Gli scrittori della porta accanto

[Cinema] Cars 3, recensione di Elena Genero Santoro

Cars 3 - recensione, cinema, cartoon

Cars 3, una storia intimistica per il terzo capitolo della saga d'animazione della Disney-Pixar.

Avete presente l’episodio precedente? La storia di spionaggio, i colpi di scena, il giallo, il colpevole trovato alla fine? Vi ricordate tutta l’azione di Cars 2? Bene, in Cars 3 non troverete nulla di tutto ciò.
Cars 3, l’ultimo, per ora, episodio della serie, ha un taglio completamente diverso dai film precedenti. È una storia quasi intimistica, dove si corre, dentro e fuori pista, dall’inizio alla fine, con poche gag e poco spazio alle situazioni spassose.
Cricchetto, il carro attrezzi semplicione che con la sua ingenuità combina guai e poi trova le soluzioni più improbabili, colonna portante dei primi due film, in Cars 3 è praticamente una comparsa. Anche i compaesani di Radiator Spring si vedono poco.

Cars 3 - recensione, cinema, cartoon



CARS 3

REGIA Brian Fee
PRODUZIONE Kevin Reher, John Lasseter, Pixar Animation Studios
DISTRIBUZIONE Walt Disney Studios Motion Pictures
SCENEGGIATURA Robert L. Baird, Dan Gerson
MONTAGGIO Ken Schretzmann
MUSICHE Randy Newman
ANNO 2017

CAST (doppiatori ita)
Massimiliano Manfredi, Rossella Acerbo, Andrea Mete, Sabrina Ferilli, Marco Messeri, Ivan Capelli, Gianfranco Mazzoni, Marco Della Noce, Alex Zanardi, Sebastian Vettel, La Pina, Pino Insegno, Ennio Coltorti, Rodolfo Bianchi, Ugo Pagliai




Tutto è incentrato su Saetta McQueen che dopo una carriera di vittorie e di successo consolidato, si scopre improvvisamente vecchio, quando un’auto esordiente, dalla tecnologia rivoluzionaria, improvvisamente vince la gara senza troppa fatica. 

 All’inizio Saetta non riesce nemmeno a crederci. Non è più un esordiente sbruffone, ma mettersi in discussione a lui risulta sempre faticoso. Poi, mandato giù il rospo dopo un brutto incidente, decide di iniziare un allenamento intensivo per rimettersi in forma. È sicuro di potercela fare, confida di riuscire a tornare competitivo e di poter battere quel fanfarone antipatico di Jackson Storm, l’esordiente che è diventato il suo incubo.
Inizia così ad allenarsi con Cruz Ramirez, giovane e grintosa trainer dal sangue caliente e dalle grosse insicurezze, messagli a disposizione da Sterling, il nuovo proprietario dello sponsor Rust-eze, insipido quanto poco lungimirante.
Ma sentendo nostalgia del suo allenatore defunto, Hudson Doc Horney, Saetta McQueen si mette in contatto con il mentore di costui, l’anziano e paziente Smokey, che diventa capo del team.
Insomma, la narrazione si impernia sui tentativi più o meno efficaci di Saetta di tornare agli antichi fasti. C’è una vena nostalgica e drammatica che accompagna tutto lo svolgimento: la malinconia per l’amico Doc morto, la lenta presa di coscienza che il tempo passa e che la gloria è ormai solo un ricordo.
Il finale però contiene un messaggio molto positivo che risolleva un film altrimenti trascinato e a tratti un po’ noioso. Vi anticipo che Saetta non si impunterà nel tentativo patetico e anacronistico di essere ancora un campione. Anzi, cederà il passo a un successore davvero meritevole. La vittoria che andava cercando sarà solo morale, ma Saetta capirà che la vita è fatta di fasi e che chiuderne una non significa necessariamente morire o limitarsi. Comprenderà che l’evoluzione e l’adattamento sono le chiavi della felicità. E che è bello sostenere anche i giovani che cercano la loro strada.
Insomma, il finale che gli autori hanno scelto è l’unico giusto e possibile.



VOTO 8

Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Immagina di aver sognato, PubGold.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.
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