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Weekend in Puglia, tra le chiese rupestri di Massafra, Mottola e Gravina

Weekend in Puglia, tra le chiese rupestri di Massafra, Mottola e Gravina

Viaggi Di Luigi Lazzaroni. Weekend tra le le chiese rupestri delle gravine della Puglia: Massafra, Mottola e Gravina.



Massafra

Una cartolina, questa è Massafra dal ponte che attraversa la gravina di San Marco, cielo azzurro e nuvole ventose, la cupola blu della chiesa, le case a picco sul burrone, archi bianchi, muri di tufo, terrazze fiorite, alberi che salgono dal basso per spiare nelle finestre che si aprono sul vuoto e in fondo, appena visibile nell’intrico di rami e cespugli, un torrentello che si fa i fatti suoi.

Cripta della Candelora

Sì, la Cripta della Candelora è in gravina – ci aveva detto con un sorriso sornione la ragazza uscendo dall’Ufficio Turistico, ma allora che ci facciamo nel parcheggio di un condominio? Una porticina chiusa a chiave tra il muro e i box, un passaggio strettissimo e all’improvviso sotto di noi la gravina, hai voglia a trovarlo da soli quest’ingresso! È del XII secolo ed è famosa per gli affreschi – spiega la ragazza che ci fa da guida, mia moglie appena sente puzza di secoli si dà alla fotografia, affreschi, soffitti, colonne, qualunque cosa ma niente xesimo secolo, il fico che fa ombra – la parete laterale della cripta non è caduta da sola ma è stata distrutta nell’800 quando hanno allargato il giardino di fianco...
Tra gli affreschi meglio conservati c’è Maria con Gesù in braccio e Simeone, una insolita Maria che porta a passeggio Gesù bambino mano nella mano, poi San Nicola Pellegrino, Santo Stefano, gli altri santi li leggerò in internet, anch’io voglio fare foto. A mia moglie, risalendo la scalinata – hai fatto la foto alla Madonna che sorride? No? Vedi, dovevi stare ad ascoltare la guida.

Cripta di San Leonardo

Questa la si poteva trovare, la Cripta di San Leonardo, è in paese, così in paese che le fondamenta del condominio lì dietro sono arrivate a un metro dalla parete della cripta, allora è un vizio! C’è una cancellata, una targa del Lions che ha sponsorizzato il restauro, tra i tanti santi spicca il Cristo Pantocratore tra la Madonna e San Giovanni, colori più vivi rispetto all’altra cripta ma più piatti, meno lavorati, restauro troppo pesante? Mia moglie se ne infischia e fotografa comunque tutto.

Sant’Antonio Abate

E dove sta la terza chiesa, quella di Sant’Antonio Abate?Non lo indovinereste mai. All’inizio, mille anni fa circa, c’era una chiesa scavata nella roccia, anzi due chiese contigue con due altari, uno di rito latino e uno di rito orientale, poi ci hanno costruito sopra e sopra ancora e alla fine è diventata la lavanderia dell’Ospedale Vecchio e in ricordo dell’uso la parete trasuda umidità, si vedono proprio goccioline come di rugiada, incredibile che ci siano affreschi ancora leggibili. Quelli che mi sono piaciuti di più? San Giacomo Maggiore, quello del Cammino di Santiago – l’ho fatto anch’io – e Sant’Elena vestita di rosso e con la corona in testa. Si esce chiudendo a chiave l’anonima porta che dà su un anonimo vicolo, tesori nascosti d’Italia.

Cripta della Candelora e Chiesa di Sant’Antonio Abate

Mottola

A Massafra le chiese erano in centro? A Mottola sono disperse nella campagna. A Massafra stamattina c’era il sole? A Mottola nel pomeriggio c’è il diluvio, fulmini, grandine e vento, a parte ciò, tutto bene.

La chiesa di San Nicola

La chiesa di San Nicola è giù quasi in piano rispetto a Mottola, in una gravinella, lungo la ferrovia, piove a dirotto e dopo dieci minuti di attesa in macchina, quando la signora che ci accompagna ha finito gli argomenti su Peucezi, Greci, Romani, Longobardi, Saraceni, Bizantini, Normanni e Svevi, tutti passati di qui, via con gli ombrelli tra le cascatelle che hanno riempito il viottolo. È stata definita la Cappella Sistina delle chiese rupestri – annuncia con una certa enfasi la nostra guida ed effettivamente tutte le pareti sono coperte da affreschi meglio conservati di quelli di Massafra, tanti affreschi vuol dire tanti santi e la signora tutti ce li vuole spiegare, nomi, colori, storie – troppo, se volete saperne di più cliccate qui.

Chiesa di Sant’Angelo

Chiesa di Sant’Angelo, sotto la Masseria di Casalrotto, sempre nelle campagne, comincia a spiovere. Si dice chiesa ma in realtà è anche questa una cripta scavata nella roccia con tanto di cartello illustrativo, accesso facilitato da scale e corrimano, ingresso protetto da una inferriata – siete ben organizzati – sì, le chiese sono state acquistate anni fa dal Comune per poterle mettere in sicurezza ma c’è ancora molto da fare per conservarle e valorizzarle. È l’unica chiesa su due livelli ma gli affreschi sono molto rovinati dall’umidità, colpa dell’acqua del Giordano dipinta dal pittore nell’affresco del Battesimo di Gesù? C’è anche un pesce nel Giordano, mia moglie l’ha fotografato, io non l’ho visto – perché, cosa stavi facendo? – stavo ascoltando la guida.

Chiesa di San Gregorio

Si risale verso Mottola, ultima chiesa, San Gregorio, pioviggina, a terra cumuli di grandine sabbiosa, all’interno alghe e muffe verdi su colonne e soffitti, ma scavati con maestria ci fa notare la nostra accompagnatrice, in un avvallamento del pavimento consumato dai secoli una pozzanghera che potrebbe ospitare pesci veri, allora si attacca al telefono – non hanno appena fatto lavori di protezione contro la pioggia? ma come hanno lavorato? Il Cristo Pantocratore nell’abside centrale ha lo sguardo rassegnato di chi ne ha viste tante.

San Gregorio, gravina di Mottola

Gravina in Puglia

All’ufficio dello IAT non sanno se oggi si può visitare la grotta di San Michele – il parroco non risponde, fate un giro, più tardi forse. Niente da dire, Gravina in Puglia è un paese davvero fotogenico, sta girando Checco Zalone, pare che verranno registrate anche alcune scene dell’ultimo James Bond, il ponte dell’acquedotto è proprio come nelle foto, l’acqua trabocca dalle vasche di decantazione – il fischietto Cola Cola l’abbiamo comprato direttamente dal nipote del suo inventore, ma il parroco l’avete trovato? Sì, si può visitare, vi accompagnerà una nostra volontaria.

La grotta di San Michele

Giù in fondo al paese, sull’orlo della gravina, la grotta di San Michele è accessibile da un cancello chiuso a chiave, ma noi l’abbiamo la chiave, e dal praticello lì di fianco aperto a tutti, non serve la chiave. Il pavimento della grotta è roccia antichissima – ci dice la nostra accompagnatrice, una timida signora quarantenne dai capelli corvini – ci sono anche le tracce di un velociraptor – foto, faremo felice la nipotina, se solo si capisse quali sono – la cripta è stata scavata nello strato di roccia superiore, più tenera, tufacea – e ne hanno scavata di roccia, è la più grande chiesa rupestre finora visitata – affreschi? – pochi e malridotti, quello più visibile è una Crocifissione, in compenso, dietro una grata, un mucchio di teschi e di ossa neanche ci fossero stati i khmer rossi – chi sono? – i martiri dell’attacco dei saraceni nel 999 d.C. e altri morti, c’era un cimitero. Usciamo, aria fresca, iris in fiore sul costone della gravina, splendido scorcio del paese arroccato in cima – lo vedete il nido della poiana su quei cipressi? I discendenti del Velociraptor ci sono ancora.

Cripta di San Vito Vecchio

Gli affreschi più belli? Quelli staccati dalla Cripta di San Vito Vecchio e riposizionati nel museo della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, ne vale la pena, in fondo alla navata un grande Cristo Pantocratore, sui lati le Tre Marie al sepolcro e la solita processione di santi, c’è anche qui San Giacomo con la conchiglia del viaggiatore, ma che colori e che dettagli – non avete più cartoline degli affreschi? Possiamo scattare almeno una foto come ricordo? Sì ma non si può.
Quale ti è piaciuta di più? L’ultima, nel museo, niente gradini storti su e giù per le gravine, niente acqua nelle scarpe, niente odore di muffa, niente santi da illuminare con la torcia del telefonino, niente posti dimenticati dagli uomini e da Dio – lo sapevo, mai fare queste domande a mia moglie.

Gravina in Puglia


Luigi Lazzaroni

Luigi Lazzaroni
Non credo nell’astrologia ma mi ritrovo in alcune caratteristiche del mio segno, ovviamente quelle che mi fanno più comodo: l’Acquario ama sentirsi libero e sente il bisogno di spostarsi continuamente, adora viaggiare, è attratto da tutto ciò che è nuovo, ha idee continue che gli girano in testa, gli Acquario sono sognatori. Confermo al cento per cento. Per il resto studi classici, laurea scientifica giusto per cambiare, pittura nei periodi di meditazione, fotografia sempre, in montagna da solo o con gli amici, in giro per il mondo con una moglie che mi tiene nel mondo reale tranne che in Amazzonia dove non vuole proprio venire.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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