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Blanche, figliastra e nuora di Monet: un'artista dimenticata?

Blanche, figliastra e nuora di Monet: un'artista dimenticata?

Blanche Monet, un'artista dimenticata?
Madame Kuroki, Claude Monet, Alice Butler, Blanche Hoschedé Monet e Georges Clemenceau, nel giardino di Giverny - Credit: Musée Marmottan Monet, Paris/Bridgeman Images

Arte | Di Lara Zavatteri. Blanche Monet. Imparò da Monet di cui fu figliastra e nuora. Una pittrice talentuosa che attraversò la corrente dell'Impressionismo e che oggi forse si conosce troppo poco.

L'ho scoperta per caso guardando un documentario in televisione e confesso di non averla mai sentita nominare. Blanche Monet, pittrice francese, fu un'artista di un certo rilievo e, come si può dedurre dal cognome, imparentata con il celebre impressionista Claude Monet, famoso per le sue ninfee come Van Gogh lo è per i girasoli.
Chi era Blanche? 
Blanche Hoschedé nacque nel 1865 in una famiglia il cui padre fu mecenate di Monet. Sviluppò fin da giovanissima un talento e una vera passione per l'arte. Purtroppo per suo padre gli affari non andarono bene e, trovatosi in bancarotta, si trasferì con la famiglia proprio in una casa con Monet, dove Claude abitava con la moglie e due figli. I genitori di Blanche pian piano si allontanarono mentre Alice, la madre della pittrice, si legò a Monet, così di fatto Blanche divenne la sua figliastra. In più, anni dopo sposò Jean, uno dei figli di Claude, così ne divenne anche la nuora. 

Blanche e Claude. 

Vivendo con Monet e avendo, come lui, una vera passione per l'arte, Blanche poté apprendere molto da Claude. Non solo ne divenne l'allieva ma dipinse con lui, addirittura gli stessi soggetti, utilizzando gli stessi colori, infatti basta dare un'occhiata ai dipinti di Blanche per capire quanto Monet l'abbia influenzata, tanto che quasi non si distinguono gli uni dagli altri. La maggior parte delle sue opere fu realizzata a Giverny, dove si trovava la casa con il famoso giardino.
Inutile dire che dipinse secondo lo stile dell'impressionismo e “en plein air” cioè all'aria aperta. Blanche fu accanto a Monet fino alla fine, anche quando il suo maestro divenne quasi cieco e, quando Claude morì nel 1926, Blanche divenne la responsabile dei giardini e della dimora di Giverny.
Morì ultraottantenne a Nizza.

Le opere di Blanche.

Le opere di Blanche. 

I soggetti di Blanche Monet raffigurano spesso la natura, giardini, laghi, fiori tra cui naturalmente anche le ninfee, e ponti, altro tema caro a Monet. In vita riuscì ad esporre in diverse mostre personali a Parigi, mentre dopo la sua morte, nel 1947, i suoi quadri parteciparono a mostre collettive anche a New York. Anche in vita Blanche, pur essendo una donna e un'artista, ancora un tabù per l'epoca, partecipò a mostre collettive. Oggi i suoi quadri si trovano in diversi musei francesi e alla Fondazione Monet a Giverny.

Il mistero delle ninfee Monet e la rivoluzione della pittura moderna

Il mistero delle ninfee
Monet e la rivoluzione della pittura moderna

di Ross King
Rizzoli
ISBN 978-8817088930
ebook 9,99€
cartaceo 20,40€

Le ninfee. 

Secondo alcuni, proprio Blanche può aver assistito Monet nella realizzazione dell'opera monumentale “Grandes Décorations” con pannelli enormi raffiguranti le ninfee. Insomma le famose ninfee di Monet forse furono create anche da una donna.
In ogni caso un'artista da scoprire e riscoprire senza considerarla solo un'appendice di Monet ma una pittrice talentuosa che attraversò la corrente dell'Impressionismo e che oggi forse si conosce troppo poco.


Lara-Zavatteri

Lara Zavatteri
Classe 1980, vive e lavora nel paese di Mezzana in val di Sole (Trentino). Iscritta all'Ordine nell'elenco dei pubblicisti dal 2000, scrive articoli di cultura, ambiente e attualità locale. È anche blogger e autrice di libri.
Guardando le stelle,Un cane di nome Giuliano, Risparmia Subito!Amici per sempreCuor di Corteccia, Sopravvissuti, Youcanprint.
Reset, Photocity.it.
La strada di casa, Edizioni del Faro.
Agata. Come un funerale ti salva la vita, Youcanprint.
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Oltre e un cielo in più, di Luca Sciortino

Oltre e un cielo in più, di Luca Sciortino



Libri | Recensione di Tiziana Viganò. Oltre e un cielo in più, di Luca Sciortino, Sperling & Kupfer, 2018. Un libro ricco di foto per raccontare l'essenza di Paesi sfuggenti, alla scoperta della natura più vera, di se stessi del senso profondo del viaggio.

Luca Sciortino ha quarantasette anni, è un filosofo, giornalista e scrittore di successo, ma sente l’inquietudine del vivere in una società che gli va stretta: una vita sedentaria, oppressa dalla routine, da mille regole e costrizioni, i rimpianti per le possibilità irrealizzate lo soffocano. Davanti però ha le opportunità che si offrono a chi si mette in cammino, un viaggio che lo apre alla scoperta di un mondo che desidera conoscere nelle sue facce multiformi e nello straordinario che si manifesta ovunque.
L’inizio del viaggio è essere infedeli a quello che eravamo.
Perché se da un viaggio di ricerca si torna sicuramente diversi da come si è partiti, si comincia a cambiare fin dal momento in cui si è già proiettati verso una partenza guidata dal caso e dalle stelle.


Così, il 15 luglio 2016 parte dall’isola scozzese di Skye, pensando a un itinerario che lo condurrà fino a Tokyo, la sua Itaca.
Pensando, non progettando, perché decide di cogliere i momenti man mano che si presentano, viaggiando lentamente per assaporare ogni particolare, senza prendere aerei che non permettono di conoscere la realtà che esiste tra un punto e l’altro del globo, acquisendo informazioni giorno dopo giorno.
La strada la fai andando.

Il viaggiatore, l’uomo in cammino, cerca un Altrove e cerca l’Altro per nutrire la sua mente, per stimolare la sua curiosità per ciò che è diverso, per sentire l’anima del mondo, e attraverso queste esperienze scopre non solo le proprie risorse, ma anche la propria interiorità.

Scoprire se stessi è il grande traguardo. Rinunciare alle proprie sicurezze e andare oltre i confini del conosciuto. Rifiutare la continua corsa che la società impone verso cose che hanno poco valore intrinseco: questo è un insegnamento grandioso che si apprende attraverso la conoscenza di altre culture diverse dalla nostra, attraverso un approccio empatico verso altri essere umani. Imparare ad ascoltare e capire anche lingue diverse dalla nostra, riconoscere la diversità come un valore prezioso, che arricchisce, accettarla con rispetto e umiltà senza volerla piegare al nostro punto di vista o ingabbiarla in schemi, oppure cercare di conciliare l’inconciliabile.
L’Uomo in cammino che veniva da terre lontane, nomade in fuga dalla quotidianità, viandante perduto nel mondo, cosmopolita in cerca di terre vergini…
…trova durante il suo andare una solidarietà disinteressata, da noi sconosciuta, acquisisce una nuova fiducia perché in tanti l’hanno aiutato; ha condiviso cibo e avventure, pensieri e abitudini, gioie e difficoltà del vivere, grandezza e miseria umana. Ha scambiato tante parole in diverse lingue incomprensibili… eppure ha potuto capire ugualmente, in una continua condivisione; ha potuto studiare come cambiano l’uomo e il suo modo di pensare, la cultura, i valori, la religione cambiando le condizioni storiche, geografiche e perfino climatiche.
Viaggiando ritrovavo parti di me stesso in altre culture.

Anche in questo il viaggio è metafora della vita. Acquisisce la convinzione di dover difendere la diversità in tutte le sue forme.

Dopo quell’abbraccio, solo, in quella landa sconosciuta, sotto un cielo pienissimo di stelle, mi sentii parte di un’unica razza, la razza umana, una schiatta perduta nell’universo.
Tanti paesaggi naturali e tanti paesaggi umani scorrono davanti a chi sa guardare il mondo con gli occhi di chi scopre il meraviglioso, di chi sa godersi il viaggio senza preoccuparsi troppo della meta, perché la vera felicità sta nel viaggiare stesso, conoscendo se stessi, godendo di ogni minuto per imparare a gioire della vita. Lentamente, seguendo la corrente ininterrotta dei propri pensieri.
La nostra civiltà è indebolita, dopo secoli turbolenti ma anche particolarmente creativi, ora avanzano popoli di altri continenti che hanno forza nuova, una migrazione pacifica e necessaria per infondere nuovo sangue e linfa a popoli antichi che ora cercano invano di difendersi, pieni di paura, da qualcosa che non può essere arrestato. L’uomo è nato migrante, fin da quando una scimmia evoluta si è alzata in piedi e ha cominciato a camminare partendo dalle gole della Rift Valley ed evolvendosi ancora ha colonizzato tutto il pianeta: siamo tutti migranti e nomadi… Ma se la cultura di un popolo è scritta nel suo patrimonio genetico, la sete di conoscenza guida ognuno verso l’infinito.
Per andare oltre.
Nel guardare fuori rivedevo esattamente ciò che avevo letto… sensazioni dimenticate che riaffioravano nella mia memoria man mano che il treno procedeva. Mentre viaggiavo, non solo scoprivo, ma anche riscoprivo ciò che era sepolto dentro di me. Ogni sguardo fuori da un treno o da un autobus illuminava parti in ombra della mia memoria e faceva rivivere i libri che avevo letto. Collegava idee, autori, paesaggi e storia. Il piacere di capire le ragioni delle cose e di unificare in un tutt’uno immagini lontane nel tempo e nello spazio.


Luca Sciortino si mette in viaggio dalla Scozia, e il suo cammino dura per diciottomila chilometri. 

Via Londra, si ferma alla Calais jungle, il campo profughi dove migranti sradicati dai loro paesi in guerra e miseria inseguono una speranza; da Parigi a Milano a Budapest, porta d’Oriente; attraversa l’Ucraina ferita da anni di guerra; la Russia che sembra non finire mai; il Kazakistan, con le sue steppe percorse da un numero infinito di cavalli, con i pastori e i cacciatori con le aquile; i monti del Tien Shan ammirati anche da Marco Polo; la Siberia gelida e sterminata, il lago Bajkal e l’incanto isola di Olkhon; la Mongolia, deserto d’erba immensamente vuoto e spazzato dai venti, abitato da mandrie di cavalli e pastori nelle yurte, da cani che difendono le greggi dai lupi; il Deserto dei Gobi, ponte tra Mongolia e Cina; Pechino, metropoli di disumana uniformità, dove nuova Cina abbatte i supersiti vicoli brulicanti della città vecchia; la Cina rurale del Guizhou; Shanghai, piena di ricchezze dopo tanta miseria.
«Per questo viaggi? Ti piace guardare il mondo da molte finestre?»
«Forse. Il fatto è che se non ti metti nel punto di vista degli altri non stai viaggiando, stai solo portando te stesso in giro per il mondo»
«Non deve essere facile mettersi nel punto di vista di tutti»
«Infatti non lo è; è una specie di processo senza fine che richiede conoscenza della storia e un grande sforzo di immaginazione»


Una nave dal Fiume Azzurro lo porta verso la sua Itaca, il Giappone. Un mondo così diverso dai precedenti, dove le buone maniere, il garbo dei suoi abitanti e l’attenzione ai particolari si riflettono nelle linee gentili dell’architettura, ma che nasconde i tanti problemi di una società eccessivamente tecnocratica e competitiva.
Arrivato alla meta del lunghissimo viaggio trova finalmente:
Un’Itaca interiore, il culmine della trasgressione dall’ordine naturale della propria esistenza, la sacralizzazione del proprio impeto alla libertà, il termine di un percorso umano.
che gli lascia una sensazione di armonia, di ordine nella sua vita, di realizzato e compiuto, di accrescimento interiore.


Oltre, e un cielo in più di Luca Sciortino è un libro che si assapora lentamente, acquisendo il suo ritmo di viaggio, seguendo i suoi pensieri che si alternano alle descrizioni dei paesaggi e dell’umanità incontrata.

Molto di più di un reportage di viaggio giornalistico. Un libro che fa riflettere e meditare mentre, al suo fianco, camminiamo lungo le infinite strade che attraversano il mondo, scambiando con lui e con i personaggi incontrati le mille e mille parole che ci rendono tutti uniti in una sola umanità.


Oltre e un cielo in più
Da una parta all'altra del mondo senza aereo

di Luca Sciortino
Sperling & Kupfer
Narrativa di viaggio
ISBN 978-8820063375
cartaceo 14,36€
ebook 9,99 €


Sinossi
Quarantasette anni, un bel lavoro, tanti interessi, eppure qualcosa non va. Di fronte a una quotidianità svuotata, si fa strada il desiderio di lasciare tutto e andare, senza tappe predefinite, per il puro gusto di viaggiare. Partire è un attimo per il giornalista Luca Sciortino, con solo un bagaglio leggero e la sua macchina fotografica, in un lungo itinerario da Occidente a Oriente . Quattro mesi e oltre diecimila chilometri, seguendo un'unica regola: niente aerei, per vedere come cambiano i paesaggi, le culture e i popoli dalla Scozia al Giappone. I tetti dorati di Budapest lasciano posto a un'Ucraina ferita dalla guerra; la sconfinata pianura russa si apre sulle montagne del Tien Shan, dove i cacciatori si affidano ancora alle aquile. «This is Asia», gli dicono, e ogni posto, così radicalmente diverso, sembra ripeterlo: il tempo si ferma nei giorni dorati della Siberia, nel sogno accarezzato di una vita altra; nella steppa mongola, fra pastori nomadi, prendono corpo le sue paure ataviche; la Cina, sotto la superficie scintillante, si rivela un mondo contadino e brutale. In questo libro - corredato da bellissime foto - Luca Sciortino racconta l'essenza di Paesi sfuggenti, nei quali si è immerso con sincera curiosità per scoprirne la natura più vera, tagliata fuori da ogni guida turistica. E lungo la strada ritrova il senso profondo del viaggio: nell'incontro con realtà sconosciute, la sua stessa identità si sgretola e si ricostruisce, fino a restituirgli un altro sé e una nuova direzione.

Tiziana Viganò - Gli scrittori della porta accanto

Tiziana Viganò
Le idee migliori per scrivere, gli incipit e i finali si insinuano nella mia mente in quell’ora del mattino che precede di poco il risveglio, come nella nebbia, mentre sono ben sveglia quando in cucina mi diverto a inventare ai fornelli e sperimentare intrugli con erbe e spezie. Viaggiare è la mia passione e il mondo delle donne sta al centro dei miei interessi di scrittrice.
Milano in 100 parole, Giulio Perrone Editore.
Come le donne, PM Edizioni.
Sinfonia nera in quattro tempi, Youcanprint.
L'onda lunga del Titanic, Macchione.
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In primo piano

Non volare via, di Sara Rattaro

Non volare via, di Sara Rattaro

Non volare via, di Sara Rattaro - Recensione

Libri | Recensione di Samantha Terrasi. Non volare via, di Sara Rattaro, Garzanti. Una storia di famiglia, di tradimenti, di sogni e di un amore che cambia significato. E di rinascita, quando si ha la voglia e la forza per accoglierla.

L’amore può davvero tutto? È una domanda a cui non è facile rispondere. Eppure ne leggiamo di storie che sollevano l’amore a prima cosa davanti a tutto il resto. Ma è davvero possibile? Cancellare tutto il passato o annientare il futuro per un unico solo grande amore?
Non è la morte che ci fa paura. È la vita. Quando ci stupiamo di quanto sia difficile affrontarla o quanto sia complicata spiegarla, dobbiamo ricordare che in una frazione di secondo tutto può cambiare.
Lo scopriamo tra le pagine di Non volare via di Sara Rattaro, una di quelle storie, non sdolcinate o edulcorate, che ci insegnano qualcosa. Lontana da giudizi o da prese di posizione, racconta come lo farebbe una qualsiasi storia della vita a chi sa ascoltare.


Quattro persone. Un marito, una moglie e due figli. 

Alice e Matteo. Matteo è un bambino con un handicap. È sordo dalla nascita. Una menomazione che fa stringere la famiglia intorno al suo ruolo. Una grande rete dove la caduta è attutita perché tutti rimangono ben saldi. Ma quando le mani si allontanano? Cosa può succedere? Se non curi la tua rete, il filo si sfilaccia.
È sempre una questione di aspettative, perché quello che desideriamo ci mette in attesa, ma quello che non immagineremmo mai, invece, ci cambia la vita.
Il romanzo è anche una grande partita a scacchi dove chi insegna è l’elemento fragile della famiglia. Alberto, il marito, si ritrova a ribaltare la propria vita per scoprire qualcosa che andava oltre quello che credeva di avere. 

Non volare via, di Sara Rattaro, è la storia di un amore che travolge nel momento della vita in cui non ti aspetti che lo faccia. 

Perché c’è un amore grande quello che ti spinge a sognare e quello che lascia una ferita dalla cicatrice formatasi troppo in superficie. Un amore irrisolto. Tu volevi qualcosa ma l’amore ti ha deluso portandoti via i sogni e quel futuro che era solo nella tua testa. E quando si riaffaccia nell’età matura, non riesci a dire di no, riallinei il tempo, perché quell’interruzione va colmata. 
Alberto fa proprio questo all’ombra della moglie Sandra, riallinea il passato al presente, mentre i figli crescono.
La sola cosa di cui sono certo è che mi ci sono voluti cinquant’anni per scoprire che gli eroi sono le persone che fanno le cose quando devono essere fatte, incuranti delle conseguenze. Ma anche che gli eroi sono persone piene di guai.
Ma l’amore può ferire? Anche quando pensavi che appartenesse a quel mondo solo dipinto di rosa e possibilità? Sì, ferisce chi abbiamo intorno. Quando tradire mette a repentaglio la stabilità con cui una famiglia viene costruita. 
Non volare via si basa sulla solidità ma anche sull’estrema fragilità di chi ha scoperto che la ferita deve rimanere all’aria per potersi cicatrizzare del tutto. E così l’amore, quello che resta nonostante tutto, è solo un ventre che si arrotonda cercando di portare alla luce qualcosa che si è spezzato. Una famiglia che trova una nuova forza. Una nuova nascita. Un marito e una moglie. Una partita a scacchi. E proprio quando distogli gli occhi dalla scacchiera, riesci a vedere la mossa giusta. 
Non volare via è una storia di famiglia. È una storia di tradimenti, di sogni e di un amore che cambia significato. E di rinascita, quando hai la voglia e la forza per accoglierla.



Non volare via

di Sara Rattaro
Garzanti
Narrativa
ISBN 978-8811687702
Cartaceo 7,43€
Ebook 6,99€

Sinossi
Matteo ama la pioggia. Gli piace sentirne il tocco leggero sulla pelle. Perché quello è l'unico momento in cui è uguale a tutti gli altri. Perché Matteo è nato sordo. Oggi è giorno di esercizi. La logopedista gli mostra un disegno con tre uccellini. Uno vola via. Quanti ne restano? La domanda è continua, insistita. Ma Matteo non risponde, la voce non esce, e nei suoi occhi profondi c'è un mondo fatto soltanto di silenzio. All'improvviso la voce, gutturale, esce: "Pecché vola via?". Un uccellino è volato via e Matteo l'ha capito prima di tutti. Prima della mamma, Sandra. Prima della sorella, Alice. È il padre a essere volato via, perché ha deciso di fuggire dalle sue responsabilità. All'inizio non era stato facile crescere il piccolo Matteo. Eppure tutti si erano fatti forza in nome di un comandamento inespresso: "Restare uniti grazie all'amore". Ma è stato proprio l'amore a travolgere Alberto, un amore perduto e sempre rimpianto. Uno di quei segreti del passato che ti sconvolge la vita quando meno te l'aspetti. E lo fa quando credi di essere al sicuro, perché sei adulto e sai che non ti può succedere. E che poi ti trascina nell'impeto di inseguire i tuoi sogni. Ma adesso Alberto ha una famiglia che ha bisogno di lui. Sandra, la donna che ha sacrificato tutto per il figlio. Alice, la figlia adolescente che sta diventando grande troppo in fretta. Ma soprattutto ha bisogno di lui Matteo, che vorrebbe gridare "Papà, non volare via.".

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Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.
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