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Canzoni come poesie: «Bella ciao», l'universale inno alla libertà

Canzoni come poesie: «Bella ciao», l'universale inno alla libertà

Musica Di Stefania Bergo. Dai versi alle note, quando le canzoni sono poesie: Bella ciao, un inno universale alla libertà. È probabilmente la canzone italiana più famosa al mondo, simbolo della Resistenza a ogni oppressione, universale inno alla libertà contro la violazione dei diritti umani.

Al di là delle polemiche e delle strumentalizzazioni, Bella ciao resta una canzone popolare associata alla Resistenza italiana, un inno alla libertà contro guerre e dittature. Originariamente fu scelta proprio perché non aveva alcuna connotazione politica o religiosa.
Ricordo benissimo quando, da piccola, mia nonna paterna me l'ha insegnata. Lei, che ha visto mio nonno, partigiano, ucciso e appeso sotto il portico del cinema della mia città. Sembrava quasi che mi volesse tramandare la sua memoria, onorare il suo sacrificio.

In realtà, Bella ciao non ha molto a che fare con la Resistenza, se non con la sua idea di libertà, dal momento che l'embrione della canzone risale al dopoguerra.

Fu infatti scarsamente utilizzata nel periodo della dittatura nazifascista, iniziò a identificare le idee dei partigiani solo a guerra finita, circa vent’anni dopo. Il primo testo della canzone, infatti, pare sia stato pubblicato solo nel 1953. Non esistono prove documentali dell’esistenza del canto popolare fino agli anni cinquanta.
Bella ciao [...] canzone della Resistenza, e Giovinezza [...] canzone del ventennio fascista [...] Né l'una né l'altra nate dai partigiani o dai fascisti, l'una presa in prestito da un canto dalmata, l'altra dalla goliardia toscana e negli anni diventate gli inni ufficiali o di fatto dell'Italia antifascista e di quella del regime mussoliniano [...] Nei venti mesi della guerra partigiana non ho mai sentito cantare Bella ciao, è stata un’invenzione del Festival di Spoleto. Luigi Morrone, La vera storia di "Bella ciao", che non venne mai cantata nella Resistenza, La Nostra Storia, Corriere della Sera, 10 luglio 2018
La canzone presa come inno dalla Brigata partigiana Garibaldi, infatti, era Fischia il vento, testo scritto da Felice Cascione, un giovane poeta e medico neolaureato ligure, sull'aria della famosa canzone popolare sovietica Katjuša. E quella, non Bella ciao, oltre a una canzone che ineggiava la libertà, era anche marcatamente comunista.

L'origine di Bella ciao è ancora incerta.

Si pensa che derivi dal canto popolare delle mondine di Vasco Scansani di Gualtieri, sebbene in quel caso il «Bella Ciao» si riferisce alla giovinezza perduta. Altri la fanno risalire al Cinquecento francese o addirittura a un canto popolare Yiddish. Secondo molti, è il canto popolare del nord Italia Fior di tomba – con contaminazioni da altri canti popolari – ad essere il precursore di Bella ciao.
Quello che si sa è che la scelta di identificare Bella ciao con un canto partigiano nasce dalla volontà di trovare un testo che avesse valori universali di libertà e opposizione alle dittature e alla guerra in generale, senza riferimenti politici o religiosi, proprio per unire tutti nella lotta contro il nazifascismo, indipendentemente dagli ideali politici o religiosi. Uniti contro l'invasore comune che lede diritti e libertà. In questo risiede la potenza di questo canto.

Si deve al cantautore francese di origine toscana Yves Montand l'ampia diffusione di Bella ciao.

La scelse per il Festival di Spoleto del '64: Il Nuovo Canzoniere Italiano la presentò al Festival dei Due Mondi sia come canto delle mondine sia come inno partigiano, proprio per il fatto di essere talmente duttile e inclusiva «da poter tenere insieme le varie anime politiche della lotta di liberazione nazionale (cattoliche, comuniste, socialiste, liberali...)».



Dopo di lui, molti altri artisti incisero la loro versione di Bella ciao proprio in quanto inno alla ribellione contro le dittature, le ingiustizie e la violazione dei diritti umani. Tra i più noti: Claudio Villa, Giorgio Gaber, Manu Chao, Woody Allen, Tom Waits, Mercedes Sosa, i Modena City Ramblers, Goran Bregović, gli Ska-P, i Chumbawamba, i Radici nel cemento, i Marlene Kuntz e Skin, gli Ska-J.



Bella ciao non è una canzone politica, anche se troppe volte è stata strumentalizzata in questo senso. È un inno alla libertà, alla ribellione contro dittature e violazione dei diritti umani.

La sua diffusione è talmente globale che nel 2013 è stata intonata a Istanbul dai manifestanti contro il premier turco Erdogan, cantata nel 2015 durante la commemorazione delle vittime del giornale satirico francese Charlie Hebdo e dai balconi il 25 aprile 2020 durante il lockdown per la pandemia. È diventata l’inno dei Fridays For Future per la questione ambientale e la colonna sonora de La casa di Carta. È anche simbolo della precedente e dell’attuale resistenza ucraina e, da ultimo, della protesta contro la polizia religiosa e la violazione dei diritti delle donne in Iran dopo l'uccisione di Mahsa Amini da parte della polizia per aver indossato in modo non appropriato l'hijab.
Bella ciao è stata scelta, investita a livello internazionale – nelle diverse lingue – del significato di un inno alla libertà, alla ribellione contro dittature e violazione dei diritti umani. Evidentemente, il suo messaggio, per quanto semplice, è davvero potente.



Bella ciao

Una mattina mi son svegliato,
oh bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E le genti che passeranno
Ti diranno «Che bel fior!»

«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!»


Stefania Bergo
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