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Francesco Nucera presenta: 118 Codice rosso sangue

Francesco Nucera presenta: 118 Codice rosso sangue

Francesco Nucera presenta: 118 Codice rosso sangue

Presentazione Libri Intervista a cura di Andrea Pistoia. Da una live radiofonica su DeejayFox Radio Station, Francesco Nucera presenta: 118 Codice rosso sangue (Delos Digital | Scatole Parlanti). Stefano e Penny sarebbero una bella coppia: ridono, scherzano e si amano. Peccato solo che lei sia morta vent’anni prima e che, da quel momento, lui abbia sviluppato il potere di vedere gli spettri.

Francesco Nucera ha un buon curriculum di volumi pubblicati, tra cui spiccano Nerd AntiZombie e Grosso guaio a RozzAngeles, editi con Nero Press, Cambio vita: vado a fare il soccorritore, con Augh! Edizioni e, con Acheron Books, Gli Inutili, un romanzo sul filo dell'ironia che racconta la dura vita dei supereroi italiani. Da sempre lavora sulle ambulanze dove fa anche il volontario.
118 Codice rosso sangue è il secondo romanzo che ambienta in Bronzea Soccorso, un’Associazione immaginaria con sede a Rozzano (MI).


L'autore racconta



Ciao Francesco. Come ti descriveresti, a chi non ti conosce?

Grandioso, così mi sento rigettato in uno di quei video di inizi anni duemila, con la musica a palla sullo sfondo, il bicchiere di gin tonic in mano e la testa che ciondola fuori tempo come un idiota.
Ciao, mi chiamo Francesco Nucera, mi piacciono i gatti e i libri. Da bambino volevo diventare uno scrittore, ora lo sono diventato e vorrei tornare indietro per cambiare il mio sogno nel cassetto. Forse preferirei diventare assicuratore, o agente immobiliare. Se non si fosse capito sono uno a cui piace ironizzare per evitare le risposte scomode.

Ho colto il messaggio! Passiamo al tuo romanzo: 118 codice rosso sangue. Puoi spiegarci in breve la trama?

Il romanzo è ambientato nella periferia sud milanese. Il protagonista è Stefano, un soccorritore del 118, che da vent’anni convive con il fantasma della sua ragazza. Lui ci parla e ci scherza come fosse viva, ma così non è. Questa capacità di vedere i morti non si limita a Penny, lui percepisce i demoni. Così, il prete che lo segue da dopo la scomparsa di lei, lo usa nella caccia al male. In questo idilliaco quadretto si unisce Lara, una giovane soccorritrice. Stefano ne è da subito attratto, in maniera quasi maniacale, forse perché in lei c’è qualcosa di speciale.

Cosa ti ha spinto a scriverlo? Un'idea, un'emozione o un episodio che hai voluto sviluppare?

La spinta arriva da un’amica e dalla mia voglia di sperimentare. Polly (l’amica) è diventata la curatrice di una collana di romanzi dark romance e mi ha chiesto di scrivere un romanzo per lei. Io, dopo aver detto un secco no, almeno dieci volte, mi sono convinto che foirse il mondo era pronto a emozionarmi con un mio romanzo. E caspita, pare che ne sia uscita un’ottima storia.

Da dove nasce la caratterizzazione dei personaggi? Ti sei ispirato a qualcuno che conosci personalmente?

Sicuramente mi sono ispirato a qualcuno per entrambi. In particolare Lara nasce dalle chiacchierate con una giovane amica. Mi sarebbe stato impossibile descrivere le ragazze di questo millennio senza il suo aiuto.

Da una parte il paranormale, dall'altra la vita in ambulanza e dall'altra ancora l'amore (quello tossico, quello perduto e quello nascente). Come ti è venuta l'idea di amalgamare questi tre elementi così diversi tra loro e perché è proprio questi?

Nasce dalla voglia di scrivere del mondo delle ambulanza, ma da un punto di vista diverso da quello del soccorso puro. Attraverso le sue pagine vorrei che i lettori si interessassero di più a quelle persone che dedicano la propria vita per aiutare gli altri, che siano essi lavoratori stipendiati o volontari. E il resto vien da sé, amore e demoni viaggiano di pari passo da sempre.

Il titolo è decisamente accattivante. Perché hai scelto proprio questo? E quale altro hai scartato, pur ispirandoti particolarmente?

Non l’ho scelto io ma il popolo di Instagram. Ho lanciato un primo sondaggio da cui sono nate diverse proposte che poi abbiamo escluso fino a quando non è rimasto solo questo. In effetti gli altri erano terribili: Le sirene dell’inferno, Un amore infernale, Quattro salti in barella

118 codice rosso sangue è legato a qualche altro romanzo precedentemente o è una storia a sé stante? Ma soprattutto, è autoconclusivo o dobbiamo aspettarci un seguito?

Sull'autoconclusivo rispondo quello che rispondo per ogni singola storia che ho scritto: dipende da quanto i lettori vorranno un seguito. Le mie storie si concludono sempre, ma è altrettanto vero che ogni storia può continuare. Quindi, vediamo.
Il "fratello" maggiore, o minore per le intenzioni, è Cambio vita: vado a fare il soccorritore, romanzo da cui ho preso la Bronzea Soccorso (associazione immaginaria di Rozzano) e alcuni dei coprotagonisti. La storia d’amore che racconto qui prende spunto da uno dei protagonisti del vecchio romanzo, poi cambia tutto con l’innesto del fattore demoniaco.

Inevitabile quindi chiederti: hai già dei progetti (letterali) su cui stai già lavorando o ti stai dedicando per ora a far conoscere il più possibile il tuo attuale romanzo?

Progetti tanti, ma dovrei lavorare di più… Intanto a giugno 2025 è uscita un’antologia zombie, Mortimale. Benvenuti sullo Zombibus, di cui sono scrittore e curatore. Poi ho un romanzo da scrivere che catologherei sotto “fantascienza” e un'idea "giallesca" che mi attrae. Giusto per cambiare ancora genere letterario e confondere di più i miei lettori.

Concludiamo con una domanda fondamentale: dove possiamo trovare il tuo romanzo?

Sicuramente lo potete trovare su Amazon, ma se siete ancora più intrepidi ptreste provare a farlo ordinare dal vostro libraio, anche se non è scontato che riesca a reperirlo.

È giunta l’ora dei saluti. Grazie per averci tenuto compagnia in questa intervista.

Grazie a voi per avermi dato voce.


118 Codice rosso sangue

di Francesco Nucera
Delos Digital | Scatole Parlanti
Romance
ISBN 978-8825429282
Cartaceo 16,15€
Ebook 4,99€

Quarta

Stefano ufficialmente lavora in ambulanza, quello che gli altri non sanno è che aiuta don Guido, un prete esorcista, a combattere i demoni. Lo fa da quando Penny, la sua ex fidanzata, è morta per poi tornare sotto forma di spettro che può vedere solo lui.
Questi sono i suoi unici amici, non male per un uomo che spesso si scorda di mangiare e il cui obbiettivo è quello di morire il prima possibile. Almeno, lo è fin quando non incespica in Lara.
Lei, giovane e bella, è alla ricerca di un mentore che le insegni il lavoro da soccorritrice, ma ancora prima è in fuga da un amore tossico che la sta logorando. Si rende conto che la persona con cui sta le fa del male ma non ha la forza di mollarlo.
Quando si incontrano, nessuno dei due immagina che tra loro possa nascere qualcosa, ma il destino è infame, soprattutto se aiutato da un demone che ha messo sotto tiro Stefano e il suo gruppo.
Le forze in gioco sono spietate, demoni millenari cercano la loro vendetta e sono disposti a usare ogni arma in loro possesso.
In una Rozzano invasa dal male, potrà l’amore salvare entrambi o li consumerà fino a portarli alla rovina?



Andrea Pistoia
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Fiammetta Rossi presenta: Il fantasma del cambusiere

Fiammetta Rossi presenta: Il fantasma del cambusiere

Fiammetta Rossi presenta: Il fantasma del cambusiere

Presentazione Libri Intervista a cura di Andrea Pistoia. Da una live radiofonica su DeejayFox Radio Station, Fiammetta Rossi presenta: Il fantasma del cambusiere (Delos Digital): le vicissitudini di un fantasma scozzese scorbutico e misogino morto assassinato nel 1874 si legano a quelle di una bella donna inglese in fuga che prende in affitto il suo cottage abbandonato.

Fiammetta M. Rossi nasce a Roma nel 1972. Dopo aver trascorso l'infanzia in Sud Africa torna in Italia e si laurea in Economia e Commercio. Negli ultimi quindici anni ha frequentato i corsi di scrittura creativa con Franco Forte, direttore editoriale del Giallo Mondadori, e Francesco Trento, scrittore e sceneggiatore. Ha seguito corsi di specializzazione sul giallo e sul ritmo delle storie tenuti presso la Scuola Holden di Torino.
Attualmente vive a Vigevano, ha tenuto per diversi anni una rubrica radiofonica dedicata ai libri per DeejayFoxRadio ed è stata articolista per il MassaCarraraNews. Oggi lavora come editor free lance, insegna Scrittura Creativa nelle scuole primarie e secondarie di primo grado.
Con i bambini dell'Istituto Comprensivo Diaz e De Marchi di Milano ha curato le antologie di racconti Piccoli scrittori crescono e Emozioni e Brividi tra i banchi di quinta elementare, con l’Istituto Comprensivo Don T. Comelli di Vigevano ha curato l'antologia di racconti Le fantastiche storie dei ragazzi della Don Comelli (edizione 2022, 2023 e 2024), e con l’Istituto Comprensivo di Mede A. Massazza l’antologia Antogno lo gnomo e altre storie, tutte pubblicati con LAReditore di Torino.
Come autrice, ha pubblicato diversi racconti d'appendice con il Giallo Mondadori e per la collana Delitti di Lago con l'editore Morellini, oltre a una raccolta di favole dal titolo Ancora nonna! (Kimerik 2014), e i romanzi per ragazzi: La strana bottega del signor Balaji (Leucotea 2018), Breinen e il segreto della Fonte (Il seme bianco, 2019). Con Delos Digital Editore ha già pubblicato 200 ORE (vincitore del concorso Milano International 2023) e Il fantasma del cambusiere (menzione d’onore al festival Garfagnana in Giallo, 2023).


L'autrice racconta



Ciao Fiammetta. Innanzitutto, di che cosa parla Il fantasma del cambusiere?

Caro Andrea, intanto grazie per l’intervista. Dunque, il romanzo è un mystery thriller ambientato nel 1874. In un villaggio scozzese viene assassinato un cambusiere, Julian Moore, apparentemente senza motivo. Il poveretto, invece di passare a miglior vita, rimane incastrato nel suo cottage e, se da vivo aveva un carattere scorbutico e misogino, da morto è anche peggiorato. Finchè un giorno, casa sua viene affittata da una giovane e attraente fanciulla inglese con fratellino al seguito. Lì per lì, il fantasma pensa di sbarazzarsene spaventando la povera Margareth e quasi ci riesce, ma (c’è sempre un ma!) lei è testarda e non vuol saperne di andarsene soprattutto perché è in pericolo. Qualcuno minaccia di ucciderla. Non solo: qualcosa la lega fantasma visto che lei è l'unica che può sentirlo senza che lui lo voglia. Di sicuro c'è un segreto nella vita di Lady Margareth e un mistero attorno alla morte violenta di Julian Moore. Entrambi dovranno imparare a far conto uno sull'altra per riuscire a convivere e, soprattutto, a far luce sui troppi enigmi che li circondano.
Un giallo, un mistero da risolvere, un po' di humor che di questi tempi ci vuole!

Perché hai scelto questo titolo? Ne avevi altri il lista? Perché li hai scartati?

Il titolo è venuto da solo, non ne ho nemmeno pensati altri, questo mi ha catturato subito, anche perché così il lettore capisce bene di cosa si tratta e non è tratto in inganno: è un giallo, un po' ironico sul tipo di Oscar Wilde.

Dato il contesto in cui è ambientato Il fantasma del cambusiere, certamente hai fatto una ricerca certosina per non commettere errori storici. Dove hai recuperato tutto il materiale? È stato un lavoro che ti ha occupato molto tempo?

Assolutamente sì! Ho letto diversi libri e fatto ricerche geografiche per descrivere al meglio la zona e ricerche storiche per evitare strafalcioni; ad esempioall’inizio volevo usare il treno, ma prima di una certa data la ferrovia non esisteva da quelle parti, quindi ho dovuto “posticipare” il racconto.

Cos’è che ti piace di più del tuo romanzo? Un personaggio, una scena, uno scambio di battute… E perché?

A me piace l’umorismo, la leggerezza, un po' di ironia che non sono affatto sinonimi di superficialità, a patto di non abusarne. Se porto avanti una storia, un messaggio, mi piace anche far sorridere il lettore. A dar retta ai critici che hanno letto il romanzo, il pezzo forte sono i dialoghi; una serie di “botta e risposta” pepati e con ritmo. Ad esempio quando Margareth dichiara guerra al fantasma chiaro e tondo. E non è da lei; la mia eroina è sempre stata un po' succube di orribili parenti. E invece qui trova la forza di ribellarsi. E con un fantasma, per giunta!

Sempre restando sui tuoi gusti, ti riconosci nel protagonista o in qualche altro personaggio? E quello che ti appartiene meno o che proprio non sopporti?

Forse un pochino in Julian Moore, che ha sempre la battuta pronta. Il personaggio che mi è più distante, invece, è la perfida zia Ortensia, acida al punto giusto.

Il fantasma del cambusiere si fa portavoce di qualche messaggio particolare? Lo si scopre facilmente leggendo il romanzo o bisogna "leggere tra le righe" per scoprirlo?

Tra le righe si legge di un’amicizia particolare, della necessità di curare di più e meglio gli affetti. Cosa che Julian impara sulla sua pelle (si fa per dire).

Qual è stato l’episodio più bello che hai avuto legato a questo romanzo o il complimento più gradito?

Oh, questo romanzo mi ha dato tantissima soddisfazione, non solo per i premi vinti, ma anche per le recensioni. Una signora di Ancona mi ha scritto: "Ce ne fossero altri di libri così, capaci di distrarti e regalarti un momento di allegria!" e che vuoi di più?

Ricordiamo che, oltre a Il fantasma del cambusiere, hai pubblicato sia romanzi che racconti, sia thriller che libri per ragazzi. Come mai la scelta di portare avanti due generi così diversi?

Caro Andrea, avevo qualcosa da dire… E l’ho scritto. Probabilmente ero ancora in cerca della mia voce di scrittrice; oggi la mia passione sono i gialli, e i romanzi storici.

Avendo scritto tanti racconti e romanzi, quando ne inizi uno cosa nasce prima? La trama a grandi linee, il finale o un episodio su cui poi costruisci intorno tutta la storia? Ed è un modus operandi che adotti sempre o cambia di volta in volta, a seconda dell’ispirazione del momento?

Il modus è più o meno sempre lo stesso: ho in mente il cuore della trama. Nemmeno la trama… Ma quello che voglio raccontare. Ad esempio: una storia d’avventura durante il periodo coloniale, magari traendo spunto da un fatto realmente accaduto. È come vedere un terreno e immaginarsi la casa che vuoi costruire. Chiaro che poi non viene come te l’eri immaginata, magari anche meglio! L’importante è che appena ho un’idea, la scrivo sul "taccuino delle idee", poi ci rimugino un poco, e quando sono sicura, scrivo un super riassunto di quello che sarà il romanzo, lo divido in capitoli (questa operazione richiede un sacco di tempo) e poi comincia il divertimento!

Ultima domanda, quella di rito: adesso cosa bolle in pentola? Nel senso, stai già lavorandoa qualcosa, ad esempio un futuro racconto o romanzo? Lo stai già scrivendo o è ancora in stato embrionale? Ci puoi già dare un'anticipazione?

La pentola è grossa! Ci sono due romanzi al vaglio, ovviamente storici. Stanno per iniziare i miei corsi di scrittura creativa che tengo per i bambini di quinta elementare e seconda e terza media; che altro? Ah, la partecipazione a diverse antologie gialle: dai Delitti di Lago (Morellini editore) all’ultima uscita: 365 gialli thriller e noir di casa Delos e poi… Un’altra cosa, ma è troppo presto e io sono un filo scaramantica 😊

Grazie mille della disponibilità e in bocca al lupo!

Grazie a te!


Il fantasma del cambusiere

di Fiammetta Rossi
Delos Digital
Mistery thriller
ISBN 978-8825422788
Cartaceo 14,25€
Ebook 3,99€

Quarta


Il fantasma del cambusiere narra le vicissitudini di un fantasma scozzese scorbutico e misogino – Julian Moore – morto assassinato in casa, che vede all’improvviso il proprio cottage abbandonato preso in affitto da una bella donna inglese e dal fratello di dieci anni.
Lui, che in vita era un accreditato cambusiere sulle baleniere e con un carattere tutt'altro che socievole, dovrà fare i conti con inquilini rumorosi che, per colmo di sventura, sono persino incapaci di cucinare.
Il fantasma farà di tutto per mandarli via, però Lady Margareth è testarda e non vuole saperne di andarsene, soprattutto perché è in fuga. Qualcuno minaccia di ucciderla. Non solo: qualcosa tuttavia lega il fantasma alla donna visto che lei è l'unica che può sentirlo senza che lui lo voglia. Di sicuro c'è un segreto nella vita di Lady Margareth e un mistero attorno alla morte violenta di Julian Moore. Entrambi dovranno imparare a far conto uno sull'altra per riuscire a convivere e, soprattutto, a far luce sui troppi enigmi che li circondano.



Andrea Pistoia

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Sonia De Lazzari presenta: Conoscerò Mark K.

Sonia De Lazzari presenta: Conoscerò Mark K.

Sonia De Lazzari presenta: Conoscerò Mark K.

Presentazione Libri Intervista a cura di Andrea Pistoia. Da una live radiofonica su DeejayFox Radio Station, Sonia De Lazzari presenta: Conoscerò Mark K. Ho realizzato il mio sogno grazie alla Legge di Attrazione (Youcanprint). Il racconto biografico di quarant’anni di vita trascorsi ascoltando la musica di Mark Knopfler, dei Dire Straits, inseguendo il sogno di incontrarlo.

Sonia De Lazzari è nata a Mestre il 2 dicembre 1965. È una creatrice di maschere veneziane in cartapesta e, insieme ai suoi fratelli, negli anni '90, apre due negozi a Venezia.
Nel 2006 cambia vita trasferendosi a Roma dove dà vita ad una linea di gioielli in pizzo e cristalli Swarovski. Ha collaborato con diverse gioiellerie.
Ultimamente ha ripreso in mano due sue grandi passioni: la pittura e i Tarocchi (letture evolutive). Con i suoi Tarocchi partecipa ad eventi in ville venete e organizza Tarot Party nei palazzi veneziani.

Ciao Sonia, parliamo subito del tuo libro: Conoscerò Mark K.. Di cosa tratta?

Il mio libro racconta quarant’anni di vita, trascorsa ascoltando la musica di Mark Knopfler. Da quando, a sedici anni, sentii per la prima volta la voce e la chitarra di Mark Knopfler (Dire Straits), iniziai a sognare giorno e notte di guardarlo negli occhi. Il mio inconscio sapeva che, prima o poi, io l’avrei conosciuto. Ogni giorno, mi mettevo davanti al poster incollato dentro l’anta del mio armadio e, guardando i suoi occhi azzurri, gli chiedevo: “Mark esci? Vieni da me?”. Di notte, i miei sogni con lui erano, e sono ancora adesso, sogni animici fatti di abbracci, occhi negli occhi e mani intrecciate. Dopo 16 anni, Lui entrò nel mio negozio a Venezia. Una favola diventata realtà 💜

Perché hai voluto raccontare proprio questa storia rispetto magari ad un’altra che avevi in mente?

In ottobre 2020, durante il periodo di “chiusura forzata in casa” stavo sul divano con la mente che vagava da un pensiero all'altro quando, i miei occhi si fermarono sulle foto di Mark appoggiate sulla libreria di fronte. In quel periodo molte persone non se la passavano bene quindi, sentii il bisogno di trasmettere loro un messaggio di incoraggiamento nel credere nei propri sogni e a mantenerli vivi perché, solo nutrendoli costantemente con le emozioni, si possono realizzare.

Una volta che hai deciso di voler scrivere questo libro, come hai pianificato la stesura? Avevi già tutto chiaro in testa o hai seguito l’ispirazione del momento?

Ricordo bene il particolare momento nel quale mi arrivò chiara e potente l'idea del libro perché, ripercorrendo i ricordi, mi resi conto che non ci fu solo un incontro con Mark quindi, perché non raccontare la forte emozione che provai la prima volta che sentii, a sedici anni, la sua voce e la sua chitarra? Perché non mettere per iscritto tutte le emozioni che provai il giorno che entrò nel mio negozio e pure gli eventi successivi a quell'incontro? Da questo “bilancio di vita con Mark” iniziai a scrivere, rivivendo tutta la mia vita quindi, ho solo riaperto tutti i cassetti della memoria.

È dichiaratamente autobiografico. Quanto però è romanzato e quanto segue pari pari la realtà? Come hai deciso di volta in volta di optare per l’uno o per l'altro?

È una parte molto importante della mia vita. Non c’è nulla di romanzato; è la mia vita vissuta, la mia realtà.

Quali sono state le difficoltà maggiori nel scriverlo? Ma soprattutto, c'è qualcosa che hai omesso, magari perché da te ritenuto eccessivo o troppo intimo?

Nessuna difficoltà nel scriverlo, perché non ho dovuto inventare o creare nulla. Ho semplicemente raccontato la mia vita e non ho omesso nulla di quello che ho provato e vissuto. Scrivere questo libro mi ha aiutato ad esprimere tutte le emozioni che avevo nel cuore, una sorta di liberazione. Per me è stata una terapia.

Tiri in ballo la Legge di Attrazione, le Costellazioni Familiari e la lettura dei Registri Akashici. Puoi spiegare, in breve, cosa sono e l'importanza che hanno avuto nella storia e nella tua vita?

La Legge di Attrazione è una Legge Divina della quale tutti possiamo disporne. Bisogna crederci. Durante la stesura del mio libro, mi sono resa conto di averla vissuta pienamente e inconsapevolmente perché, quarant’anni fa non si conosceva e non c’era internet che ci informava. Le Costellazioni Familiari e i Registri Akashici, sono pratiche energetiche atte a mettere in contatto la nostra anima con i piani superiori, per avere informazioni riguardo le nostre vite passate e più chiarezza nella vita presente. Grazie a queste due pratiche, ho ricevuto delle risposte che aspettavo da quarant’anni sul perché io provassi, e provo ancora, delle fortissime emozioni, addirittura il pianto, quando sento la voce e la chitarra di Mark.

Parliamo ora della copertina. Come mai hai scelto proprio questa: un cielo con alcune nuvole che nascondono il sole? Che attinenza ha con il libro?

La foto della copertina è mia… un giorno di sette anni fa, mentre camminavo ascoltando la musica di Mark, ho alzato gli occhi al cielo, ho visto questo meraviglioso cuore e l’ho fotografato. Al momento di decidere la copertina, l’ho chiamato per “collaborare” con me. È un libro che parla d’amore e il cuore è al posto giusto.

Hai in ballo altri progetti letterari? In pratica, stai scrivendo qualcosa di nuovo, tipo il seguito di questo libro?

Ho in progetto un grandissimo sogno da realizzare e sto comunicando con l’Universo perché mi faccia incontrare le persone giuste, con le adeguate competenze per aiutarmi nel realizzarlo.

Siamo giunti alla fine dell’intervista. Ma, prima di salutarci, dove i lettori possono trovare il tuo libro?

Il mio libro si può trovare in tutti i negozi online, da Amazon a Il Giardino dei Libri. Si può ordinare anche da Feltrinelli.

Grazie della tua disponibilità e in bocca al lupo per il tuo libro!

Grazie di Cuore Andrea!


Conoscerò Mark K.
Ho realizzato il mio sogno grazie alla Legge di Attrazione

di Sonia De Lazzari
Youcanprint Narrativa biografica

ISBN: 979-1220376563
Cartaceo 12,75€
Ebook 9,49€

Quarta


A chi potrebbe interessare un sogno che si realizza? A tutti, proprio a tutti. Per anni e anni ho sognato di incontrare Mark e, quando l'ho incontrato, ho avuto la sensazione che anche lui stesse assistendo a qualcosa di straordinario. La reale manifestazione della legge di attrazione, di quello slancio, della motivazione, della determinazione nel fare avverare i nostri sogni. Bisogna lanciare la propria richiesta nell'Universo come se fosse una freccia che deve colpire il bersaglio. Seguimi nel mio viaggio…



Andrea Pistoia

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Lucia Napolitano presenta: L'isola della penitenza

Lucia Napolitano presenta: L'isola della penitenza

Lucia Napolitano presenta: L'isola della penitenza

Presentazione Libri Intervista a cura di Andrea Pistoia. Da una live radiofonica su DeejayFox Radio Station, Lucia Napolitano presenta L'isola della penitenza (Robin): «La storia che ho scritto e la modalità di punizione che ho scelto per i condannati sono solo uno sfondo perché lo scopo è sempre stato quello di far riflettere il lettore sulla stessa domanda: se qualcuno ti portasse via le persone che ami, che destino vorresti per il carnefice?».

Nata a Milano nel 1977, Lucia Napolitano scrive fin dalla più tenera età per elaborare il mondo circostante e le emozioni che suscita.
Insegna in una scuola Primaria ed è stata speaker nella Web Radio DeejayFox Radio Station dal 2014 al 2022.
Nel 2018 pubblica una raccolta di poesie dal titolo D'inchiostro blu e un romanzo La storia mai raccontata, nel 2019, edito da Robin Edizioni, il romanzo La locanda della Rosa Gialla. Nel 2021 pubblica una raccolta di racconti e filastrocche, scritta durante il lockdown, dove i protagonisti sono ispirati ai suoi alunni. Nel 2022, collabora con Bruno Brunelli al ricettario Rock Selection and Cooking, un insieme di sapori e musica Rock. Il suo ultimo romanzo è L'isola della Penitenza.





L'isola della penitenza

di Lucia Napolitano
Robin
Narrativa
ISBN: 979-1254678329
cartaceo 18,44€


Quarta

2473, un giudice integerrimo e visionario, la sua “Nuova Legge”, un’isola sperduta e i suoi condannati... E un oceano di vittime che cerca disperatamente vendetta.
Riuscirà il perdono ad abbattere il Potere?


L'autrice racconta

Intervista in collaborazione con DeejayFox Radio Station – La Radio che ti rincorre!


Innanzitutto, chi è Lucia Napolitano? Come ti descriveresti?

Non mi è facile descrivermi ma proverò a rispondere dicendo che sono una perfezionista e da me pretendo sempre tantissimo… Qualcuno dice “anche troppo”. Per questa ragione non sono mai contenta fino in fondo di quella che sono e di quello che faccio. Tendo sempre a tenermi sotto torchio.
Ma in tutto metto passione perché se non mi innamoro lascio perdere. Credo che l’amore debba essere il motore di ogni cosa nella vita.

E adesso passiamo subito al tuo romanzo L'isola della Penitenza. Di che cosa tratta?

La storia trainante narra di un’isola sperduta dove vengono abbandonate persone che si macchiano di gravi crimini. Attorno a questo, però, c’è tutto un mondo futurista da scoprire, con le sue leggi, la sua cultura, la sua umanità.
E c’è l’amore, a 360 gradi, romantico, passionale, fedele, ma soprattutto per un’idea di giustizia per la quale il protagonista lotta in tutte le pagine.
“L’isola”, come ormai chiamo familiarmente il mio romanzo, tratta di svariati argomenti che il lettore (mi è stato detto, non lo sto inventando) può trovare familiari: vi sono diverse similitudini con la vita dell’umanità di oggi. In fondo è mai cambiata veramente nei secoli?

Come è nata l'idea di base di questo romanzo? Da un'immagine, un film, una conversazione con qualcuno o di punto in bianco?

Tutte le cose che scrivo, dalle poesie ai racconti per bambini ai romanzi come quest’ultimo, nascono sempre da qualcosa che vivo: una chiacchierata con qualcuno, un film, una notizia al telegiornale, il racconto di una persona che si apre al mio ascolto.
“L’isola” è nato da una conversazione fatta con Flavio, il mio compagno, durante un pranzo. Si parlava di pena di morte e ci confrontavamo su di essa chiedendoci se fosse una pena giusta oppure no. Ci siamo scambiati opinioni e punti di vista, i nostri e quelli dell’umanità fino a che, ad un certo punto mi sono fermata e l’ho guardato con la forchetta a mezz’aria e gli ho detto: “Mi è venuta l’idea per un nuovo romanzo”. E lui sorridendo mi ha risposto: “Bene”.

Cosa ti ha fatto pensare che questa tua idea potesse diventare un romanzo? Perché ci hai creduto più di altre?

Intanto devi sapere che quando mi viene in mente un’idea per un romanzo o una storia o una poesia, io ci credo sempre fin dall’inizio perché sento che è qualcosa che è dentro di me e che vuole uscire. È difficile da spiegare. È come la necessità di bere: il tuo corpo te lo chiede e tu devi ubbidire.
Solo poi, quando la storia si incammina fra le pagine, mi chiedo se piacerà, cosa penserà il lettore, che emozioni proverà… E soprattutto se riuscirò a portarlo a termine 😅

Come hai sviluppato la trama? Avevi già tutto in mente o ti si è sviluppata a mano a mano che scrivevi?

Come ti accennavo prima, io comincio a scrivere per un bisogno impellente che chiede di essere soddisfatto e la mano va da sé, come sotto dettatura. Quindi, mi lascio guidare dalla storia e dai personaggi, loro guidano me e non il contrario. È questa la forza che mi spinge ad impugnare la penna ogni volta.
Alla fine di un brano, di un capitolo o di una poesia, sento l’appagamento di quel desiderio così mi fermo e attendo che torni. Mentre scrivo un romanzo questo desiderio torna ogni giorno finché non è finito.
Non faccio schemi se non dopo aver scritto, per evitare errori sui luoghi e sui tempi. Sarebbero una gabbia altrimenti e non si sposerebbero con la sensazione di libertà che provo quando scrivo.

L'isola della Penitenza è ambientato nel futuro; più precisamente nel 2500.Che tipo di ricerche hai dovuto intraprendere per creare una società così proiettata nel futuro?

Una volta ho letto che viviamo sulle spalle di giganti e questo è diventato uno dei leitmotiv della mia vita. Tutto il futuro si basa sempre su un passato che noi o qualcun altro ha vissuto.
Poco prima di quel famoso pranzo avevo terminato la lettura di un libro sulle società segrete del passato e fare collegamenti col futuro mi è venuto naturale.
Per questo romanzo però, ammetto di aver studiato e fatto ricerche perché, anche se futurista e fantasioso, non volevo descrivere un mondo impossibile da immaginare. Volevo che la storia avesse qualcosa di concreto su cui appoggiarsi. Così ho letto diversi articoli sul possibile futuro della geografia del mondo e per inventare le nuove tecnologie mi sono fatta aiutare da un amico, sul pezzo più di me, Alessio Zagato.
Ammetto che anche questa parte di studio e ricerca mi è piaciuta molto: è stata un’ulteriore sfida che mi sono autoimposta per crescere come scrittrice.

Le tematiche presenti nel romanzo sono decisamente attuali (anche solo punire i criminali o cercare di redimerli). Quali sono i temi portanti della storia?

Innanzitutto la giustizia. La storia che ho scritto e la modalità di punizione che ho scelto per i condannati sono solo uno sfondo perché lo scopo è sempre stato quello di far riflettere il lettore sulla stessa domanda che ha mosso la discussione di quel famoso pranzo: “Se qualcuno ti portasse via le persone che ami, che destino vorresti per il carnefice?”.
Il tema che corre parallelo, come dicevo prima, è l’amore, in tutte le sue forme.
Poi si troverà anche giallo, suspense, mistero.
Per il precedente romanzo La locanda della rosa gialla, mi è stato detto che leggendolo veniva trasmessa speranza. Anche per “L’isola” credo sia lo stesso. A costo di sembrare ingenua (quante volte me l’hanno detto), io credo in un futuro migliore e penso che se ognuno di noi, nel suo piccolo, lottasse quotidianamente per ottenerlo, sarebbe così semplice viverlo.

Nel tuo romanzo c'è qualche personaggio che senti più nelle tue corde o addirittura in cui ti ci rispecchi? Perché?

Amo molto il protagonista, il giudice Groove, perché è un uomo giusto, onesto e il senso di responsabilità per la sua famiglia e i suoi doveri sono molto forti, tutte qualità che apprezzo e che ritrovo nel mio compagno.
In Clara, sua moglie, c’è la mia spiritualità, al di là delle religioni e delle etichette che il mondo crea.
Ma credo che il mio personaggio preferito sia il Capitano O’ Brian. Ama con passione, è fedele fino al sacrificio ed è coraggioso. È il tipo di persona a cui mi ispiro ogni giorno. Una specie di Lady Oscar o Candy Candy, per chi se le ricorda ancora.
In tutti e tre questi personaggi, comunque, c’è davvero molto di me.

Hai presenziato a vari eventi e presentazioni per questo tuo romanzo. Cosa ti ha lasciato l'incontro con i tuoi fan? E c'è stato qualche episodio che ti ha particolarmente emozionato?

Sei gentile a chiamarli fan. Oltre all’apprezzamento di familiari e amici, cosa che mi fa molto piacere, sono stata gradevolmente sorpresa dalle recensioni positive che ho ricevuto da persone che non mi conoscono. Questo mi ha riempito di soddisfazione e emozione.
Ricordo in modo particolare Maurizia e Paola, due signore che avevano assistito alla presentazione del mio primo romanzo La storia mai raccontata e che si sono avvicinate a me con in mano il libro per farlo autografare. Momento indimenticabile.


Sappiamo che stai già scrivendo il seguito de L'isola della Penitenza. Puoi darci qualche anticipazione sulla trama? A che punto è il manoscritto?
Diciamo che mi voglio dedicare all’approfondimento di alcuni personaggi che ritengo importanti perché fanno la storia di questo nuovo mondo che ho creato e vorrei che il lettore capisse bene come siamo arrivati al punto in cui sarà alla fine de “L’isola”. Ma non voglio anticipare di più. Nella testa ci sono tante cose ancora da dire… E la “sete” di dirle.

Nella tua vita hai fatto tante cose: fotografa, pittrice, decoratrice, volontaria, speaker radiofonica e ovviamente scrittrice. Cosa ti offre in più la scrittura che gli altri hobby non ti danno?

Intanto la scrittura è l’unica cosa che non posso definire “hobby” perché è qualcosa che fa parte di me fin dalla mia infanzia. Mi accompagna da sempre. Le altre passioni che hanno attraversato le mie giornate sono state uno sfogo, un divertimento che mi hanno rilassato, distratto, appagato. Quando scrivo, invece, io entro in un altro mondo. Mi immergo in qualcosa che non si può descrivere. E questo mi dà così tanto piacere che diventa quasi come una droga. Non ne puoi fare a meno.
Il volontariato, invece, è una cosa molto diversa. Ho cominciato a fare la volontaria in ambulanza più per egoismo credo, per rimettermi nel mondo dopo un periodo in cui ne ero uscita. Volevo sì aiutare gli altri ma onestamente era anche un modo per tornare in vita. Una volta dentro, però, mi sono resa conto che poter regalare il tuo tempo agli altri e aiutarli quando hanno più bisogno di qualcuno, è qualcosa di meraviglioso. Tutto ciò che dai torna a te decuplicato in termini di emozioni, riflessioni e molto altro. Ti rendi conto che ognuno di noi ha fortune che non apprezza e si dedica a cose futili e senza importanza. Quando incontri persone davvero disperate che si aprono a te e ti considerano persone di famiglia ti accorgi che stai ricevendo più di quello che dai.

Ho visto che per alcuni romanzi sei passata da un editore e per altre con il self publishing. Come mai questa scelta? Secondo te, quali sono i punti di forza e debolezze di entrambi?

Quando spedisci un testo a una casa editrice la prassi vuole che tu attenda fino a sei mesi. Trascorso quel tempo, se non hai ricevuto risposta, significa che non lo pubblicheranno. Ma quando hai lavorato tanto per realizzare un romanzo, vuoi vederlo nascere così a volte lo pubblichi autonomamente. Nel mio caso l’ho fatto per Rock Selection and Cooking, un libretto di ricette accompagnate da consigli musicali che ho realizzato insieme al mio caro amico Bruno Autelitano (il progetto era suo). L’idea era di devolvere il ricavato all’ospedale Niguarda di Milano che gli aveva salvato la vita dal Covid e la scelta di Amazon sembrava quella più proficua. Per La maestra con la matita nei capelli, invece, la scelta è caduta su Amazon perché avevo fretta di avere il cartaceo da regalare ai miei alunni ai quali i racconti erano ispirati. Però anche in questo caso c’era stato un gran lavoro, anche grafico. Insieme ai racconti c’è una filastrocca per ogni bambino illustrata dalle stupende mani di mio fratello Dario. Ci ha lavorato per quasi un anno.
Certo, pubblicare in questo modo ti dà molta soddisfazione ma personalmente penso che avere alle spalle una casa editrice è tutta un’altra cosa. Qualcuno ha creduto in te, ha revisionato il tuo lavoro e insieme a te ha deciso se e quali modifiche apportare. Oltre al fatto che la distribuzione è su larga scala. Ovviamente parlo delle case editrici serie, come la Robin Edizioni. Perché oggi, di case editrici che pubblicano il tuo lavoro dietro un compenso ce ne sono davvero tante: ti offrono interviste televisive, radiofoniche e molto altro. Io ho scelto di non percorrere questa strada. Voglio raggiungere degli obiettivi perché lo merito, perché quello che scrivo piace e non perché ho pagato.

Hai scritto tanti romanzi. Come hai strutturato le varie fasi della scrittura? Hai un modus operandi preciso e collaudato? Lo stai adottando anche per il prossimo libro?

Il mio metodo è la totale assenza di metodo, dicevo. Però ho una mia routine: mi siedo al mio scrittoio, nella mansarda circondata da libri, metto la mia musica preferita, colonne sonore e impugno la mia stilografica. Poi il resto accade da sé. Le immagini nella mia testa cominciano a diventare più chiare e io le racconto come raccontassi nel dettaglio un film già visto. È come scrivere sotto dettatura. Ad un certo punto le immagini si sbiadiscono, le parole si spengono e io sento che mi devo fermare…almeno fino alla volta successiva.

Con tutti i romanzi e racconti che hai scritto, non hai mai sentito il bisogno di prenderti una pausa? Cosa ti spinge a continuare?

Pause dalla scrittura? Mai! Semmai avrei bisogno di più tempo per scrivere quanto e come vorrei. Ma il mio lavoro di insegnante mi piace e voglio farlo al meglio quindi mi ci dedico molto. Cerco però di ritagliarmi degli spazi per tenere tra le dita la penna e seguire l’onda della mia creatività il più spesso possibile. Come dicevo prima, è un’emozione di cui non mi posso privare.

Se tu fossi un romanzo (uno dei tuoi o di altri autori) quale saresti e perché?

Domanda molto difficile. Penso La locanda della rosa gialla, perché è quello che ho scritto con più naturalezza e ho messo molto di me, sia nella protagonista Luna che nelle idee di diversi personaggi. Ma alla fine, in tutto quello che scrivo io ci sono sempre.
Di altri autori? Forse Il medico di Stalingrado di H. G. Konsalik. L’hai letto? È la storia vera di un medico tedesco prigioniero dei russi durante la seconda guerra mondiale: persona eccezionale, altruista… Un modello da seguire, soprattutto in tempi egoisti e spesso senza senso come questi.

Una domanda che nessuno ti ha mai fatto sul tuo romanzo e che ti sarebbe piaciuto che ti fosse rivolta. E risponditi, ovviamente!

No, direi che non ci sono domande che avrei voluto mi facessero. Mi piace la spontaneità e la curiosità dell’intervistatore verso quello che scrivo e me come scrittrice.
Ho trovato infatti le tue domande molto interessanti e ben poste e penso che grazie a te il lettore sarà riuscito a carpire un po’ di me e di quello che scrivo.

Che dire a questo punto? Grazie di aver partecipato a questa intervista, Lucia Napolitano!




Andrea Pistoia

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Gianluca Serioli presenta: Il giovane Giovanni, il primo romanzo della trilogia sulla vita del padre

Gianluca Serioli presenta: Il giovane Giovanni, il primo romanzo della trilogia sulla vita del padre

Gianluca Serioli presenta: Il giovane Giovanni, il primo romanzo della trilogia sulla vita del padre

Presentazione Libri Intervista a cura di Andrea Pistoia. Da una live radiofonica su DeejayFox Radio Station, Giovanni Serioli presenta Il giovane Giovanni, scritto a quattro mani col padre Giovanni, il primo capitolo della trilogia sulla sua vita: «Il romanzo è uno spaccato di vita vera, ove a prevalere è la solidarietà, il senso di appartenenza, la buona forza di volontà, il senso di rivalsa, la resilienza».

Gianluca Serioli ha 56 anni, è sposato da 32 con Donatella. Ha due figli, Alessia e Manuel, rispettivamente di 29 e 22 anni, e da un anno esatto è orgogliosamente nonno del piccolo Gabriele. È nato e vive a Iseo, sul lago, gestisce due case vacanza di sua proprietà, è promoter locale e organizzatore di eventi, concerti di artisti di livello nazionale e internazionale, e ha un’impresa individuale con la quale ha creato nel 2010 un periodico di informazione locale, molto apprezzato sul territorio: Punto d’Incontro. Gli piace scrivere, particolarmente racconti e romanzi. Il giovane Giovanni è il primo romanzo che pubblica.


Il giovane Giovanni

di Gianluca Serioli e Giovanni Seroli
Marco Serra Tarantola editore
Narrativa non-fiction
ISBN 9788867774241
cartaceo 20,00€

Quarta

A 89 anni, fra le mura di una RSA, i pensieri scorrono fluidi, accarezzano la memoria, lasciano un retrogusto dolce amaro di nostalgia e conquista. Giovanni Serioli ha voluto trasporre i suoi ricordi per lasciare una traccia lunga una vita e per trovare un filo che colleghi tutte insieme le perle che formano la collana della sua esistenza. Parte dal principio, dall’infanzia, nella provincia bresciana e pennella le sue immagini passate. Ricorda l’incidente che a soli 4 anni gli ha cagionato una disabilità e un ricovero all’ospedale di Venezia fino all’età di 8 anni: una croce che da piccolo si carica sulle spalle e che lo accompagna per tutta la vita. L’autore ricorda dettagliatamente molti avvenimenti e li riconduce a un vivido presente. Narra del giovane Giovanni e di come abbia affrontato, anno dopo anno, il suo essere diverso dagli altri bimbi, il dolore ma anche la forza nell’incedere. Dalla lunga degenza per riabilitare l’arto offeso al rientro a casa: il giovane Giovanni favella ricordi di cuore, sofferenza e ingenuità. Il giovane procede, non si ferma, supportato dalla madre e dagli zii per dare il via a una nuova avventura: la scuola media, a Iseo, sul lago, grazie al prezioso intervento dello zio Attilio, vero angelo custode. Il destino e la stella buona anche nelle avversità portano Giovanni a cominciare il lavoro in uno studio odontotecnico: il ragazzo impara, ascolta, è bravo nella modellazione delle protesi. Giovanni fa della propria abilità un’arte, supportata da tenacia e da tanta pazienza. Giovanni Serioli dipinge uno spaccato di vita vera, ove a prevalere è la buona forza di volontà.


L'autore racconta

Intervista in collaborazione con DeejayFox Radio Station – La Radio che ti rincorre!


Innanzitutto le presentazioni: chi è Giovanni Serioli?

Giovanni Serioli è mio padre, oggi novantenne, disabile dall’età di quattro anni, che dal 2020 vive in una struttura per anziani dove un giorno, dopo aver perso la moglie, ha deciso di scrivere i ricordi della sua vita, mettendoli prima su pagine, poi su quaderni e infine, con il mio aiuto, in un libro che diventerà una trilogia.

Quali sono i vostri ruoli in questo romanzo?

Il vero protagonista è mio padre e la storia è quella della sua vita. Una vita straordinaria, nel bene e nel male. Io mi sono limitato a romanzarla, e per me è stata una bellissima avventura che mi ha dato tanto.
 

Passiamo subito alla trama: di che cosa tratta il romanzo?

È un percorso lungo 86 anni, che mio padre decide di intraprendere nel chiuso di una stanza di un ricovero, una volta rimasto solo, a seguito della morte della moglie, ultimo riferimento di una generazione che non c’è più.
Ricorda l’incidente che a soli quattro anni gli ha cagionato una disabilità definitiva e un ricovero all’ospedale di Venezia fino all’età di otto anni: una croce che da piccolo si carica sulle spalle e che lo accompagna per tutta la vita, una vita che sarà inevitabilmente sempre di rincorsa. Ricorda dettagliatamente molti avvenimenti e li riconduce a un vivido presente. Narra di come abbia affrontato, anno dopo anno, il suo essere diverso dagli altri bimbi, il dolore ma anche la forza nell’incedere. Dalla lunga degenza per riabilitare l’arto offeso al rientro a casa: il giovane Giovanni favella ricordi di cuore, sofferenza e ingenuità. Procede, non si ferma, supportato dalla madre e dagli zii per dare il via a una nuova avventura: la scuola media, a Iseo, sul lago, grazie al prezioso intervento dello zio Attilio, vero angelo custode, colui che gli farà da padre dopo la prematura e tragica scomparsa del vero papà di Giovanni, Alghisio, a causa di un incidente sul lavoro, a soli 39 anni.
Il destino e la stella buona anche nelle avversità portano Giovanni a cominciare il lavoro in uno studio odontotecnico: il ragazzo impara, ascolta, è bravo nella modellazione delle protesi. Giovanni fa della propria abilità un’arte, supportata da tenacia e da tanta pazienza. Il romanzo è uno spaccato di vita vera, ove a prevalere è la solidarietà, il senso di appartenenza, la buona forza di volontà, il senso di rivalsa, la resilienza.

Leggendo tutti gli appunti scritti da tuo padre, qual è stato quello più toccante?

Considerando che questo è il primo volume di tre, al momento è stato il primo incontro con lo zio Attilio e la zia Maddalena, detta Nina, all’ospedale di Venezia, dopo un anno di degenza. Immaginatevi un bambino di quattro anni, che per una banalissima caduta da un carretto mentre sta giocando con gli amichetti, si infortuna in modo permanente, si ritrova nel giro di un giorno in un ospedale lontano 200 chilometri da casa, con la famiglia che a causa delle sue condizioni di vera miseria non può permettersi il viaggio per andare a trovarlo. Con il padre, mezzadro, che quasi subito muore tragicamente a causa di una incornata di una mucca che gli perfora il polmone. Senza dimenticare che siamo nel 1939, e di lì a qualche mese scoppia la seconda guerra mondiale. Lo zio Attilio, che si rivelerà tra gli angeli custodi di Giovanni, ha la fortuna di fare il ferroviere di lavoro, ed in virtù di ciò può viaggiare gratuitamente su tutta la rete ferroviaria nazionale. È l’unico che può permettersi il viaggio e non ci pensa due volte. Si recherà alla clinica Alberoni di Venezia, parlerà con i medici, conoscerà il giovane Giovanni, resterà sorpreso dall’atteggiamento educato, chiacchierino, positivo, addirittura maturo del bambino.
Gli spiegherà il perché i suoi genitori non hanno mai potuto raggiungerlo, lo convincerà di non essere solo, che tutto il paese attende con impazienza il suo ritorno. Ma è anche colui che tornerà al paese portando le pessime notizie ricevute dai medici, il terribile responso della disabilità permanente e definitiva, gettando la famiglia nella disperazione.

Cosa ti resta di quei mesi di stesura del romanzo? Hai qualche bel ricordo che vuoi condividere con noi, magari in cui è coinvolto anche tuo padre?

Mi resta l’emozione e la commozione della scoperta. Mi restano le risposte a tante domande che io mi sono fatto nel tempo, risposte che ho trovato man mano scrivevo e romanzavo i ricordi scritti da mio padre. Questo primo libro è stato per me come una medicina, una cura. Mi ha aperto occhi e cuore, e mi ha fatto capire una volta di più come dietro ai silenzi di un essere umano quasi sempre si cela una vita che aspetta solo di trovare qualcuno o qualcosa che faccia si che possa emergere ed essere raccontata.

Qual è il messaggio che volevate trasmettere attraverso questo libro? È un messaggio palese o c’è  bisogno di “leggerlo tra le righe”?

Io penso che il messaggio si percepisca chiaramente. Di recente mi è stato chiesto di definire con una sola parola questo romanzo. Ho risposto: “Esemplare”, nel senso che non si tratta di una biografia o autobiografia, ma di un viaggio di una persona che ha conosciuto tutto e il contrario di tutto: miseria e agiatezza, emarginazione e solidarietà, cuori buoni e cuori cattivi, gioia e dolore, delusioni e soddisfazioni. Un viaggio che è ormai quasi giunto al capolinea. Un libro che vorrei fosse preso ad esempio da chi ha sofferto e soffre l’emarginazione, la solitudine, il bullismo, per via di una disabilità. Mio padre, per fortuna, ha dovuto subire pochissime volte queste umiliazioni, ma è anche vero che la solidarietà, il senso di appartenenza e della famiglia che c’era ai tempi in cui era bambino o ragazzo, parliamo degli anni '40, non sono più gli stessi di oggi. Mi piacerebbe che questo libro venisse letto nelle scuole. Non è un romanzo cupo, si respira sentimento, commozione, emozione, ma c’è anche tanta ironia, e su tutto il senso di rivalsa e quella fiducia che non deve mai venir meno, qualsiasi cosa accada.

La copertina è molto evocativa. Con che criterio l’hai scelta e cosa dovrebbe comunicare al lettore? Ma soprattutto, qual è l’attinenza col romanzo?

La copertina è stata un’intuizione dell’editore. Mi ha chiesto se avevo delle preferenze, in caso contrario avrebbe redatto la copertina in base al contenuto del libro. Ho scelto questa seconda ipotesi, curioso di capire da subito il messaggio che avrebbe potuto recepire il lettore. La copertina mi è piaciuta subito, la trovo davvero molto bella ed evocativa. Trasmette un senso di malinconia, di speranza e di fiducia. Rispecchia fedelmente il contenuto del primo volume, dove il giovane Giovanni, una volta tornato a casa dopo quattro lunghi anni di degenza presso l’ospedale di Venezia, prende contatto con la vita di tutti i giorni, cerca di integrarsi con gli amici e con la realtà che lo circonda. Recupera tre anni scolastici in uno e inizia le scuole partendo dalla quarta elementare nel suo paese natio. Quando passerà alla quinta, dovrà per forza spostarsi a Passirano, il capoluogo, distante tre chilometri da Monterotondo. Quell’anno Giovanni si recherà a scuola ogni giorno a piedi, passando tra i boschi che collegano i due paesi, tre chilometri all’andata e tre chilometri al ritorno, sole, pioggia, neve che siano, con la scarpa modificata per attutire la differenza di lunghezza delle due gambe. La copertina si ispira proprio a quei momenti.

Gianluca Serioli e Giovanni Seroli

Andiamo più sul tecnico: tuo padre ha scritto ben dieci quaderni pieni di ricordi. Con che criterio hai selezionato alcuni ricordi e, suppongo, eliminati altri?

Ho mantenuto quasi tutto, perché man mano scrivevo mi rendevo conto che mio padre non si ricordava solo gli aneddoti e gli eventi più importanti della sua giovinezza, ma addirittura i dialoghi, parola per parola, di lui con la madre, con i fratelli, con gli oltre 50 personaggi che si sviluppano lungo la trilogia. A mio parere una cosa incredibile che non ho potuto non considerare. Sono conversazioni spesso molto semplici, direi rustiche, ma che rendono perfettamente l’idea del vivere di quei tempi. A costo di rischiare di annoiare il lettore, ho voluto spesso e volentieri mantenere anche i procedimenti e termini tecnici, effettivamente stucchevoli, relativi agli insegnamenti che Giovanni riceveva in merito alla professione di odontotecnico, proprio per far capire quanta passione e ostinazione ci ha messo per imparare quella che per lui è stata poi la svolta della vita. Per fare un esempio, non penso che interessi molto ai lettori come si lavora un moncone, ma la diversità di vedute tra Giovanni e il datore di lavoro, il professor Ennio Giannì, personaggio carismatico e tronfio, ha fatto sì che Giovanni venisse licenziato e poi riassunto nel giro della stessa mattinata. Mio padre, probabilmente perché ha dovuto fare di necessità virtù sin da piccolo, si è costruito un carattere molto forte, e quando era convinto di avere ragione, lasciava perdere la diplomazia e non aveva paura a buttarsi a corpo morto nei contraddittori. Se era l’illustre professore a sbagliare, lui proprio non aveva intenzione di prendersi le colpe solo per non cadere nella lesa maestà.

Com’è stato, a livello pratico, gestire tutto questo materiale? Quali sono state le difficoltà nella stesura di questo romanzo?

Pur essendo molto lucidi i ricordi di mio padre, è stato abbastanza difficoltoso riordinare i suoi appunti e metterli in ordine cronologico. Spesso saltava da un periodo all’altro o si ripeteva. Il mio compito è stato quello di romanzare il tutto e quindi ho chiesto a mio padre di raccontarmi le tradizioni di quei tempi, cosa si mangiava, come si viveva, come si sbarcava il lunario. Questo per creare il contesto, un quadro dentro il quale sviluppare poi la storia. Diciamo che ci ho messo un po' anche del mio, grazie al periodico di promozione locale che ho creato quattordici anni fa e che parla di storia e identità del territorio.

Sappiamo che è il primo di una trilogia... Ci puoi stuzzicare la curiosità rivelandoci qualcosa sui prossimi? Su che cosa verteranno?

Sì, è una trilogia per necessità, in quanto gli appunti di mio padre avrebbero portato a fare un libro di oltre 800 pagine, francamente illeggibile, nonostante la scrittura sia molto scorrevole. Il primo volume, quello già uscito e di cui stiamo parlando, descrive la stagione dell’infanzia e dell’adolescenza del giovane Giovanni. Il secondo volume, che ho appena iniziato a stendere e conto di finirlo e proporlo come strenna natalizia, tratterà della stagione della maturità. Penso sarà quello più appassionante e temibile per me. Appassionante perché entra in gioco mia madre, e perché vi sono molti eventi, belli, tragici e anche imprevisti o imprevedibili. Temibile perché parlerà di me, ed io so che mio padre è molto diretto nella scrittura, non fa sconti a nessuno. Il terzo volume sarà quello degli Anni d’argento, ossia gli anni della vecchiaia, consumata nella stanza o di fronte alla vetrata all’interno dell’RSA Cacciamatta. Si racconterà dell’alzheimer che colpisce mia madre, la sua morte, mio padre che rimane solo e trova in me l’unico appiglio vivente al presente e si rivolge a me per scrivere la sua vita da lasciare ai posteri. Sarà un libro di riflessioni, di mio padre e mie. Gli appunti non li ho ancora letti, li leggo mano a mano li stendo e romanzo, ma penso che sarà un crescendo di emozione e commozione.

Qual è una domanda che non ti hanno mai fatto ma che vorresti che ti fosse fatta? E ovviamente risponditi!

Una domanda che non ho ad oggi ricevuto è: che cosa hai ereditato da tuo padre e cosa da tua madre?
Da mio padre ho ereditato la scarsa loquacità. Soprattutto il carattere polemico, che non vuol dire essere un rompiscatole a prescindere, bensì non sopportare l’ipocrisia e l’ingiustizia, il non voler stare al gioco nonostante si è un vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro. Io dico sempre che mio padre nella sua vita è stato debole con i deboli e forte con i forti. Con le persone umili, che magari erano in difficoltà nel pagare i lavori ortodontici (specie le dentiere e gli apparecchi per i figli), mostrava sempre tolleranza e solidarietà, memore anche dell’infanzia e delle umiliazioni che lui stesso con la rispettiva famiglia, la madre soprattutto, aveva dovuto sopportare. Quando poi questi onoravano il debito, gli portavano spesso anche salami, galline, uova, in segno di riconoscenza. Con le persone benestanti, che facevano pesare la loro condizione di superiorità, ma nello stesso tempo si dimenticavano di pagare il dovuto, diventava invece una bestia. Mio padre è sempre stato animato da un senso di rivalsa, trascinato dall’ambizione, ma era anche umile. L’ambizione è cosa buona, ma deve sempre essere accompagnata dall’umiltà. Se manca quest’ultima, l’ambizione diventa presunzione e arroganza, due cose che sia io che mio padre non sopportiamo proprio. Mia madre invece è sempre stata straordinariamente sensibile, ha sempre messo davanti gli altri rispetto a sé stessa. Una valore che io sento di avere ereditato, e mi rendo sempre più conto col passare del tempo che la troppa sensibilità non è più una virtù ma un limite: passi per ingenuo, non più come solidale.

Infine, dove possiamo trovare il tuo romanzo?

Il giovane Giovanni lo si trova in tutte le librerie, acquistabile direttamente oppure prenotabile col codice ISBN 9788867774241, in tutti gli store online, sul sito dell’editore www.tarantola.it e su quello dell'autore www.eventimacrame.it. Ricevo inoltre prenotazioni via mail all’indirizzo info@eventimacrame.it con spedizione a domicilio.


Andrea Pistoia

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