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[Musica] Il mio addio a Chester Bennington, voce dei Linkin Park, di Stefania Bergo

[Musica] Il mio addio a Chester Bennington, voce dei Linkin Park, di Stefania Bergo

addio-Chester-Bennington-Linkin-Park

20 luglio 2017. Chester Bennington, la storica voce dei Linkin Park, si suicida, impiccandosi, nella sua casa di Palo Verdes Estates, nella contea di Los Angeles. Ha 41 anni. E un peso insopportabile sull'anima. 

Mike Shinoda, l'altro cantante della band, commenta su Twitter:
Sono sconvolto, ho il cuore spezzato, ma è successo davvero.
Sì, è successo davvero. Di nuovo. A pochi mesi dalla scomparsa di un altro frontman, Chris Cornell (Chris Cornell, muore suicida una delle voci più intense del grunge), voce dei Soundgarden, grande amico di Chester, la cui morte lo aveva scosso non poco, fino, forse, a diventare da presagio a profezia.
A 17 anni da Hybrid Theory, l'album di debutto che li ha consacrati sulla scena internazionale del nu metalgenere musicale che mischia il metal con il rap e il grungedopo 70 milioni di dischi venduti e due Grammy vinti, i Linkin Park erano appena tornati, a maggio, con One More Light, un nuovo album da molti criticato, quasi il tradimento della loro identità decisamente più impegnativa, l'evidente seduzione del mercato discografico per assecondare l'odierna tendenza rap e la predilezione per melodie meno sguaiate, ribelli e noir. Fin dalla copertina, che ritrae un quadretto bucolico di famiglia al mare, nella luce abbagliante di un tramonto ordinario. E forse è proprio questo il senso. Una disperata voglia di normalità, di serenità, di andare oltre i demoni del passato che hanno segnato, troppo profondamente, animi fragili che solo apparentemente sono rimasti intatti. In un'intervista rilasciata al Rolling StoneRob Bourdon, batterista della band, ha infatti raccontato:
È un album che rappresenta esattamente la nostra situazione emotiva di adesso, un disco molto intimo, che ci coinvolge a livello personale. Per la prima volta siamo stati profondamente onesti, confessandoci anche paure e insicurezze.



E infatti, nel primo singolo estratto, Heavy, Chester e Kiiara sono alle prese con i loro demoni. Che, nel caso del leader dei Linkin Park, hanno avuto la meglio.

Un'infanzia e un'adolescenza difficili, segnate da abusi, droga e alcool.

Nato il 20 marzo 1976 a Phoenix, Chester Bennington ha avuto un’infanzia davvero difficile. Figlio di un poliziotto e di un'infermiera, tra i sette e i tredici anni subì molestie e aggressioni da parte di un ragazzino più grande, a sua volta vittima di abusi. I suoi genitori divorziarono quando si era appena affacciato all'adolescenza e a soli undici anni si ritrovò a essere dipendente da droga e alcool, problema che lo ha perseguitato per tutta la sua vita.
Cominciò a cantare agli inizi degli anni '90 con i Sean Dowdell and His Friends?, e poi con i Grey Daze, due band locali. 
Nel 1996, il rapper polistrumentista Mike Shinoda, il chitarrista Brad Delson e il batterista Rob Bourdon, formarono una nuova band, gli Xero. In quello stesso anno, Chester divenne padre di Jaimie, nato da una relazione, presto finita, con Elka Brand. Avrà altri quattro figli: uno da Samantha Marie Olit e altri tre dalla modella di Playboy Talinda Bentley (lascia quindi cinque figli, più il fratello del suo primogenito, regolarmente adottato).
Trasferitosi a Los Angeles, nel 1999 divenne la voce degli Xero, che per l'occasione cambiarono nome in Hybrid Theory. L'anno dopo, registrarono il loro album d'esordioHybrid Theory, cambiando nuovamente nome al gruppo che, per pura casualità, divenne Linkin Park (si racconta, infatti, che l'idea iniziale per il nuovo nome della band fosse Lincoln Park, abbastanza comune in tutti gli Stati Uniti, talmente comune che il dominio web che volevano registrare era già stato acquistato; così, abbreviarono il nome del dominio in linkinpark.com, appunto - da Wikipedia).

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Hybrid Theory, MeteoraMinutes to Midnight: gli album di maggior successo dei Linkin Park.

Hybrid Theory ebbe un grandissimo successo, vendendo quasi cinque milioni di copie nel primo anno (in tutto oltre 30 milioni). I singoli più famosi sono One Step Closer, Crawling, Papercut e soprattutto In the End, decisamente il più famoso del gruppo, tanto da essere considerato dai musicisti stessi il loro cavallo di battaglia. Un video, premiato come miglior video rock agli MTV Video Music Awards del 2002, denso di immagini surreali, distopiche, in cui il rap di Mike Shinoda si mescola alla voce di Chester, alternativamente angelica, un sussurro appena percettibile, e rabbiosa, gridando a gran voce un ritornello profetico:
I tried so hard / And got so far / But in the end / It doesn't even matter
I had to fall / To lose it all / But in the end / It doesn't even matter



Tre anni dopo, uscì Meteora, che conteneva altri singoli diventati subito famosi, come Numb  e Somewhere I Belong, confermando il successo della band e facendola diventare tra le più apprezzate della scena musicale internazionale in tema di sonorità nu metal e rap metal, con influenze hip hop, alternative rock ed elettroniche, grazie all'ausilio di programmazioni sonore, sintetizzatori e campionatori. 
Il terzo disco della band, Minutes to Midnight, uscì nel 2007. Più alternative rock e meno nu metal, per la presenza di assoli di chitarra, conteneva il singolo What I’ve Done, che invita a un esame di coscienza su come l'essere umano abbia ridotto il mondo. Un altro video intenso, questa volta tutt'altro che surreale. Al contrario, terribilmente realistico, una denuncia all'uomo, con scene di guerra, bracconaggio, violenza, razzismo, fame, miseria, inquinamento, falsi eroi, droga. In altre parole, distruzione. Contrapposti a brevissimi fotogrammi di vita, un grido ancora più grande di quel "erase myself" (inteso come genere umano, ma anche personalmente...), una speranza che, a fatica, fende la nostra esistenza ma che pretendiamo non ci abbandoni mai.
Parallelamente ai Linkin Park, Mike Shinoda e Chester portarono avanti altri progetti: il primo, con il nome di Fort Minor pubblicò un album a metà tra hip hop e rock (Believe me è uno dei singoli più famosi), il secondo diede vita un progetto alternative rock, Dead by Sunrise, cui collaborarono anche altri artisti.
Seguirono altri quattro album, A Thousand Suns, Living Things, Recharged e The Hunting Party, che però non ottennero più lo stesso successo di critica e di pubblico dei primi tre.
Dal 2013 al 1015, Chester diventò anche il frontman degli Stone Temple Pilots, in seguito al licenziamento di Scott Weiland (anch'egli morto suicida due anni fa).

Al di là della loro discografia, i Linkin Park resteranno per sempre la colonna sonora di un periodo buio della mia vita, un periodo di eccessi emozionali, adrenalinico. 

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Canzoni di giornate al lago, a consumare le braccia domando il vento su una tavola da surf, a bere birra tra amici inconfessabili e quella perenne e sommessa insoddisfazione per una vita che mi feriva dentro, anche se nessuno se ne accorgeva. Perché spesso è così, si va avanti, fingendo di essere intatti, sperando che le crepe della nostra essenza riescano comunque a contenere l'impetuosa marea che agita le viscere e i ricordi. Possiamo gridare la nostra rabbia per acquietare i demoni, ma alcuni continuano a sentirsi invisibili e sfiniti, per aver portato pesi oltre la propria sopportazione, troppo a lungo. Si cerca di resistere. Lo si deve a chi ci ama, a noi stessi. E quando tutto appare troppo pesante, non resta che mollare la zavorra e spiccare il volo, finalmente liberi. C'è chi riesce a farlo sulla terra. Chi solo in cielo. Come Chester Bennington. Perché a volte non importa quanto lontano tu sia arrivato, quando duramente tu abbia lavorato su te stesso. A volte i demoni hanno la meglio.
I’m holding on / Why is everything so heavy? / Holding on / So much more than I can carry / I keep dragging around what’s bringing me down / If I just let go, I’d be set free / Holding on / Why is everything so heavy?



Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
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[Libri] “Miserere” di Jean Christophe Grangé, recensione di Franco Mieli

[Libri] “Miserere” di Jean Christophe Grangé, recensione di Franco Mieli

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Miserere, di Jean Christophe Grangé, Garzanti, 2010. Un labirinto che conduce al cuore dell'inferno. Un canto polifonico e sanguinario.

Nella chiesa armena di San Giovanni Battista a Parigi viene trovato il corpo di Wilhelm Goetz, direttore del coro delle voci bianche. Goetz, profugo cileno è stato assassinato mentre stava preparando le prove del coro, in maniera orribile mediante perforazione dei timpani. Una perforazione così violenta e dolorosa da provocarne l’arresto cardiaco.
Per caso arriva sul posto dopo la scoperta del cadavere Lionel Kasdan, frequentatore della parrocchia nonché poliziotto in pensione. Contemporaneamente si interessa al caso Cedric Volokine, di origini russe, con il vizietto della droga e agente della Squadra Protezione Minori.
Ben presto i due investigatori, sorvegliati e controllati dalle forze regolari di polizia che li usa come “cavalli di troia”, si accorgono di avere a che fare con qualcosa di molto più grande di un caso di pedofilia come avevano sospettato all’inizio. Le indagini li conducono sulle tracce di una potente organizzazione che aveva già operato e prosperato nel Cile di Pinochet e che ora, insediatasi nel cuore della Francia, mira a minare le fondamenta stessa dello Stato, mediante il possesso di un’arma di straordinaria potenza.
Proprio per preservare il segreto di questa arma, l’organizzazione elimina ferocemente chi vorrebbe svelarne l’esistenza.
Scritto con grande maestria, questo thriller ci immerge in un’atmosfera cupa e opprimente nella quale si muovono i protagonisti, guidandoci attraverso le intuizioni e gli errori di questi, alla scoperta di una verità inimmaginabile.
La trama si sviluppa inesorabilmente in un crescendo di colpi di scena, trasportando il lettore dai quartieri e i boulevard di Parigi fino in Linguadoca, nel sud della Francia dove la terribile setta ha stabilito il suo quartier generale. È proprio lì, nella terra di nessuno dove l’organizzazione ha instaurato una specie di stato indipendente, che Kasdan e Volokine lanceranno l’ultima sfida agli efferati assassini.

Miserere

Miserere

Parigi, chiesa armena di Saint-Jean-Baptiste. 
Nell’aria riecheggiano ancora le terrificanti grida dell’esule cileno Wilhelm Goetz, organista e direttore del coro di voci bianche, appassionato cultore del Miserere di Gregorio Allegri. Il corpo dell’uomo giace ormai inerte in una pozza di sangue, i timpani perforati con indicibile violenza. 
Lionel Kasdan, parrocchiano di quella chiesa e poliziotto in pensione, segugio d’altri tempi, testardo quanto acuto, è il primo ad accorrere sulla scena del delitto. Un delitto apparentemente inspiegabile, considerata la reputazione di Goetz, un uomo tranquillo e riservato, dedito solo alla musica. Ma ben presto Kasdan, insieme a Cédric Volokine, poliziotto della Squadra protezione minori, capisce che dietro quell’immagine immacolata c’è ben altro. Ci sono rapporti ambigui e oscuri che Goetz instaurava con gli allievi del coro. E ferite mai sanate risalenti agli anni della dittatura in Cile. 
La verità va svelata, e in fretta. Perché i delitti si susseguono nelle chiese di Parigi... 
Uno dei romanzi meglio riusciti di Jean-Christophe Grangé e anche uno dei più inquietanti, grazie all’atmosfera cupa e barocca che unisce terrore puro e suspense, perfettamente orchestrati in uno spartito diabolico.

di Jean Christophe Grangé | Garzanti | Thriller, Horror
ISBN 978-8811679646 | cartaceo 10,12€ | ebook 7,99€




Franco Mieli
Da ragazzo scrivevo nel giornalino della scuola. Poi per decenni le varie fasi della vita mi hanno fatto abbandonare questa mia passione. Da circa 10 anni, con i figli ormai grandi, ho deciso di riprendere la scrittura. Coltivo la passione per l’archeologia e il trekking di cui ho trasferito le esperienze nei miei racconti.
Ombre pagane, Montecovello.
Lupi nella nebbia-Zanne, Montecovello.
La conquista dell'Etiopia del 1935-1936, Monetti Editore.
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[People] L'assistente turistico, il lavoro più bello del mondo, di Valentina Gerini

[People] L'assistente turistico, il lavoro più bello del mondo, di Valentina Gerini

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Gioie e dolori dell'assistente turistico, uno splendido lavoro che pochi conoscono: somiglia all'accompagnatore turistico e viene spesso confuso con l'animatore. Ma come si diventa assistente turistico? Quali mansioni svolge?

Avevo 22 anni e stavo facendo un corso a Roma per conseguire il patentino di accompagnatrice turistica. L'insegnante parlò a tutta la classe di un'altra professione, l'assistente turistico, descrivendola come un primo, giusto passo verso la professione dell'accompagnatore. Per curiosità, cercai informazioni in internet. Era maggio e la ricerca di assistenti per la stagione estiva era ancora attiva. Così inviai un paio di curricula senza grandi speranze.
Pagata per lavorare in una località di vacanza. Come era fatto il mondo dei villaggi turistici? L'unica cosa che sapevo riguardo al villaggio era che al suo interno c'erano gli animatori e che si beveva gratis. Questo mi aveva raccontato mia sorella anni prima, di ritorno dal viaggio di nozze in Brasile, trascorso in un Venta Club. E perché tra tante persone avrebbero dovuto scegliere me per un lavoro che, apparentemente, sembrava davvero stupendo? Nessuna informazione era pervenuta da mia sorella riguardo un probabile assistente presente in villaggio. Evidentemente lei non si era mai dovuta lamentare in hotel...
Ma torniamo a quel giorno di maggio. Fui contattata da TopTarget che mi invitò a un colloquio. Per mia fortuna stava facendo selezione di personale proprio a Roma. Quando si dice essere nel posto giusto al momento giusto! Richiesta: dialettica, spigliatezzaottimo inglese e soprattutto disponibilità a partire, anche nell'immediato.
Il giorno successivo l'agenzia mi propose un contratto di 5 mesi in Grecia, nell'isola di Kos (10 motivi per visitare l'isola di Kos). Ancora ignara di quali fossero i compiti, le mansioni, le gioie e i dolori dell'assistente turistico, accettai l'incarico. Come sempre ero spinta dalla mia curiosità a scoprire e dalla voglia irrefrenabile di andare oltre il semplice viaggio, di vivere in un luogo per diversi mesi e comprenderne usi e costumi.

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I villaggi turistici, un mondo a sé, dove tutti sorridono perché chi è in vacanza è felice e chi è a lavorare lo fa con passione.

Preparati i bagagli, salutati gli amici, come se stessi partendo per una spedizione senza ritorno verso il Polo Sud, e la famiglia, ormai i giochi erano fatti. Pronti, attenti, via... si parte!
Da Fiumicino a Kos, volo diretto verso una nuova avventura. Sentivo le persone parlare di un fantomatico Eden Village, di un non ben specificato villaggio di Kardamena, di una gentile assistente che li avrebbe accolti in aeroporto. Questa gente parlava del posto in cui avrei lavorato e io ero eccitata come una bambina davanti al regalo di Natale da scartare.
Dall'arrivo in aeroporto alla presa di possesso del desk assistenza passò un attimo. Il lavoro mi piaceva e capii subito che quello fosse, almeno per me, il lavoro più bello di tutti e che il villaggio turistico o, più in generale, il centro operativo di una località di vacanze, fossero un mondo a sé. Un mondo parallelo, dove chi arriva è in vacanza e chi ci vive lavora per rendere questa vacanza la migliore di tutte. Si tratta di un mondo dove tutto è amplificato, si è sereni, sempre col sorriso, si fanno amicizie che durano una vita anche se lo stress a volte è così denso che si può tagliare a fette.
Il lavoro dell'assistente turistico è la ciliegina finale di un processo iniziato in agenzia di viaggi, passato tramite il tour operator e conclusosi con l'arrivo dell'ospite in hotel. Il cliente è al centro della vacanza e l'assistente è colui che, in ogni modo, deve farla filare liscia. A renderla indimenticabile ci pensa l'animazione, l'assistente deve prevenire, evitare, sistemare ogni problema.  Sempre in balia degli eventi, con i suoi (quasi) super-poteri, il suo carisma e la sua capacità di comunicare, riesce (quasi sempre) ad accontentare tutti. Camere vicine, letti sperati, tavolo rotondo, ombrelloni in prima fila, posti finestrino sul volo di ritorno, prima fila sull'autobus sennò vomito, escursione scontata, chiamata di un medico alle 3 di notte, torta di compleanno all'ultimo momento, prolungamento del soggiorno, appropriazione indebita dei teli mare, sottrazione del posacenere del tavolino del bar, esagerato consumo di alcolici inclusi nell'all inclusive, perdita del volo... L'assistente tutto vede e tutto può.

Al di là dell'esperienza di vita che favorisce la crescita personale, il lavoro dell'assistente turistico ha un ciclo settimanale che segue ritmi ben precisi e non è mai noioso.

La settimana dell'assistente turistico ha dei ritmi precisi, scanditi da eventi e scadenze che si susseguono in maniera ciclica. Per esempio:
  1. Mercoledì, è il lunedì dell'assistente.
    Vengono comunicate le liste degli arrivi e così il mercoledì sera si fa mezzanotte per lavorarle, sistemarle, semplificarle e renderle leggibili a chiunque.
  2. Giovedì, giornata di controlli.
    Si fa il controllo camere con la Reception, per assicurarsi che siano presenti tutte le prenotazioni e, soprattutto, che siano state rispettate le note perché, l'assistente lo sa, sono solo note non una garanzia, ma il cliente questo lo ignora. Questo porta via un gran numero di ore, se poi si pensa che spesso un assistente turistico segue più hotel, va da sé che la giornata voli dritta al tramonto senza tempo per una cena al ristorante. Forse ci si concede una pizza in camera, circondati da fogli, liste e buste di benvenuto. 
  3. Venerdì, tempo di meeting.
    Si fa la riunione settimanale con tutto lo staff assistenza, capo animazione, direttore di hotel e tutti quelli che lavorano nell'aera operativa, per definire l'importante giornata di arrivi e partenze. Si prenotano i transfer, si definiscono gli orari di ogni assistente. La sera una cena staff è quasi d'obbligo. Persone che ormai sono più amici che colleghi.
    Una cena piena di risate, per scrollare di dosso la settimana quasi conclusa e caricarsi per quella che sta per iniziare.

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  1. Sabato, giornata di arrivi e partenze.
    Si comincia con il primo transfer diretto in aeroporto senzapassaredalvia e si finisce chissàquando.
    Lì ci si destreggia tra i check-in di chi parte e i voli che invece arrivano. Salta di qua e salta di là, vento, nebbia, black-out, un panino al volo, una barretta di cioccolato, ancora check-in e ancora arrivi, una dormita di una mezz'oretta sul bus mentre si aspetta il volo in ritardo (come quando il volo che arrivava da Bergamo aveva accumulato cinque ore di ritardo e i clienti, imbestialiti, stavano per radere al suolo l'unico piccolo chiosco presente nella zona dei gate dell'aeroporto e ho dovuto, a gentile richiesta del personale greco, fare un annuncio all'altoparlante per calmare le acque) e allora chi va a prendere un paio di pizze che ce le dividiamo?, bim bum bam, in aeroporto stasera ci rimani tu, la signora ha perso il bagaglio e deve fare la denuncia, sono arrivate due persone in più e dove le mettiamo?... Insomma, tra una cosa e un'altra si fanno le 2 di notte che nemmeno ce ne siamo resi conto.
    Il sabato
    è la giornata più lunga della settimana ed è anche la più importante. È il biglietto da visita con il quale l'assistente si presenta al cliente. Se il cliente arriva e non si sente ben accolto la vacanza è già per metà rovinata. L'assistente sarà così costretto per il resto della settimana a cercare di entrare nelle grazie dell'ospite. Questo giorno è quello che dà la forza per affrontare la settimana e poco importa se non si ha tempo per mangiare come si deve. L'assistente durante la giornata di arrivi e partenze ha una resistenza alla fame e alla stanchezza che nemmeno un orso in letargo.
  2. Domenica, riunioni di benvenuto.
    Si fanno tutti i briefing con i nuovi arrivati. In questa giornata l'assistente residente si dedica al suo villaggio, mentre l'assistente itinerante vola da un hotel all'altro per poter incontrare tutti gli ospiti. Anche 10 hotel in un giorno. Senza dimenticare la vendita delle escursioni, i cambi camera e la risoluzione di problemi che, a volte, sembrano solo capricci. Ciò che sembra matematicamente impossibile un assistente turistico lo fa, perché l'assistente tutto può, lo abbiamo già detto.
  3. Lunedì si iniziano a tirare le somme.
    Si tirano le somme delle escursioni, che sono il pane con cui l'assistente mangia se vuole uscire dal villaggio e divertirsi un po' con i suoi colleghi. Prima di andare a cena si inviano in sede tutte le segnalazioni degli ospiti arrivati che risultano più difficili da trattare e le relazioni della settimana appena conclusa.
    Una volta spento il pc, l'assistente turistico entra finalmente al ristorante per mangiare un pasto decente come non accade da venerdì sera. Stremato dal week end, con un gran desiderio di dormire 8 ore filate e posare il giorno dopo le sue dolci natiche su una sdraio all'ombra di un ombrellone, prende qualcosa dal buffet, qualsiasi cosa purché non sia pizza. Una volta seduto, con lo sguardo rivolto al muro perché gli occhi sono troppo stanchi per guardare altrove, arriva lei. La gentile signora si siede accanto: «Scusa se ti disturbo mentre mangi, posso?». E mentre chiede se può, ormai ha già iniziato: «Ma secondo te devo mettere un repellente per le zanzare? Ho le spalle completamente bruciate, devo mettere la protezione? Il mio agente di viaggio non me ne aveva parlato». L'assistente ascolta e sorride, pensando che visto che siamo a Zanzibar e ci sono delle zanzare che sembrano elefanti sarebbe il caso che mettesse il repellente e che se ha prenotato con  un'agenzia di viaggio, scegliendo consapevolmente la destinazione, sa anche che Zanzibar si trova vicino all'equatore, fa un caldo bestiale e il sole scotta anche solo a guardarlo dalla finestra. Ma non risponde in questo modo, perché lui è un assistente turistico e nel suo DNA si trova anche il gene del gentil-attore, così risponde: «Certo, signora, si figuri, nessun disturbo. Io le consiglio vivamente un repellente e anche una buona protezione solare. Ah, guardi un po', è arrivato il dolce, è buonissimo, le consiglio di andare a prenderne un pezzo! Buon appetito».

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  1. Martedì, il giorno off.
    Salvo ricoveri ospedalieri inaspettati o calamità naturali, oggi l'assistente riesce a prendersi una mezza giornata libera e a godere del mare e del sole del fantastico posto in cui si trova, maledicendo la frase che tutti quelli che arrivano il sabato gli dicono: "Facendo l'assistente sei sempre in vacanza". No, non è vero, perché quando l'assistente si sdraia in spiaggia puntualmente il telefono squilla o magari inizia a piovere. Ma è anche vero che durante il (seppur poco) tempo libero può guardare splenditi tramonti visti solo in cartolina, conoscere culture diverse e vedere una natura completamente differente da quella di casa. E, non da meno, il lavoro dell'assistente si ripercuote anche sulla sua famiglia. Perché, se è vero che per il poco tempo libero non si riesce mai a parlare con la mamma ad orari decenti e si ringrazia l'esistenza di WhatsApp che ci permette di comunicare in tempo reale, è anche vero che la sua famiglia, per raggiungerlo e trascorrere con lui le vacanze, si ritrova a dover scegliere come meta per le vacanze un fantastico villaggio della Repubblica Dominicana o un piccolo centro di pescatori in Thailandia. (Quando sono partita io, nel 2008, gli smartphone ancora non esistevano e, se andava bene e trovavo una buona connessione, riuscivo a vedermi coi miei genitori via Skype una volta a settimana. Poi è arrivato Facebook, gli smartphone con la connessione internet e tutto è diventato più semplice. Mia sorella è venuta a trovarmi due volte a Santo Domingo e una in Grecia, una volta mi ha raggiunto la mia collega Amina e un'altra volta la mia collega Stefania, i miei genitori sono rimasti con me un mese intero, e, giusto per far rosicare chi era a casa al gelido inverno italiano, pubblicavo spesso foto di mare cristallino sui social network).

E dopo ogni stagione lavorativa cosa rimane? Un inestimabile bagaglio di ricchezze.

Ecco, questo è ciò che fa un assistente turistico ed io, a Kos, giorno dopo giorno iniziavo a imparare.
Dopo Kos accettai una nuova destinazione: Zanzibar. E mi legai così tanto all'Africa e ai Masai (Zanzibar e i Masai di "Volevo un marito nero") che volevo tornare lì. Ma l'agenzia mi propose i Caraibi. Come rifiutare? E poi ancora Kos.
Grazie a queste esperienze ho anche ripreso a scrivere e sono nati i miei due romanzi (Volevo un marito nero e La notte delle stelle cadenti).
Dopo ogni stagione lavorativa mi portavo a casa un bagaglio di esperienza e conoscenza che non ha eguali. Mi sentivo arricchita, in ogni ambito. Non solo crescevo operativamente parlando, ma maturavo anche sulla sfera personale. Ho imparato a fare colazione senza un caffè espresso per sei mesi di seguito, ad apprezzare il panino con la mortadella preparato da mamma, a valorizzare il tempo che trascorro con la mia famiglia e ho capito che le cose materiali non sono poi così scontate e soprattutto non sono poi così necessarie. Ho imparato a farmi bastare un pisolino di mezz'ora, a fare calcoli per le liquidazioni di escursioni in tre valute diverse (come euro, dollari e pesos dominicani), ho sviluppato la memoria per poter ricordare i nomi dei clienti associati ai numeri di camera, ho aguzzato la vista per poter controllare e osservare le tovaglie sporche al ristorante, ho stretto amicizie con persone fantastiche, amici che sono poi diventati parte della mia vita a lungo termine.

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Dopo 4 anni di assistenza turistica è seguita una pausa di 5 anni durante i quali sono diventata mamma, ho lavorato e tuttora lavoro come accompagnatrice turistica in Toscana e come assistente turistica per un importante tour operator inglese. Insomma la mia vita è molto cambiata da quel lontano maggio del 2008, ma appena ho saputo dell'opportunità di tornare a essere assistente, vicino casa, l'ho colta al volo.
E oggi ho 31 anni e mi ritrovo qua, sul litorale pisano, a indossare di nuovo la divisa per combattere con chi vuole il tavolo vicino a Tizio ma la camera lontana da Caio, chi sostiene che ci sia poca scelta al buffet e chi si abbuffa come se non ci fosse un domani, a dare indicazioni sulle località da visitare, a dispensare sorrisi e "benvenuti e ben arrivati", ad ascoltare critiche e consigli ma anche complimenti e belle parole, a ricevere le liste il mercoledì, a fare il controllo camere il giovedì, a preparare le buste per gli arrivi il venerdì, a fare riunione con lo staff il sabato, a trascorrere la giornata in reception per gli arrivi la domenica... e via di nuovo inghiottita da una nuova settimana.
Non ci saranno le palme, i cocchi, il mare cristallino, la bachata e il merengue, le scimmie e le tartarughe giganti, lingue di sabbia e barriera corallina, ma poco cambia perché ciò che una assistente deve fare a Santo Domingo è identico a ciò che deve fare in provincia di Pisa. E allora ho capito: chi nasce assistente turistico, lo rimane per tutta la vita. 

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Valentina Gerini
Ho due grandi passioni: i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ho fatto la mia professione, diventando accompagnatrice turistica. La scrittura è il mio hobby. Mi piace avere una vita piena di cose da fare: sono una mamma, lavoro, collaboro con un mensile toscano, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto e scrivo libri.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
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