Gli scrittori della porta accanto

#InternetDay: 30 aprile 1986, il primo ping della nostra storia



Scienza Di Stefania Bergo Il 30 aprile 1986, dal Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico di Pisa, partiva il primo ping italiano alla rete americana Arpanet. Cinque anni più tardi nasceva il Word Wide Web. Ma come funziona internet? 

Il 30 aprile 1986, alle sei del pomeriggio, dal CNUCE, il Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico, del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, partiva il primo ping italiano alla rete americana, la neonata Arpanet creata nel 1969 per collegare i computer delle università, il primo messaggio che ci avrebbe collegato alla grande rete del mondo.
Nel prefabbricato di un cortile davanti al Butterfly Gateway, il computer massiccio e potente ricevuto in dono dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, Antonio Blasco Bonito digitò sulla tastiera la parola "Ping" e meno di un secondo dopo qualcuno dall'altra parte del mondo rispose "Ok". Il messaggio viaggiò su un cavo telefonico della Sip (oggi Tim), venendo rimbalzato dai diversi ripetitori: la stazione di Frascati dell’Italcable, la società che gestiva le chiamate internazionali, Fucino in Abruzzo, un’antenna di Telespazio, il satellite Intelsat IV che orbitava sopra l’Atlantico, per finire alla stazione satellitare di Roaring Creek in Pennsylvania.


L’Italia si collegò, così, per la prima volta a Internet. 

Molti, oggi, si rammaricano che la notizia non ebbe al momento l'eco che le spettava per la sua eccezionalità. Tutto passò in sordina, apparentemente solo gli scienziati si eccitarono per il ping avvenuto. Ma questo è comprensibile, del resto, l'evento era maturato in ambito prettamente tecnologico, non si parlava certo ancora di coinvolgere le masse. E non dobbiamo scordare che solo pochi giorni prima la centrale nucleare di  Černobyl' esplose nel corso di un test "di sicurezza" durante il quale l'errore umano portò a un brusco e incontrollato aumento della temperatura del nocciolo di uno dei reattori, con le conseguenze devastanti che tutti conosciamo. Come biasimare gli italiani se di fronte al pericolo radioattivo non hanno dato il giusto peso a quel ping? Del resto, solo dopo l’invenzione del World Wide Web da parte di Tim Berners-Lee nel 1991, Internet decollò davvero e uscì dal mondo accademico.

Come funziona Internet?

Con Internet si intende una rete pubblica in grado di collegare a distanza vari dispositivi in tutto il mondo, senza l'uso di cavi diretti di connessione.
Immaginate ad esempio il vostro computer di casa, collegato attraverso un cavo dati (diverso da quello dell'alimentazione su cui viaggia la corrente elettrica) a una stampante, condivisa in rete con un altro computer che si trova in un'altra stanza. Ecco, quella che avete creato (o che qualcuno ha creato per voi) è una rete locale, o domestica, in cui si possono distinguere un computer principale che crea la rete, il server, un altro computer ad esso collegato, il client che si trova nell'altra stanza, e le periferiche, tra cui la stampante. Una rete internet altro non è che un insieme di reti locali, una rete globale che mantiene comunque la medesima struttura.
Il passaggio dell'informazione da un computer a un altro della rete, o verso le periferiche, avviene seguendo determinati protocolli di comunicazione indicati con TCP/IP dal nome dei due protocolli principali, il TCP (Transfer Control Protocol, controllo di trasmissione per rendere affidabile la comunicazione dati in rete tra mittente e destinatario) e l'IP (Internet Protocol address, un'etichetta numerica che identifica univocamente un dispositivo), che costituiscono la "lingua" comune dei computer connessi a Internet, una sorta di esperanto per l'informazione digitale.

Il World Wide Web è il sistema che permette di usufruire dei contenuti disponibili su Internet. 

Fu descritto ufficialmente per la prima volta il 12 marzo del 1989 dal suo inventore Tim Berners-Lee che solo nel 1991, presso il CERN di Ginevra, definì il protocollo HTTP (HyperText Transfer Protocol), il sistema che permette la lettura ipertestuale, non-sequenziale dei documenti, avendo la possibilità di saltare da un punto all'altro mediante l'utilizzo di collegamenti diretti (link o, più propriamente, hyperlink). Il primo browser con caratteristiche simili a quelle attuali, il Mosaic, venne realizzato nel 1993 e rivoluzionò profondamente il modo di effettuare ricerche e di comunicare a distanza. Nacque così il World Wide Web.
In particolare, il 6 agosto 1991 Berners-Lee pubblicò il primo sito web al mondo, presso il CERN, all'indirizzo http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html.

Le pagine web sono progettate con un linguaggio che ne mantiene la struttura ipertestuale, l'HTML (HyperText Markup Language, cioè "linguaggio a marcatori per ipertesti"). 

Basta aprire una qualsiasi pagina sul web e clickare con il tasto destro del mouse, scegliere dal menu a tendina Visualizza sorgente pagina, per rendersi conto di cosa sia il codice che dà vita ad ogni pagina.
Ora, immaginate per un istante Keanu Reaves quando guardava il mondo virtuale di Matrix e vedeva una pioggia di 0 e 1. E solo lui riusciva a vederci una donna vestita di rosso! Ecco, siccome nessuno di noi è il prescelto, abbiamo bisogno di un filtro che trasformi quella pioggia, in questo caso il linguaggio HTML, nella bella signora in rosso. Quello che ci permette di vedere le pagine del web in modo chiaro e comprensibile, come un accostamento elegante di testi, immagini, video e tracce sonore, è il browser che utilizziamo per navigare (Chrome, FireFox, Explorer, ...), un programma che codifica il linguaggio HTML con cui sono scritte le pagine e lo rende leggibile. Ovviamente, trattandosi di una traduzione, questo richiede un certo tempo di risposta, che si traduce nella nostra attesa quando cerchiamo di caricare una pagina, e questo ha dato il via ad una serie di vignette umoristiche sulla lentezza dell'ormai obsoleto Explorer...


Dall'IP all'URL.

L'informazione trasmessa è un flusso discreto di bit, o meglio, pacchetti di bit (o byte) che viaggiano in modo bidirezionale tra nodi della rete. Ora, visualizzate questi pacchetti di dati come piccole pile di lettere da inviare a un amico: sulla busta, si indicheranno come di consueto il nome del mittente e del destinatario, altrimenti il postino non saprà dove portare le lettere. Allo stesso modo, i pacchetti dati scambiati hanno bisogno di un indirizzo, o meglio, di un IP di destinazione, cioè quel codice numerico univoco che identifica ogni computer o dispositivo della rete. Non possono esistere due dispositivi con lo stesso IP all'interno della stessa rete, altrimenti il postino non saprebbe a chi recapitare la lettera! Ecco perché a volte succedono situazioni di conflitto quando si assegnano manualmente dei valori all'IP. Questo non accade, ovviamente, nel caso di un'assegnazione dinamica, cioè quando in automatico viene assegnato ad un dispositivo il primo IP libero, disponibile.
Un IP è quindi l'indirizzo di un dispositivo (nel caso d'esempio iniziale della rete domestica, sia i pc che la stampante ne hanno uno) ma anche di una pagina web a cui accediamo quando navighiamo in Internet. Le pagine web non sono sospese nell'etere, infatti, presenze eteree che invadono l'aria e vengono afferrate all'occorrenza. Ogni sito è ospitato da un computer (host) messo poi in rete, nella grande rete globale. Un computer che quindi è caratterizzato necessariamente da un IP come suddetto.

Indirizzo IP - Internet, pagine web

Un IP è composto da quattro terne di numeri compresi tra 0 e 255, separate da un punto, del tipo: 12.234.0.155.
Ogni pagina del web ha quindi un'etichetta di questo tipo che la identifica univocamente. Noi, però, quando cerchiamo un sito in internet non inseriamo certo un IP nella barra degli indirizzi del browser, anche se in realtà potremmo tranquillamente farlo e arrivare ugualmente a destinazione. In nostro soccorso, ancora una volta arriva un sistema che permette di passare da una terna di numeri difficili da memorizzare a un nome o descrizione discorsiva che non si dimentica. Esiste dunque una sorta di tabella, meglio database, chiamata DNS (Domain Name System), letteralmente sistema dei nomi di dominio, in cui sono riportati i valori IP delle pagine e il loro corrispondente indirizzo di dominio (nameserver). Scrivere  173.252.120.6 (IP) equivale a digitare, sempre nella barra degli indirizzi, Facebook.com (nameserver), o meglio l'URL https://www.facebook.com, la sequenza di caratteri univoca che rappresenta l'indirizzo di dominio (Uniform Resource Locator).
Il fatto di cercare un sito inserendo un URL invece di un IP è una nostra comodità che paghiamo, però, in termini di tempo d'accesso. Quando inseriamo nella barra degli indirizzi un URL, infatti, il browser va a cercare nel suo database DNS a che IP corrisponda e poi traduce questo URL in IP e accede alla pagina.

Riassumendo quest'infarinatura di informatica

  • Internet è una rete globale di computer accessibile a tutti; 
  • ogni pagina web risiede su un compuetr detto host ed è caratterizzata da un indirizzo univoco che può essere scritto come codice numerico (IP) o come sequenza di caratteri (URL), grazie alla corrispondenza univoca dei DNS;
  • le pagine web sono scritte in HTML;
  • il browser è un programma che traduce l'HTML e lo rende fruibile all'utente finale, mostrando immagini e testi invece di un codice incomprensibile;
  • ogni browser introduce un tempo di ritardo nella visualizzazione dovuto alla codifica della pagina stessa e del suo indirizzo.
Navigare in internet. Ormai lo facciamo tutti, quotidianamente. Basta un click e sei dall'altra parte del mondo. Abbiamo fatto grandi progressi nella tecnologia: hardware sempre più prestanti, software sempre più veloci. Quello che dobbiamo ora migliorare è l'utilizzo di una risorsa che per alcuni appare obsoleta. In realtà è l'elemento essenziale per una connessione globale, per i nuovi rapporti sociali virtuali cui non possiamo più fare a meno. La nostra testa. Insegniamo ai nostri figli l'utilità reale della rete, perché spesso si lasciano confondere dalla facilità di accesso ai dati. Al contrario dello sport in mare aperto, non abbiamo bisogno di polmoni e muscoli prestanti, solo di educazione e buone connessioni neurali, da utilizzarsi preferibilmente ancor prima del click.

Stefania Bergo


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