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Stranger Things 4: finale al cardiopalma per la serie TV Netflix

Stranger Things 4: finale al cardiopalma per la serie TV Netflix

Stranger Things 4: finale al cardiopalma per la serie TV Netflix

Serie TV Di Loriana Lucciarini. Stranger Things, finale al cardiopalma per la IV stagione della celebre serie di Netflix. In attesa dell'ultimo capitolo previsto per il 2024.

Avevamo lasciato la proiezione della IV stagione di Stranger Things, la serie TV disponibile in abbonamento su Netflix, con una certa curiosità e un profondo timore per le sorti dei nostri amati beniamini. La storia infatti si è complicata e loro, divisi in piccoli gruppetti sparsi, hanno dovuto fare i conti con avvenimenti tragici. Alcuni su uno sgangherato pulmino tra la polvere del deserto. Altri nelle lande desolate e sotto scacco del gelo in Russia. Undici da sola, in un laboratorio segreto con piani da rivedere e situazioni del passato da chiarire. I restanti ad Hawkins, tra case diroccate e oscuri segreti, con un mostro che trasforma in vittima chi è mangiato dai rimorsi, dalla solitudine e dal silenzio.
Undici ha dovuto affrontare i ricordi in un percorso doloroso, alla ricerca dei perduti poteri. Il dottor Brenner, dopo essere riapparso e aver nuovamente fatto ingerenza nella vita di sua figlia, abbandona la serie in una conclusione non scontata ma coerente. Max, tallonata da Vecna quale vittima prescelta, si è opposta a un finale già scritto e, anche se travolta da terribili sofferenze, ha provato a resistergli. Di sicuro Caro Billy, è stata la puntata più emozionante, prima del gran finale di stagione. Ricordate? Ve ne avevo già parlato.

Cosa è accaduto nelle ultime due puntate della serie?

Intanto vi anticipo che il ritmo a questo punto accelera e cresce e che il finale è da cardiopalma!
C’è tanto, tantissimo ma non tutto: il finale apre nuovi spiragli e bisognerà attendere il 2024 per la V stagione, l’ultima e conclusiva di Stranger Things, la serie Netflix tra le più viste.
I fratelli Duffer hanno il pregio di riuscire a costruire un finale di stagione organico, capace di portare alla ribalta i diversi protagonisti, dando a tutti il giusto spazio (tranne Jonathan e Mike, ancora troppo defilati e anonimi), evolvendo la storia con discreta attenzione, senza troppo infodump e senza scivoloni di trama o grossolani errori.
Le ultime puntate, della durata complessiva di oltre quattro ore, portano azione e suspense dove il ritmo si era un po’ allentato e hanno il pregio di portare a compimento eventi e dettagli, piani narrativi e indizi sparsi, che i fan della serie hanno atteso di veder chiarificati. Non tutto, però, eh, sarebbe stato troppo bello, ma è comprensibile…

C’è un grandioso colpo di scena in cui scopriamo chi è davvero Vecna e approfondiamo la sua genesi da antagonista.


NB: di seguito è stato inserito un filtro "no spoiler" che rende sfocate alcune frasi; per leggerle basta passarci su con il mouse da pc o toccare lo schermo da mobile.

Vecna è Henry. Henry è Uno. Uno è il primo dei ragazzi superdotati del laboratorio segreto di Hawkins. Il primo, e anche il più potente e ingestibile. Non conoscevamo la sua identità perché fin da subito tutti evitano di parlare di lui e Undici non lo ricorda. Il passato di Vecna apre spiragli sulla sua esistenza del prima, permettendo ai fan più attenti e accaniti di completare alcuni pezzi mancanti di puzzle. Undici bambina lo incontra sulla propria strada nel laboratorio, lo affronta e combatte, dando via all’intera vicenda.
Uno è dunque il punto Zero, la genesi, l’inizio. È infatti in questo scontro che si apre il varco nel Sottosopra in cui Uno rimane prigioniero, evolvendosi in Vecna e prendendo possesso delle energie e delle creature che lo popolano. Nell’adrenalinico confronto tra Uno e Undici scopriamo che non sono più così diversi. Tranne che per le differenti scelte che compiono.

Le scene più epiche vedono come protagonista la solita Undici opposta a Vecna, ma questa volta anche Max e Eddie diventano motori della storia, i pilastri che ci traghettano da una puntata all’altra.

Le loro vicende suscitano elevati livelli di partecipazione e commozione.
La dura battaglia finale contro Vecna, senza esclusioni di colpi e con dipartite importanti, ha un ritmo in crescendo e il climax ci toglie quasi il fiato. Poi, quando tutto sembra risolto, ecco che il nemico riappare – ferito sì ma non sconfitto – e il destino di Hawkins sembra segnato quando un terremoto scatena l’apocalisse. Nel dopo sisma osserviamo una città spazzata via, con i superstiti raccolti in una comunità operosa. A questo punto gli ultimi personaggi lontani raggiungono il gruppo, si è di nuovo tutti insieme. Tra gli abbracci e le lacrime l’inquadratura si concentra su un inquieto Will. Lui “sente” che tanto altro deve ancora accadere; dunque la fine è vicina ma non è adesso… Bisognerà aspettare, pazientemente, il 2024 per sapere come se la caverà Nancy Weeler tra le macerie della vita di Uno, a contatto con l’anima di Vecna e con la sua furia distruttrice. Per vedere se Undici recupererà totalmente i suoi poteri e se sarà in grado di fronteggiare il suo nemico. Se Max tornerà indietro dall’oblio che la tiene prigioniera.

Ma altre risposte si attendono.

Il Sottosopra potrà offrirci inaspettati sviluppi sulla sorte di Eddie, che abbiamo lasciato agonizzante, cibo per mostri volanti e pianto per morto? Rivedremo Otto, la sorella di Undici, che avevamo incontrato in passato e che sembra sparita dalla sceneggiatura? Il varco aperto sarà richiuso, oppure il destino del mondo è alla fine, con il dominio di Vecna esteso oltre la labile barriera spaziotemporale? Si salveranno i nostri eroi o ci saranno altri pianti dietro l’angolo?
La soluzione di alcuni indizi e l’incastro di piccoli dettagli, che ancora non hanno avuto collocazione nel grande dipanarsi della trama, è dunque probabile che troveranno risposta nella futura e ultima stagione. Una stagione in cui immaginiamo un ruolo cardine per Will – lui che fin qui è protagonista offuscato e sempre un passo indietro agli altri – magari grazie al suo “collegamento” con il Sottosopra e il Mindflyer.
Per conoscere l’epilogo di una storia che ha tenuto incollate al teleschermo milioni di appassionati in tutto il mondo bisognerà solo aspettare e incrociare le dita. Ma di una cosa sono certa: che i nostri beniamini saranno tutti pronti a dare battaglia e che i fratelli Duffer non ci deluderanno.
Ne vedremo delle belle!


Loriana Lucciarini
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The week: focus sugli eventi tra il  21 novembre e il 4 dicembre

The week: focus sugli eventi tra il 21 novembre e il 4 dicembre

The week: focus sugli eventi tra il  21 novembre e il 4 dicembre

The week Di Argyros Singh. Cosa è successo nel mondo tra il 21 novembre e il 4 dicembre? Le proteste in Cina e Iran, i mondiali di calcio in Qatar e la frana a Ischia.

Dopo i vertici internazionali trattati nello scorso The Week, in questo post affronto quattro argomenti: le proteste in Cina e gli ultimi aggiornamenti della politica cinese; l’ipotetica abolizione della polizia morale iraniana; i retroscena del mondiale di calcio in Qatar; il dissesto idrogeologico nel nostro Paese.



Le proteste in Cina

Nelle ultime due settimane sono esplose diverse proteste in Cina, provocate dalla politica governativa detta “zero-Covid”, che prevedeva il lockdown di intere città anche per pochi casi di positività, test di massa a Pechino e quarantene forzate. In alcune aree, come lo Xinjiang, i lavoratori positivi venivano lasciati a casa senza stipendio e sostituiti da altri. I rivoltosi si erano raccolti per le strade, opponendosi alle forze dell’ordine e distruggendo le telecamere pubbliche.
Le proteste sono state le più vaste dai tempi del movimento per la democrazia in piazza Tienanmen e non a caso sono circolati video di persone che chiedevano le dimissioni di Xi Jinping e che cantavano l’inno socialista già cantato nel 1989. La CNN ha confermato ventitré manifestazioni in diciassette città, tra cui Pechino e Shanghai. Nella città di Ürümqi, nello Xinjiang, un incendio durante le manifestazioni ha portato a una decina di morti. Altre città hanno commemorato l’evento, ma a Hong Kong il raduno è stato represso secondo la legge sulla sicurezza nazionale imposta nel 2020.


Alla fine, questa pressione sociale ha portato all’apertura del governo rispetto alla politica zero-Covid.

La vicepremier Sun Chunlan ha affermato che il governo adotterà un approccio più incentrato sull’uomo, rafforzerà l’efficacia dei farmaci e aumenterà i tassi di vaccinazione.
La svolta cinese è significativa perché mostra come Xi Jinping sia stato costretto a tornare sui propri passi, sebbene non abbia riconosciuto pubblicamente alcun errore, rendendo il nuovo approccio una “conseguenza logica” degli eventi. Le proteste hanno comunque mostrato che il popolo cinese non è affatto passivo rispetto a una violazione evidente delle libertà individuali, e molte testimonianze video hanno rispecchiato questa richiesta di diritti. D’altra parte, il sistema di sorveglianza di massa è invasivo in aree come lo Xinjiang, dove il governo è accusato di detenere circa due milioni di Uiguri. Un rapporto di settembre delle Nazioni Unite ha descritto la pervasività del controllo, garantito da database con migliaia di file con dati biometrici, quali scansioni facciali e del bulbo oculare.
Sembra difficile che Xi Jinping dichiari pubblicamente la fine della politica zero-Covid, perché vorrebbe dire ammettere l’errore di calcolo, politico e sanitario. Inoltre, le proteste sono state un significativo campanello d’allarme per il governo e la conferma che nemmeno il controllo di massa sia in grado di assicurare un completo controllo sociale. Sulla Cina – cnn.com, corriere.it, ispionline.it e ispionline.it

La polizia morale iraniana

Lo scorso fine settimana è circolata la notizia della sospensione o abolizione della polizia morale iraniana. Una notizia che però fatica a trovare conferma nei fatti.
Il gruppo, noto come Gasht-e Ershad, o pattuglia di guida islamica, è nato una quindicina di anni fa: composto soprattutto da uomini, guida furgoni bianchi con strisce verdi per sorvegliare le attività dei giovani (e non solo). La polizia morale ha la possibilità di rilasciare ammonimenti verbali o di portare le donne nei centri di “rieducazione”.
Il procuratore generale Mohammad Jafar Montazeri ha annunciato la chiusura del gruppo, ma i funzionari di polizia non hanno confermato la decisione (la polizia morale dipende dal ministero dell’Interno). Superati i tre mesi di proteste, l’annuncio sembrerebbe un tentativo di allontanare i manifestanti dalle piazze con la disinformazione interna. Il presidente Ebrahim Raisi, alcuni parlamentari e funzionari della magistratura hanno accennato alla possibilità di rivedere la legislazione legata all’hijab, e non tanto per abolirla, quanto per renderla meno evidente, tramite l’intelligenza artificiale e il controllo con le telecamere.
In realtà, anche la conferma della chiusura della polizia morale non fermerebbe le proteste. Una donna iraniana, intervistata dalla BBC, ha usato parole esemplificative: «Noi, i manifestanti, non siamo più interessati all’hijab. Siamo usciti senza l’hijab negli ultimi settanta giorni». Per dire che gli obiettivi dei manifestanti si sono spostati su un altro piano, quello del cambio di regime. Sulla ipotetica sospensione – aljazeera.com, bbc.com e ispionline.it

I mondiali in Qatar

Le manifestazioni in Iran sono state amplificate dalla vetrina dei mondiali di calcio in Qatar. La stessa nazionale iraniana si è rifiutata di cantare l’inno, ma anche altri sportivi sono stati coinvolti, dal ritiro di Parinaz Hajilou, membro della nazionale femminile di ping pong, al video di dimissioni a capo scoperto delle sorelle Sara e Pari Baharvandi, della squadra femminile di snooker. Altre personalità in vista si sono esposte a sostegno dei manifestanti, fino alla nipote della Guida suprema Ali Khamenei, l’attivista Farideh Moradkhani.
In merito ai mondiali in Qatar, la ventiduesima edizione della Coppa del mondo di calcio si è aperta tra le polemiche. Paese con meno di tre milioni di abitanti, il Qatar si è rivolto a lavoratori stranieri per costruire le infrastrutture necessarie, fino a raggiungere il 90% della forza lavoro. Gli operai sono giunti da Bangladesh, Nepal, Sri Lanka, Pakistan e India e – secondo un’indagine del 2021 di The Guardian – ne sarebbero morti circa 6.500. Un report delle Nazioni Unite ha confermato le condizioni di lavoro disumane, sottolineando anche l’impatto ambientale.

Il discorso si aggiunge alla violazione dei diritti e alle discriminazioni sessuali tipiche della società qatarina.

In tal senso, la FIFA non ha sostenuto quelle squadre, come l’Inghilterra, che avrebbero voluto indossare una fascia arcobaleno a sostegno dei diritti LGBTQ+.
Quello in Qatar è il mondiale più costoso di sempre, con duecentoventi miliardi di spesa, e la FIFA mira a raggiungere cinquecento milioni di dollari dai diritti di ospitalità e dalla vendita dei biglietti, che le permetterebbe di raggiungere l’obiettivo di sette miliardi di dollari di ricavi nel quadriennio 2018-2022.
Dunque, da un lato il Qatar ha applicato un’azione di sport washing, sfruttando lo sport per migliorare l’immagine del Paese; dall’altro, l’economia globale del calcio si rivela fin troppo redditizia, anche a scapito dei diritti e della vita di migliaia di lavoratori. Per questo, il Parlamento europeo ha ufficialmente deplorato la morte e gli infortuni degli operai, evidenziando anche le accuse di corruzione e concussione che hanno preceduto l’assegnazione della gara al Qatar. Il Parlamento ha così esortato i Paesi membri dell’UE a fare pressioni su UEFA e FIFA per una riforma strutturale del sistema, che tenga conto dell’applicazione dei diritti umani e dei criteri di sostenibilità. L’intento del Parlamento è quello di impedire agli Stati totalitari o che violano i diritti fondamentali di trasformare la Coppa del mondo in un modo per reintegrarsi nel consesso internazionale. Sulla violazione dei diritti – europarl.europa.eu e ispionline.it

La frana a Ischia

In questi giorni, i media italiani sono tornati a trattare la questione del rischio idrogeologico nella nostra Penisola, a seguito dell’alluvione che ha devastato l’isola di Ischia, soprattutto nell’area di Casamicciola, colpita da una frana.
A oggi le vittime accertate sono undici; rimane dispersa ancora una donna. Tre giorni fa è scattato il piano d’emergenza per evacuare i residenti della zona rossa, ma una cinquantina di famiglie non hanno voluto lasciare le abitazioni e altre, al termine dell’allerta meteo, vi hanno fatto ritorno. L’ordinanza infatti non è vincolante, ma è stata espressa nella forma di un suggerimento. Oltre trecento i residenti ospitati in strutture alberghiere e una novantina hanno trovato una sistemazione autonoma presso i familiari.

Di fronte alle immagini della devastazione, il dibattito si è concentrato sui temi dell’abusivismo e sul rischio idrogeologico che attraversa il nostro Paese.

Secondo l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il 16,6% del nostro territorio è considerato a grande pericolosità per frane e alluvioni; il 4% degli edifici si trova in aree a pericolosità da frana elevata. Le regioni più a rischio sono Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria. Ci sono poi regioni in cui i comuni sono tutti a rischio idrogeologico, come la Valle D’Aosta. Meno a rischio, anche se di poco, Abruzzo, Lazio, Piemonte, Campania, Sicilia e la provincia di Trento.
Il numero complessivo di persone interessate da un alto rischio supera i sette milioni, ma se allarghiamo il campo ad altri territori comunque pericolosi, si sale a 21,8 milioni di abitanti, circa un terzo della popolazione italiana.
Con così tanti comuni a rischio, il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, ha affermato che non sia possibile proporre nuovi condoni. Ogni anno si costruiscono circa ventimila case abusive; al momento vi sono settantunomila ordinanze di demolizione, di cui l’80% mai eseguite.
A Ischia si sono sommati due fattori micidiali: l’abusivismo edilizio regolarizzato all’interno del Decreto Genova (2018, che si occupava della ricostruzione del ponte Morandi e proprio del condono di Ischia) e l’aggravarsi degli eventi meteorologici estremi, aumentati in Italia del 27% tra il 2018 e il 2022. Su Ischia e il pericolo idrogeologico – adnkronos.com, geopop.it e wired.it

Argyros Singh
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Dicembre al cinema: 5 film da non perdere

Dicembre al cinema: 5 film da non perdere

Dicembre al cinema: 5 film da non perdere

Cinema Di Stefania Bergo. A dicembre nelle sale tornano Avatar di Cameron, con un sequel spettacolare, e Spielberg, con un'intima lettera d'amore alla madre e al cinema in un'emozionante autobiografia.

Il cinema di dicembre è sempre estremamente ricco. Tra i tradizionali cartoni animati, le pellicole a tema e le commedie spensierate, spicca il ritorno nelle sale del sequel di Avatar, La via dell'acqua, che riporta lo spettacolare cinema di James Cameron in sala. Torna anche Steven Spielberg, con The Fabelmans, un omaggio appassionato al cinema e alla sua famiglia, perfetto connubio tra tecnica e poesia, che è poi alla base dell'arte del regista.
Interessante anche Il corsetto dell'imperatrice, sull'ormai quarantenne Sissi costretta tra lacci e regole di corte, Saint Omer, la storia vera di un processo per infanticidio, che parla di maternità reale e complessa, e Le otto montagne, tratto dal romanzo omonimo Premio Strega 2017 di Paolo Cognetti.
Buona visione #soloalcinema!


IL CORSETTO DELL IMPERATRICE

IL CORSETTO DELL'IMPERATRICE

In uscita il 7 dicembre
Biografico – Austria, Francia, Germania, Lussemburgo, 2022.
Regia di Marie Kreutzer.
Con Vicky Krieps, Florian Teichtmeister, Katharina Lorenz, Jeanne Werner.
Candidato all'Oscar come miglior film straniero.
La storia della quarantenne Sissi che decide di dedicarsi in tutto e per tutto alla salvaguardia della sua bellezza.
Corsage riesamina radicalmente la figura della bellissima Sissi rispetto al modo in cui l’aveva codificata la serie di film interpretati da Romy Schneider. Qui infatti il temperamento impulsivo e refrattario alle regole di corte della protagonista non è più un vezzo innocuo gradito al marito, ma un ostacolo al protocollo e alla serenità famigliare. Anche qui la ribellione interiore della protagonista si fa politica, precorrendo (forse eccessivamente) i tempi e mostrando una consapevolezza e un “senno di poi” difficilmente immaginabili all’epoca in cui è ambientata la storia. Addirittura Elisabetta si permette un gesto della mano allora inesistente, che contraddice il rigore formale assai realistico della scenografia e dei costumi. È comunque una metafora efficace quella del corsetto che dà il nome al titolo, entro il quale la società costringeva la vita (!) delle donne, privandole persino del respiro. E tuttavia Kreutzer non commette l’errore di fare di Elisabetta una martire, dandole anche un temperamento volubile ed egocentrico, con punte di narcisismo e di crudeltà verso le persone a lei vicine, donne comprese.


SAINT OMER

SAINT OMER

In uscita l'8 dicembre
Drammatico – Francia, 2022.
Regia di Alice Diop.
Con Kayije Kagame, Guslagie Malanga, Fatih Sahin, Berkay Akinci.
Il tema della maternità in un'opera incentrata sulla realtà e aperta alla complessità. Vibra di ciò che rimane invisibile.
Una scrittrice segue un processo con l'obbiettivo di scrivere un adattamento moderno del mito di Medea.
Dai suoi incontri con mondi che ignoriamo, Alice Diop deriva i suoi documentari, le sue immagini, i suoi protagonisti. Uomini e donne che rifiutano come lei di essere ridotti all’ambiente in cui sono nati e con cui non sembrano mai finire. Al cuore di Saint Omer c’è la maternità, al centro del tribunale un’imputata che ci confronta con l’ambiguità della maternità. Senza la presunzione di voler far luce sull’abisso dove si muove la figura mostruosa della madre criminale, il film è un’opera coerente con la filmografia della registra, incentrata sulla realtà e aperta alla complessità. Soprattutto, non è un ritratto, perché un ritratto è piatto e ha una cornice intorno. Attraverso la sua protagonista, l’autrice va oltre il segno troppo evidente, immediatamente associato a conoscenze precostituite e a pregiudizi, anche benevoli. Il film vibra di ciò che rimane invisibile, persone e luoghi che non guardiamo mai. Alice Diop filma le immagini mancanti di una mamma e della sua bambina che conserva una sorta di esistenza nel limbo della sua mente.


AVATAR - LA VIA DELL'ACQUA

AVATAR - LA VIA DELL'ACQUA

In uscita il 14 dicembre
Azione, Avventura, Fantasy – USA, 2022.
Regia James Cameron.
Con Kate Winslet, Zoe Saldana, Sam Worthington, Sigourney Weaver.
L'inizio di un'epica che si sviluppa nel tempo e nello spazio per esplorare altre zone del mondo di Pandora.
Jake vive la sua vita felice insieme a Neytiri ma Pandora nasconde ancora dei misteri. In veste di patriarca dovrà combattere una dura guerra contro gli umani.
Ambientato più di dieci anni dopo gli eventi del primo film, Avatar: La Via dell'Acqua inizia a raccontare la storia della famiglia Sully (Jake, Neytiri e i loro figli), del pericolo che li segue, di dove sono disposti ad arrivare per tenersi al sicuro a vicenda, delle battaglie che combattono per rimanere in vita e delle tragedie che affrontano.
«Ovviamente quello di Avatar - La via dell'acqua sarà un 3D attentamente pensato e sviluppato ai vertici delle possibilità tecnologiche odierne. Ancora una volta il regista punta infatti ad aprire per noi la finestra su un mondo alieno e meraviglioso, del tutto fittizio ma dalla straordinaria concretezza.»



The Fabelmans: un monumento alla mitologia di Steven Spielberg, un'intima lettera d'amore e un'emozionante autobiografia.

The Fabelmans Drammatico, Biografico - USA, 2022.
Regia di Steven Spielberg.
Con Gabriel LaBelle, Michelle Williams, Paul Dano, Seth Rogen.
Distribuzione 01 Distribution.
In uscita il 22 dicembre

1952. Sammy Fabelman ha sei anni e al cinema non ci vuole andare, ha paura di affrontare quel mondo di giganti. La madre gli assicura che i film sono sogni indimenticabili, il padre lo rassicura descrivendogli il prodigio di una macchina che fa muovere immagini fisse. Davanti al loro bambino, Mitzi e Burt assumono ciascuno il proprio ruolo: la poesia da un lato, la tecnologia dall'altro. In sala Il più grande spettacolo del mondo di Cecil B. DeMille fa il resto. Sam esce dal cinema e l'avvenire è aperto.
Recrutando come figuranti compagni di scuola e sorelle, comincia a girare western ed epopee belliche nel deserto dell'Arizona. Gli anni intanto passano e Sam, adolescente, scopre nel flusso dei suoi fotogrammi aspetti insospettabili della vita dei suoi genitori. Il padre, brillante ingegnere, vorrebbe seguire una promozione a Los Angeles, la madre, pianista che ha abbandonato la sua carriera per allevare i figli, vorrebbe restare a Phoenix. Il trasloco è inevitabile, il divorzio pure. Sam si rifugia nel cinema e in un'estate in 16mm prima di diventare grande e fare grandi film.
È una lettera d'amore di Spielberg ai suoi genitori, The Fabelmans, a sua madre in particolare, a cui il film è dedicato. Recensione di Marzia Gandolfi su www.mymovies.it




LE OTTO MONTAGNE

LE OTTO MONTAGNE

In uscita il 22 dicembre
Drammatico – Italia, Francia, Belgio, 2022.
Regia Felix Van Groeningen, Charlotte Vandermeersch.
Con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Filippo Timi, Elena Lietti.
Decenni di amicizia tra un giovane che proviene dalla città e un pastore.
Van Groenigen e Vandermeersch, nell'adattare il romanzo omonimo del Premio Strega 2017 Paolo Cognetti, sorprendono lo spettatore sin da quando si spengono le luci in sala. Hanno infatti deciso di adottare un formato di proiezione ristretto che ricorda un po' i documentari di montagna di un tempo che fu quando, per avere un'attrezzatura leggera al seguito, si girava in 16 millimetri. Da tempo ormai le cime, innevate e non, si vedono offrire tutta l'ampiezza dello schermo che fa risaltare la loro imponenza. Qui invece l'impressione che si ha da subito, grazie anche alla voce narrante, è quella della descrizione della nascita e dell'evoluzione di un'amicizia a cui le montagne fanno non da sfondo ma da elemento fondamentale di unione che diviene, ad un certo punto, divaricazione. Si tratta dell'incontro tra due visioni della vita che l'ambiente naturale finisce con il determinare in modo quasi cogente.


Credits: www.mymovies.it



Stefania Bergo
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