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Novità editoriali

A febbraio 5 libri indipendenti: novità e prossime uscite

A febbraio 5 libri indipendenti: novità e prossime uscite

A febbraio 5 libri indipendenti: novità e prossime uscite

Professione lettore Di Ornella Nalon. A febbraio, cinque nuovi libri dell'editoria indipendente, come Il destino di stelle cadenti, un romance di Emanuele Zanardini, o il chick-lit di Nicole Milton Un fidanzato per mia sorella.

Bisogna avere assoluto rispetto per i libri: sono cibo per la mente, forza che sorregge ogni arto, storie ogni volta irripetibili.
- Gino Centofante


1

Il destino di stelle cadenti

di Emanuele Zanardini
Self Publishing
Narrativa Rosa
ASIN B07NLJ5XBY
Ebook 5,99€

Chi si preoccupa del destino delle stelle cadenti? Se lo chiede Cassiopea, la sera di San Lorenzo, mentre osserva il cielo stellato. Nella sua vita ne sono sfrecciate, di stelle cadenti, che l'hanno illuminata per un istante e poi sono svanite. Come il padre, che non ha mai conosciuto. Non credevo che una ragazza potesse essere così felice con me. Milo si sorprende di tanta fortuna. E infatti non dura molto. Precario nella vita, soprattutto negli amori, si innamora almeno una volta al giorno. Anche di quella ragazza, che sembra un extraterrestre che guarda la sua navicella spaziale volare via. Cassie e Milo, due astri la cui orbita si congiunge per un breve tratto, che torna a dividersi per poi ancora unirsi, in un viavai di attese, di delusioni ma anche di forti emozioni. Quale sarà il loro destino? Vagare da soli nell'immenso spazio della loro esistenza, oppure riavvicinarsi definitivamente per costruire insieme il loro futuro?


2

Un fidanzato per mia sorella

di Nicole Milton
PubMe
Chick-lit
ASIN B07N1QVB8B
Ebook 1,99€

Un bassotto esagitato. Un inglese snob. Una sorella porta guai. E l’incredibile indecisione di Emma. Essere l’amante di qualcuno non è così onorevole e a lungo andare la situazione inizia a tormentare Emma che, dopo l’ennesima giustificazione a un mancato appuntamento con Seba, decide di troncare. A incasinarle la vita, Chicca, la sorella patita dei talent show che non tarda a finire in una incresciosa situazione. E l’arrivo di quel nuovo vicino molto “british”, Daniel, tanto affascinante quanto ombroso. Il loro primo approccio non è dei più rosei, ma Emma, in quel tipo impeccabile, vede l’occasione per sistemare una volta per tutte la sorella. Daniel sembra l’uomo giusto per lei, testa sulle spalle, lavoro fisso, una buona posizione insomma, ed è libero. Ma… C’è sempre un ma, soprattutto quando scopre di essersene innamorata lei stessa..


3

Quality Street

di James Matthew Barrie
Flower-ed
Narrativa
ASIN B07NPNWQZN
Ebook 2,99€

"Quality Street" è una commedia in quattro atti ambientata in età napoleonica, scritta dal creatore del celebre Peter Pan, lo scozzese James Matthew Barrie. Messa in scena la prima volta nel 1901, narra di Miss Phoebe e del giovane medico Valentine Brown, di un grande amore, del tempo che passa inesorabile e di un dolce inganno... Questa rappresenta la prima traduzione italiana dell’opera.


4

Stanza 218

di Giacomo Ferraiuolo
Darke Zone
Dark Fantasy
ISBN 8893540789
Ebook 2,99€
Cartaceo 12,66€

Doveva essere una vacanza spensierata per Antonio e sua madre, da trascorrere a casa di zia Adele. Si ritroveranno invece prigionieri di una follia che dilagherà priva di freni, facendoli sprofondare in un labirinto senza fine di rancore e vendetta. In questo humus di malvagità, e tormentato dal suo passato, Antonio scoprirà che i suoi incubi sono reali e che non c'è via di scampo quando il male è accanto


5

L'uomo che odiava il tempo

di Bruno Bacelli
Self Publishing
Fantascienza
ASIN B07NKRTFVM
Ebook 0,99€

Chiara viene uccisa, ma dopo la morte ha modo di chiedere al suo assassino il perché. Lui è Renzo, un ricercatore scientifico che lavora per fermare l’invecchiamento, di cui ha orrore. Sembra impenetrabile ai sensi di colpa, ma l’influenza di Chiara e delle domande che pone lo costringe a pensare. Quanti devono morire perché uno possa tornare giovane? Potrà Chiara avere giustizia contro l’egoismo del suo assassino? E potrà cambiarlo, in qualche modo? Questo è un racconto sul nemico a cui non vogliamo mai pensare, il nemico che condanna tutti noi."

Ornella Nalon

Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra, 0111 Edizioni.
Una luce sul futuro, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
Sulle ali della fantasia, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
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Recensione: Fino a quando la mia stella brillerà, di Liliana Segre e Daniela Palumbo

Recensione: Fino a quando la mia stella brillerà, di Liliana Segre e Daniela Palumbo

Recensione: Fino a quando la mia stella brillerà, di Liliana Segre e Daniela Palumbo

Libri Recensione di Stefania Bergo. Fino a quando la mia stella brillerà, di Liliana Segre e Daniela Palumbo (Piemme). Un romanzo necessario, che parla ai giovani lettori non solo di Olocausto, ma anche e soprattutto di indifferenza e sensi di colpa. 

Fino a quando la mia stella brillerà è un romanzo scritto da Daniela Palumbo che ha raccolto la testimonianza di Liliana Segre, allora bambina ebrea deportata ad Auschwitz. Il romanzo è edito nella collana Il battello a vapore, destinato quindi ai lettori più giovani, dai 12 anni in su.
Pur raccontando il buco nero di umanità che ha sventrato la razza umana durante la seconda guerra mondiale, Fino a quando la mia stella brillerà è una lettura che racconta in punta di piedi l'orrore dell'Olocausto attraverso gli occhi e le emozioni di una bambina, Liliana Segre. Una bambina come tante, bambina in un passato nemmeno tanto lontano, bambina come si è bambini oggi — come lo è mia figlia. Con una vita spensierata di giochi, amici, studio, passioni, interessi, affetti. Una vita che troppo presto ha iniziato a perdere i contorni, frastagliati dalla grettezza di un nemico che non si è palesato subito. Ha iniziato il suo attacco in sordina, con le prime restrizioni, le prime leggi — razziali — assurde che limitavano la libertà di quegli esseri umani colpevoli di essere nati con un sentimento religioso differente.
Non si spiega perché, Liliana, quando a otto anni è costretta a lasciare la scuola della sua città, Milano — doveva frequentare la terza elementare, come mia figlia. Ma la cosa che più la ferisce è l'indifferenza delle sue compagne di classe, della sua maestra. Perché magari una bambina non capisce il senso delle leggi razziali, ma l'indifferenza la capisce benissimo. È qualcosa che piano piano penetra fino alle ossa, sgretola i sogni di una giovane mente, le sue aspettative, le illusioni che gli esseri umani siano come una grande famiglia in cui tutti ci si aiuta e tutti si protesta contro le ingiustizie subite anche da uno solo dei suoi membri. Ma l'umanità non è una grande famiglia, è solo un'accozzaglia di individui che vivono uno rasente l'altro e, al bisogno — il proprio — si voltano di spalle per non vedere.

Daniela Palumbo ha scelto con Liliana Segre di sviluppare la trama di Fino a quando la mia stella brillerà in un modo a mio avviso molto efficace, diretto, proprio pensando all'età dei giovani lettori.

Nella prima parte viene narrata, in prima persona, la vita di Liliana dalla sua nascita agli otto anni. La vita di una bambina benestante, circondata da amici e affetti. Una famiglia che crea il proprio futuro, il proprio benessere, mandando avanti una ditta tessile e una scuderia, chiamata Balilla. Una bimba che perde la mamma troppo presto, ma con un padre meraviglioso che fa attenzione a non farle mai sentire la mancanza pur alimentando il ricordo di una madre mai conosciuta ma viva, nelle sensazioni, nell'aria che si respira nella sua bella casa elegante. Una famiglia allargata, in cui vivono anche i nonni, paterni e materni, fonte inestimabile di conoscenze e saggezza. E in cui vivono anche Susanna e Caterina, a servizio dalla famiglia Segre cui si legano fedelmente con reciproca stima. Una vita normale, serena, fatta di scuola, vacanze al mare, giochi e storie raccontate in giorni di pioggia, arricchita dalle foto dell'album di famiglia. L'abilità di Daniela Palumbo sta proprio in questo, nell'accendere un riflettore su una vita comune, in cui tanti bambini potrebbero identificarsi, e nel mostrare come quel riflettore ad un certo punto — nella seconda parte di Fino a quando la mia stella brillerà — abbia iniziato a bruciare le immagini, cambiando tutto. Per porre l'accento su un dettaglio terribile ma da tenere bene a mente: potrebbe capitare anche a noi, nulla ci mette al sicuro dalla crudeltà, perché quello che è accaduto dopo non è la punizione per una colpa commessa, ma la decisione assurda di una mente malata.

Molti sono gli amici della famiglia Segre che cercano di offrire una via di fuga almeno a Liliana, offrendosi di nasconderla, pur sapendo di rischiare essi stessi. Perché i veri amici, leali, questo fanno.

E Liliana Segre li ricorda tutti, con un affetto profondo e nostalgico, annoverando ciascuno di essi tra i Giusti.
Ma nulla mette al riparo Liliana e la sua famiglia dalla furia nazista. E la bambina — nella terza parte del romanzo — finisce ad Auschwitz. Separata subito dal suo papà di cui non saprà più nulla. Ma proprio l'amore di e per suo padre sarà la sua salvezza, ciò che la terrà in vita per oltre un anno di detenzione. Anche se restare vivi all'inferno forse non è una vera salvezza, è solo un inspiegabile istinto di sopravvivenza.
Daniela Palumbo raccoglie i ricordi di Liliana Segre e li vomita su carta. Non sono fintamente edulcorati, ma sono racconti di un orrore vissuto da bambina e, si sa, i bambini sperimentano la realtà con un filtro, che poi si perde crescendo, che aiuta loro ad adattarsi alle situazioni, anche le più terribili, senza perdere la speranza e l'innato bisogno di leggerezza. Quindi sono racconti crudi, diretti come pugni allo stomaco, ma calibrati sulla sensibilità dei giovani lettori, cui comunque non si possono raccontare favole per sempre, perché la conoscenza di certi avvenimenti è necessaria per andare oltre e non permettere che si commettano ancora gli stessi errori.

La terza parte del romanzo si sofferma appena sull'esperienza di Liliana Segre ad Auschwitz, come se il racconto dell'orrore non fosse così importante. Perché quello che deve essere raccontato ai bambini è il dopo.

Un ritorno ad una normalità che non esiste più. Non esistono più le proprie cose, i propri affetti. Si ritorna ad una routine di gente che vuole andare oltre e fa di tutto per scordare l'orrore della guerra. Addirittura negarne lo spettro più spaventoso, l'Olocausto. Perché è difficile credere che l'uomo possa arrivare a tanto. O forse, più semplicemente, perché sapere che mentre qualcuno continuava a vivere una vita apparentemente normale poco più in là si consumava l'aberrante degrado della nostra umanità, rendeva tutti complici, gettava su tutti una coltre di senso di colpa. E non è facile guardare negli occhi i sopravvissuti e sentire che nessuna scusa sarà mai abbastanza.
I sopravvissuti stessi, per anni, non hanno parlato. Quasi tutti. Un evento di tale portata va sedimentato per decenni — forse non sedimenta mai —, metabolizzato e poi raccontato, rivivendolo. Si arriva al punto che il lacerante dolore del ricordo non supera più l'urgenza di far sapere al mondo l'ingiustizia subita, proprio per evitare che accada ancora. E quel punto a volte scaturisce da un incontro, da un amore, da un'amicizia che condivide lo stesso fardello. Come è successo a Liliana.
Fino a quando la mia stella brillerà, di Liliana Segre e Daniela Palumbo, è uno dei tanti libri sull'Olocausto, un romanzo da leggere insieme ai nostri figli più piccoli o da far leggere in solitudine a quelli più grandi, pronti ad accogliere le loro domande e il loro turbamento. Perché l'educazione degli adulti di domani passa anche attraverso la forgiatura della loro coscienza.


Fino a quando la mia stella brillerà

di Liliana Segre e Daniela Palumbo
Piemme, Il Battello a vapore
Narrativa per l'infanzia 12+
cartaceo 8,41€
ebook 5,99€

Sinossi
Una testimonianza rivolta ai ragazzi, unica e commovente, su uno dei passi più cupi della storia dell'Uomo. La testimonianza di Liliana Segre, raccolta da Daniela Palumbo, inizia con la sua infanzia felice a Milano con il papà Alberto. Le leggi razziali però cambiano per sempre la loro vita; fino alla fuga (fallita) in Svizzera. Liliana e il padre vengono arrestati e deportati ad Auschwitz. Liliana ha 13 anni. Sopravviverà, ma il papà non tornerà. Ed è proprio a lui che Liliana dedica questo libro, che prosegue con il racconto del campo, della salvezza e del ritorno a casa. Ritorno difficile, segnato dalla sofferenza del vissuto personale ma anche dall'indifferenza dell'Italia del primo dopoguerra. Una sofferenza che verrà mitigata solo dall'affetto di una nuova famiglia e dal ruolo di testimone che Liliana assumerà negli anni successivi, soprattutto nei confronti dei giovani, simbolo di un futuro di speranza.


Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
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Serraglio Italia, racconti di Roberto Bugliani

Serraglio Italia, racconti di Roberto Bugliani

Serraglio Italia, racconti di Roberto Bugliani

Libri Sponsored Serraglio Italia, un libro di racconti di Roberto Bugliani. Venti storie, personaggi reali e attuali, un unico luogo: l'Italia.




Serraglio Italia

di Roberto Bugliani
Santelli Editore
Racconti | Narrativa
ISBN 9788832040081
Cartaceo 14,67€
Ebook 6,99€

La giornata sfortunata d’un lavoratore che si confronta con la propria condizione di cassintegrato; le disavventure d’un turista italiano e dell’amico olandese Chris nella selva amazzonica; due passi in compagnia di Quasimodo e del suo amore per la bella Irma; la parabola sessantottesca d’una nota coppia d’uomini politici soprannominati il Gatto e la Volpe; Arcangelo e il diavolo che fa le pentole ma non i coperchi; la più riuscita interpretazione d’un attore arabo di quart’ordine fuori dal set; Genova 20 luglio 2001; vicissitudini d’un giovane precario al tempo della flessibilità del lavoro; Silverio va ai baracconi; Quintilio e la scomparsa d’Ivanka; Oronzo, la globalizzazione e il rapinatore; un commissario della mobile milanese alle prese con la confessione d’un emigrante greco; il capitano Z. e la strategia della tensione negli anni di piombo; la lap dance ai tempi del Billie B.; la scommessa di don Gigino…

La Volpe in realtà era un lupo. E aveva il muso, le zampe, il pelo, la coda di lupo. Ma lo sguardo, che è l'avamposto dell'anima, era di Volpe. Grammaticalmente parlando, si trattava d'una Volpe un po' speciale, una Volpe eccezionalmente declinata al maschile.
Il Gatto, invece, era proprio un gatto. Un banalissimo, insipidissimo, pedestrissimo gatto, che non vantava pedigree di persiano, d'angora o di siamese, ma se ne stava buono buono al suo posto, nel posto di compare in seconda assegnatogli dalla gerarchia politica del Partito in cui entrambi militavano. Sul piano intellettivo, il Gatto brillava della luce riflessa emanata dalla Volpe, anche se talvolta il suo solido buon senso prevaleva sulla furberia sempre in vena d'espedienti del partner, evitando a quest'ultimo di farsi trascinare nel vortice d'astuzie così lambiccate che nessuno riusciva a capire, e il cui ordito, al momento di tirarne i fili per trarre i benefici del caso, era la Volpe medesimo a ingarbugliare ulteriormente senza pervenire ad alcun bandolo. Insomma, le furbate della Volpe rischiavano ogni volta di rivoltarsi a suo danno, e di farlo finire prematuramente in pellicceria.
A quel tempo, al tempo in cui si dipana la nostra storia, ovverossia verso la fine degli anni Sessanta del secolo scorso, Volpe e Gatto andavano sempre insieme e formavano una coppia affiatata nella quale scaltrezze stratosferiche dell'uno e sensatezze terra terra dell'altro s'integravano in un tutt'uno granitico che faceva da barriera alle ondate ribelli di quegli anni scapestrati d'assalto al cielo. Una coppia alla Cip e Ciop, alla Gianni e Pinotto, alla Sussi e Biribissi, insomma, nelle definizioni sbertuccianti del Movimento.

Un giorno del dicembre 1968, che aveva preso a fare un freddo cane che il Gatto, avverso per natura alle metafore animalesche, preferiva chiamare freddo boia, e che le braccia scheletriche dei platani dei viali cittadini erano incamiciate da maniche di brina d'un candore austero, la Volpe e il Gatto varcarono il massiccio portone della Facoltà di Lettere incrostato d'antica storia baronale e di controstoria contemporanea vergata dalla vernice spray di bombolette proletarie. Attraversarono a passi felpati l'atrio semideserto, dove attempati signori in completo blu scuro compresi nel ruolo d'improbabili studenti fuori-corso stazionavano dinanzi alla bacheca degli esami leggendone con eccessivo interesse il calendario, e s'arrestarono prudenti sulla soglia dell'Aula Magna sguinzagliando i loro occhi spioni all'interno, dov'era in corso l'Assemblea Permanente di Lotta indetta dal Coordinamento studentesco.
Subito una bordata di fischi incattiviti accolse le loro facce lunari, e con urticante disappunto i due sodali non poterono fare a meno di notare la gigantesca allegoria affrescata sulla parete di fronte dall'estro artistico del Movimento, che mostrava i corpi dei due sfrigolare al fuoco delle loro abiure politiche infilzati nello spiedo d'acciaio della lotta di classe girato dalle mani callose d'un erculeo operaio della Saint Gobain.
- 'Sti stronzi -, sibilò inviperito la Volpe dinanzi a quella infernale raffigurazione che si proponeva come visione profetica del loro destino prossimo venturo.
- Andiamocene -, fece eco il Gatto, che cominciava ad avvertire nel fondo schiena un solletichio non propriamente piacevole.
E senza aspettare che quegli scalmanati passassero dai fischi alle vie di fatto, i due intrusi s'impegnarono in un solenne dietrofront, ma non prima che la Volpe atteggiasse le labbra nella sua consueta smorfia di sufficienza che gli aveva attirato l'odio a ventiquattro carati di tutto il Movimento.
- Facciamo un salto in Federazione? - propose il Gatto dopo aver guadagnato l'uscita, ringalluzzito dall'aria frizzante del primo pomeriggio.
- È presto. A quest'ora non ci saranno nemmeno i soliti quattrogatti -, rispose perentorio la Volpe, incurante del fremito indispettito che agitò i baffetti del socio per quel modo di dire tratto con troppa leggerezza dal mondo animale.
- Piuttosto, accompagnami al Garibaldi. Devo vedere un tale.

Era il Garibaldi un bar situato sull'omonima piazzetta antistante il lungofiume, che apriva la sua porta a vetri ripetutamente infranta da sampietrini e candelotti lacrimogeni alla composita fauna di studenti squattrinati e movimentisti, i cui caffellatte duravano interi pomeriggi. Per amor di completezza corre a questo punto l'obbligo di ricordare che, al termine d'anni di pesanti sconfitte lunghi come secoli, fu il Garibaldi stesso lo scenario della disfatta finale, allorché i farlocchi studenti fuori-corso nel loro solito completo blu scuro, obbedendo a ordini dall'alto, misero in circolazione tra i militanti del Movimento l'acido gratis.
Adocchiato dunque un tavolino addossato alla parete di fondo del locale, i due vi s'installarono guardandosi attorno con atteggiamento circospetto, perché meno si facevano vedere in quel luogo e meglio era, non soltanto per la loro incolumità fisica, ma anche per la loro reputazione politica. Il Gatto si dimenava senza posa sulla sedia di fòrmica e alluminio come se fosse seduto sui carboni ardenti, e benché morisse dalla voglia d'un bel frappé alla menta non osava chiamare il cameriere occupato a lustrare con indolenza il ripiano di mogano del bancone per non attirare l'attenzione di qualche studente che potesse chissà mai riconoscerlo, mentre la Volpe lottava spasmodicamente con se stesso per vincere la tentazione d'estrarre dalla tasca interna del montgomery ermeticamente abbottonato il giornale di partito e di mettersi a sfogliarlo per ammazzare il tempo. Quantunque l'attesa non durò in realtà che una manciata di minuti, dopo un tempo che parve loro infinito ecco un tizio segaligno imbozzolato in un eskimo verde bottiglia entrare a testa bassa nel bar e dirigersi a passo spedito verso la coppia. Senza accennare a un saluto si sedette di fronte alla Volpe e ordinò al cameriere un chinotto. Al che il Gatto si rincuorò e si risolse a chiedere l'agognato frappé alla menta. La Volpe invece, fedele al suo ruolo di capo integerrimo, non ordinò alcunché.
- Stamani ho parlato con il Gio' - riferì il tipo con l'eskimo a voce bassa, impostata sui toni del complotto, alla Volpe. - M'ha assicurato che il direttivo di Lotta Continua è propenso a espellere dall'organizzazione l'Erani per revisionismo. E che la sua espulsione provocherà sicuramente una scissione nel gruppo. I nuclei di Medicina, Biologia e Scienze Naturali sono schierati dalla sua parte.
- Moolto beene - sentenziò la Volpe con una punta di compiacimento nella voce, lisciandosi soddisfatto i baffetti ben curati. Poi, rivolgendosi al Gatto: - Vedi, è andata proprio come avevo immaginato. Conosco i miei polli, io! Puntare sull'Erani s'è rivelata la mossa vincente. Se avessi dato retta a te, invece, che volevi lasciarli cuocere nel loro brodo come capponi, non si sarebbe cavato il classico ragno dal buco.
Il Gatto abbozzò il rimbrotto com'era solito fare, si rannicchiò sulla sedia abbassando sconsolato il capo, gli occhi puntati su una macchia giallastra che contrastava colla graniglia color antracite del pavimento, e il lampo di fastidio che gli attraversò per un attimo le pupille era dovuto più alla pletora delle stramaledette metafore animalesche (i ragni, poi, gli facevano proprio schifo) con cui la Volpe aveva infiorettato il suo dire che alla ramanzina del compagno, alla quale era oramai avvezzo.

Roberto Bugliani

Roberto Bugliani


Nato alla Spezia, studi universitari a Pisa e anni d'insegnamento nelle scuole medie della mia città. Ha compiuto viaggi di studio e d'intercambio solidale in paesi latinoamericani, soprattutto Messico ed Ecuador, ed è stato collaboratore e redattore di riviste letterarie. Ha pubblicato il romanzo di taglio sperimentale Il decennio perduto. Romanzo da verificare (1994); le raccolte di racconti Zucchero e altri veleni (1995); Serraglio Italia (2018); Un'occhiata fuori (2018); il reportage Dove comincia il giorno. Viaggi in Chiapas e Guerrero (1999), e con Roberto Bertoni l'antologia poetica Voci di Liguria (2007).
All'attivo ha tre raccolte di poesie, Cronache con paesaggio (2001); Di quand'ero poeta (e non lo sapevo) (2009); Versi scortesi (2012). Dallo spagnolo ha tradotto i romanzi ecuadoregni La città addormentata di Alicia Yánez Cossío e Le croci sull'acqua di Joaquín Gallegos Lara; La danza del serpente del messicano Carlos Montemayor; i due tomi del Subcomandante zapatista Marcos Dal Chiapas al mondo, e il saggio di René Báez Messico zapatista.
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Recensione: Storia di un misogino, di Federico Boccuzzi

Recensione: Storia di un misogino, di Federico Boccuzzi

Recensione: Storia di un misogino, di Federico Boccuzzi

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Storia di un misogino di Federico Boccuzzi (Lettere Animate). Una bella sorpresa, cinque racconti apparentemente slegati, che si ricongiungono in una storia circolare.

Proprio una bella sorpresa Storia di un misogino di Federico Boccuzzi. Si tratta di cinque racconti che di primo acchito sembrano slegati uno dall’altro, ma che si ricongiungono tutti alla fine, quando il lettore capisce che c’è un senso, c’è una storia circolare che ritorna. Soprattutto il primo racconto in appetenza è slegato dal resto, perché ambientato in tutta un’altra parte del mondo, e invece...
La storia si apre con la vita di un misogino, un individuo che odia le donne, anche perché abituato a vedere il padre maltrattare la propria madre. E lui le donne le odia così tanto che vorrebbe vederle tutte, ma tutte morte. Già su questo racconto da solo ci sarebbe molto da dire: come nasce un misogino? Sono i condizionamenti in casa che forgiano il futuro odiatore di donne? Quali sono le cause del maschilismo?
Nei racconti successivi ci si sposta in Sudamerica. Vedremo l’uccisione di un allevatore di conigli da parte di un gruppo di animalisti fanatici e un anziano alle prese con la demenza senile della moglie. Vi assicuro: avere in casa un'anziana con cui non si può ragionare e che ha solo un mare di pretese farebbe scappare la pazienza ai santi.

Insomma, i temi in Storia di un misogino di Federico Boccuzzi sono tanti, l’intento di denuncia c'è, ma questo libro va letto anche con un’altra chiave di lettura. 

In questo libro si racconta la storia di alcune anime: anime belle, anime che si manifestano corrotte nel momento della debolezza, anime che si evolvono. C’è chi dice che quando si legge un libro non bisognerebbe conoscere la vita dell’autore, ma io so che Federico Boccuzzi vive da anni in Sudamerica. E secondo me il suo stile ha assorbito parte di quella cultura, che emerge nell’alternanza tra dolcezza e parti decisamente cruente, in un po’ di realismo magico e sicuramente nell’idea radicata che ci sia un destino, che nulla accade per caso ma tutto ha una ragione spirituale.
La circolarità che si trova in Storia di un misogino di Federico Boccuzzi, in cui si torna sempre al punto di partenza, è un'espressione della stessa visione della vita.
A parte tutto, io il libro di Federico Boccuzzi me lo sono bevuto in due sere, perché ricco di risvolti e di colpi di scena. Lo consiglio agli appassionati del genere.

Storia di un misogino di Federico Boccuzzi

Storia di un misogino

di Federico Boccuzzi
Lettere Animate
Racconti
ISBN 978-8871124377
cartaceo 8,99€

Sinossi
Ciò che siamo veramente, la nostra essenza più intima, la nostra anima, si reincarna? Possiamo scegliere di ricominciare per non ripetere all'infinito gli stessi errori? Cos'è veramente la felicità? È giusto rinunciare al proprio benessere per qualcun altro? Tutte queste domande si pongono i singolari protagonisti del romanzo, che sono in sintesi gli stessi quesiti che ognuno di noi si fa nel corso della propria vita. Ognuno di questi personaggi racconterà a suo modo la propria storia, all'apparenza, una diversa dall'altra, ma in realtà tutte unite da un invisibile filo che si snoda da una parte all'altra dell'oceano solcando le infinite profondità dei nostri animi.
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
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Recensione: L'avvocato di Madama Butterfly, di Giorgio Fabio Colombo

Recensione: L'avvocato di Madama Butterfly, di Giorgio Fabio Colombo

Recensione: L'avvocato di Madama Butterfly, di Giorgio Fabio Colombo

Libri Recensione di Davide Dotto. L'avvocato di Madama Butterfly di Giorgio Fabio Colombo (O Barra O). Esame delle implicazioni giuridiche del matrimonio tra l'americano Pinkerton e la giapponese Chōchō-san (Madama Butterfly).

Nei paesi anglosassoni è in voga un campo interdisciplinare di studi che mette in contatto la creatività letteraria con il mondo giuridico: la Law and Literature. Gli approcci sono molteplici. Per esempio nella Law as Literature l’universo del diritto si avvale degli strumenti culturali più vari – anche letterari – per l’analisi di casi concreti, al di là di un formalismo legale fine a stesso. Grazie alla Law in Literature, invece, la dimensione letteraria si affaccia, raccontandolo a suo modo, all’universo legale. Integrando i rispettivi punti di vista, ciascuna disciplina ne risulta indubbiamente arricchita.

Le questioni legali al centro della Madama Butterfly di Puccini sono passate al vaglio da Giorgio Fabio Colombo, professore associato di diritto comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza di Nagoya. 

Esse si intrecciano in primo luogo con la struttura narrativa del libretto d’opera,  quindi con la storia e la cultura nipponica.
In merito alla struttura del libretto, il Giappone, misterioso e distante, proietta lo spettatore verso le suggestioni dell’Oriente. Non è necessaria un’approfondita ricostruzione.
Il testo [...] può essere inserito nel filone delle rappresentazioni stereotipate e orientaliste del Giappone e della donna giapponese in particolare.
Fino a che punto, perciò, costoro erano consapevoli delle implicazioni legali delle nozze  concluse tra Chōchō-san (Madama Butterfly) e il marito, l'americano Pinkerton? In che modo queste si ripercuotono sull'epilogo tragico?

Neanche tanto sullo sfondo, emerge un problema di diritto internazionale privato che, in presenza di situazioni giuridiche che abbiano un collegamento con stati diversi, individua l’ordinamento applicabile.

Potrebbe essere la legislazione giapponese (giapponese è la ragazza, giapponese è il luogo in cui viene celebrato il matrimonio) o americana (cittadinanza di Pinkerton).
Complicano il quadro i Trattati ineguali, che ponevano il paese del Sol Levante in una condizione subalterna dalla quale esce verso la fine del XIX secolo. In tale frangente vale, nei rapporti tra privati, il principio dell’extraterritorialità, ossia «il principio in base al quale allo straniero in Giappone si applicava il proprio diritto nazionale e non quello giapponese – e la giurisdizione consolare – ovvero il diritto dello straniero di essere sottratto alla competenza dei tribunali giapponesi e di essere giudicato dalle proprie autorità nazionali».
Riepilogando per sommi capi: per quanto concerne la validità del matrimonio, trova (e ha trovato) applicazione la legge del luogo in cui esso è celebrato (lex loci actus). Per la legge giapponese, il rito nuziale è perfettamente valido. Secondo la rispettiva legge nazionale (lex patriae) eseguite le dovute formalità, ciascuno (sia la quindicenne Chōchō-san, sia il suo promesso sposo) ha la capacità di contrarre matrimonio.

L’intreccio della Madama Butterfly è fin troppo noto: Pinkerton ha inteso (con apposita riserva mentale) sposarsi all’uso giapponese, ovvero per 999 anni, salvo prosciogliersi ogni mese

L’uomo sembra davvero convinto di potersi sciogliere unilateralmente dal vincolo, tanto più che nessuno dei personaggi (Chōchō-san compresa), a cose fatte, ha granché da ridire. Lo stesso  principe Yamadori pare averne tratto beneficio:
Butterfly Tante mogli ormai toglieste, vi doveste abituar.
Yamadori L’ho sposate tutte quante e il divorzio mi francò.
Eppure, né il diritto giapponese, né tanto meno quello americano consentivano (ora come allora) al marito di svincolarsi ad nutum. Specialmente considerando la situazione in cui si viene a trovare Madama Butterfly: ripudiata dai parenti, incitati dallo zio Bonzo («Ci hai rinnegato... e noi ti rinneghiamo») avendo ricusato la religione degli avi, dovrà rinunciare anche al figlio nato nel frattempo, reclamato dal padre ricomparso dopo tre anni. La qual cosa indurrà al suicidio la povera Chōchō-san.
L’epoca in cui è avvenuta la celebrazione del matrimonio (non sono la stessa cosa gli anni Ottanta del secolo XIX o i primi del Novecento), dà modo all’autore di chiarire l’evoluzione che ha interessato il Giappone. Madama Butterfly non era, in ogni caso, priva di qualsiasi difesa o possibilità di far valere le proprie ragioni. Anzi: in mancanza di un suo esplicito consenso, il matrimonio non poteva essere sciolto, costringendo il marito a ricorrere in tribunale. Di certo si sarebbero rivelate assai problematiche le pretese genitoriali nei confronti del bambino.

Un simile approfondimento normativo getta luce su taluni aspetti della storia di Madama Butterfly, ma pure qualche ombra sulla struttura narrativa stessa, incrinandone la coerenza e, almeno in parte, l'epilogo tragico.

Non credo sia ammissibile un simile rigore, dato che si travalicherebbe il significato dell'opera: che è il dramma, forte e terribile, di una ragazza che vede crollare la granitica fiducia nel ritorno dell'amato marito. È alle prese con una solitudine senza scampo: abbandonata dalla propria famiglia (anzi ripudiata), ha acquisito la cittadinanza americana a questo punto estranea, ma avendo perduto quella originaria, paradossalmente è straniera in patria e senza possibili vie d'uscita.


L'avvocato di Madama Butterfly

di Giorgio Fabio Colombo
O barra O
Saggio
ISBN 978-8869680274
Cartaceo 5,95€
Ebook 2,99€

Sinossi
La famosa opera lirica di Giacomo Puccini, Madama Butterfly, viene qui presentata sotto una prospettiva finora inesplorata. Al di là delle suggestioni esotiche, la trama è incentrata su una serie di aspetti legali che si prestano a una lettura di tipo giuridico.In base a quale diritto va analizzato il matrimonio fra Pinkerton e Butterfly? Quello giapponese o quello americano? Poteva Pinkerton divorziare unilateralmente solo abbandonando la sua sposa e rientrando negli Stati Uniti? E che ne è, giuridicamente parlando, del loro figlio? È cittadino americano o suddito giapponese?Il testo non solo risponde alle questioni di diritto internazionale e comparato, ma sollecita con molteplici spunti la curiosità del melomane e dell’appassionato di storia e civiltà giapponese.




Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.
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