Gli scrittori della porta accanto
Pag 69
Pag 69
Ballata triste a due voci, di Dina Ravaglia: pagina 69

Ballata triste a due voci, di Dina Ravaglia: pagina 69

Ballata triste a due voci, di Dina Ravaglia: pagina 69

Pagina 69 #184 Ballata triste a due voci, di Dina Ravaglia (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Un incontro che produce scintille e mostra come l’incendio che divampa, anziché distruggere, finisce per creare. Perché le cose insolite non necessariamente sono destinate a fallire.

«Qual è il tuo nome per intero?» mi ha chiesto, anche se non c’entrava niente.
«Theodor» ho risposto, mentre lei ha infilato la giacca, raccolto la borsa, ed era strano che proprio il mio nome fosse l’ultima parola. La maestra Giada mi ha lasciato lì un sorriso e se ne è andata, chiudendo piano la porta.
Mi sono seduto sul divano, e ancora non ci credevo che l’avevamo fatto.
Capivo che non aveva senso, lei è una donna fatta, deve avere qualcosa come ventisei, ventisette anni, mentre io non sono niente, un ragazzo che non va nemmeno a scuola quando deve. E poi non so nulla di lei, magari ha un fidanzato, un marito. O sta per sposarsi.
Capivo che era stata una cosa stranissima, sentivo che non sarebbe accaduto mai più e mi dispiaceva da matti, cresceva dentro di me già un senso di perdita che non riuscivo a spiegarmi, e il dispiacere che provavo mi faceva malissimo, in tutto simile al dolore.
Allora mi sono fatto venire in mente le sue tette spettacolari, e avevo già voglia di farmi una sega, avevo già abbastanza materiale nel cervello per procedere. Sì, perché le altre ragazze con cui sono stato avevano seni piccolissimi, del tutto insignificanti rispetto alla dotazione da fuoriclasse della maestra Giada. E poi, le altre ragazze con cui sono stato erano sfrontate, pronte a provarci per prime, e la sapevano lunga più di me. Non avevano nemmeno diciotto anni e nessun pudore. Invece la maestra Giada ha questo, di stupefacente: si vergogna. Una bambina di dieci anni nel corpo di una donna di trenta. Sarà per questo che mi è rimasto dentro un senso estraneo e nuovo di dolcezza, potente allo stesso tempo come la prima luce del mattino?

Acquista e continua a leggere
Ballata triste a due voci, di Dina Ravaglia (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto)




Ballata triste a due voci

È un racconto a due voci, sommesso come una poesia intimista e duro come un assolo heavy metal.
È la storia dell’incontro inatteso di due mondi deserti, quello del diciannovenne Theo, chitarrista rock, e di Giada, la ventisettenne maestra elementare di suo fratello. Un incontro che produce scintille e mostra come l’incendio che divampa, anziché distruggere, finisce per creare. Perché le cose insolite non necessariamente sono destinate a fallire, e a volte le strade tortuose ci portano a destinazione.
Narrato in prima persona, in un duetto di voci e punti di vista, il romanzo esplora le parti buie e intime dei due protagonisti, affrontando anche il tema della depressione conseguente le drammatiche vicissitudini della vita di Theo, quali la morte della madre e un’accusa infondata ma infamante che gli costerà molto cara, in termini di violenza e separazione.
Ma il romanzo affronta anche la zona luminosissima dell’amore: quello innato per la musica, quello incondizionato per un fratello e quello dolce e passionale tra i due protagonisti. In un finale avvolgente come un abbraccio, liberatorio come le lacrime.

Dina Ravaglia

Dina Ravaglia, nata a Parma, vive a Brescello. Architetto, tre figli, per lei scrivere è importante da sempre.
Ha pubblicato numerosi racconti e libri, con cui ha vinto anche premi prestigiosi.
“La curva del cielo”, racconto inserito nell’antologia Matrimoni (Effequ Ed., marzo 2008). La luna sporca (Edizioni Ponte Gobbo di Bobbio, 2008), romanzo vincitore del premio al concorso Città di Bobbio 2008 e 2° premio al concorso per narrativa edita “Livio Paoli” San Mauro 2009 a Signa, Firenze. La mano di legno (Edimond Edizioni, 2011), romanzo vincitore del 2° premio Città di Castello 2010 e arrivato tra i quattro finalisti del Premio Città di Forlì 2010. L’isola degli internati (ebook Io Scrittore, maggio 2013; cartaceo Independently published, gennaio 2020), romanzo finalista al torneo letterario IoScrittore 2012. Uno (Nicola Calabria Editore, settembre 2014). “Nero ultimo espresso”, racconto inserito nell’antologia del premio letterario Moak 2015. Il cuore opposto (Gilgamesh Edizioni, febbraio 2017), romanzo vincitore 1° premio narrativa concorso Andrea Torresano. Cattiva stella (Nuova Santelli Edizioni, novembre 2018). “Natalia”, racconto pubblicato nell’antologia La Cassa (Sensoinverso ed., 2019).


Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli: pagina 69

Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli: pagina 69

Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli: pagina 69

Pagina 69 #183 Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). L'amore, l'Arte, il rapporto conflittuale con il cibo, un bambino a tutti i costi,  le stelle, la neve, il sogno. L'isola.

Lo chiamai al telefono con il cucciolo nel carrello della spesa e gli comunicai che dovevo portare a casa un altro cagnolino, un compagno di giochi per Leon e un dolce amico per me.
Sì, perché era una parte di me che mi ero trovata davanti. E dovevo viverla fino in fondo. Non potevo permettermi di fingere di non essermene accorta. Tobia ero io, in un certo senso, vista da una certa, strana angolazione.
Arrivati a casa, il piccolo Leon lo aveva guardato con aria allegra e dopo averlo annusato, gli permise di entrare. Presero a giocare: si piacquero da subito. Un sollievo, anche se in cuor mio non avevo avuto dubbi.
Da allora sono stati sempre inseparabili. Due stelle gemelle.
Affinarono tecniche di agguato per gechi, topi e gatti. Il piccolo Tobia, che saltava tre metri in altezza (per cui avevo dovuto recintare di nuovo tutto il perimetro del giardino), imparò piano piano a fidarsi di esseri umani a due zampe, a stare tranquillo e a giocare con serenità. Anche se a volte mentre dormiva aveva gli incubi. Ma bastava accarezzarlo e chiamarlo per nome per farlo tranquillizzare. La paura dei forti boati lo faceva nascondere nella doccia, ma in casa sapeva di essere protetto.
Due stelle cadute nel nostro mondo. Due angeli nella nostra vita. Sempre pronti a darti un bacio e a regalarti un sorriso, soprattutto quando capivano che c'era qualcosa che non andava o se la tristezza era in agguato.
Gusti raffinati, pelo medio lungo Leon, corto Tobia, tonnellate di crocchette, tonno all'olio d'oliva, frittata con salsicce e formaggio, bistecche con osso, latte a volontà.
Mitiche le visite dal veterinario. Il piccolo Leon odiava tutti i veterinari, odiava anche l'aria quando ci si trovava. Per fare una lastra ci ritrovammo in quattro a provare a tenerlo fermo. Non ci aiutò nemmeno una puntura di tranquillante, dose massiccia: non c'era verso. Si faceva toccare soltanto da me, peccato che io non sapessi fare le punture di vaccino.

Acquista e continua a leggere
Il sogno dell'isola, di Tamara Marcelli (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto)




Il sogno dell'isola

La mia vita è tutta qua. La mia follia sempre accanto per non soccombere al tempo, per non ingrigire, risucchiata dalla desolazione del mondo. Spesso serve bloccarsi, respirare e guardare indietro, per poter guardare avanti. Per guardare ad un sogno. E stare tra le stelle.

Questo romanzo non è semplicemente il racconto di una storia d'amore, in tutte le sue accezioni, ma piuttosto quello di una vita che si interseca con molte altre. Un viaggio nel tempo che rappresenta un viaggio dentro se stessa. Fino alla consapevolezza dei propri incubi più segreti.
È la storia di Tara, la protagonista instabile e romantica, perennemente inquieta, innamorata della Vita, dell'amore e dell'arte. Il suo incontro con un Poeta, con un Musicista e con Laurence, l'uomo che diventerà il suo alter ego e la salverà dall'autodistruzione.
Una vita vissuta intensamente, tra luce e ombra. È la storia di un sogno che, una volta raggiunto, chiude il cerchio e rivive, trasfigurandosi, in nuovi occhi verdi. Nei sogni e nella vita, in un continuo scambio di dimensione e di senso, i segni diventano indizi, vanno colti e compresi.
Ciò che sembra squilibrio e irrazionalità, è emozione e istinto nel momento in cui incontra il mondo reale, le sue maschere, quelle che spesso si è costretti ad indossare per apparire "in linea" e sopravvivere. Ma l’anima va altrove.

Tamara Marcelli




Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Sognando la libertà, di Silvia Pattarini: pagina 69

Sognando la libertà, di Silvia Pattarini: pagina 69

Sognando la libertà, di Silvia Pattarini: pagina 69

Pagina 69 #182 Sognando la libertà di Silvia Pattarini (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Cinque racconti tra realtà e fantasia, storie legate a doppio filo da due parole: paura e libertà.

In un primo momento pensò a una burla, a uno stupido, bruttissimo scherzo. Ma gli occhi della donna non accennarono alcun sorriso, erano torvi, cupi, malvagi. Guardò il tipo che l’aveva accompagnata, nella speranza che le dicesse che si trattava di una beffa. Invece nemmeno lui sorrise, sembrava cattivo, aveva gli occhi malvagi come la sorella di Odette.
La realtà era troppo amara da accettare, ma tant’è. Non c’era limite al peggio. Era l’inizio di un incubo che lei ignorava, le trame intricate di un racket che iniziava in Africa e via via s’espandeva in Europa, passando dall’Italia.

«Mi sono sentita pugnalata, presa in giro, sopraffatta. Non mi sarei mai aspettata una cosa così. Solo allora ho capito che aveva ragione Anaya a mettermi in guardia da quella donna, solo allora ho capito che avevo lasciato in Nigeria l’unica persona che mi aveva voluto un po’ di bene. Anaya, la mia Anaya! Quante volte ho ripensato al suo ultimo abbraccio d’addio. Ma ormai era tardi, ero qui e non avevo via di scampo. Non conoscevo nessuno e nessuno poteva aiutarmi!»
I suoi occhi liquidi sono nei miei, in cerca di risposte che non posso darle. Le lucine dell’albero lì accanto colorano di verde una lacrima che scende dal viso.
I primi tempi la ragazza cercò di resistere, ma fu tenuta prigioniera. Alla fine, fu costretta ad accettare il lavoro sul marciapiede: «Se non fossi andata mi avrebbero torturata con la magia nera e riti voodoo. Mi costringevano a bere una bottiglia di olio calandomelo in gola con un imbuto. Spegnevano le sigarette sul mio corpo. Mettevano il sale sulle mie ferite. Una volta l’ho scampata per miracolo, sono riuscita a fuggire appena in tempo. I vicini mi avevano sentita gridare e hanno chiamato la polizia. Gli aguzzini per giustificarsi si sono inventati la storia di un esorcismo. Se avessi bevuto quella roba chissà...» e si avvolge sull’indice due minuscole treccine corvine, poi prende a grattarsi il lobo dell’orecchio.
«Ma si è trattato solo di un passo avanti e due indietro. Mi hanno ripreso subito e malmenata. Un uomo dai capelli arancioni si è offerto di insegnarmi il lavoro, io non volevo ma mi ha costretta con la forza. Diceva che dovevo imparare bene, come le altre, ad assecondare tutte le esigenze dei clienti. Il giorno dopo sono andata sul marciapiede per la prima volta. Ero una schiava, non avevo via di scampo.»
L’atmosfera si fa pesante, il suo imbarazzo si percepisce dagli occhi puntati verso il pavimento, non riesce a guardarmi in faccia. La incoraggio dicendole che non voglio giudicarla, il mio compito va ben oltre questo: dare voce alle ingiustizie.

Acquista e continua a leggere
Sognando la libertà, di Silvia Pattarini (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto)




Sognando la libertà

Dall’Antico Egitto ai giorni nostri, tra realtà e fantasia, cinque racconti molto diversi fra loro, ma legati a doppio filo da due parole: paura e libertà. Due sentimenti che s’intrecciano nelle vicende dei protagonisti: la paura che predomina da una parte, contrasta con il forte desiderio di libertà dall’altra.
L’occhio di Horus – Antico Egitto. L’avventura di Serket, schiavo nubiano e apprendista presso la Casa delle ombre, destinato a cambiare la sua vita e diventare “il prescelto”.
Inverno 1944: il profumo della libertà – Venti di guerra infuriano anche in un piccolo paese della Val Trebbia, avvolto dalla bruma. Iolanda ha ventitré anni quando viene rapita da un soldato magrebino, al soldo dei tedeschi. Di lei non si sa più nulla, persino il parroco del paese chiede ai fedeli di pregare per la sorte della sventurata ragazza scomparsa. Tratto da una storia vera, la testimonianza della protagonista, scampata per miracolo alla follia umana.
La mitica 500 blu – Le vicende di una spensierata diciottenne neopatentata e le sue esilaranti avventure, sul finire degli anni Ottanta, nella splendida cornice dell’Appennino Reggiano, all’ombra della Pietra di Bismantova, citata da Dante nel Purgatorio.
Il dono della libertà – Manca poco a Natale quando una giornalista incontra Sonia, una giovane nigeriana che con l’aiuto di un’amica le racconta la sua vita. Nella Milano dei giorni nostri, una vicenda d’attualità, legata al traffico di esseri umani e alla tratta delle prostitute nigeriane. Rileggendo La peste di Albert Camus. La paura, marzo 2020 – Una rilettura in chiave inedita di un libro scritto nel primo dopoguerra, La peste di Albert Camus, a dimostrazione che il passato può sempre tornare. Le descrizioni di quel periodo s’intrecciano e presentano diverse analogie con la situazione che stiamo vivendo da quando il covid-19 ha preso il sopravvento sulle nostre vite, scoperchiando tutte le nostre fragilità.

Silvia Pattarini




Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Nucleo Operativo A5, di Nicolò Maniscalco: pagina 69

Nucleo Operativo A5, di Nicolò Maniscalco: pagina 69

Nucleo Operativo A5, di Nicolò Maniscalco: pagina 69

Pagina 69 #181 Nucleo Operativo A5 di Nicolò Maniscalco (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Un giallo fantascientifico ambientato nella Genova dal XXII secolo, tra un Occidente e un Medio Oriente pronti a scoppiare a causa di una follia dilagante nel mondo intero.

Quando il maresciallo Tinti lo chiamò, Marco era a letto con Giulia. Salinas non attivò il video e rispose con il vivavoce.
«Marco, sono Tinti, mi spiace disturbarti.»
«Non mi disturbi – mentì. – Dimmi, ci sono novità?»
«Sì, e piuttosto rilevanti.»
«Dai, non farti levare le parole con le pinze» disse Marco, ormai desideroso di sapere.
«Be’, possiamo lavorare su due fronti. Uno riguarda la tua sedicente governante.»
«Perché sedicente?» chiese Marco, sempre più incuriosito.
«Siamo alla fine delle indagini su di lei. È emerso un quadro contradditorio, ma alquanto interessante. È registrata all’anagrafe di Genova con il suo nome da nubile, Deborah Cipriani figlia di Andrea e di Sara Fossati, sposata con un certo Mario Musso del quale non c’è alcuna traccia tranne un certificato di morte. Ma questo non è l’unico mistero. I genitori, pur avendo cognomi genovesi o comunque dell’alta Italia, non sono iscritti in nessuna anagrafe italiana, né compaiono in quelle di altri stati della FSE. Ci stiamo ancora lavorando. Tu mi hai detto che lei ha una carnagione scura tipo la tua e che non aveva alcun accento particolare, che parlava un italiano perfetto, forse con una piccola inflessione spagnola, percettibile solo a un orecchio attento come il tuo. Nessun immigrato dalla penisola iberica si chiama Deborah Cipriani, perciò, ci siamo rivolti al consolato degli Estados Unidos de Sud America, ed è qui, proprio dagli EUSA, che sono sorte delle difficoltà. Sono un po’ restii a dare notizie, hanno timore per i loro immigrati non in regola. Tu hai ancora contatti con la comunità equadoregna?»
«Non più da tempo, proverò a contattare qualche vecchio amico dei miei» disse, conscio che non l’avrebbe fatto. La comunità equadoregna era lontana mille miglia dal suo stile di vita, ne aveva perso i contatti da troppi anni.

Acquista e continua a leggere
Nucleo Operativo A5, di Nicolò Maniscalco (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto)




Nucleo Operativo A5

Un giallo fantascientifico ambientato nella Genova dal XXII secolo, tra un Occidente e un Medio Oriente pronti a scoppiare a causa di una follia dilagante nel mondo intero.
Come cambiare l’infausto futuro del nostro pianeta che pare destinato all’Apocalisse? Rapendo il figlio di un importante esponente politico europeo per creare un futuro alternativo.
Inizia così un viaggio avventuroso tra mondi paralleli, percorrendo il tempo avanti e indietro, perché per dare un futuro migliore all’umanità si deve prima modificare il presente, cambiando a sua volta il passato.
Alla regia dell’operazione, un pugno di persone, tre uomini e due donne: i cinque agenti del Nucleo Operativo A5.
Paradossi temporali, tradimenti, politici corrotti e scienziati illuminati, eroi che sacrificano la loro esistenza perdendosi nelle pieghe del tempo. Riuscirà il Nucleo Operativo A5 a salvare il nostro pianeta?

Nicolò Maniscalco




Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Intrecci di Trama volume 2, Autori Vari: pagina 69

Intrecci di Trama volume 2, Autori Vari: pagina 69

Intrecci di Trama volume 2, Autori Vari: pagina 69

Pagina 69 #180 Intrecci di Trama volume 2 di Autori Vari (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). L'antologia della seconda edizione del Corso di Tecniche di narrazione applicate al romanzo e al racconto breve di Piergiorgio Pulixi.

La nonna di Marco era una procace anziana contadina con una treccia bionda appuntata da spille in testa, con un dolce viso paffuto su cui spiccavano due vivaci occhi celesti. Era sempre pronta a soddisfare ogni richiesta del nipote con il sorriso ad illuminarle il volto.
Trascorreva le sue giornate a cucinare per tutti, a far l’uncinetto, la maglia e perché no, a ciarlare con le vicine a proposito di quella casa in fondo alla via, color grigio topo, abitata da quella strana famiglia.
Nonna Ida era una donna arcigna, magra con ossa sporgenti, capelli giallo paglierino ai quali non dedicava mai un secondo più del necessario. Aveva un viso rugoso ossuto con due occhi neri incavati e delle lunghe mani secche, su cui troneggiava un vistoso, malaugurante anello con ametista, che il nonno le aveva fatto realizzare su suo disegno forse per farsi perdonare il troppo lavoro.
Trascorreva il suo tempo ingurgitando quantità indefinibili di libri, di ogni tipo e genere. Io ho sempre pensato prediligesse l’horror, proprio come i film che adorava farmi guardare costringendomi ad assistere a squartamenti conditi da secchiate di sangue, che una bambina in tenera età forse non avrebbe dovuto vedere. Oppure masticava senza pietà pagine della settimana enigmistica, risolvendo ogni sorta di rebus e cruciverba ancora oggi per me incomprensibili e ignoti.
Mentre la nonna di Marco – e la sua casa – era sempre circondata da una piacevole nuvola di profumo alla rosa, nonna Ida aveva sempre un fastidioso odore di tabacco ad avvolgere lei, la casa e tutto ciò che conteneva. Fumava le “Esportazione” senza filtro, forse le sigarette a basso costo con più catrame nella storia del tabacco, non facendo che sputacchiarne piccoli frammenti a destra e a manca.
Sapeva cucinare bene solo due cose e quelle faceva: le cotolette alla milanese, che aleggiano tutt’oggi come un succulento ricordo, e un ineguagliato sugo di pomodoro, il cui profumo è ancora oggi fonte di goduria culinaria.


Acquista e continua a leggere
Intrecci di Trama volume 2, Autori Vari (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto)




Intrecci di Trama volume 2

Forse non esiste banco di prova più arduo, per chi scrive, del “racconto breve”. È molto complesso trovare in poche pagine la “voce” del racconto, la cadenza, tratteggiare dei personaggi che appaiano pulsanti di vita, annodare e poi snodare un intreccio di eventi. Il talento dello scrittore di racconti è molto simile a quello del fotografo di strada. L’istinto è decisivo. Così come il tempismo. E istinto e tempismo, a essere sinceri, sono difficili da insegnare. Azzardo a dire che è impossibile farlo. Quindi può sembrare paradossale che in un laboratorio di scrittura come quello frequentato dai nostri corsisti l’esercizio finale sia stato produrre un racconto breve originale. Si tratta di un paradosso ingannevole, però. La mole modesta di pagine da scrivere garantisce una motivazione salda, che non subisce scossoni e fratture, come potrebbe invece accadere con la stesura di un romanzo. E l’affievolirsi della motivazione è il pericolo più insidioso per uno scrittore in erba. Ma soprattutto una novella ti costringe a essere chiaro, limpido, sintetico e rispettoso del tempo del lettore. Ed è su questi elementi che si costruisce un proprio stile.
Il racconto breve, per un autore o un’autrice, è la migliore palestra per irrobustire i propri muscoli narrativi. E in una palestra si lavora sodo, ma al tempo stesso ci si diverte a esplorare i propri limiti e a scoprire le proprie caratteristiche personali, quelle che ci rendono unici. Come tutor volevo che il divertimento venisse rispettato da tutti i corsisti, quasi che fosse una poetica, una filosofia della scrittura. E per divertimento intendo il significato classico della parola dal latino divertère, volgere altrove, portare in altro luogo. In questo caso, farsi portare via. C’è una magia particolare nel lasciarsi condurre via, nell’abbandonarsi all’istinto. Pur rispettando una gabbia narrativa prestabilita – come alcuni dei corsisti hanno fatto – la scrittura a un certo punto richiede un salto nel buio, come un tuffatore che dopo alcuni rimbalzi sul trampolino deve necessariamente gettarsi nel vuoto. Ciò che io ho preteso dai partecipanti è stato abbandonarsi all’istinto, giocare d’azzardo con le proprie paure e con i presunti limiti.
Dal risultato che vi apprestate ad apprezzare, credo che i partecipanti di questo corso e di quest’antologia si siano tutti lasciati andare, si siano abbandonati alla sorpresa costituita dall’ignoto, si siano lasciati sedurre dai personaggi e dalle situazioni che si sono rivelati di pagina in pagina. Abbandonarsi implica coraggio, un atto di fede e quindi un atto d’amore nei confronti di se stessi. Sono certo che queste brevi storie sapranno volgervi altrove, regalandovi le carezze o gli schiaffi che solo i racconti sono in grado di restituire.
Un plauso speciale va agli autori che hanno vinto le proprie paure, mettendosi in gioco, e donando i potenziali proventi di quest’antologia in beneficenza.
Buona lettura.

Piergiorgio Pulixi

Gli autori

Sono i corsisti della seconda edizione del corso di Tecniche di narrazione applicate al romanzo e al racconto breve – iscrizioni aperte alla III edizione – organizzato da Gli Scrittori della Porta Accanto e tenuto da Piergiorgio Pulixi: Alessandra Cardi, Flavia Florindi, Stefano Caselli, Maria Rosa Arena, Barbara Orlando, Rosalba Pau, Simona Melis.


Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Un modo lo trovo, di Paola Napoleone: pagina 69

Un modo lo trovo, di Paola Napoleone: pagina 69

Un modo lo trovo, di Paola Napoleone: pagina 69

Pagina 69 #179 Un modo lo trovo di Paola Napoleone (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). La storia intima di una rinascita dopo una diagnosi di cancro al seno.

Una notte, una delle tante tormentate, in cui sogno inutilmente un sonno tranquillo, improvvisamente, uno stordimento. Penso a Borromeo. Lo sbigottimento fino a quel momento compromette il senso della realtà, mi rendo conto che sto facendo strada alla malattia e devo fermarla. Non si può concedere spazio e tempo al cancro. Avverto l’odore di morte contaminare il profumo della vita.
In un attimo una valanga smorza lo shock generandone subito un altro: lasciare mio figlio Borromeo per sempre.
È impensabile immaginarlo senza di me, non vedere quel che sarà di lui.
Una sensazione amplificata dalla notte, con lo stesso sapore fisico della paura, si fa scossa e palpitazione. Torna la lucidità, facendo largo al coraggio.
Coraggio e paura. Paura di cosa? Si ha paura dell’ignoto, ma tutto ciò non ha il gusto dell’ignoto. Lo percepisco dentro: il male, con le sue diaboliche ramificazioni. È qui la differenza, non è la paura dell’incertezza, ma il terrore di conoscere e sapere cosa mi aspetta. Mio malgrado non potrò schivare l’attacco che sto per subire. Devo agganciarmi a qualcosa che mi scuota.
Mi domando cosa manchi.
Qualcosa che nella mia vita fino a questo momento non è emerso: l’energia primitiva, atavica, presente in natura, nella femmina di ogni specie; l’audacia, il coraggio, la temerarietà che spinge ad affrontare pericoli che minacciano non solo la propria incolumità, ma anche quella dei propri figli e di tutto ciò che si ama.
Questa è la scoperta più incisiva.
La situazione è completamente cambiata, l’audacia ha piegato lo spavento.
Agguanterò quel delinquente, proteggerò mio figlio e me stessa contro il nemico di tutti, il nemico della vita.

Acquista e continua a leggere
Un modo lo trovo di Paola Napoleone (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto)




Un modo lo trovo

Futura è una donna realizzata, piena di vita, che nasconde una storia toccante. Nessuno immagina che abbia combattuto una strenua lotta contro il cancro, se non per l’incauta rivelazione di un’amica nel corso di una cena.
Sarà Futura stessa, spinta da chi le è vicino, ad abbandonare ogni reticenza e a parlare di sé, della malattia, delle preoccupazioni per suo figlio, del rapporto blindato con il padre di lui, medico e alleato nella battaglia.
A poco a poco la paura e lo sgomento iniziali lasciano spazio al coraggio e alla determinazione di guarire, all’ansia di lasciarsi alle spalle una parentesi intervallata da chemioterapia, interventi invasivi, radioterapia. Futura si confronta con se stessa, a caccia dell’innocua lusinga di una distrazione, di una routine salvifica. Realizza la metamorfosi dello spirito e del corpo, la propria fragilità e la necessità di adattarsi alla trasformazione in corso, di proteggersi da ingerenze indiscrete, di non elargire a chiunque la propria dimensione privata.
Vagando tra “ferite e cicatrici”, si confronta con emozioni contrastanti e dolorose che la accompagnano nel suo viaggio.
Grazie alla scrittura, Futura si toglie “la maschera di normalità” indossata di fronte agli altri, mostrando ciò che qualcuno, tuttavia, ha già letto tra le righe: la voglia di vivere, l’ansia di recuperare il tempo perduto, di lasciarsi ogni cosa alle spalle.

Paola Napoleone

Paola Napoleone nasce e vive a Roma con suo figlio.
Alla laurea in psicologia conseguita presso l'Università La Sapienza di Roma fa seguire un periodo in cui riveste diversi ruoli, partecipando a gruppi di ricerca e di formazione. Attualmente esercita la libera professione.
Un modo lo trovo è il suo libro d'esordio, un romanzo toccante e dall'identità delicata ma decisa.


Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
La stanza numero cinque, di Stefania Bergo: pagina 69

La stanza numero cinque, di Stefania Bergo: pagina 69

La stanza numero cinque, di Stefania Bergo: pagina 69

Pagina 69 #178 La stanza numero cinque di Stefania Bergo (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Un caleidoscopio di anime tutte al femminile: i pensieri, i retroscena, le angosce, le scelte. Un romanzo bello, intenso, senza sbavature.

«Scusatemi – si affrettò a dire Daniela visibilmente a disagio –, non volevo alzare la voce. Ma sono così stanca…»
«Lo siamo tutte» confessò Eva. Non si sentiva più quella più a pezzi, nemmeno la più sola o presa di mira dalla malasorte. Era una delle tante.
Miriana non aveva detto più nulla. Si era alzata ed era andata alla finestra. Fissava il buio. Pareva essere immobile, ma dentro di lei brulicavano i pensieri, fluendo lungo i nervi, mescolandosi al sangue.
«Vorrei sentirmi dire cosa devo fare, Daniela. Lo trovi così strano?» Lo disse continuando a guardare oltre il vetro la propria immagine appena riflessa.
Un rintocco spezzò l’armonia dei pettirossi. Qualche timido passero iniziava a cantare ancora assonnato, mentre il sole ancora non accennava a salire.
«Nessuno può scegliere per noi, Miriana. Nessuno porterà mai le nostre scarpe. E nessuno avrà mai il diritto di giudicarci. Anche se lo faranno. Eccome se lo faranno. Come se l’aborto fosse solo un affare da donne. Nessuno punterà mai il dito contro un uomo che non c’è eppure spesso è determinante nella scelta, come lo è stato nel concepimento — disse con voce incrinata, parlando di sé, ma con la rinnovata consapevolezza di essere solo una delle tante.
«Eppure saremo noi i giudici di noi stesse, quelli più spietati, impetuosi, irremovibili. Lo faremo per il resto della nostra vita, ogni maledetto meraviglioso giorno che ci aspetta. Non prenderemo in considerazione alcuna attenuante o sconto di pena. Indipendentemente da quello che decideremo di fare. Nessuno mai ci aiuterà a portare la zavorra delle conseguenze. Per quanto qualcuno ci possa amare, per quanto possa essere legato a noi, esistono dei confini. Ogni individuo ha dei confini. È biologico, è umano. Io finisco e inizi tu. Ci possiamo serrare, a volte compenetrare, ma dentro i tuoi confini ci sei solo tu. Ed è in quei confini che dovrai vivere per sempre. Ed è solo con te stessa che dovrai fare i conti per sempre. Quindi no, Miriana, nessuno può decidere per te. Ed è giusto così. Nessuno ne ha il diritto.»
Eva finì la sua arringa. Pareva aver raggiunto una sorta di pace interiore.


Acquista e continua a leggere
La stanza numero cinque di Stefania Bergo (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto)




La stanza numero cinque

«Non si vendono verità e non si regalano giudizi, in questo romanzo colmo di materna delicatezza. Lo stile di Stefania Bergo è fluido, emozionale, coinvolgente. Le parole scorrono come acqua, come olio e come sangue. Non si arrestano e raggiungono l’anima.»
Emma Fenu

«Stefania Bergo, ha una penna delicata e sensibile e ha trattato questo argomento in punta di penna, dando realismo e tridimensionalità ai suoi personaggi. E, soprattutto, li ha resi veri. “La stanza n. 5” è un caleidoscopio di anime tutte al femminile dove l’Autrice ha tratteggiato ottimamente il bagaglio di vita di ogni singola protagonista; i pensieri, i retroscena, le angosce, le scelte. Un romanzo bello, intenso, senza sbavature.»
Loriana Lucciarini

Sei donne si ritrovano a raccontare la loro storia in una stanza d’ospedale in attesa dell’intervento programmato per la mattina seguente. Si tratta di Liliana e della giovane figlia Chiara, di Miriana, futuro amministratore delegato di una multinazionale, Daniela, architetto e madre di quattro figli, Valeria, editor in una casa editrice, ed Eva. Cinque di loro sono in lista per un aborto. Ma condividere le loro storie l’una con l’altra crea un cerchio di confronto ed empatia in grado anche di mettere in discussione la loro scelta. Forse.

Stefania Bergo




Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Battiti. Radio 100bpm, di Matteo Carecci: pagina 69

Battiti. Radio 100bpm, di Matteo Carecci: pagina 69

Battiti. Radio 100bpm, di Matteo Carecci: pagina 69

Pagina 69 #177 Battiti. Radio 100bpm di Matteo Carecci (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Una radio sintonizzata direttamente sui battiti del cuore: pensieri in musica, poesia e prosa.

Quanto tempo della nostra vita passiamo a sognare, secondo voi? E non intendo quando abbiamo gli occhi chiusi, ma quando tipo… Tipo quelle sere passate a non dormire, quando ci sentiamo lontani da tutto. Ci sono quaranta gradi, guardiamo il mondo da lontano e non ci speriamo nemmeno la mattina, di prender sonno, figuriamoci il pomeriggio, un continuo sognare ad occhi aperti. Quanti giorni così abbiamo sprecato? Se sprecato può sempre essere il termine adatto da utilizzare… Ma non credo, perché sognare non è mai una perdita di tempo! Non inseguire i propri sogni lo è.
Per cui, ben vengano quelle sere, quando ci sentiamo lontani da tutti, quando ci sentiamo una bomba a orologeria, quando ci sentiamo soli, quando vorremmo esplodere, urlare, quando solo la musica ci può calmare.
È oggi quella sera per te?
Play music and fly, tic tac, il tempo passa, non far mai in modo che sia troppo tardi, fallo battere bene, 'sto cuore, facciamoli crescere questi sogni! Siamo vivi, a 100 bpm di pura fantasia.

Sto cercando di non perdermi
in mezzo a queste strade
anche se non ci sta nessuno
e ho perso il senso dell’orientamento quella sera
quando invece c’era tanta gente
ma mi sentivo così solo, è strano, vero?
Intendo vivere, è proprio strano
soprattutto se non ti scegli la colonna sonora adatta
o se conosci il tuo cantante preferito troppo tardi,
se trovi il tuo compagno d’avventure quando ormai è finita;
come imparare a nuotare a fine estate,
chissà a quanti è capitato,
però in mezzo a tutto questo caos te lo giuro
che io ci sto a provando a vivere,
anche quando dovrei dormire,
voglio sentire i brividi sulla mia pelle costantemente,
voglio cercare tutto ciò che ormai è andato,
come le parole.
Ho perso le parole, dovrei leggere,
però dovrei vivere, dovrei correre,
ma dove vado?
Sto cercando di vivere amore, anche in mezzo al buio,
non voglio essere uno dei tanti,
non voglio morire di paura,
a vent’anni il mondo è grande e credi d’esser piccolo,
a trenta il mondo è grande e credi d’esser in ritardo,
un mondo pieno di rimorsi non lo voglio
e non lo auguro nemmeno a te,
ora dovremmo iniziare.

Acquista e continua a leggere
Battiti. Radio 100bpm di Matteo Carecci (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto)




Battiti. Radio 100bpm

Vi immaginate quanto sarebbe bello se esistesse una radio sintonizzata direttamente sui battiti del nostro cuore? E se ci fosse anche uno speaker pronto a dirci proprio quello che avremmo bisogno di sentire? Aggiungeteci un po’ di musica, qualche pensiero, della poesia e boom! Sarebbe perfetto.
Ecco, ora tutto questo esiste.
Questa è Radio 100 bpm, non importa con chi siate, dove, cosa stiate facendo o l’umore che abbiate, l’importante è che il vostro cuore abbia sempre un motivo valido per continuare a battere forte, all’infinito, 100 bpm di emozioni: va tutto ok, stendetevi, mettete la vostra canzone preferita e via così, verso quel mondo che desiderate.
Questa è Radio 100 bpm, ogni giorno alla ricerca di qualcosa che sappia farci battere forte il cuore.

Matteo Carecci

Matteo Carecci, ventitré anni, nato in provincia di Lecce, si definisce solo un ragazzino con delle idee. La sua più grande passione è la scrittura. Dice di sé che i giorni grigi lo hanno caratterizzato più di quelli soleggiati, e negli stessi ha saputo riconoscersi e migliorarsi. A 19 anni pubblica il suo primo romanzo Andrà tutto bene (2017). Segue Il Profumo delle mattine di maggio (2018) e Non spegnermi (2019). In quest’ultimo anno si sta affermando sempre più sul social network Instagram con la sua pagina Disegno Parole, creando con i suoi followers uno scambio di pensieri ed idee.



Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Petrolio bollente, di Katia Manfredi: pagina 69

Petrolio bollente, di Katia Manfredi: pagina 69

Petrolio bollente, di Katia Manfredi: pagina 69

Pagina 69 #176 Petrolio bollente di Katia Manfredi (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Scritto quasi come una sceneggiatura per una serie TV, uno spunto di riflessione sul mondo lavorativo del settore industriale, spinto al profitto e maschilista.

Quando tra gli uffici si diffuse la notizia che Gabriella sarebbe andata alla convention, alcuni colleghi rimasero sorpresi per la scelta di Caruso. Prima di tutto perché a quell’evento partecipa-vano solitamente i personaggi più autorevoli dell’azienda e, in quel caso, molti immaginavano che il Dottor Bestetti fosse l’unico a poter sostituire egregiamente Caruso e non lei.
Inoltre, quasi tutti pensavano che Caruso avesse scelto Gabriel-la per la sua avvenenza o meglio che certe sue doti avessero contribuito a influenzare la decisione del capo.

«Posso, Gaetano?» chiese Silvia entrando nell’ufficio di Caruso.
«Che vuoi?» le rispose senza staccare lo sguardo dal suo smartphone.
«Mi ha detto Gabriella che andrà alla convention con la SDA.»
«E allora?»
«Guarda che il Dottor Bestetti si aspettava di essere precettato.»
«E tu sei venuta qua a dirmi questo?» stavolta volle guardarla negli occhi.
«No, no. Volevo chiederti un parere sulla relazione che ti ho inviato ieri, se la firmi o devo modificare qualcosa.»
«La devo ancora leggere.»
«Comunque si capisce benissimo che il Dottor Bestetti non ha le stesse qualità di Gabriella» insinuò sorridendo lei.
Caruso appoggiò le mani sui braccioli della sua sedia, poi disse: «Il Dottor Bestetti deve fare il suo mestiere, io faccio il mio e tu, come al solito, devi almeno farti i cazzi tuoi. Vai a lavorare, forza!» le urlò dietro spostando il braccio destro in avanti.
«Ok, ok» disse lei uscendo.
«Cose da pazzi! Queste femmine…» borbottò tra sé Caruso guardando il suo smartphone.
Probabilmente Caruso era solo lunatico, ma non era affatto stupido e sapeva bene quel che faceva.
Quando Silvia usci, incrociò Gabriella ignara sulla soglia. Caruso improvvisamente urlò: «Porca miseria!» lei trasalì pensando: “Ce l’ha con me?” «Vaffanculo a questi telefoni intelligenti, guarda che cazzo ha combinato questo smartphone! Dov’è ora la mia agenda? Porca miseriaccia di una miseriaccia. Chiama coso.»
«Coso chi?» chiese Gabriella.
«Giampaolo. Dov’è? Quello sa come funzionano ‘sti aggeggi infernali…»
Caruso sollevò la cornetta del telefono per chiamare Tiziana, la segretaria: «Tiziana chiamami subito Giampaolo e digli di venire immediatamente nel mio ufficio».
In meno di un minuto Giampaolo arrivò e i due incrociandosi sulla porta si scambiarono un sorriso. Gabriella disse: «Allora io passo dopo…»
«Ancora qui sei?» le chiese Caruso facendola arrossire leggermente.
«Ciao a tutti» si eclissò lei.


Acquista e continua a leggere
Petrolio bollente di Katia Manfredi (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto)




Petrolio bollente

Gabriella, giovane e brillante ingegnere, lavora presso il dipartimento di ricerca di una multinazionale petrolifera. Caruso è il suo capo, un siciliano aggressivo e autoritario, molto potente. È lui che decide quando e dove Gabriella deve recarsi per risolvere le questioni tecniche più disparate.
L’ambiente di lavoro è maschilista e spregiudicatamente rivolto al profitto; Gabriella è costretta a interagire in contesti operativi e decisionali che la mettono a dura prova. Come primo importante incarico, viene mandata a Pointe Noire, in Congo, per risolvere alcune criticità operative che rischiano di bloccare l’attività di un impianto.
Forse per la giovane età o per il fatto di essere donna, nonostante individui e denunci seri malfunzionamenti viene sistematicamente ignorata, sia dalla dirigenza italiana sia dai tecnici africani. Fino a quando accade l’irreparabile: divampa un incendio e qualcuno rimane gravemente ferito.
Gabriella sarà chiamata a rispondere del suo operato, alla ricerca di un capro espiatorio per salvare il buon nome dell’azienda.
Una storia attuale, che s’ispira ad alcuni eventi realmente accaduti. Scritta quasi come una sceneggiatura per una serie TV, fornisce numerosi spunti di riflessione sul mondo lavorativo del settore industriale, troppo spesso spinto al profitto e discriminante.

Katia Manfredi

Katia Manfredi è nata a Palermo nel 1973 ed è per davvero la "scrittrice della porta accanto": forse una collega di lavoro? Un’amica? La donna che incroci per strada? Chi è in realtà?
Aspirerebbe a essere all'altezza della protagonista del romanzo, in verità Katia non crede di essere così affascinante né così in-telligente! E infatti – nonostante alcune analogie con la sua eroina – Petrolio Bollente non è un’autobiografia, ma il frutto di una fervida immaginazione.
Adora molto viaggiare, conversare e sogna di diventare una scrittrice famosa…



Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Risorgemia, di Decimo Tagliapietra: pagina 69

Risorgemia, di Decimo Tagliapietra: pagina 69

Risorgemia, di Decimo Tagliapietra: pagina 69

Pagina 69 #175 Risorgemia di Decimo Tagliapietra (Delos Digital - WeirdBook): resurrezione e pandemia, un morbo e la sua diffusione, il genere zombie-horror lontano dai soliti cliché.

Cesare osservò il suo amico alzarsi dal tavolo e posare il contenitore di latta vuoto sul bancone da lavoro. Si muoveva lentamente, mantenendo la schiena curva, come se non stesse camminando ma scivolando sul pavimento. Lo vide afferrare e sfogliare distrattamente un giornale, probabilmente senza leggere nemmeno una parola di ciò che vi era scritto. Era un vano tentativo di smorzare la risonanza di quegli eventi surreali. Non sarebbe scomparsa del tutto, ma se non altro avrebbe ripiegato in uno scomparto inferiore della mente, in attesa di risalire impetuosa e corrosiva durante la notte.
– Vorrei tornare al paese – disse Cesare.
Enrico sollevò lo sguardo dal giornale. La carta ruvida crepitò sotto le sue dita. – Sei impazzito?
Cesare ingollò l’ultimo pezzo di pesca.
– No, non sono impazzito. Voglio andare a vedere. E tu devi venire con me.
Enrico scosse il capo. – Non se ne parla.
– Dobbiamo ritrovare Ulisse.
Enrico sospirò. Osservava rapito il rettangolo di luce che la finestra disegnava sul pavimento. Granelli di polvere danzavano nei raggi del sole, intorno ai suoi piedi. – È strano che non mi abbia seguito.
– Non fartene un pensiero – disse Cesare. – Ulisse è un cane intelligente, e gli animali sanno badare a se stessi più di quanto sappiano fare gli umani. Se torniamo al villaggio, forse riusciremo a trovarlo.
– Non ce l’hanno fatta ad acciuffarlo. Loro sono lenti.
– I morti?
– Sì, i morti camminano lenti.
– Sarei anch’io rattrappito dopo trent’anni trascorsi sottoterra. E tutto considerato capisco anche il motivo per cui assalgono gli animali e le persone: devono avere una fame del diavolo.
Enrico soffiò, disgustato. Scagliò il giornale per terra e si alzò in piedi. – Vai, torna al villaggio. Fatti un giro, poi ne riparliamo.
– Certo che voglio andarci. Devo vedere con i miei occhi, ma non posso lasciarti qui da solo.
– So badare a me stesso.
– Sparare a tutto quello che si muove non è badare a se stessi. È proprio il contrario.
– Ti ho chiesto di perdonarmi. Ero spaventato.
– I morti guidano anche i carri, per caso?
– Non ti avevo riconosciuto.
– Hai sparato senza nemmeno vedere. È questo il punto. A quest’ora potrei essere morto, ma non un morto che cammina. Un morto immobile.
– Basta! – urlò all’improvviso Enrico. – Mi hai convinto. Mi sono immaginato tutto. È soltanto un incubo.
– Finalmente.
– Non tornerò al villaggio.

Acquista
Risorgemia di Decimo Tagliapietra (Delos Digital - WeirdBook)
e continua a leggere



Risorgemia

Italia, febbraio 1959.
A Portoalto, un piccolo borgo tra le vette delle Alpi Venoste, i morti del cimitero risorgono alle prime luci dell’alba, spazzando via come un uragano la placida routine degli abitanti. L’evento sembra in qualche modo collegato a un fatto di sangue avvenuto a inizio secolo, narrato tra le pagine del diario di un vecchio prete accusato di omicidio.
Inizia da qui l’odissea di un gruppo di uomini e donne destinato ad affrontare un orrore che va al di là di ogni immaginazione, un orrore che raggiungerà il suo culmine con l’arrivo di una figura inquietante e misteriosa, un essere mostruoso che si aggira indisturbato tra le case e sembra non temere i vivi né i morti.

Decimo Tagliapietra

Decimo Tagliapietra nasce in provincia di Vicenza nel 1978. Nonostante un percorso di studi prettamente scientifico, è un appassionato di fiction in tutte le sue declinazioni artistiche, narrativa in primis. Dividendosi tra lavoro e famiglia, non ha mai smesso di dedicarsi alle sue principali passioni: la scrittura e la musica. Nel 2020 si classifica tra i finalisti dell’Asylum Horror Contest e al Terni e Narni Horror Fest. Un racconto breve è stato selezionato per l’antologia Z di Zombie 2021, curata da LetteraturaHorror.it Sempre nel 2021 un breve racconto giallo approda in finale al MystFest-Premio Gran Giallo Di Cattolica.
Risorgemia è il suo primo romanzo edito da Delos Digital – collana Horror Story – per l’edizione digitale, e da WeirdBook per l’edizione cartacea.
Decimo Tagliapietra è uno pseudonimo. Oltre al romanzo ha pubblicato un disco, Der Stereoskpische Mann, disponibile in tutte le piattaforme streaming.



Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Zetafobia 2: La città morta, di Gualtiero Ferrari: pagina 69

Zetafobia 2: La città morta, di Gualtiero Ferrari: pagina 69

Zetafobia 2: La città morta, di Gualtiero Ferrari: pagina 69

Pagina 69 #174 Zetafobia 2: La città morta di Gualtiero Ferrari (Delos Digital): sei anni dopo l’apocalisse zombie, la missione eroica di una famiglia nel pericoloso territorio della città morta, Torino.

L’incuria e il tempo avevano permesso all’erba di crescere alta sino alla cintola, e tagliare attraverso il campo significava rischiare di farsi mordere le caviglie da uno zombie strisciante. L’idea non mi allettava, perciò preferii evitare scegliendo una soluzione diversa.
Sul lato più esterno della carreggiata c’era quella che mio padre avrebbe chiamato bialèra. Pensavo che “canale di scolo” fosse una definizione più appropriata, soprattutto per chi come me il dialetto piemontese lo masticava poco.
Ad ogni modo si trattava di un fossato per la raccolta dell’acqua piovana, profondo poco più d’un metro e largo altrettanto. Sul fondo i ciottoli levigati dalla corrente creavano una sorta pavimento su cui era possibile camminare, soprattutto in quel momento col canale asciutto.
– Okay – spiegai – dobbiamo arrivare dietro al capannone giallo.
– Quello del Self? – chiese Sebastiano.
– Sì! Proprio quello.
– Vuoi passare lì sotto? – domandò Lucrezia perplessa.
– Esatto – confermai – credo che ci sia una sentinella appostata nel parcheggio e non voglio che ci veda.
– E poi? – domandò caustica – una volta che siamo arrivati al Brico che facciamo? un barbecue?
– Non è il Brico, è il Self, e trascorreremo lì la notte – risposi senza scompormi – torneremo a casa domani o il giorno dopo. Dipenderà da cosa faranno gli amici che ci hanno giocato lo scherzo degli zombie.
Sebastiano assentì alla proposta con un’indifferente alzata di spalle, mentre sua madre mi guardò in cagnesco.
– Andiamo! – dichiarai senza perdere altro tempo.
C’incamminammo, piegati sotto il peso degli zaini, e per quanto fosse un tragitto breve risultò parecchio faticoso.
Per fortuna la zona era deserta e non incontrammo problemi nel raggiungere il cancello d’ingresso posteriore. I battenti erano legati l’un l’altro da una spessa catena d’acciaio e quest’ultima era chiusa con un lucchetto a combinazione.
Sbirciai tra le maglie della rete metallica e vidi tre zombie barcollare nell’area di carico e scarico merci.
L’idea di affrontarli non mi stuzzicava, quindi decisi di cercare un ingresso diverso.

Acquista
Zetafobia 2: La città morta di Gualtiero Ferrari (Delos Digital)
e continua a leggere



Zetafobia 2: La città morta

Sono trascorsi sei anni dalla pandemia di H5N1v2, la mutazione del virus dell’aviaria che ha dato il via all’apocalisse zombie.
Domenico, suo figlio e la moglie Lucrezia, scampati per il rotto della cuffia a orde di non-morti famelici, sono riusciti a sopravvivere fino a oggi.
L’isolamento della famiglia è bruscamente interrotto da un’automobile che si schianta contro una cabina elettrica. All’interno una giovane donna in travaglio sta dando alla luce suo figlio. Appena il bimbo è nato la madre taglia tre pezzi di cordone ombelicale e chiede a Domenico di consegnarli al distretto militare di Torino. Ottenuto ciò che voleva la donna estrae una pistola, uccide il neonato e si spara.
Chi era la donna? Perché quel pezzo di materiale organico è così importante? E soprattutto Domenico e la sua famiglia sono pronti a rischiare tutto per portare a termine una missione di cui non sanno nulla, addentrandosi nel pericoloso territorio della città morta, Torino?

Gualtiero Ferrari

Gualtiero Ferrari nasce a Torino nel 1970. Sposato, con un figlio quattordicenne, cresce e vive in questa splendida città, salvo trasferirsi alcuni anni all’estero, per motivi di studio e di lavoro.
Parla fluentemente l’inglese, il francese e quel minimo di tedesco necessario a ordinare del cibo caldo e una birra fresca.
Di formazione economico-scientifica, più che umanistica, si è avvicinato alla lettura nel corso dell’adolescenza e si è rifugiato nella scrittura, ormai adulto. Oggi lavora presso un’azienda meccanica e risiede in un minuscolo borgo sulle colline, alle porte della città.



Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Virtuosismi da imbianchino, di Loris Grassulini: pagina 69

Virtuosismi da imbianchino, di Loris Grassulini: pagina 69

Virtuosismi da imbianchino, di Loris Grassulini: pagina 69

Pagina 69 #173 Virtuosismi da imbianchino di Loris Grassulini (Calibano Editore): uno sconosciuto che si insinua nell’intimità di una casa, una "figura" si tinge di sfumature inattese.

I giorni passarono impietosi e le loro bravate di sesso si intensificarono poiché sapevano entrambi che a breve giro quel sogno si sarebbe dissolto. Così ne approfittarono per saziarsi quanto più possibile di quella storia di sesso, d’amore o di quel che era. Elena però, più si avvicinava il triste momento, più precipitava in uno stato di insofferenza per la propria situazione. Non poteva accettare che tutto finisse a quel modo, che tutto tornasse come prima di averlo conosciuto. Non poteva andare così! Non voleva perderlo, allontanarsi dall’uomo che come una lieta epifania le aveva fatto provare sensazioni ed emozioni di cui neanche si riteneva capace, che aveva squarciato il velo delle sue inibizioni, che aveva dato nuovo senso e lustro alla sua vita, che l’aveva fatta sentire veramente e irrimediabilmente femmina. Sapeva però benissimo che non ci sarebbe stato futuro per loro, che sarebbe stato tutto troppo complicato. Avrebbero dovuto ribaltare le loro vite di sana pianta per potersene permettere una nuova insieme. Non credeva di averne il coraggio e la forza e forse Erald neanche ci pensava.
Si arrovellava quindi nell’inutile tentativo di trovare un compromesso, una soluzione che avesse potuto tenere assieme la spasmodica voglia di lui e la necessità di non cambiare niente nelle loro vite. La cosa in fondo sarebbe stata semplice e intuitiva: diventare comuni amanti. Ma anche questa prospettiva la spaventava e la infastidiva. Loro non erano dei banali amanti, non potevano considerarsi a quel modo, altrimenti le sarebbe crollato il mondo addosso, il loro struggente sogno sarebbe diventato una cosa misera, troppo comune. Non erano niente di decifrabile, forse solo passione allo stato puro.
Alle volte la realtà è molto più semplice di come ci ostiniamo a volerla pensare o accettare, bisognerebbe solo avere l’onestà intellettuale di riconoscerlo. I capricci di una donna in amore tendono a sovvertire però i cardini della realtà stessa. Così Elena, con i propri tormenti interiori, decise alla fine di non decidere. Avrebbe lasciato compiersi gli eventi: così come d’improvviso tutto era nato forse la soluzione più giusta si sarebbe palesata in modo altrettanto naturale e inatteso. O forse Erald stesso, quel suo privato profeta di vita avrebbe deciso, per il meglio, anche per lei.

Acquista
Virtuosismi da imbianchino di Loris Grassulini (Calibano Editore)
e continua a leggere



Virtuosismi da imbianchino

Elena non sopporta più di abitare in un caotico condominio multietnico e decide di traslocare con Claudio, suo marito, in un casolare di proprietà dei suoceri. Il rustico è già parzialmente abitabile, ma necessita di una profonda ristrutturazione: dopo i primi lavori di muratura la coppia si rivolge a un imbianchino, Erald, per le rifiniture. Ma tra Elena, che è sempre a casa a seguire i lavori, ed Erald nascerà una passione travolgente, un rapporto ossessivo e profondo che porterà a un epilogo imprevedibile.

Loris Grassulini

Nato a Pontedera, 07/01/1976, vive a Ponsacco (PI), nella suggestiva Toscana. Una Laurea in Filosofia conseguita presso l’Università di Pisa. Socio amministratore di una azienda che opera nel settore del gioco legale. Una passione profonda per la scrittura e un vivido interesse per la Politica, intesa nell’accezione più nobile del termine. Ama definirsi inguaribile realista e cinico sognatore.



Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
I tuoi sogni nel mio cassetto, di Mariagrazia Allegra: pagina 69

I tuoi sogni nel mio cassetto, di Mariagrazia Allegra: pagina 69

I tuoi sogni nel mio cassetto, di Mariagrazia Allegra: pagina 69

Pagina 69 #172 I tuoi sogni nel mio cassetto di Mariagrazia Allegra (Edizioni Del Poggio): trovare il coraggio di osare, esorcizzare le paure, “credere, credere, credere” in se stessi. Quanti uomini e donne conservano i propri sogni nel cassetto della speranza?

L'ansia

La paura del pericolo è diecimila volte più agghiacciante del pericolo stesso: il peso dell’ansia ci pare più grave del male temuto.
(Daniel Defoe)

Nel nostro cervello si trova l'amigdala che Wikipedia definisce così: "L'amigdala, o corpo amigdaloideo, è un complesso nucleare situato nella parte dorsomediale del lobo temporale del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura... Quando valuta uno stimolo come pericoloso, per esempio, l'amigdala scatta come una sorta di grilletto neurale e reagisce inviando segnali di emergenza a tutte le parti principali del cervello; stimola il rilascio degli ormoni che innescano la reazione di attacco o fuga, (adrenalina, dopamina, noradrenalina), mobilita i centri del movimento, attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l'intestino. Contemporaneamente, i sistemi mnemonici vengono "sfogliati" con precedenza assoluta per richiamare ogni informazione utile nella situazione di paura.
Mentre l'ippocampo "rimembra" i fatti, l'amigdala ne giudica la valenza emozionale. L'amigdala quindi fornisce a ogni stimolo il livello giusto di attenzione, lo arricchisce di emozioni e, infine, ne avvia l'immagazzinamento sotto forma di ricordo.

Acquista
I tuoi sogni nel mio cassetto di Mariagrazia Allegra (Edizioni Del Poggio)
e continua a leggere



I tuoi sogni nel mio cassetto
Strategie su come individuare il proprio talento e realizzare i propri sogni (non quelli degli altri)

Non è per tutti semplice e scontato individuare il proprio talento ed i propri desideri, ma una cosa è certa. Tutti hanno talento! Con questo libro voglio accompagnare il lettore, passo dopo passo, alla conoscenza di se stesso, alla riscoperta dei suoi desideri più profondi e al riconoscimento dei suoi talenti.
Grazie ad una serie di esercizi, si potranno raccogliere informazioni sulla propria persona e individuare i propri desideri ed ambizioni. Dopo questo passaggio di conoscenza ed individuazione, porto il lettore ad immergersi in una riflessione di autoconsapevolezza.

Quanti uomini e donne conservano i propri sogni nel cassetto della speranza? Tanti, tantissimi. Di questo ci parla la scrittrice Mariagrazia Allegra in quello che definisce manuale sintetico e scorrevole, ma che evidenzierei come un libro da leggere con particolare attenzione anche perché supportato da un profondo contenuto filosofico. “Non puoi viaggiare su una strada senza essere tu stesso la strada”. È un pensiero di Buddha che Mariagrazia Allegra riporta in apertura del primo capitolo, un pensiero guida che caratterizza tutto il libro: trovare in se stessi il coraggio di osare, esorcizzare le paure, “credere, credere, credere” in se stessi.

Mariagrazia Allegra

Mariagrazia Allegra (Catania, 1987), mamma di tre splendidi figli e moglie di un marinaio, vive nella meravigliosa Milazzo. All'età di diciotto anni si arruola come volontaria nella Marina Militare. Da sempre appassionata di lettura e aspirante giornalista si definisce una scovatrice di talenti. Fondatrice del gruppo Facebook motivazionale "Credi in te".
Sempre alla ricerca di soluzioni e di una visione ottimistica e profonda della vita partendo sempre da una chiave fondamentale: la consapevolezza.
Specializzata in:
  • Scrittura per il benessere 
  • Scrittura base 
  • Scrittura creativa e children stories 
  • L'importanza della motivazione nella crescita personale 
  • Life skills 
  • Benessere psicofisico attraverso i chakra



Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Colette. Un sogno audace,  di Nicoletta Sipos: pagina 69

Colette. Un sogno audace, di Nicoletta Sipos: pagina 69

Colette. Un sogno audace,  di Nicoletta Sipos: pagina 69

Pagina 69 #171 Colette. Un sogno audace di Nicoletta Sipos (Morellini Editore). Il sogno più audace per una donna di ieri e di oggi? Essere padrona di sé.

Così, mentre esplorava con fervore l’amore tra donne, si ostinava a difendere quel poco che ancora restava privato nella sua vita. Ce l’aveva con la stampa che cercava di ingolosire i lettori svelando i suoi più intimi segreti. Ecco un’altra delle sue contraddizioni: alla fine lei pure era giornalista e applicava spesso gli stessi principi al suo lavoro. La separazione dei beni, primo passo della via che portava al divorzio, fu sancita il 13 febbraio 1907.
Agli occhi dei molti che conoscevano la storia solo dai giornali, concentrati sulle scandalose esibizioni teatrali di madame Colette Willy, e sul suo rapporto con la famigerata Missy, la richiesta di divorzio poteva passare per la giusta reazione del marito all’adulterio della moglie. La situazione precipitò quando maman apparve al Moulin Rouge nella pantomima Sogno d’Egitto. Il copione era di Missy che recitava accanto a lei, con lo pseudonimo di Yssim. Lo spettacolo divenne incandescente quando la marchesa, che aveva un’aria e un atteggiamento perfettamente virili, baciò mamma con una passione che non aveva nulla di teatrale. Ma al dramma subentrò presto la farsa. In teatro c’erano, quella sera, l’ex marito di Missy, il marchese di Belboeuf, e l’ex marito di Colette – l’infame Willy – ovviamente con la nuova compagna Meg. Non potevano mancare diversi esponenti della famiglia d’origine della marchesa, appartenenti ai duchi di Morny, ai Murat e ai Bonaparte, tutti ansiosi di arginare lo scandalo. Al momento di quel bacio così intimo, così carnale, scambiato dalle due peccatrici senza pudore al cospetto degli ex mariti, in sala scoppiò il finimondo. Alcuni spettatori cominciarono a urlare “abbasso le lesbiche”, altri presero di mira le interpreti lanciando cuscini e caramelle. Solo Meg Villars – la compagna di Willy – si alzò in piedi per applaudire.

Acquista
Colette. Un sogno audace di Nicoletta Sipos (Morellini Editore)
e continua a leggere



Colette. Un sogno audace

Inseguì tra contraddizioni e ambiguità il sogno più audace per una donna del suo tempo: essere padrona di sé. Il primo marito la chiudeva a chiave per costringerla a scrivere, ma finì apprezzata da Proust, Cocteau, Gide. Diede scandalo danzando nuda al music-hall e per i suoi amori, ma si puliva del fango con un sorriso. Era raffinata, ma bazzicava i bassifondi. Creò cosmetici su consiglio di André Maginot – lo stratega che progettò la linea difensiva francese sfondata dai tedeschi nel 1940 – e dall’impresa fallita imparò a scrivere testi pubblicitari per le sigarette Lucky Strike e le automobili Ford. Voleva far frustare a sangue le femministe e chiuderle in un harem, ma rifiutò di entrare nell’Académie Française perché era preclusa alle scrittrici. Ebbe compagni che potevano essere suoi figli, ma ignorò la sua unica figlia dicendo che generazioni diverse non dovevano vivere insieme. Eppure la figlia, lei pure di nome Colette, si dedicò al culto della madre e volle essere sepolta accanto a lei. Ed è alla figlia che ho affidato il racconto per scavare nei fatti, della biografia della donna.

Nicoletta Sipos

Nicoletta Sipos scrive di libri su “Chi” e sul blog nicolettasipos.it. Italiana di origini ungheresi, considera un punto di forza elaborare i suoi romanzi da storie vere. La sua vita di Colette corrisponde a questo criterio. Si è occupata di violenza domestica (Il buio oltre la porta); di maternità assistita (Perché io no?); della Shoah in Ungheria (La promessa del tramonto e La ragazza con il cappotto rosso). Con Lena & il Moro e ha trasformato in noir l’incontro tra una professoressa in pensione e un giovane sbandato alla vigilia di Natale. È sposata con l’uomo più paziente del mondo, ha quattro figli e sei nipoti.



Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Luce Innaturale, di Nicole Tinazzi: pagina 69

Luce Innaturale, di Nicole Tinazzi: pagina 69

Luce Innaturale, di Nicole Tinazzi: pagina 69

Pagina 69 #170 Luce Innaturale di Nicole Tinazzi (Pluriversum Edizioni). La convivenza forzata vista con gli occhi di una figlia cresciuta all'ombra della violenza domestica, il ritratto autentico e crudele del padre.

«Quale idea?»
«La fragilità femminile. Quella che in apparenza sembra demolizione e invece, in realtà, cattura la forza dell’interiore femminile. Annuii poco felice. «I tuoi lividi hanno il fascino della decadenza, del distrutto e del perdente» riprese.
«Ora vado via» feci, acchiappando lo zaino e avviandomi verso l’uscita.
«Mi accompagni in moto?» gli domandai con la mano poggiata alla maniglia. «Dici a me?» indagò asciugandosi la fronte.
«Devo andare a casa e sono parecchio in ritardo» risposi mentre lo stomaco cominciava a farmi male.
«Vieni qua!» fece lui.
«Alessio sono in ritardissimo. Se non vuoi accompagnarmi dillo e basta.»
«Non voglio» riprese chiudendo la porta e spogliandomi dello zaino e del cappotto ancora fradicio.
«Non posso tardare!» scandii altisonante.
I miei tentativi di protesta furono vani e mentre cercavo di dimenarmi come spesso tentavo di fare con te, la mia testa incollata al muro riceveva i suoi baci. «Devo correre a casa.» feci con voce soffocata mentre le sue mani si concentrarono sul bottone dei jeans.
Le cosce rimasero nude mentre le gambe sembravano legate con i pantaloni. Il mio seno si raggelò all’umidità della stanza, mentre la maglietta di lana scura si dispose totalmente sul collo. Non volevo fare l’amore con lui, non così... doveva capirlo che quel rapporto poteva trasformarsi in un’altra forma violenza, che non avevo ancora vissuto.

Acquista
Luce Innaturale di Nicole Tinazzi (Pluriversum Edizioni)
e continua a leggere



Luce Innaturale

È il 2 aprile 2020 e in Italia c'è il lockdown. La giovane protagonista si trova in quarantena con il padre, autoritario e violento, e la madre, con la quale condivide le sofferenze. La situazione di convivenza forzata ha reso ancora più pericolosi gli atteggiamenti paterni e, giunta a un punto di non ritorno, la ragazza decide di scrivergli quattordici lettere, una ogni notte, che corrispondono al periodo di incubazione del virus che ha gettato il mondo nel panico. Intende mostrargli cosa vedono gli occhi di una figlia cresciuta all'ombra della violenza domestica. Emerge un ritratto autentico e crudele del padre, che con le sue offese quotidiane le ha tolto ogni libertà, ciò che la spingerà a compiere un atto estremo.

Nicole Tinazzi

Nicole Tinazzi, veronese, è nata nel 1998. Laureata in Logopedia, ha mosso i primi passi nel mondo della scrittura militando presso le redazioni di quotidiani online ben noti nell'ambiente, come Periodico Daily e Quotidian Post. Ha pubblicato altri due romanzi, Sole d'agosto (2015) e Raise Again (2018), poi tradotto in Risorgere.


Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Una felicità semplice, di Sara Rattaro: pagina 69

Una felicità semplice, di Sara Rattaro: pagina 69

Una felicità semplice, di Sara Rattaro: pagina 69

Pagina 69 #169 Una felicità semplice di Sara Rattaro (Sperling & Kupfer). Occasioni che non sappiamo cogliere, scorci di felicità che ci fanno paura, percorsi imprevedibili: a salvarci sarà solo il coraggio di inseguire i nostri sogni o di concederci l'occasione di amare di nuovo.

«Ha detto di non preoccuparvi per l’alcol, che al massimo vi scorta lui», ha aggiunto la cameriera. Mada gli ha fatto un cenno e lui si è avvicinato. «Signore! Non volevo interrompere la vostra serata.» «Nessuna interruzione! Siediti», lo ha invitato la mia amica, mentre io annuivo cercando di nascondere il mio disagio.
Claudio ha raccontato a Mada del nostro primo e assurdo incontro. Si è alzato per mimare la scena del succo d’arancia e, più lo osservavo, più mi veniva voglia di ridere.
«Era da molto che non ti vedevo così divertita. Anzi, credo di non averti mai vista ridere con tanto gusto», mi ha detto Mada mentre Claudio è andato in bagno e io mi sistemavo la borsa sulla spalla.
«È stato simpatico», mi sono giustificata.
«Anche molto carino.»
«Ti prego...»
«Già, ti ha solo salvato la vita, è una cosa normale. È pieno di uomini coraggiosi, carini e simpatici. Fai bene a essere diffidente!»
Il suo sguardo sembrava non volersi spostare da me.
«Non esagerare. Quell’uomo voleva solo un po’ di soldi...»
«Senti, Cristina, non credi sia giunto il momento di uscire con qualcuno?»
«Io? Oh, no. Ormai...»
«Ormai? Ma ti ascolti quando parli? Dovresti seguire l’esempio di tua madre.»
«Ok, andrò a rimorchiare a qualche funerale.»
«Oddio! E questa cos’era? Una battuta? Quell’uomo non ti è indifferente secondo me.»
«No, no. Non fa per me. E poi c’è Sofia...»

Acquista
Una felicità semplice di Sara Rattaro (Sperling & Kupfer)
e continua a leggere



Una felicità semplice

Un giorno come tanti, Cristina entra in un negozio sotto casa per fare la spesa. Un saluto veloce all'ingresso, i gesti automatici di sempre, qualche pensiero per la testa. Poi, all'improvviso, un uomo la afferra alle spalle e le punta qualcosa alla schiena. E così quella commissione insignificante diventa un momento cruciale, uno spartiacque tra un prima e un dopo, o addirittura tra la vita e la morte.
Proprio in quell'attimo, ostaggio di una rapina, Cristina percepisce l'essenza di tutto, come se le si squarciasse un velo davanti agli occhi. E si vede per quella che è davvero: una madre che non ha ancora sanato la frattura profonda che la divide da sua figlia, e una figlia che non sa comprendere il desiderio di sua madre di rifarsi una vita; una vedova chiusa in un dolore indicibile, e una donna che crede di avere già amato abbastanza - forse, di non avere nemmeno più diritto alla felicità.
È un istante sospeso, tra mille variabili e mille possibilità: una fatale follia o un soccorso insperato; un futuro da cancellare o un nuovo inizio per rinascere. È l'incipit geniale di un romanzo che sa sorprenderci e metterci in discussione a ogni pagina. Perché tutti noi, come Cristina, siamo sospesi tra occasioni che non sappiamo cogliere e scorci di felicità che ci fanno paura, tra mani che la vita ci tende e assi nella manica che potrebbero regalarci la mossa vincente. Il destino potrà confonderci con i suoi percorsi imprevedibili, ma a salvarci sarà solo il nostro coraggio: quello di inseguire i nostri sogni o di concederci l'occasione di amare di nuovo.

Sara Rattaro

Vincitrice del Premio Bancarella 2015 e del Rapallo Carige 2016, laureata in biologia e scienze della comunicazione, docente universitario di scrittura creativa.


Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Zucchero filato, di Valentina Pelliccia: pagina 69

Zucchero filato, di Valentina Pelliccia: pagina 69

Zucchero filato, di Valentina Pelliccia: pagina 69

Pagina 69 #168 Zucchero filato di Valentina Pelliccia (Schena Editore). A 17 anni dalla pubblicazione, un romanzo che continua a classificarsi ai primi posti di prestigiosi Premi di Narrativa Nazionale.

Colette sente un leggero fruscio di vento intorno a lei mentre tutta la città è riscaldata da un sole caldo e pacato.
Avverte delle strane sensazioni. Un brivido. Tanti brividi. Trema come se fosse a scuola, prima di una delle sue solite interrogazioni o compiti in classe. Trema per l’ansia o forse anche per la felicità.
È così agitata che ha paura di salutare Alberto e di balbettare. Ha paura di fare qualche stupida figuraccia, in preda alla timidezza e all’insicurezza.
Colette, oh Colette, se solo tu sapessi quanto sei bella!
La gente affolla le strade del centro. Mani si tengono forte. Persone parlano tra di loro, altre litigano o altre addirittura, si ignorano.
Il suo cellulare squilla per un secondo. È Alberto. Alberto che starà pensando a lei e che si starà chiedendo dov’è .
Colette è ancora un po’ distante. Tira fuori il cellulare per mandargli un sms.
“Sto arrivando. Aspettami.”
Aspetta che sul suo display appaia la scritta minuscola “Inviato” per poter tirare un sospiro di sollievo.
Riprende a camminare, anzi, a correre.
Esplode di felicità. Se solo potesse gridare dalla gioia, non esiterebbe a farlo.
Invece si deve rimanere nel silenzio. Sempre. Comunque.
Passa per una stradina poco illuminata, ma non ha paura. È troppo presa ad arrivare in tempo all’appuntamento, è troppo presa a guardarsi un’ultima volta nello specchietto che tiene nella piccola borsa.
Qualcuno o qualcosa ancora una volta interrompe il flusso dei suoi pensieri.
Da dietro si sente spingere. Spingere forte. Molto.
Lo specchietto cade a terra e finisce col frantumarsi in tanti piccoli cristallini di vetro.
Qualcuno le mette una mano sulla bocca e all’orecchio destro le sussurra “Non gridare, ragazzina. Non gridare o sei morta”. Uno spavento. Un grido in gola che la sua bocca non grida. Non può. Vorrebbe, ma è vittima di qualcosa di molto più forte e potente. È vittima del male, del male degli uomini.
Dalla voce Colette riconosce che è un maschio. Non uno della sua età, uno molto, molto più grande. Così grande che sente la barba dell’uomo a contatto con la sua pelle, bianca, morbida, pura.
Trema. Trema ancora. Ancora di più. Ingoia ogni respiro, ingoia che lacrime che lentamente cominciano ad uscire dai suoi occhi.
Non c’è nessuno. Nessuno oltre a lei, allo sconosciuto e oltre all’odio.
L’odio arriva dove l’amore non può arrivare. L’odio arriva anche dove non dovrebbe. Arriva e lo sente salire attraverso il suo vestito, attraverso le calze e le mutande con disegnato Snoopy.
L’uomo la porta via con sé e la sbatte contro un muro. Freddo. Gelido.
Con una mano le tappa la bocca, con l’altra cerca di levarle con violenza gli indumenti di dosso.
Colette cerca di difendersi. Si agita. Gli morde le dita. Scuote la testa. Batte forte con i piedi contro la terra e contro il muro. Nessuno sente.
Nessuno avverte la sua disperazione. L’uomo è da solo con il suo egoismo e la sua ansia di sesso. L’orco cattivo aspetta solo di entrare in lei per provare piacere.
Un piacere che sa di morte. Un orgasmo che vorrebbe arrivare, godere della sofferenza altrui per poi rientrare dentro i suoi pantaloni e dimenticarsi di tutto.
Ma l’odio per chi lo subisce, purtroppo, non verrà mai del tutto dimenticato.
Non avverte più il suo corpo. Colette non si sente. Si lascia vivere ma non vive.
Qualcuno per la prima volta distrugge lo spazio innocente che ha sempre avuto attorno a lei. Qualcuno per la prima volta si appropria di lei come di un oggetto.
[...] Intanto il cellulare riprende a squillare. I bip bip della melodia entrano nella sua testa ma lei non può rispondere.
Alberto la sta aspettando. Aspetterà un po’ e poi deciderà di andare via o forse l’aspetterà tutto il pomeriggio. Forse incontrerà un amico e allora andrà via con lui. Colette invece non può decidere niente. O almeno, i pensieri non bastano.
Ma, se i suoi pensieri avessero una forza fisica, allora l’uomo sarebbe già a terra, sconfitto.



Leggi anche Silvia Pattarini | Valentina Pelliccia presenta: Zucchero filato

Zucchero filato

Ci tengo a precisare che non si tratta di un romanzo autobiografico.
Colette è una bambina, una piccola donna di quattordici anni. Il suo è un mondo ovattato, protetto. Improvvisamente cresce, si trova a dover affrontare da sola la vita.
E proprio quando si presta a vivere la sua prima vera libertà, qualcuno la violenta, contaminando la sua anima, la sua purezza e infrangendo così i suoi sogni.
Tuttavia, proprio questa condizione di distruzione, di “immobilità totale”, di non-vita, di suicidio interiore, è il passaggio fondamentale per ritrovare il coraggio di andare avanti.
È un racconto che fa capire quanto sia importante essere forti per se stessi e gli altri.
Zucchero filato continua a classificarsi ai primi posti di prestigiosi Premi di Narrativa Nazionale pur essendo trascorsi 17 anni dalla pubblicazione. Come, da ultimo, al Concorso "Tre colori" ad agosto 2020.


Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Storie delle Terre Unite. Il risveglio della Fenice, di Andrea Riccardo Gasparoni: pagina 69

Storie delle Terre Unite. Il risveglio della Fenice, di Andrea Riccardo Gasparoni: pagina 69

Storie delle Terre Unite. Il risveglio della Fenice, di Andrea Riccardo Gasparoni: pagina 69

Pagina 69 #167 Storie delle Terre Unite. Il risveglio della Fenice di Andrea Riccardo Gasparoni (Youcanprint). Imprevisti, colpi di scena, esseri fantastici e l'eterna lotta tra il bene e il male.

«Grazie» mi disse con un sorriso colmo di gratitudine alzandosi in piedi con eleganza. «Ora andiamo ad aiutare il tuo amico!» esclamò.
Si diresse verso il retro del carro e prese un bell'arco di legno, a cui era fissata con due fascette in ottone e una filettatura in tela grezza una faretra. La osservai sbalordito scoccare con abilità una freccia e colpire alla base della nuca un uomo con cui si stava battendo Caleb.
Ero stregato da quella grazia, ma mi sforzai di tornare alla realtà. Caleb aveva bisogno di me, stava combattendo con quattro soldati che in quel momento lo stavano accerchiando. Ripresi la spada e mi buttai nella mischia.
In tre battemmo facilmente quei bastardi. Eravamo perfettamente sincronizzati, ci capivamo con uno sguardo coprendoci le spalle a vicenda. La ragazza non era affatto indifesa come mi era sembrata. Era davvero abile con l’arco, con estrema precisione centrava sempre il bersaglio in un punto mortale.
Caleb, d’altro canto, era come un tornado: dotato di forza straordinaria spazzava via tutti quelli che si mettevano sulla sua strada.
Io invece affrontavo un avversario alla volta, amavo il duello e sentivo un fuoco ardente scorrermi nelle vene e guidare i miei movimenti.
La situazione era drammatica: il dolore per la morte di mio padre e la preoccupazione per la sorte dei miei fratelli mi attanagliavano il cuore, ma non mi ero mai sentito più a mio agio nella mia pelle, mai più vivo.

Qualche decina di minuti dopo ci guardammo intorno con aria soddisfatta, godendoci la vista dei soldati a terra.
Avevamo vinto.


Storie delle Terre Unite. Il risveglio della Fenice

Si racconta che quattro Fratelli, quattro creature leggendarie, diedero inizio alla vita: Fenice, Dragone, Grifone e Pegaso vivevano in sintonia nel Coelum, ed insieme osservavano la crescita delle Terre Unite. Una notte, Dragone distrusse quell'equilibrio. Pegaso e Grifone morirono, e Fenice, il più potente tra i fratelli, consumò sé stesso e il fratello nella Fiamma della Vita. Col passare del tempo la storia delle quattro creature diventò una leggenda, finché Goldfire, reincarnazione di Dragone, portò panico e distruzione nelle Terre Unite, rivendicandone il dominio. Seth, Caleb e Ginevra, giovani ragazzi del regno di Asli, scoprono di essere le reincarnazioni delle Creature. Perseguitati costantemente da Finn, generale dell’esercito nemico, e guidati da Esther, una misteriosa donna della razza degli Spiriti, dovranno imparare a controllare i loro poteri per riunire i Quattro Regni, tentando di porre finalmente fine al regime di terrore del malvagio Goldfire, riportando così la pace nelle Terre Unite.




Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
Caro e stinto, di Maury Incen: pagina 69

Caro e stinto, di Maury Incen: pagina 69

Caro e stinto, di Maury Incen: pagina 69

Pagina 69 #166 Caro e stinto di Maury Incen (Placebook Publishing). Un romanzo ironico sulle seconde possibilità, per riflettere sulle proprie scelte e, forse, perdonarsi qualcosa.

“Anch’io amavo gli animali,” prosegue lei, imperturbabile. “E loro amavano me. Io li percepivo, annusavo le loro anime,” aggiunge, dilatando impercettibilmente le narici. Il mio sesto senso mi dice che un pippone esistenzialista è in arrivo. “Loro sono Esseri di Luce. Condensano in pochi anni le loro esistenze perché tanta è la potenza del loro Io Animale. Purtroppo io ero un Essere di Tenebra. La mia Pietra Sacrale me lo aveva rivelato, infatti. Ero destinata a spegnere le energie della Luce. Ecco perché i miei animali non vivevano mai troppo a lungo,” monologa monocorde e con un filo di voce.
“Forse bastava ricordarsi di dare loro da mangiare,” tento di scherzare per salvarmi da questo strazio.
“Ed ecco che proprio nelle giornate della Sacerdotessa Persefone, la Morte mi chiama a sé. Un abbraccio lunghissimo…” e si cinge da sola con le braccia, chiudendo anche gli occhi. Non posso fare a meno di trovarla sensuale. Completamente pazza, ma sensuale.
“Un abbraccio destinato a rimanere nell’Eterno. Eterno come la danza di Eros e Thanatos. Lui mi stringeva, mi stringeva… e io soffocavo. Tornando nella Luce a poco a poco. Eppure Nikandros mi amava, l’ho sempre saputo,” riapre gli occhi, di nuovo fluttuanti nel vuoto.


Caro e stinto

Gianmarco muore improvvisamente (e pure un po’ maldestramente) all’età di cinquantasei anni. Pur essendo un uomo pieno di difetti, in vita non è stato di certo malvagio e gli viene concesso di tornare tra i viventi per poter assistere al proprio funerale. Sarà un’occasione per riflettere sul proprio percorso, sulle proprie scelte e, forse, potersi anche perdonare qualcosa. A patto di riuscire a districarsi tra angeli con l’accento veneto, anime ninfomani e spettri ripetitivi…


Leggi le altre pagine 69:


Leggi >
ARTICOLO PRECEDENTE >>
Post più vecchi
Home page