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[Professione lettore] Fahrenheit 451, realtà distopica o profezia?, di Gianluca Santeramo

[Professione lettore] Fahrenheit 451, realtà distopica o profezia?, di Gianluca Santeramo

Fahrenheit 451, realtà distopica o profezia? - Libri, scrittori

Ray Bradbury è meglio di Nostradamus: Fahrenheit 451, un classico della fantascienza pubblicato nel 1953, un mondo distopico che mette al bando la cultura bruciando i libri. Immaginazione o profezia?

Parlare di un vero classico della fantascienza ancora una volta, per poi parlarne ancora, forse potrà sembrare un'inutile pratica di scrittura, ma non lo è, specialmente se il titolo in questione è Fahrenheit 451, di Ray Bradbury, vero mito della letteratura moderna.
Inutile dire se si tratti di un bel romanzo, di un brutto romanzo o di qualcosa di tiepido. Credo di poter asserire che solo i mangia-smartphone non siano neanche a conoscenza, quantomeno, della sua esistenza. Avevo già letto questo romanzo un po' di tempo fa, tant'è che mi sono accorto di come avessi dimenticato praticamente tutto, eccezion fatta per il messaggio che tutto il libro vuole trasmettere. Sarà che nel frattempo ho iniziato io stesso a darmi alla scrittura, ma adesso ha un sapore diverso. Un sapore che non è per niente dolce. Anzi è aspro, amaro... In verità fa proprio schifo.
Ray Bradburry, nella sua lunga carriera, è stato sempre un po' allergico alla letteratura chilometrica, preferendo i racconti brevi ad interi romanzi. Tuttavia, in poche righe è spesso riuscito a condensare significati e idee che ad altri scrittori avrebbero richiesto vere e proprie enciclopedie. È per questo che mi piace considerarlo uno dei miei maestri. In questo articolo, piuttosto che parlare della trama del libro, che basta usare bene lo smartphone, una buona volta, e se ne pescano a migliaia, vorrei estrapolare alcune frasi del suo contenuto, per dimostrare come Ray Bradbury, sotto sotto, sia meglio di Nostradamus.
Prima di addentrarmi nel discorso, mi piacerebbe far notare che Fahrenheit 451 è stato pubblicato, per la prima volta, nel 1953: stiamo parlando di sessantaquattro anni fa...

Non è stato il Governo...

«Nessuna meraviglia che i libri non si vendessero più, dicevano i critici; ma il pubblico, che sapeva ciò che voleva, con una felice diversione, lasciò sopravvivere libri e periodici a fumetti. Oltre alle riviste erotiche a tre dimensioni, naturalmente. Ecco, ci siamo, Montag, capisci? Non è stato il Governo a decidere; non ci sono stati in origine editti, manifesti, censure, no! Ma la tecnologia, lo sfruttamento delle masse e la pressione delle minoranze hanno raggiunto lo scopo, grazie a Dio!»
Va bene, diciamo brevemente di cosa tratta il libro, per i quattro che non lo sapessero. Montag è un pompiere del futuro che vive negli anni '60... Fa strano, lo so. Il suo compito è... Bruciare libri! Si perché si ritiene che il libro, quale maggior fonte di introspezione, sia causa di malumore nella società. Adesso mi piacerebbe che rileggeste il passo riportato almeno due o tre volte, intervallandolo con un momento di riflessione: non sembra essere stato scritto oggi stesso? Mi preme sottolineare, ad ogni modo, la seconda frase: «Non è stato il Governo...» 
Mi è capitato spesso di sottolineare lo stesso concetto. Solitamente io sintetizzo dicendo che non esistono complotti, ma solo commercio. In fondo alla gente che produce merce, si tratti di automobili o libri, non interessano i nostri gusti, se non per prevedere cosa produrre. A loro interessa vendere. Se noi fossimo un popolo di lettori, la pubblicità in TV sarebbe fatta di «Compra questo libro!» oppure di «Il nuovo capolavoro di...». Invece in TV ci sono solo auto, viaggi e smartphone. Lo sfruttamento delle masse esiste e si manifesta in questo continuo "compra, compra, compra..." e nient'altro, mi pare di averlo già detto in un altro articolo (Gli Scrittor della Porta Accanto - Questione di valute (e di punti di vista): lavorare per vivere o vivere per lavorare? ). Quindi è il popolo che sceglie, solo che non lo sa: questo è il vero problema. Bradbury lo aveva capito già, più o meno, al tempo in cui mio padre (!) stava imparando a camminare... Da notare che all'epoca, almeno sul fronte culturale, la situazione era più rosea di adesso.

Fahrenheit 451 - Libri, scrittori, copertina

Fahrenheit 451

di Ray Bradbury
ISBN 978-8804665298
Mondadori
cartaceo 10,20€ | ebook 7,99€

Non siamo tutti uguali...

«Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno viene fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura! Ecco perché il libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l'arma. Castriamo la mente dell'uomo. Chi sa quale potrebbe essere il bersaglio dell'uomo istruito?» 
Voi siete il mio bersaglio. Io sono stato il bersaglio di Bradbury. Parliamoci chiaro: se qualcuno vi dice che scrive un libro per se stesso ci sta, ma se nega di aver piacere di essere letto è solo un bugiardo. Si scrive per sfogo, si pubblica per condividere. La preveggenza di questo passo è sbalorditiva. Se ci fate caso, tutto intorno a noi sta diventando sempre più semplice. Ricordo il tempo in cui la gente non era capace di caricare un videogioco in un Commodore 64, una barzelletta di computer rispetto agli smartphone moderni. Come mai adesso tutti sanno usare la tecnologia se poi leggono di meno? Semplice: basta che tutto diventi «a prova di oco», ovvero sia fatto per ogni livello di stupidità. Io non so cosa ne pensino i lettori, ma sono sempre stato attirato da cose difficili, che se diventano troppo facili mi vanno in disgrazia. È un po' come se mi si rompesse il giocattolo. La semplicità è denigratoria. La semplicità non tira fuori il meglio di noi, anzi lo sotterra. Se sai fare qualcosa di difficile, a maggior ragione sei in grado di affrontare qualcosa di facile, mentre non è vero il contrario. La cosa più difficile in cui mi sia mai imbattuto è stato affrontare me stesso: i buoni libri ti portano a questo. Forse è quello che la gente teme sul serio...

Va tutto bene...

«Forse i libri possono aiutarci a uscire un po' da queste tenebre. Potrebbero impedirci di ripetere sempre gli stessi errori pazzeschi! Mai che sentissi quei furfanti idioti del tuo salotto dire qualcosa in proposito! Dio, Millie, non vedi? Un'ora al giorno, due ore con questi libri, e forse...» 
Per chi non conoscesse il libro, Millie è la moglie di Montag che passa tutto il suo tempo in un salotto circondato da televisori grandi come pareti. Lei li chiama "famiglia", e la cosa la dice lunga di per sé. Io vedo Millie ogni giorno in giro per la città, perché c'è Millie in ogni persona con le orecchie tappate da un paio di auricolari bianchi che naviga, solitaria, nel bel mezzo della folla. Gente che «Mi scusi, può avvisarmi quando arriviamo in stazione?» che poi gli urli di essere arrivati e manco ci sente. Lo smartphone, utilizzato in questo modo, è una "famiglia" portatile, è peggio del salotto di Millie. E come i furfanti del salotto di Millie, anche gli smartphone non dicono nulla a proposito di tenebre, perché dicono esattamente quello che la gente vuole sentirsi dire: «Va tutto bene». Serve della volontà per addentrarsi nei meandri del peggio dell'Umanità, per imparare qualcosa. Dico sempre che non scriverò mai qualcosa di totalmente felice perché non serve un manuale d'istruzione per la felicità: serve un manuale, casomai, per raggiungerla! E se non sei felice non puoi che essere triste, o qualcosa che ci va a braccetto. I libri, da sempre, non si nascondono dietro un dito per decantarti una natura inesistente, forse perché serve del pathos per alimentare la fiamma che porta uno scrittore a stendere fiumi d'inchiostro. Bradbury definiva la scrittura una "terapia".

Fahrenheit 451: "So few wont to be rebels anymore" - Libri, scrittori

Il significato delle cose...

«Non è delle cose che amo parlare, ma del significato delle cose. E mentre seggo su questa panca e mi guardo intorno so di essere vivo».
Vi svelo un segreto per smascherare le persone frivole: molto semplicemente, ogni volta che loro vi diranno di aver fatto questo o comperato quello, voi risponderete con un sorriso a 32 denti ed una semplice domanda: «Perché?». Ovviamente bisogna essere in grado di controbattere alla semplice difesa del tipo: «Perché mi piaceva», «perché lo desideravo», «perché è bello». Ancora: «Si, ma perché è così bello per te?». Tutto quello che succederà è che avrete il potere di smontare la maggior parte della gente intorno a voi. Alla fine ci sono solo due risvolti possibili: la rabbia, il senso dell'essere stati denudati, oppure la rassegnazione ad essere pecore. Sono davvero poche le persone che sono in grado di fornire un motivo per ogni cosa che hanno fatto in vita, e pazienza per il cocktail che costa due lire (non è che si possa processare proprio tutto, tutto, tutto...). Ma «Perché hai comprato una macchina così grossa? A cosa ti serve?». 
Stavo scherzando: questo è un ottimo modo per farsi dei nemici. Ma il punto è, per quanto non ci piaccia ammetterlo, che la maggior parte di noi fa, compra, agisce in merito all'impulso irresistibile di farsi apprezzare dagli altri. Quando qualcuno dice «È tutta colpa degli altri!» spesso appare come un presuntuoso, ma in fondo non ha tutti i torti, se non quello di aver apertamente dichiarato la sua debolezza di fronte al mondo. Fine. Le cose hanno un significato, si tratti di un filo d'erba o della tessera del cinema. Trovarlo rende liberi. Sul serio. Si inizia a comprendere che se ci troviamo in guai economici, se non riusciamo a vivere la giornata, se la vita ci sembra troppo pesante, spesso è solo colpa nostra. Non sono importanti le «cose», lo è il loro significato. Una chitarra vecchia e bisunta è testimonianza di un musicista in casa. Una chitarra nuova appesa al muro, sono 500€ buttati nel canale. Ma la chitarra rimane una chitarra. È solo sapendo cosa stai facendo sul serio che inizi a vivere sul serio.


Crea oppure distruggerai...

«Chi non crea non può fare a meno di distruggere. È una cosa antica come la storia e la delinquenza minorile».
Mai sentenza più veritiera... C'ho costruito un libro intero, attorno a questo pensiero. Si dimentica per essere liberi dai vincoli. Non si crea perché creare stanca. Siamo programmati per essere pigri, come tutto il resto del regno animale. Si tratta di risparmiare energie, perché vivere di caccia o sopravvivere alla caccia, per un leone come per un'antilope, sono attività a tempo pieno. Tuttavia non ricordo di nessuno di mia conoscenza che viva solo di cacciagione o che sia inseguito, costantemente, da un orso. Quindi cosa mai ne faremo di questa energia, che tra l'altro è facilissimo procurarsi nel negozio più vicino? Qualcuno creerà, altri distruggeranno. Sicuramente distruggere da le sue soddisfazioni, ma quello che non vi dicono mai è ch'è molto più semplice che creare. Così chi non è capace di creare un aereo magari si inventa il comitato contro le scie chimiche, chi non è capace di fare medicina un intero movimento no-vax e chi non sa scrivere, spesso, denigra chi lo fa, ma anche chi legge. Sono tutte forme di distruzione.



Per concludere...

Ho voluto solleticare la mente dei lettori con queste frasi estrapolate da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury perché il libro non ha bisogno di presentazioni, ma anche perché Lui era un tipo che amava scatenare i sentimenti della gente, piuttosto che raccontare storie fatte di botti e tecno bla bla. Bradbury è conosciuto per essere stato uno dei più autorevoli autori di fantascienza, ma in realtà ha scritto anche di storie di fantasmi e gialli. Nel campo della fantascienza, però, ha di sicuro il primato di aver introdotto qualcosa che molti altri autori, forse con un bel po' di maldestrezza, si erano dimenticati: i sentimenti, quelli veri. Nella fantascienza di Bradbury, che si sia su Marte o davanti ad un rogo di libri, i protagonisti rimangono sempre le persone.

Gianluca-Santeramo

Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
Renè, Zerounoundici Edizioni.
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[Libri] "L'orologiaio cieco" di Richard Dawkins, recensione di Gianluca Santeramo

[Libri] "L'orologiaio cieco" di Richard Dawkins, recensione di Gianluca Santeramo

L'orologiaio cieco, di Richard Dawkins, Mondadori, 2016. Sense of humour britannico, un classico della divulgazione scientifica contemporanea, la più completa e chiara spiegazione della teoria dell'evoluzione e della selezione naturale di Darwin.

Negli ultimi tempi stiamo assistendo a una crescente idiosincrasia verso la scienza in genere, verso quella filosofia di vita che pone lo studio della Natura sistematico e coordinato al centro dei suoi sforzi. 
Fare scienza significa, prima di tutto, non accettare nulla per fatto certo senza un'adeguata impalcatura di prove tali da permettere la ripetibilità di un fenomeno in laboratorio. Quando uno scienziato, partendo da una serie di ipotesi, prende una strada che lo porta verso la soluzione di un enigma, formula una sua teoria, ovvero un sistema coordinato di ipotesi, congetture e dimostrazioni che portano ad una nuova conquista scientifica. Grossolanamente parlando, questa fu la strada seguita da Einstein per arrivare alla formulazione della sua nota Teoria della relatività. 
Da quando due bombe atomiche posero fine al secondo conflitto mondiale, nessuno si sogna neanche di striscio di mettere in dubbio la veridicità di quella "teoria". Strano ma vero, placche tettoniche, fossili sparsi per tutto il globo, analisi del DNA e molte altre prove non riescono ancora a convincere una buona parte delle persone che vagano su questa Terra di come la vita possa essere scaturita dal nulla, senza l'aiuto di un progettista attento. I detrattori della Teoria di Darwin spesso si nascondono dietro un dito asserendo che la sua, in fondo, è solo una teoria, dimenticando che un'altra teoria ha stroncato almeno 200.000 vite in sole due mosse...
L'idea che qualcosa di casuale possa aver generato la complessità della biosfera crea tutta una schiera di scettici che, a distanza di più di 150 anni dalla prima presentazione della teoria sull'origine delle specie, continua ad insistere sulla sua infondatezza. A dirla tutta avrebbero anche ragione, non fosse che la selezione naturale è un processo ch'è tutto tranne che casuale! "Selezionare" è, a ben vedere, un concetto agli antipodi della scelta casuale... 

Comprendere come una serie di meri elementi chimici, ad un certo punto, siano diventati vita non è cosa semplice. Richard Dawkins, nel suo L'orologiaio cieco, cerca di spiegarlo.

Anche perché il processo ha richiesto tempi tanto lunghi da essere incommensurabili per l'uomo medio. Si tratta di un esercizio mentale molto più difficile di quanto si possa pensare, che trasforma un'intera vita umana in un fugace battito di ciglia.
Richard Dawkins, nel suo "L'orologiaio cieco" spiega con linguaggio divulgativo, ma che in qualche punto diventa necessariamente di una consistente complessità, perché la selezione naturale di Darwin non sia casuale, perché sia la miglior teoria oggi disponibile e, soprattutto, il modo in cui operi concretamente, cercando di portare il lettore a comprendere che, sotto una certa prospettiva, "improvvisamente" può essere un tempo lungo 10.000 anni e più. 
Particolarmente attraente è il metodo divulgativo utilizzato che, nella prima parte del libro, fa uso di esempi legati a simulazioni computerizzate con programmi personalizzati per creare una nuova vita sintetica dal nulla e con poche pretese sul piano teorico, programmi la cui filosofia di fondo è pienamente condivisa con il lettore. Utilizzando i suoi biomorfi, Dawkins pone il lettore nel ruolo di quella forza misteriosa che è la selezione naturale, mettendolo concretamente nella condizione di comprendere intimamente questa formidabile teoria.

L-orologiaio-cieco-Richard-Dawkins

L'orologiaio cieco

L'evoluzione – sostiene Dawkins in questo saggio – è cieca: non vede dinanzi a sé, non pianifica nulla, non si pone alcun fine. Eppure, come un maestro orologiaio, ha prodotto risultati di straordinaria efficacia e precisione, organi perfetti e funzioni raffinate in un crescendo di complessità che distingue nettamente gli esseri viventi dagli oggetti della fisica, affascinanti proprio nella loro semplicità. 
Ricco di sense of humour nella miglior tradizione britannica, L'orologiaio cieco è un libro originale, pieno di informazioni, paradossi, osservazioni inaspettate; un classico della divulgazione scientifica contemporanea che costituisce la più completa e chiara spiegazione, rivolta al grande pubblico, della teoria dell'evoluzione e della selezione naturale, oltre che una circostanziata difesa del darwinismo dai numerosi attacchi di cui oggi è fatto segno.

di Richard Dawkins | Mondadori | Saggio divulgativo
ISBN 978-8804670629 | ebook 7,99€ | cartaceo 13,60€


Gianluca-Santeramo

Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
Renè, Zerounoundici Edizioni.
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[Libri] "OGM tra leggende e realtà" di Dario Bressanini, recensione di Gianluca Santeramo

[Libri] "OGM tra leggende e realtà" di Dario Bressanini, recensione di Gianluca Santeramo

OGM tra leggende e realtà. Chi ha paura degli organismi geneticamente modificati?, di Dario Bressanini, Zanichelli, 2009. Domande e soprattutto risposte, per rendersi conto che, più che un problema di salute, si tratta di una questione economica.

C'è ancora tanta gente in giro convinta che, sulle nostre tavole, esista del cibo naturale.
Il pomodoro, per esempio, proviene dall'America centrale e dal Sudamerica, ma sono fermamente convinto che chiunque, tra noi uomini occidentali civilizzati, si trovasse per qualche strano motivo a vagare per le foreste pluviali amazzoniche, non lo riconoscerebbe nemmeno mettendoci i piedi direttamente sopra. 
Le carni non fanno eccezione. In effetti una mucca da latte moderna potrebbe essere presa ad esempio su come la selezione naturale, secondo le teorie darwiniane, non agisca! Grandi, grosse e goffe, queste bestie, lasciate al loro destino nel bel mezzo della savana, non passerebbero la notte...
Sappiamo tutti come sono andate le cose: nel corso del tempo, l'uomo ha selezionato artificialmente il cibo, cercando di massimizzarne la resa a fronte di minimi sforzi di lavorazione, ragion per cui non esiste un vero pomodoro selvatico, visto che quello che mangiavano i Maya era, praticamente, una bacca! Allo stesso modo non esiste una Vacca Bruna selvatica, seppure esistano migliaia di capi di bestiame utilizzati in Italia per la produzione di latte. Si tratta di animali, in un certo senso, progettati dall'attività umana protratta nel tempo sin dagli albori dell'allevamento.
Ancora più eclatante, è la storia di una varietà di grano in Italia. Un buon 10% del grano duro italiano, quello utilizzato per fare la pasta su scala industriale per intendersi, è del tipo Creso, una varietà ottenuta in laboratorio a mezzo di bombardamento con raggi gamma.

Eppure, nonostante ci sia chiaramente lo zampino dell'uomo in ognuno di questi prodotti, sono tutti considerati "naturali". 

Sono naturali nonostante si sappia benissimo che, senza l'intervento umano, non sarebbero mai esistiti, almeno nella forma in cui li conosciamo ai giorni nostri.
Non mi sento di esagerare quando affermo che non c'è davvero nulla di veramente naturale sulle nostre tavole tranne l'acqua minerale, purché senza aggiunta di anidride carbonica.
Ecco quindi uno scenario tutt'altro che coerente, che ci vede manipolatori di ogni cosa commestibile da almeno 10.000 anni a questa parte. Abbiamo selezionato, incrociato, coltivato e persino irradiato con raggi gamma tutta una serie di cibi che poi, per qualche strano motivo, ci ostiniamo a chiamare "naturali". 
Un giorno spunta l'OGM e, per qualche motivo, scoppia il caos. Incomprensibile come un popolo che che coltiva dal fruttivendolo e caccia in macelleria, improvvisamente si senta minacciato da un nuovo, nonché ennesimo, modo di selezionare artificialmente il cibo. Incomprensibile soprattutto tenendo presente che quasi tutto ciò che mangiamo è, a suo modo, un OGM generato in un'epoca in cui, molto semplicemente, non era stato ancora coniato il termine! 
Dario Bressanini, un chimico che insegna e fa ricerca al Dipartimento di Scienze Chimiche e Ambientali dell'Università dell'Insubria a Como, cerca di fare chiarezza sull'argomento, lasciando qua e là sassolini vistosi che possano permettere, anche al più incallito degli scettici, di trovare da sé la propria strada e le proprie informazioni, per convincere il lettore che, alla fine, quello degli OGM non è un problema di salute, ma piuttosto un problema, per giunta fasullo, di natura economica.

OGM-tra-leggende-realtà-Dario-Bressanini

OGM tra leggende e realtà.
Chi ha paura degli organismi geneticamente modificati?

Quali piante geneticamente modificate si coltivano nel mondo, e perché? 
Le mangiamo anche noi? 
Chi guadagna dalla brevettazione di nuove forme di vita vegetali? 
È vero che gli OGM sono sterili? 
E che cos'è il gene terminator? 
Sono tutte domande a cui questo libro dà risposta cercando di fare chiarezza su un tema delicato, dove è difficile districarsi tra realtà e leggende e sfuggire alle secche di un dibattito spesso disinformato. 
Chi vuole cucinare i funghi deve imparare a riconoscerli, per distinguere le specie prelibate da quelle tossiche. Lo stesso vale per gli organismi geneticamente modificati: soltanto conoscendoli e giudicandoli caso per caso possiamo capire se siano utili o dannosi, e se valga davvero la pena di produrli e di usarli.

di Dario Bressanini | Zanichelli | Saggio
ISBN 978-8808062413 | cartaceo 11,97€

Gianluca-Santeramo

Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
Renè, Zerounoundici Edizioni.
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Recensione: Uomini che amano le piante, di Stefano Mancuso

Recensione: Uomini che amano le piante, di Stefano Mancuso

Uomini-che-amano-le-piante-Stefano-Mancuso-recensione

Libri Recensione di Gianluca Santeramo. Uomini che amano le piante, di Stefano Mancuso, Giunti, 2014. Storie che narrano di piante, di scoperte legate al mondo vegetale e di uomini che hanno dato l'anima perché certe conoscenze venissero a galla.

C'è una serie di frasi fatte che ricorre molto spesso in letteratura, inerente a quante cose diamo per scontate tutti i giorni. Il pensiero vola immediatamente verso i più nobili sentimenti dell'umanità come l'amore, la saggezza, la pace... Ma il punto è che io stavo parlando di... arachidi!
Strano ma vero, abbiamo una visione del tutto distorta di molte cose di cui facciamo largo uso tutti i giorni. Per esempio, forse ingannati dal materiale ultra tecnologico della loro versione moderna, crediamo a torto che i preservativi siano un'invenzione recente, mentre se ne fa largo uso sin dai tempi degli Antichi Egizi!
Allo stesso modo crediamo che qualcosa di molto semplice, come le arachidi ad uso alimentare, sia sempre esistita, mentre si tratta di un'invenzione che risale alle due guerre mondiali ad opera di George Washington Carver, primo nero a laurearsi, primo nero a conseguire un dottorato e inventore ufficiale di arachidi, burro di arachidi e di tanti altri cibi che troviamo sulle nostre tavole, animato dal semplice desiderio di aiutare il suo popolo.
Chi era Goethe? Un grande poeta, ovvio! Ma era anche uno scienziato che George Eliot ha, giustamente, definito «[...] l'ultimo uomo universale a camminare sulla terra». Ma cosa avrebbe fatto di così particolare Goethe? Ha insinuato, nel mondo scientifico, l'idea che ogni cosa biologica potesse non essere una ed unica, ma piuttosto la complessa, seppur non semplice, somma di tante minuscole parti, dando vita ad una branca della biologia oggi nota come morfologia e, di fatto, anticipando in parte Darwin e le sue teorie, forse addirittura ispirandolo.

C'è di più: ancora a fine del 1800, che sembra una passato pazzesco, ma si da il caso che mio nonno sia nato proprio in quel periodo, nessuno aveva la più pallida idea di cosa fossero e come malamente interagissero i pollini con quelli tra noi che soffrono di allergie. 

Ci riuscì Charles Harrison Blackley, lui stesso sofferente di malattie stagionali, sacrificando un'intera vita alla ricerca di quel non so che rendeva difficile la vita di molta gente affetta da quel raffreddore da fieno che a lui non piacque per niente come spiegazione.
Tante vite straordinarie, per lo più dimenticate dalla maggior parte della gente, che echeggiano nella nostra tecnologia farmaceutica, nelle nostre cucine e nelle nostre abitudini, tutte legate ad un mondo vegetale solo in apparenza statico, raccolte da Stefano Mancuso nel suo libro. Storie che narrano di piante, ma soprattutto di come anche la più semplice delle nostre conquiste abbia, in realtà, un uomo nascosto dietro l'angolo di un ricordo che ha dato l'anima perché certe conoscenze venissero a galla.

Uomini-che-amano-le-piante

Uomini che amano le piante.
Storie di scienziati del mondo vegetale

Storie di vita esemplari, aneddoti, esperimenti e ricerche di naturalisti, botanici, genetisti, filosofi, esploratori che hanno rivoluzionato la nostra idea del mondo vegetale. L'universo verde in cinque secoli di stupefacenti scoperte: Charles Darwin e l'orchidea del Madagascar che può essere impollinata soltanto da un tipo di farfalla, la cruciale teoria dello scienziato inglese sulla fecondazione incrociata e l'evoluzione delle piante, Federico Delpino che ha studiato la collaborazione tra vegetali e formiche, l'indagine di Leonardo da Vinci sulla disposizione delle foglie per catturare la luce solare, la scoperta dell'Amorphophallus Titanium da parte di Odoardo Beccari a Sumatra, la tragica storia di Nikolaj Ivanovic Vavilov che, cercando di selezionare in laboratorio il super-chicco di grano capace di sfamare milioni di russi, preserverà la biodiversità delle piante ma muore di stenti un carcere sovietico. E, ancora, il genio di Marcello Malpighi, l'invenzione della genetica vegetale da parte dell'abate Mendel, l'incredibile vita di George Washington Carver, il primo nero americano laureato, e la tenacia con cui, a rischio della propria incolumità, Charles Harrison Blackley individua l'origine della febbre da fieno. Un libro pieno di curiosità e di amore per l'universo verde.

di Stefano Mancuso | Giunti | Saggio
ISBN 978-8809790698 | cartaceo 13,60€

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Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
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Don't Panic! È solo il Towel Day

Don't Panic! È solo il Towel Day

Don't Panic! È solo il Towel Day

Professione lettore Di Gianluca Santeramo. Avete avuto forse la misconosciuta fortuna di essere circondati da gente ammattita che se ne va in giro con l'asciugamano di traverso sul collo, lontana da docce e spiagge? Don't panic! È solo il Towel day, il giorno dell'asciugamani. Ideale per fare un ripasso della trilogia in cinque parti Guida Galattica per autostoppisti di Douglas Adams.

Ora, immagino, vorrete sapere che cos'abbia un asciugamani di così speciale da meritarsi un giorno commemorativo, no!? Bé, sinteticamente la risposta è: 42.
Ma andiamo con ordine...

La fantascienza più "fanta" che "scienza".

Inutile sottolinearlo: ognuno ha i suoi idoli! E ogni idolo che si rispetti, si porta dietro un simbolo che, nella sua semplicità, esprime tutta la potenza di chi o cosa rappresenta. Gli irriducibili neard hanno i loro, nascosti in bella vista eppure riconoscibili (quasi) al solo popolo degli appassionati di genere. A parte la nota formula di Einstein (E=mc2), poche altre icone hanno la potenza espressiva di un asciugamani o del numero 42 per i cultori di scienza e fantascienza e tutto ciò lo si deve a Douglas Adams e alla sua opera più famosa, una «trilogia in cinque parti» come lui stesso la definiva: è la Guida galattica per autostoppisti, nome del suo primo romanzo, ma anche il titolo che si è soliti dare all'intera opera. Si, lo so! Trilogia... Cinque parti... Con Adams è così, meglio abituarcisi subito alle sue stranezze! Anche perché ce ne sono molte, una più esilarante dell'altra!


La Guida Galattica per autostoppisti in breve (occhio allo spoiler!) 

I fatti stanno così: Artur Dent è un normalissimo e, per certi versi, patetico essere umano che vive una noiosissima vita come la maggior parte dei suoi simili.
Un giorno si ritrova a dover affrontare un problema non da poco: vogliono abbattergli la casa per costruire, al suo posto, una tangenziale. Cosa a lui del tutto ignota, c'è qualcun altro che vuole abbattere l'intero pianeta praticamente per lo stesso motivo: costruire un'autostrada iperspaziale!
Non c'è che dire: la sfiga ci vede benissimo. Ma c'è un lumicino di fortuna: Dent, tempo addietro, ha stretto amicizia con un tipo strano, un tizio che risponde al nome di Ford Prefect, a cui ha salvato la vita allontanandolo dalla strada mentre cercava di stringere la mano a un'automobile che stava per investirlo. Il fatto è che Ford è un alieno, uno dei tanti scrittori che contribuiscono a mantenere aggiornata la Guida Galattica per autostoppisti, ed era convinto di essere in procinto di fare la conoscenza della specie dominante del pianeta.
Seminario sulla gioventù

Guida Galattica per autostoppisti
Il ciclo completo

di Douglas Adams
Mondadori
ebook 6,99€
cartaceo 14,03€

Per restituire il favore ad Artur, Ford lo introduce in una mirabolante avventura in giro per l'Universo a colpi di autostop.

Raccomandazione di primaria importanza: portarsi sempre dietro un asciugamani. Poco prima che la Terra fosse demolita da una flotta spaziale dei Vogon (che, secondo la Guida, non sono cattivi, ma insensibili burocrati zelanti...), Ford riesce a strappare un passaggio per lui e Dent, che si ritrovano in una delle astronavi-bulldozer nella scomoda situazione di clandestini.
Verranno sbattuti fuori per essere raccolti dalla Cuore d'Oro, un'astronave che viaggia con motore ad Improbabilità Infinita sotto il controllo del quasi-cugino di Ford, Zaphod.
Sulla Cuore d'Oro, Dent conoscerà, tra l'altro, uno dei personaggi più amati della saga della Guida Galattica per gli autostoppisti: Marvin, il robot con V.P.P. (Vera Personalità di Persona) con un testone ed un'intelligenza così ampi da risultare paranoico e depresso.
Nelle sue avventure a spasso per la Galassia, Dent scoprirà che la Terra, in realtà, è stata da sempre dominata dai topi, gli esseri più intelligenti del pianeta. Secondi per intelligenza i delfini, che per anni hanno provato ad avvisare gli abitanti della Terra dell'imminente distruzione di massa, senza mai essere compresi. Gli uomini sono solo al terzo posto.

42: la risposta alla vita, l'universo e tutto quanto.

La Cuore d'Oro è diretta in qualche posto della Galassia, non meglio specificato, alla ricerca della risposta alla domanda delle domande, alla ricerca della risposta a... «La vita, l'universo e tutto quanto». Già in passato alcuni esseri pandimenzionali (i topi) avevano cercato di trovare soluzione al quesito costruendo un super-computer che in sette milioni di anni avrebbe fornito la risposta. Pensiero Profondo, il super-cervellone in questione, dopo un'attenta analisi trovò la risposta al quesito, anche se ammise in anticipo che non sarebbe stata un granché... «La risposta alla vita, l'universo e tutto quanto è 42». Si proprio 42, senza margine d'errore! 
Vista l'insoddisfazione dei costruttori, Pensiero Profondo si impegna a costruire un computer ancora più potente di se stesso, così potente che la vita stessa sarebbe stata parte della sua matrice. Ed ecco che Dent scopre di essere sempre stato parte di un progetto per scoprire la risposta alla domanda delle domande, una sorta di ingranaggio di un super-super-computer: la Terra.
Dent avrà la fortuna di conoscere, su Magrathea, un pianeta sperduto in un angolo della Galassia, i costruttori del pianeta Terra sotto la guida di uno dei loro responsabili, Slatibartfast, che tra l'altro è l'artefice della costruzione dei fiordi norvegesi (pure bravetto: c'ha vinto un premio!).

La Terra è stata demolita per errore proprio nel momento in cui stava per emettere il suo verdetto alla domande delle domande.

Il fatto è che Zaphod, ch'è nientepopodimeno ché il Presidente della Galassia, ha firmato per errore un atto di demolizione ingiusto. In realtà non è colpa sua visto che se ne va in giro solo con mezzo cervello! L'altro se l'è dovuto far lobotomizzare per essere candidato alla presidenza, visto che se hai un cervello intero non puoi essere eletto... 
Alla fine la Terra tornerà al suo posto... Bé, una copia perfetta, più che altro... E noi ce ne staremo per qualche altro milione di anni ad attendere «la risposta alla vita, all'universo e a tutto quanto». Ma c'è qualcosa in più...

La Guida Galattica per gli autostoppisti, in realtà, è molto più che un semplice racconto: è una pungente satira filosofica al mondo intero e alle sue debolezze sul piano umano. 

Se al posto dei topi ci si mette la gente comune, al posto dei delfini gli scienziati che sanno molto, ma che nessuno ascolta, al posto dei Vogon la comune burocrazia che va avanti come un bulldozer, e si lascia al suo posto il presidente con mezzo cervello, bé... Siamo noi. Non è un bel dipinto, ma siamo proprio noi che viviamo tutti i giorni in cerca di una risposta alla vita, all'universo e a tutto quanto, risposta che, in fondo, è sempre stata sotto i nostri piedi.
Douglas Adams, con quest'opera, ha avuto il merito, non ricercato direttamente, di avvicinare molti giovani alla lettura, alla scienza e alla fantascienza.

Adams ha ispirato tutto uno stuolo di scienziati, astronauti, ricercatori, scrittori e filosofi che oggi occupano posizioni di tutto rispetto.

E proprio quando, dopo anni, riuscì a realizzare il sogno di fare un film direttamente tratto dalla sua «trilogia in cinque parti», dopo essersi preoccupato di stendere personalmente la sceneggiatura, Douglas venne a mancare prematuramente l'11 maggio del 2001, a causa di un attacco cardiaco.
Non vide mai il suo film che, sulle prime, non ebbe neanche un grande successo. Ma il tempo porta giudizio e anche la Guida Galattica per Autostoppisti in versione cinematografica, alla fine, ha accresciuto la sua fama ed è oggi considerato un cult della filmografia fantascientifica.
In verità tutta l'opera di Douglas è sempre stata un po' come un panettone appena impastato: tu la lasci lì e lei continua a lievitare per i fatti suoi...

Il Towel day in memoria di Adams è un fantastico e raro esempio di riconoscenza. 

Quando la notizia della dipartita di Douglas Adams iniziò a fare il giro del mondo via Internet, i fan della serie di romanzi iniziarono a organizzare un giorno commemorativo in suo onore. Il tam-tam della notizia, le disquisizioni sui gruppi dei fan, la decisione di come onorare la memoria di Douglas si prese il suo tempo. Finché il 25 maggio del 2001, in modo del tutto spontaneo e dal nulla, comparve tanta gente che se ne andava in giro portandosi dietro un asciugamani nel vagare per la propria galassia, come raccomandato da Ford Prefect. A partire da quel 25 maggio il Towel Day è diventato il giorno mondiale di commemorazione forse più sincero che sia mai esistito, visto che si porta dietro uno strano e assordante silenzio che pure grida a forte voce la memoria di una persona che ha sconvolto la vita di molte altre con la semplice arte della scrittura.

Molte persone, anche questo 25 maggio, avranno un asciugamano al collo o ben stretto tra le mani.

Altre gireranno con stampato il numero "42" da qualche parte. Molte saranno sedute al loro posto in una sala di controllo della NASA o fluttueranno tra i corridoi della ISS portandosi dietro il loro simbolo potente perché Adams, con la sua opera, prima di ogni altra cosa, ha proiettato tanta gente verso lo spazio, verso la filosofia o, più in generale, verso la cultura, la curiosità, la ricerca del sapere. Tutti lo faranno nel silenzio del lutto, non in una stupida e rumorosa baraonda commerciale che strombazza insensatamente ai quattro venti. Del resto Douglas era così: è stato per molto tempo una persona semplice, che arrancava la vita come tanti altri. È stato un umile lavapiatti e si è spostato più volte con l'autostop. La sua tomba è ciò che di più c'è semplice a questo mondo: una lapide con il suo nome, date di nascita e morte e la sola scritta "writer" a testimoniare l'uomo che fu. Niente di esasperante. Niente di esplosivo. Peccato per il film: a lui sarebbe piaciuto tanto, tanto.
Gianluca-Santeramo

Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
Renè, Zerounoundici Edizioni.

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[Libri] "Cosa accadrebbe se?" di Randal Munroe, recensione di Gianluca Santeramo

[Libri] "Cosa accadrebbe se?" di Randal Munroe, recensione di Gianluca Santeramo

Cosa accadrebbe se? Risposte scientifiche a domande ipotetiche assurde, di Randal Munroe, Bompiani, 2015. Ironia e rigore scientifico, dal creatore del popolarissimo fumetto online xkcd, risposte sorprendenti a domande improbabili.

La scienza è noiosa, dicono...
(Pausa | | )
È un concetto che non riesco a fare mio.
Il fatto è che anche il libro più comico del mondo fa ridere solo se si comincia a leggerlo e, allo stesso modo, la scienza può essere divertente solo se si inizia a giocarci in qualche modo.
A ben vedere il concetto stesso di scienza di per sé dice davvero poco: si tratta semplicemente di una branca di conoscenze trattate in maniera metodica e rigorosa, con lo scopo di portare a risposte oggettive (ergo: piano con la fantasia...) e con capacità predittive di efficacia migliore dell'astrologia. In poche parole, si studia la Natura per capire come funziona al di là delle apparenze e, una volta compresi tutta una serie di fenomeni, si passa il testimone alla tecnologia (altra branca di conoscenze bistrattata dalle masse) che può farne uso per inventare lo smartphone, il computer, la console per fare i giochini, l'automobile, la moto, il cinema, l'aereo per andare in vacanza, la nave da crociera, le medicine per stare in salute, il climatizzatore, il forno a microonde e tutte quelle cose molto cool che, in quanto tali, piacciono a tutti. Vale a dire che la scienza è una materia barbosa, ma ci piacciono tanto i suoi prodotti: la coerenza è un'arte...
Nella realtà dei fatti, com'è vero che esistono brani musicali che trattano tematiche molto impegnative e altri che usano la musica per fare comicità e satira (citerò "Elio e le storie tese" che bastano e avanzano per tutti!), così esistono libri di scienza applicata, veri e propri manuali, e libri di scienza divulgativa, che hanno lo scopo di trasmettere concetti, a volte di difficile comprensione, in modo discorsivo e non troppo accademico. Si tratta di quei generi di testi che un blogger dovrebbe leggere prima di lanciarsi in vere e proprie campagne contro fenomeni come le scie chimiche, le vaccinazioni oppure gli OGM, non dico per rendersi conto di quanto siano insensate queste forme di protesta proprio "a prescindere" (sarebbe chiedere troppo...), ma almeno per conoscere il proprio nemico, che non fa mai male in guerra...

Detto questo, per quanto stonato possa sembrare di primo acchito, è possibile fare della comicità con la scienza, mentre si impara anche qualcosa in modo anticonvenzionale.

Rispondendo, per esempio, a tutta una serie di domande estreme come:
Quando bisognerebbe avvicinarsi ad una supernova per ricevere una dose letale di radiazione di neutrini?
Se non siete appena riemersi dagli abissi della vostra scrivania a seguito di un lungo spasmo d'ilarità è perché non sapete cosa sono i neutrini, cioè non avete capito la barzelletta. 
Se non vi interessa l'astronomia, magari potreste essere curiosi di sapere se è proprio vera quella leggenda secondo cui ognuno di noi ha una sola anima gemella in tutto il mondo, oppure potreste essere curiosi di sapere cosa accadrebbe se il famoso bicchiere del pessimista/ottimista fosse letteralmente mezzo vuoto.
Tante, tantissime domande, una più strana dell'altra, cui il semplice fatto di dare una risposta con autentico rigore scientifico, conferisce una marcata nota di comicità.
Consigliato come lettura leggera alternativa.

Cosa-accadrebbe-se-Randal-Munroe

Cosa accadrebbe se?
Risposte scientifiche a domande ipotetiche assurde

Dal creatore del popolarissimo fumetto online xkcd, risposte sorprendenti a domande che probabilmente non avete mai pensato di fare.
Randall Munroe, con i suoi fumetti stilizzati sulla scienza, la tecnologia, il linguaggio e l’amore fornisce risposte dettagliate e documentate alle domande più strampalate, che spaziano dal semplicemente bizzarro all’assolutamente diabolico.
Cosa accadrebbe se facessi una nuotata in una piscina di combustibile nucleare esausto?
È possibile costruire uno zaino jet utilizzando delle mitragliatrici che sparino verso il basso?
E se New York venisse colpita da un terremoto di magnitudo 15 della scala Richter?
Cosa accadrebbe se il DNA di una persona svanisse?
Nel tentativo di trovare delle risposte, Munroe conduce simulazioni al computer, spulcia appunti di ricerca di progetti militari declassificati, si consulta con operatori di un reattore nucleare, misura con un cronometro il tempo delle scene di Star Wars, chiama sua madre e cerca su Google animali dall’aspetto inquietante. Le sue risposte sono perle di umorismo e illustrano in maniera accurata e divertente ogni cosa, a partire dalle vostre probabilità di incontrare l’anima gemella fino ai molti modi orribili in cui potreste morire costruendo una tavola periodica degli elementi.
Quando è Randall Munroe a guidarvi, la scienza diventa piuttosto strana molto in fretta. Lanciare una palla da baseball a velocità prossime a quelle della luce può radere al suolo interi isolati cittadini. Una mole di talpe può soffocare il pianeta sotto una coltre di carne. Yoda può impiegare la Forza per ricaricare la sua Smart elettrica. Un tripudio di informazioni istruttive per chiunque ami ragionare per ipotesi.

di Randal Munroe | Bompiani | Saggio umoristico, divulgazione scientifica
ISBN 978-8845279713 | cartaceo 17,85€ | ebook 6,99€

Gianluca-Santeramo

Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
Renè, Zerounoundici Edizioni.
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[Libri] "Vietato leggere all'inferno" di Roberto Gerilli, recensione di Gianluca Santeramo

[Libri] "Vietato leggere all'inferno" di Roberto Gerilli, recensione di Gianluca Santeramo

Vietato-leggere-all-inferno-recensione

Vietato leggere all'inferno, di Roberto Gerilli, CreateSpace, 2016. Un futuro distopico in cui la letteratura diventa una droga illegale e scrivere un romanzo è una sfida alle cosche editoriali.

Amleto è un uomo sui trentacinque che abita nei dintorni di Ancona e che conduce una vita, tutto sommato, noiosamente normale. È un inserviente di un grande magazzino di ferramenta, dove passa le sue giornate cercando di avere meno contatti possibili con la gente normale, tra una passata di straccio ed un colpo di ramazza.
La sua misantropia non è il risultato di una strana forma di psicosi, ma è indotta dalla necessità di nascondersi al pubblico perché, Amleto, è un tossico. Amleto si droga, anche se sta provando a smettere.
Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, nel suo magazzino si presenta una donna bellissima che, per qualche strano motivo, cerca proprio lui. La ricerca non è casuale perché Eleonora è interessata al passato di Amleto, alle sue conoscenze, alla sua capacità di muoversi nel sottobosco del mondo dello spaccio.
Piccolo dettaglio: il mondo di Amleto è (fortunatamente) ben lungi (spero...) dall'essere il nostro, perché, nella sua realtà, una delle droghe più in voga del mercato è... la letteratura! Ebbene sì, nella realtà distopica del nostro Amleto Orciani, leggere romanzi è reato e la letteratura è messa sullo stesso piano (se non al di sopra) di sostanze stupefacenti, come eroina, cocaina e tutto quel genere di porcheria là...
Ed ecco che il mondo assume odori e sfumature del tutto grottesche, gli editori diventano una sorta lobby mafiosa che controlla il mercato e le menti della gente (andiamoci piano con i riferimenti alla vita reale, per cortesia...) e i boss mafiosi si insultano a colpi di citazioni più o meno erudite. A corollario, Eleonora vuole coinvolgere Amleto in un'opera magistrale della criminalità: vuole convincerlo a scrivere un libro ed a entrare, prepotentemente, nel mondo ermetizzato col piombo delle cosche editoriali.
Ed è proprio questa iniziativa che trasformerà Amleto da povero tossico di provincia (pardon: libromane) in un individuo addirittura pericoloso per i boss malavitosi già insediati che, tra intrighi e tentativi di sabotaggio spesso pesantemente cruenti, trasformeranno Amleto ed Eleonora in un duo criminale laureato.
Anche se "Vietato leggere all'Inferno" richiama temi già trattati dal maestro Ray Bradburry in "Fahrenheit 451", è un romanzo totalmente differente, meglio incastonato nella realtà dei nostri tempi, al punto da sembrare quasi una sorta di sinistra premonizione su carta stampata. È un dato di fatto che il proibito e il lecito siano solo convenzioni scelte dalla collettività in base ai valori ritenuti tali in un determinato periodo storico, così come è ben noto che ogni prodotto di cui esiste sufficiente domanda, divenuto vietato per legge, assuma automaticamente lo status di merce di particolare valore per i mercati illeciti. Mettete insieme queste due considerazioni ed otterrete l'epicentro del romanzo di Roberto Gerilli.

Vietato-leggere-all-inferno

Vietato leggere all'inferno

Mi chiamo Amleto Orciani e sono un libromane. Ho trentacinque anni e mi faccio dall’età di dodici, quando la lettura era ancora legale. Ho iniziato per scherzo con L’isola del tesoro e non ho più smesso. Leggere è la prima cosa a cui penso quando mi sveglio e l’ultima prima di andare a dormire. Sono talmente assuefatto da conoscere il significato di parole come paradosso, pennivendolo e opulenza. Insomma, uno sniffa-inchiostro senza speranza. Vivo vicino ad Ancona, lavoro come inserviente in un discount di bricolage e arrotondo spacciando romanzi alla gente della zona. La mia vita non è un granché, ma mi ci trovo. Il problema è che vorrei avere più soldi, per questo accetto di aiutare Eleonora. La ragazza è brava, ma così folle da voler cambiare il mondo dell’editoria da sola. Per seguirla mi tocca coinvolgere amici discutibili e incontrare gente che preferirebbe vedermi morto (il Bibliotecario ti dice niente?). Meno male che ho dalla mia Caterina, una camgirl con un secondo lavoro ancora meno presentabile del primo, però non sono sicuro mi possa salvare il culo, stavolta. Se ne esco vivo, giuro che smetto di leggere. Forse. 
Vietato leggere all’inferno racconta la mia storia. Non insegna qualcosa che vale la pena conoscere, non ci sono buoni sentimenti o altre cazzate ma per sballarsi con gli amici è perfetto. Provalo, e fammi sapere se funziona.

di Roberto Gerilli  | CreateSpace Selfpublished | Fantascienza, Distopico
ISBN 978-1539151784 | cartaceo 12,90€ Acquista  | ebook 0,00€ Free download


Gianluca Santeramo
Allevato da un Commodore VIC 20 e da Goldrake, si è diplomato in Informatica Industriale nel lontano 1995. Non è mai riuscito a recidere il cordone ombelicale che lo lega alla fantascienza sin dalla più tenera età. Dopo aver corretto decine di bozze di scrittori in erba tra un capolinea e l’altro, si è messo anche a scrivere: da allora sono iniziati i guai….
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