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Pi greco: il numero delle meraviglie che governa l'universo

Pi greco: il numero delle meraviglie che governa l'universo

Pi greco: il numero delle meraviglie che governa l'universo

Scienza Di Stefania Bergo. Il 14 marzo non è un giorno qualunque. Secondo la convenzione anglosassone, la data diventa 3.14, numeri che corrispondono alle prime tre cifre della costante matematica più famosa del mondo e della storia: il pi greco.

I fisici e i matematici hanno deciso di  ribattezzarlo il PiDay, per rendere omaggio alla celebre costante e magari avvicinare il pubblico meno appassionato allo studio delle scienze, dato che le iniziative per la ricorrenza sono le più disparate e bizzarre – dalle corse sulla distanza di 3,14 miglia alla gara di torte perfettamente tonde, alle competizioni tra chi ricorda più cifre della serie infinita del pi greco.
Si festeggia rigorosamente alle 15, dato che rappresentano le ulteriori cifre decimali del π. Immaginate, ad esempio, nel 2015, in questo stesso giorno, il 3.14.15: non solo le prime due cifre dopo la virgola del 3,14, ma addirittura le prime quattro! Aggiungendo l'orario, per l'occasione le 9 e 26, si è arrivati fino a otto numeri della serie, mandando in visibilio tutti i geek del mondo!

La festa è stata inventata dal fisico statunitense Larry Show nel 1988.

Organizzò per la prima volta la giornata all’Exploratorium di San Francisco, invitando lo staff a marciare solennemente in tondo per poi dirigersi verso delle crostate di frutta (fruit PIes) preparate per l’occasione, ancora oggi rimaste nella tradizione.
Oltre al Pi Day, esiste anche il Pi Approximation Day, in questo caso davvero un'astrazione da geek incallito, che si festeggia nei giorni che siano approssimazioni, appunto, particolari del pi greco: il 26 aprile (116° giorno dell'anno, quando la Terra percorre un arco di circonferenza pari a 1⁄π volte l'orbita totale intorno al Sole), 22 luglio (22/7 = 3.14), 10 novembre (è il 314° giorno del calendario gregoriano) e il 21 dicembre (alle ore 1:13, quando la formula 355/113 dà un numero approssimato - 3.1415929 - con il maggior numero di cifre decimali).

Ma cos'è il pi greco?

Adesso lo spieghiamo alla signora Maria che sempre mi segue nei miei vaneggiamenti da nerd.
Il pi greco, o meglio il π, è una costante matematica definita in modo astratto, indipendente, cioè, dalle misure fisiche. Nella geometria piana, viene definito come il rapporto fra la circonferenza e il diametro del cerchio, ma è legato a numerose leggi che governano l'universo, dalle onde elettromagnetiche alle formule statistiche per giocare in borsa.
Il π è un numero irrazionale, cioè non è esprimibile come una frazione di due numeri interi (del tipo a/b, come dimostrato nel 1761 da Johann Heinrich Lambert), e trascendente (la signora Maria ha un sussulto), cioè non è un numero algebrico (come provato da Ferdinand von Lindemann nel 1882), vale a dire che non ci sono polinomi con coefficienti razionali di cui π sia radice: è dunque impossibile esprimere il π usando un numero finito di interi, di frazioni o di loro radici.
Signora Maria, venga qui, non scappi proprio ora, la parte difficile è finita, glielo assicuro!
Si goda una fetta di questa deliziosa PIe alle amarene.

La storia del π risale a circa quattromila anni fa. 

Furono i Babilonesi, grandi matematici e architetti, i primi a impiegarlo, approssimandolo con 3,125. Per gli Egizi divenne 3,1605, mentre per i Cinesi semplicemente 3.
Ma fu solo nel 434 a.C. che Anassagora, filosofo presocratico, lo utilizzò per tentare la quadratura del cerchio – che ovviamente è impossibile, lo sa vero signora Maria? No? Ne parleremo un'altra volta – mentre Archimede fu il primo a esplicitare il valore della costante, scientificamente, con calcoli e figure geometriche, utilizzando poligoni regolari di 96 lati inscritti e circoscritti a una circonferenza.
E via così, molti i matematici che si dedicarono al calcolo del π per scoprirne le cifre, da Newton, che calcolò le prime 16, ad Einstein – che curiosamente è nato proprio il 14 marzo – ai supercomputer moderni, che sono arrivati a calcolarne 5 mila miliardi.
Le prime cifre decimali del π sono quindi: 3,14159 26535 89793 23846 26433 83279 50288 41971 69399 37510 58209 74944 59230 78164 06286 20899 86280 34825 34211 70679… Numeri che non si ripetono mai nella stessa sequenza, perché non esiste alcuna periodicità

Il π governa l'universo, senza esso non sarebbero possibili le comunicazioni o il DNA.

Il π permea tutta la nostra esistenza e non mi riferisco solo alla geometria, signora Maria. Mi riferisco al fatto che la costante matematica è presente ogni volta che viene presa in considerazione una forma in qualche modo circolare, che si tratti di un'onda elettromagnetica o della spirale del DNA, rientrando, quasi di prepotenza, in quasi tutte le formule fisiche e matematiche che descrivono i fenomeni della realtà.
Dall'elettromagnetismo alla meccanica quantistica il π ha a che fare, ad esempio, con il Principio di indeterminazione di Heisenberg, la cui equazione comprende la costante di Planck ridotta, h/2π, col periodo di oscillazione di un pendolo, proporzionale a 2π, o con la forza di Coulomb, descritta da una legge la cui costante dipende in modo inversamente proporzionale dal π, quella che si manifesta tra cariche elettriche.
Ha ragione, signora Maria, le avevo assicurato che la parte difficile fosse finita.
Ma si ricorda che le ho già parlato della Meccanica quantistica? Sì, anche del Principio di indeterminazione di Heisenberg.


Il π, quindi, regola le oscillazioni dei fenomeni fisici descritti da funzioni periodiche, di periodo uguale o proporzionale a esso.

Ma anche altre discipline possono essere spiegate e analizzate utilizzando funzioni e algoritmi che prevedano il π: dalle scienze sociali, alla statistica , basti pensare alla distribuzione dei valori a campana, detta gaussiana, dalla finanza alle strategie di marketing e persino alla medicina.
Lo sapeva, signora Maria, che il rapporto tra la distanza che separa l’alluce e l’ombelico e quella tra quest’ultimo e la punta della testa è proprio 3,14? Curioso, no?
Come dice? Cos'è una gaussiana? La prenda per buona, signora Maria, ora non ho tempo per chiarire questa cosa!

Il π appare quindi come parte integrante dell'esistenza stessa, senza di esso non sarebbe possibile spiegarla. 

E questa è quasi una magia: il π appare come la chiave di volta, come il tassello che permette la comprensione dell'universo, senza il quale non sarebbe stato possibile alcun progresso.
Nel corso della storia, il π è stato fondamentale per gli architetti per poter progettare correttamente archi, cupole e tunnel perfetti e proporzionati. Copernico e Galilei l'hanno utilizzato per calcolare le dimensioni dei pianeti e la distanza della Terra dal sole e da altri astri.
Il microonde, i cellulari, esistono solo grazie allo studio sulle onde elettromagnetiche: siamo riusciti a spiegarle e quindi utilizzarle per i nostri scopi, solo grazie alle formule che le descrivono, legate a filo doppio al π. Così come qualsiasi forma circolare che possiamo trovare in natura: nei cerchi concentrici che si formano quando si lancia un sasso in uno specchio d’acqua, nelle iridi degli occhi, nelle spirali delle conchiglie, negli arcobaleni.

Il 14 marzo, o meglio, il 3.14, non è solo una ricorrenza da geek.

Celebra un numero che riveste un ruolo fondamentale nella nostra esistenza. La vita di ognuno di noi è regolata dal π. Ciò non significa che senza questa costante non esisterebbe nulla e noi non saremmo qui a parlarne. Significa solo che, curiosamente, ogni cosa che esiste è spiegata dalla stessa costante che si ripete in una moltitudine inimmaginabile di fenomeni. Curioso, no?
O inquietante.
A me piace pensare sia magico...


Stefania Bergo
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Senza permesso, un'antologia di racconti sulle ferite, i silenzi, i sogni delle donne

Senza permesso, un'antologia di racconti sulle ferite, i silenzi, i sogni delle donne

Senza permesso, un'antologia di racconti sulle ferite, i silenzi, i sogni delle donne

Libri Comunicato stampa. Senza permesso (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), del collettivo Gli Scrittori della Porta Accanto: un'antologia di racconti in cui le donne sono protagoniste, storie in bilico tra permessi negati, concessi o da concedere, da dover chiedere o prendersi. Frammenti di esistenze e destini intrappolati: la complessa condizione femminile tra oppressione e riscatto.

Guardo mio figlio. Ha quattro mesi. Sembriamo una pietà: la Madre con il Figlio fra le braccia. Le lacrime, il cuore e il corpo di marmo, niente più carne.
Lui piange e cerca il mio seno. Mio figlio dormiva, non è morto. E io, sospesa fra vita e vita, mi rialzo.
Sono già oltre. Oltre le valigie preparate di nascosto, oltre la fuga, oltre la paura. Me ne vado senza chiedere il permesso.
Non te lo racconterò mai, figlio mio, ma io e te siamo sopravvissuti mille e una volta. «Mamma, raccontami la storia di Barbablù».
E io invento ogni sera una versione diversa, perché non c’è mai un solo lieto fine. Emma Fenu, "Dalle mie ferite nasceranno rose", Senza permesso


Senza permesso

di Cristina Basile, Stefania Bergo, Adriana Cavazzini, Davide Dotto, Emma Fenu, Elena Genero Santoro, Claudia Gerini, Nicolò Maniscalco, Veronica Marzi, Silvia Pattarini, Elvira Rossi
PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto
Racconti
ISBN 979-1257261542
Ebook 3,99€ – IN USCITA


Quarta

Frammenti di esistenze e destini intrappolati: la complessa condizione femminile tra oppressione e riscatto.

Senza permesso non è solo un titolo che richiama la violazione dei confini personali attraverso la violenza e il controllo sociale o l'atto di autodeterminazione. È un confine.
Da una parte, c’è il racconto crudo di ciò che accade quando alle donne viene negato il diritto di decidere: la violenza che abita le case silenziose, l’arroganza di chi dispone dei corpi altrui come fossero oggetti, il peso soffocante di una società che pretende di spiegare alle donne come comportarsi, la colpevolizzazione delle vittime nelle aule di tribunale. Dall’altra, c’è il ruggito silenzioso di chi quel permesso smette di chiederlo e se lo prende. È la donna che chiude la porta e non si volta indietro, che sia per fuggire da una violenza o da un amore proibito, è l’attrice che torna sul palco per riprendersi la propria identità, è la ragazza che viaggia da sola verso il proprio sogno, ignorando chi vorrebbe vederla ferma, obbediente, prevedibile.
Attraverso i racconti di autori diversi, questa antologia esplora le ferite, i silenzi che diventano grida e le grida che diventano silenzi, i sogni che si realizzano e quelli che vanno in frantumi.
È un florilegio di vite il cui baricentro è una soglia mobile tra il subire l’arbitrio altrui e l’agire in totale autonomia.
È un coro che condanna la mano o la parola che accartocciano l’essere umano fino a sfumarlo nel niente.
È un testo che non ha la pretesa di parlare di tutte le donne, di lotte femministe o diritti inalienabili paradossalmente ancora da conquistare, ci ricorda semplicemente l’equilibrio sottile su cui si basa l’esistenza femminile, in bilico tra un permesso negato, uno concesso o da concedere, da dover chiedere o prendersi.



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Intervista a Desiria, dal chick-lit di Elena Genero Santoro

Intervista a Desiria, dal chick-lit di Elena Genero Santoro

Intervista a Desiria, dal chick-lit di Elena Genero Santoro

People A cura di Elena Genero Santoro. Intervista a Desiria, protagonista del chick-lit Desiria – Tutta colpa del cuore: «Ho un debole per i grandi sorrisi, ma sono fermamente convinta che gli uomini più fascinosi del globo provengano dal Sud America».

Molti la definirebbero una Bridget Jones orgogliosamente italiana, dotata di temperamento sanguigno eirresistibile autoironia. Desiria Concetta Pidò ha quarantadue anni, una folta chioma rossa e una fisicità "morbida" che lei stessa difende con fierezza contro i canoni estetici più rigidi.
Madre divorziata del giovane Maicol (scritto proprio così) e reduce da un improvviso licenziamento che l'ha privata della sua stabilità, Desiria ha affrontato con coraggio una serie di avventure rocambolesche scandite da infortuni fantozziani e sfide quotidiane. Cresciuta con il mito delle telenovele sudamericane e una passione smodata per il cioccolato, inizialmente cerca il grande amore tra le braccia di Carlos, un sinuoso maestro di ballo brasiliano. La vera svolta arriva però dal pianerottolo di casa, nei panni del nuovo, misterioso vicino Heiko...


Desiria
Tutta colpa del cuore

di Elena Genero Santoro
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Chick-lit | Rom-com
Copertina flessibile | 244 pag | formato tascabile
ISBN 9791257261252
cartaceo 16,00€
ebook 3,99€


Desiria… Hai un nome originale! Che origine ha?

Oh, guarda, non parlarmene. Mia madre mi ha sempre detto che Desiria era la protagonista di una telenovela che guardava quando era incinta di me. Purtroppo non sono mai riuscita a farmi dare altri dettagli. Anzi, mia madre è sempre molto vaga anche quando le faccio domande specifiche. Si è persino contraddetta: all’inizio diceva che la telenovela era argentina, poi venezuelana e infine brasiliana… Secondo me c’è qualcosa sotto.

Chi è Lucio?

Una grande delusione. È il mio ex marito, ci siamo separati dopo la nascita di Maicol, perché lui mi tradiva con Manuela, una volgare sciaquetta dall’abbigliamento troppo vistoso per i gusti di chiunque abbia buon senso. La peggiore punizione per lei è stata che se l’è tenuto e ci convive da dieci anni.

Cosa ti piaceva di lui?

Il sorriso marpione: da giovane era un bel ragazzo, con lo sguardo accattivante. Il problema è che ha continuato a regalare sorrisi accattivanti in giro e non a me, che ero sua moglie. Dopo di lui, però, ho cambiato target.

Chi è oggi il tuo uomo ideale?

Continuo ad avere un debole per i grandi sorrisi, ma sono fermamente convinta che gli uomini più fascinosi del globo provengano dal Sud America. Hanno il sole dentro, il ritmo nel sangue, tonnellate di energia… ecco, un tipo così per me sarebbe l’ideale. Se poi facesse il maestro di danza, assomigliasse a Miguel di “Tutta colpa del cuore” (la mia telenovela preferita) e si chiamasse Carlos, avrei tutto ciò che desidero.

Che ci dici della tua amica Patty?

Voglio bene a Patty, ma è un gufo. Porta proprio sfiga. Quando dice che qualcosa andrà storto, poi succede. Quando le ho confidato i miei sentimenti per Carlos, anziché essere contenta per me, mi ha dato della scema. Secondo me è un po’ invidiosa. Lei non è stata fortunata con gli uomini. È complessata e questo la rende cattiva. Non so come faccia a fare la psicoterapeuta. Forse si consola vedendo che c’è chi sta peggio di lei!

Parliamo di lavoro. Se non sbaglio "il Giampi" è il tuo capo...

Non nominarmi quel deficiente. Non mi ha rinnovato il contratto al supermercato. Non posso che odiarlo con tutte le mie forze. Anche lui di sfiga me ne ha portata parecchia. Ma un giorno riuscirò a vendicarmi. Oh, sì.

Poi però hai incontrato Callista. Come vanno le cose con lei?

Una vecchia pazza! È snob, è bizzarra, è imprevedibile, una ne fa, cento ne pensa. È impossibile capire quale sarà la sua prossima mossa, è come il cavallo degli scacchi, non sai mai dove andrà a parare. Dico io, non poteva toccarmi un’anziana come tutte le altre, di quelle a cui stirare i panni e preparare la minestrina in brodo? No, un’anziana professoressa cardiopatica - tutta colpa del cuore - con più idee che forza fisica, motivo per cui tocca a me galoppare!

Un’ultima domanda: chi è Heiko M.?

Ottima domanda. Vorrei saperlo anche io...


Elena Genero Santoro
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