché io sono una patita di Antoni Gaudi, ho iniziato ad amarlo nel 1998 quando me l’hanno fatto studiare a ingegneria edile e ho proseguito negli anni. Perché tutto quel colore e quelle forme antropomorfe, il parto di una fantasia geniale e feconda, di una creatività esuberante, per me sono sempre stati il meglio del meglio. 
E anche perché quando mia figlia ha visto sul web una simulazione di come doveva diventare la Sagrada Familia è rimasta esterrefatta.

PIANIFICA UN VIAGGIO

Guida turistica
Hotel
Volo

Abbiamo raggiunto Barcellona da Torino in auto, per avere la possibilità di muoverci a nostro piacimento e di girare. 

Questo per dire che la metropolitana non l’abbiamo presa mai e non rientra nelle nostre esperienze. La viabilità a Barcellona, per lo meno ad agosto, è ottima. I viali sono larghi, i parcheggi si trovano, basta pagare, e si gira benissimo.
L’ho riscoperta come una città ariosa, rilassata, che nulla aveva da spartire con la Parigi tesa e cupa che ho visitato l’anno scorso, dove c’erano guardie armate ovunque.


A Barcellona, nonostante l’attentato del 17 agosto 2017, non so se a torto o a ragione, non c’era nemmeno un poliziotto e l’atmosfera era veramente rilassata per tutti.
Non so se sia una percezione mia, o se è cambiato qualcosa nella città, ma mi pare che Barcellona abbia rimosso il velo scuro che trovavo avesse prima. Forse si è evoluta, (per tante cose gli spagnoli mi sono sembrati molto più avanti di noi), forse si è liberata di un certo bigottismo. Forse ha restaurato qualche monumento corroso dallo smog. Non lo so, eppure mi è parsa più chiara.

Noi comunque alloggiavamo in un paese vicino, a Cardedeu, quindicimila anime e un centro per niente turistico, con piccoli negozi che alla domenica stanno chiusi e ad agosto chiudono per ferie.

Cardedeu si è animato con processioni ed eventi dal 10 al 15 di agosto, perché in Catalonia il Ferragosto è molto sentito. Nel pomeriggio di Ferragosto, in cui mi sono guardata bene dal raggiungere Barcellona, c’è anche stata la sfilata, che si compone essenzialmente di tre momenti: le maschere di cartapesta (senza carri, le maschere, imponenti, sono indossate da persone che camminano a piedi), la danza con i bastoni, e i diavoli che sparano petardi. Ignoro il significato di queste figure, più profane che sacre, in verità – non c’è alcuna Madonna in processione – ma a Cardedeu ci hanno mostrato in piccolo quello che sicuramente hanno fatto a Barcellona mille volte più grande e che avevo già visto nel 2005.
Comunque a Cardedeu, dove avevo affittato una casa stupenda sul circuito di Airbnb, ho avuto la conferma di quello che tutti mi hanno sempre detto: la Spagna è il paradiso del celiaco. Su una decina di roulotte da streetfood di Ferragosto, due avevano cibo senza glutine. Un sogno per me e mia figlia.

Ma torniamo a Barcellona. Per chi come me è amante di Gaudi, la visita alla Sagrada Familia e alle altre opere è d’obbligo.

Ma torniamo a Barcellona. Per chi come me è amante di Gaudi, la visita alla Sagrada Familia e alle altre opere è d’obbligo. 

L’unico problema è che tutto costa parecchio e possibilmente deve essere prenotato via internet almeno il giorno prima, con l’ingresso a una determinata ora.
Questo ci ha portato a rinunciare alle case Milà e Battlò, perché ogni biglietto costava tra i venti e i trenta euro a testa: io e mio marito le avevamo già viste, i bambini non le avrebbero apprezzate.
Anche il parco Guell, un tempo gratuito, ora è a pagamento nella parte centrale, che al momento è pure, in parte cantiere: l’abbiamo scartato. C’è invece una porzione di parco accessibile a chiunque. Quella merita una passeggiata, anche per l’aria limpida e la visuale. Con pochi euro inoltre si accede alla casa di Gaudi nel parco, anche quella vale un’occhiata e il giardino è stupendo, rilassante, ben organizzato. Ci sono dei tunnel di rampicanti nei quali si può entrare, sembrano usciti dalle fiabe.
Alla Sagrada Familia, l’opera infinita di Gaudi, non abbiamo rinunciato. L’esterno è ancora tutto in divenire, ma l’interno è concluso. È un bosco di colonne, arbusti e foglie sono stilizzati; gli elementi strutturali, quando furono pensati, erano altamente innovativi e di difficile realizzazione. Ma la meraviglia sono le vetrate, lunghe, ampie, di tutti i colori. È stata un’emozione tornarci, l’ultima volta che avevo messo piede nella Sagrada Familia mancava ancora la copertura, invece adesso è una vera chiesa.
Mi sono chiesta a lungo se portare i miei figli là non fosse stato troppo. Cioè, alla loro età, con la loro esperienza parziale, tutta quella maestosità non poteva venire colta. Per loro la Sagrada Familia era una grossa chiesa e le altre opere di Gaudi semplicemente delle case. Non ero certa che potessero apprezzarne la loro particolarità con il resto dell’architettura, non avendo metri di paragone. Eppure qualcosa è rimasto loro, e ancora adesso hanno in mente Gaudi. Abbiamo letto la storia della sua vita su un libro per bambini, che in realtà era presentata in maniera abbastanza triste e sconsolata. Comunque, anche a scuola qualcosa hanno raccontato.

Casa  Battlò e parco Guell

Ma la vera scoperta in Barcellona è stato il museo della scienza di CosmoCaixa.

Dopo aver scartato l’acquario di Barceloneta, perché costava una cifra importante a fronte del fatto che i miei bimbi di acquari ne hanno già visti più d’uno, da Genova a Cherboung in Normandia, in una giornata uggiosa ci siamo trovati in questo museo la cui visita ci ha preso un pomeriggio intero, per la favolosa cifra di otto euro totali (quattro euro gli adulti, zero i bambini).
A CosmoCaixa ci sarebbero state anche delle attività a pagamento aggiuntive, tipo il planetario, ma non abbiamo avuto tempo. Infatti parte inclusa nel biglietto era davvero vasta. Ci abbiamo trovato dentro di tutto, dai meteoriti ai fossili, dagli esperimenti di cinematica al diorama degli uomini primitivi. C’erano degli acquari con i pesci e anche la ricostruzione di un ambiente pluviale (mica piccolo). Ma il sollazzo assoluto da cui non riuscivamo più a staccarci era la zona dedicata ai robot di tutti i tipi: dai dinosauri animati ai robot interattivi che camminavano coi visitatori o che ci giocavano a memory.
Insomma, una scoperta veramente interessante, che ha appassionato i bambini avvicinandoli col gioco al percorso STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) che a me sta molto a cuore.

Un’altra attività interessante per i bambini è prendere la funicolare e andare fino al Tibidabo. 

La funicolare è già un’attrazione simpatica: queste due carrozze in discesa, una che sale una che scende, che si scambiano nel punto centrale nel percorso, dove il binario unico si sdoppia, è qualcosa che ai piccoli piace parecchio. Ma una volta lassù ci si trova a girare in un immenso luna park e ad avere a disposizione tutta la visuale di Barcellona. Poi alle spalle c’è anche la chiesa neogotica fondata dal nostro San Giovanni Bosco (che per me che sto vicino a Torino, è il santo della porta accanto), che è rappresentato in molte statue. La balconata antistante la chiesa è il punto più alto accessibile, tutta Barcellona sarà ai vostri piedi.

E poi si scende, si torna a terra, dove la Rambla è sempre la Rambla.

Con le sue statue viventi che sono sempre un’ispirazione, dove Passeig de Gràcia ha i negozi di lusso, dove il gelato italiano assomiglia a un gelato italiano, dove le vie sono una scoperta continua, dove il barrio Gotico è sempre un’emozione e dove si trovano quartieri che sono essi stessi città nella città.
Per esempio il Barrio Gràcia, in cui ci siamo trovati per caso l’ultima sera: ha il respiro di un paese, con una festa di paese. Le strade erano state addobbate con installazioni coloratissime. Ogni tratto di via era in gara con gli altri. Erano rappresentati vigneti, con grandi grappoli d’uva che pendevano da un soffitto di tralicci verdi. C’era il libro della giungla, con Mogwli, Akela e tutti gli altri, grandi personaggi, imponenti, verosimili, di carta pesta. In una via, in un cielo di fili di nylon blu e verdi, era rappresentato lo spazio con gli alieni. E ancora la campagna, con topi stilizzati fatti coi mouse dei computer e funghi di spugna dipinti con la vernice. Con materiali poco costosi e di recupero, erano state create delle atmosfere suggestive, che con le luci della notte erano ancora più intense. La folla apprezzava lo spettacolo, passeggiava, si fermava dove si poteva mangiare. Era stata allestita persino una tavolata. C’era chi si faceva dei selfie, chi girovagava e basta. Nella piazza si stava tenendo un concerto.
Ed è stato in quel momento che ci è dispiaciuto lasciare Barcellona: quando ne abbiamo scorto il risvolto più paesano, ci siamo sentiti a casa.



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Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
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Un capolavoro ritrovato di Francesco Hayez in mostra a Trento

Un capolavoro ritrovato di Francesco Hayez in mostra a Trento

Un capolavoro ritrovato di Francesco Hayez in mostra a Trento

Arte Di Lara Zavatteri. Sotto il cielo d'Egitto. Un dipinto considerato disperso di Hayez in mostra a Trento, al castello del Buonconsiglio, da novembre a febbraio 2019.

Sotto il cielo d'Egitto. Un capolavoro ritrovato di Francesco Hayez è il titolo della mostra che interesserà il castello del Buonconsiglio a Trento dal 9 novembre 2018 al 24 febbraio 2019, con un dipinto che, considerato smarrito per lunghi anni, è ricomparso e sarà esposto per concessione degli attuali proprietari.
Si tratta di un quadro ad olio della Madonna con Bambino durante la fuga in Egitto, dipinto da Francesco Hayez nel 1831, esposto nello stesso anno all'Accademia di Brera a Milano. Nel corso del tempo il quadro è appartenuto anche al mecenate Simone Consolati, per una cappella di famiglia. Lo stesso Consolati e la sua famiglia ebbero anche rapporti di collaborazione con il castello del Buonconsiglio e le sue collezioni.
Il castello conserva anche un'immagine del quadro, pubblicata dalla curatrice della mostra, Emanuela Rollandini, in un volume sulla cultura di tipo artistico di Matteo Thun, della famiglia di castel Thun, maniero da qualche anno riaperto al pubblico, sempre in Trentino, in valle di Non.
Per diverso tempo non si è saputo più nulla del quadro di Hayez fino al ritrovamento e alla concessione dei proprietari di metterloin mostra al Buonconsiglio.

Non sarà l'unica opera di Francesco Hayez in mostra a Trento. 

Accanto alla Madonna con Bambino nelle sale del castello sarà possibile effettuare un piccolo viaggio nella cultura e nei lavori del pittore, con altri due quadri a tema sacro e provenienti dall'ambito trentino e probabilmente anche con i disegni preparatori, i documenti e altro materiale del capolavoro ritrovato (richiesti all'Accademia di Brera) in modo da avere un quadro completo della storia del dipinto.
La mostra ha due temi. Da un lato il mecenatismo e la grande cultura di personaggi come Matteo Thun, che nel castello noneso accoglieva artisti ed intellettuali insieme alla madre, Donna Violante Martinengo Cesarasco Thun, dall'altra i rapporti tra il Trentino dell'Ottocento e i movimenti pittorici di Milano.

Chi era Francesco Hayez. 

Nacque nel 1791 a Venezia e morì a Milano nel 1882, fu il più autorevole esponente italiano della corrente romantica. Il suo quadro più famoso e conosciuto è probabilmente Il bacio del 1859, oggi alla Pinacoteca di Brera.
Di questo dipinto esistono diverse versioni, tra cui una con la ragazza che indossa non il tradizionale abito blu bensì bianco. I due innamorati sul tubo e sulle scatole dei cioccolatini Baci Perugina non vi dicono nulla? Si tratta, infatti, della rielaborazione del Bacio di Hayez per le confezioni dei celebri bonbon, curata dal direttore artistico di Perugina, Federico Seneca, negli anni Venti del secolo scorso.
Per tutti gli appassionati d'arte e di Francesco Hayez in particolare, l'appuntamento è al castello del Buonconsiglio a Trento a novembre.
Info sul castello del Buonconsiglio (e a breve sulla mostra), su castel Thun e altri castelli e mostre trentine su www.buonconsiglio.it.
Lara Zavatteri

Lara Zavatteri
Classe 1980, vive e lavora nel paese di Mezzana in val di Sole (Trentino). Iscritta all'Ordine nell'elenco dei pubblicisti dal 2000, scrive articoli di cultura, ambiente e attualità locale. È anche blogger e autrice di libri.
Guardando le stelle,Un cane di nome GiulianoRisparmia Subito!Amici per sempreCuor di Corteccia, Sopravvissuti, Youcanprint.
Reset, Photocity.it.
La strada di casa, Edizioni del Faro.
Agata. Come un funerale ti salva la vita, Youcanprint.
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