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Zetafobia 2: La città morta, di Gualtiero Ferrari: pagina 69

Zetafobia 2: La città morta, di Gualtiero Ferrari: pagina 69

Pagina 69 #174 Zetafobia 2: La città morta di Gualtiero Ferrari (Delos Digital): sei anni dopo l’apocalisse zombie, la missione eroica di una famiglia nel pericoloso territorio della città morta, Torino.

L’incuria e il tempo avevano permesso all’erba di crescere alta sino alla cintola, e tagliare attraverso il campo significava rischiare di farsi mordere le caviglie da uno zombie strisciante. L’idea non mi allettava, perciò preferii evitare scegliendo una soluzione diversa.
Sul lato più esterno della carreggiata c’era quella che mio padre avrebbe chiamato bialèra. Pensavo che “canale di scolo” fosse una definizione più appropriata, soprattutto per chi come me il dialetto piemontese lo masticava poco.
Ad ogni modo si trattava di un fossato per la raccolta dell’acqua piovana, profondo poco più d’un metro e largo altrettanto. Sul fondo i ciottoli levigati dalla corrente creavano una sorta pavimento su cui era possibile camminare, soprattutto in quel momento col canale asciutto.
– Okay – spiegai – dobbiamo arrivare dietro al capannone giallo.
– Quello del Self? – chiese Sebastiano.
– Sì! Proprio quello.
– Vuoi passare lì sotto? – domandò Lucrezia perplessa.
– Esatto – confermai – credo che ci sia una sentinella appostata nel parcheggio e non voglio che ci veda.
– E poi? – domandò caustica – una volta che siamo arrivati al Brico che facciamo? un barbecue?
– Non è il Brico, è il Self, e trascorreremo lì la notte – risposi senza scompormi – torneremo a casa domani o il giorno dopo. Dipenderà da cosa faranno gli amici che ci hanno giocato lo scherzo degli zombie.
Sebastiano assentì alla proposta con un’indifferente alzata di spalle, mentre sua madre mi guardò in cagnesco.
– Andiamo! – dichiarai senza perdere altro tempo.
C’incamminammo, piegati sotto il peso degli zaini, e per quanto fosse un tragitto breve risultò parecchio faticoso.
Per fortuna la zona era deserta e non incontrammo problemi nel raggiungere il cancello d’ingresso posteriore. I battenti erano legati l’un l’altro da una spessa catena d’acciaio e quest’ultima era chiusa con un lucchetto a combinazione.
Sbirciai tra le maglie della rete metallica e vidi tre zombie barcollare nell’area di carico e scarico merci.
L’idea di affrontarli non mi stuzzicava, quindi decisi di cercare un ingresso diverso.

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Zetafobia 2: La città morta

Sono trascorsi sei anni dalla pandemia di H5N1v2, la mutazione del virus dell’aviaria che ha dato il via all’apocalisse zombie.
Domenico, suo figlio e la moglie Lucrezia, scampati per il rotto della cuffia a orde di non-morti famelici, sono riusciti a sopravvivere fino a oggi.
L’isolamento della famiglia è bruscamente interrotto da un’automobile che si schianta contro una cabina elettrica. All’interno una giovane donna in travaglio sta dando alla luce suo figlio. Appena il bimbo è nato la madre taglia tre pezzi di cordone ombelicale e chiede a Domenico di consegnarli al distretto militare di Torino. Ottenuto ciò che voleva la donna estrae una pistola, uccide il neonato e si spara.
Chi era la donna? Perché quel pezzo di materiale organico è così importante? E soprattutto Domenico e la sua famiglia sono pronti a rischiare tutto per portare a termine una missione di cui non sanno nulla, addentrandosi nel pericoloso territorio della città morta, Torino?

Gualtiero Ferrari

Gualtiero Ferrari nasce a Torino nel 1970. Sposato, con un figlio quattordicenne, cresce e vive in questa splendida città, salvo trasferirsi alcuni anni all’estero, per motivi di studio e di lavoro.
Parla fluentemente l’inglese, il francese e quel minimo di tedesco necessario a ordinare del cibo caldo e una birra fresca.
Di formazione economico-scientifica, più che umanistica, si è avvicinato alla lettura nel corso dell’adolescenza e si è rifugiato nella scrittura, ormai adulto. Oggi lavora presso un’azienda meccanica e risiede in un minuscolo borgo sulle colline, alle porte della città.



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