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In primo piano

[Musica] Tanti auguri David Bowie! Di Valentina Gerini



Oggi, nel giorno del suo 69º compleanno, David Bowie torna a brillare sulla scena musicale. 

Il nuovo album si chiama "Blackstar", il cui titolo, secondo lo stesso Bowie, non va pronunciato ma solo illustrato. Un insieme di pezzi che si muovo tra avant jazz e drum'n'bass, tra arrangiamenti elettronici e orchestre. Un album sperimentale e tra i più insoliti della sua carriera, che uscirà, secondo La Repubblica, in esclusiva per l'Italia, anche in versione preziosa, con cristalli Swarovski.
Bowie, non si smentisce mai. Anche questa volta riesce a stupire gli ascoltatori, con la sua voce a tratti angelica e a tratti psichedelica. È sempre stato un personaggio sopra le righe e con questo nuovo lavoro, il 25º della sua carriera come musicista, sembra voler nuovamente evitare di compiacere chi ascolta le sue canzoni, sembra voler sfuggire alla prevedibilità e tenta di creare qualcosa di nuovo. Spesso, al primo ascolto, le sue tracce non risultano orecchiabili, a volte neanche belle. Vanno ascoltate almeno due, tre, addirittura quattro volte, per poter poi apprezzarne la musicalità nella loro interezza.



Lui, che ha sempre sfidato il successo con i suoi alter ego, da Ziggy Stardust al Thin White Duke (il Duca Bianco), con i suoi costumi e il suo abbondante trucco, riesce ancora a sorprenderci.

È uno di quelli il cui potenziale e la cui fervida immaginazione crescono proporzionatamente all'età. Il suo invecchiare è un invecchiare artistico e lo dimostra il fatto che, col passare degli anni, i suoi lavori non trovano né fine né un genere definito e continuano a viaggiare lungo la via della sperimentazione acustica.
Attivo dalla metà degli anni sessanta, ha attraversato ogni tipo di genere musicale e non si è fatto mancare lavori come: attore, compositore e, addirittura, pittore. Memorabili le sue apparizioni cinematografiche, come quella di "Labyrint" o de "L'Uomo che cadde sulla Terra".
Le sue tracce hanno influenzato moltissimi artisti e sono rimaste sulla scena per anni, tanto che, anche adesso, molte delle sue canzoni sono considerate intramontabili. Chi non conosce "Life on Mars", "Starman", "Changes", "Rebel Rebel" o "Space Oddity"(usata, tra l'altro, dalla BBC nei servizi dedicati all'Apollo 11 il 16 Luglio del 1969)?
La sua vita potrebbe essere oggetto di un documentario. Ha viaggiato molto, ha osato tanto in tutti i campi, ha toccato il fondo ed è risalito più forte di prima. Non si è mai preoccupato di cosa gli altri pensassero, lui ha sempre scritto e cantato ciò che voleva e quando lo voleva, anche se non rispettava le mode del momento perché lui, diciamolo pure, le mode le creava.

Nato a Brixton, un noto quartiere di Londra, già in tenera età aveva mostrato interesse per la musica tanto che, a soli 13 anni, iniziò a suonare il sassofono. 

Successivamente suonò in differenti gruppi ma sembrava portato a cantare come solista ed è così che, alla fine degli anni '60, pubblicò il suo leggendario "Space Oddity". Allora, come adesso, aveva una testa piena di idee e una visione infinita della musica, caratteristiche fondamentali per poter diventare ciò che è diventato: una vera e propria icona musicale.

Ho conosciuto il Duca Bianco - musicalmente parlando - una decina di anni fa, quando io ne avevo appena venti. Frequentavo un musicista che mi faceva fare grandi scorpacciate di musica e mi faceva passare ore nei negozi di dischi a esplorare un mondo per me, in parte, sconosciuto. Mi fece ascoltare "Herores" e ne rimasi letteralmente folgorata tanto che, a lungo andare, ascolto dopo ascolto, mi resi conto che quella canzone rappresentava perfettamente il mio modo di vivere la vita e me la tatuai addosso. "We can be heroes, just for one day": possiamo essere eroi anche solo per un giorno. Se lo vogliamo, aggiungo. Ed è assolutamente vero. La vita, David Bowie ce lo ha dimostrato, ci appartiene e ci attraversa e noi possiamo plasmarla, come fossimo artisti, facendone di lei ciò che vogliamo. Possiamo essere eroi, sostenere e lottare per ciò in cui crediamo, vivere come vogliamo. Anche solo per un giorno.


Valentina Gerini
Dopo la maturità scientifica e uno studio approfondito della lingua inglese inizia a lavorare all’estero. Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, occupandosi degli articoli di copertina per un mensile dedicato alle storie di paese.
Volevo un marito nero, 0111Edizioni.
La notte delle stelle cadenti, Lettere Animate.

About Valentina Gerini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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