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Vivere con un pacemaker: la testimonianza a puntate di Emiliano

Vivere con un pacemaker: la testimonianza a puntate di Emiliano

Vivere con un pacemaker: la testimonianza a puntate di Emiliano

Di Elena Genero Santoro. La storia di Emiliano: una testimonianza autobiografica in quattro puntate. La mia vita con Johnny Abbott: la malattia, il pacemaker, una seconda vita e la necessità di sensibilizzare la classe medica al valore della medicina narrativa.


Dopo aver raccontato la mia esperienza in Le tre vite del mio cuore, ho deciso di dare spazio anche alle storie degli altri portatori di pacemaker. Quella di Emiliano Serino è una testimonianza di paura, consapevolezza e cambiamento, ma anche un'occasione per riflettere sul valore della medicina narrativa.
Ci sono esperienze che, finché non ci capitano, rischiamo di considerare soltanto una diagnosi, una procedura medica, un dispositivo impiantato sotto la cute. Un pacemaker, per esempio, è una tecnologia che può salvare la vita. Ma per chi lo riceve non è soltanto un apparecchio: è un prima e un dopo. È qualcosa che può cambiare il rapporto con il proprio corpo, con il futuro e persino con la propria identità.
Lo so perché ci sono passata.

In Le tre vite del mio cuore ho raccontato la mia esperienza di portatrice di pacemaker.

Ho ripercorso gli anni dei sintomi, delle diagnosi mancate, dell'impianto e della vita con un dispositivo che, a un certo punto, è diventato parte della mia quotidianità. Ho raccontato anche il difficile percorso per ritrovare un equilibrio. Equilibrio che, ancora oggi, viaggia precario.
Un anno fa come oggi, nel momento in cui scrivo, il 23 ottobre, ero al pronto soccorso dopo essere entrata in pompa magna nella quarta vita del mio cuore. Non ne avevo alcuna voglia. Tre vite mi bastavano. Pertanto, tecnicamente, il mio libro è già stato superato dal presente. Forse un giorno ne scriverò un seguito, o forse no. Ma la mia storia non era l'unica che meritava di essere raccontata.

Dalla mia esperienza a quella degli altri.

È da questa consapevolezza che è nata l'idea di allungare una mano verso gli altri portatori di pacemaker, invitandoli a raccontare le proprie vicende mediche.
Non mi interessano le cartelle cliniche trascritte in bella copia, né le storie costruite per dimostrare che tutto finisce sempre bene. Mi interessa quello che succede alla persona, oltre che al suo cuore. Le emozioni, le paure, le difficoltà, il rapporto con i medici e con i familiari. Il modo in cui si affronta una diagnosi, si impara a convivere con una nuova condizione e si cerca di rimettere insieme i pezzi.

Il primo racconto che ho curato ed editato, e che uscirà in quattro parti, è quello di Emiliano Serino.

La sua storia racconta la paura di morire, la perdita del controllo e la difficoltà di accettare una vulnerabilità che fino a quel momento, quello del ricovero d'urgenza e dell'impianto, non aveva dovuto affrontare. Ma racconta anche gli affetti, la riconoscenza e il ritorno alla normalità.
Nella sua testimonianza, il pacemaker non è soltanto un dispositivo medico. Diventa quasi un compagno di viaggio, tanto da ricevere un nome: Johnny. E quando arriva il momento di sostituirlo, il nuovo arrivato diventa Johnny Abbott Junior.
La sua non è una storia di guarigione nel senso comune del termine. È una storia di continuità, di accettazione e di cambiamento. Perché il corpo può non tornare quello di prima, ma questo non significa che non si possa costruire una vita piena.

Il racconto di Emiliano tocca un aspetto che considero fondamentale: la necessità di sensibilizzare la classe medica al valore della medicina narrativa.

La medicina ha bisogno di dati, esami strumentali, protocolli, diagnosi precise e terapie efficaci. Tutto questo è imprescindibile. Ma la persona che si trova davanti al medico non coincide con i suoi parametri clinici. Ha un carattere, un vissuto, un modo personale di interpretare i sintomi e di reagire alla malattia.
A volte non riconosce la gravità di ciò che le sta accadendo. Altre volte ha paura e cerca di nasconderla. Può minimizzare i segnali del corpo, come ha fatto Emiliano, oppure sentirsi sopraffatta da una diagnosi che non riesce a integrare nella propria immagine di sé. Può aver bisogno di spiegazioni più chiare, di tempo per comprendere, di qualcuno che sappia ascoltare senza liquidare le sue preoccupazioni.
Lo dico anche per esperienza personale. Nella mia storia ci sono stati sintomi sottovalutati, interpretazioni che non hanno portato a una diagnosi e momenti in cui io stessa mi sono convinta che il problema fosse soltanto l'ansia. Quando il corpo non funziona come dovrebbe, capire che cosa stia succedendo non è sempre semplice. E quando non si hanno risposte, si rischia anche di dubitare di sé stessi.
Leggere una testimonianza come quella di Emiliano può aiutare medici, infermieri e altri professionisti sanitari a interrogarsi non soltanto su ciò che è stato fatto, ma anche su come il paziente abbia vissuto quel percorso.

C'è poi un'altra ragione per cui desidero incoraggiare i portatori di pacemaker, e più in generale le persone che hanno attraversato un'esperienza medica complicata, a raccontare la propria storia.

La scrittura può diventare uno strumento per rielaborare ciò che è accaduto e trovare un nuovo rapporto con il proprio vissuto.
A volte si comincia proprio perché qualcosa è rimasto in sospeso: un ricordo che torna, una paura che non si riesce a spiegare, una rabbia che non trova posto, una domanda alla quale nessuno ha mai risposto davvero.
Mettere queste esperienze sulla pagina permette di fermarsi e guardarle da una certa distanza. Si possono collegare eventi che, mentre accadevano, sembravano scollegati; riconoscere emozioni che non si era riusciti a nominare, dare spazio alla propria vulnerabilità senza dover dimostrare continuamente di essere forti.

La scrittura non cancella il dolore e non garantisce, da sola, di superare un trauma.

Non sostituisce un percorso psicologico quando è necessario – a me, dopo l'ultimo ricovero, è servito un supporto psicoterapeutico. Raccontare la propria esperienza può però offrire uno spazio personale in cui ciò che è accaduto smette di essere soltanto qualcosa che si è subito e diventa qualcosa che si può raccontare, comprendere e integrare nella propria storia.
Fare pace con un'esperienza dolorosa significa riconoscere che la malattia è una parte della propria vita, ma non tutta la propria vita.

Le storie personali hanno anche una forza che va oltre chi le scrive.

Un paziente appena diagnosticato può leggere le parole di chi ha già attraversato quella porta stretta e sentirsi meno solo. Può scoprire che la paura non è una reazione anomala, che la rabbia non è un segno di ingratitudine e che accettare un dispositivo salvavita può richiedere tempo.
Può trovare qualcuno che, senza conoscerlo, riesce a dare voce a pensieri che credeva soltanto suoi.
Naturalmente, ogni percorso è diverso. Non tutti reagiscono allo stesso modo, non tutti hanno le stesse difficoltà e non tutti arrivano alla medesima forma di accettazione. Ma condividere il vissuto può creare riconoscimento, comprensione e solidarietà. Può offrire parole a chi ancora non riesce a trovarle.
Non si tratta di rendere la malattia più spettacolare, né di confezionare una bella storia di rinascita a tutti i costi. Si tratta di dare dignità a ciò che è stato vissuto, anche quando è scomodo, doloroso o difficile da raccontare.

Dopo Le tre vite del mio cuore, sento che questa iniziativa rappresenta un passo ulteriore.

Dalla necessità di raccontare la mia esperienza al desiderio di creare uno spazio in cui possano essere ascoltate anche quelle degli altri.
Io ho cominciato raccontando le mie tre vite. Ora desidero che anche altre persone possano raccontare le proprie.
Perché una diagnosi può essere scritta in poche righe, ma una vita non si esaurisce mai in un referto. E perché, a volte, trovare le parole per raccontare ciò che ci è accaduto è già un modo per ricominciare a sentirci padroni della nostra storia.

Le quattro puntate di La mia vita con Johnny Abbott.

  1. «Che sarà mai?»: i primi segnali

    Tutto comincia nel 1989, con la scoperta di un problema cardiaco. Per molto tempo la vita prosegue normalmente, finché alcuni segnali iniziano a destare preoccupazione.
  2. «Arriva il buio»: l'emergenza e il pacemaker

    Uno svenimento e il ricovero segnano una svolta improvvisa. Tra paura, esami e interventi, Emiliano scopre che avrà bisogno di un pacemaker per continuare a vivere.
  3. «La mia seconda vita»: ricominciare a vivere

    Dopo l'intervento arriva il momento di ripartire. Emiliano torna alle sue attività e impara a convivere con il dispositivo che diventerà per lui Johnny.
  4. «Johnny Abbott Junior»: una storia che continua

    Nel 2024 il pacemaker viene sostituito. I controlli e la quotidianità degli anni successivi accompagnano Emiliano verso un nuovo sguardo sulla propria esperienza.


Elena Genero Santoro
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Giornata mondiale della salute mentale: 5 libri raccontano le zone d'ombra della psiche

Giornata mondiale della salute mentale: 5 libri raccontano le zone d'ombra della psiche

Giornata mondiale della salute mentale: 4 libri raccontano le zone d'ombra della psiche

Professione lettore Di Stefania Bergo. Il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale. I libri possono essere d'aiuto quando sono rifugi, specchi o chiavi per comprendere meglio noi stessi e gli altri. Ma rimane fondamentale prenderci cura delle ombre della nostra psiche rivolgendoci agli specialisti, ricordando che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di forza.

Il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale, un’occasione per riflettere su un tema ancora troppo spesso avvolto da tabù e pregiudizi: il diritto di ogni persona a stare bene, non solo nel corpo, ma anche nella mente.
Parlare di salute mentale significa parlare di fragilità, ma anche di resilienza, empatia e consapevolezza. Significa riconoscere che il dolore psicologico non è una colpa, ma una parte dell’esperienza umana, che merita ascolto e comprensione.
La letteratura, con la sua capacità di dare forma alle emozioni e di scavare nell’intimità delle persone, è sicuramente uno degli strumenti più potenti per richiamare l'attenzione sulle zone d'ombra della psiche. Perché i libri possono essere rifugi, specchi o chiavi per comprendere meglio noi stessi e gli altri.
Di seguito, cinque titoli con un comune fil rouge: la rappresentazione autentica della mente umana nei suoi chiaroscuri, la lotta contro il dolore e il tentativo di ricomporre ciò che si è spezzato. Con un solido invito a prenderci cura delle nostre ombre rivolgendoci a specialisti che sappiano metterle in luce, ricordando che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di forza.
  1. Divina Mania di Giovanna Pandolfelli: un romanzo che trasforma il tema della salute mentale in una riflessione poetica e profonda sulla normalità, la diversità e il significato stesso della parola “cura”.
  2. La Madre del Vento di Emma Fenu: un viaggio nella mente ferita e nella memoria ancestrale, un libro che accompagna il lettore dentro le zone d’ombra della psiche.
  3. Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro: un romanzo che parla di fragilità, rinascita e della complessità della mente umana.
  4. In the end di Rosanna Costantino: Chester Bennington e la battaglia invisibile per la salute mentale.
  5. Un tempo straniero di Maria Lidia Petrulli: un thriller malinconico che scava nei meandri di una mente frammentata.


Divina Mania di Giovanna Pandolfelli: un romanzo che trasforma il tema della salute mentale in una riflessione poetica e profonda sulla normalità, la diversità e il significato stesso della parola “cura”.

Divina Mania

Divina Mania

di Giovanna Pandolfelli
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa
Copertina flessibile | 226 pag
ISBN 9791254587027
cartaceo 14,00€
ebook 2,99€

“Oggi, col senno di poi, avrei voluto che mia nonna mi insegnasse a non dire mai ‘normale’...” scrive la narratrice, riassumendo in una frase l’essenza del libro: la necessità di ripensare il concetto di normalità, di accettare che ogni mente ha il suo modo unico di sentire, ricordare, vivere.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, questo romanzo risuona come un atto d’amore verso la diversità della mente. È una storia che ricorda come la normalità sia spesso solo una convenzione, e come dietro le mura della sofferenza si nascondano spesso più verità, sensibilità e creatività che nel mondo esterno.
Ci sono libri che raccontano la follia con pietà, altri con paura o distanza. Divina Mania di Giovanna Pandolfelli la guarda con tenerezza, la tocca, la ascolta, la lascia parlare. Ambientato nella Palermo degli anni Sessanta, tra i viali assolati e le mura imponenti della Real Casa de’ Matti, l’antico ospedale psichiatrico della città, questo romanzo trasforma il tema della salute mentale in una riflessione poetica e profonda sulla normalità, la diversità e il significato stesso della parola “cura”.
Attraverso gli occhi di una bambina, nipote della direttrice della struttura, il lettore entra in un mondo sospeso, dove i confini tra “normale” e “folle” si dissolvono. La piccola protagonista gioca nel giardino dell’ospedale, ascolta le storie degli ospiti e impara presto che la differenza tra dentro e fuori è solo un’invenzione fragile. Le persone che incontra non sono “malati” ma anime che cercano un linguaggio nuovo per raccontarsi. Ognuno porta una ferita, una storia di esclusione, ma anche una scintilla di umanità che illumina il mondo della bambina.
La figura di Donna Rosaria, la nonna e direttrice, rappresenta la tensione verso una nuova idea di psichiatria: quella che, qualche anno dopo, avrebbe trovato voce nella legge Basaglia e nel superamento dei manicomi. Attraverso la sua azione concreta e compassionevole – fatta di lavoro manuale, arte e relazioni – il romanzo racconta il momento di passaggio da un sistema di reclusione a uno di cura umana e condivisa.
Divina Mania è una celebrazione dell’empatia come forma di resistenza. Nelle sue pagine non c’è solo la memoria di un tempo in cui la follia veniva nascosta, ma anche un invito a guardare oltre le etichette, a capire che la salute mentale è un equilibrio dinamico, fragile e comune a tutti. Giovanna Pandolfelli restituisce voce e dignità a chi, per troppo tempo, ne è stato privato, facendo emergere una verità disarmante: la follia è parte integrante dell’esperienza umana, non un’anomalia da temere.


La Madre del Vento di Emma Fenu: un viaggio nella mente ferita e nella memoria ancestrale, un libro che accompagna il lettore dentro le zone d’ombra della psiche.

La Madre del Vento

La Madre del Vento

di Emma Fenu
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa | Romanzo breve
ISBN 979-1254587218
Ebook 2,99€
Cartaceo 13,00€
Con una scrittura intensa e poetica, La Madre del Vento di Emma Fenu accompagna il lettore dentro le zone d’ombra della psiche, mostrando come la cura possa arrivare solo attraverso l’ascolto, la memoria e l’accettazione della propria diversità. "La verità è semplice e terribile" scrive Dalida, e in quelle parole si riflette l’essenza stessa del romanzo: la verità della mente umana, fragile e potente, in bilico tra la luce e l’abisso.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, La Madre del vento diventa una lettura preziosa perché affronta il tema della malattia psichica non come una condanna, ma come un linguaggio profondo attraverso cui la mente cerca di dare voce al dolore. Il manicomio, in questo romanzo, non è solo un luogo fisico, ma anche un simbolo delle gabbie invisibili costruite dalla società, che spesso preferisce rinchiudere ciò che non capisce.
In questo romanzo breve, la linea sottile che separa follia e sensibilità, realtà e mito, viene continuamente attraversata, sfumata, messa in discussione. Ambientato nel piccolo borgo marino di Guelar, sulla costa sarda, il libro esplora con rara profondità il tema della salute mentale intrecciandolo con le radici culturali e le antiche leggende di una terra che conserva nel vento le voci del passato. La protagonista Dalida, una donna fragile e tormentata, vive prigioniera di un dono misterioso e inquietante: un potere che la isola, la spaventa e, infine, la conduce fino alle mura di un manicomio. Il suo sguardo sul mondo è insieme lucido e allucinato.
A farle da contrappunto c’è Lucia, una giovane alla ricerca della verità e delle proprie origini, che indaga il passato familiare per ricomporre le fratture tra generazioni. Attraverso la sua voce si riscoprono le ferite ereditarie, come maledizioni invisibili: la solitudine, il silenzio, la vergogna, la paura di essere "diversi".
La figura enigmatica della Madre del Vento – metà creatura mitica, metà simbolo psicologico – incarna il potere misterioso della mente, capace di generare tempeste ma anche di portare quiete. La Madre del vento è, in definitiva, una metafora della rinascita attraverso la consapevolezza. In un tempo in cui la salute mentale è ancora spesso circondata da stigma e pregiudizio, Emma Fenu ci invita a guardare oltre la follia, riconoscendo in essa una forma estrema di sensibilità, per comprendere più a fondo noi stessi e gli altri.


Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro: un romanzo che parla di fragilità, rinascita e della complessità della mente umana.

Il tesoro dentro, Elena Genero Santoro - Gli scrittori della porta accanto

Il tesoro dentro

di Elena Genero Santoro
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Mistery romance
ISBN 978-8833663265
cartaceo 12,50€
ebook 2,99€
Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro è una storia di resilienza e consapevolezza, che ricorda come la mente, pur attraversando tempeste, sappia ritrovare la strada verso la luce. In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, questo libro rappresenta un invito alla comprensione e all’empatia. Racconta come la guarigione possa arrivare non solo dalla medicina o dalla razionalità, ma anche dall’ascolto, dalla gentilezza e dalla capacità di dare un nuovo significato alle proprie ferite.
Nel delicato intreccio narrativo de Il tesoro dentro, la salute mentale non è solo un tema di contorno, ma il cuore pulsante dell’intera vicenda. Anna, la protagonista, vive sospesa tra il dolore per la perdita del marito e il peso di una depressione che la immobilizza, rendendo ogni gesto quotidiano una conquista. La sua libreria antiquaria, ereditata ma ormai in declino, diventa una metafora del suo stato d’animo: uno spazio pieno di storie e possibilità, ma invaso dalla polvere dell’abbandono.
Accanto a lei, la presenza ingombrante ma autentica di Amanda – la contabile eccentrica, dal comportamento bizzarro e dalle intuizioni geniali – introduce un altro volto della fragilità mentale. Tra le sue apparenti stravaganze si nascondono intuizioni profonde e un’umanità disarmante, che finiranno per rivelarsi decisive in una trama che unisce mistero, introspezione e riscatto.
Il tesoro dentro di Elena Genero Santoro è un romanzo che si muove con equilibrio tra le tinte del giallo e quelle del rosa, ma soprattutto scava nella dimensione più intima e invisibile della mente. La depressione, il senso di colpa, il bisogno di essere amati e riconosciuti trovano spazio in una narrazione che invita a non giudicare ciò che non si vede ma a cercare, anche nel dolore, un punto di luce.


In the end di Rosanna Costantino: Chester Bennington e la battaglia invisibile per la salute mentale.

In the end

In the end

di Rosanna Costantino
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Biografia
L'unica biografia italiana su Chester Bennington
ISBN 9788833667843
cartaceo 17,00€
ebook 2,99€
audiolibro "il meglio di" su storytel.com
“Ho fatto un bellissimo viaggio nella vita di Chester Bennington… Mi sono sentita persa e ho ritrovato un’altra me stessa.” Una frase che riassume il potere di questo libro: guardare dentro il dolore altrui per imparare a guarire un po’ anche il proprio.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, In the End di Rosanna Costantino è una lettura necessaria: un tributo a chi ha trovato nella musica una forma di terapia, a chi ha amato senza riuscire a salvarsi, e a chi ancora oggi cerca di comprendere quanto la mente e il cuore siano territori da proteggere con la stessa cura che riserviamo al corpo.
In un mondo che troppo spesso confonde il successo con la felicità, In the End ci accompagna in un viaggio profondo e struggente dentro l’anima di Chester Bennington, la voce dei Linkin Park che ha dato suono e parole al dolore di un’intera generazione.
Più che una biografia, questo libro è un atto d’amore e di consapevolezza, un percorso che attraversa la luce e l’ombra della vita di un artista che ha trasformato la sofferenza in arte, e la musica in un linguaggio universale di empatia. Rosanna Costantino racconta Chester non come un’icona, ma come un uomo: fragile, complesso, autentico. Un essere umano che, pur tra mille contraddizioni, ha scelto ogni giorno di parlare apertamente del proprio dolore – un gesto di coraggio e lucidità ancora raro nel mondo dello spettacolo.
Rosanna Costantino non si limita a ripercorrere i successi dei Linkin Park o le tappe della carriera di Bennington. Va oltre: entra nei meccanismi psicologici della depressione, della dipendenza e del trauma infantile, restituendo una narrazione sincera e rispettosa che illumina la dimensione umana dietro il mito. Un intero capitolo è dedicato alla salute mentale, affrontata con delicatezza e rigore, come invito a rompere il silenzio e a prendersi cura di sé senza vergogna né paura.
In the End diventa così un manifesto di empatia, un libro che parla a chi lotta ogni giorno contro i propri demoni interiori, ricordando che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di forza: Chester, con la sua voce inconfondibile, ha gridato il dolore del mondo e, al tempo stesso, la sua speranza.


Un tempo straniero di Maria Lidia Petrulli: un thriller malinconico che scava nei meandri di una mente frammentata.

Un tempo straniero

Un tempo straniero

di Maria Lidia Petrulli
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Thriller psicologico
ISBN 979-1257262433
ebook 4,99€
cartaceo 18,00€
"Nessuno sfugge alle proprie colpe, qualunque esse siano e qualunque sia il modo che si sceglie per allontanarle."

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, Un tempo straniero di Maria Lidia Petrulli si offre come una lettura intensa e rivelatrice, capace di trasformare la struttura del thriller in uno scavo anatomico e profondo dentro le zone d'ombra della psiche umana.
Sullo sfondo di una Milano irreale e deserta durante il lockdown del marzo 2020, l'isolamento forzato, la paura del contagio e la rottura della quotidianità possano agire da potenti detonatori per sofferenze latenti, la depressione e la disgregazione dell'identità.
Maria Lidia Petrulli, medico psichiatra e psicoterapeuta con una lunga esperienza clinica, riversa nel romanzo un rigore scientifico e una profonda sensibilità umana. La rappresentazione del trauma, del lutto non elaborato e della convivenza tra diverse personalità non viene mai usata come mero artificio narrativo, ma trattata come un linguaggio doloroso attraverso cui la mente cerca di difendersi da ferite intollerabili. Un tempo straniero diventa così una riflessione necessaria sul confine ambiguo tra ragione e follia, ricordandoci che comprendere le fragilità della psiche e prendersene cura è l'unico modo per illuminare le ombre che albergano dentro di noi.
Un tempo straniero di Maria Lidia Petrullin è un thriller psicologico che esplora le fragilità della mente, il trauma dell'isolamento e la frammentazione dell'identità durante il lockdown.




Stefania Bergo
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Linkin Park: Unshatter, tra memoria e futuro

Linkin Park: Unshatter, tra memoria e futuro

Linkin Park: Unshatter, tra memoria e futuro

Cinema | Musica Di Rosanna Costantino. Linkin Park: Unshatter, un docu-film, tra momenti profondi e commoventi e picchi di energia, sulla band californiana tornata a esibirsi con la cantante Emily Armstrong dopo la tragica morte del compianto frontman Chester Bennington. Perché ciò che è stato non viene cancellato: la fine si unisce al nuovo inizio.

Cosa si prova quando devi ricostruire tutto, dopo che il tuo mondo è crollato? Qual è il modo migliore per ricominciare e da cosa ripartire quando ciò che ti resta in mano sono solo ricordi e rimpianti?

La ripartenza: è questo il tema principale del film Linkin Park: Unshatter, proiettato nei cinema di tutto il mondo dal 30 settembre al 3 ottobre 2026.

Diretto dal DJ del gruppo californiano, Joe Hahn, entra nel loro studio di registrazione e ci mostra le prime timide conversazioni tra lo stesso Joe, il bassista Dave Farrell e il cantante/rapper Mike Shinoda dopo ben cinque anni dalla tragica e prematura scomparsa del frontman Chester Bennington, avvenuta il 20 luglio del 2017.


In questo lasso di tempo in cui hanno messo in stop le loro attività lavorative, hanno ricucito in silenzio pezzi della loro vita che viaggiava in parallelo con la vita della band, di cui facevano parte anche il chitarrista Brad Delson e il batterista Rob Bourdon. Con le sessioni in studio di scrittura degli album, le tournée con le rispettive famiglie al seguito, le giornate off sempre tutti insieme, per questi ragazzi non si è mai trattato solo di lavoro, ma prima di tutto di un intenso rapporto di amicizia.

Per anni i fan hanno potuto solo immaginare quali sentimenti contrastanti li stessero attraversando e quale futuro stessero figurandosi.

Ritornare oppure chiudere quel lungo e glorioso capitolo iniziato il 24 ottobre 2000 con la pubblicazione di Hybrid Theory, l'album d’esordio da record.
Grazie a questo film abbiamo la possibilità di sederci accanto a loro nei momenti cruciali della loro decisione di ritornare a fare musica insieme, inizialmente solo per il gusto di creare di nuovo qualcosa, a partire dalla loro amicizia. D’altronde, i Linkin Park avevano parlato di perdita e nuovi inizi – «La parte più difficile della fine è ricominciare» –, e in questo caso bisognava trovare il coraggio di aprirsi a nuove persone.


Un nuovo inizio.

La scintilla è scoppiata con il cantautore e musicista Colin Brittain, che ha preso il posto di Rob Bourdon alla batteria – evidentemente non interessato a continuare con il gruppo –, ma soprattutto con la cantante Emily Armstrong, già frontwoman dei Dead Sara.
Da quel momento le cose sono venute fuori in modo naturale e i brani nascevano con l’imprinting dello stile dei Linkin Park.
Da ciò la scelta di mantenere lo stesso nome.


Unshatter è anche il titolo di un brano di From Zero, l'album uscito nel 2024 e nato da questa nuova formazione a cui si è aggiunto anche Brad Delson.

Linkin Park: Unshatter alterna momenti creativi in studio a passaggi salienti dello spettacolare live all'Allianz Parque di San Paolo, in Brasile. Una narrazione perfettamente costruita, con i protagonisti che raccontano i loro sentimenti e le loro sensazioni mentre lavoravano duramente ai nuovi brani e mentre tutto stava accadendo.
Forse per i fan hardcore sono informazioni già recepite in altre interviste, ma la visione di questo film ti fa vivere un’esperienza più completa, tra momenti profondi e commoventi e picchi di energia che ti fanno venire voglia di ballare sulla poltrona. La perfetta sintesi della natura di questa band: mai scontata, mai frivola, ma comunque incline a regalare anche spensieratezza ed evasione dai problemi della vita.



Il docu-film è stato accolto in modo favorevole dai fan di tutto il mondo, che possono anche godere della colonna sonora uscita qualche giorno prima il lancio nei cinema.

«Il mondo è un posto migliore con i Linkin Park» dice Colin. E infatti i Linkin Park sono già al lavoro su un nuovo album, dopo due anni strepitosi in tour.
Continueranno ad accompagnare le persone nei momenti difficili della vita, ma anche nei momenti che ciascuno porta sempre con sé, per ricordarci chi siamo, da dove veniamo e quali sono i nostri sogni e pensieri più profondi.
E con le ultime immagini del documentario, il cerchio si chiude, si torna agli inizi, con un giovanissimo Chester che prova la prima volta con quei ragazzi appena conosciuti. Perché ciò che è stato non viene cancellato: la fine si unisce al nuovo inizio e, come il simbolo dell’infinito, non indica l'oblio, ma celebra, ricorda e continua a parlare a generazioni di fan.




Rosanna Costantino
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