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In primo piano

[Cinema] L'editoriale di Valentina Gerini: "Cast Away", dal film alla realtà, la storia di Josè Salvador Alvarenga sopravvissuto in mare per 438 giorni


Quando la realtà supera la fantasia...
Qualche giorno fa mi è capitato di leggere l’incredibile storia di José Salvador Alvarenga, un pescatore salvadoregno sopravvissuto per 13 mesi nelle acque del Pacifico. Una storia che sembra davvero il copione di un noto film: "Cast away" (anno 2000, diretto da Robert Zemeckis).

Tom Hanks, nei panni di Chuck Noland, è un uomo ossessionato dal tempo. È un dirigente della famosa compagnia di spedizione merci FedEx e la sua ossessione trova appagamento nel suo lavoro: spedizioni veloci.
Ma il destino gli gioca uno scherzo davvero crudele. L’aereo su cui viaggia per una spedizione dell’ultimo momento precipita nel bel mezzo del Pacifico a causa di una tempesta e lui, unico superstite, si ritrova solo e sperduto su un’isola deserta. Lo scorrere del tempo diventa a quel punto una percezione quasi onirica, dettata esclusivamente dal sorgere e dal tramontare del sole. Non ci sono lancette di orologi da controllare, non ci sono scadenze da rispettare. Su quell’atollo Chuck deve imparare a cavarsela da solo. Non ha niente. Ogni tanto il mare porta a riva dei pacchi della sua spedizione che lui, con cura, raccoglie e divide in base alla destinazione. Impara a pescare, impara a ripararsi dalle piogge improvvise, impara, dopo enormi sforzi, ad accendere un fuoco sfregando due legna.
Una vita allo stato brado che riporta a galla le capacità primordiali dell’essere umano, quell’istinto di sopravvivenza che riesce, sull’orlo della disperazione, a farci fare cose incredibili.
La solitudine lo attanaglia a tal punto da fargli creare un pupazzo con una palla trovata in uno dei tanti pacchi FedEx. Con questo pupazzo Chuck parla, si confida e discute. Sembra essere, per lui, l’unico modo per non impazzire da solo, su quella spiaggia.
Passano quattro anni prima che lui, dopo vani tentativi e duro lavoro per la creazione di una zattera, riesca a salpare dall’isola verso il mare aperto, superando la barriera corallina, alla ricerca della civiltà.
Non voglio proseguire oltre, per dare, a chi non conosce il film, la possibilità di vederlo senza sapere il finale.





CAST AWAY

Robert Zemeckis REGISTA
William Broyles Jr SCENEGGIATORE
2000 ANNO
Don Burgess FOTOGRAFIA
Arthur Schmidt  MONTAGGIO

CAST
Tom Hanks, Helen Hunt, Nick Searcy







Come Chuck, Josè si è ritrovato solo, sconsolato, in balia delle acque dell'oceano. Ma, come dicevo, la realtà questa volta ha superato la fantasia. Nessuna isola si è incrociata col cammino del pescatore. Nessun riparo dalla pioggia, dal sole o dal vento.
José Salvador Alvarenga parte da Costa Azula, a largo delle coste messicane, il 17 novembre 2012, accompagnato da un uomo di nome Ezequiel, per una battuta di pesca.
Una tempesta lo coglie di sorpresa. Il motore che va in avaria, la tempesta che dura giorni, la radio per le emergenze con la batteria scarica, nessuna luce per farsi notare… Tutto procede secondo il copione di Cast AwayLa barca inizia a muoversi verso il mare aperto e il destino di José e del suo compagno Ezequiel sembra segnato.
Con il passare dei giorni i due iniziano a sopravvivere, mangiando ciò che trovano: pesce crudo, volatili che si posano sulla barca. Ezequiel, proprio a causa dei resti velenosi di un volatile, si sente male e muore. Ci vogliono dei giorni prima che Josè si decida a gettare in mare il corpo di Ezequiel. È il suo unico compagno di viaggio, l’unica persona a cui può rivolgere parola. 

"Per giorni si lancia in lunghe conversazioni con uno squalo balena, lo osserva, lo avvicina, lo tocca e fantastica su una nuova famiglia che comprenda uomini e animali, una realtà parallela nella quale può cavalcare il pesce o entrare nella sua bocca come un moderno Pinocchio” dall’Internzionale






Il confine tra realtà e sogno diventa labile, quasi impercettibile. La mente è stanca, il corpo è sfinito. La necessità di una parola, di un confronto, di un conforto, di udire un suono che non sia quello delle onde diventa una necessità vitale. E José inizia a parlare con gli animali, per sentirsi meno solo. Conta le fasi lunari, per tenere in mente il tempo che passa. Si ripara dal sole sotto una cassa di legno presente sulla sua piccola imbarcazione. Costruisce oggetti di fortuna con ciò che il mare porta con sé: plastica e rifiuti. Beve acqua piovana. È così che, seguendo la sua fede e l’istintivo desiderio di farcela, Alvarenga sopravvive in mare per ben 438 giorni.
Il 30 gennaio del 2014 decide di abbandonare la sua barca e di nuotare a riva, verso una piccola striscia di terra che si iniziava ad intravedere. Si tratta di Tile Islet, una piccola isola che fa parte dell’Atollo di Ebon, nelle Isole Marshall, a più di 8000 km da dove è partito.
Quando viene trovato, José ha i piedi gonfi, il corpo visibilmente provato, la barba incolta e i capelli lunghi.
Gli sembra strano non vedere più le stelle di notte; i rumori delle auto che passano e della gente che parla gli sembrano assordanti. Non è più abituato al brulicare della vita.
Riabbraccia i suoi cari il 19 febbraio del 2014, a El Salvador.

Ecco, la storia di Chuck Noland assomiglia a quella di José Salvador Alvarenga. Oppure, chissà, è proprio quella di José ad assomigliare alla storia puramente fantastica di Cast away.




Valentina Gerini
Dopo la maturità scientifica e uno studio approfondito della lingua inglese inizia a lavorare all’estero. Le sue più grandi passioni sono i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ha fatto la sua professione, diventando accompagnatrice turistica; della scrittura il suo hobby, occupandosi degli articoli di copertina per un mensile dedicato alle storie di paese.
Volevo un marito nero, 0111Edizioni.
La notte delle stelle cadenti, Lettere Animate.

About Valentina Gerini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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