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Recensione: Questione di virgole, di Leonardo G. Luccone

Recensione: Questione di virgole, di Leonardo G. Luccone

Recensione: Questione di virgole, di Leonardo G. Luccone

Libri Recensione di Davide Dotto. Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto, di Leonardo G. Luccone, Laterza 2018. Fin dove può spingersi la creatività di un autore nell'uso della punteggiatura? 

Qualcuno è convinto che le virgole siano usate quando è bene fare una pausa.
Non è del tutto vero. La funzione della punteggiatura è molto più articolata e complessa. Quando pensiamo a una pausa abbiamo in mente di solito la lettura di un brano o un discorso verbale, dimentichi delle dinamiche del testo scritto.
Fate una prova: prendete un testo ben scritto, leggetelo ad alta voce e vi accorgerete subito che le pause per la respirazione o per riprendere fiato non corrispondono sempre ai segni di punteggiatura, e nemmeno la durata delle nostre pause o il ritmo che abbiamo impresso alla lettura è proporzionale al peso dei segni.
Se trascriviamo un parlato è facile cadere in trappola e collocare virgole dove non vanno. Questo il vero nervo scoperto. La punteggiatura indirizza la lettura e, lungi dal governarla, contribuisce a darne il ritmo.
A cosa serve la punteggiatura, esattamente? Essa mette in luce i rapporti gerarchici tra le parti del discorso, rivelandosi opportuno baluardo contro pericolosi equivoci: «Grazia impossibile, giustiziarlo!», «Grazia, impossibile giustiziarlo!».
Per il resto c'è spazio - e non poco - per lo stile autoriale. La punteggiatura è in grado di impreziosire o pregiudicare un testo, a dimostrazione che essa è legata tanto al contenuto, quanto alla struttura e al ritmo.
Poteva succedere qualsiasi cosa, in quell’istante.
- Alessandro Baricco, Oceano Mare
Gente andava e veniva, e facevano baccano.
- Cesare Pavese, Il compagno
Le virgole di questi esempi non sono grammaticalmente necessarie, ma nemmeno superflue: sono una firma.

Fin dove può spingersi la creatività di un autore?

È una regola assodata che la virgola non possa separare il soggetto dal verbo. Tuttavia si considerino i seguenti esempi:
Il profluvio di parole con cui la bionda mi aveva strappata al sofà, non m’impedì di sentirmi anche qui un’intrusa, eppure sapevo da un pezzo che in questi casi c’è sempre chi sta peggio.
- Cesare Pavese, Tra donne sole
L’idea che per tutta l’estate avevan corso le autostrade stretti insieme sulla moto, mi fece una rabbia.
- Cesare Pavese, Il compagno
Che cosa ci sia dietro la mano, è questione controversa.
- Italo Calvino, «La penna in prima persona», da Le più belle pagine scelte da Calvino
Le virgole segnate in rosso non dovrebbero esserci dato che si intromettono tra un soggetto (anche se espanso) e il verbo. La cosa tuttavia non è così scontata come sembra. La seguente riflessione è chiarificatrice e spiazzante al medesimo tempo.
Come regolarsi di fronte alla tendenza a separare con una virgola il soggetto dal verbo, oppure il verbo dall’oggetto diretto o indiretto, quando gli elementi in questione sono contigui? Questa domanda ammette risposte differenziate, secondo che l’uso della virgola debba essere regolato unicamente dai rapporti sintattici tra i costituenti del nucleo della frase (il che avviene in situazioni non marcate pragmaticamente) o, al contrario, dalle relazioni che compongono la struttura informativa della frase stessa (il che avviene in condizioni di marcatezza semantico-pragmatica).
- Bice Mortara Garavelli, Prontuario di punteggiatura

Difficile stabilire una volta per tutte quando ci troviamo di fronte ad errori o a licenze meritevoli di attenzione.

Si aggiunga che non è ininfluente il tipo di componimento che abbiamo davanti: un testo scientifico o giuridico è più rigido di un saggio divulgativo (quale una recensione); un'opera letteraria ci mette a confronto con deroghe alquanto più spinte e al limite dell'eresia:
Lui, non raccontava mai nulla - Carlo Cassola
Si considerino le varianti: «Lui non raccontava mai nulla.», «Non raccontava mai nulla, lui.»
Il prete, non poteva dirle nulla - Pier Paolo Pasolini
Si considerino le varianti: «Il prete non poteva dirle nulla.», «Non poteva dirle nulla, il prete.»
Però, di tante belle parole Renzo, non ne credette una - Alessandro Manzoni
I precedenti rappresentano casi in cui il soggetto, messo in evidenza, motiva la difformità a una convenzione più che consolidata. Nel caso di Manzoni, Renzo è messo in evidenza nel momento in cui è assorbito nell'inciso. Se appaiono grammaticalmente scorrette, sono giustificate dal contesto, dal contenuto e dalla struttura della frase.

Sono solo alcune delle riflessioni cui conduce la lettura di Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto, di Leonardo G. Luccone. 

Pur non essendo una grammatica, da una parte è un discorso generale sulla punteggiatura, dall'altra una guida pratica che fa incetta di casi presi a prestito da letteratura, saggistica, quotidiani. È il modo migliore - l'esempio appunto - per capire che, se esistono regole sulla punteggiatura, esse non sono rigidamente codificate, ma derogabili in presenza delle più disparate situazioni e non destinate, quindi, ad applicarsi meccanicamente. Come ampiamente dimostrato, le esigenze del testo e la logica dell'interpunzione si intersecano e si condizionano a vicenda più di quanto si creda.


Questione di virgole
Punteggiare rapido e accorto

di Leonardo G. Luccone
Laterza
ISBN 978-8858130650
Cartaceo 13,60€
Ebook 9,99€

Sinossi
La virgola e il punto fermo hanno fagocitato il punto e virgola e i due punti. I catastrofisti dicono che rimarremo solo con il punto (o 'soli con il punto'): più che una scrittura telegrafica è un ritorno al telegrafo. Eppure, con una sola virgola ben messa si può illuminare una pagina. Allora, cosa si può e cosa non si può fare con questi segnetti meravigliosi? E soprattutto: come li hanno usati gli altri, quelli bravi e molto più autorevoli di noi? Questo libro tenta di fare chiarezza. Con semplicità e metodo, e la guida di mirabili scrittori, racconta gli usi corretti ed errati di virgola e punto e virgola, a partire da casi reali tratti da romanzi, saggi, articoli. Incontreremo autori che usano la punteggiatura in modo automatico e naturale, come se fosse il respiro del testo; altri che la usano come un'arma, come manifesto estetico ed esistenziale. Affronterete le incertezze della vostra punteggiatura, ad una ad una, anche quelle che non sapevate di avere. Sfideremo gli 'atroci dubbi', eviteremo le trappole, disinnescheremo le mine - con leggerezza e senza paura di sbagliare, perché la creatività ci permette di allargare i confini delle norme. Provate a tirare l'elastico: che i vostri segni-lucciola diventino fari per illuminare le vostre idee. Pronti a rifare la punta alla punteggiatura?

Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.
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Silvia Pattarini presenta: La mitica 500 blu

Silvia Pattarini presenta: La mitica 500 blu

Silvia Pattarini presenta: La mitica 500 blu - intervista, scrittore

Presentazione libri Intervista a cura di Elena Genero Santoro. In tutti gli store online, il romanzo breve La mitica 500 blu, il chick-lit di Silvia Pattarini, Lettere Animate 2015. Le esilaranti avventure di una ragazza cresciuta negli anni '80.

Silvia Pattarini è nata a Milano, ma vive da sempre nella piacentina Valtrebbia. Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie, come Caro papà... Le parole non dette, Chiaroscuro, Storie intentate in un giorno di pioggia, Un racconto per capello.
Ha partecipato a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita e ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui i più importanti: attestato di merito con la poesia Lacrime d'amore al Premio Alda Merini Accademia dei Bronzi e terzo premio al XXIII Concorso di Poesia Città di Seregno "Enrico Sambruni" nel 2016; attestato di merito al premio San Valentino di Catanzaro nel 2017, con pubblicazione della lirica nel volume Parole d'amore;  menzione d'onore per la poesia Cuore di mamma al IX Concorso Nazionale dell'Associazione Letteraria Italiana "penna d'autore" nel 2018.
Nel maggio 2013 ha esordito col romanzo storico Biglietto di terza classe edito da 0111 Edizioni. Nell’ottobre 2014 ha auto-pubblicato la sua prima silloge poetica Profumo d’inchiostro e quest'anno Il tempo di un caffè con Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
Per questo sito gestisce il Caffè Letterario, ma oggi passerà dall'altra parte per presentare il suo romanzo chick-lit breve La mitica 500 blu, edito a maggio 2015 da Lettere Animate.

La mitica 500 blu

di Silvia Pattarini
Lettere Animate
Chick-lit | Romanzo breve
ASIN B00XBBAXWA
Ebook 0,99€

Sinossi
Una bella storia di sincera amicizia nata tra i banchi di scuola, che ruota attorno alle vicende di una diciottenne neopatentata e spensierata, alla prese con la sua mitica 500 blu, che puntualmente la lascia a piedi. Nella splendida cornice dell'Appennino reggiano, all' ombra della Pietra di Bismantova citata da Dante nel Purgatorio, le esilaranti avventure di una ragazza appartenente a una generazione cresciuta senza troppe pretese, ascoltando le canzoni degli Europe, dei Duran Duran, degli Spandau Ballet, di Gianni Morandi e di Zucchero, negli anni in cui Berlusconi era solo un noto imprenditore milanese e la escort era solo un'automobile della Ford.


L'autrice racconta



Anche se "giochi in casa", raccontaci qualcosa di te: chi è Silvia Pattarini nella vita di tutti i giorni?

Nella vita di tutti i giorni Silvia Pattarini è prima di tutto una madre di tre figli di età compresa tra i nove e i sedici anni, che mi impegnano a tempo pieno. Nel tempo libero oltre a dedicarmi al giardinaggio, mi piace leggere e scrivere, passione che nutro dai tempi dell’adolescenza.

Tu hai già pubblicato qualcosa, vero?

A dire il vero sì, questa è la mia terza pubblicazione. Il mio primo romanzo Biglietto di terza classe edito da 0111 edizioni è uscito nel 2013; nel 2014 ho pubblicato con la piattaforma Amazon la mia prima silloge poetica Profumo d’inchiostro e quest'anno Il tempo di un caffè, con Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni. Ma oggi sono qui per presentare il mio romanzo breve La mitica 500 blu pubblicato nel 2015 per la collana ‘I Brevissimi’ a cura di Lettere Animate.


Veniamo a La mitica 500 blu. Com’è nata l’idea?

È un’idea che nutrivo da tempo, in realtà vuole essere un omaggio alle mie amiche di sempre.

Ci spieghi di che cosa parla?

Volentieri. Come si intuisce facilmente dal titolo, la protagonista indiscussa è una vecchia vettura, la mitica 500 blu. La ragazza alla guida è solo un contorno. Mentre un altro bel protagonista è il paesaggio circostante. Ho deciso di ambientare il racconto proprio lì, non a caso ma perché oltre ad essere un luogo citato da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, è anche un territorio a me tanto caro, pieno di bei ricordi. È proprio in questa splendida cornice dell’Appennino Reggiano che da bambina trascorrevo le mie vacanze estive.

Quanto ti ha coinvolto intimamente la stesura di questo romanzo breve? L’ambientazione, direi, è “storica” e la protagonista potresti essere tu. C’è qualcosa di Silvia Pattarini o di vero?

Perfettamente azzeccato cara Elena, la protagonista sono proprio io. Quindi direi che intimamente mi tocca nel profondo. E le rocambolesche avventure sono vere, nel senso che mi sono capitate tutte una dopo l’altra, in quei begli anni nostalgici quando, giovane e fresca di patente, dovevo arrangiarmi con i mezzi che “passava il convento” se volevo conquistare la mia “libertà”. Quindi caro lettore, sappi che ciò che stai per leggere non è frutto di fantasia, ma gli eventi descritti sono realmente capitati tutti, uno per uno, alla sottoscritta. E come vedi sono pure sopravvissuta e ho avuto la malsana idea di metterli nero su bianco. L’unica licenza che mi sono presa è di avere cambiato i nomi alle protagoniste, mie compagne di avventure.


Per scrivere  La mitica 500 blu hai dovuto svolgere delle ricerche?

Non in questo caso, non ho dovuto svolgere alcuna ricerca, sapevo perfettamente cosa sarei andata a descrivere dal momento che ho raccontato una storia vera, anzi una mia storia.

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso questo romanzo?

Vorrei sperare che questo racconto venisse letto da tanti adolescenti, affinché sappiano che fino a pochi anni fa esisteva un mondo in cui i ragazzi vivevano liberi e non schiavi della tecnologia. E trovavano comunque il modo di divertirsi, stare insieme e ascoltare la musica, ridere e scherzare con semplicità, senza troppe pretese, ma accontentandosi e dando grande valore a quel poco che si possedeva. In particolare ho rivalutato il grande valore dell’amicizia e vorrei che passasse questo messaggio: chi trova un amico, trova davvero un tesoro, meglio pochi amici ma buoni. Un vero amico è per sempre e soprattutto è presente e ti sostiene anche nella cattiva sorte.

Il finale chi l’ha deciso? È andata proprio così?

Sì, è andata proprio così, papale papale!

Grazie per essere stata con noi, Silvia Pattarini.

Grazie a te Elena per avermi gentilmente ospitata. A risentirci alla prossima pubblicazione! Un caro saluto a tutti coloro che sono riusciti a reggere tutta l’intervista. Grazie amici! Leggetemi e fatevi due risate.
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
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Recensione: Figlia del Gange, di Asha Mirò

Recensione: Figlia del Gange, di Asha Mirò

Recensione: Figlia del Gange, di Asha Mirò

Libri Recensione di Ornella Nalon. Figlia del Gange di Asha Mirò, Sperling & Kupfer, 2010. Una toccante testimonianza in prima persona sul delicato tema dell'adozione, il racconto di un viaggio di ritorno in India. 

Il più grande desiderio di Asha è di essere adottata per far parte di una famiglia. Lei non ne ha mai avuta una, o per lo meno, non ne ha alcun ricordo. E come potrebbe averne se l'orfanotrofio l'ha accolta quando aveva solo pochi mesi? Per fortuna ha incontrato Madre Adelina nel suo cammino e per tutto il tempo è stata quanto più vicina ad una madre può essere. Ed è grazie a lei che il suo sogno si può avverare.
Asha ha sei anni quando viene adottata da una famiglia di Barcellona. Josep Mirò ed Electa Vega, con l'altra figlia adottiva Fatima l'aspettano a braccia aperte e lei, con la sua piccola valigia e il cuore gonfio di felicità è pronta a prendere l'aereo che la porterà verso un paese sconosciuto, una famiglia che non conosce ma che, finalmente, sarà la suaLascia Bombay, l'orfanotrofio, i suoi compagni e persino Madre Adelina senza nemmeno un pizzico di nostalgia, senza neanche una lacrima, sorretta dalla certezza che sta per iniziare una nuova vita.
Ci vorranno vent'anni prima che Asha rimetta piede sul suolo indiano. Vent'anni trascorsi serenamente, con dei bravi genitori che l'hanno coperta di attenzioni e di amore, ma che, tuttavia, non potevano compensare la sua esigenza di conoscere le sue origini, la curiosità di sapere da chi fosse stata concepita e per quale motivo fosse stata abbandonata.
L'occasione sarà data da un depliant in cui è descritto un progetto di Setem (Servizio Terzo Mondo) che prevede un campo di lavoro a Bombay e un altro a Nasik, la città in cui è nata Asha Mirò; quasi un segno del destino al quale si sente in dovere di rispondere.
Finalmente, in India troverà molte delle risposte che ha da sempre cercato e tornerà a Madrid con un acquisito orgoglio per le sue origini e il suo aspetto indiano unito alla sua cultura spagnola, consapevole che solo questa straordinaria miscela ha contribuito a fare di lei la donna che ora è.

Figlia del Gange di Asha Mirò è un libro di poche pagine, ma piene di sentimento. È una storia vera che per certi versi mi ricorda il film del 2016, Lion, la strada verso casa, diretto da Garth Davis. 



In entrambi i casi, i protagonisti sono indiani che vengono adottati da famiglie di altri paesi e, nonostante si possano ritenere fortunati per essere cresciuti nel benessere e nell'affetto, si sentono incompleti e sono tormentati da mille domande, dubbi e sensi di colpa. Entrambi sentono l'esigenza di tornare alla terra d'origine per verificare quanto questa abbia influito sul loro essere e vogliono conoscere la loro storia. Un passo decisivo per ricongiungersi alla famiglia adottiva e, in primis, a se stessi, con maggiore equilibrio e serenità.
Lo stile è semplice, oserei dire acerbo, e la narrazione è rivolta all'essenziale; nessuna lungaggine, pochissime e brevi le descrizioni dei luoghi, ridotte al minimo anche le definizioni dei personaggi, ampio spazio, invece, alla caratterizzazione psicologica ed emozionale di Asha, quindi Asha Mirò stessa che scrive in prima persona.
Una nota particolare consiste nell'intercalare alla narrazione qualche pagina del diario scritto da Electa Vega, la madre adottiva, mentre aspettava l'arrivo della sua bambina. Diario che continuerà a tenere anche in seguito, come testimonianza del suo grande amore. Amore che, a quanto pare, non è sufficiente a colmare il vuoto d'affetto che si crea nel cuore di un bambino che ha subìto il trauma di un abbandono.
Asha Mirò, collabora con programmi di servizio a chi chiede consigli in materia di adozioni e partecipa a progetti di aiuti per il terzo mondo.


Figlia del Gange

di Hasha Mirò
Sperling & Kupfer
Autobiografia
ISBN 978-8860616241
Cartaceo 12,50

Sinossi
Originaria di un villaggio poco lontano da Bombay, Asha viene presto abbandonata dai suoi e ospitata in un convento di suore. Per sei interminabili anni non smette di cercare i genitori... Finché non avviene un piccolo miracolo: è accolta da una famiglia di Barcellona che le dà tutto quanto ha sempre sognato, specialmente tenerezza e affetto. Ma il desiderio profondo di conoscere il proprio Paese e ricostruire i frammenti del passato spingono la giovane, vent'anni dopo, a un lungo viaggio, reale e simbolico, in India, dove finalmente potrà accettare la propria identità di "figlia del Gange". Una toccante testimonianza in prima persona sul delicato tema dell'adozione.

Ornella Nalon

Ornella Nalon
I miei hobby sono: il giardinaggio, la buona cucina, il cinema e, naturalmente, la scrittura, che pratico con frequenza quotidiana. Scrivo con passione e trasporto e riesco a emozionarmi mentre lo faccio. La mia speranza è di trasmettere almeno un po’ di quella emozione a coloro che leggeranno le mie storie.
Quattro sentieri variopinti, Arduino Sacco Editore
Oltre i Confini del Mondo, 0111 Edizioni
Ad ali spiegate, Edizioni Montag
Non tutto è come sembra, 0111 Edizioni.
Una luce sul futuro, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto.
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Recensioni: Le persiane verdi e La scomparsa di Josef Mengele

Recensioni: Le persiane verdi e La scomparsa di Josef Mengele

Recensioni: Le persiane verdi e La scomparsa di Josef Mengele - Libri, Gli scrittori della porta accanto

Libri Mini recensioni di Beatrice Rurini. Le persiane verdi, di Georges Simenon, Adelphi, e La scomparsa di Josef Mengele, di Olivier Guez, Neri Pozza.


Geniale ed efficace. Un vero capolavoro di ingegno letterario.

Un racconto profondo, Le persiane verdi di Georges Simenon, una radicale, intima ed acuta indagine sull'animo umano, anche se di morti ammazzati non ce ne sono. In questo caso Simenon prepara il lettore per buona parte del romanzo, mettendo in evidenza i tratti intimi e le bassezze di un attore (uno qualsiasi, senza prenderne ad esempio nessuno di quelli più in vista al momento della stesura), il cinismo, l'egoismo e la caparbietà sono quasi enfatizzati, una "primadonna" che ama essere servita e riverita, anche se la notorietà lo disturba. Poi l'evoluzione, negli ultimi capitoli. Simenon riesce a simulare ampiamente e con notevole verosimiglianza i pensieri di una persona in stato di semi-incoscienza.
Una esposizione narrativa un po' lenta all'inizio, per dare il tempo di entrare pienamente nei panni e nell'ottica del protagonista, per poi spiazzare sul finale e farci vedere il protagonista su un piano terzo, dall'esterno come perfetti spettatori che non possono comunque interagire.
Non semplice come costruzione, ma geniale ed efficace. Un vero capolavoro di ingegno letterario.

Le persiane verdi

di Georges Simenon
Adelphi
Narrativa
ISBN 978-8845932809
Ebook 9,99€
Cartaceo 16,15€

Sinossi
Emile Maugin, celeberrimo attore giunto, a sessant'anni, all'apice del successo e della fama, un giorno apprende di avere, al posto del ventricolo sinistro, «una specie di pera molle e avvizzita». Dopo un'infanzia sordida, ha lottato, perduto, vinto, amato, desiderato, conquistato e posseduto tutto - donne, fama, denaro -, e coltiva la propria leggenda abbandonandosi a ogni eccesso. Prepotente, scorbutico, cinico (ma segretamente generoso), regna da tiranno su un piccolo mondo di sudditi devoti e trepidanti, fra cui la giovanissima e amorevole moglie, ma vive nella costante paura della morte e nella nostalgia dell'unica cosa che non ha mai conosciuto: la pace dell'anima - quella cosa tiepida e dolce a cui il suo desiderio attribuisce la forma di una casa con le persiane verdi.


La vita nella fuga dell'angelo della morte, il medico che ha vivisezionato donne, uomini e bambini anche e per conto di case farmaceutiche.

La storia si apre con la fuga di Josef Mengele dalle zone tedesche fino ad arrivare ai contatti per l'arrivo in Argentina. Qui la concomitanza dell'ascesa di Perón rende il romanzo ancora più enfatico. Le coperture, i depistaggi e la connivenza dell'America Latina hanno poi concluso l'opera, nascondendo parecchi personaggi scomodi per la Germania che stava tentato di redimersi.
La ricostruzione di Olivier Guez è sorretta da una corposa bibliografia, segnalata a fine testo; la parte romanzata si limita all'interpretazione del sentire (se abbia mai davvero sentito) di Josef Mengele rispetto all'ingiustizia di essere un fuggiasco in una prigione più che dorata. Non semplice scrivere una biografia senza cadere nell'empatia verso il protagonista, ma scomoda per l'incapacità del soggetto di ammettere le crudeltà e soprattutto di un orrore perpetrato a migliaia di uomini; la narrazione incalzante rende bene lo stato ansiogeno in cui si viene a trovare il personaggio, pieno di fobie e schifato dalla sommaria pulizia degli altri.
Non banale e non facile la lettura poiché alcune parti riportano le descrizioni delle "collezioni" singolari di Josef Mengele (abominevole solo a pensarci).

La scomparsa di Josef Mengele

di Olivier Guez
Neri Pozza
Romanzo storico
ISBN 978-8854516045
Ebook 9,99€
Cartaceo 14,04€

Sinossi
Buenos Aires, giugno 1949. Nella gigantesca sala della dogana argentina una discreta fetta di Europa in esilio attende di passare il controllo. Tra loro, un uomo che tiene ben strette due valigie e squadra con cura la lunga fila di espatriati. Al doganiere l'uomo mostra un documento di viaggio della Croce Rossa internazionale e raggiunge il suo santuario argentino, dove lo attendono anni lontanissimi dalla sua vita passata. L'uomo era, infatti, un ingegnere della razza. In una città proibita dall'acre odore di carni e capelli bruciati, circolava un tempo agghindato come un dandy: stivali, guanti, uniforme impeccabili, berretto leggermente inclinato. Con un cenno del frustino sanciva la sorte delle sue vittime, a sinistra la morte immediata, le camere a gas, a destra la morte lenta, i lavori forzati o il suo laboratorio, dove disponeva di uno zoo di bambini cavie per indagare i segreti della gemellarità, produrre superuomini e difendere la razza ariana. Scrupoloso alchimista dell'uomo nuovo, si aspettava dopo la guerra di avere una formidabile carriera e la riconoscenza del Reich vittorioso, poiché era l'angelo della morte, il dottor Josef Mengele.



Beatrice-rurini

Beatrice Rurini
Sono appassionata di lettura e musica sin da piccola. Ho conseguito la maturità magistrale (senza insegnare), studiato pianoforte e violoncello. Lavoro come restauratrice d'arte. Sono sposata con prole e, soffrendo d'insonnia, mi appoggio alla lettura per evitare di stare con le mani in mano.
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Chi lavora nel turismo fa le ferie a ottobre

Chi lavora nel turismo fa le ferie a ottobre

Chi lavora nel turismo fa le ferie a ottobre - Viaggi

Viaggi Di Valentina Gerini. Estate, tempo di vacanze. Ma non per tutti, perché quelli che lavorano nel turismo, le ferie le fanno a ottobre. 

L'estate è tempo di vacanze. Chi va al mare da giugno a settembre, anche solo nel fine settimana. Chi invece aspetta i quindici giorni centrali di agosto, per le ferie canoniche, costretto a partire in quel periodo di fuoco perché "o così o pomì". Chi può scegliere il periodo di ferie e quindi pianifica dall'inverno le vacanze intelligenti, quelle in giugno, quando ancora non c'è molta gente in giro, o, ancora meglio, in settembre, quando ormai sono tutti rientrati a lavoro. Quelli che sono liberi professionisti o hanno, per una qualsiasi ragione, molto tempo a disposizione e partono per viaggi lunghi con permanenze superiori alle tre settimane. E poi ci sono loro: quelli che lavorano nel turismo. Per loro non ci sono vacanze in estate. Niente ferie, niente week-end. Niente di niente. L'estate è, forse, la stagione in cui si lavora di più: perché gli altri vanno in vacanza dove loro invece lavorano. E allora i week-end diventano le giornate più impegnative e i giorni si susseguono, a volte si accavallano, in un conto alla rovescia che parte da aprile fino a settembre.

Quelli che lavorano nel turismo, la luce in fondo al tunnel la intravedono dopo ferragosto. 

Attenzione: con il 15 di agosto l'estate non è affatto finita, ma loro si sentono come se fossero finalmente arrivati in cima a una ripidissima salita, senza fiato e senza forze, coi polpacci che urlano per l'acido lattico che si è accumulato.
La consapevolezza che la stagione non sia affatto finita è data dai clienti di ferragosto. Loro sono, generalmente, clienti speciali, attenti, precisi, puntigliosi, a volte più pretenziosi, schizzinosi, martellanti. Immaginatevi l'assillo di un cliente che, arrivato in largo anticipo rispetto all'orario del check-in in hotel, chiede al receptionist: «La camera è pronta?». Il receptionist risponderà con garbo: «No, signore, appena è pronta glielo comunico, non si preoccupi». Ma lui continua a chiedere imperterrito, sventolando il catalogo dell'agenzia per farsi aria come fosse soltanto carta straccia. Chiede ogni due minuti.
«La camera è pronta?»
«No.»
«La camera è pronta?»
«No.»
«La camera è pronta?»
«No.»
«Ora la camera è pronta?»
«No.»
... e così via. Finché la camera non è finalmente pronta.

Quelli che lavorano nel turismo hanno una pazienza infinita. 

Soprattutto la settimana di Ferragosto, quando i gavettoni impazzano e i fuochi d'artificio illuminano il cielo e loro sono arrivati sulla cima della salita. Lì riprendono fiato, respirando un'aria che sembra quasi più fresca, nuova e frizzante. Poi si lanciano giù per la discesa, stavolta in piedi su uno skate-board. Una corsa rapida, di quelle in cui l'aria li schiaffeggia ma allo stesso tempo li rinfresca, la stanchezza ormai li possiede ma il sollievo di essere quasi arrivati in fondo è così piacevole da sovrastare su tutto.
Le crisi di mezza stagione sono un ricordo ormai lontano, quasi da riderci sopra. La luce si fa sempre più grande, sempre più accogliente e calda, tanto che viene facile immaginarsi già distesi su una spiaggia a sorseggiare una piña colada preparata direttamente in una noce di cocco. L'estate, a quel punto, sta davvero finendo e quelli che lavorano nel turismo non sono affatto tristi. Le stagioni per loro sono invertite: la loro estate è l'inverno degli altri. Questo pensiero li consola. Vedono gli altri in infradito che fanno l'apericena in spiaggia mentre loro sono in uniforme da lavoro dietro ad un bancone, ma non se ne fanno un cruccio. Sorridono e pensano che quando saranno loro a fare un brindisi in spiaggia, ai tropici, magari a Zanzibar, gli altri staranno battendo i denti avvolti nelle sciarpe di lana.


Quelli che lavorano nel turismo, che siano receptionist, concierge, tour leader, assistenti turistici, animatori turistici, donne ai piani, governanti, facchini, manutentori, direttori di alberghi, maître di sala e camerieri, chef e cuochi, baristi o bagnini, le ferie le fanno a ottobre. E anche se si lamentano che ad agosto quando tutti sono in vacanza loro sono a lavoro, in realtà amano ciò che fanno. Ma soprattutto: quelli che lavorano nel turismo adorano andare in vacanza quando tutti stanno lavorando.


Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Ho due grandi passioni: i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ho fatto la mia professione, diventando accompagnatrice turistica. La scrittura è il mio hobby. Mi piace avere una vita piena di cose da fare: sono una mamma, lavoro, collaboro con un mensile toscano, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto e scrivo libri.
Volevo un marito nero, Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Ponsacco-Los Angeles. Sulle tracce di Bruce Springsteen, Gli scrittori della porta accanto.
Storie di una assistente turistica, Gli scrittori della porta accanto.
Storie di una assistente turistica 2, Collana Gli scrittori della porta accanto.
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