Gli scrittori della porta accanto
Il salotto di Emma
Il salotto di Emma
Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Amanda e il suo tesoro dentro: una storia che ne racchiude molte altre

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Amanda e il suo tesoro dentro. Avvolta in vesti scure, è la protagonista indimenticabile di un romanzo che non si libra fra le nuvole del fantastico ma ricorda i racconti di ancestrale memoria popolare.

Amanda è seduta davanti a me, avvolta in vesti scure, con un cappellino calato sulla fronte. Fra una boccata e l’altra di sigaretta mi racconta una fiaba. No, non beve il tè che le offro, né accetta i pasticcini. Suppone che li abbiano avvelenati i suoi nemici, che è convinta siano ovunque, perfino nel mio salotto.
Appoggio la testa sull'avambraccio che avvolge lo schienale del divano e mi accingo ad ascoltare, in silenzio.
C’era una volta una principessa triste, Anna, che viveva in un castello bello, ma ogni giorno più vuoto e decadente.
L’unica compagnia della fanciulla era una buffa strega vestita di nero, sempre china sui suoi esperimenti di laboratorio.
A volte, per le sale del palazzo, risuonavano i passi di pretendenti mentitori, falsi principi dall’aspetto seducente che erano bestie diaboliche nell’anima.

Il tesoro dentro

Il tesoro dentro

di Elena Genero Santoro
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa | Romanzo psicologico
ISBN 978-8833663265
cartaceo 12,50€
ebook 2,99€

La principessa aveva un cuore adagiato fra i petali di rose.

Mentre la strega aveva un cuore troppo circondato di spine: nessuna delle due poteva difendere il tesoro nascosto nei sotterranei del castello.
Finché, un bel giorno, un principe a cavallo arrivò dalle lontane terre del Nord…
«E poi?» domando impaziente, ma Amanda non può svelare altro o sottrarrebbe magia alle pagine. Si porta l’indice sulle labbra e mi porge un libro dalla copertina incantevole.

Il tesoro dentro, scritto da Elena Genero Santoro ed edito da PubMe, non è una fiaba: è un giallo psicologico dallo stile accattivante, che si divora in fretta, come una torta farcita di crema rosa.

Tuttavia, alcuni elementi fondamentali della struttura narrativa ricordano i racconti di ancestrale memoria popolare: i buoni che restano buoni; i cattivi che restano cattivi; le peripezie del protagonista attorniato da aiutanti e protagonisti; l’agnizione finale; la ricerca di un gioiello nascosto; l’incantesimo crudele ai danni di un bambino innocente.
Quest’ultimo punto è di importanza notevole. In un romanzo che non si libra fra le nuvole del fantastico, non ci sono pozioni malefiche, ma storie reali e difficili che portano alla malattia mentale, tema che la scrittrice affronta con estrema delicatezza. Se è vero che non si può guarire con un colpo di bacchetta di fata, esiste però un’altra magia, quella dell’Amore, che può tutto. Basta crederci.


Emma Fenu

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Sa levadora: storia di una madre di madri

Sa levadora: storia di una madre di madri

Sa levadora: storia di una madre di madri

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Profumo di miele, di erba bagnata di rugiada e di olio benedetto. Entra Pietrina Murtas, sa levadora, madre di madri in una Sardegna che continua ad esistere, seppur solo nella memoria.

«Si sieda, Pietrina».
La donna si accosta a me, puntandomi sulla pelle bianca le sue iridi di carbone. Quasi mi brucia, con l’intensità del suo sguardo senza età.
«Prego…» aggiungo, indicando cupcakes e macarons disposti sul tavolino davanti a noi.
La donna fa cenno di no, dolcemente, e accompagna il movimento ciondolante del capo con uno più deciso della mano, piccola e ruvida, che le fa quasi da schermo.
Schiocco le dita: so che il mio è un salotto magico.
Ed ecco che compaiono acciuleddos, pabassinos e pirichittos.

Io arriccio il naso, godendomi l’effluvio di miele; Pietrina sorride calma, perché nulla la meraviglia.

«Mi dica, come era la vita di una levatrice in Sardegna, allora, quando lei era giovane?»
«Ero madre delle madri. Madre dei bambini. Madre dei padri. Madre della vita e, a volte, della morte
Il profumo di Pietrina si mischia a quello del miele: sento le esalazioni dell’erba bagnata di rugiada e dell’olio benedetto che si fa stantio e del legno che si consuma avvolto dal fuoco e del sapone di Marsiglia per pulire i panni e le chiome.

«La comunità la considerava una donna potente e giusta, dunque?»

«Non sempre, figlia mia. Se fai partorire, fai uscire tutto quello che c’è dentro le viscere nascoste, quello che si teme, quello che si desidera, quello che non si vorrebbe né temere né desiderare…»
Schiocco le dita e faccio diffondere le note di una fisarmonica.
Pietrina comincia a ballare, muovendo i piccoli piedi a ritmo veloce ma non angoscioso, padrona del tempo e dello spazio.
Io la osservo e, in quella musica, mi perdo a cercare l’origine di tutto, da cui tutto fu partorito e da cui l’oggi trova senso.
Sa Levadora. La maestra di parto sarda

Sa Levadora
La maestra di parto sarda

di Ivan Murgana e Carmen Salis
Amicolibro
ISBN 978-8898738403
cartaceo 8,50€
ebook 1,49€

Sa Levadora. La maestra di parto sarda è un romanzo di Ivan Murgana e Carmen Salis edito da Amicolibro nel 2014.
Ispirato alla storia vera di Pietrina Murtas, il libro racconta la ricerca delle proprie origini da parte di Peppino, nato in Sardegna da una fanciulla non sposata e, perciò, dato in adozione subito. Fu una ragazza, alla propria prima esperienza di levatrice, a salvarlo, neonato, quando versava in condizioni critiche: da questo tassello l’uomo, ormai adulto, inizia a costruire la propria vicenda personale.
Il finale a sorpresa, un po’ forzato, non toglie interesse ad un romanzo che fa rivivere una Sardegna che continua ad esistere, seppur solo nella memoria.

Emma Fenu
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Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez: diario di bordo di una madre adottiva

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. La fantasia fa una capriola. È il primo giorno di giugno e siamo insieme nel mio salotto virtuale. Paola mi racconta il suo progetto di genitorialità.

La memoria fa una capriola.
È di nuovo l’11 di maggio e sono in un
salotto caldo di arancione, con stelle di carta che pendono dal soffitto, libri e cd senza respiro nelle librerie, tappeti della mia Isola che hanno intrappolato nelle trame il profumo del lago di Como.

Paola, la padrona di casa, è bellissima.

Occhi di cielo e capelli di sole circondano un sorriso di chi lo sa quanto la vita è bella. E chi lo sa, spesso, ha appreso lezioni difficili, ha colmato vuoti, ha tinto di colore acceso il grigio, ha ballato sotto la pioggia, ha sferrato un pugno contro giganti di pietra.
Il suo è un salotto vero, non virtuale, così come la torta alla vaniglia e la tisana alle erbe che mi offre, mentre mi sento quasi a casa, quasi con un’amica di lunga data. E mi viene voglia di rivederla ancora, questa Paola luminosa, di organizzare incontri ed eventi, di provare a cambiare il mondo.
Ci siamo incontrate non per caso, mi dico. E so di avere ragione. E sorrido, perché lo so anche io quanto la vita è bella.

La fantasia fa una capriola.

È il primo giorno di giugno e siamo di nuovo insieme, stavolta nel mio salotto virtuale. Schiocco le dita, invocando la magia, e ci avvolge il profumo di magnolie e il cinguettio di uccelli interrotto dallo scrosciare dell’acqua che si libera dalle fontane. Sedute su una panchina, ammiriamo il palazzo di Aranjuez, a Madrid, dove Filippo II trascorreva i mesi primaverili e dove, nel 1940, Joaquin Rodrigo compose un bellissimo concerto per chitarra e orchestra.

Da qui, nell’agosto 2001, Paola e suo marito iniziarono a immaginare un progetto di genitorialità.

Un progetto che dal luogo prese il nome, il quale li avrebbe condotti lungo il percorso dell’adozione fino al ricciolo nero della meravigliosa Lucia, la loro primogenita.
Non è stato semplice affrontare la cavillosa burocrazia e, soprattutto, l’abuso di potere che, a volte, in essa si insinua, protetto dal silenzio di quanti, in nome di un sogno, ingoiano la dignità.
Non è stato semplice attendere, fra speranze e dubbi, e crescere, scoprendosi, giorno dopo giorno, come mamma e papà di un figlio sconosciuto ma che c’è già, prima ancora di stringerlo fra le braccia.
È stato semplice amare.
È stato semplice sorridere.

Progetto Aranjuez: Diario di bordo di una madre adottiva

Progetto Aranjuez
Diario di bordo di una madre adottiva

di Paola Minussi
ETS Edizioni
ISBN 978-8846720368
cartaceo 10,20€

Le parole fanno mille capriole.

Paola Minussi, musicista, concertista, docente a Basilea di chitarra classica, membro dell’associazione “Genitori si diventa onlus” e fondatrice e organizzatrice della Women in White Society, si è, con bravura, cimentata anche nella stesura di un libro-testimonianza sulla propria esperienza lungo il percorso, spesso ad ostacoli, che culmina nell’adozione.
Con uno stile convincente e sincero e con un taglio ironico e arguto, il testo, intitolato “Progetto Aranjuez” ed edito da ETS nel 2008, conduce il lettore a immedesimarsi nel racconto, provando ansia, rabbia, indignazione, speranza e, infine, gioia.
Il cuore fa una capriola.

Emma Fenu
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Paula: quando la parola salva dagli abissi del dolore

Paula: quando la parola salva dagli abissi del dolore

Paula: quando la parola salva dagli abissi del dolore

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Mi prende la mano, tiepida e leggera. Ha occhi grandi e sereni, Paula. Le verso il tè e seguiamo il fumo della memoria nelle parole scritte da sua madre Isabel.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
Pablo Neruda

Mi prende la mano.
Mi sorprendo nel sentirla tiepida e leggera.
Me l’aspettavo marmorea e fredda, come una croce che svetta su una lapide innevata.
Mi guarda.
Ha occhi grandi e sereni, che sorridono. Occhi di giovane donna.
Me li aspettavo proprio così.
Le verso il tè e seguiamo il fumo della memoria.

Una sera, a Buenos Aires, una donna vestita di nero si avvicinò a tua madre, ricordi?

Le prese le mani fra le sue e le lasciò in dono quattro profezie che, interpretate, si rivelarono esatte: terribili capovolgimenti politici avrebbero gettato il Cile nel terrore, durante il colpo di stato delle forze militari; una sorta di “paralisi” avrebbe caratterizzato l’esilio in Venezuela; il trionfo sarebbe stato spettato ai propri romanzi; e, per ultima, una fama a livello internazionale sarebbe spettata alla propria primogenita.
Certo, tua mamma immaginava un futuro diverso, all’epoca, per te, Paula.

Ed eccoti, davanti a me, figlia per sempre bambina.

Molte parole sono state spese su di te, Paula. Eppure non sono troppe al punto da esimerci dal pronunciarne altre, avventurandoci insieme in un mondo di ombre e carne, di introspezione e pragmatismo, di magia e progresso, di memoria e futuro.
Le bocche e le mani sono polmoni, contratti in uno spasmo, e la parola è un surrogato di vita, dispensatore di ossigeno.
Scrisse tua madre Isabel:
Perché tante parole, se non mi puoi sentire? Perché queste pagine che forse non leggerai mai? La mia vita si fa nel narrarla e la mia memoria si fissa nella scrittura; ciò che non riverso in parole sulla carta lo cancella il tempo. […] Mi rigiro in queste pagine in un tentativo irrazionale di vincere il mio terrore, mi viene da pensare che se do forma a questa devastazione potrò aiutarti e aiutarmi, il meticoloso esercizio della scrittura può essere la nostra salvezza.

Paula, ora siedi sul mio divano.

La schiena dritta, il mento sollevato, le ciglia che gettano ombra sulle iridi.
Il letto, che accolse le tue membra immobili, divenne culla, accanto alla quale sussurrare favole, senza la pretesa di edulcorarne il finale, e, infine, sepolcro vuoto, dal quale risorgere, scostando la pietra della malattia e liberando lo spirito nei cieli tinti di assoluto.
Gli stessi cieli, sconosciuti e silenziosi, da cui si proviene, prima di insidiarsi nell’utero e divenire parte della contingenza.
Ti racconto della mia infanzia ad Alghero, Paula. Ti racconto dei venerdì che precedevano la Pasqua, quando, con struggente malinconia, osservavo il Cristo ligneo, deposto in una maestosa bara barocca, portato in processione nell’oscurità squarciata solo da fiaccole.

Il feretro, nel dialetto locale, di ascendenza catalana, è denominato “bressol”, ossia culla.

Perché è non-luogo, tramite divino di spirituale inizio e di risurrezione.
Tu sorridi, mi riprendi la mano e mi inviti a cantare.
È una ninna nanna, forse una nenia, ne distinguo a fatica i lemmi.
Piango di commozione, Paula, perché tu ci sarai sempre, nel romanzo che porta il tuo nome e oltre esso.

Paula

Paula

di Isabel Allende
La Feltrinelli
ISBN-13: 978-8807885624
copertina flessibile 3,11€
copertina rigida 10,88€
audiolibro 17,95€
Paula è un libro scritto da Isabel Allende e pubblicato da La Feltrinelli nel 1995.
È un romanzo di formazione che procede, apparentemente, a ritroso. È la storia della figlia della scrittrice la quale, a soli ventotto anni, a causa della porfiria, cadde in un coma profondo che ne annullò le facoltà di donna adulta e la ricondusse, giorno dopo giorno, passando attraverso le braccia della madre e del marito, nell’innocenza del liquido amniotico del ventre che la ha generata.
Un testo struggente, destinato a emozionare e a far riflettere sulla Vita.


Emma Fenu
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La Santa piccola: innocenza e scandalo come premesse di rivoluzione

La Santa piccola: innocenza e scandalo come premesse di rivoluzione

La Santa piccola: innocenza e scandalo come premesse di rivoluzione

Il salotto di Emma Oggi nel mio salotto è presente un uomo, Vincenzo Restivo, che ci racconta La Santa piccola: Mario, Lino e Assia, diciassette anni, tre realtà differenti, in una Napoli dove la violenza è sopravvivenza.

Oggi nel mio salotto è presente un uomo di carne, ossa e sangue. L’immaginazione rende tutto possibile, quindi invito Vincenzo Restivo, scrittore classe 1982, a sedersi accanto a me, sul divano, e ad assaggiare i famosi biscotti che non preparo io, ma che si materializzano con la sola forza del pensiero.
Benvenuto Vincenzo, mi raccomando: non ti distrarre. Se dubiterai della magia del luogo ti ritroverai seduto per terra e con in mano solo aria! Ho appena concluso la lettura del tuo ultimo romanzo, La Santa piccola, edito da Milena nell’anno in corso. Un libro forte e tenero al contempo, ambientato a Napoli, nel quartiere di Forcella, in cui la purezza di tre adolescenti e di una bambina viene messa a dura prova da una società corrotta.
La-Santa-piccola

La Santa piccola

di Vincenzo Restivo
Milena Edizioni
EAN 9788898377954
ebook 2,99€

Ti porrò domande atipiche, che permetteranno, però, di cogliere l’essenza del tuo libro e di conoscere la tua fucina letteraria.

Iniziamo, dunque. Caro Vincenzo Restivo: scrivere è un atto di denuncia o di rivoluzione?
«Grazie, Emma, per avermi invitato nel tuo salotto virtuale. Chi denuncia, in qualche modo, fa rivoluzione e la scrittura è lo strumento più adeguato a tali fini. Da lusofonista so bene quanto la scrittura abbia rappresentato questo binomio imprescindibile, come con i Boletins de Propaganda e Informação negli anni del dominio Salazarista in Portogallo quando a un nero non era permesso di rapportarsi alla cultura, e alle “Novas cartas portuguesas”, libro provocatorio e per questo di denuncia e rivoluzione, scritto da tre donne che del loro corpo ne fecero strumento di potere e riscatto, in risposta a una realtà troppo maschilista, misogina, claustrale.»

«Le mie storie denunciano sempre qualcosa.»

«Che facciano anche rivoluzione, beh me lo auguro, ma in quel caso vorrà dire essere riuscito a fare della letteratura strumento di massa. Purtroppo, oggigiorno, il mezzo visivo riesce lì dove le parole scritte non bastano. Siamo più portati a un messaggio diretto, sintetico, immediato e al potere dei libri pochi ancora ci credono.»
Che differenza c'è fra sesso e amore se si hanno 17 anni come i tuoi protagonisti?
«A diciassette anni, amore e sesso sono un iperbato, una confusione. Difficilmente si riesce a scindere e spesso si cade nel tranello dell’abbaglio. Un bacio a diciassette anni è qualcosa di più di un bacio e, se si arriva al sesso, la situazione si complica ulteriormente. “Io a Lino me lo voglio sposare” dice Assia, che con Lino ci fa sesso regolarmente “e gli voglio anche dare dei figli, a Lino”. E chi può mettere in dubbio il sentimento?»

«Chi può dire che due ragazzini non possano amarsi come due adulti in questo marasma che tutto confonde, anche le cose più pure?»

Cosa è l'innocenza?
«L’innocente è chi non è ancora volontariamente compromesso dalla cultura del plagio, del dolore, del ricatto. L’innocente è chi mantiene ferme le sue posizioni nonostante la degradazione che la realtà impone. Fare sesso non ti rende meno innocente di chi sesso non lo fa. E vale lo stesso per chi, per sopravvivere, è costretto a difendersi, in un modo o nell’altro. L’imposizione della corruzione non può né deve intaccare l’innocenza. E spesso è sempre questione di priorità e valori soggettivi

Cosa è, invece, lo scandalo?

«È vergogna, pura e sporca vergogna. La frattura di un equilibrio di facciata fedelmente costruito. E lo scandalo, l’intralcio, l’inciampo, serve a rivelare il marchingegno, le quinte macchinose, la nudità concreta che fa sempre male. Ed è indispensabile.»
Grazie Vincenzo Restivo. L’incantesimo continua… sta per essere servito il tè.



Emma Fenu
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Voglio soltanto un sorriso: inno all’amore puro

Voglio soltanto un sorriso: inno all’amore puro

Voglio-soltanto-un-sorriso-recensione

Voglio soltanto un sorriso, di Lisa Molaro: inno all’amore puro. La Vita si racconta attraverso la storia di due coppie di vecchia data, simbolo della semplicità dei sentimenti autentici o ispirati alle creature di Flaubert.

Oggi il mio salotto non è in stile provenzale e non ha colori eterei. Sono avvolta in una coperta patchwork che camuffa la forma delle mie gambe fra cuori di tessuto rosso e pile blu; ho i capelli raccolti con una matita e la ciocca ai lati del viso sfiora le ciglia, capricciosa; in mano stringo una tazza di latte e cacao che profuma di infanzia, di coccole durante la febbre.
Ed è così che ricevo Emma, come fosse una zia, un’amica di vecchia data, una mamma. Le sorrido, forse ho i baffi di cioccolato che mi rendono buffa anche a 39 anni.
Lei mi guarda e scuote la testa… e le piume del suo copri spalle seguono il movimento della loro signora. Dissentono anche loro, pavoneggiandosi sopra un divano dell’Ikea rivestito di rosso, abituate a ben altre sedute e a ben altre uscite mondane.
“Cara, mi chiamo Emma anche io e sento per te una solidarietà femminile che mi impone di esserti amica. Non puoi ridurti così, ci vuole una certa eleganza, anche per far presa sugli uomini… ragazza mia!”.
Provo a dissentire, ma l’ondeggiare delle piume precede le successive parole della mia ospite: “La vita è un romanzo, uno spettacolo. Sta a te che ruolo scegliere ed interpretare, basta non scadere nella banalità e farsi ricordare per gesti eclatanti. Quanto all’amore… sì, sì, so che non mi hai chiesto nulla, ma, da donna votata alla passione, te lo devo dichiarare con solennità: nulla è peggio di essere nulla. Voglio dire, non c’è sofferenza più grande di non avere un uomo che palpiti per te, che si strugga per amor tuo, che ti scriva poesie e poi muoia di malinconia”.
“Emma cara”, le rispondo, stupendomi di come il mio nome mi suoni strano se rivolto ad altre, “non si deve morire d’amore, ma vivere d’amore, ossia dei piccoli gesti, delle gioie quotidiane, delle salite affannose ma fatte in due, mano per mano. Sai cosa vorrei da te? Che per un attimo dimenticassi le peripezie di Emma e Charles”.
“Cosa vuoi da me?”
Voglio soltanto un sorriso. Quello che ogni giorno vedi incorniciare il mento dei tuoi vicini, Greta e Francesco. Sorridi, Emma. Sei bellissima”.
“Sono attraente?”
“No, sei il volto del vero amore. Sorridi”.

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Voglio soltanto un sorriso

di Lisa Molaro
Amazon
ASIN B01N9G8399
ebook 3,10€

Lisa Molaro, giovane scrittrice con uno stile già peculiare, ci affascina anche con questa sua seconda prova letteraria, il romanzo Voglio soltanto un sorriso, edito con Amazon nel 2016.
La protagonista principale, nascosta fra le parole e gli eventi, è sempre lei, la Vita che, stavolta, si racconta attraverso la storia di due coppie di vecchia data: Greta e Francesco, simbolo della semplicità dei sentimenti autentici, e Emma e Charles, ispirati alle creature di Flaubert, che sono incapaci di creare felicità e complicità attraverso il desiderio reciproco di regalarsi un sorriso.
Una lettura a tratti ironica, a tratti romantica, a tratti divertente, a tratti malinconica: proprio come la Vita, ogni giorno, è.

Emma-Fenu

Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle principesse, Milena Edizioni.
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[Il salotto di Emma] Lady Erinni, la zia che tutti vorremmo avere, da “Il Libertino di Hidden Brook”, di Emma Fenu

[Il salotto di Emma] Lady Erinni, la zia che tutti vorremmo avere, da “Il Libertino di Hidden Brook”, di Emma Fenu

Il-libertino-di-Hidden-Brook-recensione

Lady Erinni: la zia che tutti vorremmo avere ma che solo ne “Il libertino di Hidden Brook” di Antonia Romagnoli compare.

«Desiderate una tazza di tè, Lady Irene
«Certo che sì, non mi sono scomodata per venire qui, nel vostro strano salotto, lasciando la mia vita di carta, per restare anche con la gola arsa!»
«Ha ragione, mi scusi», pensai, mentre, da sotto un cappello sormontato da cinque piume in rosso e turchese, due occhi neri, piccoli e vivaci come spilli mi pungevano le carni delle mani, rendendomi incapace di servire la merenda pomeridiana come si conviene, rispettando i principi del galateo.
«Voi giovani», continuò, «non sapete più cavarvela da soli. A dire il vero, signora, più la guardo più mi accorgo che non è una fanciulla, state per raggiungere i quaranta?»
E fu così, affrettandomi a precisare che ho appena compiuto trentanove anni, che compresi perché la Baronessa si fosse guadagnata il soprannome, azzeccatissimo, di Lady Erinni.
«Anche nell’amore, ah… io e il mio povero marito ce la siamo goduta la vita, in barba a regole e cerimoniali, ma mai dimentichi del rispetto, che di una sana passione e complicità è base: lei cosa ne pensa, mia cara?» disse, rivolgendo a me uno sguardo di disapprovazione.
Avevo indosso un semplice vestito nero, i capelli sciolti e nemmeno un monile ad illuminarmi i lobi: se lei era un magnifico uccello esotico, io potevo accontentarmi di essere un merlo, al suo confronto.
«L’amore», risposi, questa volta sostenendo lo sguardo bellicoso, «non ha epoca: cambiano le donne e gli uomini che, si adeguano, o cercano di farlo, ai ruoli che la società impone; la morale sessuale odierna considera desueti atteggiamenti definibili come “libertini”; la relazione di coppia ha una dimensione strettamente privata, però…»
«Però… su, sia sincera Lady Fatina, non giriamoci attorno: il romanticismo e il brivido di due corpi e di due anime che si sfiorano è quello che cercate ancora. O lei è troppo emancipata?»
«L’emancipazione, nello specifico femminile, non esclude l’amore romantico e nemmeno la voglia di sognare. La letteratura può essere considerata sessista se svilisce la donna e nega ad essa dignità di persona. Naturalmente, non si può prescindere dal contesto storico in cui le vicende sono ambientate: ai vostri tempi…»
«Ai nostri tempi», mi interruppe Lady Erinni, «le donne potevano essere oggetto di rapimento e potevano essere violate per regolare i conti con un nemico. Ai vostri tempi, invece, non esiste nessun atteggiamento di ostilità maschile che si manifesta contro il corpo (e l’anima) delle donne, dico bene?»
«Non è la sua prima incursione nel futuro, vedo», commentai con un sorriso amaro.
«Certo che no, ora, con il suo permesso, Lady Strega, farei un sonnellino: il suo sofà, se pur frutto di una diavoleria virtuale, è molto comodo.»
In pochi attimi, sbuffando e facendo oscillare le piume ricadenti sul naso, la zia Erinni si addormentò, senza separarsi dal proprio bastone, che stringeva caparbiamente nella mano destra, nonostante camminasse agevolmente.

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Il libertino di Hidden Brook

di Antonia Romagnoli
A. R. S.
ASIN B01N02WAI3
ebook 1,99€ Acquista

Il libertino di Hidden Brook è un romanzo, ambientato in epoca Regency, scritto da Antonia Romagnoli ed edito a novembre del 2016; nonostante la recente pubblicazione, ha scalato le vette di Amazon.
Non è una storia che indugia su particolari scabrosi e che si concentra sul sesso sfrenato e sulle dissolutezze morali di un libertino, ma vanta un erotismo delicato ed accennato e una buona dose di romanticismo. I protagonisti, la giovane, ingenua e vitale Victoria e il magnetico e tormentato Jared, etichettato come libertino, sono descritti in un processo di evoluzione personale che solo l’amore può rendere possibile.
All’autrice il merito di aver composto un’opera fruibile e di immediata lettura, nonostante le conoscenze storiche ben precise che sono premessa alla stesura di essa.

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Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
Il segreto delle principesse, Milena Edizioni.
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[Il salotto di Emma] “Se chiudo gli occhi” di Simona Sparaco: un viaggio fino all’utero della propria storia, di Emma Fenu

[Il salotto di Emma] “Se chiudo gli occhi” di Simona Sparaco: un viaggio fino all’utero della propria storia, di Emma Fenu

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Se chiudo gli occhi di Simona Sparaco, Giunti, 2014, Premio Selezione Bancarella 2015. Un viaggio fino all’utero della propria storia.

Se chiudo gli occhi non sono più seduta sul divano color crema, con un computer portatile sulle ginocchia e le lucine rosa di un Natale perenne che scaldano i vetri della finestra, rendendo il candore del cielo meno severo.
Se chiudo gli occhi non avverto più il profumo della cannella fusa nel latte e della vernice che tenta di asciugare sulla facciata.
Se chiudo gli occhi non sento più il rumore del trapano, lo stridere dei gabbiani, le canzoncine in danese cantate in coro.
Se chiudo gli occhi torno nel mio salotto immaginario, fatto di broccato e seta, con le tende pesanti scostate a far entrare il sole di primavera. Indosso guantini di pizzo e una piuma rosa chiude un ricciolo a lato di un mio zigomo.

Se chiudo gli occhi ci sei tu, Viola, e mi sorridi.

Hai i capelli biondo scuro, raccolti sulla nuca con un nodo, come faccio anche io, quando un elastico manca all’appello. Hai la pelle chiara e il fisico asciutto di tua madre, ex gallerista d’arte, e la bocca carnosa di tuo padre, pittore e scultore.
Sei un’opera d’arte, e non lo sai, Viola.
Credi di conoscerti, e non ti conosci, Viola.
Non sai di essere l’erede di streghe dei Monti Sibillini, non sai di avere il potere femmineo di guarire e di vedere oltre le cose, non sai che il perdono è donna.
Il perdono è un atto di forza, di coraggio, di compassione: bisogna avere la dolce durezza della Dea Madre per elargirlo.
Non sai che sei stata partorita dalle viscere di una montagna, che la terra rossa del bosco ti scorre nelle vene mista al sangue, che la neve reca le tracce delle fate, tue ancelle.
Non lo sai ancora, Viola, che, se chiudi gli occhi, sei davvero tu.

Se chiudo gli occhi

di Simona Sparaco
Giunti
ISBN 9788809788763
cartaceo 5,87€ Acquista
ebook 4,99€

Una figlia e un padre, diventati nel trascorrere degli anni sempre più estranei. 

Percorrono in auto un viaggio attraverso lo spazio, recandosi nelle magiche Marche, precisamente nel cuore dei monti Sibillini, dove ci sono donne che, quali figlie della Natura, incarnano il potere divino femminile, in simbiosi con ventri di grotte e di boschi.
Ma non solo di un percorso di strade si tratta, quanto di un ritorno alle origini, in un utero di generazioni, dove ritrovarsi e riconoscersi come parte di una storia millenaria, di cui siamo l’esito ultimo, ma non la fine.
Viola, la protagonista, conoscerà intimamente i propri genitori oltre il ruolo familiare, quali essi erano prima della sua nascita e oltre essa; ne comprenderà le miserie e le fragilità fino a dissetarsi con il perdono e a sentirsi figlia e madre nell’accezione più completa e perfetta.
In bilico fra la saga familiare e il romanzo di formazione, soffermandosi sulla peculiarità del rapporto d’amore fra una donna e il proprio padre, Simona Sparaco propone un libro delicato e commovente.

Emma-Fenu

Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
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Selena 1692: siamo streghe anche nel 2016

Selena 1692: siamo streghe anche nel 2016

Selena 1692: siamo streghe anche nel 2016

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Siamo sedute sul divano del mio salotto. Io e Selena. Io del 2016 e lei del 1692. Due donne, due streghe.

Chiamateci streghe, per assolvervi della vostra colpa e per sedare la vostra paura.
Chiamateci streghe, quando dei nostri lunghi capelli fate lacci e con essi ci impiccate.
Chiamateci streghe, quando le nostre carni sono troppo belle per non essere opera del demonio tentatore.
Chiamateci streghe, quando le nostre rughe sono solchi di memoria e il peso dei vostri peccati ci incurva le spalle.
Chiamateci streghe, quando la nostra conoscenza fa vacillare i vostri dogmi e ne denuda la falsità.
Chiamateci streghe, quando pretendiamo di scrivere la Storia con l’inchiostro rosso del nostro sapere.
Chiamateci streghe, quando invochiamo il diritto di essere libere di pensare e di fare.
Chiamateci streghe, quando educhiamo le nostre figlie ad essere donne, eredi di dee antiche.
Chiamateci streghe, quando non vogliamo obbedire e sottostare alla vostra violenza.
Chiamateci streghe, quando scegliamo di lasciarvi e di affrontare le nostre sfide.
Chiamateci streghe, quando vi scaldate i peccati con il fuoco delle nostre pire.
Chiamateci streghe e noi ci voltiamo: vi guardiamo negli occhi e il Dio che invocate vi lascia soli, nelle fiamme della vostra coscienza.
Selena 1692

Selena 1692

di Rosalba Vangelista
Youcanprint
ISBN 978-8892621992
Romanzo storico
ebook 0,99€
cartaceo 7,28€

Siamo sedute sul divano del mio salotto. Io e Selena. Io del 2016 e lei del 1692. Due donne, due streghe.

Sorseggiamo tè e piangiamo le ultime vittime, affinché dalle lacrime cresca il seme della giustizia.
Selena 1692 è un breve e toccante romanzo di Rosalba Vangelista che racconta, tramite le parole di una lettera vergata da una giovane strega, vittima dell’inquisizione di Selem ad Andover, l’orrore della persecuzione di genere che ancora oggi, in forme diverse, si presenta ai nostri occhi con il nome di femmicidio. Dall’intenso libro, edito da Youcanprint in cartaceo e in formato digitale, sarà tratta una rappresentazione teatrale a cura della compagnia genovese TIC (Teatro Indipendente Certosa).



Emma Fenu
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Floria Aemilia, colei che loda Dio per i doni della vita terrena

Floria Aemilia, colei che loda Dio per i doni della vita terrena


"Vita brevis" di Gaarder Jostein, la lettera che la concubina di Sant’Agostino scrisse al suo ex amato.

Oggi il cielo è cupo a Copenhagen, ma nel mio salotto si fanno strada dita calde di un dio impertinente. Era una mattinata soleggiata anche allora, in quel di Buenos Aires, quando, più di dieci anni orsono, lo scrittore Jostein Gaarder, già consegnato alla fama mondiale, si recò presso il noto mercato delle pulci di San Telmo. Varcata la soglia di un’angusta libreria antiquaria, scorse una cassetta di colore purpureo, contenente una pila di manoscritti in latino.
Magneticamente attratto, lo scrittore ne lesse il titolo: “Floria Aemilia Aurelio Augustino Episcopo Hipponiensis salutem”. In seguito ad una breve contrattazione sul prezzo, Gaarder uscì dalla penombra del locale con in mano un possibile falso o un auspicabile tesoro, ossia una lettera che la concubina di Sant’Agostino scrisse al suo ex amato, nonché padre di suo figlio, in risposta alla stesura delle, tutt’oggi ampiamente rinomate, “Confessioni”.
Il Codex Floriae si rivelò vergato in Argentina alla fine del XVI secolo: se sia copia di un manoscritto originale non lo possiamo sapere con certezza, ma ci piace pensarlo. E ci piace la traduzione dal latino che ne ha stilato Gaarder, la quale ci regala l’impeto e la forza verbale di una donna figlia di un’epoca lontana, eppure così vicina a noi nelle emozioni e nella libertà di pensiero.

VITA BREVIS.
LA LETTERA D'AMORE DI FLORIA EMILIA A SANT'AGOSTINO

di Gaarder Jostein
TEA  
ISBN 978-8878187696
cartaceo 6,00€  | Acquista 


Ed eccola, Floria, bussare alla mia porta e oltrepassare la soglia, con la testa alta, i riccioli d’ebano composti, le sopracciglia folte e arcuate in cui si fondono lunghe e folte ciglia a coprire, se si abbassano, il fuoco di due iridi di ossidiana incastonati su pelle d’ambra.
Floria, che Sant’Agostino abbandonò per abbracciare l’astinenza sessuale, mi racconta quanto scrisse nella sua personale risposta alle “Confessioni”, confutandone le affermazioni in modo puntuale ed arguto, attingendo alla mitologia, alla filosofia, alla letteratura latina e agli scritti evangelici.
Accenna un sorriso sbieco, talvolta, increspando le labbra ben disegnate. Non rifugge commenti ironici o nettamente sarcastici, Floria, e neppure frecciate ben assestate nei confronti della di lui madre, Monica.
Trattiene a stento una lacrima, una sola, ma non le parole che, come torrenti dopo un uragano, sfociano in sfoghi di ira disperata, supportati dai suoi studi o, semplicemente, dettati dal suo istinto di donna abbandonata; eppure, quell’accenno di pianto si frena subito, le iridi si sollevano verso l’alto, a cercare il bacio divino, per intonare un’ode alle bellezze tangibili dell’esistenza, doni di Dio per l’uomo, non contro di esso.

“La vita è così breve che non possiamo permetterci di pronunciare una condanna a morte dell’amore.[…] Possiamo sperare in una vita dopo questa, ma non ci è permesso di trattare male gli altri e noi stessi, quasi fosse un mezzo per raggiungere un’esistenza di cui non sappiamo nulla.[… ] Io mi godo il pensiero che il Dio che ha creato il cielo e la terra sia lo stesso Dio che ha creato anche Venere”.

Ed ecco le ciglia calare come tende. Entrambe siamo consapevoli del ruolo, intriso di misoginia, che la società del tempo, supportata dalla morale cattolica elaborata dai Padri della Chiesa, attribuiva alla donna, quale erede di Eva, causa di peccato ed invito alla lussuria, fonte di tutti i mali come lo fu Pandora. Così, con un suggello profetico che conduce fino ai roghi delle streghe (e forse oltre), Floria mi narra quando avvenne durante un fugace incontro fra i due, dopo due anni di separazione.

“Tu, Aurelio, tu che un tempo eri uno stimato maestro di retorica, quasi mi tramortisti a furia di botte, perché ti eri lasciato tentare dalla mia tenerezza. Così fui io a dover portare la colpa per il tuo desiderio. […] Non è nemmeno il Nazareno che mi trattiene, poiché forse era davvero un uomo di Dio. Non era per di più giusto con le donne? E’ dei teologi che ho paura. Possa il Dio del Nazareno perdonarvi per tutta la dolcezza e l’amore che avete respinto”.

Tremo di rabbia e le tendo la mano. Chissà se il vescovo di Ippona ricevette mai questa epistola. A me è giunta. A noi è giunta.

di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.

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La Papessa, fingere di essere ciò che non si vorrebbe diventare

La Papessa, fingere di essere ciò che non si vorrebbe diventare


Quis? Chi?
Eva, la progenitrice.
Quid? Che cosa?
Infranse l’ordine divino e partorì la Storia umana.
Ubi? Dove?
Nel giardino dell’Eden.
Quibus auxiliis? Con quali mezzi?
Con la propria intelligenza.
Cur? Perché?
Per sete di conoscenza.
Quomodo?In che modo?
Mangiando il frutto il proibito e offrendolo ad Adamo.
Quando?
Alle origini del tempo umano.

Giovanna mi guarda e socchiude i grandi occhi grigio verdi, solleva il mento ben definito e i capelli corti, color di platino, si muovono impercettibilmente all’indietro. Non è totalmente soddisfatta delle mie risposte e della mia capacità di logica: giudica insufficiente la mia preparazione sugli antichi testi e non approva che non mi esprima fluentemente in latino e greco.
La Papessa viene da me, nel mio salotto, vestita da monaco, senza l’oro e le gemme di cui erano intessute le vesti quando era il vicario di Cristo, e mi racconta la sua storia, senza perdersi in preamboli.
Nel gelido inverno del 814, a Ingelheim, in terra franca, da madre sassone, pagana convertita con le armi, e da padre di origine inglese, venne alla luce una bambina. Non certo un evento di cui essere particolarmente lieti, in un’epoca in cui essere donne era una continua mortificazione della propria facoltà di pensiero ed azione, in quanto esse erano ritenute inferiori, dati gli umori umidi, e destinate ad essere utero prima che cervello.
Dell’infanzia le resta l’eco delle nenie nordiche della mamma, le cicatrici sulla schiena delle sferzate del padre e gli insegnamenti preziosi di Esculapio.
La fuga nottetempo verso Dorstadt, con il fratello, per essere ammessa agli studi e, quindi, subire i continui insulti che si tributavano ad una “snaturata”, la condusse fino alla grande scelta, quella di vestire panni maschili e divenire monaco e sacerdote a prima Fulda e poi Roma dove, presso la corte papale, si distinse come medico e consigliere, e, infine, divenne addirittura Pontefice.
La sua vita, forse leggenda, forse realtà, è la dimostrazione che le donne possiedono attitudini intellettive pari a quelle maschili e che possono dedicarsi allo studio e occupare i seggi del potere pur restando femmine nel corpo e nell’anima, senza negare se stesse.
Perché Giovanna, per amore della libertà, finge di essere un uomo, ma non lo diventa, non crede di esserlo, non aspira ad esserlo. È solo un inganno per aggirare tempi non maturi, uomini troppo spaventati, donne troppo sottomesse.
Mi lascia presto sola con i miei pensieri, la Papessa. Se ne va lesta come è arrivata, una figura d’ombra con il cappuccio calato sulla chioma, le mani sottili e nervose, il passo delicato.
Occupa lo spazio lasciato vuoto un aroma di candele di sego, di erbe, di inchiostro.
Ma una scia persiste dopo ore, seppur quasi indistinguibile, tanto è leggera: è odore di sangue. Sangue di teste mozzate al patibolo, di membra di soldati di ogni etnia, di schiene piagate, di poveri morti di lebbra e peste, di salassi, di ordalie e, infine, di cicli mestruali e parti.
Odore di morte e di vita.

LA PAPESSA
di Donna Woolfolk Cross
Newton Compton  
ASIN B0062ZNHMA
ebook 3,49€  | Acquista 


“La Papessa” di Donna Woolfolk Cross, edito nel 1996 da Piemme, è un romanzo storico di intensa bellezza, in cui intrighi di potere, dispute teologiche ed eventi storici sono riportati con fedeltà e scrupolo senza privare la parte narrativa, che colma la penuria di documentazioni, di fantasia e capacità di elaborazione.
Una lettura intensa e coinvolgente, quasi sensoriale, che alimenta l’interesse verso uno dei personaggi più controversi della Storia della Chiesa.

di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.

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Splendi più che puoi, un romanzo sulla luce interiore delle Donne

Splendi più che puoi, un romanzo sulla luce interiore delle Donne

Splendi più che puoi, un romanzo sulla luce interiore delle Donne - Recensione

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. Splendi più che puoi di Sara Rattaro, Garzanti. Un romanzo sulla luce interiore delle Donne.

Emma e Emma.
Donna e Donna.
Due corpi in un solo divano.

Una Emma indossa abiti di colori pastello che cerca, scontati, su siti di vendita online inglesi o americani: gioca a fare la bambina, se lo merita.
Una Emma si copre con abiti logori, una felpa rattoppata a celare la magrezza di chi ha fame di tutto: gioca con la sua bambina, se lo meritano.
Una Emma scrive storie.
Una Emma le consegna, affinché siano scritte.

E qui le differenze si sfumano come il latte nel tè. Per entrambe un po’amaro.

La mia omonima inizia a narrare una storia struggente, ingiusta, che lascia lividi sulla pelle di chi ascolta, quali contusioni sempre più diffuse, sempre più doloranti.
Era una bella giovane donna in carriera, quando, abbandonata dal suo grande amore, viene salvata da un principe azzurro dal profumo di rosa e dal sapore di vino pregiato.
Una passione travolgente che la porta, vestita in tailleur, come una sposa insospettabile, a unirsi in matrimonio in segreto, lontano da tutti, perché tutto era là, a portata di bacio. E poi, a seguire, una festa in sontuoso abito in costume di seta e velluto marrone: Maria Antonietta ha ancora con i boccoli e la testa ben ferma sul collo, ancora per poco.
Perché la rivoluzione scoppierà, vi seguirà il periodo del terrore e la ghigliottina avrà lo stesso taglio obliquo del sorriso dell’uomo che ora è suo marito e padre della sua Martina.
Ma Emma si arrende e dichiara nuova guerra; cede e si rialza; trema e avvampa; lusinga e attacca; subisce e progetta la fuga. Nelle contraddizioni che agitano l’anima di una donna vittima di violenza e perfino sequestrata, moglie di un boia con la mannaia vigliacca della minaccia sul frutto del proprio ventre.

Gli eventi si succedono a ritmo incalzante nel racconto della donna e lei inizia a splendere.

È fatta di luce, di sole, di firmamenti di astri, di lucciole delle campagne, di fate dei boschi. Non ha più contorni, emana solo calore ed è felice.

Splendi più che puoi, Emma: mia sorella, nostra sorella.

Splendi più che puoi

Splendi più che puoi

di Sara Rattaro
Garzanti
Narrativa | Non-fiction
ISBN 978-8811689270
ebook 8,99€
cartaceo 13,94€

Sara Rattaro, in Splendi più che puoi, edito con Garzanti nel 2016, con la delicatezza che le è propria, raccoglie una storia di violenza domestica, una forma subdola e terribile di femminicidio anche quando il respiro si sente ancora.
Accuse infondate di inadeguatezza, di egoismo e di perversione, accompagnate da botte, sequestro e paura, rendono una donna troppo forte.
Troppo forte al punto di essere capace di perdonare il compagno malato di mente, di scusarlo e di aspirare ad insana perfezione, per regalare ai propri cari una famiglia vera e unita.
Ma la vera forza non si celebra nel martirio: è figlia della ribellione, perché non siamo destinate al buio del dolore, ma alla luce della vita.


Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.
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La Mennulara, storia di una donna nata vittima e morta carnefice

La Mennulara, storia di una donna nata vittima e morta carnefice


Mi rammaricavo di non aver coperto il divano con un telo bianco, affinché il sole non lasciasse le sue ditate di fuoco sul broccato rosa e oro, e di non aver serrato le imposte, affinché il vento non alitasse sul mobilio, deponendovi una sottile coltre bianca di memoria.
Sono partita con emozione, euforia e troppa fretta, con una valigia quasi vuota per lasciare posto ai libri che avrei accolto, come una madre adottiva che si reca in un paese lontano consapevole che, al ritorno, stringerà fra le braccia il proprio figlio.
Mi sbagliavo.
Il mio salotto non è trascurato, ma profuma di primavera, ossia quell’aroma meraviglioso che fonde l’essenza di panni stesi, fiori in sboccio, crostata alle fragole, terra umida.
La magia di questo luogo della mente e della carta continua a stupirmi: il tè è già pronto e versato nelle tazze e i cuscini che adornano la spalliera del divano sono sprimacciati di fresco… ma mancano i biscotti.

«Eccoli, li ho infornati stamattina».
Una voce calda e dura di pietra sotto il sole mi raggiunge alle spalle, interrompendo la collana dei miei pensieri. A pronunciare la breve frase è una donna siciliana, vestita con un sobrio abito beige di inequivocabile fattura di inizio anni ’60, con i capelli brizzolati divisi al centro da un solco da contadino e riuniti sulla nuca in un nodo stretto, perché neanche un ciuffo scappi all’ordine.
Le labbra sono carnose e i denti sporgenti; lei le muove con parsimonia, ma si intuisce che un tempo era bella mentre sorrideva e intonava melodie che si perdevano nella campagna generosa.
Assaggio un biscotto e il gusto delle mandorle mi inebria.
Ora sono pronta a comprendere l’idioma simbolico di una “fimmina di panza” e a seguirla fra le zolle di terra e fra i sassi e fra i rovi di una storia di donne vittime per nascita e destino, che seppero alzare il capo e tenerlo dritto anche senza avere sopra di esso una brocca colma d’acqua.
E più lo mordo e lo faccio sciogliere in bocca, più mi rendo conto che il biscotto ha un retrogusto ferroso di sangue e dolce di miele. È un veleno di ricordi che grida giustizia.
Ha il sapore di un bacio.
Ha il sapore di un pugno.
Ha il sapore della Vita.

LA MENNULARA
di Simonetta Agnello Hornby
Feltrinelli  
ISBN 9788807016196
cartaceo 11,90€  | Acquista 


La Mennulara, ossia la raccoglitrice di mandorle, è il soprannome che identifica, in tutto il paese di Roccacolomba, Maria Rosalia Inserillo, serva e poi amministratrice dei beni della nobile famiglia Alfalippe, i cui membri ruotano attorno alla figura della protagonista come cigni in un carillon.
Simonetta Agnello Horby, con grandiosa scrittura, racconta una storia, ambientata in palazzi sontuosi e casupole fetide, che sembra un percorso da vittima a carnefice. Molti personaggi del romanzo, infatti, temono il potere quasi demoniaco che si sprigiona dalle ultime volontà di una donna che impartisce ordini perfino da morta, in virtù di una misteriosa verità che si dimena sotto la terra del passato.
Ma ciò che è non è ciò che sembra…
Chi fu la Mennulara? La figlia segreta di un uomo d’onore? L’amante del padrone? L’amante della padrona? Una serva fedele? Un’esperta d’arte? Una puttana? Una santa?
Ve lo ricordo: ciò che è non è ciò che sembra. Per vedere la mandorla, bisogna rompere il guscio che la cela.


di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.
Le dee del miele, Milena Edizioni.

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[Il salotto di Emma] L'editoriale di Emma Fenu: “Gli artigli dell’innocenza”, forza e debolezza di una donna

[Il salotto di Emma] L'editoriale di Emma Fenu: “Gli artigli dell’innocenza”, forza e debolezza di una donna


Lilia.
Un nome che è una musica dolce.
Un nome che è un profumo delicato.
Un nome che è una promessa di purezza.
Lilia.
Significa giglio.

La donna che oggi siede accanto a me, sul divano, è una creatura della terra, un fiore che nasce dall’amore e dalla onesta fatica, che può essere calpestato e divelto, ma ha la forza di risbocciare ogni giorno, imperlato da lacrime di rugiada.

«Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior».

Lilia mi racconta la sua storia, inizialmente con un ritmo lento e con parole grondanti di emozione. Nata da genitori amorevoli, ha subito, in silenzio, per non gettarli nello scandalo, una terribile aggressione dall’ex marito psicotico che le ha causato danni neurologici. Eppure, la donna bruna e bellissima, che mi guarda con occhi sinceri, non ha perso fiducia nel bene, nella giustizia, nell’amore.

«Se non sono gigli sono pur sempre figli vittime di questo mondo».

Le sue parole diventano sempre più voraci e rapide. Mangia anche il fiato e le pause, Lilia.
Il suo agriturismo “Le rose”, mi dice con foga, è stato preso di mira da criminali che piegano la legge e ricorrono a minacce affatto velate per ottenere quanto desiderano.
Ancora una violenza, ancora uno stupro della sua vita.
Ma Lilia non si arrende e si difende con gli artigli, senza scendere a patti con i suoi carnefici. Tuttavia, mentre vince in tribunale, perde un amore fatto di illusioni, perde se stessa, perde la ragione, perde la salute.
Ma è una sconfitta momentanea.
L’innocenza, infatti, è un’eredità destinata a non esaurirsi mai.

«Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare?».

Mi accomiato dalla mia ospite e continuo ad ascoltare, da sola, le poesie in musica di Fabrizio De Andrè. L’odore di gigli e rose è ancora penetrante.

«Vedrai la neve se ne andrà domani, rifioriranno le gioie passate col vento caldo di un'altra estate».

GLI ARTIGLI DELL'INNOCENZA
di Ornella Aprile Matasconi
Acca Edizioni  
ISBN 978-8890823435
cartaceo 11,90€  | Acquista 


Gli artigli dell’innocenza” è un intenso romanzo scritto da Ornella Aprile Matasconi ed edito da Acca Edizioni nel 2012. Il ritmo è incalzante, la vicenda si snoda parallelamente all’esterno e all’interno dell’anima della protagonista, una donna fragile che troverà in sé la forza di opporsi all’abuso.


di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.

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La storia della mamma di Max, la sfida di crescere un eroe del quotidiano

La storia della mamma di Max, la sfida di crescere un eroe del quotidiano

Cosa posso preparare per accogliere la mamma di Max, il bambino più coraggioso del mondo? Sappiamo che il coraggio lo si ha e lo si impara, e questa giovane donna dai capelli mossi è una brava insegnante di vita.
Ho deciso: torta alla nutella.
Dolce e morbida come un schioccare di mille baci. Gli stessi baci che lei imprime in segreto, di notte, sulla fronte di suo figlio addormentato.
Max, infatti, non vuole essere toccato e non vuole toccare gli altri. Detesta i baci e gli abbracci.
Ha solo un amico, si chiama Budo ed è immaginario.
Non vuole indossare più di cinque capi per volta, scarpe escluse, né entrare in ascensore. Non sopporta costrizioni.
Non sorride, non manifesta empatia. Il suo esistere è tutto “dentro” e il “fuori” deve essere dominato da cose e ritmi sempre uguali, perché è un fuori troppo lontano da un dentro troppo grande.
È intelligentissimo e, ribadisco, ha un coraggio straordinario.
Tutti lo vorrebbero diverso da come è, non solo i compagni che lo infastidiscono, ma perfino le persone che più lo amano. Perfino suo padre, perfino sua madre che ho qui davanti a me, mentre sorride malinconicamente.
Eppure Max ogni giorno si sveglia ed è se stesso. Caparbiamente.
Lo è quando è solo e nessuno può proteggerlo.
Lo è quando è circondato da troppe persone e niente può nasconderlo.

Prima di addentare la fetta di torta, la mamma di Max mi guarda e dice: «Mi aiuterai a ritrovare il mio bambino?». Poi, fiera come una leonessa, aggiunge: «Mio marito mi soprannomina la “mamma elicottero”: non permetto a nessuno di fargli del male». Piega il braccio e mostra, ironicamente, il muscolo e i tendini che si gonfiano appena sotto la maglia.
In quell’istante mi pare di sentire una vocina: «Sono Budo: io so dove si trova!», ma gli amici immaginari non sono reali, è solo suggestione. Vero?

L'AMICO IMMAGINARIO
di Mattew Dicks
Giunti  
cartaceo 10,20€  | Acquista 


L’amico immaginario” è un romanzo di Mattew Dicks, edito da Giunti nel 2012, che narra, attraverso le parole di Budo e di altri amici immaginari, con un linguaggio fresco e credibile, la storia di un bambino autistico, un eroe del quotidiano, che un giorno scompare improvvisamente. Ritmo avvincente, saggezza infantile e poetica dolcezza fanno di questo libro una lettura imperdibile.



di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena, Abel Books.
Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità, Echos Edizioni.

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La Dama in grigio, una donna con una storia di amore e di brividi

La Dama in grigio, una donna con una storia di amore e di brividi

Il salotto di Emma Di Emma Fenu. La Dama in grigio, di Antonia Romagnoli. Nuovo anno, nuove ospiti nel mio salotto.

Oggi ho attizzato il camino posto davanti al divano e, nell’attesa di percepire il rumore di nocche sul legno, osservo, attraverso i vetri della finestra, i fiocchi di neve danzare fra rami scuri e nudi e fra tetti spioventi: l’atmosfera è calda e accogliente, come si addice ad un luogo che deve contenere le chiacchiere dell’ora del tè.
Sento bussare e un profumo fresco di rosa mi investe, ancor prima di aprire la porta scorgere gli occhi scuri e penetranti di Joanne, una giovane donna dai capelli scuri che contrastano con la nuance tenue del vestito in lana, di fattura semplice.
Ci sediamo, figlie rispettivamente del XXI e XIX secolo, distanti nel tempo e nello spazio, ma affini nel cuore passionale di Donne amanti delle parole, del pensiero e della libertà. E dell’amore autentico.

La storia della mia ospite sembra ricalcare quella di tante altre, costrette dall’autorità paterna ad andare in spose ad uomini per cui provavano repulsione, vendute e piegate nella volontà come schiave o confinate ad una forma di esilio sociale, se capaci di imporsi.

Joanne, rifiutato il buon partito designato per lei, venne inviata in Cornovaglia, da una zia ritenuta la “pecora nera” della famiglia, affinché potesse rinsavire nel corso di qualche mese.
Ma la storia diventa peculiare e prende pieghe inaspettate, proprio come i capelli della fanciulla, che, ogni minuto che passa, si ribellano all’opera del ferro e si liberano dalla spirale del boccolo. Joanne si passa la mano destra sull’acconciatura: la pelle, priva della protezione del guanto, rivela macchie d’inchiostro. Non è solo una figlia indisciplinata, è perfino una scrittrice!
Mentre la conversazione assume toni più intimi, concentrandosi sulla bocca delle donne, capace di schiudersi in un bacio desiderato e, al contempo, di fingere un perenne sorriso, come una ballerina classica, dalle punte dei piedi insanguinate, sento la necessità di stringere il mio scialle sul petto.
I brividi mi percorrono tutto il corpo: la temperatura, nonostante il guizzare delle fiamme nel camino, subisce un brusco abbassamento. Tento di riprendere la conversazione, ma un profumo di lillà e un fruscio di vesti femminee proveniente da dietro le mie spalle sortiscono l’effetto di dipingere sul mio viso sconcerto e sbigottimento.

«Non temete», mi sussurra la mia ospite accostandosi maggiormente a me «è solo la mia Dama in grigio… da molto tempo non si palesava. 

Grazie a lei, per vederla, sono giunti nella grande dimora, con la complicità del proprietario e di mio fratello, alcuni scapoli, affinché, se avessero chiesto la mia mano, avrei potuto evitare l’odioso marito impostami, e grazie a lei io… ». E qui si interrompono le sue parole, vestite di segretezza.
Solo ora comprendo che, in realtà, le mie ospiti sono due.

LA DAMA IN GRIGIO

di Antonia Romagnoli
Selfpublished  
ebook 1,49€  | Acquista 

>> trama ed estratto

Joanne Grey è la protagonista del romance storico “La Dama in grigio” di Antonia Romagnoli, ambientato, nell’epoca regency a Trerice Manor, una antica villa in stile Tudor che si trova realmente nei pressi di Newquay, in cui si sono manifestati fenomeni soprannaturali. Un libro che intreccia meravigliosamente passione, storia e mistero.




di Emma Fenu
Nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti. Scrive per lavoro e per passione.
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