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Il castello di Windsor: l'ultima dimora della Regina Elisabetta

Il castello di Windsor: l'ultima dimora della Regina Elisabetta

Il castello di Windsor: l'ultima dimora della Regina Elisabetta

Viaggi Di Silvia Pattarini. Tour del castello di Windsor, l’ultima dimora di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Il suo feretro, dopo i funerali di Stato a Londra, riposerà accanto al principe Filippo. Meta ideale per un weekend a Londra e dintorni.

Situato a un’oretta di strada dal più famoso Buckingham Palace di Londra, il castello di Windsor, ubicato nel borgo omonimo, nel Berkshire, è la residenza reale più antica delle Isole britanniche.
Attualmente in uso, dà lavoro a circa 200 dipendenti, tra domestici, facchini, un orologiaio, cocchieri, stallieri, restauratori, coristi, sacerdoti, agenti di polizia e personale di manutenzione.
Sua Maestà la Regina Elisabetta II era solita soggiornare tra le mura del castello due volte l’anno: a Pasqua e nel mese di giugno, quando la cappella di San Giorgio ospita la solenne cerimonia d’investitura dei nuovi Cavalieri dell’ordine della Giarrettiera.

Il Castello di Windsor è suddiviso in tre aree, denominate corti: la Corte Superiore, la Corte Centrale e la Corte Inferiore. La Cappella di San Giorgio è ubicata nella parte settentrionale della Corte Inferiore.

Magnifico esempio di architettura gotica britannica, è luogo sepolcrale di numerose tombe e monumenti reali.
Un’ampia volta a ventaglio, decoratissima e rigorosamente in pietra color paglia, offre ai visitatori uno spettacolo mozzafiato. Nel soffitto sopra le sedute del coro, svettano i coloratissimi vessilli dei Cavalieri dell’Ordine della Giarrettiera, per lo sguardo stupito dei visitatori. Lo stile perpendicolare caratterizza le ampie finestre: in particolare la grande vetrata occidentale che arriva a sfiorare gli undici metri d’altezza, è decorata con vetrate istoriate risalenti al ‘500. Gli alti pilastri affusolati che s’allungano verso l’alto offrono un impatto visivo di grazia, armonia ed eleganza.
Lungo la navata s’incontrano splendidi monumenti, a cominciare da quello di Re Giorgio V e della Regina Maria, e la magnifica scultura della Principessa Carlotta, sfortunata figlia di Giorgio IV, morta alla nascita. Sono tumulati nella cappella, nella zona settentrionale del coro, Re Giorgio VI, la Principessa Margaret e la Regina Madre. In tempi recenti si è aggiunto anche il sepolcro del Principe Filippo.

Il giardino del castello e la futura regina Elisabetta a 18 anni a Windsor

Dove sarà sepolta Sua Maestà la Regina Elisabetta II?

Sua Maestà la Regina Elisabetta II, dopo i funerali di Stato a Londra, officiati dall'Arcivescovo di Canterbury nell'Abbazia di Westminster, sarà trasalta a Windsor e riposerà accanto al suo principe Filippo, alla sorella Margaret e ai genitori: il Re Giorgio VI e la Regina Madre.
Sicuramente per la Regina del Giubileo – quest’anno ricorre il settantesimo anno di regno – sarà previsto l'innalzamento di un monumento degno della Sovrana più longeva del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, nonché Capo del Commonwealth.
Stando ai tabloid britannici, le spoglie mortali di Sua Maestà la Regina Elisabetta II dimoreranno nella cappella di San Giorgio.

All'interno della Cappella i visitatori possono ammirare anche alcuni veri e propri tesori.

La splendida spada di Edoardo III, lunga ben due metri e probabilmente utilizzata in battaglia, e una cassetta per le elemosine, realizzata attorno al 1480, talmente bella che serviva ad invogliare i pellegrini a lasciare un obolo.
Il Castello di Windsor ospita anche matrimoni, battesimi e compleanni reali. Il Principe di Galles, da poco diventato sovrano, Re Carlo III, il 9 aprile 2005 convolò a nozze con la discussa Camilla, Duchessa di Cornovaglia e ora Regina Consorte, proprio nella Cappella di San Giorgio.
Il 19 maggio 2018 anche il Principe Harry si sposò con l’ex attrice statunitense Meghan Markle nella Cappella di San Giorgio, coppia che ha fatto e continua a fare discutere i media britannici e non solo.

Il Castello di Windsor è utilizzato in alternativa a Buckingham Palace in occasione di visite ufficiali di capi di stato stranieri. Meta ideale per un weekend a Londra e dintorni.

Oggi si accede al Castello, di origine medievale, attraversando la Porta Normanna, che dà accesso diretto alla Torre Rotonda, situata nella Corte Centrale.
Si prosegue in direzione della Corte Superiore dove il visitatore può ammirare gli splendidi giardini e accedere a una parte degli Appartamenti di Rappresentanza.
Nel giro è compreso l'accesso a una ventina di sale.
Salendo lungo la Scala Regia, imponente e sfarzosa si entra nel Grande Vestibolo, con tante armi in bella mostra alle pareti.
Si attraversa la Sala Waterloo, che contiene il tappeto più grande senza cuciture mai esistito. Durante l'incendio del 1992, ci vollero ben cinquanta persone per arrotolarlo e trasferirlo in un luogo sicuro.

Proseguendo nel tour ci si trova catapultati nel Salotto del Re, di cui ricordo arazzi verdi e grandi quadri alle pareti, la Camera da letto del Re con immancabile letto a baldacchino.

Il Salotto della Regina ammicca coi suoi arazzi rossi e grandi dipinti di antichi sovrani appesi alle pareti.
La Sala da Pranzo del Re si distingue per la volta affrescata e un grande caminetto con marmi bianchi e doppie colonne ai lati.
Segue la Sala da Ballo della Regina, sfarzosa, con la peculiarità di arredi in argento che spiccano su pareti damascate in tinta azzurro pastello. Alcuni mobili, del tardo 600, sono esemplari splendidi e unici, oggetti di eccezionale valore, simboleggiavano l'essenza assoluta del prestigio e del potere della Corona.

Cappella di San Giorgio e Sala da ballo della Regina

Seguono tra sfarzi, arazzi, quadri, lampadari luccicanti, ampie finestre, specchi dorati, orologi e mobili antichi la sala Udienze della Regina, la sala di Ricevimento della Regina, la sala della Guardia della Regina.

Si attraversa la Sala di San Giorgio, dominata dalla statua equestre del Campione del Re: l'usanza vuole che il Campione dopo la cerimonia d'incoronazione del Re, fosse solito gettare a terra il guanto per tre volte, sfidando chiunque non volesse riconoscere il nuovo sovrano. Il soffitto e parte del tetto di questo salone immenso, furono danneggiati dall'incendio del 1992.
L'Atrio della Lanterna, ospita bacheche contenenti oggetti molto pregiati in argento dorato, appartenenti alla Collezione Reale.

Ma non è finita, il tour si snoda attraverso il magnifico Salotto Verde e il Salotto Cremisi, in cui la magnificenza dell'oro delle decorazioni dei soffitti e dei muri, contrasta col rosso dei velluti di poltrone e divani, drappi e tende.

Finalmente si mangia! O forse il banchetto non è per noi, ma riservato ai Reali e ai graditi ospiti. La Sala da Pranzo di Rappresentanza, è un ampio salone con un lunghissimo tavolo solennemente apparecchiato con porcellane finissime, bicchieri di cristallo bordati d'oro e posate d'argento in bella vista; utilizzata per le funzioni ufficiali, fu anch'essa danneggiata dall'incendio del 1992.
La Sala da Pranzo Ottagonale, di dimensioni molto ridotte rispetto alla precedente, è utilizzata dai familiari della Regina quando risiedono a Windsor, anch'essa fu danneggiata dall'incendio di cui sopra.

Il luogo in cui mi sono soffermata di più ad ammirare delle vere e proprie meraviglie e rarità è il Corridoio delle Porcellane: delle teche mostrano porcellane cinesi e giapponesi in grande quantità, pezzi antichi risalenti al XVII secolo e servizi inglesi ed europei.

Il mio sguardo si è posato su un mare di bellezza: il servizio Rockingham. Ogni pezzo, unico ed esclusivo, celebra i successi in mare della Gran Bretagna, con scene ispirate ai Caraibi e all'India. Alzatine magnifiche riportano con grande dovizia di particolari le sagome di frutta esotica, ananas, canne da zucchero, coralli e conchiglie, per un'eleganza e una raffinatezza senza tempo.
Seguono altre sale sfarzose: il Salone dei ricevimenti e la Sala del Trono della Giarrettiera, in cui, sopra al caminetto riccamente decorato con doppie colonne di marmo rosa, trova spazio uno splendido ritratto della giovane Regina Elisabetta II, che indossa le vesti ufficiali del giorno dell'Incoronazione, il collare della Giarrettiera, il diadema di diamanti appartenuto a Giorgio IV, lo scettro e la Corona Imperiale poggiata sul tavolo. Il trono reale poggia su una moquette blu; ai suoi lati si snodano due file di poltrone, posizionate una di fronte all'altra, dai velluti in tinta col pavimento e s'allungano per tutta la stanza.

Per finire, la Casa delle Bambole della Regina Maria che non è un giocattolo ma una replica in miniatura di una casa aristocratica, datata 1923 e creata da un architetto inglese: Sir Edwin Lutyens.

Nel Gabinetto delle Stampe della Biblioteca Reale sono conservate opere di Canaletto, Michelangelo, Parmigianino, Guercino e molti altri.
La Biblioteca Reale conserva invece una impareggiabile collezione di seicento disegni di Leonardo da Vinci.
Ma i gioielli della Corona? Vi suggerisco di cercarli altrove, magari nella Torre di Londra...


Per maggiori informazioni e per organizzare il tour del Castello di Windsor: www.windsor.gov.uk

Silvia Pattarini

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Modena da scoprire: la Torre Ghirlandina e la piazza Granda

Modena da scoprire: la Torre Ghirlandina e la piazza Granda

Modena da scoprire: la Torre Ghirlandina e la piazza Granda

Viaggi Di Lara Zavatteri. Modena da scoprire in un weekend: la Torre Ghirlandina, la piazza Granda e il Duomo.

Per arrivare in cima bisogna salire la bellezza di 200 gradini e, prima, s’incontra la famosa “secchia rapita”. Si tratta della Torre Ghirlandina a Modena, insieme al Duomo e alla piazza patrimonio dell’Umanità Unesco .

La Torre Ghirlandina conserva al suo interno quella che viene chiamata “la secchia rapita” (in realtà è una copia, l’originale è conservata altrove per motivi di sicurezza).

È un secchio, posto a qualche metro da terra e trattenuto da una fune. Tutto qui? Sì, ma è il secchio, o meglio “la secchia” di cui parlò nel suo poema eroicomico il poeta Alessandro Tassoni nel Seicento.
Si narra, infatti, la storia di questo secchio, trafugato come trofeo di guerra dai modenesi ai bolognesi durante la battaglia di Zappolino, nel novembre del 1325, tra i ghibellini modenesi e i guelfi bolognesi. Vinsero i modenesi e decisero di portarsi a casa, appunto come trofeo di guerra, una secchia che quindi venne “rapita”. Il Tassoni ne fece un poema, tramandando il fatto. Tra l’altro, una statua del poeta si trova proprio a Modena a ricordo di questo scritto.

La Torre Ghirlandina permette una vista sulla piazza Granda e sul Duomo, anch'esso da visitare, dall'alto.

Costruito in stile romanico, il Duomo conserva al suo interno le reliquie di San Geminiano, patrono della città.
La consacrazione avvenne nel 1184 mentre vi lavorarono l’architetto Lanfranco e lo scultore Wiligelmo, nonché in seguito delle maestranze campionesi (da Campione d’Italia). Da rilevare l’importanza delle sculture del Duomo, che come per gli affreschi avevano il compito di far comprendere la religione ai poveri, cioè coloro che non sapevano leggere la Bibbia ma conoscevano bene i simboli.
Da ricordare anche un presepe in terracotta del 1480 detto della “Madonna della pappa” mentre se ne trova anche un altro, sempre illuminato e anch’esso in terracotta, ma non dipinto come il primo.

Un altro luogo da visitare sono le Gallerie Estensi, luogo d’arte in cui si mescolano quadri, sculture, affreschi staccati, oggettistica.

Testimonianza del collezionismo degli Estensi, si trovano opere di Correggio, Velazques, Bernini, Dosso Dossi . Vale la pena tra le altre cose per il busto di Francesco I d’Este realizzato dal Bernini, per la scultura de “Lo Spinario” detto anche “Cavaspino”. Si tratta di una scultura in marmo che raffigura un ragazzino che si toglie una spina dal piede, di cui esistono varie versioni di cui la più nota è quella in bronzo ai Musei capitolini di Roma, ma ne esistono in varie parti del mondo.
Nelle vicinanze di questi siti si ricorda anche che Modena venne insignita della Medaglia d’oro al valor militare nel 1947 , per il ruolo che la Resistenza svolse in città, con le fotografie, i nomi e i cognomi dei partigiani caduti per la libertà.

Per saperne di più e organizzare una visita a Modena, consultare il sito www.visitmodena.it.

Lara Zavatteri


Lara Zavatteri

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Val di Sole da scoprire in un weekend

Val di Sole da scoprire in un weekend

Val di Sole da scoprire in un weekend

Viaggi Di Lara Zavatteri. Val di Sole da scoprire in un weekend da marzo a settembre. Cosa fare e cosa vedere, tra natura, sport e musei.

La Val di Sole, con tante bellezze naturali e storiche, è una valle del Trentino da scoprire per una gita fuori porta nei mesi primaverili ed estivi.
Si snoda tra bassa, media e alta Val di Sole ed è attraversata dal torrente Noce su cui è possibile fare attività sportive e avventurose come hydrospeed e rafting.
Risalendo la valle, da non perdere il castello di Caldes – riaprirà il 18 marzo –, ubicato nell’omonimo comune. Si tratta di un antico maniero che, come per tutti i castelli, ha la sua leggenda, quella di Olinda e Arunte, due giovani innamorati e sfortunati.
Non è l’unico castello della Val di Sole.

A Ossana, il castello di San Michele.

Collocato in posizione strategica per una perfetta visuale a 360 gradi quando era necessario scorgere per tempo i nemici, il castello di San Michele non è l’unica cosa da visitare a Ossana. Bosco Derniga, infatti, è una sorta di oasi in cui è possibile scoprire tutto sul bosco, la biodiversità, gli animali che popolano la valle e si può raggiungere anche grazie al Sentiero degli gnomi, con sculture in legno. Nei mesi di luglio e agosto vengono proposte numerose attività, soprattutto per i più piccoli.

Cosa vedere? Antichi mulini, musei e chiese.

Per gli appassionati di api e miele, a Croviana c’è il MMApe, Mulino Museo dell’Ape, mentre a Pracorno (nella vicina val di Rabbi) esiste il Mulino Ruatti, un antico mulino ad acqua che ospita un museo per scoprire le antiche tradizioni.
A Vermiglio da non perdere la visita al forte austroungarico di Forte Strino e al Museo della Guerra Bianca. A Peio si segnala anche il Museo delle streghe.
Da non perdere, una delle chiese più belle della valle, quella di Pellizzano, famosa per i suoi affreschi. A Monclassico e Presson si possono ammirare invece le meridiane dipinte sulle abitazioni, diverse per tema, colori, materiali.

A Mezzana si può passeggiare lungo il Noce, per scoprire la bellezza e la pace di un paesino in quota.

Si può salire fino a Roncio.
Nel paese di Cavizzana, in bassa valle, si trova anche il Sass da la Guardia, un masso che ha permesso agli abitanti di salvarsi dalla peste del 1600. Qui, infatti, una guardia non permetteva a nessuno di entrare né di uscire dal villaggio, un antenato del lockdown di questi anni.
Nelle vicine valli di Peio e Rabbi si snoda il Parco nazionale dello Stelvio, settore trentino, con molte cose da scoprire, come le segherie veneziane che un tempo si utilizzavano per tagliare il legname in val di Rabbi.
Questo e molto altro si può trovare in Val di Sole nei mesi più caldi. Per tutte le informazioni e per restare aggiornati basta consultare il sito dell’Azienda di promozione turistica della valle www.visitvaldisole.it. Per programmare un viaggio, anche soloo un weekend fuori porta, per la primavera estate (occhio alle varie aperture) in una delle valli più affascinanti del Trentino.

Lara Zavatteri


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Weekend in Toscana: viaggio fra le 8 migliori cantine

Weekend in Toscana: viaggio fra le 8 migliori cantine

Weekend in Toscana: viaggio fra le 8 migliori cantine

Viaggi Di Valentina Gerini. Weekend fra le migliori cantine della Toscana, regione meravigliosa in ogni stagione dell'anno.

In questo anno bizzarro molte sono le abitudini che abbiamo dovuto cambiare, così come i progetti e, ahimè, anche i viaggi sono stati riprogrammati. Lo abbiamo chiamato turismo di prossimità e si riferisce alla scoperta o riscoperta di posti che sono proprio dietro l'angolo ma che, troppo spesso, siamo portati a ignorare, attirati dalle immagini di posti che invece si trovano dall'altra parte del globo. Attenzione, non sto affatto dicendo che viaggiare all'estero sia sbagliato, lungi da me. Sono una delle tante persone affette dalla sindrome di wanderlust e fosse per me starei sempre col sedere sul sedile di un aereo, posto finestrino. Ma quando viaggiare lontano diventa complicato, allora non rimane che esplorare luoghi sconosciuti o poco conosciuti a qualche chilometro da casa.


Io vivo in Toscana e mi ritengo molto fortunata, perché posso raggiungere il mare per ammirare un tramonto in poco tempo, ma posso anche andare in montagna oppure errare tra le nostre magnifiche colline. Per non parlare delle città d'arte, di cui Firenze è la portavoce, e della nostra cucina. E come si fa a non parlare di vino quando si parla di Toscana? Come accompagnatrice turistica abilitata e assistente turistica di professione (e per vocazione), ho deciso di darvi alcuni consigli di viaggio per un enotour volto a scoprire la Toscana, regione meravigliosa in ogni stagione dell'anno.

La Toscana: forse il più grande museo a cielo aperto del mondo.

La storia inizia molto lontano, nell'epoca Etrusca, ma è col Rinascimento che la Toscana raggiunge il suo massimo splendore e oggi, tra sculture, dipinti, affreschi e edifici importanti, rappresenta una delle aree più visitate al mondo. Come accompagnatrice turistica che si dedica prevalentemente al turismo incoming, sono solita scortare turisti americani alla scoperta della mia terra e tutti, dico tutti, osservando le nostre colline citano il famoso film Under the Tuscan sun. Ma in Toscana non si viene solo se si ama l'arte, se si apprezzano i paesaggi collinari o se si è appassionati di trekking. In Toscana trovano il proprio habitat anche buongustai e wine-lovers.
Ci sono molte cose da vedere, tante attività da fare in Toscana e decidere a quale dedicarsi spesso è motivo di scontro. Ma su una cosa saremo sempre tutti d'accordo: in Toscana si mangia e si beve bene. Dunque godetevi oggi una visita virtuale delle migliori cantine presenti in Toscana. Prendete spunto e poi... veniteci davvero!


Dal Chianti al Brunello di Montalcino, passando per Bolgheri.

Dal Chianti al famoso Brunello di Montalcino, dal Blogheri al Vino Nobile di Montepulciano. Nel panorama vitivinicolo mondiale la Toscana è considerata una delle regioni più importanti per la produzione del vino rosso. L'uva Sangiovese è la base di tutti i vini rossi toscani più famosi. Molti dei vini prodotti in Toscana sono DOCG (denominazione di origine controllata e garantita) e per questo devono seguire regole ferree per rispettare i canoni di produzione. Se siete degli appassionati bevitori o anche semplici buongustai, qui vi elenco otto ottime cantine nelle quali la degustazione di vino è una vera e propria esperienza multisensoriale.

  1. Villa Saletta
    Situata a Palaia, nella provincia di Pisa, Villa Saletta è cantina moderna che gli inglesi definirebbero boutique winery dove si produce una gamma di vini vincitori di premi importanti. Scelta perfetta per gli amanti del Chianti ma anche per gli amanti delle bollicine: la Toscana non è la patria del prosecco, ma a Villa Saletta troverete un ottimo Spumante Metodo Classico che fa una concorrenza spietata al prosecco. Prodotto al 100% con uva Sangiovese è uno dei miei vini preferiti.
  2. Antinori
    Aperta ad agosto 2013, la nuova cantina Antinori è un vero e proprio museo. Da loro è possibile assaggiare il famoso Tignanello, ma anche visitare e cenare all'Osteria di Passignano, ristorante con una stella Michelin.
  3. Castello di Ama
    In un mix di storia e arte contemporanea, il Castello di Ama è luogo ideale per la degustazione del Chianti Classico, trovandosi proprio nella regione di produzione del vino Chianti Classico definito gallo nero. Qua si possono fare anche degustazioni verticali, ovvero degustare un unico vino provandolo nelle diverse annate di produzione. Per veri intenditori!

Toscana: degustazione, cantine, vigne

  1. Poggio Amorelli
    Sempre nel cuore del Chianti Classico, a pochissimi chilometri da Castellina in Chianti, si trova Poggio Amorelli, una cantina a conduzione familiare che vanta vini importanti e vincitori di diversi premi internazionali. La vista sui vigneti dalla terrazza di Poggio Amorelli (poggio significa colle) è fantastica e il tramonto è mozzafiato.
  2. Castiglion del Bosco
    Comprato 15 anni fa da Ferragamo, oggi Castiglione del Bosco è una cantina dove si produce un Brunello di Montalcino in stile moderno, oltre che un fantastico resort che include due ristoranti e una spa. Ferragamo è anche proprietario di un'altra tenuta, in una zona completamente diversa e che consiglio di visitare perché ha una vista spettacolare sul mare. 
  3. Tenuta Prima Pietra
    La Tenuta Prima Pietra, sempre di proprietà della famiglia Ferragamo, si trova a Riparbella e dalla sua terrazza, nei giorni di cielo terso, si riesce persino a vedere l'Isola d'Elba. Anche a Tenuta Primapietra si può sperimentare la deguastazione verticale.

Toscana: degustazione, cantine, vigne

  1. De' Ricci
    Conosciuta come la cattedrale del vino, la Cantina De' Ricci è probabilmente una delle  cantine più suggestive che io abbia mai visitato. La cantina, situata nel sottosuolo, è suddivisa in tre navate longitudinali, le cui arcate a tutto sesto e volte a crociera sono sorrette da giganteschi pilastri. Il tutto ricorda una cattedrale Romano-Gotica e da qui la definizione di cattedrale del vino. Situata a Montepulciano, qua si degusta un buonissimo Vino Nobile di Montepulciano.
  2. Ornellaia
    Situata nel piccolo borgo di Bolgheri, l'Ornella è una cantina d'alto livello che, come tutta la zona di Bolgheri, ha saputo far crescere il vino lì prodotto raggiungendo una fama mondiale. Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdo qua crescono beneficiando della brezza marina, che regala al suolo caratteristiche eccezionali, aiutando così a produrre vini dal gusto unico. 


Le cantine in Toscana sono tantissime e l'elenco potrebbe essere sterminato.

Ma dovendo dare un punto a questo articolo mi sono limitata a citare le otto migliori winecellar visitate durante i tour che accompagno per lavoro e dove, spesso, sono anche tornata in borghese. Perché quando un posto merita, merita di essere visitato anche per piacere! E adesso non so voi, ma a me è venuto un certo languirono.





Valentina Gerini
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Weekend a Leopoli, in Ucraina

Weekend a Leopoli, in Ucraina

Weekend a Leopoli, in Ucraina

Viaggi Di Alessandra Nitti. Weekend a Leopoli, in Ucraina. Storia, piacere e fascino della decadenza in una città polacca dal gusto mitteleuropeo.

Leopoli, L’viv in ucraino, è una delle maggiori città dell'Ucraina. È così diversa dalla capitale; piccola, accogliente, storica: me ne sono innamorata a prima vista.
Le quattro parole che so di russo qui, al contrario di Kiev, non mi aiutano perché a ovest si parla solo ucraino con tante influenze polacche. Polacca era infatti questa città dal gusto tutto mitteleuropeo.
Il centro storico è molto contenuto, con le sue fatiscenti case d’epoca e le vie lastricate.
È forse il suo aspetto decadente e quasi trasandato ad avermi ammaliata. Le costruzioni dall’intonaco scrostato e i tetti strettissimi l’uno all’altro sopra il reticolato di vicoli senza macchine mi ricordano la mia Venezia, anche se osservo il tutto da una Lada – macchina sovietica d’epoca –installata sul tetto dell’House of legend, anziché dalla Scala del Bovolo.

Questo storico bar a quattro piani è un must se si viene a Leopoli. 

Le sue anguste scale si snodano tra le salette a tema, fin sul tetto e ancora più su, se ci si arrampica nel comignolo per osservare i tetti della città e i campanili.
Di chiese ce ne sono a centinaia: cristiane, ortodosse, polacche, armene, queste ultime con i dipinti di angeli dallo sguardo duro o di fantasmi che accompagnano i feretri. Non mancano le mura medioevali, dietro al quartiere ebraico, lì dove della sinagoga distrutta dai tedeschi non rimane altro che le fondamenta e le placche commemorative.

Il teatro e uno scorcio di Leopoli

Alle spalle della città vecchia sorge la collina del castello, che si può percorrere nel silenzio degli alti ippocastani.

Tra le fronde, dall’alto, filtrano i raggi a illuminarne i fiori come candele.
Giunti in cima si ammira la città. Per assaporarla ancora meglio si possono noleggiare dei binocoli da un signore che, avvolto nel suo giaccone militare sia in inverno che in primavera, ascolta musica assurda dal suo altoparlante offrendo un servizio abusivo ai turisti.
Vagando per i vicoli di Leopoli si possono scorgere sui muri dipinti e bassorilievi di leoni, simbolo della città. Un leone anche qui: è come essere a casa.
Il mercato dei libri usati – in cirillico – non è lontano dal cortile dei giocattoli, uno squallido angolo dove vengono raccolti giocattoli abbandonati che, zuppi di pioggia, ti guardano con gli occhioni angosciati. Nessuno vi vuole più e io sento la vostra melanconia in questo surreale pezzo di mondo, in questa sconosciuta Ucraina dal sapore europeo.

Leopoli: prezzi bassi, ottimo cibo, vodka e masochismo. 

A Natale la Piazza del Mercato, la piazza principale, si affolla di mercatini e avventori infreddoliti: riscaldarsi con una tazza di vin brûlé è d’obbligo. In primavera, invece, si approfitta dei patii all’aperto. Leopoli è infatti città di locali: abitanti e turisti non fanno altro che assaporare le bontà dei Carpazi o bere birra e vodka. I prezzi sono assurdamente bassi e il cibo buonissimo.
Per finire, non si può non fare un salto al Bar Masoch, dedicato allo scrittore Leopold Ritter von Sacher Masoch, austriaco di origini ucraine nato qui nel Diciannovesimo secolo. Dal suo nome è stato coniato il termine masochismo. Incluso nel prezzo della vodka al peperoncino o di qualsiasi altro drink ci sono le frustate da parte delle cameriere e, se siete fortunate, potete leccare la panna dal corpo di un avvenente sconosciuto.
Storia, piacere e fascino della decadenza, questa è Leopoli. 


Alessandra Nitti
Sinologa, viaggiatrice, appassionata lettrice, yogini e scrittrice. Trascorro le giornate nel mio mondo di poesia inventando trame di racconti, progettando viaggi intorno al mondo o in posizioni yoga a testa in giù. Laureata in lingue e letteratura straniere solo per il gusto di conoscere lingue difficili. Vivo a Canton, nel sud-est della Cina, per insegnare italiano a giovani cinesi. Tra una lezione e l’altra gestisco Durga – Servizi editoriali.
L’amuleto di giada, Arpeggio Libero Editore.
Faust – Cenere alla cenere, Arpeggio Libero Editore.
Esilio, Arpeggio Libero Editore.
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Disneyland Paris con i bambini: un’esperienza indimenticabile

Disneyland Paris con i bambini: un’esperienza indimenticabile

Disneyland Paris con i bambini: un’esperienza indimenticabile

Mamme in viaggio
Disneyland Paris con i bambini: alcuni suggerimenti per vivere un’esperienza indimenticabile. Come prepararsi e quali sono le attrazioni da non perdere.

Portare i bambini a Disneyland Paris è un sogno che prima o poi tutti devono realizzare. E quando finalmente arriva il momento, e non si sta più nella pelle, bisogna preparare la partenza con molta cura.

Come preparasi alla partenza per Parigi?

La prima cosa è stabilire il periodo più conveniente per andare e poi scegliere un alloggio adatto alle proprie esigenze. Ma, per quanto i preparativi possano essere dettagliati e perfetti, appena si arriva sul posto non si potrà fare a meno di chiedere informazioni sulle strade, i mezzi da prendere, dove mangiare un boccone.
Certo il parco di Eurodisney è internazionale, ma nel territorio in cui si trova la lingua parlata è ovviamente il francese, per cui sarà meglio conoscere qualche rudimento prima di partire. Essendo una lingua neolatina è abbastanza facile da imparare, ma è consigliabile studiare in anticipo le basi della grammatica francese, servendosi di metodi d’apprendimento digitali, rapidi e intuitivi, offerti da realtà tipo Babbel. Solo così, qualsiasi soluzione per l’alloggio si scelga e in qualunque posto si voglia andare a fare shopping o a mangiare, non sarà difficile farsi capire e ottenere le giuste informazioni. D’altronde il piacere di una vacanza sta anche nel fare conoscenza e comunicare con le persone del posto.

PIANIFICA UN VIAGGIO A PARIGI

Guida turistica
Hotel
Volo

I servizi a misura di bambino.

Ma l’obiettivo principale di chi va a Disneyland Paris è prevalentemente quello di far divertire i bambini, quindi bisogna capire quali servizi si possono trovare per loro, insieme a biglietti agevolati. Tra i servizi da conoscere e da sfruttare, ad esempio, c’è il biglietto “Baby Switch” che dà la possibilità di evitare la coda al secondo genitore che sale su un gioco o un’attrazione. Poi c’è il “Single Ride” che fa accedere all’attrazione scelta attraverso un’entrata a parte, ma senza posto a sedere. Anche il “Fast Pass” è un servizio interessante, perché mette in condizione tutta la famiglia di prenotare l’orario di ingresso invece di fare la coda. Si fa gratis alle macchinette all’ingresso ma vale solo per un’attrazione alla volta. Sarà possibile fare il “Fast Pass” per la seconda ruota solo dopo aver usufruito della precedente.
Ovviamente, essendo pensato anche per i piccolissimi, il parco offre servizi indispensabili, come le aree fasciatoio per i cambi o la possibilità di affittare un passeggino. Ed è disponibile, se si vuole girare solo con i più grandicelli, anche un’area con servizio baby-sitting. Infine, ma bisogna prenotare, è possibile incrociare alcuni dei personaggi Disney più famosi tra i tavoli dei ristoranti più gettonati del Parco, come l’Auberge de Cendrillon e il Plaza Garden Restaurant.


Quali sono le attrazioni da non perdere?

Una volta capito come destreggiarsi al meglio nel Parco, bisogna scegliere le attrazioni più divertenti, anche in funzione dell’età dei ragazzi e del tempo disponibile. Per i più piccoli c’è da scegliere tra alcune attrazioni davvero carine ed estremamente colorate, come il Parco di Alice, con tutti i personaggi del Paese delle Meraviglie, compreso un percorso nel famoso Labirinto del Giardino della Regina di Cuori. E, per non dimenticare questi momenti magici, all’uscita è possibile fare una foto ai bambini con in testa il Cilindro del Cappellaio Matto. Ma si può vivere anche un’avventura unica nell’Isola che non c’è di Peter Pan o un’esperienza multisensoriale nella casa di Ratatouille.
Per i più grandi invece c’è la casa del terrore di Phanton Manor, infestata dai fantasmi, o la corsa da brivido sul trenino dei minatori di Big Thunder Mountain, circondati da montagne e città fantasma. Ma se si vuole vivere un’esperienza affascinante, da vero pirata dei Caraibi, allora bisogna prenotare un giro dei Pirates of the Caribbean ad Adventureland, insieme allo stesso Jack Sparrow. E non mancano neanche le pistole laser per uno scontro a fuoco con Zurg, prenotando a Discoveryland un giro al Buzz Lightyear Laser Blast.

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Weekend a Barcellona: l'itinerario del secondo giorno

Weekend a Barcellona: l'itinerario del secondo giorno

Weekend a Barcellona: l'itinerario del secondo giorno

Viaggi Di Loriana Lucciarini. Un itinerario per visitare Barcellona in un weekend. Secondo giorno: alla scoperta di Gaudì e delle Case di Passeig de Gracia, con inevitabile passeggiata sulla Rambla fino a La Bouqueria.

Continua con l'itinerario del secondo giorno il mio weekend a Barcellona.



Giorno 2: Casa Battlò | Parc Guell | Manzana de la Discordia | Casa Lleo Morera | Casa Amattler | Casa Millà - La Pedrera | Placa de Catalunya | Fonte del Canalettes | La Ramblas | La Boqueria


Casa Batllò

Da Universidad raggiungibile con metro L2 direzione Pep Ventura per una fermata: Passeig de Gracia.
Casa Batllò è una delle più geniali e celebri costruzioni del famoso architetto Gaudì. La facciata ha uno stile fortemente evocativo e richiama, come spesso accade in tutta l’opera di Gaudì, le strutture e le forme della natura.
La visita è d’obbligo: casa Batllò è il capolavoro del genio creativo di Gaudì. Lascia nel visitatore ricordi indelebili fiabeschi e magici e un’emozione unica. Data la sua bellezza e la particolarità vi consiglio di considerare almeno due ore per il giro interno.

Parc Guell

Raggiungibile da Casa Batllò prendendo sulla Rambla la linea 24 per Parc Guell. In venti, trenta minuti circa si arriva al parco.
Parc Guell è tra i luoghi più belli e affascinanti di Barcellona. È animato da sculture di animali fantastici, tutti decorati con maioliche variopinte e cocci di vetro che vanno a formare un grande mosaico. Da fotografare El Dragon, un drago di ceramiche colorate che è la mascotte del parco. Un parco unico per uno stile unico, quello di Gaudì, spettacolare e merita una visita di almeno due ore. Perdetevi nei giardini, ammirate le architetture e i mosaici, fotografate il panorama della città visto dal parco e ristoratevi nel verde del parco. Anche qui Gaudì ha dato il meglio di sé!

Parc Guell e Casa Batllò

Passeig de Gracia: Casa Lleo Morera, Casa Amatller, Casa Batllò e La Pedrera

Da Parc Guell si riprende il bus 24 per ridiscendere verso Passeig de Gràcia e scendere nuovamente davanti a casa Batllò.
Passeig de Gracia è una strada delle più note della capitale, la via per eccellenza degli acquisti. Qui vi sono i più begli edifici della città. Famosa anche come Manzana de la Discordia (Via della discordia) a causa della disputa tra architetti per edificare le case più belle: Casa Lleo Morera al n° 35, Casa Amattller al n° 41, Casa Batllò al n° 43, Casa Milà (La Pedrera) al n° 92, patrimonio dell’Unesco.
Casa Amatller si trova proprio a fianco a casa Batllò. È un edificio di chiaro stile modernista, costruito a fine Ottocento da Josep Puig i Cadafalch. Di stile gotico urbano, ha anche un patio e un salone centrale. L’atrio d’ingresso è davvero bello e merita una visita, anche per la suggestiva scalinata e le belle vetrate decorate. Al suo interno ospita un caffé cioccolateria che va assolutamente visitato per una sosta gourmet tutta panna e cioccolata!
La Pedrera (Casa Milà) è un famoso edificio di sei piani progettato da Gaudì. La casa è immediatamente riconoscibile per il procedere curvo delle sue linee costruttive. L’idea di fondo di Gaudì era quella di richiamare l’andamento ondulato del mare. È patrimonio dell’Unesco ed è visitabile anche al suo interno.
I principali edifici da vedere sono tutti molto vicini e non vi è la necessità di dedicarvi molto tempo. Si può camminare in relax lungo la via, curiosando tra i negozi chic con le griffe più alla moda e godersi dall’esterno questi bei palazzi.

Plaza de Catalunya e la Fonte di Canaletes

Continuando la passeggiata lungo Passeig de Gràcia, verso la Rambla, incontriamo Plaza de Catalunya: la piazza principale di Barcellona, il cuore della città (qualcosa come il km 0). È il punto di congiunzione tra Passeig de Gràcia e l’inizio de La Rambla.
Qui si trova la Fonte di Canaletes, una fontana che attrae turisti soprattutto per la leggenda secondo cui chi beve l’acqua di Canaletes poi torna a visitare la città.
Una sosta per ristorarsi è d’obbligo, se poi la leggenda vuole che in questo modo sia assicurato un nuovo viaggio in questa bella città tanto meglio!

La Rambla e La Pedrera

La Rambla e La Bouqueria di Placa Sant Josep

La Rambla è senza dubbio la via più conosciuta della città. Lunga due chilometri, collega Placa de Catalunya al mare ed è affollata da turisti che qui trovano, passeggiando, tante attrattive: dai locali alle bancarelle, dai numerosi artisti di strada ai caffè, dai vicoli con edifici di pregio al divertimento. Di giorno e di notte è il punto nevralgico della città. Da girovagare in lungo e in largo per scoprire mille cose interessanti…
A Placa Sant Josep, una delle piazze più suggestive di Barcellona c’è la sede de La Bouqueria – il mercato –, un'enorme distesa di banchi che vendono ogni genere di prodotti alimentari, uno dei mercati più antichi d’Europa. La visita è di rigore, per ammirare l’esposizione di frutta e verdura, per gustare street food locale, per immergersi in una parte della città autentica.

Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo Il Cielo d'Inghilterra con Arpeggio Libero. È l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency Di favole e di gioia nonché autrice con la fiaba Si può volare senza ali e la seconda di 4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate, racconti contro il femminicidio per BeFree. È fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”.
Una felicità leggera leggera, Le Mezzelane.
Ritrovarsi, Le Mezzelane.
Racconti di Stelle al bar Zodiak, Le Mezzelane.
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Weekend in Puglia, tra le chiese rupestri di Massafra, Mottola e Gravina

Weekend in Puglia, tra le chiese rupestri di Massafra, Mottola e Gravina

Weekend in Puglia, tra le chiese rupestri di Massafra, Mottola e Gravina

Viaggi Di Luigi Lazzaroni. Weekend tra le le chiese rupestri delle gravine della Puglia: Massafra, Mottola e Gravina.



Massafra

Una cartolina, questa è Massafra dal ponte che attraversa la gravina di San Marco, cielo azzurro e nuvole ventose, la cupola blu della chiesa, le case a picco sul burrone, archi bianchi, muri di tufo, terrazze fiorite, alberi che salgono dal basso per spiare nelle finestre che si aprono sul vuoto e in fondo, appena visibile nell’intrico di rami e cespugli, un torrentello che si fa i fatti suoi.

Cripta della Candelora

Sì, la Cripta della Candelora è in gravina – ci aveva detto con un sorriso sornione la ragazza uscendo dall’Ufficio Turistico, ma allora che ci facciamo nel parcheggio di un condominio? Una porticina chiusa a chiave tra il muro e i box, un passaggio strettissimo e all’improvviso sotto di noi la gravina, hai voglia a trovarlo da soli quest’ingresso! È del XII secolo ed è famosa per gli affreschi – spiega la ragazza che ci fa da guida, mia moglie appena sente puzza di secoli si dà alla fotografia, affreschi, soffitti, colonne, qualunque cosa ma niente xesimo secolo, il fico che fa ombra – la parete laterale della cripta non è caduta da sola ma è stata distrutta nell’800 quando hanno allargato il giardino di fianco...
Tra gli affreschi meglio conservati c’è Maria con Gesù in braccio e Simeone, una insolita Maria che porta a passeggio Gesù bambino mano nella mano, poi San Nicola Pellegrino, Santo Stefano, gli altri santi li leggerò in internet, anch’io voglio fare foto. A mia moglie, risalendo la scalinata – hai fatto la foto alla Madonna che sorride? No? Vedi, dovevi stare ad ascoltare la guida.

Cripta di San Leonardo

Questa la si poteva trovare, la Cripta di San Leonardo, è in paese, così in paese che le fondamenta del condominio lì dietro sono arrivate a un metro dalla parete della cripta, allora è un vizio! C’è una cancellata, una targa del Lions che ha sponsorizzato il restauro, tra i tanti santi spicca il Cristo Pantocratore tra la Madonna e San Giovanni, colori più vivi rispetto all’altra cripta ma più piatti, meno lavorati, restauro troppo pesante? Mia moglie se ne infischia e fotografa comunque tutto.

Sant’Antonio Abate

E dove sta la terza chiesa, quella di Sant’Antonio Abate?Non lo indovinereste mai. All’inizio, mille anni fa circa, c’era una chiesa scavata nella roccia, anzi due chiese contigue con due altari, uno di rito latino e uno di rito orientale, poi ci hanno costruito sopra e sopra ancora e alla fine è diventata la lavanderia dell’Ospedale Vecchio e in ricordo dell’uso la parete trasuda umidità, si vedono proprio goccioline come di rugiada, incredibile che ci siano affreschi ancora leggibili. Quelli che mi sono piaciuti di più? San Giacomo Maggiore, quello del Cammino di Santiago – l’ho fatto anch’io – e Sant’Elena vestita di rosso e con la corona in testa. Si esce chiudendo a chiave l’anonima porta che dà su un anonimo vicolo, tesori nascosti d’Italia.

Cripta della Candelora e Chiesa di Sant’Antonio Abate

Mottola

A Massafra le chiese erano in centro? A Mottola sono disperse nella campagna. A Massafra stamattina c’era il sole? A Mottola nel pomeriggio c’è il diluvio, fulmini, grandine e vento, a parte ciò, tutto bene.

La chiesa di San Nicola

La chiesa di San Nicola è giù quasi in piano rispetto a Mottola, in una gravinella, lungo la ferrovia, piove a dirotto e dopo dieci minuti di attesa in macchina, quando la signora che ci accompagna ha finito gli argomenti su Peucezi, Greci, Romani, Longobardi, Saraceni, Bizantini, Normanni e Svevi, tutti passati di qui, via con gli ombrelli tra le cascatelle che hanno riempito il viottolo. È stata definita la Cappella Sistina delle chiese rupestri – annuncia con una certa enfasi la nostra guida ed effettivamente tutte le pareti sono coperte da affreschi meglio conservati di quelli di Massafra, tanti affreschi vuol dire tanti santi e la signora tutti ce li vuole spiegare, nomi, colori, storie – troppo, se volete saperne di più cliccate qui.

Chiesa di Sant’Angelo

Chiesa di Sant’Angelo, sotto la Masseria di Casalrotto, sempre nelle campagne, comincia a spiovere. Si dice chiesa ma in realtà è anche questa una cripta scavata nella roccia con tanto di cartello illustrativo, accesso facilitato da scale e corrimano, ingresso protetto da una inferriata – siete ben organizzati – sì, le chiese sono state acquistate anni fa dal Comune per poterle mettere in sicurezza ma c’è ancora molto da fare per conservarle e valorizzarle. È l’unica chiesa su due livelli ma gli affreschi sono molto rovinati dall’umidità, colpa dell’acqua del Giordano dipinta dal pittore nell’affresco del Battesimo di Gesù? C’è anche un pesce nel Giordano, mia moglie l’ha fotografato, io non l’ho visto – perché, cosa stavi facendo? – stavo ascoltando la guida.

Chiesa di San Gregorio

Si risale verso Mottola, ultima chiesa, San Gregorio, pioviggina, a terra cumuli di grandine sabbiosa, all’interno alghe e muffe verdi su colonne e soffitti, ma scavati con maestria ci fa notare la nostra accompagnatrice, in un avvallamento del pavimento consumato dai secoli una pozzanghera che potrebbe ospitare pesci veri, allora si attacca al telefono – non hanno appena fatto lavori di protezione contro la pioggia? ma come hanno lavorato? Il Cristo Pantocratore nell’abside centrale ha lo sguardo rassegnato di chi ne ha viste tante.

San Gregorio, gravina di Mottola

Gravina in Puglia

All’ufficio dello IAT non sanno se oggi si può visitare la grotta di San Michele – il parroco non risponde, fate un giro, più tardi forse. Niente da dire, Gravina in Puglia è un paese davvero fotogenico, sta girando Checco Zalone, pare che verranno registrate anche alcune scene dell’ultimo James Bond, il ponte dell’acquedotto è proprio come nelle foto, l’acqua trabocca dalle vasche di decantazione – il fischietto Cola Cola l’abbiamo comprato direttamente dal nipote del suo inventore, ma il parroco l’avete trovato? Sì, si può visitare, vi accompagnerà una nostra volontaria.

La grotta di San Michele

Giù in fondo al paese, sull’orlo della gravina, la grotta di San Michele è accessibile da un cancello chiuso a chiave, ma noi l’abbiamo la chiave, e dal praticello lì di fianco aperto a tutti, non serve la chiave. Il pavimento della grotta è roccia antichissima – ci dice la nostra accompagnatrice, una timida signora quarantenne dai capelli corvini – ci sono anche le tracce di un velociraptor – foto, faremo felice la nipotina, se solo si capisse quali sono – la cripta è stata scavata nello strato di roccia superiore, più tenera, tufacea – e ne hanno scavata di roccia, è la più grande chiesa rupestre finora visitata – affreschi? – pochi e malridotti, quello più visibile è una Crocifissione, in compenso, dietro una grata, un mucchio di teschi e di ossa neanche ci fossero stati i khmer rossi – chi sono? – i martiri dell’attacco dei saraceni nel 999 d.C. e altri morti, c’era un cimitero. Usciamo, aria fresca, iris in fiore sul costone della gravina, splendido scorcio del paese arroccato in cima – lo vedete il nido della poiana su quei cipressi? I discendenti del Velociraptor ci sono ancora.

Cripta di San Vito Vecchio

Gli affreschi più belli? Quelli staccati dalla Cripta di San Vito Vecchio e riposizionati nel museo della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, ne vale la pena, in fondo alla navata un grande Cristo Pantocratore, sui lati le Tre Marie al sepolcro e la solita processione di santi, c’è anche qui San Giacomo con la conchiglia del viaggiatore, ma che colori e che dettagli – non avete più cartoline degli affreschi? Possiamo scattare almeno una foto come ricordo? Sì ma non si può.
Quale ti è piaciuta di più? L’ultima, nel museo, niente gradini storti su e giù per le gravine, niente acqua nelle scarpe, niente odore di muffa, niente santi da illuminare con la torcia del telefonino, niente posti dimenticati dagli uomini e da Dio – lo sapevo, mai fare queste domande a mia moglie.

Gravina in Puglia


Luigi Lazzaroni

Luigi Lazzaroni
Non credo nell’astrologia ma mi ritrovo in alcune caratteristiche del mio segno, ovviamente quelle che mi fanno più comodo: l’Acquario ama sentirsi libero e sente il bisogno di spostarsi continuamente, adora viaggiare, è attratto da tutto ciò che è nuovo, ha idee continue che gli girano in testa, gli Acquario sono sognatori. Confermo al cento per cento. Per il resto studi classici, laurea scientifica giusto per cambiare, pittura nei periodi di meditazione, fotografia sempre, in montagna da solo o con gli amici, in giro per il mondo con una moglie che mi tiene nel mondo reale tranne che in Amazzonia dove non vuole proprio venire.
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Weekend a Barcellona: l'itinerario del primo giorno

Weekend a Barcellona: l'itinerario del primo giorno

Weekend a Barcellona: l'itinerario del primo giorno

Viaggi Di Loriana Lucciarini. Un itinerario per visitare Barcellona in un weekend. Primo giorno: dalla Sagrada Familia a Placa de Espanya, attraverso Barceloneta e Montjuic, per ammirare il castello e la fontana magica.

Questo itinerario, inizialmente organizzato in un modo, è stato poi rivisto e adattato alle necessità sorte durante il soggiorno. Quello che leggete è quindi il tour effettivo, realmente fatto durante la nostra vacanza, testato dal nostro girovagare e macinar chilometri.
Un itinerario fattibile, pur se stancante, che permette di ammirare tutti i siti e i luoghi più importanti di Barcellona. Alcune delle informazioni qui riportate sono state reperite dalla guida PaesiOnline su Barcellona.


Giorno 1: Sagrada Familia | Placa de Sant Jaume | Port Vell | Barceloneta | Montjuc | Placa de Espanya e Parc Joan Mirò



La Sagrada Familia

Da Universidad raggiungibile con metro L2 – Sagrada Familia – direzione Pep Ventura, fermata Passeig de Gracia.
La Sagrada Familia è l’edificio più conosciuto di Barcellona. È la grande basilica cattolica tuttora in costruzione dal 1882 e uno dei capolavori di Gaudì che verrà conclusa nel 2026. La costruzione è originale e straordinaria e per questo è meta dei turisti di tutto il mondo. L’ingresso nella struttura è dalla Facciata della Passione.
Da visitare anche il museo esplicativo sulla filosofia costruttiva di Gaudì, il museo con le opere di Gaudì, la cripta.
Tempo di visita: 2 ore.

La Sagrada Familia

Barrio Gotic: la Cattedrale (SEU) e Placa De Sant Jaume

Dalla Sagrada Familia prendere la Linea L5 – Jaume I – diretta verso Cornella Centre, fermata Verdagnet e poi cambiare con la linea L4 direzione La Pau, fermata Jaume I.
La SEU è la cattedrale di Barcellona, dedicata a Santa Eulalia: edificata sopra una basilica paleocristiana del V secolo, nel 1058 venne consacrata una basilica romanica e successivamente iniziò la costruzione della cattedrale gotica.
Placa De Sant Jaume è il centro della vita politica della città, vi sorgono il Palau De La Generalitat (sede del governo autonomo catalano) e L’Ajuntament (il municipio).
In piazza si teneva una manifestazione a favore dell’unità spagnola. Cartelli, cori e volantini contro la politica, che vede favorevole la maggior parte del popolo basco, per l’indipendenza della Catalogna.
Verso il palazzo di Caixa Forum abbiamo fatto una sosta gourmet in una jamoneria: prosciutto e vino per un relax garantito!

Ribeira: Santa Maria del mar

Da metro Jaume I prendere la linea L4 – Urquinaona – verso Trinidad Nova per una fermata e scendere a Urquinaona.
Simbolo della Catalogna, affascinante esempio di architettura modernista. Sito nel quartiere Ribeira, ha l’esterno imponente e finemente decorato. Si possono fare anche visite guidate all’interno, che è davvero spettacolare. Santa Maria del mar è una chiesa gotica del XIV secolo, affacciata sul mare. Di questa costruzione parla il romanzo La cattedrale del mare di Idelfonso Falcones. Fu costruita dagli abitanti del quartiere La Ribera con i soldi che avevano guadagnato grazie al commercio estero, i portuali hanno portato al suo interno – masso dopo masso – i materiali da costruzione, così come descritto dal romanzo di Falcones. Questo perché era la loro chiesta privata, a cui hanno dedicato energia, passione e impegno economico. L’esterno è davvero imponente. L’interno è visitabile solo a pagamento, abbastanza singolare, visto che la Cattedrale (la SEU) offre invece l’entrata gratis. Sarà perché i turisti sono attratti alla visita grazie al famoso romanzo di Falcones?
Interessante perdersi nei vicoli laterali adiacenti, si respira un’atmosfera antica ma frizzante…


Port Vell e Barceloneta

Port Vell è la zona commerciale, turistica del lungomare di Barcellona. Per arrivarci si oltrepassa Rambla del Mar (con ponte galleggiante in tek e numerose panchine per sostare), si visita il Maremagnum (centro commerciale con ristoranti bar negozi souvenir, ...), accanto al centro commerciale c’è L’Aquarium e infine Palau del Mar, l’unico magazzino originale sopravvissuto al rinnovamento. Zona di passeggiata: negozi, banchetti, centro commerciale, bar e ristoranti, una lunga camminata per il porto e verso il mare, utile a rilassarsi godendosi il clima che Barcellona riesce ad offrire anche a dicembre…
Realizzata nel 1715, Barceloneta è quartiere di marinai e pescatori. Ha ristoranti di pesce e permette una distensiva passeggiata in riva al mare. Mar Bella Beach è la rinomata spiaggia di sabbia, di origine artificiale. Questa zona è davvero spettacolare: la lunga e larga spiaggia si estende per chilometri ed è sempre frequentata. Famiglie con bambini, artisti di strada e musicisti allietano il relax di chi si concede una pausa davanti all’Oceano.
La teleferica porta i visitatori al quartiere di Montjuic, arrivando ai Jardins de Miramar: uno dei punti panoramici sul mare della città. Una luuunga scarpinata per arrivare alla teleferica (il punto esatto è in fondo alla Barcelloneta e noi invece pensavamo fosse in Port Vell, quindi ci siamo fatti nuovamente l’intera passeggiata al contrario!), pagando ben 11 euro a testa per un tratto sì suggestivo ad oltrepassare il mare fino a Montjuic, ma che può essere decisamente evitato. Il costo è alto, il tragitto è brevissimo e lascia i visitatori nella parte opposta alla collina che necessita di una nuova lunga scarpinata per arrivare nei siti più interessanti da visitare. Molto più comodo e economico invece prendere la metropolitana fino a Placa de Espana e arrivare dal lato opposto: ci si ritrova davanti al Museo nazionale di arte di Catalunya (MNAC) e alla Fonte magica in brevissimo tempo e si può usufruire delle scale mobili per arrivare al Castello di Montjuic, senza sobbarcarsi un tratto di strada scomodo e poco suggestivo.

Santa Maria del mar e Baceloneta

Montjuic: la Fontana magica, il castello, il villaggio spagnolo e l'Anello Olimpico

Montjuic è il vero polmone verde della città con i suoi 250 ettari di estensione. Le attrazioni all’interno del parco sono tante: oltre al Castello e all’Anello Olimpico meritano una visita il Mercato dei Fiori, il Teatro Greco, il Museo Mirò, il Museo di Arte della Catalogna, il Giardino Botanico storico, il parco e la Fonte Magica, che verso sera si aziona con spettacolo di luci musica e acqua per 15 minuti – ogni mezz’ora dopo le 19. Vi consiglio di organizzare la gita a Montjuic di giorno, per visitare con la giusta luce le molte attrazioni qui presenti.
Il Castell de Montjuic, costruito nel 1640 per respingere l’assalto delle truppe castigliane, nel 1842 venne utilizzato per bombardare la città e sedare nel sangue la rivolta della popolazione contro il governo. È il simbolo del potere di Madrid su Barcellona (fu poi prigione e luogo di tortura franchista).
Lungo la Avinguda del Marques de Comillasi, si può visitare il Villaggio spagnolo, Poble Espanyol. Da qui si raggiunge la zona olimpica, sulla terrazza si gode il panorama della città sullo sfondo de la Torre delle Comunicazioni.
L’errore logistico ci ha impedito di vedere la maggior parte delle attrazioni di Montjuic. La Fonte magica dà spettacolo solo di venerdì e sabato mentre di domenica è chiusa. Molti turisti, assieme a noi, si sono ritrovati a bocca asciutta! Ci siamo consolati con il Museo nazionale di Catalogna che è imponente e suggestivo e offre uno scorcio interessante tra le luci della sera di Barcellona.
Scendendo verso Placa de Espanya abbiamo trovato una esposizione di auto d’epoca, molto visitata, e siamo arrivati direttamente in piazza.

Placa d’Espanya e Parc Joan Mirò

Ampia e ariosa, Plaça Espanya è una piazza deliziosa appena fuori dal centro dove convergono alcune delle vie principali di Barcellona, tra cui Gran Via e Parallel.
Vi si stagliano le due grandi Torri veneziane e al centro troviamo la grande fontana progettata da Jujol nel 1928, un omaggio all’acqua: ciascun gruppo scultoreo infatti rappresenta uno dei mari e degli oceani che bagnano le coste spagnole (il Mar Mediterraneo, l’Oceano Atlantico e il Mar Cantabrico).
Qui si trova anche la vecchia Arena de Toros di Barcellona (Las Arenas) che è stata conservata nella sua struttura originaria ma che oggi è un moderno centro commerciale. Un ascensore panoramico porta i visitatori sulla grande terrazza che permette di ammirare un colpo d’occhio spettacolare dell’intera città.
Animata dalle luci della sera, questa piazza è suggestiva e spettacolare. Comodamente raggiungibile con la metropolitana – Linea L1 verso Fondo, fermata Espanya – offre al turista molti scorci suggestivi e edifici interessanti da visitare.
Adiacente alla piazza c’è anche il Parc Joan Mirò. Sorge sull’antico mattatoio della città e ospita giardini pubblici, dedicato all’artista catalano, ospita una delle sue più famose sculture: «Dona I Ocell».

A presto, con Weekend a Barcellona: l'itinerario del secondo giorno: Casa Battlò, Parc Guell, Manzana de la Discordia, Casa Amattler, Casa Millà, Placa de Catalunya, Fonte del Canalettes, La Ramblas, La Boqueria.


Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo Il Cielo d'Inghilterra con Arpeggio Libero. È l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency Di favole e di gioia nonché autrice con la fiaba Si può volare senza ali e la seconda di 4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate, racconti contro il femminicidio per BeFree. È fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”.
Una felicità leggera leggera, Le Mezzelane.
Ritrovarsi, Le Mezzelane.
Racconti di Stelle al bar Zodiak, Le Mezzelane.
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Weekend tra i borghi d'Italia: cosa vedere e dove dormire

Weekend tra i borghi d'Italia: cosa vedere e dove dormire

Weekend tra i borghi d'Italia: cosa vedere e dove dormire | Castelmezzano

Viaggi Di Camilla Dazzani. I borghi più belli d'Italia: cosa vedere e dove dormire per un weekend tra passato e panorami naturalistici mozzafiato.

L'italia è caratterizzata anche da piccoli borghi dove si può respirare il passato e rivivere la storia, godendosi panorami mozzafiato.
I dizionari definiscono il borgo come un "piccolo centro abitato" o un "grosso villaggio"; il termine deriva dal latino burgus, usato per indicare un castello fortificato. È proprio questo il significato originale della parola: in età romana il borgo era infatti un piccolo castello fortificato. Nell'Alto Medioevo il termine continuò ad essere utilizzato in area germanica con questo significato, a tal punto che ancora oggi in tedesco il termine "Burg" indica una roccaforte, un castello.
Oggi, l'elemento che caratterizza tutti i borghi, è il loro essere luoghi abitati senza interruzioni da millenni. A questo devono il loro fascino: camminare tra i vicoli di un borgo significa ripercorrere i passi di uomini e donne vissuti nei secoli scorsi.
Negli ultimi anni, i borghi d'Italia sono stati spesso indicati come mete alternative alle grandi città d'arte. In effetti, se si vuole passare un weekend in un luogo suggestivo e romantico, tranquillo e mozzafiato, i borghi della nostra amata Italia sono ideali.

Weekend tra i borghi d'Italia: quali sono i più belli?

Contrariamente a quanto si pensa, i borghi d'Italia non sono noiosi e privi di vitalità. Infatti, vengono visitati ogni anno da moltissimi turisti. Ognuno di questi borghi è caratterizzato da varie attrazioni storiche, artistiche e culturali.

Arquà Petrarca

Abitanti: 1844
Colli Euganei, provincia di Padova (Veneto) - dove dormire?

Il tempo sembra essersi fermato ad Arquà Petrarca, il centro dei Colli Euganei che, più di tutti gli altri, mantiene inalterato il fascino antico dei borghi medievali.
Il suo nome deriva forse da Arquata montium, che significa “chiostra dei monti”, ma deve la sua notorietà alla fama eterna di Francesco Petrarca, il poeta che vi passò gli ultimi anni della sua vita.
Cosa vedere?
Arquà Petrarca e la casa del grande poeta L'attrazione principale del borgo medievale di Arquà Petrarca è sicuramente la casa del poeta Francesco Petrarca. In questa, si trovano la sedia e la libreria originali, su cui Petrarca sedeva e studiava. Il poeta decise di trasferirsi qui per passare gli ultimi anni della sua vita in pace.

Triora

Abitanti: 366
Valle Argentina, provincia di Imperia (Liguria) - dove dormire?

Triora è un borgo medievale che domina tutta la valle Argentina, in Liguria. Questo borgo è conosciuto per l'importante processo di stregoneria che si attuò dal 1587 al 1589. Infatti, è considerata la "Salem" italiana. Un borgo attivo negli eventi culturali, soprattutto grazie alla fondazione del suo museo.
Cosa vedere?
Triora e il suo museo particolare Da vedere è assolutamente il Museo Etnografico e della Stregoneria. Infatti, data la famosa storia di Triora riguardante la stregoneria, non si poteva evitare di creare un luogo che facesse vivere alle persone la storia delle streghe d’Italia. L'evento dell'anno più particolare è sicuramente la celebrazione di Halloween: impossibile mancare!

Arquà Petrarca e Triora

Grazzano Visconti

Abitanti: 180
comune di Vigolzone, provincia di Piacenza (Emilia Romagna) - dove dormire?

Grazzano Visconti ha origini nel 1300, anche se la sua vera storia iniziò nel 1400 quando Gian Galeazzo Visconti concesse alla figlia Beatrice e al suo sposo Giovanni Anguissola di costruire lì un castello. Oggi il borgo di Grazzano Visconti è una città d’arte che ogni anno attira quasi trecentomila visitatori da ogni parte del mondo. Grazzano Visconti è riuscita a conservare intatte le sue caratteristiche medievali grazie ai coniugi Giammaria e Violante Visconti che si sono occupati dei lavori di manutenzione nelle ultime decadi.
Cosa vedere?
Grazzano Visconti e il suo castello incantato Il castello di Grazzano Visconti è stato, nel tempo, una fortezza e un bastione di difesa, ma anche una casa. Una casa dove hanno vissuto tante persone, alcune anche molto note. Una visita guidata alla scoperta delle tracce che queste persone hanno lasciato nel castello vi farà conoscere le loro storie e vedere con i loro occhi le stanze dove hanno vissuto, agito e sognato.

Venzone

Abitanti: 2031
Valle del Tagliamento, provincia di Udine (Friuli Venezia-Giulia) - dove dormire?

Dal 1965 Venzone viene dichiarato Monumento Nazionale in quanto unico borgo fortificato trecentesco della Regione del Friuli Venezia-Giulia. Il borgo è stato colpito da un forte terremoto del 1976 però le macerie furono rimosse tempestivamente e gli edifici ristrutturati con successo. È considerato uno dei borghi più incredibili dell'Italia, in quanto conserva la sua storia nonostante i grandi ostacoli.
Cosa vedere?
Venzone e il mistero delle Mummie Le mummie di Venzone sono una serie di mummie qui rivenute nel XVII secolo. Si tratta di corpi mummificati per cause naturali, come avvenuto anche in altri luoghi nel mondo, anche se le specifiche cause che hanno determinato la conservazione delle mummie di Venzone rimangono ancora un mistero. L'ipotesi più verosimile è che la rapida mummificazione dei corpi sia stata dovuta a una perfetta combinazione accidentale di più elementi naturali, tra cui temperatura e umidità adatte, alta presenza di solfato di calcio nel terreno e la presenza di un fungo con grande capacità idrovora, la Hypha bombycina.

Grazzano Visconti e Venzone

Castelmezzano

Abitanti: 792
Parco delle Dolomiti Lucane, provincia di Potenza (Basilicata) - dove dormire?

Castelmezzano è un borgo in provincia di Potenza, tra i tesori più belli della Basilicata e dell'Italia. Nel tempo la pioggia e il vento hanno scavato in questa roccia arenaria sagome a cui la tradizione popolare attribuisce nomi particolari, infatti con particolari condizioni di luce e di ombre assumono la forma di “becco della civetta”, di “bocca di leone”, di “incudine” e di “aquila reale”.
Cosa vedere?
Castelmezzano e il suo incredibile percorso Il percorso delle sette pietre è un progetto che recupera un antico sentiero contadino di circa 2 km, che collega i Comuni di Pietrapertosa e Castelmezzano e che si sviluppa su quote variabili: da 920 metri a Pietrapertosa scende fino a 660 metri nella valle attraversata dal torrente Caperrino e risale a 770 metri a Castelmezzano.


Camilla Dazzani
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Weekend a Barcellona: cosa fare, cosa evitare e dove mangiare

Weekend a Barcellona: cosa fare, cosa evitare e dove mangiare

Weekend a Barcellona, cosa fare e cosa evitare

Viaggi Di Loriana Lucciarini. Barcellona, una città che incanta: cosa fare, cosa evitare e dove mangiare in un weekend.

Barcellona. Affascinante di giorno, suggestiva al tramonto, frizzante di sera, ha mille attrattive per ammaliare i turisti e offrire un soggiorno speciale.
Vi racconterò nei prossimi post il mio weekend a Barcellona, questa città unica, piena di colori, di vita, di musica, di allegria e vi offrirò informazioni utili per organizzare il vostro prossimo viaggio in terra di Catalunya! In questo post, invece, vi segnalo quali sono le cose principali da vedere a livello turistico, architettonico e le principali attrazioni della città da poter visitare in 3 giorni, cosa evitare e dove mangiare.

PIANIFICA UN VIAGGIO

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Cosa fare a Barcellona

  • Passeggiare per la Rambla e ammirare bancarelle e artisti di strada
  • Girovagare nei quartieri de El Raval, del Barrio Gotic e de La Ribeira perdendosi tra vicoli e viuzze
  • Ammirare l’oceano dalla spiaggia de la Barcelloneta
  • Pranzare in uno dei tanti locali che offrono degustazione di vino locale e jamon iberico (prosciutto)
  • Cenare nei tipici ristoranti a base di paella e papas (patate), rinfrescati da gustosa sangrìa
  • Visitare il mercato de La Boqueria per assaporare lo street food locale e ammirare le composizioni di frutta e verdura dai mille colori


Cosa evitare a Barcellona

  • Prendere la Teleferica per arrivare a Montjuic: costa tanto (11 euro a persona) e non merita, molto più economico l’uso della metropolitana che vi porta a Placa de Espanya e da lì siete ai piedi di Montjuic.
  • Lasciarsi prendere dalla frenesia di visitare frettolosamente le mille attrattive: vi perdereste il vero spirito di Barcellona, questa magica città va assaporata girovagando in relax tra i quartieri e la grandi e ampie vie
  • Considerare poco tempo per visitare La Sagrada Familia, Parc Guell o Casa Battlo: due ore per ognuna sono necessarie per ammirare questi capolavori di bellezza e arte.
  • Non tenere d’occhio borse e portafogli: i borseggiatori sono bravissimi a colpire i turisti distratti!

Dove mangiare


Info utili

È utile prenotare online i biglietti per i musei e le attrazioni principali: la Sagrada Familia, Casa Battlo e Parc Guell impongono ai visitatori una lunga attesa. Prenotando direttamente online si evitano le file e si risparmia tempo!
Per utilizzare i mezzi pubblici esistono biglietti ad hoc per i turisti: il carnet da 10 viaggi multipersona (costo 9,40 euro) è comodo se si viaggia in gruppo e se si prevede di non utilizzare molto i mezzi pubblici (per i pochi viaggi si divide la spesa e il prezzo del trasporto è scontato rispetto al semplice biglietto singolo). I biglietti turistici a tempo (24 ore, 46 ecc…) permettono invece di girare senza problemi fino allo scadere della convenzione a un prezzo modico. Tutti i biglietti sono validi per metro e bus.
Controllate sempre su internet gli orari e i giorni delle attrazioni che intendete visitare, considerando che potrebbe esserci un ampio margine di errore! Noi abbiamo potuto verificare che la Font Magica è chiusa di domenica e che il Museo Picasso aveva un giorno di chiusura differente da quello riportato sul sito ufficiale… Siate quindi sempre pronti a rivedere il vostro itinerario adattandolo ai giorni di permanenza!



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Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo Il Cielo d'Inghilterra con Arpeggio Libero. È l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency Di favole e di gioia nonché autrice con la fiaba Si può volare senza ali e la seconda di 4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate, racconti contro il femminicidio per BeFree. È fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”.
Una felicità leggera leggera, Le Mezzelane.
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