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In canti di versi, di Ilaria Biondi

In canti di versi, di Ilaria Biondi

In canti di versi, di Ilaria Biondi - Recensione

Libri Recensione di Ornella Nalon. In canti di versi, di Ilaria Biondi, Edizioni Il Papavero, 2017. Una raccolta di poesie brevi, stoccate di un'arma affilata che entrano nell'anima senza ferire.

Un libro di poche pagine che raccolgono quarantatrè poesie, per lo più brevi; stoccate di un'arma affilata che entrano nell'anima senza ferire.
Non è necessario scrivere tanto per saper raccontare, non servono fiumi di parole per potere inebriare. Senza necessariamente voler citare l'estremizzazione ermetica di Ungaretti, tutta la poesia, di per sé, riesce a comunicare pensieri e stati d'animo in maniera evocativa utilizzando, a volte, soltanto pochi versi. È nella sua stessa natura saper assemblare repentinamente ritmo e parole per ottemperare alla sua funzione di vettore emotivo e informativo. E di certo la poesia di Ilaria Biondi ne è un classico esempio.
Ben lungi dall'essere di immediata comprensione, poiché la scelta dei vocaboli è ricercata e il loro accostamento, in alcuni passaggi, risulta inconsueto, una volta trovata la chiave di lettura dei suoi versi, immagini bucoliche si materializzano davanti agli occhi del lettore e allo stesso non resta che lasciarsi trasportare dalla loro magia.
In In canti di versi, di Ilaria Biondi, molto frequenti sono i riferimenti alla natura, alla flora: «il petalo ritroso della rosa canina», «Camelie annoiate nel prodigio di lucciola», «labbra odorose di acacia», «...mentre la spiga paziente scrutava l’odore stropicciato delle peonie taciturne», sintomo di sensibilità e anche, come ce lo fa sapere la poetessa stessa, di un attaccamento simbiotico con la sua terra.
Una Terra aspra e dolce, che ha cullato i miei sogni di bambina ritrosa e selvaggia e che carezza gli entusiasmi, le malinconie, le chimere e l'incedere ostinatamente appassionato del mio presente
Dunque, una terra, la sua di Cozzano, che ha saputo forgiare un animo indomito e passionale, riflessivo ed estroverso, profondo ma anche leggero come un alito di vento, forte e allo stesso tempo delicato, come i suoi «petali d'aria».
In canti di versi, di ilaria Biondi è un libro breve, ma intenso e pieno di vita.


In canti di versi

di Ilaria Biondi
Edizioni Il Papavero
Poesie
ISBN 8898987544
cartaceo 6,65€

Sinossi
Schegge di parole sepolte nell'incendio impervio delle stelle.

Ornella Nalon
Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, 0111 Edizioni.
Una luce sul futuro, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto.
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Paola Casadei presenta: L'elefante è già in valigia

Paola Casadei presenta: L'elefante è già in valigia



Presentazione libri Intervista a cura di Elena Genero Santoro. L'elefante è già in valigia, di Paola Casadei, Lettere Animate, 2015. Uno vero e proprio Zibaldone legato a sedici anni vissuti in Africa, tra ricordi di viaggi e riflessioni di un’adolescente.



L'elefante è già in valigia

di Paola Casadei
Lettere Animate
Narrativa di viaggio
ISBN 978-8868825461
ebook 1,99€

Uno vero e proprio Zibaldone legato a sedici anni vissuti in Africa, tra ricordi di viaggi e riflessioni di un’adolescente profonda e sensibile che ora, con l’ennesimo trasloco che la porta a vivere in Italia, vede stravolto il suo mondo e deve trovare il suo posto nella nuova società; conversazioni Skype con le amiche lasciate sul percorso e sparse per il mondo, fotografie della propria vita in espatrio che un bambino africano utilizza per le sue ricerche per la maestra.
L’Africa non è una sola, Kapuscinski dice che «è un vero e proprio oceano, un pianeta a parte, un cosmo eterogeneo e ricchissimo. È solo per semplificare che lo chiamiamo Africa. In realtà, a parte la sua denominazione geografica, l’Africa non esiste». Non lascia indifferente nessuno, ti marca a vita. Come sarà ora vivere in Italia?


L'autore racconta...



Ciao Paola, benvenuta sul web magazine Gli Scrittori della Porta Accanto, anche se qui sei di casa, collaborando con noi da circa tre anni. Ma raccontaci qualcosa di te: chi è Paola Casadei nella vita di tutti i giorni? Come riesce a conciliare il ruolo di moglie e di mamma con quello della scrittura?

Vent’anni anni fa ero farmacista. Poi,  ho cominciato a seguire mio marito, “emigrante della scienza” (prima si diceva semplicemente cervello in fuga) e ho lasciato il mio lavoro e Forlì per trasferirmi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ho insegnato musica e italiano. Ora risiedo a Montpellier con la famiglia, i ragazzi qua vanno a scuola fino alle cinque o alle sei del pomeriggio, trascorro molte ore della giornata da sola. Devo dire che sono privilegiata e il tempo non mi manca.


L'elefante è già in valigia è stato il tuo primo romanzo?

Sì, mi sono decisa tardi, ma spero proprio che ce ne saranno altri in futuro. Per il momento mi dedico alle traduzioni: ho tradotto dal francese Malgré-nous. Contro la nostra volontà, il primo romanzo di Caroline Fabre-Rousseau, pubblicato con Ensemble Edizioni a maggio 2016, in francese il romanzo Dal buio alla luce. Il bisso marino e Chiara Vigo di Susanna Lavazza, pubblicato con Cartabianca Editore nel maggio 2016, dall'inglese In fuga col nemico di Charmaine Pauls, un'autopubblicazione del 2017, mentre per Einaudi ho appena tradotto in francese il romanzo Le difettose di Eleonora Mazzoni, divenuto Les fivettes.

Complimenti per il tuo lavoro da traduttrice, allora! Ma torniamo alla Paola Casadei scrittrice, com’è nata l’idea di L'elefante è già in valigia?

L’idea è nata quando abitavo a Pretoria, in Sudafrica: ho cominciato a scrivere per me, per raccontare quegli anni e quell’esperienza. Ma quello che avevo scritto non mi convinceva, erano 200 pagine che non avrei mai potuto pubblicare, non volevo niente che sembrasse un’autobiografia. Quando abbiamo traslocato in Mozambico, paese estremamente diverso dal Sudafrica, e abbiamo cominciato a pensare di rientrare in Europa, per permettere ai nostri figli di avere radici, ho cominciato ad osservare tutto più attentamente e a documentarmi, ho letto e ascoltato storie di Third Culture Kids e testimonianze di tante donne e mamme espatriate, ho visto quanto un’infanzia in Africa sia indimenticabile. Allora ho pensato che scrivere sarebbe stato un modo per non dimenticare e che sarebbe stato più simpatico avere come protagonisti Carlotta, un’adolescente, e Giacomo, suo fratello adottato, invece che degli adulti.

Ci racconti di che cosa parla L'elefante è già in valigia? A quale genere appartiene?

È narrativa contemporanea, parla di una ragazzina che dopo una vita trascorsa in Africa si trova a vivere in Italia, con la sua famiglia. Parla di difficoltà ad inserirsi in un continente sconosciuto, di amicizie nuove e vecchie, vicine e lontane, di ricordi e di viaggi. Racconta riflessioni fatte da adulti sull’Africa e il mal d’Africa, sulla povertà e il razzismo visti da vicino, descrive ricette di piatti africani (facili da ripetere anche qua in Italia). E molto altro.

La protagonista del tuo libro è una adolescente che improvvisamente cambia vita per via del lavoro del padre, quindi. Qual è il target a cui ti rivolgi? Che tipo di lettori ambisci a conquistare, principalmente i ragazzi o anche un pubblico più adulto?

Credo che sia più per un pubblico adulto, Carlotta come adolescente è pesante, cerca leggerezza e stabilità in Italia. Per farcela deve riaprire, a distanza di tempo, il cassetto dove tiene documenti e articoli di giornale che parlano di violenza, di dolore, di razzismo. La aiuta rivedere dopo quattro anni una sua grande amica alla quale hanno ucciso il padre, ma che ora ce l’ha fatta. E la aiuta Skype, strumento grazie al quale può mantenere i contatti con le sue amiche in giro per il mondo . Ho due figli che hanno vissuto un’esperienza dello stesso tipo e so di ragazzine che hanno sofferto addirittura di anoressia a causa di questa vita, che di certo è più facile finché i figli sono piccoli e basta la mano forte della mamma per sentirsi consolati.

Quanto ti ha coinvolto intimamente la stesura di L'elefante è già in valigia? Quanto c'è di Paola Casadei?

Mi ha coinvolta molto il descrivere storia, luoghi, atmosfere, alcuni dialoghi. C’è di certo qualcosa di autobiografico, ho vissuto quello che ho scritto, ho due figli adolescenti come Carlotta, ma i personaggi sono del tutto inventati. Però c’è qualcosa di vero in ogni episodio e in oguno dei personaggi che si incontrano nel libro. Alla fine poi ha coinvolto tutta la famiglia: ricordo una sera in cui tutti insieme - poco dopo la pubblicazione - abbiamo ricordato con grande allegria paesaggi e avventure della nostra Africa per un’intera serata. Sono due anni che abbiamo lasciato l’Africa, ma i dodici anni trascorsi là sono estremamente vivi.

Per scrivere L'elefante è già in valigia hai dovuto svolgere delle ricerche o ti è bastato descrivere la realtà con cui sei entrata in contatto in molti anni trascorsi in Africa?

Ho letto diversi libri e ho cercato fonti su Internet, soprattutto quando dovevo raccontare del ‘cassetto di Carlotta’ o delle sue angosce legate alle violenze sulle donne, o quando tra adulti, seduti davanti a una birra gelata in un’isoletta a pochi chilometri da Maputo, Inhaca, si discute del destino dell’Africa e degli aiuti all’Africa che non hanno portato allo sviluppo previsto. Ma in gran parte racconto la realtà vista e vissuta da me e da tante altre espatriate con le quali avevo occasione di discutere, donne che seguono i mariti, adottano bambini nei paesi dove vivono, si fingono forti per aiutare la famiglia ad ogni trasloco, quando è necessario spingono il bottone RESET e sono pronte a ricominciare ogni volta.

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso questo romanzo?

No, nessun messaggio particolare. Ognuno può leggerlo e interpretarlo come vuole. Ho raccontato tanto, spero ne risulti qualcosa di piacevole e positivo per tutti e che metta voglia di viaggiare. «Il viaggiare è fatale ai pregiudizi, ai bigottismi e alle menti ristrette», scriveva Mark Twain.

Il finale chi l’ha deciso? Tu o i tuoi personaggi?

Il finale è arrivato un po’ a sorpresa, quando già avevo letto e riletto molte volte il libro incompiuto; poi una frase di un dialogo di Giacomo, il fratellino di Carlotta, ha riaperto i giochi e il finale è uscito da solo. Perché ognuno ha un passato, ma si deve rimanere aperti al futuro.

Paola Casadei, grazie per essere stata con noi in veste di scrittrice. In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri e a presto con i tuoi interessanti articoli.

Grazie a voi!

Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
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Mio caro serial killer, di Alicia Giménez Bartlett

Mio caro serial killer, di Alicia Giménez Bartlett

Mio caro serial killer, di Alicia Giménez Bartlett

Libri Recensione di Davide Dotto. Mio caro serial killer, di Alicia Giménez Bartlett, Sellerio. Un nuovo caso per Petra Delicado, ispettore della Polizia di Barcellona.

Io sono Petra, e su questa pietra edificherò il mio spazio.
Petra Delicado è ispettore della Polizia Nazionale di Barcellona.
Di carattere forte e determinata, sfiora dove occorra l’insubordinazione. Noi, che la incontriamo e conosciamo in questo e altri romanzi, stiamo volentieri dalla sua parte, anche qualora avesse torto. Questa è la magia del personaggio di Alicia Giménez Bartlett, che brilla nel collaudato connubio col vice-ispettore Firmin Garzòn.
Quando al duo originario si aggiunge Roberto Fraile, trentenne ispettore della Polizia autonoma della Catalogna, qualcosa si incrina. Petra diffida delle indagini collegiali. Se si è di pari grado sono inevitabili l’ansia di primeggiare, l’orgoglio di corpo. Chi, se non lei, pensa, sarà chiamata a coordinare le operazioni e a prendere le decisioni opportune, forte dell'esperienza maturata e del curriculum di tutto rispetto?
Affine per certi versi alle inchieste del commissario Maigret, Mio caro serial killer di Alicia Giménez Bartlett ne respira la complicata ambivalenza. Il sentiero si biforca tra il giallo tradizionale, intuitivo, e quello in cui l'azione (e la fretta di concludere) ha il sopravvento come nell'hard boiled
La presenza del terzo incomodo si rivela un male necessario.

Un serial killer, rarità in Spagna, imperversa a Barcellona. 

I delitti sono atroci, colpiscono nel profondo l'ispettrice. È l’occasione per il confronto tra due metodologie di indagine che si fa, tra le righe, scontro di temperamenti:
Le nuove generazioni non si fermano mai. Non che per loro il lavoro sia la cosa più importante, semplicemente è l'unica.
Se Petra ha imparato che un’ora in più o in meno non cambia le cose, le forze dell’ordine sono ora sotto un’inaudita pressione. Il rischio è procedere alla cieca, vinti dall’ansia di fare qualunque cosa non sia brancolare nel buio, pregiudicando alla lunga la propria salute psicofisica e la capacità di giudizio. La parola d’ordine è «lavoro, lavoro, lavoro, senza posa, senza tregua, senza respiro».
La sfida non è solo risolvere un caso spinoso, ma anche amalgamare i rapporti tesi fra i colleghi, in bilico tra la detective fiction che asseconda le aspettative del pubblico dei social-media e la metodologia deduttiva più consueta:
Ci daranno una medaglia, saremo su tutti i giornali, andremo in televisione. Diventeremo un esempio per le generazioni future. Mi viene quasi da gridare, evviva il nostro caro assassino.


Mio caro serial killer

di Alicia Giménez Bartlett
Sellerio
Giallo
ISBN 978-8838937736
Cartaceo 12,75€
Ebook 9,99€

Sinossi
L'ispettrice Petra Delicado di Barcellona è un po' giù, sente che gli anni le sono piombati addosso tutti insieme. Un nuovo caso la scuote, un delitto «mostruoso e miserabile» che la rimescola dentro in quanto donna. Una signora sola, mai sposata, con un piccolo lavoro e una piccola vita, è stata trovata accoltellata. L'assassino si è accanito su di lei e ha poggiato sul corpo martoriato un messaggio di passione. L'indagine mette in luce che in quella esistenza era entrato l'amore, quello che illude e sconvolge una «zitella», come ripetono i maschi facendo imbestialire Petra. Tutto parla di femminicidio. Inizia con l'inseparabile vice Fermin Garzón il tran tran da segugi di strada che annusano il sospetto, un uomo insignificante che non lascia tracce. Però il rituale di sangue e lettere d'amore si ripete uguale ai danni di altre vittime. Si stende l'ombra preoccupante del serial killer e, anche per compiacere la stampa, alla coppia viene aggiunto, con funzione direttiva, un ispettore della Polizia autonoma della Catalogna, un giovane dal piglio moderno, rigido e pedante. Tutto l'opposto della collaudata coppia di sbirri, abituati a farsi sorprendere dalle intuizioni, ad attardarsi tra burette e tapas insaporite dal continuo battibecco. Così l'indagine prosegue nella tensione tra due generazioni e due modi opposti di investigazione e di vita. E forse questo allude metaforicamente allo scontro attuale tra i due patriottismi iberici. E porta dentro un bizzarro mondo metropolitano, le agenzie per cuori solitari. Nulla di straordinario per Petra che finisce sempre coll'immergersi dentro i misteri di una quotidianità piena di risvolti oscuri. Ma stavolta per sciogliere un'intricata matassa di colpevoli che sembrano vittime e vittime colpevoli Petra e Fermín devono affidarsi a un'indagine logica, quasi da detective deduttivi non da piedipiatti; e soprattutto la dura ma empatica poliziotta deve affrontare un assassino disumano. «L'essere umano può essere rabbioso e crudele, ma se non è psicopatico non arriva a tanto». E, forse a causa dello stress, forse per l'amarezza della verità, la commedia tra lei e Fermín corre più veloce del solito.

Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.
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A giugno 5 libri indipendenti: novità e prossime uscite

A giugno 5 libri indipendenti: novità e prossime uscite

A giugno, 5 libri indipendenti: novità e prossime uscite - Libri, novità editoriali

Professione lettore Di Ornella Nalon. A giugno, cinque nuovi libri dell'editoria indipendente, per leggere fuori dal coro. Come l'intrigante thriller La promessa del buio  o la biografia di Yoko Ono scritta da un suo grande fan.

La tua casa, essendo il luogo in cui tu leggi, può dirci qual è il posto che i libri hanno nella tua vita, se sono una difesa che tu metti avanti per tener lontano il mondo di fuori, un sogno in cui sprofondi come in una droga, oppure se sono dei ponti che getti verso il fuori, verso il mondo che t’interessa tanto da volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso i libri.
- Italo Calvino

1

Nigredo

di Walter Duprè
Lettere Animate Editore
Fantasy
ISBN 978-8871123691
Ebook 3,49€
Cartaceo 15,20€

Se la possibilità di modificare la realtà in tutto e per tutto fosse sotto il tuo dominio, come ti comporteresti? Se per farlo bastasse un semplice accordo vocale, un preciso canto, a cosa daresti vita? È da questo che dipendono i Grigori, setta animista volta a carpire i segreti della creazione. La loro storia qui, inizia dalla loro caduta e, con essa, la caccia di chi come loro brama la chiave per modificare la realtà. Quando un Canto genera qualcosa di ingestibile e le forze in gioco si adoperano come qualsiasi essere vivente minacciato dalla natura stessa, un intricato arabesco lega al Fato ambiziosi ritualisti e osservatori silenti, tutti in attesa del momento in cui il testimone sarà lì, alla mercé di chi riuscirà a prenderlo in consegna e coglierne il potere.


2


È qui che volevo stare

di Monica Brizzi
Butterfly Edizioni
Romance
ISBN 978-8892597365
Cartaceo 11,49€
Ebook 0,99€

Una promessa fatta dieci anni prima. Tornare in Grecia, ancora una volta, tutti insieme. È questa l'idea che spinge un gruppo di trentenni a ripetere la gita dell'ultimo anno di scuola. Peccato che Sofia, così rossa e piena di lentiggini da essersi meritata il soprannome di Gnomo, non sia pronta a ritrovare tutti, soprattutto Michele, l'ex da cui cerca di scappare. Ma anche Tommaso, l'amico di sempre, per cui prova una segreta attrazione. I sentimenti taciuti da anni rischiano di scoppiare da un momento all'altro e di rovinare la loro amicizia, ma i due sono legati da uno strano rapporto per cui non riescono a stare lontani a lungo. In una notte stellata, tra la spensieratezza del viaggio e le risate degli amici, ci scappa un bacio e la situazione diventa più complicata del previsto...


3

La promessa del buio

La promessa del buio

di Riccardo Bruni
Amazon Publishing
Giallo | Thriller
ISBN 978-1503900097
Cartaceo 9,99€
Ebook 4,99€

2017. Sono passati venticinque anni da quella notte di Ferragosto. Vanni sta per togliersi la vita ma prima di farlo registra una cassetta. È per il suo vecchio amico Bebo, il socio. Sul lato A c’è il rock che ascoltavano da ragazzi, sul lato B Vanni ricorda e racconta cosa avvenne nell’estate del 1992. Bebo prende la cassetta e parte verso la Maremma con la sua vecchia Ford. Ha una pistola nella tasca del giubbotto e deve mantenere un patto: “pareggiare i conti”. Mentre viaggia accompagnato dalle canzoni dei Nirvana, Metallica, Screaming Trees, ripensa alla voce dell’amico. L’energia dei loro sedici anni, la capanna nascosta sul fiume e le vacanze con i milanesi Guia e Giorgio tornano a vivere. All’improvviso, una morte violenta. Niente più tuffi dal pontile, grigliate e occhi in su a guardar le stelle: i quattro ragazzi diventarono adulti. In un continuo alternarsi tra passato e presente, la vita spensierata di un gruppo di amici si trasforma in un dramma avvolto nel mistero. E dopo venticinque anni la voce di Vanni è di nuovo con Bebo per svelare la verità.


4

segnalazione-libro-yoko-ono

Yoko Ono
Dichiarazione d'amore per una donna circondata dall'odio 

di Matteo B. Bianchi
ADD Editore
Biografia
ISBN 8867832018
Cartaceo 11,05

"Dragon lady", "Strega", "La giapponese che ha diviso i Beatles"... sono solo alcuni degli appellativi che da sempre accompagnano Yoko Ono. Partendo da queste premesse, il libro che avete tra le mani si cimenta in un'impresa eroica: spiegarci perché, invece, Yoko Ono bisogna amarla. Artista concettuale, cantante, regista, pacifista e attivista, in questi 85 anni Ono ha condotto una vita straordinaria, passando da una lussuosa infanzia a Tokyo, a un'esistenza squattrinata nella New York underground degli anni Sessanta, sino al folgorante incontro con John Lennon. Oggi Yoko Ono gode di una nuova considerazione artistica, con importanti retrospettive nei maggior musei mondiali, un imprevedibile successo discografico in ambito dance e attestati di stima da parte di popstar come Lady Gaga e Moby e di guru della scena alternativa come i Sonic Youth. Queste "dichiarazioni d'amore alla donna più odiata del mondo" sono un ritratto appassionato, scritto da un fan che ci racconta perché quella di Yoko è una storia da conoscere, amare e da cui farsi felicemente sorprendere.


5

Le api dei cappuccini

Le api dei cappuccini

di Massimo Tallone e Biagio Fabrizio Carillo
Edizioni del Capricorno
Narrativa
ISBN 978-8877073815
Cartaceo 8,11€

All'inizio è la tragedia. Irrimediabile, casuale. Come spesso è una tragedia. Dopo, niente è più lo stesso. Avvelena la vita, la tragedia, cambia gli orizzonti, le prospettive, gli obiettivi. Trasforma il pensiero, i suoi meccanismi consolidati. E impone la ricerca d'una spiegazione - inutile quasi sempre, condizionante spesso, consolatoria talvolta. Per qualcuno che, come Lola, sta sul confine mobile tra il giusto e l'ingiusto, tra legalità e illegalità, tra coscienza individuale e norma collettiva, poi, non è raro che la tragedia invochi vendetta. E la vita, allora, diventa ossessione. Non ti diremo qui e ora, lettore, qual è la tragedia (l'ossessione) di Lola. Ma sappi che, se affronterai questa nuova, inquietante, straordinaria avventura, non potrai non avvertire uno scarto, un cambiamento. Forse un punto di non ritorno. Lola reagisce alla tragedia com'è nel suo carattere, e cerca vendetta. Insieme agli amici e compagni di sempre e con l'aiuto di un nuovo alleato, indaga, insegue responsabilità e moventi, persegue con ostinazione il disvelamento dell'unica verità che per lei conta, in una caccia all'uomo (alla donna?) che non accetta sconti né teme lo scorrere del tempo. Perché la ricerca della vendetta inquina e infine diventa il tempo della vita. Lola sa bene che, alla fine della ricerca, per lei non resterà nulla da fare, da desiderare, da amare. Ma non importa. Poi, certo, le cose non sono sefnpre come appaiono, e anche Lola sarà costretta ad accettare una verità diversa (ma non meno dolorosa) rispetto a quella per cui ha combattuto. E sarà allora che Lola deciderà di allontanarsi, di stare alla larga dal mondo. Lola sa che deve diventare invisibile. Lola sparisce alla vista. Lola parte. Lola...

Ornella Nalon

Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti”, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo”, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate”, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra”, 0111 Edizioni.
Una luce sul futuro, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto.
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Legge Basaglia 40 anni dopo: l'ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo

Legge Basaglia 40 anni dopo: l'ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo

Legge Basaglia 40 anni dopo: l'ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo - FotografiA

FotografiA Di Stefania Bergo. I luoghi dell'abbandono: a 40 anni dalla legge Basaglia, ecco cosa resta dell'ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo, una struttura in attesa di valorizzazione e di un recupero rispettoso della sua memoria, per non dimenticare le tante storie di vite vissute tra le sue mura.

Ho visitato l'ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo per un corso di aggiornamento del mio ordine professionale. Una struttura abbandonata dal 1997, anno in cui è stata definitivamente chiusa in seguito all'applicazione della legge Basaglia del 1978 che imponeva la dismissione dei cosiddetti manicomi.
Ciò che ho scoperto solo dopo, è che la mia storia è in qualche modo legata a questo posto, per via di uno zio di mia madre, Giuseppe, che lì è stato rinchiuso negli anni '50. Era il primogenito della mia bisnonna materna, che, contratta la meningite da piccolo, ha poi manifestato crisi epilettiche da grande. Non avendo possibilità di cure, perché ancora a livello embrionale gli studi sulla malattia e insostenibili i costi di eventuali trattamenti per famiglie povere, le fu consigliato di rivolgersi all'ospedale per "internare" suo figlio, vale a dire allontanarlo dalla società, confinarlo, perché in qualche modo "pericoloso". E lei, avendo la responsabilità di altri quattro figli, ha dovuto a malincuore scegliere di "curarlo" nella struttura, confidando che lì lo aiutassero. Lo andava a visitare ogni domenica, con mia mamma piccolina, lo abbracciava tutto il tempo, quasi a chiedergli scusa. E lui sorrideva come un bambino.
Durante la sua degenza ha subito un paio di interventi alla testa.
E poi lì è morto.
Destino comune a molti.

L'ex ospedale psichiatrico di Rovigo è nato da un progetto del 1906 degli ingegneri Vittorio Cinque e Luigi Crocco, come risposta all'esigenza di cura della provincia in base alla legge vigente del tempo sui manicomi e gli alienati, che imponeva la reclusione coatta dei malati mentali. 

I lavori iniziarono l'anno successivo, grazie alla concessione del terreno in località Granzette da parte della contessa Maria Costanza Ferri, ma errori di progettazione fecero lievitare i costi di oltre il doppio della spesa preventivata e così, nel 1910, il consiglio provinciale decise di sospendere i lavori. Negli anni successivi, per evitare il degrado dell'aera, la provincia chiese aiuto allo stato, proponendo l'acquisto degli edifici completati per il riutilizzo come arsenale militare o manicomio criminale.
Solo nel 1914 la provincia concesse all'amministrazione militare di utilizzare alcuni padiglioni come sede provvisoria di tre batterie di artiglieria da campo. Durante la guerra divenne poi ospedale militare e infine residenza di sette famiglie bisognose del luogo.
La struttura fu completata e intitolata a Vittorio Emanuele III, che lo inaugurò nell'ottobre del 1929. Fu aperta nel marzo dell'anno successivo, sotto la direzione del dottor Emilio Padovani.
Progettato e costruito per una capienza massima di quattrocento posti letto, nell'Ospedale Psichiatrico venivano ricoverati mediamente fino a settecento pazienti allo stesso tempo.

L'ex ospedale psichiatrico di Rovigo: interni

Nelle intenzioni, il progetto doveva fungere da vero e proprio ricovero per la cura dei malati mentali senza l'utilizzo di metodi coercitivi o recinzioni.

Era prevista come metodologia riabilitativa l'ergoterapia, cioè la terapia occupazionale. In ogni padiglione, infatti, erano previsti laboratori per attività manuali e aree destinate alla coltura di sussistenza. Anche il vasto e curato parco doveva fungere da calmante per gli alienati "agitati" e "semiagitati". La planimetria organizzata secondo uno schema a doppio ferro di cavallo, in modo da garantire la sorveglianza dai punti centrali, destinati alla dirigenza e al personale, la mancanza di recinzioni, la forma diversa dei vari padiglioni e la loro distanza, conferivano all'intera struttura l'aspetto di un villaggio immerso nel verde. A sottolineare questo aspetto, anche una chiesetta in stile gotico, campi coltivati per la sussistenza della struttura e una stalla, oltre all'organizzazione di feste e proiezioni cinematografiche.
La superficie totale dell’area, fra i nove padiglioni, i viali, i giardini e colonie agricole, era di circa venti ettari

Tuttavia, durante la seconda guerra mondiale e prima, con la propaganda fascista, nell'ex Ospedale Psichiatrico vengono introdotti le celle di isolamento, l'elettroshock, i letti contenitivi e l'insulinoterapia.

Si utilizzano anche i bagni in acqua gelata per otto, nove ore consecutive o addirittura, tra i metodi coercitivi ufficiosi, la puntura di zanzare anofele, appositamente allevate, per calmare i più agitati grazie alla febbre alta.
Dentro questo periodo difficile, gli anni 1944-45 risultano addirittura terribili per l’Ospedale Psichiatrico sovraffollato: con un solo medico di servizio, con pochissimo personale infermieristico ed il ricorso a personale religioso che arrivava a ben quindici suore per supplire ai vuoti. A queste restrizioni si aggiunse la nuova applicazione dell’elettroshock: è del 5 maggio 1941 la delibera dell’Amministrazione Provinciale, su richiesta del Direttore Padovani, per l’acquisto di un apparecchio per elettroshockterapia, ritenuto indispensabile dalla medicina psicoterapeutica del periodo per la cura di parecchi casi psichiatrici.
- da “Il luogo dei sentimenti negati. L’Ospedale Psichiatrico di Rovigo (1930-1997)”, di Luigi Lugaresi, edizione Ulss 18 Minelliana, 1999
In questo stesso periodo, nella struttura vengono fatti ricoverare anche personaggi scomodi per il regime, mogli da ripudiare, figli illegittimi, persone da nascondere. Da destinare all'oblio. Come Adami Lavinia, internata politica amica di Matteotti, socialista prima e antifascista poi, internata nel manicomio nel 1937 e lì morta 40 anni dopo. O come il partigiano Emilio Bonatti, conosciuto come il comandante “Murin”, aiutato a fuggire da alcuni infermieri.

L'Ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo

Molte sono le storie che rischiano di essere dimenticate o intenzionalmente lasciate cadere nell'oblio, come quella del Pittore del manicomio o del figlio delle suore.

Ma fortunatamente c'è anche chi vuole salvarne il ricordo, come Biancoenero, un'associazione che dal 1993 si occupa di pubblicare, anche online, racconti e testimonianze dell'ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo, organizzando anche visite guidate all'interno del parco e di alcuni dei reparti, quelli chiaramente ancora agibili.
Nel sito dell'associazione, è così possibile trovare le storie di alcuni "internati" (perché tecnicamente questo erano). Come il "Pittore del manicomio", Leone Bacchiega, che ha dipinto i muri interni di alcuni padiglioni («aprendo finestre di vedute prospettiche in una piatta monoforme e dolorosa quotidianità»), lasciando 48 affreschi, e scolpito la fontana a forma di conchiglia che si trova di fronte all'edificio destinato alla Direzione sanitaria.
Fra i tre “tesori” del manicomio di Granzette figura il dipinto murale realizzato dal Collettivo Immagine durante, e dopo, la festa del I° maggio 1979. Un dipinto che è riprodotto anche sulla copertina del recente libro di John Foot, la “Repubblica dei matti”, edito da Feltrinelli.
- dal sito dell'associazione Biancoenero
O come Luigino, il bambino nato all'Ospedale Psichiatrico nel 1945, nel bagno del II reparto donne, figlio di una paziente schizofrenica e di padre ignoto. Destinato per legge all’orfanotrofio, viene  però adottato dalle suore che lo crescono nella struttura. Una volta adulto, trova lavoro come infermiere nello stesso Ospedale Psichiatrico, conducendo una vita normale fino alla morte, nei primi anni del nuovo millennio.

Numerosi sono anche gli scritti rinvenuti negli anni, testimonianze che ci proiettano nell'inferno dei "pazzi" internati, maltrattati, abbandonati, dimenticati. 

Richieste di umanità cristallizzate nell'intonaco cadente dei muri che, se si ascolta bene, si possono sentir gridare. Richieste d'aiuto rimaste sospese che, per sempre, peseranno come macigni sulla coscienza. 
Per chi, come me, cerca una traccia di qualcuno di famiglia finito in uno di questi manicomi o ha l'urgenza di raccontare queste storie per dare loro dignità, c'è la possibilità di consultare un nutrito archivio di cartelle cliniche e documentazione a livello nazionale, disponibile online grazie al progetto Carte da legare. Basta iscriversi motivando la richiesta di accesso e attendere di essere abilitati. 
Vi lascio con una poesia, scritta da un paziente nel 1968(Un inverno) che fa scuro presto. Perché solo le parole di chi nell'ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo ci ha vissuto davvero sanno descrivere quello che a tutti gli effetti fu un internamento.
Quelle mani mi spinsero a varcare il cancello,
dividendomi in due parti, così è la schizofrenia,
il mio corpo dentro e l’anima che rimase fuori.
Fui sezionato in tante parti e nella mia cartella clinica,
oltre ai miei dati, fu inserita anche la mia dignità di uomo.
Ora non ero che un uomo vuoto che non doveva più pensare,
un uomo senza volontà, solo con i suoi fantasmi e le sue paure,
che sarebbero state amplificate dalle stanze bianche
e intrise di odori sgradevoli.
I giorni passavano così come gli anni…
non ricordo neppure gli anni che avevo e che avrei vissuto.
Cercavo solo degli sprazzi di lucidità.
Guardavo fuori dalla finestra per vedere con gli occhi un suono
famigliare, che non si vedeva né sentiva… anima dove sei?
Mi agiterò ancora e sarò legato su quel letto, costretto,
immobile, come on mucietto di stracci,
a guardare le ragnatele del soffitto.
E non c’erano più stagioni, solo l’inverno,
perché fa scuro presto… dicevano.
Già dicevano così, perché il sole qui dentro non serviva a nulla,
non era una colonia estiva, né un luogo di vacanza...
quindi a letto presto, legati o slegati...
anzi sempre legati, meglio non correre il rischio
che l’infermiere di notte dovesse svegliarsi controvoglia.
Domani arriverà un nuovo giorno senza sole,
un altro giorno d’inverno… perché possa ancora fare scuro presto…
- Luciano Prandini

Un alienato schizzofrenico. Come mio zio Giuseppe...





Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
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Charles Baudelaire