Recensione: Le città invisibili, di Italo Calvino

Recensione: Le città invisibili, di Italo Calvino

Libri Recensione di Davide Dotto. Le città invisibili di Italo Calvino (Mondadori). Compendiate in un atlante non solo di luoghi in cui si può andare e da cui si può partire, ma di azioni che si possono compiere, di uomini e donne che li abitano, il celebre dialogo tra Kublai Khan e Marco Polo.

Kublai Khan s’era accorto che le città di Marco Polo s’assomigliavano, come se il passaggio dall’una all’altra non implicasse un viaggio ma uno scambio d’elementi. Adesso, da ogni città che Marco gli descriveva, la mente del gran Khan partiva per suo conto, e smontata la città pezzo per pezzo, la ricostruiva in un altro modo, sostituendo ingredienti, spostandoli, invertendoli.
L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.
Italo Calvino, Le città invisibili


Non è chiara la simmetria del dialogo tra Kublai Khan e Marco Polo. Il primo, seduto sul trono dell'impero, è un motore immobile che tutto regge e sovrintende. Il secondo ha molto viaggiato e, se interrogato, riferisce quanto ha visto. 

Le reciproche dimensioni – di realtà e immaginazione – si intersecano, come le domande e le risposte.
Entrambi conducono un discorso per conto proprio «approfittando delle suggestioni delle parole dell’altro», fino a non sapere dove si trovano, o dove immaginano di essere.
I racconti del mercante alimentano l’immaginazione del sovrano, insieme a qualche speranza e a comprensibili dubbi: «Quando ritornerai al Ponente, ripeterai alla tua gente gli stessi racconti che fai a me?»
Quella di Kublai è la realtà perniciosa di un Impero in sfacelo, sottratto agli avversari di un tempo. Ha un’idea di massima di ciò che gli appartiene. Per il resto ricorre alle cartografie di un esauriente atlante, grazie al quale esplora tutte le forme di città esistenti. Marco Polo indica senza fallo: Costantinopoli, Gerusalemme, Samarcanda, Granada, Parigi. Se le riconosce può raccontarle pur non essendovi mai stato.

Le città invisibili di Italo Calvino sono compendiate in un atlante non solo di luoghi in cui si può andare e da cui si può partire, ma di azioni che si possono compiere, di uomini e donne che li abitano.

Qualche città è ridondante, «si ripete perché qualcosa arrivi a fissarsi nella mente». Oppure è la memoria a essere ridondante, «ne ripete i segni affinché la città cominci a esistere».
La realtà trasfigurata nel racconto è il punto di partenza del mercante. L’immaginazione oscilla dalle cose rilevanti e scomode rimaste ai margini, a ciò che percepisce il suo ascoltatore nel contestargli: «le tue città non esistono, forse non sono mai esistite. Per certo non esisteranno più. Perché non mi parli dell’Impero che marcisce?»
La risposta degna del più navigato tra i diplomatici chiude il cerchio: «Nessuno sa meglio di te, saggio Kublai, che non si deve mai confondere la città col discorso che la descrive». Però, sul filo del reale e dell’immaginario, aggiunge: «non posso spingere la mia operazione oltre un certo limite: otterrei delle città troppo verosimili per essere vere
In conclusione, l’imperatore non può dire se e quando Marco Polo sia partito, quando sia tornato, su cosa si basino le sue relazioni: cosa è dentro, cosa fuori della mente, al di là e al di qua delle proprie palpebre?
Prodotto della mente, trasfigurate nel ricordo e nel racconto, le singole città esistono senza necessità di essere vedute: l'invisibile si radica nel legame tra le immagini ottenute, si fa mondo reale tradotto oltre i confini angusti del tempo e dello spazio, rivelando una sorta di universo quantistico. In questo senso le città, per Kublai e per il mercante veneziano, sono invisibili. Quest'ultimo – forse – non fa che rappresentare la stessa città: misteriosa, insondabile, edificata sull'acqua.


Le città invisibili

di Italo Calvino
Mondadori
Narrativa
ISBN 978-8804668022
Cartaceo 10,20€
Ebook 7,99€

Sinossi 

Città reali scomposte e trasformate in chiave onirica, e città simboliche e surreali che diventano archetipi moderni in un testo narrativo che raggiunge i vertici della poeticità. Postfazione di Pier Paolo Pasolini.
Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.
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