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Recensione: L'amore molesto, di Elena Ferrante

Recensione: L'amore molesto, di Elena Ferrante

Recensione: L'amore molesto, di Elena Ferrante

Libri Recensione di Stefania Bergo. L'amore molesto di Elena Ferrante (Edizioni e/o). Un intenso romanzo psicologico che ricostruisce una vicenda familiare, un tuffo nella Napoli degli ultimi 50 anni del '900.

È uno di quei libri che non mi è piaciuto di pancia ma di testa. L'ho digerito lentamente, anche se si legge in poco tempo. Mi aspettavo di venirne travolta come da un'onda anomala. Invece, non è stato plateale, mi ha conquistato piano da dentro, sommessamente, mano a mano che avanzavo con la narrazione.
La vicenda ha un'estensione temporale di qualche giorno con incursioni nel passato, ricordi che si mescolano con psichedeliche visioni oniriche.
Delia attende la madre, Amalia, che la sta raggiungendo in treno da Napoli. Fa una sosta in località Spaccavento e la chiama, in serata, dicendole che sta viaggiando con un uomo. È l'ultimo contatto che avrà con sua figlia prima di suicidarsi. Il suo cadavere verrà ritrovato il giorno dopo tra le onde, con addosso solo un reggiseno rosso.
Delia viene quindi richiamata a Napoli per il funerale di Amalia. E per cercare di scoprire di più sulla sua morte. Ma, sebbene venga dai più classificato come tale, L'amore molesto non è un thriller. Delia non indaga per dare un senso ai fatti recenti, Delia scava dentro se stessa finendo per dare un senso a quelli passati. L'amore molesto è un mirabile romanzo psicologico che ricostruisce una vicenda familiare – in particolare l'infanzia di Delia – e al tempo stesso è un tuffo nella Napoli degli ultimi 50 anni del secolo scorso, tra i rioni veraci.

L'amore molesto descritto da Elena Ferrante è violenza domestica, vendetta tra uomini consumata sul corpo delle donne, pedofilia, violazione dell'intimità. 

Molestie consumate tra le mura domestiche, nei retrobottega, sugli autobus affollati, a profanare gli intimi spazi personali. Un amore che è ossessione, possessione, desiderio sessuale. Donne piacenti che invadono lo spazio intorno a sé con la loro morbidezza solare, senza malizia, senza nemmeno volerlo – «riusciva a piacere senza lo sforzo e senza l'ambizione di piacere». Donne che non possono sorridere, nemmeno quando sembrano essere nate per farlo – «Per quel suo essere gradita lui la puniva con calci e pugni».
Mio padre non sopportava che ridesse. [...] Quella risata gli sembrava uno zucchero sparso ad arte per umiliarlo.
Elena Ferrante, L'amore molesto
Sembra di naufragare tra le emozioni e i ricordi di Delia, aggrappandosi a paradossi onirici e ai muri incrostati di Napoli. La violenza emerge dal passato. Così come la verità.

Elena Ferrante ci racconta con una prosa schietta una storia semplice ma psicologicamente ben costruita.

La ricostruzione che Delia fa della sua infanzia scuce la trama che la sua mente bambina ha tessuto per raccontarsi gli eventi di allora, mescolando ingenuamente immaginazione e realtà, non riuscendo più a distinguere l'una dall'altra – «L'infanzia è una fabbrica di menzogne che durano all'imperfetto». Dagli scantinati fetidi e vuoti di memoria emerge la sua storia, legata a quella di Amalia, indissolubili, a tal punto da confonderle, da vestirle con gli stessi abiti.
Il linguaggio è crudo, spoglio di inutili orpelli, diretto. Elena Ferrante narra senza sinonimi, senza imbarazzo, chiamando le cose col loro nome. La storia perde di linearità in qualche punto, accartocciandosi e tornando sui propri passi con nuovi punti di vista. Ma conquista piano, dando l'impressione di non volerlo fare. Come Amalia.

L'amore molesto

di Elena Ferrante
Edizioni E/O
Narrativa
ISBN 978-8866326403
Ebook 8,99€
Cartaceo 8,41€

Sinossi

Portato sullo schermo con successo da Mario Martone, L’amore molesto resta come uno dei romanzi italiani più importanti e originali degli ultimi anni. Un romanzo che ha rivelato il talento di Elena Ferrante, autrice schiva e lontana dai milieux letterari.
La trama ruota intorno al rapporto tra Delia e la madre Amalia, un rapporto madre-figlia scavato con crudeltà e con passione.
«Mia madre annegò la notte del 23 maggio, giorno del mio compleanno, nel tratto di mare di fronte alla località che chiamano Spaccavento...». Questo è l’incipit del romanzo.
Che cosa è accaduto ad Amalia? Chi c’era con lei la notte in cui è morta? È stata davvero la donna ambigua e incontentabile che sua figlia si è sempre immaginata?
L’indagine di Delia si snoda in una Napoli plumbea che non dà tregua, trasformando una vicenda di quotidiani strazi familiari in un thriller domestico che mozza il respiro.


Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
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Monologo di Robin William da L'attimo fuggente, di Weir

Monologo di Robin William da L'attimo fuggente, di Weir

Monologo di Robin William da L'attimo fuggente, di Weir

Cinema Di Tamara Marcelli. Da L'attimo fuggente di Peter Weir, il celebre monologo del professor Keating (Robin William): «Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse».

Carpe diem, cogliete l'attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita.
L'attimo fuggente è un film drammatico del 1989 di Peter Weir, con Robin Williams, Ethan Hawke, Robert Sean Leonard, Josh Charles e Gale Hansen, con musiche di Maurice Jarre e sceneggiatura di Tom Schulman.
Ambientato nel 1959, nello Stato del Vermont (Stati Uniti D'America), il film narra la storia di un professore di lettere che torna ad insegnare nel prestigioso collegio maschile Welton, dopo averlo frequentato da ragazzo. Saranno proprio la sua forte personalità e i suoi insegnamenti fuori dagli schemi a rappresentare un bivio, un input fondamentale per i suoi giovani allievi.
Ecco, in questa classe potete chiamarmi professor Keating o, se siete più audaci, "Capitano, o mio capitano".

Il titolo originario del film è Dead Poets Society, la setta dei Poeti Estinti. 

I ragazzi, infatti, dopo aver appreso dal professor Keating dell'esistenza di una vecchia congregazione di giovani poeti di cui lui stesso aveva fatto parte, decidono di ridarle vita e di notte, in una grotta vicina al collegio, si ritrovano per leggere le brani di Whitman, Shakespeare, Emerson, Thoreau e altri, scoprendo loro stessi la voglia di esternare i propri sentimenti, le proprie emozioni componendo brevi versi e recitandoli in gruppo. È così che per uno dei ragazzi si accenderà la scintilla del Teatro. Questa passione, travolgente e indiscutibile, sarà decisiva per tutti.
Siete capaci di mantenere un segreto? Eravamo un circolo ellenico, eravamo dei romantici e non le leggevamo le poesie, ne assaporavamo sulla lingua, la dolcezza. Lo spirito si elevava, le donne svenivano ed era così che nuovi Dei nascevano.
[...] Citando Walt Whitman: "O me, o vita, domande come questa mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti. Che v'è di nuovo in tutto questo, o me, o vita? Risposta: "Che tu sei qui, che la vita esiste e l'identità. Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso." Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso?

Film intenso e intriso di citazioni letterarie che permeano ogni respiro, ogni riflessione sulla vita, sul senso che noi le diamo. 

I versi accompagneranno i giovani protagonisti nel proprio cammino verso la consapevolezza di se stessi, dei propri sogni e del proprio senso.
Film drammatico e coinvolgente.
Interpretazione magistrale del grande Robin Williams e di tutti gli attori.
Le musiche, dense di carica emotiva, scandiscono i pensieri accompagnandoli nel viaggio, fino all'ultima nota.
Due strade trovai nel bosco ed io, io scelsi quella meno battuta: ed è per questo che sono diverso.

Il monologo del professor Keating.




Venite amici, che non è tardi per scoprire un nuovo mondo. Io vi propongo di andare più in là dell'orizzonte e, se anche non abbiamo l'energia che in giorni lontani mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi: unica eguale tempra di eroici cuori, indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere...
L'uso più grande che si possa fare di una vita è spenderla per qualcosa che durerà più a lungo di essa, andando sempre contro vento. Solo così è possibile alzarsi in volo...

Tamara-Marcelli

Tamara Marcelli
Artista poliedrica, eccentrica, amante dell'arte in tutte le sue forme. Una sognatrice folle. Ha studiato Lettere e Tecniche dello Spettacolo, canto e recitazione per oltre dieci anni e ha lavorato come attrice in alcuni importanti Teatri del Lazio. Scrive poesie, romanzi, testi teatrali, articoli e saggi.
Il blu che non è un colore, Gli Scrittori della Porta Accanto (seconda edizione).
Il sogno dell'isola, Gli Scrittori della Porta Accanto (seconda edizione).
Ponti sommersi, Gli Scrittori della Porta Accanto.
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Recensione: La morte di Penelope, di Maria Grazia Ciani

Recensione: La morte di Penelope, di Maria Grazia Ciani

Recensione: La morte di Penelope, di Maria Grazia Ciani

Libri Recensione di Davide Dotto. La morte di Penelope di Maria Grazia Ciani (Marsilio). Il mito, se interrogato, risponde rivelando personaggi che sono archetipi, e archetipi che diventano personaggi.

La morte di Penelope è un romanzo che si muove all’interno del mondo classico. Opera un disvelamento progressivo delle vicende tramandateci assecondando la natura del mito il quale, se interrogato, risponde.
Vi è, nel racconto di Maria Grazia Ciani una moltiplicazione di punti di vista che ruotano intorno ad alcune possibilità:
  • Ulisse è tornato o non è tornato in tempo
  • Ulisse è tornato immediatamente prima o immediatamente dopo l’avvenuto spodestamento
  • Penelope ha aspettato o non ha aspettato Ulisse fino all’ultimo.
Si approfondiscono le pieghe dei personaggi a noi noti, rispettando i ruoli ed evitando di dar voce a chi non la merita. Ciò perché il mito classico non ha velleità democratiche; se si dà voce ad Antinoo, gli altri Proci è bene che tacciano. E tacciono pure le ancelle le quali, si dice, Penelope non sopportava.
Se chiunque e tutti calcassero la scena, troppi pretenderebbero il proprio quarto d’ora di attenzione «domandando giustizia e presentando ricorso», come avviene del resto in un libro di Margaret Atwood.


Se non Omero ma Shakespeare avesse scritto di Ulisse e di Penelope, vedremmo sulla scena autentiche calamite che attrarrebbero su di sé caratteristiche (complesse ma non multiformi) di cui non potrebbero mai spogliarsi. 

È il caso di Otello che non può svestirsi dei suoi panni, di Jago, di Amleto. Qualcuno ha parlato di caratteri senza volto (così W.H. Auden, Lezioni su Shakespeare, Adelphi ).
Così argomentando, Ulisse sarebbe stato sempre Ulisse, Penelope non sarebbe mai andata oltre Penelope.
Quelle di Omero sono invece figure assai plastiche. Alcune indistinte e indistinguibili. Altre sono Ulisse, Penelope, Antinoo, Euriclea, persino il vecchio cane Argo.
Antinoo si confronta con Ulisse fino a confondersi nel ruolo di sovrano di Itaca qualora questi non tornasse. Penelope può incoraggiare o no le pretese dell’uomo, detronizzando (con un nuovo matrimonio) il marito: un vero gioco di ruoli in cui noi stessi, nel corso della nostra esistenza, considerando eventi e circostanze, potremmo essere Antinoo, ma anche Ulisse, oppure Proci, ancelle o membri di equipaggio. Dinamici, complessi, a volte interscambiabili sono i rapporti tra:
  • Antinoo e Ulisse
  • Antinoo e Penelope
  • Penelope e i Proci
  • Penelope e Ulisse

Una domanda urgente serpeggia tra le righe: «Chi aspetta, Penelope, veramente?»

Antinoo può diventare il nuovo Ulisse grazie all’ambivalenza di Penelope, donna, regina e isola al tempo stesso. Se Ulisse non dovesse tornare le conquisterà in un colpo solo.
Non si deve dare per scontato ciò che Penelope ha in comune con il maestro d'inganni:
Furba sì, mai ingenua o impacciata. Una sorta di compensazione, forse, per un'apparenza modesta. Che però non mi impediva di affascinare, a mio modo con la parola, e di conquistare, con l'astuzia, gli uomini.
Con il consorte condivide non la doppiezza ma un genere di ambiguità tinta di un’astuzia che la spinge a soppesare le possibilità e le consentono di governare a lungo l'isola.

Tergiversano, comunque, entrambi: Ulisse non torna e lei procrastina a lungo la scelta dell’unico pretendente. 

Quelli che si danno ai bagordi «e si abbandonano agli istinti più bassi», in combutta con le ancelle, non contano. Al contrario di Antinoo non vedono e nemmeno cercano la donna dietro il velo.
Penelope può scegliere se continuare a giocare d’astuzia o d’azzardo, magari spodestando il re che non torna divenendo usurpatrice a sua volta, meritandosi una delle frecce scoccate.
In conclusione, questo è un assaggio del continuo e costante disvelamento di personaggi che si trasmutano in archetipi. O di archetipi che diventano personaggi quando cade un velo e si riconoscono palesandosi, più che agli altri, a loro stessi.


La morte di Penelope

di Maria Grazia Ciani
Marsilio
Romanzo breve
ISBN 978-8829700684
Cartaceo 10,20€
Ebook 7,99€

Sinossi

La storia si svolge a Itaca, il tempo è quello del mito; ogni notte la tela, come una quinta teatrale, unisce e separa, incessantemente. Più ossessione che pazienza. Tre personaggi si muovono in questo romanzo di Maria Grazia Ciani. Penelope, Antinoo e Ulisse. Non ombre, ma corpi. Corpi che esitano. Penelope è rimasta, Antinoo è arrivato, Ulisse è tornato. Penelope l'ha aspettato. Ma l'attesa, più che un tempo, si è rivelata uno spazio, e lo spazio è stato occupato da Antinoo, principe e pretendente. Che cosa succede quando l'ospite si sostituisce all'atteso? Che cosa accade ai miti, a Penelope e Ulisse, e a noi? Dell'uomo Ulisse sappiamo molto, della donna Penelope - che se ne sta, impenetrabile e irraggiungibile, a guardia della fedeltà coniugale - assai meno. Eppure, quando Ulisse parte, lei non ha nemmeno vent'anni, e come tutti, a un certo punto, dovrà pure aver cercato un sorriso... Riprendendo e ampliando una versione narrata da Apollodoro, Maria Grazia Ciani, grecista e traduttrice dell'Odissea, ci regala una Penelope inedita e segreta, attraverso il volto, i gesti e il desiderio di una delle figure più celebri e affascinanti della mitologia.
Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.
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Scrivoteca: un sondaggio di mercato in cambio di editing gratuito

Scrivoteca: un sondaggio di mercato in cambio di editing gratuito

Scrivoteca: un sondaggio di mercato in cambio di editing gratuito

Professione scrittore Di Riccardo Bruno. Ti interessa avere una valutazione gratuita del tuo manoscritto o l'editing gratuito di 30 cartelle? Partecipa al sondaggio di mercato di Scrivoteca.

Sono Riccardo Bruno, il responsabile e coordinatore dell’agenzia di scrittura Scrivoteca ed esercito la professione di editor freelance e consulente editoriale dal 2014 – seppur per diverso tempo sotto diversa denominazione (Scripta Manent) –, collaborando anche con Gli Scrittori della Porta Accanto ormai da due anni.
Nel maggio 2019 ho iniziato a operare sotto la sigla Scrivoteca, puntando più di prima – in virtù di una formazione continua e di un costante confronto con gli scrittori – al miglioramento qualitativo delle mie prestazioni professionali e a un ampliamento della gamma dei servizi offerti.
Impegnato da vent’anni nel campo editoriale, ho assistito nell’ultimo quinquennio ad un boom dell’offerta online di servizi di editing freelance. Per moltissimi editor pubblicizzarsi e cercare clienti online ha infatti permesso di abbattere i costi e di ampliare il proprio pubblico, consentendo di rimodulare le tariffe decisamente verso il basso.

Boom dell’offerta online di servizi di editing freelance.

Tali fattori innovativi stanno però creando problemi: trovare e contattare online un editor (e spedirgli un voluminoso manoscritto) è molto semplice, come pure sono agevolissimi i pagamenti (tramite bonifici, PayPal, PostePay e quant’altro) ma – volendo sorvolare sulla perdita di contatto umano diretto che spesso incide sulla negoziazione commerciale – c’è da dire che proprio grazie alla facilità di creare una presenza online il mercato si è affollato di editor freelance (o sedicenti tali), la competizione è diventata spietata, i prezzi si abbassano – addirittura si ha notizia di case editrici che, per la correzioni di loro romanzi in uscita, ingaggiano editor freelance promettendo un compenso a percentuale, in base ai libri venduti, come se gli editor (e non gli editori) fossero responsabili dell’andamento delle vendite dei libri.
Spesso, proprio a causa della disintermediazione non si riesce a valutare bene la persona (“Perché Tizio sarebbe migliore di Caio?”) che si ha (virtualmente) di fronte e poi... La fregatura è dietro l’angolo.

«Come posso capire se fidarmi o meno di una persona che non incontro di persona?»

Grazie alla tecnologia il contatto tra offerta e domanda è cioè senza intermediari, ma raramente face-to-face – io stesso non ho mai visto di persona il 90% dei clienti incontrati online. A patto che sappia fare il suo mestiere, beninteso.
Se non si vuole guardare agli Usa, la storia dell’editoria e della letteratura italiane sono zeppe di editor – spesso a loro volta grandi autori – che sono intervenuti in maniera decisiva sulle opere di scrittori.

Per tradizione, il rapporto editor-autore è contrastato (l’«amore-odio» Carver-Lish docet), ora questa ‘mutazione’ del mercato non ha fatto altro che aggiungere diffidenza a un rapporto già difficile di suo.

Convinto dell’importanza della fondamentale funzione dell’editor come pure della delicatezza del momento che questo settore sta attraversando, ho deciso di interpellare direttamente gli scrittori per tentare di capire lo stato dell’arte della situazione e cioè:
  • Com’è percepito oggi l’editor (inteso sia come singolo professionista che come azienda/agenzia)?
  • Quali sono le esigenze degli Scrittori?
  • Quali sono le prospettive future di questo settore specifico?
Ecco quindi i motivi di questo sondaggio.

Scrivoteca: un sondaggio di mercato in cambio di una valutazione del proprio manoscritto o dell'editing gratuito di 30 cartelle.

Il sondaggio che vi propongo è un semplice modulo che lo scrittore interessato può compilare liberamente, senza limiti di lunghezza alle sue risposte.
Per ricevere la scheda di valutazione gratuita di una tua opera oppure l'editing gratuito di 30 cartelle – per cartella intendo la pagina standard di 2000 battute, spazi compresi – di una tua opera, è sufficiente compilare il seguente form fornendo i dati anagrafici di base (gli opzionali restano alla scelta) e rispondere ad almeno nove domande del sondaggio (alcune sono obbligatorie). Ovviamente non posso obbligare a rispondere a tutte le domande, ma ciò è ovviamente auspicabile.
Grazie per la collaborazione!




Riccardo Bruno
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Claudio Pelizzeni presenta: Il silenzio dei miei passi

Claudio Pelizzeni presenta: Il silenzio dei miei passi

Claudio Pelizzeni presenta: Il silenzio dei miei passi

Presentazione Libri Intervista a cura di Andrea Pistoia ed Elisa Aggio. Dopo L'orizzonte ogni giorno un po' più in là, Il silenzio dei miei passi (Sperling & Kupfer), il nuovo romanzo di Claudio Pelizzeni sul Cammino di Santiago.

Claudio Pelizzeni alcuni anni fa ha rivoluzionato la sua vita: da stressato bancario ha scelto di diventare un instancabile viaggiatore. Ha così girato il mondo per quattro anni senza usare aerei. Da quell’impresa ha scritto il suo primo libro L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là. Dopo il successo del romanzo, e dopo un seguente viaggio zaino in spalla, ha pubblicato Il silenzio dei miei passi, incentrato sul Cammino di Santiago e su come l’ha affrontato in completo silenzio.

Il silenzio dei miei passi

di Claudio Pelizzeni
Sperling & Kupfer
Memoir di viaggio | Non-fiction
ISBN 978-8820067182
cartaceo 14,36€
Ebook 9,99€

Sinossi

«Sono un pellegrino sul Cammino di Santiago di Compostela. Ho scelto di percorrerlo facendo voto di silenzio: pertanto tu parlami, ma io potrò comunicare con te solo scrivendo.» Con questo biglietto, scritto in cinque lingue, Claudio Pelizzeni ha percorso a piedi gli oltre duemila chilometri che separano Bobbio, nell'Appennino piacentino, da Santiago di Compostela. Tantissime sono le persone che ogni anno intraprendono «il Cammino», il viaggio per eccellenza: c'è chi lo fa come pellegrinaggio della fede e chi lo affronta in chiave laica, come tappa simbolica di un percorso personale o, più semplicemente, come esperienza immancabile nel curriculum di un viaggiatore che si rispetti. Per Claudio il Cammino di Santiago ha rappresentato un ritorno alla purezza del viaggio: «gli incontri, le persone, la vita, quella vera. Camminare lento, secondo le stagioni e il ritmo del sole». È stato un disconnettersi dal mondo virtuale che ormai segna le sue - e le nostre - giornate, per tornare ad ascoltare se stesso, il suo corpo e i suoi pensieri. Senza parlare, per aprirsi totalmente agli altri: pronto ad accogliere le storie di chi avrebbe incontrato lungo la strada. Se è vero che il viaggio è metafora della vita, nel Cammino la vita ritrova la sua essenza: affrontare la solitudine ma anche condividere col prossimo; accettare la sofferenza del corpo ma anche emozionarti per le cose più semplici; metterti in dubbio e credere in te stesso, cadere e rialzarti mille volte, pur di raggiungere quella meta, quel sogno che ti guida come un faro. «Perché la forza non è nei tuoi passi, ma dentro di te.»



L'autore racconta



Ciao Claudio, partiamo innanzitutto con qualche domanda generica legata al fatto che sei stato, prima di un pellegrino sul Cammino di Santiago, un viaggiatore che ha attraversato gran parte dei continenti e paesi del mondo. Quali paure avevi (durante il giro del mondo e il Cammino), che si sono rivelate infondate o che ti si sono inaspettatamente presentate?

Premetto che non bisogna avere paura della paura, dato che a volte ti fa persino prendere le decisioni migliori e ti salvaguarda dai pericoli, ma farsela amica.
Devo però ammettere che, per quanto riguarda il mio viaggio in giro per il mondo, più che altro la mia era paura che mi sarebbe successo qualcosa, specialmente quando mi trovavo all’altro capo del mondo o in città particolarmente pericolose (sul momento mi viene in mente il nord del Brasile e in special modo Belém). Invece il Cammino l’ho affrontato senza particolari paure o apprensioni.


Ci sono state delle città che ti hanno trasmesso un’emozione forte? Ad esempio, a quale assoceresti la parola “felicità”?

Sicuramente Sidney, in quanto per me rappresenta un modello ideale di città; c’è tanta natura, rispetto per l’essere umano, buona qualità della vita e un sistema politico e sanitario funzionante. Ma l’associo anche per un traguardo personale, dato che, durante il mio giro del mondo senza spostarmi con gli aerei, è stato il paese più difficile da raggiungere.

In quale nazione (esclusa l’Italia) o città passeresti stabilmente la tua “vecchiaia”?

Come città sceglierei appunto Sidney. Ma, in tutta onestà, prediligo di più la natura al caos cittadino. Quindi il mio sogno sarebbe quello di mollare tutto il prima possibile e ritirarmi nei boschi della Patagonia, seguendo i ritmi della natura e riducendo al minimo i ritmi caotici di questa società, deleteri per lo spirito e il corpo.

Nei tuoi viaggi suppongo ti siano accaduti episodi che non hai potuto raccontare in L'orizzonte ogni giorno un po' più in là e Il silenzio dei miei passi per esigenze editoriali o per altre ragioni. Ce n’è uno particolarmente curioso e originale che ti piacerebbe condividere con i nostri lettori?

Nel romanzo sul Cammino ho raccontato praticamente tutto, dato che durante il pellegrinaggio ho passato il tempo perlopiù a camminare.
Per quanto invece riguarda il giro del mondo, un episodio divertente che mi è accaduto è stato nella giungla. In pratica, un tatuatore una mattina ha deciso di voler realizzare un tatuaggio sul mio braccio usando una foglia di banana e collegando la macchinetta al motore della jeep. Ma ciò che rende il tutto ancora più comico e surreale è stato che il ragazzo era sotto effetto di funghi allucinogeni e me l’ha realizzato senza neppure fare prima uno schizzo a penna sulla pelle. A conti fatti non è uno dei tatuaggi più belli che possiedo ma è certamente uno dei più significativi.


Hai girato per le scuole condividendo ciò che sei e ciò che hai vissuto. Oltre a raccontare le tue avventure, cosa ci tenevi a trasmettere loro?

Ho avuto l’onore di parlare con studenti di ogni età, dalle elementari all’università, e la mia priorità è sempre stata quella d’insegnare loro a porsi sempre domande scomode ma soprattutto l’importanza di realizzare i propri sogni e di coltivare i propri talenti. Questo perché ognuno di noi possiede un talento ma spesso è difficile scoprirlo e coltivarlo, specialmente a causa di questa società che ci spinge ad accantonare i nostri desideri.

Claudio Pelizzeni, passiamo adesso al tuo ultimo libro Il silenzio dei miei passi e al Cammino di Santiago. Quando hai deciso di scriverlo? Era già il tuo obiettivo prima d’intraprendere il pellegrinaggio o l’hai maturato durante o una volta concluso?

L’avevo deciso prima. Anzi, vi dirò di più, ho affrontato questa nuova avventura già con l’ottica che sarebbe diventata un libro. Tutto ha avuto inizio quando mi ero prefissato l’obiettivo di scrivere una storia forte e ricca di significato ma sotto forma di diario. Riprendendo la mia lista dei desideri da realizzare, mi è saltato all’occhio il Cammino di Santiago da compiere in silenzio. Quando poi ho visto che tutti gli impegni s’incastravano perfettamente per rendere questo mio sogno realtà, allora ho capito che quella era la strada giusta da seguire.

Ti eri imposto di scrivere durante il Cammino o ti sei preso solo pochi appunti e poi hai messo tutto nero su bianco quando sei tornato in Italia?

Tre quarti del libro, ovvero fino a Pamplona, è stato scritto sul campo. Quando però mi sono trovato sul Cammino francese con altre persone ma soprattutto con vari imprevisti, fisici e di maltempo, è diventato improponibile portare avanti questo fioretto in quanto, arrivavo in albergo, ero stanco morto!
Senza contare che, dato il mio voto di silenzio, dovendo comunicare tutto il giorno attraverso la scrittura, ero veramente stanco di protrarre il tutto anche durante la serata. Di conseguenza, l’ultima parte del manoscritto l’ho conclusa una volta rientrato in Italia.

Come mai, tra tanti cammini che ci sono al mondo (pensiamo anche solo, stando in Italia, alla Via Francigena), hai scelto proprio quello di Santiago? Non t’incuriosiva affrontarne uno sconosciuto ai più o alternativo?

Ho conosciuto tante persone che hanno compiuto il Cammino di Santiago. Erano rimaste entusiaste, tanto dal pellegrinaggio in sé quanto da ciò che aveva insegnato loro, a livello interiore. Tutto questo mi ha incuriosito e spinto ad affrontare questa esperienza per assaporare le stesse sensazioni ed emozioni.
Senza contare che ho conosciuto alcuni pellegrini saccenti e arroganti, i quali si credevano dei tuttologi di viaggio solo perché l’avevano concluso. Di conseguenza volevo metterci il naso per farmi un’opinione soggettiva del tutto.
Infine, compiere il Cammino ormai è un must, un classico, un qualcosa che si deve fare almeno una volta nella vita in quanto è un’esperienza intensa che ti arricchisce profondamente.

Qual è stato il più bel pensiero durante il Cammino?

In realtà erano più pensieri: la consapevolezza che mi avvicinavo un po’ di più alla meta, che stavo affrontando e superando ogni ostacolo guidato solo dalla mia forza di volontà ma soprattutto che il Cammino è sì un percorso di fede ma soprattutto verso se stessi e le proprie capacità.

Hai affrontato il Cammino in silenzio per ascoltare meglio te stesso e il mondo. Ma in tutto questo silenzio, qual è stato il suono più bello che hai udito?

Ce ne sono tanti, in un Cammino del genere. Ma sopra ogni cosa, direi l’acqua che scorre, perché sapevo che potevo ricaricare la borraccia [n.d.r. Claudio scoppia a ridere di gusto]. Sembra incredibile, ma solo ascoltando il suo rumore mi sentivo già dissetato!

Parliamo anche del tuo sempre presente problema: il diabete. Che difficoltà hai trovato durante il Cammino? E quali sono i “miti da sfatare” per un diabetico che lo affronta in solitaria?

Di problemi ne ho avuti tanti.
Rispetto al giro del mondo, il Cammino è impegnativo perché è uno sforzo continuo e prolungato per dieci ore al giorno. Quindi il tuo pensiero fisso è il diabete e come tenerlo sotto controllo.
Anche se per l’ennesima volta ho dimostrato che non è un limite, ammetto che sia stata una bella seccatura.
Sia chiaro, il Cammino lo puoi affrontare anche se hai il diabete; non è che rischi di morire. Semplicemente hai un problema e un pensiero in più degli altri. Certo è che ti spinge a prestare molta più attenzione all’alimentazione, a prediligere una dieta equilibrata e ad ascoltare più a fondo il tuo corpo e le sue esigenze.

Claudio Pelizzeni ha già in cantiere un altro libro?

Sì, ed è in dirittura d’arrivo. Uscirà a Natale e sarà un manuale di viaggio dove io condividerò tutti i trucchi appresi e gli errori commessi ma al tempo stesso racconterò episodi accaduti e mai riportati nei libri precedenti. In più troverete citazioni di altri blogger e scrittori famosi in una veste grafica accattivante.

Vuoi fare un saluto alla tua maniera ai lettori degli Scrittori della Porta Accanto?

Certo, e lo farò salutando con la frase che ormai è diventata il mio marchio di fabbrica.
Ciao Mondo!

Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande), Youcanprint.
Di donne, di amori e di altre catastrofi, Youcanprint.
Da zero a 69, PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.

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