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Una mela al giorno toglie il medico di torno?

Una mela al giorno toglie il medico di torno?

Una mela al giorno toglie il medico di torno?

Di Angelo Gavagnin. «Una mela al giorno toglie il medico di torno», si dice. Ma la rima non cambia se ci mettiamo un limone o un ananas o uno yogurt. Insomma, i soliti consigli salutisti di gennaio.

Io ascolto la radio: mi piace più della televisione, perché la puoi ascoltare facendo molte altre cose. Non serve stare fermi a guardarla perciò non ti fa perdere tempo. Alcune trasmissioni radiofoniche soprattutto nel mese di gennaio, dopo le feste e i pranzi luculliani (Lucio Licinio Lucullo fu un tribuno e generale romano che partecipò alle Campagne d'Oriente, passato alla storia soprattutto per i suoi pranzi abbondanti e sfarzosi) si prodigano in consigli salutisti per farci smaltire i grassi e gli zuccheri accumulati.
Da una parte senti una mela al giorno, cambi frequenza e diventa un limone la mattina appena svegli (terribile perché se poi bevi un caffè rischi di vomitare). Qualcuno telefona e consiglia uno yogurt al giorno che sicuramente sistema l’intestino con tutti i suoi animaletti santi.
Un ananas dopo pranzo brucia i grassi, una bella insalata prima di mettersi a tavola, poi riso integrale, pasta integrale, pane integrale.
Frutta e verdura cruda almeno cinque volte al giorno, per chi non è vegetariano ci sta bene pure una bistecchina, ma di carne bianca che quella rossa è veleno. Come veleno da abolire in toto sono gli insaccati: su questo tutto il mondo scientifico si trova d’accordo, quasi come sulla mela al giorno.
Poi serve anche il calcio (gli italiani non sanno stare senza calcio). Perciò un bicchiere di latte la mattina e uno a metà pomeriggio e qualche latticino lo possiamo mangiare, ma light.
Lo zinco, a momenti mi dimenticavo lo zinco: fondamentale per i maschietti perché aiuta il benessere della prostata e per le femminucce a perenne salvataggio di unghie e capelli, perciò vai con i semini di zucca e mandorle.
E anche tre noci al giorno: sembra che tolgano il medico di torno.
Un altro alimento che in genere mette tutti d’accordo è il pesce: consigliato anche tutti i giorni ma siccome costa molto, almeno tre volte alla settimana. Branzini, orate e le fantastiche sardine, che costano poco e sono pesce azzurro, fanno benissimo e si dice che agevolino la produzione di sangue blu. O forse è solo una bufala messa in giro dai pescatori di Chioggia che ne pescano tante e devono venderle.
Le spezie: cavolo a momenti dimenticavo anche zenzero e curcuma da mettere in ogni dove. A sentire alcuni medici senza laurea, sembra/pare/si dice, che combattano (squillino le trombe) alcune forme tumorali. Qui lo dico e qui lo nego!
Mi è scappato di dire cavolo e meno male perché l’avevo dimenticato.
Bisogna trovare uno spazio anche per il mirtillo altrimenti circolazione, vene varicose... poi non venite a lamentarvi.
Naturalmente, neanche serve dirlo perché lo sanno anche i sassi: dai due ai tre litri di acqua al giorno sono indispensabili per togliere il famoso medico di torno! Anche se a pasto nessuno ti dirà che non puoi bere un piccolo bicchiere di vino rigorosamente rosso.
I carciofi, il massimo del potere depurativo per fegato e reni: la natura è intelligente e non li fa crescere in agosto che non serve a niente ma li fa maturare subito dopo le feste di natale e capodanno, anche se fa freddo, anche se gela... vedi la natura!
E ripeto il cavolo, che ci sta sempre bene.
Insomma spenta la radio, perché esco e vado a farmi una camminata, mi accorgo che a mettere insieme tutti questi consigli dovrei mangiare continuamente acca 24, come si usa dire adesso, e certo non perderei il peso accumulato con i bagordi di fine anno. Poi mi ricordo di un mio amico che è andato dal dietologo e l’unica cosa che ha perso sono duecento euro!

Angelo-gavagnin

Angelo Gavagnin
Ho lavorato al Porto di Venezia, un lavoro che mi lasciava periodi di libertà che ho usato per viaggiare in Thailandia, Malesia, Sri Lanca, ma anche Cuba e Santo Domingo. Sono stato varie volte in India. Ho conosciuto il Maestro Indiano Osho e ho assistito alla sua cremazione tra canti e balli. Sono diventato papà all'età nella quale di solito si diventa nonni e così sono finiti i viaggi e mi è venuta voglia di scrivere.
Non sono nato e mi sento molto bene, IlMioLibro.
Il risveglio, IlMioLibro.
Lungo la via Francigena, IlMioLibro.
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Sara Ingardia presenta: Il canto del mio cuore

Sara Ingardia presenta: Il canto del mio cuore

Sara Ingardia presenta: Il canto del mio cuore

Presentazione Libri | Intervista a cura di Silvia Pattarini. Il canto del mio cuore, il romanzo d'esordio di Sara Ingardia, Booksprint Edizioni, 2017. Una storia d'amore tra realtà e fiction: gli sfarzi e i lussi dell'aristocrazia ottocentesca, la natura selvaggia e la spiritualità dei Cheyenne. 


IL CANTO DEL MIO CUORE

di Sara Ingardia
Booksprint edizioni
Romance Storico | Narrativa
ISBN 978-8824906326
cartaceo 13,52€
ebook 4,99

La storia narra le vicende vissute da Angela Glenns nata il 26 novembre 1830 nella periferia nefasta di Wa-shington. La madre perse la vita durante il parto. La piccola era sola al mondo, per queste ragioni il destino la porterà tra le mura accoglienti e lussuose della famiglia Glenns. L’infanzia trascorse serenamente tra le cure affettuose e amorevoli del padre adottivo. Il rapporto con la matrigna era turbolento a causa delle differenti visioni della vita. Un patto stretto dal padre con il miglior amico Arthur O’Connell cambierà per sempre la sua esistenza. Costretta a sacrificare la sua felicità per salvare la sua famiglia, decide, seppur con grande ri-luttanza di sposare il figlio degli O’Connell, Richard. Ragazzo affascinante e ambizioso. Ben presto verrà nominato Colonnello dell'Esercito Militare e otterrà un incarico di grande responsabilità; sorvegliare le terre del Colorado, colonia selvaggia e primitiva ad Ovest del Continente impedendo in qualsiasi modo invasioni da parte dei pelle rossa. Il cambiamento porta nella vita della donna avventura e coraggio di combattere contro le regole imposte dalla società dell’epoca. Un incontro inaspettato con John, uomo che vive ormai da anni nella tribù Cheyenne porterà la donna alla scoperta di una cultura fino ad ora sconosciuta e ad una intensa storia d’amore ostacolata dalle differenze sociali. Seguendo i valori e gli ideali più nobili, lotterà fino in fondo per ciò in cui crede. Coraggiosamente affronterà a fianco dell’uomo che ama una delle battaglie più feroci dell’epoca sul fiume Washita (1868) che vide contrapposti l’Esercito militare degli Stati Uniti capitanati dal Generale George Armstrong Custer e la tribù Cheyenne dei Nativi Americani.


L'autore racconta



Benvenuta Sara Ingardia. Raccontaci brevemente di te: quando hai iniziato a scrivere e cosa?
La passione per la scrittura mi accompagna da sempre, ricordo che già dalle elementari mi piaceva raccontare le mie esperienze attraverso i temi che la maestra assegnava nei compiti a casa o nelle verifiche. Con il tempo la scrittura è diventata un punto di riferimento della mia vita, mi permette di dare sfogo ai miei sentimenti, emozioni che cerco di trasmettere ai miei potenziali lettori. 
Fino ad ora mi sono cimentata in diversi generi letterari: il romanzo storico, la poesia e la fanfiction, ovvero un’opera scritta che prende spunto ritraendo le vicende di personaggi di un film, serie TV o testi della letteratura. 
In merito a questo, insieme alla mia cara amica Jana Bruffaerts stiamo collaborando ad una storia dal titolo “In the name of love” scritta interamente in lingua inglese. Se siete curiosi di dare un’occhiata, potete trovare il racconto sulla piattaforma Fanfiction.net e inoltre se avete dimestichezza con la lingua vi consiglio di leggere le altre sue storie perché meritano di essere conosciute. 
Nel medesimo sito, sto pubblicando di volta in volta dei capitoli riguardanti una storia ispirata ad un film degli anni 90 “Revenge-Vendetta”. Attraverso l’intensa storia d’amore dei due protagonisti Miryea Mendez e Jay Cohcran, cerco nel mio piccolo, di affrontare tematiche importanti come la condizione della donna nella società messicana. Il racconto è interamente in lingua inglese e lo potete trovare con il titolo di: “ Revenge: The Destiny of Love”.

Quanti libri hai scritto, quali sono? 
Al momento ho pubblicato il primo romanzo storico dal titolo “Il canto del mio cuore” edito dalla casa editrice Booksprint Edizioni.

Come è nata l’idea di questo romanzo, Il canto del mio cuore? È nata prima la trama o prima il titolo?
L’idea è nata leggendo un libro “Sul sentiero di guerra” di Charles Hamilton, che comprai qualche tempo fa ad un mercatino dell’usato. Sono rimasta colpita dalle tradizioni e dalle usanze che venivano praticate all’interno delle tribù dei Nativi Americani e ho dato vita a questo racconto che vede contrapposti da una parte l’aristocrazia ottocentesca fatta di lusso e sfarzi e dall’altra la vita fondata sulla natura e la spiritualità della tribù Cheyenne. 
Questo romanzo inizialmente doveva essere solo un racconto, ma poi nella stesura ho avuto molte idee che ho cercato di inserire in maniera graduale, dando così spazio anche ai personaggi secondari, in quanto ognuno di loro, ha avuto un ruolo importante nella vita dei protagonisti principali. 
Ho scelto questo titolo “Il canto del mio cuore” perché il canto rappresenta l’amore e la gioia dell’innamoramento e il cuore, è il simbolo della passione che i due protagonisti della storia donano l’uno all’altra nell’affrontare i rischi e le sorti del loro legame. Ed è nato solo dopo aver steso la prima parte della storia. 
Avevo nella mia testa buona parte della trama, ma solo scrivendo di volta in volta ho delineato i dettagli, modificato e aggiunto particolari che invogliassero il lettore alla conoscenza di una cultura ed un epoca ben lontana dalla nostra. 

A monte del romanzo ci sta un lavoro di ricerca e documentazione o non si è reso necessario? 
Assolutamente è stato di fondamentale importanza la ricerca attraverso libri, riviste e ricerche online perché trattandosi di una storia in parte basata su fatti realmente accaduti, la documentazione mi ha permesso di attenermi alla realtà e a far conoscere una parte della storia americana che merita di essere divulgata.

E.M. Cioran affermava: “I libri andrebbero scritti unicamente per dire cose che non si oserebbe confidare a nessuno”. Ci anticipi qualche indiscrezione sulla trama di  Il canto del mio cuore, quanto basta per incuriosire il lettore?
La storia ripercorre la vita vissuta da Angela Glenns O’Connell (personaggio del tutto immaginario) che dopo la morte della madre, giovane prostituta, viene messa in salvo da un’esistenza miserabile e priva di valori dalla giovane Amy, amica della defunta MaryAnn. Coraggiosamente la donna si addentra nell’oscurità della notte lasciandosi alle spalle il quartiere nefasto e pieno di pericoli nella città di Washington e affida la bambina alle cure di una ricca famiglia della città: I Glenns.
L’infanzia trascorse serenamente tra le cure affettuose e amorevoli del padre adottivo. Il rapporto con la matrigna era turbolento a causa delle differenti visioni della vita. Un patto stretto dal padre con il miglior amico Arthur O’Connell cambierà per sempre la sua esistenza. Costretta a sacrificare la sua felicità per salvare la sua famiglia, decide, seppur con grande riluttanza di sposare il figlio degli O’Connell, Richard. Ragazzo affascinante e ambizioso. Ben presto verrà nominato Colonnello dell'Esercito Militare e otterrà un incarico di grande responsabilità; sorvegliare le terre del Colorado, colonia selvaggia e primitiva ad Ovest del Continente impedendo in qualsiasi modo invasioni da parte dei pelle rossa. Il cambiamento porta nella vita della donna avventura e coraggio di combattere contro le regole imposte dalla società dell’epoca. Un incontro inaspettato con John, uomo che vive ormai da anni nella tribù Cheyenne porterà la donna alla scoperta di una cultura fino ad ora sconosciuta e ad una intensa storia d’amore ostacolata dalle differenze sociali. Seguendo i valori e gli ideali più nobili, lotterà fino in fondo per ciò in cui crede. Coraggiosamente affronterà a fianco dell’uomo che ama una delle battaglie più feroci dell’epoca sul fiume Washita (1868) che vide contrapposti l’Esercito militare degli Stati Uniti capitanati dal Generale George Armstrong Custer e la tribù Cheyenne dei Nativi Americani.

Nei tuoi personaggi, anche in quelli secondari, c’è qualche esperienza autobiografica, o hai preso spunto da persone di tua conoscenza, oppure sono esclusivamente frutto di fantasia?
La protagonista assume diversi aspetti del mio carattere: sognatrice, combatte per ciò in cui crede, non si lascia influenzare dai pregiudizi e non si ferma davanti alle apparenze ma cerca di conoscere ciò che la circonda. 

I luoghi del romanzo: dov’è ambientato  Il canto del mio cuore? Hai scelto queste location per necessità, per moda o per altri motivi?
Il romanzo è ambientato in due luoghi: Washington, dove prende vita la prima parte del romanzo, città natale della protagonista Angela Glenns O’Connell, della sua famiglia adottiva e del futuro marito Richard O’Connell. L’altra location dove si sviluppa la storia è il Colorado, in particolare modo la cittadina di Denver, nell’ovest America, nella quale si concentreranno eventi che porteranno i protagonisti Angie e John “Pahana” alla nascita del loro legame che si intreccera’ a circostanze tragiche e saranno costretti a fare scelte ardue e rischiose. 

Un twitt di Bermat cita così: “I libri non verranno uccisi dagli ebook, ma da quelli che comprano solo titoli presenti nei primi 10 posti della classifica”.  Che ne pensi al riguardo e com’è il tuo rapporto con gli ebook?
Credo che nel mondo della letteratura ci siano storie che meritano di essere lette e avere maggiore visibilità di altre che vengono messe nei primi posti in classifica solo perché quel genere letterario è considerato di “moda” in quel momento. Personalmente, io preferisco godermi un libro cartaceo, ma non sono contraria alle nuove tecnologie, in quanto all’occorrenza gli ebook possono essere uno strumento di praticità e danno la possibilità di portare con sé numerose storie. 

Mi piace ricordare questa citazione di E.M. Cioran “Un libro che lascia il lettore uguale a com’era prima di leggerlo è un libro fallito”. Sulla base di questa affermazione ti chiedo: perché dovremmo leggere  Il canto del mio cuore?
Nello scrivere questo romanzo, ho messo in evidenza un concetto che è del tutto attuale, ovvero, diverse culture che cercano di convivere ma che alle volte rimangono ostili nell’integrarsi e si scontrano per far rispettare un differente modo di vivere. 

Per invogliare il lettore a leggere il tuo ultimo libro lasciaci qualche stralcio d’autore: uno spaccato accattivante tratto dal tuo romanzo. 
L’uomo la osservava incantato, era come un libro aperto, poteva intravedere tutte le sue emozioni; la gioia, il dolore, la malinconia, la tristezza, la determinazione nell’ottenere ciò che voleva.
Smise di ridere, afferrò la collana che indossava.
«Cosa rappresenta questo amuleto?»
«Black Kettle all’età di diciassette anni mi convocò nel suo teepee, mi disse: ora sei abbastanza grande per andare in guerra, ma per prima cosa devi cercare il tuo Dio. Per combattere in battaglia è fondamentale avere uno Spirito protettore.
Mi cosparsi il corpo con dell’argilla bianca e vagai per le colline fino ad arrivare in cima ad un picco dove gli Dei potevano vedermi. Non toccai né cibo né acqua per giorni e giorni, invocai a voce alta gli Dei affinché potessero ascoltare le mie preghiere e avessero pietà di me. Le sofferenze mi portarono in uno stato di delirio e ricevetti una visione. Davanti ai miei occhi vidi una lince, questo era un segno, la lince era il mio Spirito protettore. Allora corsi nella foresta per cercare quell’animale ed ucciderlo.
Con un coltello tagliai un pezzo di pelle che conservo tuttora in questo amuleto. Qui abita il mio Dio.

Il canto del mio cuore si fa portavoce di qualche messaggio particolare, o si propone esclusivamente di intrattenere il lettore?
Rileggendo la bozza iniziale, ho intuito che poteva essere una storia da far conoscere, in quanto sono trattate tematiche attuali, come la discriminazione, l’emarginazione, il potere di una Nazione che ha sottomesso le popolazioni Native, il tutto descritto attraverso gli occhi dei protagonisti che vivono un’intensa storia d’amore nonostante la differenza di classe sociale. Un amore apparentemente impossibile che sfida la società dell’epoca. Il messaggio che intendo trasmettere è che la diversità non deve essere vista come un elemento di svantaggio ma un’opportunità di conoscenza e scambio reciproco.

Ramon Eder afferma: “Quando un libro ci fa sorridere questo libro vale più di ciò che costa”. Sei d’accordo con questa affermazione o ti è capitato di pensare la stessa cosa leggendo un libro particolarmente divertente?
Sono totalmente d'accordo. Le emozioni sono il vero tesoro che ognuno di noi si porta dentro. Quindi facendo riferimento alla citazione di Ramon Eder, divertirsi leggendo una storia rende la nostra spesa molto più piacevole. 

Grazie Sara Ingardia per essere stata con noi, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.
Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
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Il monologo finale da The big Kahuna, di Swanbeck

Il monologo finale da The big Kahuna, di Swanbeck

Il monologo finale da The big Kahuna, di Swanbeck

Cinema | Di Tamara Marcelli. Dal film The big Kahuna, di John Swanbeck, il celebre monologo finale "Accetta il consiglio". 

The big Kahuna è un film drammatico del 1999, con Kevin Spacey, Danny DeVito e Peter Facinelli, musiche di Christopher Young, tratto dalla commedia teatrale Hospitality Suite, di Roger Rueff, scrittore e sceneggiatore americano.

Non ha importanza se cerchi di vendere Gesù, o Buddha, o i diritti civili, o come arricchirsi nel settore immobiliare senza rischiare un soldo. Questo non fa di te un essere umano. Semmai fa di te un agente vendite. Se vuoi parlare con qualcuno sinceramente, da essere umano... chiedigli dei suoi figli, scopri quali sono i suoi sogni... solo per saperlo, per nessun'altra ragione. Perché appena cerchi di prendere le redini di una conversazione, per pilotarla, non è più una conversazione... è un pistolotto e tu non sei un essere umano, sei un venditore, un piazzista.
Monologo di Phil (Danny de Vito)



Il monologo finale "Accetta il consiglio".

Il monologo finale di una voce che dispensa consigli sui titoli di coda, avvertendo i giovani di non sprecare la loro età felice perché presto finirà, nella versione di Baz Luhrmann, è ispirato a un articolo della giornalista Mary Schmich, pubblicato sul Chicago Tribune a giugno del 1997, dal titolo Advice, like youth, probably just wasted on the young.

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa’ una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!
Non essere crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perdere tempo con l’invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro. La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso. Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente, dimmi come si fa…
Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti-conto.
Rilassati!
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo, usalo in tutti i modi che puoi, senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E’ il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla! Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza: ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori, non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli, sono il miglior legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro. Renditi conto che gli amici vanno e vengono, ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita, perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane. Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca. Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant’anni, sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell’accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.
Ma accetta il consiglio… per questa volta.
Tamara-Marcelli

Tamara Marcelli
Artista poliedrica, eccentrica, amante dell'arte in tutte le sue forme. Una sognatrice folle. Ha studiato Lettere e Tecniche dello Spettacolo, canto e recitazione per oltre dieci anni e ha lavorato come attrice in alcuni importanti Teatri del Lazio. Scrive poesie, romanzi, testi teatrali, articoli e saggi.
Il blu che non è un colore,  Montag.
Il sogno dell'isola, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione, prima ed. Montag).
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