Gli scrittori della porta accanto


Collana Editoriale

Nato di domenica, una nuova edizione del romanzo di Maurizio Spano

Nato di domenica, una nuova edizione del romanzo di Maurizio Spano

Nato di domenica, una nuova edizione del romanzo di Maurizio Spano

Libri Comunicato stampa. Nato di domenica (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), di Maurizio Spano: una nuova edizione per il sequel naturale del romanzo storico La ricamatrice.

Avevo le estremità inferiori trasformate in un’unica, fastidiosissima vescica. Una volta a casa, dopo la gara, ero andato a letto e c’ero rimasto tutto il pomeriggio. Non mi ero mai sentito così stanco.
Avevo pagato l’inesperienza e il poco allenamento, in più le scarpe erano inadatte. Questo rappresentava il guaio più grosso.
Al ritorno, mia mamma non si era sbilanciata molto, non era tipo da complimenti esagerati. Aveva apprezzato e promesso che il problema delle calzature l’avremmo risolto. Ciò che non capivo era: con quali soldi? Quelle buone costavano care. Troppo.
Come immaginavo, anche lei era convinta che quella storia della corsa fosse poco più di un gioco. Non mi avrebbe mai procurato il pane quotidiano. Del resto la capivo: apparteneva a un’altra mentalità. Lavorava nella campagna di famiglia, arrotondando le sue misere entrate con piccoli lavori di sartoria e soprattutto con delle stupende manifatture ricamate. Penso che la passione per l’arte che mi accompagna da sempre sia arrivata osservando le sue meravigliose tovaglie decorate.
A parte le mie considerazioni romantiche, quello era il suo concetto di lavoro, l’unico tentativo di conquistare una libertà personale il cui valore reale, probabilmente, neppure arrivava a comprendere e quindi a desiderare. Faceva i miracoli per permettermi di frequentare le scuole superiori, risparmiava fino all’ultima lira per comprare quanto serviva per farmi apparire un ragazzo come tutti gli altri e non il figlio di una donna sola, abbandonata dal marito e malvista dalla famiglia.
Speravo sempre che prendesse la decisione che io pensavo giusta ma che, a quanto pareva, non lo era affatto per lei: abbandonare i suoi genitori e andare a vivere in una casetta per conto nostro. Essere una famiglia vera, io e lei, liberi, anche di piangere se volevamo.
Un sogno che non si sarebbe mai realizzato. Io, in quel momento, non potevo saperlo e continuavo a desiderarlo più di ogni altra cosa, più che avere un padre come tutti i miei amici.
Stare per conto nostro, essere un ragazzino libero, quello era stato il mio più grande sogno di bambino. Non davo alla parola “libertà” alcun valore filosofico, semplicemente consisteva nella voglia di poter fare le cose che mi piacevano.
Ecco perché era scattata la molla e avevo iniziato a correre. Mi piaceva e, nonostante tutto, era l’unica cosa che potevo fare liberamente. Non costava nulla e nessuno capiva che significato potesse avere. Appariva un impegno inutile e le cose inutili non danno fastidio a nessuno.
“Solo i perditempo e i falliti corrono” ripetevano alcune persone che mi giravano attorno; siccome lo avrebbero pensato comunque, che io corressi o no non cambiava nulla.
Ero nato in campagna, nella casa dei nonni materni e degli zii. Mio padre non c’era, perduto a rincorrere un suo sogno in terra straniera. Un sogno troppo diverso da quello di mia mamma. Ciò nonostante, per un incauto gioco del destino, quella evanescente illusione aveva fatto incontrare i miei genitori sull’isola del grande amore, per poi separarli e abbandonarli per sempre nell’oceano della solitudine.
L’avrei visto volentieri mio padre, però, adesso che erano passati quattordici anni, il giovane uomo travestito da adolescente che si nascondeva nella mia coscienza mi chiedeva di fare un passo in avanti e cambiare strada.
Mi sarei dovuto arrangiare. Dovevo tenere duro e correre, anche se gli altri non apprezzavano. Correre per vivere e superare l’ostacolo, che a volte appariva insormontabile, delle mie paure.
Un’immagine pervadeva tutte le mie notti, lo stesso sogno, da mesi.
Maurizio Spano, Nato di domenica


Maurizio Spano


Maurizio Spano è nato nel 1960 ad Adria (RO) e viaggia nel tempo e nello spazio con Maria Letizia. Pittore e fotografo, oltre che narratore, ha allestito importanti mostre personali in varie città italiane. Studi ed esperienze, queste, che, congiunte alla sua professione, gli hanno permesso di acquisire ampie conoscenze sulla costruzione delle immagini tramite la parola scritta e rendere concreta una profonda aspirazione: raccontare il sogno dell’uomo.
Nel 2011 pubblica il romanzo Francesca seguito, nel giugno del 2013, dalla seconda opera narrativa, La Signora dei Colori. A dicembre 2015 pubblica il terzo libro, Nato di Domenica, nel 2021 in seconda edizione con PubMe nella Collana Gli Scrittori della Porta Accanto, e nel 2020, nella stessa collana, il romanzo storico La ricamatrice.


Nato di domenica

di Maurizio Spano
PubMe - Gli scrittori della porta accanto
Narrativa
ISBN 979-1254580424

Sinossi

Anni ’70. Comincia tutto in un pomeriggio di nuvole e polvere: Dario indossa le scarpe nuove e inizia a correre. Una sfida lungo uno stradone di campagna, le braccia alzate al cielo, l’ebbrezza d'essere un grande atleta e conquistare un mondo che ancora non conosce. E il sogno di diventare un vero corridore, forse un campione, gli appare realizzabile.
Linda è il primo palpito, un amore che non arriva mai a essere consumato ma a consumare lei, non abbastanza matura per il sesso, ma già per il tormento. Mentre in Dario cresce la consapevolezza di essere un corridore, di poter andare alle olimpiadi.
Correre diventa una filosofia di vita e inseguendo il suo sogno, sulla terra battuta della pista conosce Gianna, atleta come lui. Tutto gira intorno allo sport, anche l’amore. Si parla di tempi di percorrenza, limiti da superare, strategie di corsa. Perché per correre non basta indossare un paio di scarpe adatte. Correre nasce dal cuore, dalla testa, inizia da lì, è una filosofia di vita. Le gambe sono solo un'estensione che permette al corpo di macinare chilometri, di rincorrere i sogni.
Poi, qualcosa si incrina. Dario si perde. Correre non ha più senso. Ma il destino è come l'ombra che rimane attaccata alle scarpe. E Dario si ritrova a gareggiare contro "il corridore", in una maratona commovente, intensa, intrisa di simbolismi e significato, una corsa contro i fantasmi del passato, contro l'immagine riflessa di ciò che avrebbe potuto essere.
È allora che Dario si rende conto che lui non corre per le olimpiadi, lui corre per vivere. Del resto, è nato di domenica, il giorno prima della creazione del mondo, quando tutto è ancora in potenza, nulla in atto, e possiamo decidere di essere ciò che vogliamo.



ESTRATTI E RECENSIONI

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Recensione: I baci sul pane, di Almudena Grandes

Recensione: I baci sul pane, di Almudena Grandes

Recensione: I baci sul pane, di Almudena Grandes

Libri Recensione di Davide Dotto. I baci sul pane di Almudena Grandes (Guanda). La storia di un popolo che ha mantenuto in qualche modo, anche se assopite, le proprie radici, che non rimane con le mani in mano in attesa del peggio.

Quando cadeva per terra un pezzo di pane, gli adulti dicevano ai bambini di raccoglierlo e baciarlo prima di rimetterlo nel cestino... Noi che da bambini abbiamo imparato a baciare il pane, abbiamo in mente la nostra infanzia e ricordiamo l’eredità di una fame che ormai non conosciamo più…
Almudena Grandes, I baci sul pane

I baci sul pane di Almudena Grandes, autrice spagnola scomparsa in questi giorni, è un romanzo corale che contiene storie e voci che si rincorrono. Delinea il ritratto delle generazioni (quelle spagnole) che non hanno conosciuto la guerra, ma il benessere degli ultimi cinquant’anni.
Il mondo Occidentale ha lasciato alle porte le fatiche di chi inventava ogni giorno un espediente per mettere insieme almeno un pasto per sé e la propria famiglia. La fame la si soffriva prima e dopo le guerre mondiali, raggiungendo il culmine nel 1946, l’annus horribilis raccontato da Victor Sebestyen. Questo per dire che coloro che sono nati nei primi decenni del Novecento hanno affrontato di tutto. Se sono giunti incolumi nel XXI secolo, è perché hanno vinto una incessante guerra per la sopravvivenza.

Il dilemma affrontato da Almudena Grandes è tutto qui: ci si chiede se chi è nato dopo, dagli anni Cinquanta in poi, abbia sufficienti risorse per affrontare gli aut aut imposti dalla crisi di un modello che non poteva durare in eterno, e che prima o poi avrebbe presentato il conto. 

Perdere i contatti con una parte cospicua della propria storia – «Siamo sempre stati poveri…» – ha l’effetto di ridurre sensibilmente la capacità di adattarsi valle traversie che ciclicamente si alternano alla buona sorte.
Se per generazioni si sono date per scontate le vacche magre, altrettanto è avvenuto con le vacche grasse. C’è stato un tempo, insomma, che l’unica eredità possibile era la miseria, e con essa gli stratagemmi per conquistare un domani qualsiasi, per mezzo dei figli destinati a sopravvivere all’indigenza.
Una volta cambiata pagina, si è smesso di interrogarsi, di domandare, di chiedere conto. Si è dato un taglio netto a una povertà dalla quale non pareva vero allontanarsi.

A tutto ciò è connessa l’idea del progresso irreversibile, dei miti della crescita e dello sviluppo inesauribile, destinati ad assumere le fattezze di un nodo scorsoio.

Un "nodo scorsoio", dal titolo di un libro intervista ad Andrea Zanzotto.
Se le ultime generazioni sono ricche sotto il profilo del benessere, sono povere e fragili sotto altri aspetti.
Se i nostri nonni ci potessero vedere, morirebbero prima dal ridere e poi di compassione. Perché per loro questa non sarebbe una crisi, solo un piccolo contrattempo. Eppure noi spagnoli, che per parecchi secoli abbiamo saputo essere poveri con dignità, non abbiamo mai saputo essere docili.
Almudena Grandes, I baci sul pane

Incombe, attraverso le parole di coloro che l’hanno vissuto, un passato lontano e dimenticato, separato da una cortina di silenzio che si è innalzata subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Ha fatto presa, da un certo punto in poi, l’ossessione di guardare avanti e mai indietro, col rischio di non sapere collocare nel tempo e nello spazio il fascismo, il nazismo e i loro artefici.

Queste e altre sono le ombre del benessere e le ombre della crisi che mettono i bastoni nelle ruote a un modello di vita consolidato, a un marchio di fabbrica della cultura e del pensiero occidentale.

E poi è così brutto quello che sta succedendo, siamo tutti così egoisti che vediamo cadere gli altri, uno dopo l’altro, e pensiamo, be’, finché non tocca a me... E alla fine ci è toccata, ovvio, doveva succedere, come facevamo a pensare di farla franca quando tutti gli altri attorno a noi cadevano come mosche? E se fossi appena un po’ più giovane non mi preoccuperei, perché io ne ho superate ben altre, di crisi, ragazzo mio. Ma noi potevamo farlo, perché eravamo forti, eravamo abituati a soffrire, a emigrare, a combattere, e invece ora... Non offenderti, ma ora voi siete di un’altra pasta, più molle. Affogate in un bicchier d’acqua...
Almudena Grandes, I baci sul pane


I baci sul pane di di Almudena Grandes è la storia di un popolo che ha mantenuto in qualche modo, anche se assopite, le proprie radici, pronto per necessità a impegnarsi in una guerra diversa da quella combattuta dai padri, a far fronte a problemi che non si avvertono più e che richiedono un ingegno di altri tempi.

Significa unirsi per esprimersi per esprimere una nuova forza: ci si aiuta, si occupano edifici, si costituiscono Comitati di cittadini contro la Crisi, non si rimane con le mani in mano in attesa del peggio.
Giunto all’ultima pagina il lettore si domanderà senz’altro che quadro verrebbe fuori se un romanzo come questo fosse scritto e ambientato in Italia. Diverso sarebbe lo spaccato, più oscillante e incerto, ma non più prevedibile. Forse vi sono ancora troppi antidoti in circolo che relegano ai margini chi, da sempre dietro le quinte, ha una soluzione da proporre. Ma non è detto. L’unico approccio possibile è rimboccarsi le maniche e convertirsi a nuove prospettive. In un certo senso ciò sta avvenendo. Il rischio che si corre è una guerra tra poveri, tra chi ha più risorse (non necessariamente economiche) o maggior ingegno e chi ne è privo.
Non si può, in proposito, prescindere dall’insegnamento che si può trarre da I baci sul pane: abbattere la cortina di egoismo, di disaffezione dovute a un benessere piovuto dall’alto che non si è conquistato, né compreso appieno in tutte le sue implicazioni.

I baci sul pane

di Almudena Grandes
Guanda
Narrativa
ISBN 978-8823520868
Cartaceo 11,40 €
Ebook 8,99€

Sinossi 

Madrid, un quartiere come tanti, con strade ampie e viuzze strette, bei palazzi accanto a edifici più modesti, abitato da persone diverse, coppie con e senza figli, famiglie allargate, single, giovani e anziani, spagnoli e stranieri, negozianti e operai, commesse e professionisti: come se la cavano, come fanno fronte a questi tempi difficili? Come si fa a resistere e a restare se stessi anche nell'occhio del ciclone? Amalia, la parrucchiera, scruta con orrore il negozio delle cinesi che sta aprendo proprio di fronte al suo, una dottoressa deve lottare contro la chiusura dell'ospedale in cui lavora, un uomo divorziato piange in solitudine dietro a una parete, una nonna comincia a fare l'albero di Natale già in settembre per fare coraggio ai suoi, e intanto il bar di Pascual diventa la sede delle riunioni del comitato inquilini e delle loro battaglie, ma anche il teatro di tanti destini che si intrecciano e di amori che vorrebbero nascere o che stanno per finire... Tante storie, tante voci per raccontare la crisi sì, ma anche e soprattutto la capacità di risorgere, con la forza dell'amicizia, della solidarietà, dell'ottimismo. Per ritrovare il significato dei baci sul pane: un gesto semplice e pieno di dignità che lega passato e presente e non ha perso il suo valore.
Davide-Dotto

Davide Dotto
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Dicembre al cinema: 5 film da non perdere

Dicembre al cinema: 5 film da non perdere

Dicembre al cinema: 5 film da non perdere

Cinema Di Stefania Bergo. A dicembre il remake di West side story portato in sala dalla Disney, per la regia di Steven Spielberg. In uscita anche due film su celebri famiglie italiane: i Gucci e i De Filippo.

Credo di aver visto il film West side story del 1961 almeno una decina di volte. Trattansodi di un musical, più che la storia, che si rifà chiaramente a Romeo e Giulietta di Shakespeare, spettacolari sono i balletti, indimenticabile la colonna sonora. Ammetto di essere curiosa di vedere l'adattamento di Steven Spielberg. E voi?
Al cinema a dicembre anche due film che raccontano di celebri famiglie italiane: House o Gucci di Ridley Scott, con un cast stellare, tra cui Al Pacino, Lady GaGa e Jared Leto, e I fratelli De Filippo, per la regia di Sergio Rubini, con il magnifico Giancarlo Giannini nei panni di Eduardo Scarpetta.
Tra i film italiani c'è attesa anche per Diabolik, di Marco e Antonio Manetti, adattamento cinematografico delle avventure del personaggio creato da Angela e Luciana Giussani. Mentre per i più piccoli, ma non solo, a fine dicembre uscirà il secondo atteso capitolo di Sing.
Beh, che dire di più, come sempre: buona visione! Attendo i vostri feedback su questi cinque film: saranno davvero da non perdere?


HOUSE OF GUCCI

HOUSE OF GUCCI

In uscita il 16 dicembre
Drammatico, USA 2021.
Regia di Ridley Scott.
Con Lady GaGa, Jared Leto, Al Pacino, Adam Driver, Camille Cottin.
Il fatto di sangue che ha colpito la nota famiglia italiana della moda con l'assassinio del pioniere Maurizio Gucci il 27 marzo 1995.
Il film è ispirato alla sconvolgente storia vera della famiglia che ha fondato Gucci. La casa di alta moda italiana diventata famosa in tutto il mondo. Il film racconta tre generazioni di Gucci attraverso tre decenni. Potere, Creatività, Ambizione, Tradimento, Vendetta e un omicidio. Tutto per il controllo della Maison che portava il nome della loro famiglia.



DIABOLIK

DIABOLIK

In uscita il 16 dicembre
Commedia, Italia 2021.
Regia di Marco Manetti, Antonio Manetti.
Con Luca Marinelli, Miriam Leone, Valerio Mastandrea, Claudia Gerini, Vanessa Scalera.
Un Diabolik non edulcorato, ma nemmeno cattivo.
Diabolik colpisce ancora. Saranno i Manetti bros. a dare vita al ladro più affascinante e inafferrabile della storia del fumetto con un film prodotto da Mompracem con Rai Cinema, e in associazione con l'editore Astorina, la casa editrice fondata dalle sorelle Angela e Luciana Giussani che dal 1962 pubblica le avventure di Diabolik.
«Per raccontare davvero Diabolik è impossibile non raccontare Eva Kant: sarà coprotagonista del nostro film al 100%, vogliamo raccontare l'incontro tra Diabolik ed Eva, due anarchici in un mondo di assoggettati depressi. Il nostro sarà un film di azione sì, ma anche oscuramente romantico.» [Marco Manetti]


I FRATELLI DE FILIPPO

I FRATELLI DE FILIPPO

In uscita il 13 dicembre
Drammatico, Italia 2021.
Regia di Sergio Rubini.
Con Mario Autore, Domenico Pinelli, Anna Ferraioli Ravel, Biagio Izzo, Giancarlo Giannini.
Sergio Rubini firma un ritratto della famiglia di artisti De Filippo.
Napoli, inizi del ‘900. Eduardo, Peppino e Titina vivono assieme alla madre Luisa De Filippo. Il padre naturale Eduardo Scarpetta, che è il più famoso attore e drammaturgo di quel periodo, si spaccia come loro zio, li trascura completamente ed è spesso severo nei loro confronti. Gli ha però trasmesso l’amore per il teatro e li ha fatti recitare fin da piccoli. Alla sua morte, nel 1925, non gli ha lasciato nulla; l’eredità infatti è stata spartita dalla famiglia legittima. Suo figlio Vincenzo, dopo aver ereditato la compagnia, cerca di avere tra gli attori sia Eduardo che Peppino. Con il primo nascono subito i contrasti, l’altro invece per un po’ recita per lui. Il grande desiderio dei De Filippo, malgrado i loro contrasti, è quello di fondare un trio con un repertorio tutto loro. E una notte di Natale, del 1931, il sogno comincia si avvera al Cinema Teatro Kursaal. Accompagnato dalle musiche di Nicola Piovani, il film ripercorre le fasi più importanti della loro infanzia e adolescenza e segue il binario parallelo del palcoscenico che s’incrocia con la vita privata. Il disagio di quello che è diventerà uno dei più grandi drammaturghi del Novecento, è pienamente nelle corde di Rubini nel modo di filmare l’appartenenza dei personaggi ai luoghi. Poi si fa da parte. Le luci dello spettacolo sono tutte per i protagonisti dove emerge tutta la tecnica di Giancarlo Giannini nei panni di Eduardo Scarpetta.


West Side Story: Steven Spielberg dirige l'adattamento del celebre musical di Broadway, remake dell'omonimo film del 1961.

West Side Story

Drammatico, Musical - USA, 2021.
Regia di Steven Spielberg.
Con Ansel Elgort, Rita Moreno, Ariana DeBose, David Alvarez, Josh Andrés Rivera.
Distribuzione Walt Disney.
In uscita il 23 dicembre

A quasi cinquant'anni di distanza dal primo adattamento per il cinema, Steven Spielberg ha voluto assumersi oneri e onori della regia del remake del grande classico West Side Story. Com'è noto, il musical del 1961 portava sul grande schermo una versione moderna e newyorkese di Romeo e Giulietta che, fin dalla seconda metà degli anni 50, aveva goduto di un grande successo a Broadway. Questa nuova versione di quello che è diventato un grande classico del 900 si propone di essere più fedele alla versione teatrale originale della trama e dovrebbe ristabilire il giusto ordine delle canzoni, che nel '61 venne invece modificato. Lo sfondo, però, sarà sempre l'iconica New York anni 50.
« West Side Story è un film perfetto, sommerso dai primati, amato da generazioni e benedetto dalla critica. Molti pensano che non andasse toccato. Cosa puoi aggiungere, o evolvere, o adattare a questa epoca? Vediamo come un mago come Spielberg si inventerà.»
www.mymovies.it




SING 2

SING 2

In uscita il 23 dicembre
Animazione, Commedia - USA 2021.
Regia di Garth Jennings, Christophe Lourdelet.
Con Frank Matano, Jenny De Nucci, Valentina Vernia, Zucchero, Matthew McConaughey
Un musical ad alto tasso di intrattenimento. La Illumination si sfida da sola e supera brillantemente la prova.
I protagonisti di Sing lasciano il Moon Theatre per approdare ad un palcoscenico più grande.
Buster Moon crede nel proprio gruppo di lavoro, non ha dubbi che Rosita, la maialina piena di figli, possa fare la protagonista di un grande musical, né che Gunter, il maiale nordico, possa inventare uno show all'altezza di Jimmy Crystal. Sì, perché è proprio a Redshore City, la capitale dello showbusiness, che Moon vuole andare, per convincere il famoso produttore che farebbe bene a scommettere su di loro. Poco importa se dovrà inventarsi uno stratagemma per arrivare al suo cospetto. E magari assumere la sua poco dotata figlia Porscha. E persino impegnarsi a riportare sul palco un mito della musica che non si fa più vedere da quindici lunghi anni: Clay Calloway. Ci sono vari modi di concepire un sequel dal punto di vista narrativo. Trattandosi di spettacolo e di competizione canora, Sing 2 sceglie giustamente di cavalcare il tema, puntando più in alto. Non più il teatro di provincia, dunque, dove Moon e la sua squadra hanno dimostrato di essere dei fuoriclasse assoluti, ma "la grande città", dove non sono che dei provinciali, senza look e senza esperienza, costretti a dover dimostrare da capo di potercela fare, di avere la stoffa per impressionare un pubblico mille volte più ampio ed esigente.


Credits: www.mymovies.it



Stefania Bergo
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Michaela Šebőková Vannini presenta: Dal diario di una piccola comunista

Michaela Šebőková Vannini presenta: Dal diario di una piccola comunista

Michaela Šebőková Vannini presenta: Dal diario di una piccola comunista

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Michaela Šebőková Vannini presenta: Dal diario di una piccola comunista (Youcanprint ). Attraverso le pagine di un diario, una bambina dà voce a un mondo colorato ed emozionante, ormai scomparso.

Michaela Šebőková Vannini è nata nel 1975 in allora Cecoslovacchia socialista, in una città di campagna in Pianura Danubiana, vicino ai confini con l’Ungheria. Risiede in Italia dal 2001; nel 2021 è tornata, dopo tredici anni in Veneto, a vivere in Toscana, in comune di Barga (LU). Lavora a distanza per una multinazionale di Padova dove si occupa del servizio clienti e dell’amministrazione dei paesi dell’Europa Centrale, alternando così all’italiano l’utilizzo di altre tre lingue – slovacco, ceco e ungherese.
Madrelingua slovacca di origini ungheresi, l’italiano ormai è la sua seconda lingua. Da autodidatta intraprende un percorso che la porta nel 2019 a conseguire la certificazione PLIDA C2. Su richiesta delle edizioni Eastone Books di Bratislava, Slovacchia, ha realizzato in slovacco il manuale di grammatica Nuovo Italiano per autodidatti (2016) con Eserciziario (2019). Nasce così la sua passione per l’insegnamento delle lingue e oggi insegna online l’italiano agli slovacchi, e lo slovacco agli italiani.
Ha curato la traduzione in italiano di diverse opere ceche: I racconti sul cagnolino e la gattina di Josef Čapek (Poldi Libri, 2014); l'importante raccolta di fejetony politici sulla Primavera di Praga Primavera è arrivata del giornalista dissidente Ludvík Vaculík (Edizioni Forme Libere, 2018, con S.Mella); l'autobiografia Nelle braccia del Destino del musicita e compositore Karel Moor (Lumen Harmonicum, 2019).
Nel 2012 ha vinto il Premio Speciale SlowFood-Terra Madre, nella cornice del Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre, con il racconto "Il profumo della domenica". Oggi cura la rubrica L’angolo di Michaela e Detti e proverbi slovacchi per BuongiornoSlovacchia, periodico slovacco online in lingua italiana.
Ha esordito nel 2013 con il romanzo Dal diario di una piccola comunista (Besa Editrice), il romanzo che nel 2020 è stato riproposto in una sua versione ampliata, arricchita di elementi storici, culturali e linguistici, e corredata di un apparato di note.
La sua fiaba Paulina e l’Acqua della Vita nasce nel 2011 ed è stata pubblicata quest'anno da PubMe nella Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.


Dal diario di una piccola comunista

di Michaela Šebőková Vannini
Youcanprint
Narrativa storica
ISBN 979-1220305709
cartaceo 18,00€
ebook 8,49€

Sinossi

L'anno è il 1986, il luogo è la Repubblica Socialista Cecoslovacca, in una piccola città ai confini con l'Ungheria. L'undicenne Alzbeta ci racconta nel suo diario la propria fede nel Futuro Comunista: essere una Pioniera non è solo un obbligo scolastico, è una missione! Significa istruirsi, fare buone azioni, dire solo la verità… anche se non sempre il mondo accoglie bene questo sincero zelo, e non tutto intorno ad Alzbeta è come sembra. Compresa la sua stessa famiglia. Tra ricordi dai tratti autobiografici e affresco storico, "Dal diario di una piccola comunista" ci accoglie in un mondo ormai scomparso, che nelle pagine è vivo, colorato ed emozionante, grazie alla forza di una voce bambina.



L'autrice racconta



Michaela Šebőková Vannini bentornata sul blog Gli scrittori della porta accanto. Ci racconti  quando e come hai maturato l’idea di questo bel libro, Dal diario di una piccola comunista

Ciao Silvia, grazie per questo spazio. Era il 2008, mi trovavo in una situazione lavorativa nuova, in una città nuova (avevo traslocato dalla Toscana in Veneto per lavoro) e più che mai mi prendeva la nostalgia per il mio paese, per la mia infanzia. Non volevo che venisse tutto dimenticato, non volevo dimenticare: la vita non degli eroi che hanno cambiato la storia ma delle persone qualsiasi, le gioie e le sofferenze delle famiglie, nella quotidianità del socialismo. La scrittura era un modo valido per dar voce ai miei ricordi e io non mi opponevo, scrivevo ciò che mi veniva dal cuore e dalla mente. Nello stesso tempo speravo che ciò che avrei scritto avrebbe permesso ai miei amici italiani e alla mia nuova famiglia capire meglio me e il mio Paese natìo.
Così poi è nato Dal diario di una piccola comunista che ha trovato il suo editore in Besa e nel 2013 è stato pubblicato.

L’ultima versione di Dal diario di una piccola comunista risale al 2020, mi viene da pensare che tu ci tenga molto, lo hai dunque riscritto?

Negli anni successivi alla pubblicazione ho realizzato che questo romanzo potrebbe portare al lettore italiano più informazioni del tipo sociale, culturale, politico e linguistico, per comprendere meglio ciò che io, o chiunque del mio paese, davamo per scontato. All’Università degli Studi di Padova il mio libro d’esordio fu considerato quasi il tassello mancante del mosaico di “Cecoslovacchia durante il regime totalitario”, perché esistono tanti libri di testimonianze delle persecuzioni e delle vite dei dissidenti anche famosi, ma si sa poco (in Italia) della vita quotidiana delle persone ordinarie. Fui sorpresa dall’importanza accademica che i prof attribuivano alla mia opera prima, tanto da mettersi in discussione se l’acquisizione del romanzo per la Biblioteca Universitaria spettava alla parte ceca (romanzo ambientato in Cecoslovacchia) o a quella ungherese (le tradizioni e la vita familiare erano quelle ungheresi). Mi fecero capire che il romanzo meritava di essere rimodellato anche per fare una delineatura più precisa tra la lingua di famiglia – quella dei “matrimoni e funerali” (ungherese) – e la lingua ufficiale – quella di “vita fuori casa” (slovacco) – per rispecchiare la peculiarità della vita bilingue in una città di frontiera che per centinaia e centinaia di anni aveva fatto parte del Regno Austro-Ungarico.

Quanto tempo ti ha impegnato la sua ristesura?

Dopo la chiusura del contratto con Besa, nel 2019, cominciai a rileggere e a modificare il testo, ma solo durante il lockdown per Covid, nel 2020, decisi che era giunto il momento di portarlo in fondo. Ho cercato di rendere il testo più fluido, ho tagliato interi paragrafi e ne ho inseriti di nuovi, ho cambiato l’incipit, ho aggiunto delle citazioni delle poesie slovacche e dei detti ungheresi, ho incluso parole e frasi in entrambe le lingue, e infine ho deciso, relativamente alla mole di nuove informazioni che appesantivano il testo, di gestirla tramite le note a piè di pagina, quasi si trattasse di un libro tradotto, con le note del traduttore. In effetti è ciò che mi sentivo, stavo “traducendo” la nostra vita in Cecoslovacchia socialista ai lettori per i quali essa è del tutto estranea. Dopo una lunga serie di interventi, prima di mandarlo in autopubblicazione, a dicembre 2020, l’ho sottoposto alla correzione di bozze. Per il servizio di copertina e di booktrailer mi sono appoggiata all’eccellente Stefania Bergo, Gli scrittori della porta accanto.

La protagonista è una bambina di 11 anni, una “pioniera” che crede nel comunismo. Perché questa fede e quali sfide si trova ad affrontare? Cosa significa "pioniera"?

Per chi non conoscesse la vita nei paesi socialisti (o comunisti), la parola “pioniera” evoca un’immagine della conquista del West. Per questo motivo ho evitato di inserire nel titolo del libro la parola “pioniera”, sostituendola con la “piccola comunista”. Nel socialismo un pionere o una pioniera altro non erano che bambini, i futuri comunisti. Lo Stato all’epoca arrivò praticamente ad essere tutt’uno con il Partito Comunista. Il Partito si occupava egregiamente della formazione politica dei suoi cittadini più piccoli già dalla prima elementare, soprattutto durante le attività extra-scolastiche che bambini eseguivano nel loro tempo libero. La PO SZM, la sigla che sta per l’Organizzazione dei Pionieri dell’Unione Socialista della Gioventù, era l’organizzazione giovanile del Partito Comunista della Cecoslovacchia per ragazzi dagli 6 ai 15 anni che collaborava con le istituzioni scolastiche a insegnare ai bambini i valori della vita in socialismo, renderli attivi nella vita politica e partecipi alla costruzione del futuro socialista. In teoria la partecipazione a quest’organizzazione era in base volontaria, ma la realtà era ben diversa. I ragazzi erano tutti “pionieri”, come lo è Alžbeta, la protagonista, che crede fermamente e sinceramente in tutti gli insegnamenti ed è molto desiderosa di aiutare la propria Patria nel cammino verso il comunismo. Bisogna chiarire che il “credo” di un pioniere in alcuni punti era davvero facilmente assimilabile, in quanto sovrapponibile al “credo” cristiano: aiutare gli altri, comportarsi bene. In altri punti bisognava “venerare” l’Unione Sovietica e da grandi voler diventare comunisti. Per un bambino era naturale credere negli insegnamenti che altro non volevano che “la pace in tutto il mondo” e il “benessere di tutto il genere umano”. E se nell’ambiente familiare tali insegnamenti non venivano smentiti o smascherati, era naturale poi di conseguenza volerli amplificare.
Le sfide che la protagonista affronta arrivano proprio dagli ambienti ai quali tiene di più: quello familiare, quando casualmente scopre un segreto di famiglia, e quello politico, quando il suo “credo” viene minacciato dallo stesso nucleo dell’Organizzazione. La sfida la porta a crescere in fretta, e a doversi districare tra la realtà e la finzione, tra la verità e la menzogna.

Un diario è una cosa molto personale, ci sono parti autobiografiche o è totalmente romanzato?

Ho deciso di dare al romanzo la forma del diario sia per dividerlo nelle unità più corte sia perché il racconto comunque segue in ordine cronologico la vita della famiglia Novak per quasi un anno, tra il 1986 e 1987. L’introduzione dove si spiega il ritrovamento del diario fa parte del romanzo, non è cioè formulato dall’autrice ma dalla protagonista stessa, già in età adulta. La forma del diario mi ha permesso di intrecciare il racconto dei singoli avvenimenti tramite le annotazioni del momento della giovane protagonista, con le riflessioni scaturite nella mente della protagonista mentre già da adulta raccontava la vita di allora.
Il genere del romanzo rimanda all’autofiction: è una combinazione di avvenimenti realmente vissuti e la loro distorsione letteraria. I luoghi del romanzo, gli oggetti, i costumi, le tradizioni, le pietanze esistono realmente, gli avvenimenti erano accaduti a me, alle persone che conoscevo oppure sarebbero potuti accadere veramente, in quel momento e in quel luogo.

Dal diario di una piccola comunista si può annoverare tra i romanzi storici, quindi...

Assolutamente sì. La vita delle persone semplici, che non sono degli eroi e non hanno contribuito direttamente alla “grande storia”, sono una realtà storica nello stesso modo come le vite dei dissidenti o degli artisti perseguitati dal regime. La gente comune rappresentata in questa prosa documentale della realtà storica e sociale ricalca fedelmente la maggior parte dei cittadini di Cecoslovacchia socialista negli anni Ottanta. Le microstorie romanzate e basate sul proprio vissuto scorrono sullo sfondo della macrostoria che segue fedelmente il fluire storico. Mediante numerose dettagliate osservazioni la protagonista avvicina al lettore il modo di vivere nella Cecoslovacchia sotto il presidente Husák, ma descrive anche gli avvenimenti esteri che la toccano particolarmente, come l’incidente nucleare di Černobyľ.


Le tue origini slovacche hanno influito in qualche modo sulla tua scrittura?

Certamente. Se guardiamo strettamente la scrittura, non ci sono dubbi che si tratti di scrittura migrante con la sua espressività particolare e con alcune trovate linguistiche peculiari. Credo che ogni lingua madre influenzi in qualche maniera il modo di esprimersi in una seconda lingua.
La stesura e la rielaborazione di questo romanzo mi hanno resa più ricca e più felice interiormente, aiutandomi a scoprire ciò che vivendo e strada facendo mi ero quasi dimenticata: le mie radici ungheresi. Non ho nessun merito su dove sono nata e su che lingua parlavano i miei avi, ma posso avere il merito di continuare a diffondere, con le mie scritture, l’amore per quelle terre fertili dagli orizzonti lontani, per la gente che ci vive e per le lingue che in quei luoghi si parlano completandosi e intrecciandosi come le abili mani di un canestraio intrecciano i vimini.

Ho saputo che nel tuo paese di nascita alcune letture erano sottoposte a censura da parte del regime dittatoriale e questa cosa mi ha molto colpita. Per noi italiani è impensabile immaginare che un semplice libro possa fare così tanta paura al punto da impedirne la circolazione. Eppure la storia ci insegna che questa prassi si è ripetuta in diverse occasioni nel corso dei secoli, dal Concilio di Trento al fascismo, fino a tempi più recenti nella Repubblica Socialista Slovacca. C’è qualche famoso libro per ragazzi che non sei ancora riuscita a leggere ma che ti piacerebbe tanto conoscere?

Nel 1986 quando la narrazione si apre, il regime di Gustáv Husák, segretario generale del Comitato centrale del Partito Comunista nonché il presidente di Cecoslovacchia, ormai da oltre 15 anni guidava il paese attraverso la cosiddetta normalizzazione, di cui l’obiettivo era il “ristabilimento dell’ordine”, reintroducendo il realismo socialista. Come spiegato anche nel libro, l´indottrinamento ideologico era ognipresente per anticipare che la popolazione aspirasse ai diritti individuali o alle “strane” libertà non concesse. I bambini erano coloro che più subivano questa pressione “gentile” e costante, e la letteratura per l’infanzia era uno degli strumenti molto utili. I canoni per una pubblicazione o una traduzione dovevano scrupolosamente seguire le linee guida e avere un atteggiamento propositivo verso il socialismo. Così se da un lato venivano pubblicati i libri con i protagonisti pionieri, comunisti, partigiani e pionieri russi e famiglie modello, oppure i libri di cui narrazione si collocava in altri stati “amici”, socialisti o comunisti, dal lato opposto si bloccava la traduzione o la pubblicazione di libri che non corrispondevano completamente alle normative in materia. Nonostante avessi letto praticamente tutti i libri per l’infanzia della libreria comunale della mia città, non mi ero mai imbattuta in Piccole donne, Alice nel paese delle meraviglie, Mary Poppins, La fabbrica di cioccolato, non parlando di vari Tex, Paperino o Topolino. Ma naturalmente ho letto Tom Sayer e La capanna dello zio Tom, Cuore e anche Pinocchio se pur in una versione modificata. Voglio recuperare prima di arrivare in pensione, e ho cominciato con Alice nel paese delle meraviglie [nell'edizione PubMe Collana Gli Scrittori della Porta Accanto, ndr].

Considerando le attuali tempistiche per andare in pensione in Italia, sono convinta che farai in tempo a leggere tutto ciò che vorrai, stai tranquilla! Ma torniamo al tuo libro. Perché si dovrebbe leggere Dal diario di una piccola comunista?

Per riconfermare un’altra volta che il valore più grande è la famiglia, in tutte le epoche. Per realizzare che ogni passato vissuto plasma la gente in maniera diversa. Solo scoprendo le realtà del passato si riesce a capire in profondo un popolo, una nazione. Abituati a essere felici con poco, di riciclare, di non sprecare, lontani anni di luce dal consumismo, avendo il lavoro assicurato a vita e la possibilità di vivere in modo dignitoso, ma privati delle libertà fondamentali e costretti a diventare inespressivi: mi piace immaginare Dal diario di una piccola comunista come una chiave di lettura di quella storia recente, di quel mondo che ha forgiato la odierna popolazione.

Per finire, a chi consigli la lettura del tuo libro?

Consiglio la lettura a chi volesse approfondire la propria conoscenza dei paesi dell' ex blocco sovietico e dei suoi abitanti attraverso dei flashback sulla vita quotidiana negli anni Ottanta. Per avvicinarsi ai parenti o amici che provengono dalle nazioni dal passato sotto regime socialista e capire meglio i loro comportamenti, abitudini, usanze. Per conoscere un mondo ormai scomparso ma che non deve essere dimenticato, e che nella letteratura attuale sta cadendo nell’oblio. Per chi vuole semplicemente leggere una storia interessante, profonda, emozionante, toccante.

Ringraziamo Michaela Šebőková Vannini per essere stata con noi e in bocca al lupo per Dal diario di una piccola comunista, che vi consigliamo di leggere, e per i tuoi progetti futuri!

Grazie a te, Silvia, è stato un piacere!

Dal diario di una piccola comunista



Silvia Pattarini

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Mwende, ricordi di due anni in Africa, di Stefania Bergo: un estratto

Mwende, ricordi di due anni in Africa, di Stefania Bergo: un estratto

Mwende, ricordi di due anni in Africa, di Stefania Bergo: un estratto

Pagine in anteprima Un estratto di Mwende, ricordi di due anni in Africa, il memoir di viaggio di Stefania Bergo (StreetLib - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Ricordo di una giornata speciale: il primo dicembre, la giornata mondiale della lotta all’AIDS.

Il primo dicembre è la giornata mondiale della lotta all’AIDS. Tre anni fa, nello stesso giorno, ero qui ad assistere all’inaugurazione del DREAM Center.
DREAM è l’acronimo di Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition, ed è il centro per il controllo e la cura dei pazienti sieropositivi o a rischio, gestito dalla Comunità di Sant’Egidio di Roma all’interno del compuond ospedaliero.
È particolarmente incentrato sulle donne per l’importanza del loro ruolo nella comunità. La donna, infatti, pur essendo considerata solo una mera proprietà, con pochissimi diritti e troppi doveri, è il pilastro delle famiglie. Interi villaggi poggiano sulle donne, fondamenta apparentemente fragili, in realtà forti come roccia granitica. Le donne tengono insieme le comunità, rappresentano una forza lavoro infaticabile, che volente o nolente non conosce riposo, non si permette distrazioni.
Il progetto DREAM si occupa non solo della terapia antiretrovirale, ma di educazione alla salute, sostegno nutrizionale, diagnostica avanzata, formazione del personale, contrasto delle malattie infettive, come malaria e tubercolosi, e malnutrizione.

Anche oggi l’ospedale è in festa.

Fin dal primo mattino il cortile si è riempito di persone, colori, ombrelli aperti per riparare dal sole. Come sempre ci sono soprattutto donne. Le posso sentire dal corridoio della degenza, mentre accarezzo una manina al bambino nato ieri. Sta bene, davvero bene, respira da solo, senza ossigeno. Dorme senza fatica, senza spremersi i polmoni per elemosinare aria. Bene, uno a zero per la vita, anche se adesso, per lui, sarà quasi sicuramente tutta in salita. E a volte viene da pensare che forse la selezione naturale dovrebbe fare il suo corso fin da subito.
Davanti al triage, l’ambulatorio per le prime visite, c’è una lunga fila di persone, tutte in attesa di sottoporsi al test gratuito e volontario per definire il loro stato relativamente all’HIV. Sono sorprendentemente numerosi, significa che stanno prendendo coscienza del reale problema e hanno deciso di affrontarlo, credo. L'Africa è decisamente il continente più colpito dal virus, si stima che circa il 65% delle persone malate di AIDS viva proprio qui, dove la combinazione con la tubercolosi uccide il maggior numero di sieropositivi in tutto il mondo. E il Kenya è tra i paesi africani più colpiti.
Esco, stordita dalla folla, a prendere un po’ d’aria. E m’imbatto in una folla maggiore!
Tutte le persone radunate si stanno organizzando con cartelli e travestimenti per una manifestazione attraverso il villaggio. Sembra di essere in una delle tante piazze italiane in tempo di protesta. Alcune donne hanno dei cappelli decorati con piume maculate e gonnellini di paglia. Cantano e ballano avanzando, ad alta voce, gridando la loro volontà di cambiare le cose. Il progetto DREAM si rivolge principalmente alle donne tra i 15 e i 19 anni, spesso malnutrite, con bassa scolarizzazione e vittime di abusi e discriminazioni sociali. E quasi sempre madri anzitempo.

Tra di loro, c’è una ragazzina cieca con un bambino, accompagnata dallo zio e dal papà.

L’ho conosciuta stamattina, Rita mi ha raccontato la sua storia. La ragazzina ha non più di quindici anni. Il bambino che è con lei è suo figlio. Avrà due, tre anni al massimo. È rimasta incinta a scuola, con un compagno di classe che si è messo d’accordo con la nonna di lei e con uno zio per farla abortire. Hanno aspettato che il papà della ragazzina uscisse da casa e le hanno dato una forte dose di chinino. Con l’unico risultato di farla diventare cieca, mentre il bambino ha continuato a vivere. Così ora è una bambina cieca di quindici anni con un figlio.
La sfilata è una tavolozza di colori in movimento. Ed io, unica macchia sbiadita, grido in mezzo a loro fino al cancello: «Stop AIDS, keep the promise!»
[...]
Sento il venticello appena fresco sulla pelle. S’incanala sotto il porticato e accelera in piccoli mulinelli sollevando la polvere rossa. Forse pioverà, stanotte. Penso al neonato, a come l’ho conosciuto sofferente appena dopo il parto, a come l’ho visto migliorato in seguito, ancora in lotta con la vita ma fuori pericolo. Sento il suono amato di questo treno: i grilli, i pipistrelli, gli insetti che mi ronzano attorno, il fiume a fondo valle, i pianti e le risate dei bambini e delle mamme dalla pediatria. E penso di aver fatto bene a non scendere, perché questa corsa mi piace. O forse, semplicemente, ne ho bisogno per raggiungere non un luogo ma uno stato d’animo.
Mwende, Stefania Bergo (Memoir) - Gli scrittori della porta accanto

Mwende
Ricordi di due anni in Africa

di Stefania Bergo
StreetLib – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Diario di viaggio | Memoir | Volontariato
cartaceo 12,00€
ebook 2,99€

Sinossi

Emozioni intense, natura prepotente di indescrivibile bellezza, persone straordinarie, vita quotidiana in un ospedale missionario, viaggi on the road tra Kenya, Tanzania, Zanzibar e Sudan. A 35 anni, malgrado una carriera avviata come ingegnere clinico, Stefania sente il bisogno di cambiare rotta. Decide di mollare tutto, un lavoro sicuro e gli affetti, e riparte con la sua valigia gialla per trasferirsi nell’arido villaggio di Matiri, in Kenya, come Direttore generale dell'ospedale St. Orsola. Lì conoscerà altri volontari, troverà amici tra i residenti, si scontrerà con una realtà a volte affascinante altre difficile da accettare, spesso combattuta tra ciò che le bisbiglia la testa e quello che le grida il cuore, sperimentando indimenticabili e logoranti montagne russe emozionali. E inaspettatamente, Stefania troverà anche l’amore. In questo memoir, sequel del suo romanzo d’esordio “Con la mia valigia gialla”, l’autrice ripercorre la sua vita durante quei due anni, raccontando a volte fedelmente, a volte romanzandole per esigenze narrative, le storie che si è trovata a vivere. Per dare una sbirciatina alla sua Africa, una delle tante facce del seducente continente.
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Nonostante tutto,  il nuovo romanzo di Francesca Lizzio

Nonostante tutto, il nuovo romanzo di Francesca Lizzio

Nonostante tutto,  il nuovo romanzo di Francesca Lizzio

Libri Comunicato stampa. Nonostante tutto, il nuovo romanzo di Francesca Lizzio (Panesi edizioni). Un libro «difficile da dimenticare», dedicato a chi ha sofferto almeno una volta nella sua vita.



Nonostante tutto

di Francesca Lizzio
Panesi edizioni
Narrativa psicologica
ISBN 979-1220818117
cartaceo 10,00 €
ebook 3,00€

Sinossi

Cristina è una ragazza segnata da un passato ingombrante che ha cambiato la vita anche alle sue sorelle, Su ed Emma.
Ora si ritrova a fare i conti con la fine di un amore e con le sue conseguenze.
Proprio quando ha il cuore a pezzi, la vita le riserva un imprevisto che la porterà a ripensare alle sue radici e al rapporto complicato con le sorelle.
Scoprirà così che soltanto ripercorrendo le ferite del passato potrà rinascere, libera dal peso di ciò che è stato.
Nonostante tutto è il grande ritorno di Francesca Lizzio. Una penna intima, delicata, riflessiva. Non c’è mai nulla di facile o di scontato nelle storie di Francesca, e anche questa volta i suoi protagonisti si scontreranno con gli imprevisti della vita.


Francesca Lizzio

Francesca Lizzio

Francesca Lizzio nasce a Catania il 22 Aprile del 1992.
Data la sua passione per la biblioteconomia, l'archivistica e l'editoria, scrivere è stata una conseguenza naturale. Nel 2015 ha aperto un blog, cuore di cactus, dove si racconta a lettori sparsi per tutta l'Italia.
Con Panesi Edizioni ha preso parte all'antologia Oltre i media - Raccontalo con un film o una canzone col racconto breve Giorni (2016), ha pubblicato il suo romanzo d'esordio Fiore di cactus (2017) e il romanzo Nonostante tutto (2021).

Leggi anche Giulia Mastrantoni | Recensione: Fiore di cactus, di Francesca Lizzio
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Teresa Capezzuto presenta: #Love tutorial

Teresa Capezzuto presenta: #Love tutorial

Teresa Capezzuto presenta: #Love tutorial

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Teresa Capezzuto presenta: #Love tutorial (L'orto della Cultura Editore). Amore, web e mistero s'intrecciano in un avvincente web fantasy per giovani lettori.

Teresa Capezzuto è nata nel 1975 a Bergamo dove vive. È autrice, insegnante, giornalista. Partecipa a concorsi e percorsi letterari ottenendo menzioni e premi. Cultrice appassionata della parola e delle storie, ama scrivere poesia, narrativa, letteratura per bambini e ragazzi con originalità e un pizzico di ironia.
#LoveTutorial è il suo romanzo web fantasy per giovani lettori, godibile anche dagli adulti (L’Orto della Cultura Editore, 2021).
Le sue raccolte di poesie sono Particolare (Genesi Editrice, 2019) e Autentica (Genesi editrice, 2018).
Per Edizioni il Ciliegio ha pubblicato nel 2020 Gol alle porte del Sahara (per la scuola primaria) e La giornata è più bella (3-6 anni), nel 2021 La banda delle scope (3-6 anni).


#LoveTutorial

#LoveTutorial

di Teresa Capezzuto
L’Orto della Cultura Editore
Cyber fantasy | Young Adult
ISBN 978-88-32237-94-8
cartaceo 15,00€

Sinossi 

#LoveTutorial è un romanzo per giovani lettori, godibile anche dagli adulti. Angel, autore di #LoveTutorial, vuole convincere i suoi personaggi a ritornare nel video che lo ha reso famoso. Ogni incontro si rivelerà una presa di consapevolezza sul sentimento amoroso, con le sue diverse sfumature, e il mondo digitale, fra rischi e potenzialità. La cantatrice Armony e il cavallo non vedente, Jenny e Justin con un cromosoma in più, i molti lei che ama lei e lui che ama lui, i tanti ragazze e ragazzi in cerca di sogni e futuro, i super nonni sposati da cinquant’anni… tutti ci renderanno più consapevoli sul senso d’identità e l’utilizzo della rete, oltre ogni pregiudizio e discriminazione. Complice la poliforme Rose, con il suo segreto nascosto. Il giovane protagonista, dal nome alato come Eros, coinvolge i lettori nel suo straordinario viaggio in un mondo possibile, fra realtà e immaginazione, come un web fantasy costellato di like e visualizzazioni. Un avvincente romanzo web fantasy dove amore, web e mistero si intrecciano per tirare fuori la parte migliore di noi. Diventa anche tu influencer positivo! Tante vite dentro una storia sulla forza dell’amore per stare bene nella cittadinanza digitale. Il romanzo è scritto dalla penna creativa e fantasiosa dell’autrice bergamasca Teresa Capezzuto. Le belle illustrazioni sono di Giovanni Mucci. L’Orto della Cultura Editore.


L'autrice racconta



Teresa Capezzuto bentornata sul blog Gli scrittori della porta accanto. Sei un’autrice sempre molto attiva. Questo tuo nuovo libro, #LoveTutorial, appena pubblicato è stato presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino. Come hai vissuto questa esperienza, chissà quanta emozione...

La soddisfazione è grande e l’emozione provata al prestigioso Salone Internazionale del Libro di Torino edizione 2021, in dialogo con la molto professionale Stella Nosella, responsabile editoriale ragazzi Italia-Estero per L’Orto della Cultura Editore, davvero è salita alle stelle. Molti visitatori si sono interessati, hanno osservato la copertina e posto domande sul libro. Fra gli altri, ci è venuta a trovare e ha seguito l’incontro di presentazione la giovanissima book-blogger Penny (Penelope Deleo). Al Salone di Torino anche il giovane book-blogger Null (Lorenzo Galli) si è interessato a #LoveTutorial.

Hai già all’attivo diverse pubblicazioni: spazi dalla poesia alla letteratura per l’infanzia con grande naturalezza. Con #LoveTutorial, un coinvolgente romanzo web-fantasy, ti approcci anche alla narrativa per ragazzi. Come riesci a gestire generi così diversi? Perché un conto è scrivere per bambini, altra cosa è trovare un linguaggio adatto ai ragazzi...

Sì, questo deriva dalla mia ispirazione, varia e poliforme, che mi porta a ideare storie per un pubblico di diverse fasce d’età e interessi. C’è comunque un fil rouge nelle mie opere, molto intrise di fantasia, creatività e immaginazione, con un forte legame alla contemporaneità nascosta da una veste simbolica e metaforica oppure resa in modo più evidente con forti accenti realistici. Ogni testo poi non va visto in modo rigido: un libro può piacere sia ai bambini che agli adulti, perché presenta diversi livelli di lettura.

Che tematiche affronti in #LoveTutorial, ce ne vuoi parlare?

Nel libro amore, web e mistero si intrecciano per tirare fuori la parte migliore di noi. Sono molto attuali le tematiche sottese all’intreccio narrativo, oltre ogni pregiudizio e discriminazione sociale, alla ricerca del proprio posto nel mondo e con un pizzico di mistero. Beh, ha molta parte nel romanzo l’approccio ai social e alle piattaforme web dei ragazzi di oggi e non solo: fanno parte della nostra vita, ma utilizziamoli in modo intelligente! #LoveTutorial parla a tutto campo del sentimento amoroso nelle sue sfumature diverse. Il no agli stereotipi di genere, alle discriminazioni; l’indagine dell’animo umano per cercare di capire meglio quello che siamo e cosa vogliamo, fra dubbi e certezze...

Come sei riuscita a coniugare una storia romantica e fantasy con evocazioni mitologiche e il mondo digitale di ultima generazione?

La scrittura per me è arte e passione, ragione e sentimento, frutto di ricerca, esperienze culturali e di vita. La storia è un mix di tutto questo, con lo sguardo sempre rivolto ai ragazzi e alle ragazze, a tutti noi. Davvero ciò che è reale diventa finzione nella narrativa e la finzione diviene realtà. Il genere fantasy è molto ampio e inclusivo, realtà e immaginazione possono dialogare insieme. L’elemento fantastico, il mito, le peripezie sono una chiave di lettura per parlare della nostra vita, di quello che cerchiamo. Si tratta anche di un viaggio di formazione. A coinvolgerci saranno Angel, dal nome alato come Eros, Rose, novella Musa, e tutti gli altri personaggi.

La copertina è essenziale e d’impatto: pochi colori e una bella illustrazione che esprime un messaggio molto intuitivo. È stata una tua scelta?

È stato un appassionante lavoro di squadra. Ringrazio molto Giovanni Mucci, illustratore e graphic designer, che del romanzo #LoveTutorial ha disegnato sia l’immagine di copertina sia le illustrazioni al suo interno, valorizzando la prosa visiva e alcuni snodi narrativi, e ha curato l’intero progetto grafico, che rimanda con freschezza al mondo dei social e delle chat. Nella cover una ragazza e un ragazzo utilizzano i social appoggiati di spalle l’uno all’altro, comunicando sorridendo. Ci rivolgiamo a un pubblico di ragazzi e ragazze, molto presenti anche nel libro a partire dai giovani Angel e Rose. Questa è la comunicazione di oggi, viviamo sempre connessi. Facciamolo con serenità e consapevolezza, non in modo vampirizzante o narcisistico.

Parliamo un po’ dei luoghi del romanzo: dov’è ambientato?

Angel, nel suo coinvolgente viaggio attraversa varie ambientazioni simboliche nella incredibile avventura raccontata, alla ricerca dei personaggi spariti dal suo famoso video #LoveTutorial. I luoghi ci aiutano a dare una risposta a tante domande. Navighiamo insieme a Angel nel Mare della Tranquillità per raggiungere nella foresta la cantatrice Armony e il cavallo non vedente; e ancora, voliamo sulla spiaggetta isolata dall’altra parte del mondo dove si trovano Jenny e Justin con un cromosoma in più; lasciamoci trasportare dal Vento dell’Inclusione e scaliamo la Montagna dei Pregiudizi e delle Discriminazioni dove si sono sistemati, protetti-confinati, i molti lei che ama lei e lui che ama lui; saliamo sulla groppa di un bellissimo unicorno e poi ancora, insieme anche a Rose, attraversando il deserto, conosciamo i tanti ragazze e ragazzi in cerca di sogni e futuro. Sino alla fine della Terra della Pazienza, dove abitano i super nonni sposati da cinquant’anni e dove verrà svelato il segreto di Rose. L’epilogo è ambientato nella città di Milano, metropoli contemporanea, per la precisione al Teatro alla Scala, a passi di danza, fra sogni, speranze, like e visualizzazioni.

C’è un messaggio nascosto tra le righe?

Ho dedicato il romanzo a tutti quelli che amano le storie piene di idee, pensieri, speranze, rivelazioni: sognate, amate oltre ogni pregiudizio e, se lo volete, diventate influencer positivi. Del proprio posto nel mondo, alla ricerca, sempre… In un passaggio fondamentale di #LoveTutorial sono inserite alcune mie poesie. La poesia è vita, vicina a tutti noi, liberatoria, è anche il linguaggio predominante del sentimento amoroso. Qui i miei istanti poetici parlano del mondo dei giovani, della loro voglia di trovare un punto fermo, seppur con la borsa piena di virgole, oppure di coronare i propri sogni.

Perché si dovrebbe leggere #LoveTutorial?

#LoveTutorial è un romanzo per giovani lettori, preadolescenti e adolescenti, godibile anche dagli adulti. Ognuno può immedesimarsi nelle tante vite raccontate dentro la storia e lasciarsi coinvolgere dalla forza dell’amore di questi ragazzi anche per stare bene nella cittadinanza digitale che ci appartiene nella contemporaneità. Attraverso la scrittura cerco sempre di invogliare al piacere della lettura, intrecciando il piano dell’intrattenimento e dello svago con quello della riflessione e della crescita personale.

Teresa Capezzuto, prima di congedarti ti chiedo: progetti per il futuro, stai già pensando al prossimo libro?

Intanto un mio grande desiderio è che il romanzo #LoveTutorial possa superare i confini nazionali, cioè venga tradotto e circoli in altri Paesi. A detta di L’Orto della Cultura Editore, #LoveTutorial ha già suscitato molto interesse da parte di alcuni editori esteri. Incrocio le dita e ringrazio ovviamente di cuore Stella Nosella e la direttrice editoriale Maura Pontoni. Nel mio futuro letterario ho diversi progetti, quindi dico a tutti: restiamo connessi! E, mi raccomando, sorridete! Perché, come scrivo in #LoveTutorial, più si sorride, più lo si fa ancora per ricevere un sorriso.

Per quanti vogliono tenersi aggiornati sulle tue pubblicazioni, questi sono i riferimenti del sito personale di Teresa Capezzuto, www.teresacapezzuto.it, e del suo canale www.youtube.com/TeresaCapezzutoautrice. Ringraziamo Teresa Capezzuto per essere stata con noi e in bocca al lupo per #Love Tutorial, che vi consiglio di leggere, e per i tuoi progetti futuri!


Silvia Pattarini

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