Gli scrittori della porta accanto

Cinque giorni in Togo, tra Lome e i villaggi del nord



Mamme in viaggio Di Sonia Borrini. 2017, ricordo di una mini avventura in Togo: cinque giorni con Mia, quattro anni, da Lome ai villaggi del nord, patrimonio dell'UNESCO.

È il 2017. Decidiamo di andare in Togo per cinque giorni a visitare degli amici che si sono appena trasferiti lì.
Viaggiare con Mia non è mai stato semplice, e dire che dovrei averla abituata visto che in quattro anni avrà preso almeno una ventina di aerei. Per fortuna crescendo la situazione migliora. Quindi munite di colori e fogli affrontiamo anche questo volo. Non mancano i soliti trucchi per sentire meno la pressione alle orecchie: distrarla, bere e trattenere il fiato chiudendo naso e bocca. Quello che Mia preferisce però è che io le tenga tappate le orecchie. Nonostante da Abidjan, in Costa d'Avorio, dove viviamo, il volo sia cortissimo, meno di due ore, il problema arriva durante le fasi del decollo e soprattutto dell’atterraggio.
Cosa c’è da sapere sul Togo?
Il Togo, ufficialmente Repubblica Togolese (in francese République Togolaise), è uno stato dell'Africa Occidentale. Confina a ovest con il Ghana, a est con il Benin, a nord con il Burkina Faso. Si affaccia per un breve tratto (soltanto 56 km) sul Golfo di Guinea a sud; in questo tratto di costa si trova la capitale Lome. Lo Stato è vasto 56.785 km² ed è abitato da 6.145.000 abitanti con una densità di 97,7 ab/km². La lingua ufficiale è il francese (è membro dell'associazione dei paesi francofoni) ma vi si parlano anche molte lingue africane. Col nome di Togoland fu colonia prima della Germania e poi della Francia, da cui ottenne l'indipendenza nel 1960. In lingua locale, to-go significa approssimativamente "andare all'acqua". Circa il 40% della popolazione vive con meno di 1,25 dollari statunitensi al giorno. La valuta usate in Togo è il Il franco CFA, utilizzata da 14 paesi africani. Successivamente all'introduzione dell'euro, il valore del franco CFA è stato fissato alla nuova valuta. 655,96 Franchi CFA = 1 Euro.
Il clima è tipicamente tropicale con le temperature medie che variano dai 27 °C, che si registrano nel breve tratto costiero, ai circa 30 °C delle regioni più settentrionali con un clima più secco e non più tropicale ma caratteristico della savana. A sud vi sono due stagioni della pioggia (la prima tra aprile e luglio e la seconda tra ottobre e novembre) anche se la media delle precipitazioni non è molto elevata.

Arriviamo in Togo di venerdì sera all’aeroporto di Lome, la capitale.

Aeroporto piccolo ma ben organizzato. Purtroppo ci dimentichiamo il tesserino internazionale della febbre gialla, che è obbligatorio. Dopo una mezz’oretta a convincere il personale medico dell’aereoporto che siamo già vaccinate, che non ho intenzione di pagare diecimila franchi e soprattutto che non devono rifarci il vaccino, finalmente usciamo. E un gruppo di musicisti ci dà l’akwaba (benvenuto) a suon di chitarra in cerca di qualche moneta.
È già buio ma il caldo si fa comunque sentire e la presenza di moto taxi è evidente.
Andiamo dirette a una festa di espatriati, vicini della famiglia che ci ospita.
A Lome non sono tanti gli expats e ogni occasione è buona per incontrarsi, magari con una festa in casa, in questo caso per il compleanno di un francese. Una bella villa con spazioso giardino all’interno di una citè (ovvero un’aerea residenziale protetta) di almeno 200 case.
La comunità expat a questa festa è prevalentemente spagnola allora danziamo salsa mangiando tortillas.
Mia è riuscita a dormire un po’ sull’aereo quindi è bella carica e balla tutta la sera.


L’indomani lo passiamo tranquilli in città. Lome con meno di 900 mila abitanti è la città più popolosa del Togo e affaccia sul Golfo di Guinea.

Il toponimo lomé viene da alotimé, che in locale significa "in mezzo alle piante d'alo". L'alo è un albero che dominava il sito storico di Lome al tempo della sua fondazione.
Come nella maggior parte delle capitali africane, gli eventi culturali sono gestiti dal Goethe Institut e dall’Institut Français. Approfittiamo di una esposizione (film panoramici a 360°) al Goethe per visitare il centro città. Una passeggiata veloce nelle vie del mercato caotico fino alla Cattedrale Sacro Cuore costruita in meno di un anno nel 1901 dai tedeschi. Il mercato purtroppo non offre nulla di veramente interessante e le moto taxi con guida spericolata rendono la visita poco rilassante.
Il pomeriggio lo dedico a visitare un’altra amica conosciuta in Uganda e da poco residente a Lome. È pure il suo compleanno. Il gruppo si allarga e andiamo tutti a cena da Factory: un ristorante molto carino con spazio giochi per bambini. E Mia e i suoi amichetti si sbizzarriscono! A quanto pare in Togo fanno solo questo tipo di pizza dove la pasta ha una consistenza completamente diversa, sembra più un chapati. Ma ci si puo’ fare l’abitudine senza troppi problemi.
Nanna presto rigorosamente sotto la zanzariera (per evitare di prendere di nuovo la malaria) per poter partire presto verso il Nord del Togo la mattina seguente.

Mini avventura in Togo

Ci si stringe in sei nella piccola 4x4 di Paolo e si affrontano le sei ore di strada per arrivare a Kara.

Non ci sono autogrill ovviamente ma a quanto pare nemmeno dei bar attrezzati. Allora ci fermiamo appena vediamo una struttura nel mezzo del nulla. Il Bar Mawulikplimi. Ordininiamoo due Coca Cole (calde perchè le recenti finanze non hanno permesso al proprietario di avere elettricità) e qualche snack a base di pasta d’arachidi e mais. La Coca cola, con la sua dose di zucchero e caffeina, è il toccasana per darti la carica con questo caldo africano. Ed è cosi acida da sistemare momentaneamente lo stomaco poco abituato ai cibi locali.
Ok, la vera avventura ha inizio.

Arrivati all’accampamento non perdiamo tempo, è già il tramonto ma noi dobbiamo andare a conoscere gli ultimi tre elefanti del Togo.

Allora attraversato il fiume in piroga e fatto qualche minuto di tragitto in pickup, eccoci ai tre “piccoli” elefanti che dall’eta di un anno vivono con gli umani. Ora hanno 14 anni e si fanno accarezzare senza fare storie. Anzi, son loro che ci accarezzano con la proboscide. Nonostante la disinvoltura con la quale lo staff ci fa entrare nel recinto (dove stanno la notte) e toccare questi meravigliosi animali (più pelosi di quanto mi aspettassi) noi turisti adulti siamo leggermenti impauriti e non ci lasciamo troppo andare.
Rientrati all’accampamento ci dedichiamo un aperitivo nel silenzio della savana, interrotto solo dalle urla dei nostri tre mini umani.

Lunedi inizia la giornata con un safari nella riserva Sarakawa e i suoi 600 ettari di parco.

Andiamo alla ricerca di qualche animale che Mia finora ha visto solo allo zoo.
E così ecco il bufalo, le antilopi, le eleganti zebre, oltre a grosse tartarughe e struzzi. Soddisfatti ci prepariamo ad affrontare l’ultima visita del nostro viaggio al Nord.

Il villaggio Tamberma, a pochi chilometri dalla frontiera con il Benin, ospita le famose case con torri di terra.

I Tamberma si sono stabiliti nella zona intorno al XVI secolo, dal Burkina Faso. È il solo sito patrimonio UNESCO in Togo.
Facciamo la visita a qualche abitazione. Dall’esterno sembra un castello con un unico ingresso che protegge dai nemici… e dalle calde giornate. Basicamente si tratta di una capanna rotonda di terra e paglia, con delle torrette collegate. All'interno, il piano terra è riservato agli animali e agli spiriti dei famigliari scomparsi. Al primo piano le camere si affacciano su una terrazza principale. L'usanza è quella di andare dentro e fuori dalle stanze all'indietro, in modo da non essere sorpreso spostando la schiena. E se la notte i bimbi devono fare pipì, c’è un buco nel pavimento verso la stalla.
Ciò che caratterizza i loro villaggi, oltre alla perfetta regolarità delle costruzioni, è la coesistenza, anche l'interpenetrazione delle attività degli spiriti vivi e sacri, invisibili ma potenti.
Paghiamo quindicimila franchi per uno spettacolo di danza un po’ improvvisato ma divertente. Una visita alle antiche abitazioni ricavate nei baobab centenari. Nel cuore del baobab, nel cuore dell’Africa, una sensazione di benessere ci avvolge e non vogliamo più uscire. Ma la nostra guida ci aspetta, è ora di partire.

Villaggi Togo

Martedì un giro veloce a Kara, il capoluogo della regione al Nord, con i suoi novantaquattromila abitanti.

Il mercato è un po’ più tradizionale di quello della capitale togolese. Le donne vendono fiori di karkade con grandi cappelli di paglia.
Dopo oltre sei ore di strada si torna a Lome. La strada nazionale, spina dorsale del Togo, è messa relativamente bene e il viaggio non è così terribile.
A Lome, un aperitivo al Club della scuola inglese, a base della solita pizza chapati. Poi cena fuori in un ristorante dove alternano menù ogni 15 giorni, e siamo capitati nel menù messicano. Al ristorante proiettano un film (a quanto mi dicono i miei amici, è consuetudine in vari ristoranti della città) che purtroppo non è adatto ai bambini quindi rientriamo presto a casa concludendo la nostra vacanza togolese.
Il nostro volo è al mattino presto.
Dall’aereo ammiriamo le spiagge togolsesi che non abbiamo fatto in tempo a visitare.
Arrivederci Togo, Air Cote d’Ivoire ci riporta a casa pronte a programmare altre avventure.

Kpalime e Tamberma Village

© Sonia Borrini


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